Eros in Sardegna. Sesso e amore nella letteratura e nelle arti (Cuec 2013)

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E’ uscito, alla fine dello scorso giugno, il 5° numero della rivista curata dall’Associazione “Miele Amaro” edita da Cuec, questa volta dedicata all’Eros in Sardegna. Il piano dell’opera prevede la creazione di un’antologia articolata per temi. I brani che la compongono sono attinti da un vastissimo repertorio letterario che tiene insieme autori sardi, italiani e stranieri, di epoche diverse, accomunati dall’interesse verso la Sardegna. I precedenti numeri del periodico avevano trattato dapprima della città di Cagliari (Cagliari città leggibile. La città raccontata dagli scrittori, 2008), quindi lo sguardo si era allargato al resto della Sardegna (Viaggio letterario nell’Isola di Sardegna, 2010), per poi concentrarsi sul cibo, usi e luoghi del mangiare (Il gusto della letteratura in Sardegna. I cibi, gli usi e i luoghi del mangiare raccontati nei libri, 2011).

Per compilare quest’ultimo numero, dedicato appunto al tema dell’eros, i curatori Giuseppe Pusceddu e Gianni Stocchino – forse valutando la scarsità delle fonti letterarie dedicate all’argomento – hanno fatto ricorso anche al repertorio artistico. Con i materiali selezionati, i due autori di Miele Amaro hanno costruito una serie di percorsi da cui emerge, in tutti i suoi aspetti, il rapporto dei sardi con l’eros, quello reale e quello immaginato dagli osservatori esterni. Nel complesso l’antologia si compone di 12 capitoli, ciascuno dedicato a un sotto-tema, in cui accanto a brani editi compaiono anche contributi inediti di autori sardi contemporanei, scritti appositamente per questa pubblicazione.

suonatore itifallicoSeguendo il filone artistico si capisce che “sentimento amoroso, sessualità ed eccitazione sessuale”  erano ben presenti e rappresentati in Sardegna fin dall’età prenuragica. Ne sono testimonianza le statuine femminili in pietra dell’arte prenuragica e quelle che rappresentano la Dea Madre mediterranea. Nelle prime – spiega Giovanni Lilliu (pg. 3) – il “sex appeal è sottolineato dal rendimento delle parti femminee più eccitanti: l’unica soda mammella … il lieve turgore del ventre: la mossa delle cosce e specie il parossismo carnoso delle natiche, scolpite con diligenza sin nel dettaglio del solco che si prolunga nella schiena segnata da rapidi grezzi tocchi”; nella Madre mediterranea dai soli seni. L’eros maschile è invece ben rappresentato nei bronzetti nuragici, il più famoso dei quali, l’aulete nudo e itifallico seduto, mostra un personaggio nudo con un enorme membro eretto. Questo bronzetto  scrive Vincenzo Soddu (pg. 54) – esprime “un erotismo non banale e contingente ma di carattere sacro, sollecitato dal suono stesso del flauto e dal ritmo delle danze che si svolgevano intorno”.

E’ stato interessante scoprire, dalla lettura di questa antologia, che le rappresentazioni simboliche degli organi sessuali, spesso associate al culto della fertilità, non si interrompono con la scomparsa della civiltà nuragica ma in qualche modo si conservano sottotraccia e riaffiorano nel medioevo. Una di queste raffigurazioni – secondo Vincenzo Soddu – sarebbe presente proprio a Sestu, nella chiesa di San Gemiliano (pg. 57). Qui, su un riquadro calcareo di una lesena del fianco meridionale, sarebbe scolpita una rozza figuretta in cui “un uomo con gli arti ben distesi mostra la lunghezza de suo membro”.

Passando al filone letterario si spazia dalla letteratura in sardo alla letteratura in italiano. Dalla letteratura colta (poesia e prosa) alla letteratura popolare (essenzialmente poesia orale). Del genere colto fa parte l’ironico quanto amaro componimento del vate di Tonara, Peppino Mereu, che riecheggiando un motivo caro al poeta latino Ovidio, si rivolge direttamente al suo membro personificato e come vivesse di vita propria lo accusa di essere la fonte di tutte le sue disgrazie (“tui est chi m’has giuttu a su casinu, tue est chi m’has trazadu a s’ispidale”, pg. 49).

Il linguaggio popolare, specie quello cagliaritano – indagato da Francesco Alziator (pg. 10) – rivela alcune bizzarre contraddizioni (già presenti nel latino), per cui il membro virile è indicato con un nome femminile (sa pillona) e l’organo genitale femminile con un nome maschile (su cunnu). Ma soprattutto le espressioni popolari sono indicative di due diversi approcci psicologici dei sardi nei confronti del sesso, strettamente legati alla condizione sociale. Così se per gli abitanti della campagna – spiega Michelangelo Pira (pg. 9) – gli organi sessuali sono sa natura, per chi vive nei centri attraversati da elementi di cultura urbana questi diventano sa irgontsa, sa miseria, “la vergogna”, dunque qualcosa da nascondere. Per lo stesso meccanismo di occultamento dell’eros non si nomina l’atto sessuale, ad esso al massimo si allude (“cudda cosa”).

Vergogna e imbarazzo caratterizzavano nella realtà il rapporto dei sardi con la sessualità. Come tanti altri luoghi d’Europa – spiega Giulio Angioni (pg. 14) – neanche la Sardegna è stata risparmiata dall’egemonia della sensibilità borghese e dalla squalificazione cristiana della sessualità. Ma ancora agli inizi del novecento c’era chi, come Lawrence, viaggiava alla ricerca di un’originaria razza di uomo vero, libero sessualmente, immune da condizionamenti repressivi nei confronti dei comportamenti naturali. Immaginò di trovarla in Sardegna, e si convinse che i sardi fossero “ancora capaci di quel sesso in festa suggerita dalla statuetta dell’aulete itifallico in orgia rituale di fertilità e fecondazione”.

I percorsi alla scoperta della sessualità dei sardi, suggeriti da questa antologia, sono diversi e tutti interessanti. Ancora una volta dobbiamo ringraziare Giuseppe Pusceddu e Gianni Stocchino per averci fornito uno strumento dai molteplici livelli di interesse: godibile di per sé ma anche utile guida bibliografica. Attraverso la scelta di argomenti intriganti e suggestivi (come già lo erano stati i precedenti), Miele Amaro ci aiuta a conoscerci meglio come sardi e allo stesso tempo ci introduce alla scoperta di libri e autori, invitandoci a spaziare in lungo e in largo nella letteratura di tutti i tempi. Insomma una intelligente operazione di promozione alla lettura.

Sandra Mereu

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