Il culto di san Gemiliano martire e i “gozos” del manoscritto di Sinnai

Gozos_San Gemiliano2Il culto tributato a San Gemiliano a Sestu ha la sua più antica testimonianza nella chiesa rurale risalente al XIII secolo. Accanto al monumento di pietra, a raccontare la lunga e mai sopita venerazione di questo santo da parte dei sestesi, concorrono le testimonianze iconografiche, gli ex voto e i gòccius. Tra questi ultimi piace qui segnalare, in occasione della festività che si rinnova la prima domenica di settembre, due gòccius (o gozos in castigliano) contenuti all’interno di un manoscritto settecentesco conservato presso la Biblioteca comunale di Sinnai.

Questo codice è stato segnalato per la prima volta in Manoscritti e Lingua sarda (Regione Autonoma della Sardegna 2003), una pubblicazione scaturita da un progetto regionale finalizzato al Censimento dei manoscritti e dei libri rari conservati nelle biblioteche della Sardegna. In seguito il manoscritto è stato analizzato sotto vari aspetti e recentemente ne è stata pubblicata un’edizione critica, curata da Giovanni Serreli e Maurizio Virdis (Gozos. Componimenti religiosi raccolti nel XVIII secolo da Francesco Maria Marras. Trascrizione critica e studi, Cagliari 2011). Il volume (scaricabile in formato pdf dal sito del comune di Sinnai) contiene la trascrizione dei componimenti e i saggi di qualificati studiosi che li inquadrano nel contesto storico-istituzionale dell’epoca e li commentano dal punto di vista letterario, religioso, linguistico, codicologico e paleografico.

I gòccius / gozoz, come è noto, sono canti religiosi popolari che lodano il Signore, la Vergine o i santi. Generalmente venivano intonati durante le celebrazioni solenni e le processioni ma spesso venivano cantati anche alla fine della messa. Ci sono pervenuti per tradizione orale tramite i catalani, dunque a partire dalla conquista dell’isola da parte di questi ultimi (1323-1326). La tradizione manoscritta e a stampa è invece più tarda, ascrivibile ai secoli XVII-XVIII. Gli elementi degni di interesse riconosciuti a questo manoscritto sono diversi e tra questi emergono quelli di natura linguistica. La raccolta di gozos in esso contenuta è infatti una fotografia del plurilinguismo esistente nell’isola alla fine del XVIII secolo, dato dalla convivenza di catalano, sardo e italiano. Ma nondimeno esso – fa notare Olivetta Schena nel suo contributo in Gozoz cit., pp. 93-104 – registrando un vasto ventaglio di culti “attesta la sedimentazione degli stessi in un ampio arco cronologico, dal tardo antico alla fine del XVIII secolo e pertanto rispecchia le vicende che nel corso dei secoli videro alternarsi sul suolo della nostra isola popoli diversi per storia, cultura, religione: dai romani ai bizantini, dai catalano-aragonesi agli spagnoli”.

Gozoz_San Gemiliano

Componimento dedicato a San Gemiliano (n. 139 del ms, pg. 295)

In questa raccolta di gozos, all’interno dei culti di antica tradizione non mancano ovviamente i santi sardi, e accanto ai martiri Antioco, Gavino, Lussorio, Bardilio, Saturnino, Sisinnio, è presente anche Gemiliano. Questi santi – scrive Mauro Badas in Gozos cit., pp. 159-172  –  sono per la maggior parte avvolti nella leggenda, in assenza di documentazione sicura e attendibile sulla loro vita. Secondo Antonio Francesco Spada¹, Gemiliano sarebbe da identificare con Emilio, patrono di Bosa associato a Priamo. Emilio e Gemiliano hanno in comune il fatto di essere considerati dalla tradizione agiografica martiri e vescovi (della diocesi di Bosa il primo, di quella cagliaritana il secondo).

