Con Cuperlo. Perché attribuisce alla Cultura il giusto valore.

ArteC’è anche un’altra ragione, un po’ trascurata nei dibattiti (ma che non poteva sfuggire a un’archivista-bibliotecaria!), per la quale Cuperlo è di gran lunga preferibile a Renzi. Essa ha a che fare con il peso e soprattutto con il valore che i due candidati attribuiscono alla Cultura. Si può cominciare col dire che nel documento congressuale di Renzi, comunque lo si giri, non c’è traccia del tema. Un fatto, questo, che già di per se rappresenta una grave lacuna. Tanto più grave se si considera che Renzi è fiorentino e della sua città – che è città d’arte per eccellenza, oltreché patria di Dante Alighieri e della lingua italiana – è sindaco (e per brevi periodi è stato anche assessore alla Cultura).

Il fatto che Renzi non parli di Cultura non significa però che sul tema non abbia una sua precisa idea. Questa emerge chiaramente in alcune recenti proposte riguardanti proprio il patrimonio culturale di Firenze. Tra queste meritano una certa attenzione: l’annuncio di voler ripristinare l’antica pavimentazione in cotto di Piazza della Signoria, e quello di voler costruire la facciata della basilica di San Lorenzo secondo il progetto dello stesso Michelangelo. Agli addetti ai lavori, ma anche ad una opinione pubblica appena avvertita, sono apparse come trovate antistoriche e propagandistiche, sprezzanti del fatto che annullerebbero d’un colpo i secoli di storia che hanno storicizzato gli esiti che abbiamo sotto gli occhi, utili al più ad attirare l’attenzione dei media sulla città e quindi sul suo sindaco.

Nondimeno è emblematica della concezione che Renzi ha della Cultura l’ostinata ricerca della perduta Battaglia di Anghiari, dipinta da Leonardo a Palazzo Vecchio. Per riuscire nell’impresa non ha esitato a bucare insistentemente gli affreschi del Vasari, bollando tutti quelli che sollevavano dubbi e perplessità sull’opportunità e correttezza dell’operazione come incapaci di rimanere “stupiti dal mistero”. Stupore e mistero, dunque. Con buona pace di storici e archivisti convinti che la storia serva a educare all’esattezza e che il passato debba essere letto criticamente nel suo divenire. Se non siamo a livello di “Kazzenger”, poco ci manca!

Che dire poi del noleggio di Ponte Vecchio a Montezemolo? Della privatizzazione pro tempore di un bene comune? La scelta di sfruttare il patrimonio culturale della Nazione ad esclusivo vantaggio di pochi ricchi miliardari si pone in evidente controtendenza rispetto al percorso di democratizzazione della Cultura culminato nell’articolo 9 della Costituzione. La rassegnata constatazione della scarsità delle risorse solo apparentemente è una giustificazione accettabile. Il timore che possa diventare un comodo alibi per consolidare, se non addirittura per rinforzare la deriva in atto, appare più che fondato.

Cuperlo al contrario di Renzi non elude nel suo documento il tema della Cultura. E per di più lo affronta in linea con il più avanzato dibattito in materia. La sua impostazione supera la concezione della Cultura come “petrolio della nazione”. Un’idea, questa, che ha condizionato la politica degli ultimi trent’anni con effetti tutt’altro che positivi sulla salvaguardia e tutela del nostro patrimonio culturale. Il petrolio infatti è un bene strumentale che non ha valore in sé ma solo in quanto serve a produrre beni. Crea una ricchezza immediata e fatta di poco lavoro. La Cultura al contrario richiede consistenti investimenti di lungo termine e ha un grande valore intrinseco. Cuperlo la considera appunto “un campo che va arato, curato, irrigato”.

Emerge in definitiva nelle posizioni di Cuperlo il riconoscimento che il vero nesso tra economia, sviluppo e cultura non consiste tanto nello sfruttamento mercantile dei beni culturali o nella logica del grande evento, ma passa piuttosto attraverso la creazione di un ambiente culturale capace di stimolare la creatività, le competenze e i talenti. Una differenza non da poco col sindaco di Firenze, aspirante segretario del PD/primo ministro. In essa ci giochiamo una bella parte del nostro futuro.

Sandra Mereu

(L’articolo è stato pubblicato anche sulla pagina facebook Sardegna per Gianni Cuperlo e Calabroni volanti con Gianni Cuperlo)

Gara poetica svoltasi a Sestu il 23.4.1930 – Analisi del testo (1° giro) di Vittoriano Pili

