Ricordando l’alluvione…67 anni fa.

Alluvione_Sestu 1946La notte del 26 ottobre 1946 un pauroso nubifragio di inaudita violenza si abbatté su Sestu ed Elmas, che rimasero duramente colpiti dalla bufera. I morti accertati furono trenta e diverse centinaia furono le case distrutte e gravemente danneggiate. Ingente fu il numero dei sinistrati e dei danni causati dall’acqua. Dopo il 1893 non si era mai vista una inondazione così catastrofica.
A Sestu, la pioggia cominciò a cadere verso le ore ventidue sempre più intensa, fino allo straripamento congiunto del Rio su Pardu, Rio sa Cora e del Rio Matzeu. Quest’ultimo durante la sua esondazione dagli argini, si riversò in larghi torrenti lungo le vie del paese, sino a raggiungere in certe zone del centro un livello massimo di tre metri, provocando morte e rovine.
Ancora una volta, tra le grida delle donne e il frastuono della tempesta, si rinnovavano in quel frangente gli spaventosi episodi che i vecchi già ricordavano dall’inondazione del 30 novembre 1893. I morti furono nove.
L’ondata dopo aver travolto Sestu, si precipitò poi lungo la direzione che da Nord-Est va a Sud-Ovest, verso Elmas. Il ponte sulla strada Cagliari-Monastir non resistette all’urto. L’acqua ne divelse i tubi di scarico, trascinò lontano i parapetti e aprì sull’asfalto una voragine di una decina di metri. Poi proseguì ancora aumentando di forza e portando con sè, nel suo vertiginoso fluire, alberi sradicati, mobili, botti e ogni altra cosa che aveva trovato nel suo passaggio.
Giunse ad Elmas verso le ventitré e trenta. Investì il paese da un lato, facendo crollare già al primo urto le case più deboli, e stabilizzò le acque su un livello che raggiunse nella via Sestu i quattro metri d‘altezza. Caddero altre case e ci furono altri morti (21 in tutto), la maggior parte dei quali bambini. Anche a Elmas i danni furono ingenti e numerosi i sinistrati. Dopo la sfacelo l’onda assassina si riversò nello stagno di Santa Gilla, con tutto il suo carico di cose e di vittime, lasciando dietro di se tanta devastazione sia nei centri abitati che nelle campagne.
Il ricordo di questa tragedia fu riportato in versi dal compianto poeta locale Tomaso Cara, che trascrisse i momenti di quella triste notte in due composizioni in lingua sarda. Un sonetto “Sa notti de s’unda” e una canzone “Sa canzoni de S’Alluvioni” che racconta appunto la drammaticità di quei terribili momenti.

“Sa notti de s’Unda”

Intendu ancora in s’origas mias
Tristus izzerrius de cussa notti
I mammas cun dispresceri forti
Portanta in brazzus is pippias
Po dda sa salvai de s’acqua de morti
Babbus puru in mesu as tribulias
Gherranta in cussa orribili sorti
Birendi undas in domu e bias
Ma s’ira prus forti impettuosa
Cun sa forza insoru no bincianta
E i’ domus arrui birianta
Ora tanti affritta e dolorosa
E in mesu sa tempesta dannosa
Tottus impari sa fida finianta.
(T. Cara)

Roberto Bullita

Una risposta

  1. Io suonavo nei Megaron, gruppo interamente composto da sestesi attivo nei primi anni del 2000. Facemmo un disco intitolato “Dopo l’Alluvione” dedicato proprio alle vittime de S’Unda Manna. Qui sotto il pezzo intitolato “26 Ottobre 1946”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...