Il condaghe segreto, Vindice Lecis (Edizioni Condaghes 2013) – Recensione di Pier Giorgio Serra

Il condaghe segretoAnno del signore 1165, nel Giudicato di Torres la situazione non è delle più limpide. Nove galee pisane bloccano il porto turritano impedendo i traffici commerciali del giudicato che così si vede occlusa la sua vena economica più importante. Come  se non bastasse un manipolo di armati pisani sbarca e mette a ferro e a fuoco ville e  curatorie del capo di sopra. Questa scorreria pisana provocherà un sollevazione popolare che farà strage dei soldati terramannesos e costringerà i pochi superstiti alla resa e all’obbedienza, se non vorranno assaggiare sulle loro carni la punta affilata della virga sardisca e il filo delle lame delle leppe dei turritani  e dei logudoresi.  E questo è solo il primo dei tanti episodi che  vengono magistralmente narrati dalla penna di Vindice Lecis, autore de “Il Condaghe segreto”, romanzo storico che è quasi un sequel del suo romanzo precedente “Buiakesos, le guardie del giudice”.

Vi ricompaiono personaggi conosciuti nel libro precedente e altri nuovi, ma ciò che aleggia in controluce nelle righe del libro è la storia sarda. Quella scaturata dalla decisione dell’impero bizantino di lasciare al loro destino le sue periferie più remote e che permette così l’affermarsi nell’isola  della civiltà giudicale. Al fianco dei popolani, delle loro passioni e delle loro miserie sfilano, nelle pagine del libro, una lunga teoria di regnanti e dignitari, prelati e imperatori. Da non perdere, per la sua verosimiglianza, il racconto dell’incontro a Pavia tra l’Imperatore Federico Barbarossa, Ugo, vescovo di Santa Giusta e il giudice Barisone d’Arborea che vuole dall’imperatore il titolo di Rex Sardiniae. Si tratta di un fatto storico accertato che mostra come l’isola dei sardi, al tempo dei giudicati, fosse al centro di una fitta ragnatela di relazioni internazionali che aveva come attori principali la Chiesa, l’Impero, le repubbliche di Pisa e Genova e la Corona d’Aragona.

Come in tutti i romanzi storici di buona fattura nel libro c’è un’accurata descrizione dei luoghi in cui le vicende si svolgono: che si tratti dei palazzi dove si tramano congiure e si consumano tradimenti e  assassinii, sia che si tratti delle campagne messe a ferro e fuoco dalle orde armate o dei boschi che nascondono i fuggiaschi vittime dell’ingiustizia, la scrittura di Lecis ha il dono di rendere tutto reale e riconoscibile agli occhi di noi lettori venuti alla luce parecchi secoli dopo quelle vicende. E’ stupefacente  la descrizione delle corti giudicali di Torres e D’Arborea  e dei numerosi conventi e chiese, ville e curatorie, dove i personaggi del libro vivono passioni, amori, lotte e battaglie. Grazie a questa ricca trama Lecis riesce a  riportare davanti ai nostri occhi il nascere di una nuova lingua, quel volgare sardo usato nella scrittura dei Condaghes,  che precede almeno di un secolo l’affermarsi del volgare toscano.  E’ appunto la scrittura e la sparizione di uno dei Condaghes a dare il titolo al libro ma non ne rappresenta  assolutamente il filo conduttore della trama.

“Il condaghe segreto” di Vindice Lecis, ed. Condaghes 2013, è dunque un romanzo storico che mischia amabilmente la storia giudicale con le esigenze della narrazione.  In esergo porta un brano di una lettera che Antonio Gramsci  scrisse alla sorella Teresina il quattro di maggio del 1931. E’ quella in cui si parla della storia sarda e del maestro che la insegnava pomposamente ai suoi alunni, tra i quali il piccolo Nino Gramsci, che a dir la verità erano più interessati alle storie di Pasquale (o Giovanni?) Tolu e Cicciu Derosas. Noti e cantati banditi dell’ottocento sardo. Il volume si chiude con tre interessanti appendici: una nota storica sui tempi e luoghi in cui è ambientato il romanzo, una scheda storica sui personaggi, divisi tra quelli realmente esistiti e quelli inventati, nonché un breve ma interessante glossario sui termini più in uso nell’amministrazione civile e militare dei giudicati sardi. Tutto questo fa del libro un ottimo sussidio didattico anche per quegli insegnanti, di scuole di ogni ordine e grado, che vogliano avvicinare i propri studenti a una delle pagine più affascinanti della storia dell’Isola di Sardegna.

Pier Giorgio Serra

Una risposta

  1. Ho letto il primo libro della “sequel” e non posso certo mancare all’appuntamento con il secondo romanzo di Lecis. La storia dei giudicati mi ha sempre affascinato. Ma non sono molti i romanzi storici ambientati in quest’epoca basati su ricostruzioni storiche attendibili.

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