Verde speranza

Sarà per deformazione professionale ma, senza più neanche rendermene conto, sono portata a valutare le cose nel lungo periodo. Gli archivisti, si sa, vedono scorrere sotto i loro occhi, anno dopo anno, secolo dopo secolo, la storia di questo o quel comune, di questa o quella comunità. Tanto più quelli che, in Sardegna, hanno l’opportunità di lavorare nelle antiche città regie – come Bosa e Iglesias, ad esempio. Qui, carta dopo carta, registro dopo registro, fascicolo dopo fascicolo ci si muove lungo una linea del tempo che abbraccia oltre seicento anni, dal medioevo all’età contemporanea. Difficile dunque che un archivista possa considerare “storico” qualcosa nato 20 0 30 anni fa. I tempi lunghi della storia non lo ammettono. Gli archivisti leggono le carte, ne analizzano i dettagli, schedano migliaia di documenti. E alla fine ricompongono l’insieme, da cui quasi sempre emerge un passato fatto di mutamenti e discontinuità, fratture e scarti che sfuggono a una concezione di sviluppo lineare e omogeneo nel tempo. Della storia di una comunità, della sua evoluzione economica, sociale e urbanistica tendono pertanto a considerare non i singoli episodi, ma le tendenze nel lungo periodo.Via Monserrato_anni 60

Emergenza verde? Suppongo che sia questa la ragione per cui, per restare in tema di verde pubblico, non mi ritrovo sulle posizioni di chi sostiene che a Sestu siamo in piena “emergenza verde”. Non è una mia opinione ma è proprio la storia a mostrare che così non è. Basta confrontare queste due foto di via Monserrato, una delle principali strade di Sestu. La prima risale agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso. La seconda ritrae la situazione odierna. Come si può notare l’immagine in alto mostra una via Monserrato senza neanche l’ombra di un albero: praticamente un deserto. Oggi la situazione è molto diversa. Sul lato destro fa bella mostra di sé un filare di alberi impiantato una ventina di anni fa. Queste piante sono l’esempio di un’oculata scelta tra specie arboree che ben si adattano a diventare verde urbano. Hanno radici che vanno in profondità e per questo non rischiano di danneggiare i marciapiedi né i muri delle case. D’estate innaffio regolarmente i due esemplari ai lati del mio cancello ma sarebbero comunque in grado di crescere anche senza l’aiuto esterno, proprio per via delle lunghe radici che permettono loro di attingere l’acqua dalla profondità del terreno.

Via Monserrato_2013

SESTU – Via Monserrato

Il verde pubblico a Sestu è dunque una conquista relativamente recente. E’ frutto del benessere e della disponibilità di acqua corrente. All’inizio si è proceduto con un po’ di approssimazione, forse proprio a causa della mancanza di una tradizione del verde pubblico. Dapprima sono stati piantati alberi a sviluppo rapido, senza troppo considerare le conseguenze dell’espansione dell’apparato radicale  in senso orizzontale. Per cui negli anni successivi molti alberi della prima generazione sono stati estirpati e sostituiti con specie arboree meno invasive. Gli stessi alberi di via Monserrato che vediamo nella foto hanno in parte sostituito i primi alberi piantati dal sindaco Bullita. Stessa sorte è toccata agli alberi di via Gorizia e a quelli di Piazza Rinascita e di Piazza San Giorgio. Errori di valutazione, uniti a un certo provincialismo, hanno talvolta caratterizzato le scelte delle amministrazioni in materia di verde pubblico anche negli ultimi decenni. Molti ricordano ancora l’improvvida trovata di sistemare le fioriere nei pali della luce a diversi metri da terra. Ma non manca anche chi tra i cittadini, ancora oggi, si lascia incantare dai lussureggianti parchi e giardini del nord Italia e li propone come modello da seguire nel nostro assolato paese del Campidano.

Comunque sia andata è evidente che, tra tentativi ed errori, la tendenza in atto vista nel lungo periodo è positiva. Ed è un fatto che oggi Sestu è, per quanto riguarda gli spazi pubblici urbani, un paese più verde di quello di ieri. Ma ancora non basta. Perché nel frattempo il paese è cresciuto, sono scomparse le case tradizionali che con i loro giardini regolavano il microclima interno e al loro posto sono nate palazzine, prive di spazi da adibire a giardino. A tanti cittadini piacerebbe avere – oltre ai filari d’alberi nelle strade, a qualche piazzetta alberata e ad un’unico parco – anche altre oasi verdi disseminate un po’ dappertutto. Ma sappiamo bene che la manutenzione del verde pubblico ha costi molto alti che il comune, oggi più di ieri, ha difficoltà a sostenere. Assecondare e rinforzare la tendenza in atto – al netto di qualche taglio che, se necessario, in un paese in evoluzione ci può anche stare – significa allora chiamare in causa tutti i cittadini e organizzare forme di partecipazione diretta per la cura del verde. Al comune si potrà e si dovrà chiedere di trovare i terreni, piantare gli alberi, predisporre i sistemi di irrigazione. Ma al resto siamo disposti a pensarci noi cittadini?

P.S: la foto-cartolina che ritrae la via Monserrato agli inizi degli anni ’60 è una delle tante immagini d’epoca postate nel gruppo facebook  “Sestu per immagini tra Passato e Presente”. Grazie a questa iniziativa, promossa da Roberto Bullita, molti cittadini di Sestu stanno scavando nei vecchi cassetti e contribuendo a costruire un interessantissimo archivio fotografico che testimonia i più disparati aspetti della storia della comunità.

Sandra Mereu

Una risposta

  1. Sestu non è mai stata verde, ma certo puo’ diventarlo. Pero’ sono d’accordo, potrebbe esserlo solo con il contributo dei cittadini e dei commercianti. Mi piacerebbe che i commercianti ad esempio della via Gorizia innaffiassero le piante proprio davanti i loro negozi, o che ne abbellissero le aiuole o mettessero un vaso di fronte alle loro vetrine. In fondo è il loro posto di lavoro, quello in cui passano più tempo e lo stesso si potrebbe dire per tutte le piazze e gli angoli del paese. Se il cittadino non si appropria del suo spazio e lo rende vivibile non puo’ pensare che lo facciano gli altri per lui…. permettereste a qualcun’altro di decidere a casa vostra dove va il divano?
    La gente crede che qui a Parigi i comuni facciano follie per le strade. Non è vero. Sono i commercianti che si riuniscono in associazioni e condividono le spese per l’abbellimento delle strade dove stanno i loro negozi, questo discorso vale anche per le luminarie di natale, sono i commercianti a realizzarle (il comune paga la corrente elettrica) solo i famosi champs Elysees ricevono un contributo (un contributo e non il tutto).
    un saluto a tutti i sestesi e coraggio! siate green!

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