Is paraulas de santu Martinu

Greca Ferru

Greca Ferru, 1900-2001

C’è una novella popolare diffusa in tutta l’Europa e molto nota anche in Sardegna e nel Campidano di Cagliari. Oggi la leggiamo nei libri di tradizioni popolari ma sino a non molto tempo fa le nostre nonne e bisnonne, a cui era giunta per tradizione orale, la recitavano a memoria. E’ la novella de Is paraulas bonas de santu Martinu, il santo originario della Gallia che fu vescovo di Tours nel IV secolo. Conosciuto come eremita taumaturgo, soprattutto in epoche in cui la scienza medica era poco sviluppata, san Martino ha goduto di una forte presa sulle plebi rurali a causa del gran numero di miracoli e guarigioni che gli furono attribuiti. La fama di questo santo è però legata anche ad un’altra sua caratteristica: la capacità di scacciare il demonio e di riconoscerlo e scoprirlo sotto ogni travestimento. A queste sue doti fanno appunto riferimento le Paraulas bonas. Carlo Pillai nel suo pregevole lavoro “Il tempo dei Santi” (AM&D Edizioni, 1994) inquadra la novella e la sua capillare diffusione nella società dei secoli passati tra le narrazioni funzionali alla conservazione di un ordine sociale classista. Scoperto il diavolo dietro il facoltoso signore che vuole sposare una contadina giovane e bella ma povera, Martino manda a monte l’imminente matrimonio e insieme ogni velleità di ascesa sociale della giovane donna. Dietro un apparente buon affare – è la morale di questa novella – si possono nascondere terribili insidie. Ai giovani delle classi sociali più basse – scrive Carlo Pillai – si doveva togliere l’illusione che l’amore-passione o la bellezza fisica potessero rappresentare una via d’uscita dalla povertà per spingerli ad accettare la condizione che il destino riservava loro alla nascita. Un obiettivo, questo, perseguito anche attraverso la legislazione in vigore sino all’Ottocento che, in vario modo, mirava a impedire i matrimoni tra persone appartenenti a classi sociali diverse.

Nel 1997 il cantautore sardo di Tuili Franco Madau, abbinando al ritmo delle Paraulas bonas quello musicale del ballo sardo, ha inciso il brano che di seguito vi proponiamo. Lo dedichiamo alla memoria di Greca (Arega) Ferru, una donna sestese di lontane origini contadine, morta nell’ottobre di dodici anni fa. Questo brano ne immortala la voce di centenaria giacché, spinta dal nipote, si prestò a recitare la tredicesima delle paraulas, ovvero l’esorcismo finale con cui Martino scaccia definitivamente il diavolo.

Sandra Mereu

Di stazione in stazione…

Ferrovie secondarie della SardegnaGrazie alla segnalazione di Sandra Mereu, che ho conosciuto alla Biblioteca regionale dove sto effettuando alcune ricerche genealogiche, ho seguito tappa dopo tappa il viaggio di Giulietta e Danilo. Leggendo la descrizione dell’avventuroso viaggio a piedi, fatto dai due ragazzi seguendo in parte il percorso delle ferrovie secondarie, e vedendo le foto allegate, ho avuto un vero e proprio tuffo al cuore. In quei luoghi infatti ci sono nato e lì ho vissuto la mia fanciullezza. Ma solo da grande, rivedendo quei paesaggi, mi sono reso conto della loro struggente bellezza. Mio padre è stato per diversi anni il capostazione di Mandas, ma a seguito dei suoi numerosi trasferimenti ho poi vissuto anche a Seui, a Gairo Taquisara, a Isili, a Sorgono e a Donori. Percorrevo spesso la linea ferroviaria fino a Cagliari dove vivevano tutti i miei parenti. Per me quello era solo un interminabile e stancante viaggio e allora non mi curavo del film che si snodava davanti a me in una lenta sequenza, resa possibile dalla ridotta velocità del treno. Leggendo il racconto di Giulietta mi sono tornate in mente le lunghe escursioni nelle campagne profumate di mirto e lentischio alla ricerca di funghi e di corbezzoli, rossi come il fuoco, e a caccia di nidi e di lucertole. Capitava spesso di imbattersi in voli di pernici spaventate dalla nostra presenza ma anche in conigli, cinghiali, volpi. E qualche volta capitava anche di scorgere su nel cielo l’aquila reale. Fiorivano le rose peonie, le viole e i ciclamini selvatici. Per noi bambini era un paradiso terrestre. Non di rado però tanta bellezza si tingeva di sangue. Di tanto in tanto qualcuno veniva ucciso, vittima di antiche vendette. Ora che ho raggiunto l’età in cui si comincia a guardare indietro, lo confesso, ho nostalgia di quel periodo trascorso a contatto con la natura e con le persone che capitava di incontrare, per lo più pastori, contadini, cacciatori ma anche qualche bandito. Di quegli incontri d’infanzia rimpiango l’antica cultura di cui tutti i protagonisti erano portatori e che si manifestava con l’accoglienza, l’amicizia e il rispetto. Valori che purtroppo nel tempo si sono molto attenuati. Sono convinto che quegli anni trascorsi a Mandas e nel suo territorio, nelle stazioni lungo la ferrovia, mi abbiano vaccinato, aiutandomi ad affrontare tutti i problemi che la vita mi ha poi riservato. Ringrazio Danilo e Giulietta per aver risvegliato in me quei bei ricordi e Sandra per avermi dato modo di conoscere i loro appunti di viaggio.

Bruno Aresu