Da Mandas a Esterzili: diario di un viaggio a piedi – Giorno 2

mandas-esterzili 7Continuiamo il racconto¹ dell’avventuroso viaggio a piedi fatto da Giulietta e Danilo lungo la ferrovia e attraverso sentieri non tracciati del territorio di Mandas. Nel primo giorno di cammino i due ragazzi per coprire il tragitto da Mandas a Orroli hanno percorso 16 km. Li aspetta ora una passeggiata ancora più lunga e faticosa.

Orroli-Borgo dei Carbonai – Giorno 2

Sveglia alle 8, colazione condita da marmellate e biscotti fatti in casa (i migliori del vicinato afferma la padrona di casa, ma dopotutto anche il suo b&b sembra essere l’unico degno di questo nome, a suo parere) e dopo aver preparato lo zaino usciamo in giardino a salutare i padroni di casa. Qui la scena è memorabile: mentre il marito sta in piedi a osservare, signora Giovanna è chinata su una bacinella di plastica piena di quelle che in sardo si chiamano “sizzigorrusu” (per il lettore peninsulare sono lumache giganti che si raccolgono in campagna dopo la pioggia).

Mandas-Esterzili 2Mischia e getta sale e mischia ancora con le mani nude immerse nel liquido verdognolo, mentre ci spiega che il sale serve per far spurgare la bava. Non siamo signorini di città, ma una scena del genere subito dopo colazione non è esattamente quella che ci aspettavamo. Un lavaggio veloce di mani e via a stringere le nostre; appena voltiamo l’angolo ci lasciamo sfuggire quella risata a lungo trattenuta, e iniziamo la nuova giornata di cammino, sconcertati e divertiti da quanto siano stupefacenti le persone che incontriamo sulla nostra via.

Prima scelta (sbagliata?) della giornata: abbandonare la ferrovia. Il percorso del giorno precedente si è rivelato tanto bello quanto disagevole. Vista la difficoltà del camminare su pietre e rotaie scegliamo un percorso che prevede il passaggio su stradine e sentieri che attraversano campagna, collina e persino qualche montagna. La prima sosta prevista è a Nurri per fare rifornimento di viveri, e dopo un oretta sulla statale raggiungiamo il paese. Mentre ci avviciniamo all’ingresso di un piccolo supermercato, un’anziana signora vestita di nero da testa e piedi, con tanto di scialle avvolto sotto il mento, non appena ci vede si fa il segno della croce. È vestita di un nero profondo, scuro e senza  il minimo ornamento, trasmette rigore e rispetto e vogliamo sperare che questo gesto simbolico dal valore religioso sia per noi un segno di buon cammino.

Mandas-EsterziliUsciamo dal paesello e prendiamo un sentiero sterrato che sale per circa 300 metri sulla collina. Arrivati faticosamente) in cima ci accorgiamo che il sentiero si interrompe alla base di una piccola costruzione che sembrerebbe essere un nuraghe, ma nessun cartello ci da conferma di ciò. Dalla mappa satellitare vediamo che per continuare il cammino bisogna arrivare alla base della montagna che sta di fronte a noi, dalla quale secondo le previsioni di Danilo dovremo vedere la nostra meta per il pranzo, ovvero il lago di Flumendosa.

Nessun sentiero visibile però arriva dall’altra parte, e decidiamo di scendere in mezzo agli alberi e agli arbusti, mentre Danilo apre il passaggio a colpi di bastone e recide i rovi spinosi di more con le forbicine del coltellino svizzero. Sbagliamo direzione un paio di volte, perché a volte sembra che ci sia una via aperta tra i cespugli, ma ogni volta poi si perde nel nulla. Perdiamo due ore per scendere di circa 200 metri, ormai sono le 16.00 e stiamo camminando da sei ore. Una volta arrivati di nuovo sull’asfalto della statale per Esterzili vediamo in lontananza quello che doveva essere il nostro stop per il pranzo, ovvero la diga del lago. Ma è ancora a più di un’ora di cammino, e noi iniziamo a perdere le speranze di arrivare in tempo al Borgo dove soggiorneremo per la notte.

