A San Sperate un laboratorio d’arte nelle strade del centro storico

San Sperate 1San Sperate, palcoscenico dell’arte mondiale. Una muraglia realizzata con vecchie porte e finestre. Una barriera che, con un colpo d’occhio, potrebbe sembrare insuperabile. Così non è stato, sulla via Sant’Elena – nel cuore del centro storico di San Sperate – dove si possono oltrepassare anche le divisioni. E’ l’opera che simboleggia l’evento che si è tenuto gli scorsi giorni nel paese museo con il laboratorio d’arte “Il muro d’Europa”. Un meeting che ha radunato un universo di ventidue giovani provenienti da ogni angolo del mondo. Per dieci giorni (dal 17 al 26 giugno) il centro campidanese è diventato la capitale dell’arte grazie al workshop promosso dall’associazione “NoArte Paese museo” con il patrocinio dell’Unione Europea e dell’amministrazione comunale. Una rassegna che si è svolta sotto l’egida del maestro Pinuccio Sciola, vera icona dell’arte isolana. Le strade dei diversi quartieri speratini si sono trasformate in un ininterrotto palcoscenico per i talenti mondiali.

San Sperate 3Un itinerario che è iniziato dal Museo del Crudo, sulla via Roma, con due video-installazioni: la prima  eseguita dalle polacche Anna Pichura e Jolanta Nowaczyk con una linea gialla disegnata nelle strade del centro a segnare i confini da abbattere, la seconda realizzata dall’iraniana Farniyaz Zaker che ha raffrontato un’arcata chiusa da una tenda ed una finestra aperta con il desiderio di libertà. Il percorso si è allungato sulla via Roma con l’intreccio dei colori tratteggiato nel murale di Zsofia Vari (Ungheria) e l’esplosione policromatica disegnata dal maltese Joseph Barbara sulla via Vittorio Emanuele. Eppoi i ritratti dell’ungherese Attila Kleb – uno dei maestri della fotografia contemporanea – che ha raffigurato i mondi di San Sperate, con personaggi di tutte le nazionalità a lanciare un messaggio con un saluto su un muro bianco.

E’ quasi un volo nella fantasia degli artisti, un oltrepassare gli spazi. Eccola allora, l’opera sulla via Sant’Elena con porte e finestre incastrate tra loro da Lasha Makharadze (Georgia) che ha scatenato la sua creatività anche attraverso le opere geniali della spagnola Alba Escayo e della serba Ana Zdravkovic impegnate nelle sperimentazioni cromatiche di oggetti e colori sui muri in ladiri della via strettissima incastonata nella borgata storica. Senza poi dimenticare le pietre colorate di Sandra Strele giunta dalla Lettonia.

San Sperate 2Un universo davvero indimenticabile. Lo statunitense Justin Tate è riuscito nell’impresa di innalzare una torre con sessanta pedane in legno sulla via San Sebastiano, per rappresentare San Sperate come il regno della scultura in una roccia da scalare. Nella via Eleonora D’Arborea si racchiude il sogno disegnato da Magdalena Mellin (Polonia) ed in via XI Febbraio resteranno affacciati sulle vecchie finestre di una casa campidanese dei piccoli folletti a proteggere il paese. In piazza Croce Santa l’ucraina Tetiana Shuliak ha sbrigliato la fantasia con l’opera “Tè con limone”. Dal Regno Unito Harry Van De Bospoort ha parlato con diverse lingue colorate in un muro di via Monastir.

San Sperate 4Eppoi il Cristo crocifisso senza veli del pakistano Mohammad Ahsan che tanto scalpore  ha sollevato nel centro campidanese, al punto che le parti intime sono state coperte con una cassetta nera in segno di censura. Un coniglio sulle onde del rio Concias e le colonne disegnate nella copertura del torrente con strani personaggi della polacca Anna Pichura. Immancabile l’ingegno tedesco di Christian Sievers con un enorme masso nero raffigurato su un muro della via Risorgimento e le pietre che cadono. Sulla via Concordia un piccolo bastione che viene pian piano mangiato da creature fantasiose di Zofia Mackiewics (Polonia).

Il viaggio artistico si conclude sulla via Decimo con la violenza sull’Europa riprodotta su una muraglia con il vecchio continente che abbraccia il mitologico minotauro. Un quadro che lascia poco spazio all’immaginazione con le idee infauste sul futuro dell’Europa. Ana Gutierrez si è cimentata su un muro di via Santa Lucia con una capra – animale molto diffuso in Messico – che passa nell’aldilà, quasi un modo per rompere la separazione della barriera in cemento. Il tempo sembra essersi fermato in quest’angolo di Sardegna.

SciolaUn viaggio iniziato 45 anni fa. «Abbiamo iniziato dal ’68 a disegnare sui muri bianchi – evidenzia Sciola – Da qui è passata la storia politica e sociale di San Sperate, che resta indelebilmente scritta nelle case. Oggi è un’altra tappa di questo lunghissimo viaggio che è fatto di scambi e incontri con altri ragazzi provenienti da diverse realtà del mondo». Sulla stessa lunghezza d’onda Manuela Serra (presidente di NoArte). «E’ stata un’opportunità unica per condividere un sogno. Questi giovani diventano così ambasciatori della Sardegna e di San Sperate». Per gli artisti Mauro Cabboi, Giacomo Zucca, Raffaele Muscas e Mauro Corda: «E’ stata un’esperienza davvero indimenticabile che arricchisce il patrimonio artistico del paese museo».

Luciano Pirroni

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