Paolo Conte a Parigi: le impressioni di Carla Cristofoli.

Concerto di Paolo Conte_Parigi 20138 novembre – Paolo Conte è Parigi ed io con lui. Una prima riflessione, a caldo. Paolo Conte è invecchiato. Lo dico con grande stima per uno degli artisti più importanti che il Novecento ci abbia regalato. Ha dovuto interrompere il concerto, fare una pausa di 15 minuti tra un primo e un secondo tempo, la voce mancava e si spezzava. E questo mi ha fatto riflettere: c’è un tempo per ogni cosa e forse questo grande, grandissimo, artista è arrivato ai suoi ‘laghi bianchi del silenzio’. Comunque lui era li, era venuto a suonare, a cantare e di nascosto, con il garbo e la discrezione che lo distingue, anche a ballare la sua milonga per tutti noi. Come direbbe mia madre con un’espressione elegante e ormai antica: ‘un vero Signore’. Dico tutto questo, perché il concerto di ieri di Paolo Conte mi ha lasciato un profondo senso di malinconia e quasi di nostalgia. Quello che lui non riesce più a fare da solo, lo fa accompagnato da 10 musicisti che sono quanto di meglio il jazz possa offrire. Dico 10, li ho contati, perché ci sono stati dei momenti, quando suonavano tutti insieme, che mi sono sembrati 50!! Un suono magico, pieno ed intenso, nessuna sbavatura, un’accordo perfetto, una sola voce, qualcosa di estremamente misterioso che riempe tutto lo spazio, quant’è grande il teatro ‘Grand Rex’ !! Era tutto pieno, non c’era spazio per nient’altro che per la musica. E anche l’anima si apre e si riempie.

Non so quanto sia grande il teatro, molto, non c’era un posto libero. E se questo può risvegliare la nostra maschia fierezza italiana, il pubblico era quasi tutto francese. E i francesi forse ancora s’incazzano, pero’, ragazzi miei, su certe cose ci rispettano!
Quando Conte ha intonato le prime note di ‘vieni via con me’ ho pensato che sarebbe venuto giù il teatro tanto forte è stata la detonazione del pubblico. Credo che comunque non se ne sarebbe accorto nessuno: l’onda delle note blu ormai ci aveva già portati via.

Carla Cristofoli

  1. Dissento su una buona parte di quanto da te scritto, anche se riconosco l’affetto che ti ha guidata.

    La voce, almeno nella serata successiva, era quella – splendida – di sempre, invecchiata benissimo, e i musicisti non erano certo presenti per colmare qualche lacuna, dovuta all’età, del maestro, dato che in formazione pressochè simile si esibisce da circa 20 anni.

    Un saluto,
    Paul

    • evidentemente avevo ‘la cravatta sbagliata’ per un concerto jazz, ma sai, noi donne ‘non capiamo il jazz’ e davvero non si ‘capisce il motivo…. Fragili creature ci lasciamo guidare dal sentimento e dall’affetto…
      mi è scappato un sentimento ed ho perso il fulgore della logica.
      saluti a te
      carla

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