Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Non sono iscusas de malu pacadore”.

Al consiglio comunale straordinario tenutosi mercoledì 2 ottobre in segno di solidarietà al sindaco Aldo Pili hanno partecipato amministratori locali (i sindaci Paolo Loddo di Ussana, Valter Piscedda di Elmas, Mario Puddu di Assemini, Giovanni Argiolas di Monserrato, Cristiano Erriu di Santadi presidente dell’Anci Sardegna, l’assessore al bilancio di Settimo e altri), Gesuino Muledda dei Rossomori, Pietro Morittu della segreteria regionale del PD, Marco Matta e Ivan Caddeo di quella provinciale, Cesare Moriconi consigliere regionale del PD. 
I diversi interventi che si sono succeduti in aula sono stati unanimi nella condanna e nella richiesta di maggiori risorse per i comuni, come sottolineato con forza da Cristiano Erriu a nome dell’Anci. Lo Stato e poi la Regione hanno progressivamente tolto risorse alle amministrazioni locali, che sono l’interfaccia dello Stato con i cittadini, quindi in prima linea nel misurarsi con i problemi e le pressanti richieste di aiuto delle comunità. E’ necessario e urgente un cambiamento di rotta. Di seguito l’intervento della capogruppo consiliare del PD Giovanna Podda.

giovanna poddaGiovedì 26 settembre, come sappiamo, il sindaco Aldo Pili è stato aggredito da una persona che si era recata negli uffici per richiedere aiuti economici. Voglio esprimere qui, pubblicamente, solidarietà al sindaco, mia personale e di tutto il gruppo consiliare del PD. Non siamo qui per fare il processo all’aggressore, ma per comprendere perché alcune situazioni possano sfociare in atti di tale violenza. È ben nota a questa amministrazione lo stato di grave disagio economico in cui si trovano larghe fasce di popolazione, ogni giorno più ampie. È un disagio legato alla mancanza di lavoro, perché non lo si è mai avuto o perché lo si è perso, oppure perché il lavoro è precario, saltuario e sottopagato.

Questa amministrazione sa bene quanto sia diffusa l’instabilità economica perché ogni giorno interviene a sostegno delle famiglie in difficoltà (es Programma per la realizzazione di azioni di contrasto alla povertà). Basti pensare che nel 2012 sono stati spesi circa 3 milioni e mezzo di euro in interventi di Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Milioni di euro in aiuti alle fasce disagiate della popolazione (anziani, invalidi, bambini e povertà), una fetta consistente dell’intero bilancio comunale, ma non basta perché sempre più spesso alcune richieste vengono disattese. Per chi si trova in difficoltà sentir parlare di tagli ai trasferimenti dallo stato ai comuni, patto di stabilità e vincoli di bilancio, sembrano “iscusas de malu pacadore”, scuse e basta.

Chi è in difficoltà perché ha un malato in casa o non ha un lavoro e non riesce a pagare una bolletta o non mette insieme il pranzo con la cena, non vuole sentire quelle che sembrano scuse, vuole risposte e allora possono capitare fatti come quello di cui stiamo discutendo: ci si scaglia contro chi rappresenta l’istituzione, sia esso l’impiegato che gli dice che quell’aiuto non verrà erogato o verrà erogato solo in parte, sia esso il sindaco o l’assessore che cerca di spiegargli perché non riceverà quei soldi.

Ha detto bene il sindaco intervistato dalla stampa: chi decide dei tagli sta ben protetto dentro i “palazzi”, mentre la faccia ce la mettono gli amministratori locali che quotidianamente stanno a contatto con i cittadini. Le istituzioni locali non possono essere abbandonate in prima linea e private dei mezzi necessari a garantire a tutti il minimo per una vita dignitosa, perché un punto di spread non può essere risparmiato sulla pelle di un invalido o di una madre disoccupata.

Non è più possibile andare avanti così, per limitare i danni di questo imbarbarimento siamo stati costretti ad istituire un servizio di vigilanza all’ingresso della casa comunale. In questo modo purtroppo potrà scattare la percezione di una istituzione più distante dai cittadini, chiusa in sé stessa. È una decisione che abbiamo più volte rinviato pur in presenza di inquietanti segnali proprio per tenere il comune aperto in quanto casa di tutti, ma oggi dobbiamo garantire l’incolumità di chi in comune ci lavora, ci si reca per un certificato o perché è un amministratore.

Ribadisco la solidarietà al nostro sindaco Aldo Pili, sempre disponibile, attento, sensibile, un sindaco che ha fatto del dialogo costante con i cittadini uno dei capisaldi del suo agire, che vogliamo rivedere qui con noi con la grinta e la determinazione di sempre.

Giovanna Podda – Capogruppo PD

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