Mandas-Esterzili 2Tentiamo di andare avanti ancora per qualche chilometro e ci spingiamo fino a vedere in alto alla nostra sinistra Villanovatulo. È inutile, non faremo mai a tempo ad arrivare prima che faccia buio. E così, per la prima volta nella nostra vita, decidiamo di sperimentare una nuova esperienza non prevista dai nostri piani, ma che è chiaramente l’unico modo di arrivare a destinazione: AUTOSTOP. Quante volte ho visto persone con il pollice alzato che chiedevano, per scelta o necessità, un passaggio in auto. Persone che si affidavano alla bontà di chi passava veloce in macchina, persone fiduciose del fatto che, prima o poi, qualcuno o qualcuna avrebbe accostato e si sarebbe fermato. E così anche noi, prima Danilo un po’ titubante e poi anche io, alziamo un pollice quando sentiamo arrivare qualche auto in questa strada dove la media è di dieci automobili all’ora.

Mandas-Orroli7La prima ci passa affianco veloce suonando il clacson; non sappiamo se in segno di scherno o di saluto. La numero due si rivela essere un trattore, quindi nemmeno ci proviamo. La terza auto, che passa dopo circa 15 minuti, è un fuoristrada. Fa un segno con la mano, come a dire che si fermerà poco più avanti, e infatti la rincontriamo poche centinaia di metri dopo; poco distante un uomo che lavora in una vigna. E quando ormai sembra tutto così ridicolo e inutile tentiamo per l’ennesima volta e….eccola, si è fermata.

I due uomini sono pastori e ci dicono che si fermeranno qualche chilometro più avanti al ponte che attraversa il lago per controllare le pecore, ma per noi è sufficiente. Accettiamo con estrema gratitudine il passaggio e saliamo in macchina. Superiamo il ponte e l’auto continua ad andare avanti, quando si ferma uno dei due uomini scende, ci dice che si fermerà lui a controllare gli animali, il suo compagno invece ci accompagnerà sino al Borgo. Increduli e stupefatti ringraziamo di cuore, e man mano che procediamo ci accorgiamo di quanta strada ancora avremo dovuto fare, e ci rendiamo conto di aver sbagliato completamente i calcoli per quanto riguardava ore di cammino e ora di arrivo.

Mandas-Esterzili 5Ci addentriamo nel bosco, percorrendo una strada sterrata in mezzo agli alberi. Chiacchieriamo con il nostro benefattore della crisi, del lavoro che manca, della pensione che non basta e dei politici che  migliorano la situazione. Ma tutto questo non ha importanza adesso, siamo troppo felici di aver incontrato quest’uomo gentile, e le nostre risposte sono di circostanza, perché vorremo solo dirgli mille volte grazie. Dopo i saluti e i ringraziamenti, l’uomo riparte per raggiungere il suo amico e i suoi animali, noi restiamo soli. E quando dico soli, intendo proprio che in questo piccolo agglomerato di casette ristrutturate, in questa piazzetta con archi e volte, non c’è nessuno. Cerchiamo qualcuno che ci accolga, ma troviamo solo un numero di telefono da chiamare in caso di necessità; i cellulari però qui non prendono.

Ombre di viaggioMentre Danilo inizia a preparare i panini del pranzo (sono le 17.30) mi avventuro alla ricerca di un un segnale di vita, e apro una porta che sembra essere quella della sala da pranzo. Poco convinta urlo “c’è nessuno?” e quasi mi spavento quando dall’ombra proviene un “sì, eccomi!”. Dall’oscurità spunta un omino piccolo e dall’accento un po’ strascicato, che si era dimenticato della prenotazione e quindi non aspettava nessuno. Ci accompagna in una delle stanze (siamo gli unici ospiti, quindi ci da quella più bella anche se non l’avevamo prenotata) e ci aspetta per il caffè una volta sistemati. Ci invita persino a cenare con lui, ma siamo troppo stanchi e decliniamo gentilmente l’offerta; preferiamo andare in camera a riposare, oggi non abbiamo molta volta di chiacchiere. Facciamo una passeggiata fino al leccio secolare (l’unico lasciato dagli antichi carbonai) e torniamo in camera. Ci addormentiamo presto, il viaggio non è ancora finito e il giorno seguente ci aspetta l’ultima fatica.

Giulietta Lai

¹ Il racconto è stato pubblicato anche su Edeno – Blog Adventure

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