La leggenda di un san Gemiliano, secondo vescovo di Cagliari, martirizzato presso Sestu, sarebbe dunque assolutamente infondata. Questa fiorì – scrive Antonio Francesco Spada – in seguito al ritrovamento nel 1620 di alcuni resti umani e di un’iscrizione che riportava il nome di Aemilianus. L’iscrizione fu più tardi bollata dal Mommsen come falsa: una valutazione che sinora nessun’altro studioso ha mai smentito. La maggior parte dei Martirologi storici concorda invece sul martirio nell’isola di Emilio insieme al soldato Priamo. Incerta è però l’epoca della sua morte. A questo proposito Spada respinge la convinzione del Bonfant secondo cui Emilio sia un protomartire sardo, ucciso sotto Nerone (I sec. d. C.).

Più verosimilmente il martirio è avvenuto in un’epoca successiva al III secolo d. C., quando la Chiesa era già ben impiantata nell’isola. Nemmeno esistono testimonianze sull’esistenza della sede vescovile di Bosa nel primo Millennio di storia della Chiesa. L’attribuzione del titolo di vescovo a Emilio martire (e quindi a Gemiliano) potrebbe spiegarsi con il saldarsi in una stessa figura di due tradizioni diverse e successive. Stando a quanto scrive Sofia Boesch Gajano², nei primi secoli della Chiesa il temine sanctus, come attestano alcuni testi epigrafici, veniva usato “per indicare i martiri e più propriamente i corpi dei martiri presso i quali si desiderava essere sepolti come garanzia di benefici per l’anima; nel V e VI secolo il titolo di santo diventa appannaggio dei vescovi, per giungere infine all’accezione di titolo riservato a coloro cui la Chiesa rende un culto pubblico”.

La forza dei martiri. Il manoscritto di Sinnai registra la persistenza degli antichi culti dei martiri sardi accanto a quelli, divenuti prevalenti, introdotti nell’isola alla fine del Cinquecento dagli spagnoli in ossequio ai dettami e ai principi della Controriforma. Sotto questo aspetto il codice conferma la grande vitalità e produttività del modello martiriale nel corso di tutta la bimillenaria storia della Chiesa. Ai vecchi martiri, il cui culto è stato rivitalizzato e riattualizzato in corrispondenza di specifiche congiunture politiche, se ne sono aggiunti nel tempo numerosi altri. Questo si spiega – scrive Sofia Boesch Gajano – con il fatto che l’esperienza del martirio, la morte subita testimoniando la propria fede, risponde a un vero e proprio modello antropologico. Il culto dei martiri si ritrova infatti anche in altre religioni (compresa quella protestante che della critica ai santi aveva fatto uno dei motivi fondanti della polemica contro il cattolicesimo), così come nell’ambito di comunità politiche.

Gozos_San Gemiliano 1b

Componimento dedicato a San Gemiliano (n. 139 del ms, pg. 298)

I gozos dedicati a san Gemiliano. All’interno di questa raccolta sono due i componimenti dedicati al santo venerato a Sestu. Sono scritti in castigliano e contengono tutti gli elementi tipici dei gozos. Di san Gemiliano, chiamato Emillo calaritano nel componimento n. 139 (numerazione del ms.), vengono dette e lodate le virtù, le sue azioni mirabili e i miracoli. I gozos sono per questo definiti da Maurizio Virdis (Gozoz cit., pp. 105-124) “un’agiografia in miniatura”. L’evocazione degli aspetti salienti della vita del santo servono a “innescare, oppure a ribadire e rafforzare nel fedele la conoscenza del Santo” per proporlo come modello da imitare oltre che ammirare. A conclusione della narrazione si inserisce l’elemento che per Maurizio Virdis è fondamentale per comprendere e valutare questo genere di poesia devozionale: l’invocazione finale al santo perché aiuti e protegga i suoi devoti.

Sandra Mereu

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¹ Antonio Francesco Spada, Storia della Sardegna cristiana e dei suoi santi. Il primo millennio, S’Alvure, Oristano 1994.

² Sofia Boesch Gajano, La Santità, Laterza, Roma-Bari 1999.

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