Nel 1930, in occasione della festività di San Giorgio, si svolse a Sestu una cantada, cioè una gara poetica tra poeti improvvisatori in lingua sarda, che è rimasta a lungo nella memoria dei sestesi. Vittoriano Pili, profondo conoscitore di questo genere poetico, oltreché esperto di lingua sarda, in un racconto che ha voluto regalare a Sestu Reloaded ha tracciato un affresco della Sestu dei primi decenni del Novecento sullo sfondo del quale si tenne quella celebre gara poetica. Erano anni in cui i sestesi, portandosi dietro “scannus e cadiras o banghitus”, seguivano con grande interesse le dispute poetiche. In quegli stessi anni inoltre queste estemporanee, la cui trasmissione fino ad allora era stata affidata all’oralità, cominciarono ad essere pubblicate sotto forma di agili libretti per la commercializzazione. Nella Biblioteca regionale di Cagliari si conserva un esemplare dell’edizione originale contenente la trascrizione della celebre cantada svoltasi a Sestu nella primavera del 1930. Vittoriano Pili lo ha puntualmente studiato (vedi anche “Il libretto ritrovato“). Di seguito vi proponiamo l’analisi del testo relativa al primo giro della gara poetica.

gara_poetica_2

1 – LODDO (sterrina) Note linguistiche
Sa tàcula a lazzu e lobu 1 – meglio latzu
Si pigat in su parenti 2 – meglio padenti, che significa “foresta”, “bosco”
Merlu andas pei pei 3 – meglio Meurra
Ma si in su lazzu attumbas 4 – meglio latzu
Merlu o trudu beneis cassaus 5 – meglio Meurra
Poita pigat s’unu e s’àtturu 6
E is tàculas a sa firma 7 – per la rima leggi frima
Sezius nanta spinnieus 8 – meglio Sétzius
Rima – meglio Torrada
      8             6           4                     2
Mandeus quàturu columbas in su continenti
         7                    5             3         1
Ma prima ‘nci mandaus che Noei su crobu
2 – FARCI (sterrina) Note linguistiche
Messàiu candu aras 1  
De speranza ses nutriu 2 – per la rima, meglio spera (o abetu) e nurdiau
Po arregolli’ is frutus tuus 3
Su serbidori e su meri 4
Ma in annadas disastrosas 5 – meglio destrossas
Su segundu e su primu 6
Est costrintu a sunfriri 7 – meglio custrintu
Senza de ‘ndi tenni’ pro’ 8 – per la rima, meglio sena e proi
Si sa campagna tenit rovinas 9 – per la rima, meglio sartu e scalabru o sciacu
Rima – meglio Torrada
  8       6              4     2
No esprimu su pareri miu – per la rima, meglio espongu/amostu/dongu eparri
  9          7      5      3     1
Finas a biri cosas prus craras                       
3 – LONI (sterrina) Note linguistiche
Su dolori de sa morti est tropu 1  
E si prangit cun discunsolu 2
Indossendi niedda vesti 3 – meglio ponendi (a suba) e besti
E solamenti a biri is tumbas 4 – meglio scéti o feti
Est unu straziu fatali 5 – meglio sorti penosa o similmente
Chi çertu fait lagrimai 6 – meglio de seguru o de siguru
Senza quasi si citiri 7 – meglio sena e casi
E po personi tenta in istima 8
Deu puru làgrimas sciollu 9  
Rima – meglio Torrada
   8           6         4                 2
Prima de mandai columbas a bolu  
   9     7     5    3         1
Bollu sciri cali esti su scopu
4 – TACCORI (sterrina) Note linguistiche
Si boleis paesanas 1 – forse intende un tipo di quartine semplici, così chiamate
No si dongu unu contrariu 2
E tui caru pópulu ‘nd’ afferras 3
Su cantu nostru brillanti 4 – per la rima, meglio luxenti
E a chini è ananti e a palas 5 – meglio est, come tra l’altro qui deve essere anchepronunciato
E totus ddus saludu deu 6  
E imoi mi bollu cumpraxi’ 7  
Cun su paisu natiu ca ‘nci so 8 – meglio bidda nadia o logu nadiu, paisu si addice aPaese sinonimo di Stato
Rima – meglio Torrada
  8          6     4          2       
No ddu creu tanti necessariu – per la rima, meglio preçisu/ministeri/de apretu
     7          5        3           1    
Spraxi’ is alas in terras lontanas – per la rima, meglio a tesu/a illargu

Fine del 1° giro di mutetus della cantada.

gara_poetica_3Commento – Con una bella immagine di caccia ha aperto le schermaglie Pascali Loddo, che nella Rima invita al volo i versi dei 4 poeti (columbas) per scoprire il tema nonostante il contrasto (su crobu). Si noti la metafora biblica sottintendendo un argomento religioso. Il 2° poeta è Franciscu Farci di Cagliari, che sottolinea i problemi del mondo contadino. In quanto al tema sta sulle sue. Il 3° è Efis Loni, anche lui mannu (anche di età, non di statura). La sterrina è funebre, forse motivata, nella Rima fa il volpone. L’ultimo, il 4°, è Luisu Taccori, il più giovane dei quattro (ma canta già dal 1920). È di Sestu, cui dedica la sua sterrina. Nella Torrada si dichiara restio a voli arditi se non necessari per riconoscere l’oggetto della disputa poetica.

Vittoriano Pili