Da Mandas a Esterzili: diario di un viaggio a piedi – Giorno 1

Manda-OrroliQuesto è il racconto di un viaggio a piedi¹, senza sentiero prestabilito o mappe che indichino la via più semplice per raggiungere la meta. E’ anche il racconto di quanto è bello scegliere volta per volta quale via scegliere, come accorciare (se possibile) e anche di come a volte bisogna arrendersi all’evidenza di aver calcolato male i tempi e i chilometri, e allora bisogna affidarsi alla strada e alla  gente. La scelta del cammino a piedi è scaturita in maniera talmente naturale che a pensarci adesso mi sembra non potesse essere diversamente: l’idea iniziale era di fare un viaggio con il Trenino Verde della Sardegna, e di visitare a piedi solo i paesini dove lo stesso si sarebbe fermato. Purtroppo (o per fortuna) il convoglio turistico non passa nei giorni che noi avevamo disponibili. La decisione è quindi quella di fare lo stesso percorso a piedi, seguendo i binari della ferrovia fino a Esterzili (km più km meno), piccolissimo paesino dell’isola e meta finale del nostro viaggio. (G. L.)

Giorno 1 – Mandas-Orroli

Mandas-Olbia12Il nostro viaggio inizia dalla stazione di Monserrato: alle 10.00 in punto tra sferragliamenti e sbuffi vari (che purtroppo ci accompagneranno per tutto il tragitto) partiamo alla volta di  Mandas, punto di partenza vero e proprio del cammino. Arriviamo dopo un ora e mezzo rumorosa, ma che almeno ci ha regalato un bel panorama tra le campagne. La “mappa” è quella creata da Danilo e ricavata da Google Maps: c’è segnato solo il percorso della ferrovia sino al Borgo dei Carbonai (dove dormiremo la seconda notte) a 7 km da Esterzili. E seguiamo la mappa camminando proprio sui binari di quel treno che non abbiamo preso, e che ci ha dato l’opportunità di trasformare il nostro viaggio in un’avventura diversa.

Mandas-Orroli13Le prime ore di cammino passano abbastanza veloci in equilibrio a volte sulle traverse di legno tra i binari, a volte affianco ai binari stessi. Raccogliamo more, fichi e passeggiamo, fermandoci a volte per qualche scatto ai vecchi caselli abbandonati, altre volte alle pietre che segnano i chilometri. La prima sosta dopo circa tre ore è quella per il pranzo, finalmente poggiamo gli zaini a terra e ci sediamo con le spalle poggiate a una delle tante cataste di tronchi che incontriamo lungo tutta la linea ferroviaria.

Mandas-Orroli9Mangiamo in silenzio, contemplando le ombre delle nuvole che corrono veloci sulle colline sotto e di fronte a noi. Il paesaggio è quello tipico di una Sardegna agricola e allo stesso tempo selvaggia: i vigneti e le querce da sughero spogliate della corazza sono segno del passaggio umano, così come le case dei pastori che a volte si scorgono in lontananza. In realtà però non incontriamo nessuno, percepiamo soltanto una sorta di aura misteriosa data dal fatto stesso di percorrere un binario di cui non vedi la fine che si snoda tra le rocce e gli alberi che amplificano il suono del vento.

Mandas-Orroli8Nel primo pomeriggio ci ritroviamo in aperta campagna, il paesaggio sarà lo stesso per ore e ore, camminare sui binari inizia a rivelarsi una scelta sbagliata a causa della difficoltà, e il vento freddo nonché la stanchezza che inizia a pesare sulle gambe rallentano il cammino. Io mi scoraggio perché il sole dietro di noi inizia a scendere, ormai sono quasi le sei di sera, e di Orroli nemmeno l’ombra. Danilo con la sua incrollabile fiducia e perseveranza mi esorta ad andare avanti e a stringere i denti, e continuiamo a camminare presi per mano, io con l’umore sotto i piedi, trascinata da questa guida che non si arrende mai. Dopo mezz’ora o poco più finalmente appaiono le prime case di Orroli in lontananza, entriamo nel paese sotto gli sguardi incuriositi di chi passa di lì, e avvisiamo la padrona del B&B che stiamo (finalmente) per arrivare.

Mandas-Orroli3Arriviamo alla Domus Birdi. Sul cancello ci aspetta il marito della proprietaria, signor Piero, che ci fa sedere al tavolo della cucina quasi fossimo amici che aspettava da un po’. Subito dopo arriva anche signora Giovanna, che inizia subito a preparare il caffè mentre ci racconta della sua famiglia, dei figli che abitano lontano da casa e ci mostra le foto raccontando di un nipote di cui va particolarmente orgogliosa.

Prediligiamo la formula del B&B. Da quattro anni, quando siamo in viaggio, soggiorniamo nei bed and breakfastDevo dire che ogni volta rimango sempre più stupita da queste persone che decidono di accogliere dei completi sconosciuti sotto il proprio tetto. La maggior parte delle volte ti rendono subito parte dell’ambiente di casa, ti raccontano della loro famiglia e della loro vita quasi a voler diminuire l’attrito provocato dal fatto di avere estranei in casa. Mandas-Orroli11Anche noi in realtà godiamo sempre di quest’accoglienza e delle persone particolari e sempre diverse che arricchiscono e impreziosiscono il nostro viaggio come elementi della nostra avventura.

Danilo inizia a sbadigliare e io colgo al volo il segnale. Ci congediamo dai nostri ospiti e andiamo al piano di sopra a cucinare. Con fornellino e pentoline di alluminio alla mano ci prepariamo un piatto di pasta, anche il mangiare diventa emozionante quando usi un fornello da campeggio. La giornata si è conclusa, andiamo a dormire presto. Domani sarà un lungo cammino.

Giulietta Lai

¹ Il racconto è stato pubblicato anche su Edeno – Blog Adventure

Alla ricerca dell’abbigliamento perduto

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“Tutto è nato per questa faccenda delle fogge d’abito, dei bei costumi antichi. L’idea di una riesumazione era venuta a Mario molto naturale, quando tre giorni prima stava spiegando alla fidanzata la difficoltà, l’impossibilità, di rintracciarne almeno uno, dei bei costumi antichi frauensi, da indossare ed esporre nella mostra e la sfilata. Non ce n’erano più, neanche a cercarli nelle fosse… Però almeno uno lo dovevano trovare, anche senza coralli e senza ori, autentico, non riconfezionato tutto nuovo, come qualcuno proponeva, disonesto.”

(Il mare intorno, Giulio Angioni 2003)

Sebbene non risulti che anche a Sestu si sia arrivati, come nella Fraus del racconto di Giulio Angioni, ad aprire le tombe degli avi per recuperarne gli abiti originali, è indubbio che anche qui da noi da diversi anni sono in corso appassionate ricerche per ricostruire l’autentico abbigliamento tradizionale. L’interesse per i costumi e le tradizioni locali trova conferma nel gran numero di mostre, conferenze e dibattiti che viene proposto su questi argomenti. A questo genere di iniziative è riconducibile anche il prossimo seminario che si terrà giovedì 26 settembre a margine della mostra sull’abbigliamento tradizionale curata dalla Pro LocoArrejonada sarà appunto un incontro dedicato al “portamento da tenere nell’indossare gli abiti tradizionali” e alle “modalità di ricostruzione degli stessi” (vedi Evento nel sito del comune di Sestu).

E’ interessante inoltre osservare che il movimento per la ricostruzione filologica degli abiti tradizionali non si limita a una discussione erudita tra appassionati dell’argomento, ma si sta traducendo in un’aperta contestazione ai gruppi folkloristici, rei di indossare abiti che per materiali, lavorazione e qualità delle decorazioni si discosterebbero in misura significativa da quelli del passato. I più seri studiosi di tradizioni popolari tuttavia riconoscono ai gruppi folk il grande merito di aver contribuito a salvare – in anni in cui (gli anni ’60) il disinteresse per l’abbigliamento tradizionale era l’atteggiamento prevalente – gran parte delle conoscenze tecniche, della terminologia e del ricamo tradizionali¹.

E’ apprezzabile che si faccia conoscere ciò che di vero appartiene al passato e di questo non si nasconda la complessità. Ma proprio per questo, in generale, occorre guardare con occhio critico anche a quelle operazioni di costruzione della tradizione che si realizzano attraverso la selezione di ciò che del passato più piace. Gli studi sociologici hanno messo in evidenza che esse tendono a rappresentare un passato mai esistito, inventato in funzione del presente, per lo più ad uso di specifici progetti politico-culturali.

Allo stesso tempo a me sembra che sia anche arrivato il momento di interrogarsi e riflettere seriamente su quale senso dare al rapporto con la tradizione, considerando che noi stessi siamo l’esito di quel passato che oggi si tende a contemplare. La semplice ricerca di un passato perduto e il recupero nostalgico di memorie non sono di per sé destinati a produrre effetti culturali positivi. Resto infatti convinta che il passato debba essere letto criticamente nel suo divenire storico e che il ruolo fondamentale della Cultura sia quello di interpretare e cambiare la realtà. E di cambiarla, questa realtà, se ne sente davvero un gran bisogno.

Sandra Mereu

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¹ Paolo Piquereddu, Note di storia dell’abbigliamento in Sardegna in Costumi. Storia, linguaggio e prospettive del vestire in Sardegna, 2003.