IL LIBRETTO RITROVATO

gara poetica

Quando ho letto il racconto di Vittoriano Pili, “Cun scannus e cadiras o banghitus – Cantadas a Sestu, lingua, politica e religione”, mi è tornato in mente un libretto che qualche mese fa casualmente mi è passato per le mani sulla scorta delle ricerche di un appassionato cultore di poesia sarda, interessato alle composizioni di Francesco Farci. Avevo notato quella pubblicazione proprio per il suo riferimento a Sestu. Una breve ricerca sull’opac e il libretto è di nuovo sulla mia scrivania. Per una di quelle fortunate combinazioni che fanno la gioia dei bibliofili, il libretto contiene proprio la trascrizione della celebre gara poetica di cui parla Vittoriano Pili, tenutasi a Sestu il 23.04.1930 in occasione della festività di San Giorgio. Peraltro è un raro esemplare dell’edizione originale, presente solo nella Biblioteca regionale. Ho pensato che il fortunato ritrovamento meritasse la giusta attenzione di un esperto. Così ho mostrato il libretto a Vittoriano Pili che con la competenza e la perizia che lo contraddistinguono ne ha  studiato e analizzato il contenuto. Di seguito vi proponiamo la prima parte del suo pregevole lavoro. (Sandra Mereu)

***

GARA POETICA. È chiamata così la poesia estemporanea orale e cantata che mette in pubblica competizione più poeti improvvisatori riuniti e che si alternano secondo l’ordine e il tema assegnato dalla giuria competente. Tralasciamo qui le supposte origini e ricordiamo appena che alcuni studiosi hanno attribuito al poeta-improvvisatore Antonio Cubeddu di Ozieri (SS) l’idea e l’attuazione della prima GARA POETICA con premio in palio al vincitore, in occasione della festa di N. S. del Rimedio a Ozieri il 15 settembre del 1896. In un secondo momento egli si prodigò nel convincere i comitati che volevano inserire negli spettacoli delle sagre e feste locali questa disputa tra poeti estemporanei a ricompensare tutti gli sfidanti equamente, premio a parte. I poeti-improvvisatori che cantano sul palco i loro componimenti in versi diventano così dei veri e propri professionisti e maestri d’arte. In lingua sarda-campidanese sono chiamati cantadoris e le loro gare o sfide o competizioni, in versi e rime, cantadas.

Una cantada può essere a tema segreto, a fini serrau (o cobertu), oppure a tema noto, a fini connotu (o scobertu). Il tema o argomento da svolgere è comunque dato ai cantadoris in gara dal comitato organizzativo o da una giuria preposta. Ogni cantada, cui partecipano di solito tre o quattro cantadoris, è composta da una sequenza di composizioni spontanee, cantate alternamente da ogni singolo poeta e chiamate mutetus, con un saltuario e breve intervento di un coro a due voci, bàsciu e contra o semplicemente contra, alla fine di ogni strofa. Il mutetu tradizionale nelle cantadas non è quello più semplice, detto mutetu a duus peis, formato da un’apertura, in sardo sterrina, di due soli versi seguita da una chiusura, in sardo torrada, di altrettanti versi in rima con quelli dell’apertura. In sardo il verso è chiamato camba, ma anche pei, termine quest’ultimo che indica propriamente la parte del verso attinente alla rima (v. ad es. pei de casu); il mutetu a duus peis, quello più semplice, è reputato anche il più facile da eseguire e quindi è escluso nelle gare poetiche, preferendo i poeti cimentarsi con i più complessi e difficili, detti appunto  “de cantadas” o “longus a praxeri”,de ses, otu o dexi peis o prus”.

Questi ultimi hanno in aggiunta nella costruzione della sterrina, cioè della strofa stesa nei più versi d’apertura, uno schema ordinato e preciso in corrispondenza delle parole predisposte nella torrada o rima, costituita sempre da un distico, ossia due versi. Una régula o scala, così è chiamato questo schema a skina de pisci, cioè a lisca di pesce, per l’ordine di rima rappresentato. In breve:

– l’ultima parola del 1° verso della sterrina deve far rima con l’ultima parola del 2° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 2° verso della sterrina deve far rima con l’ultima parola del 1° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 3° verso della sterrina deve far rima con la penultima parola del 2° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 4° verso della sterrina deve far rima con la penultima parola del 1° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 5° verso della sterrina deve far rima con la terzultima parola del 2° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 6° verso della sterrina deve far rima con la terzultima parola del 1° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola del 7° verso della sterrina deve far rima con la quartultima parola del 2° verso della torrada (rima);

– l’ultima parola dell’ 8° verso della sterrina deve far rima con la quartultima parola del 1° verso della torrada (rima).

E così via, quanto può essere lunga la sterrina e… buona la memoria o retentiva del poeta. Secondo alcuni questo “sciogli-memoria” sarebbe da attribuirsi (o addebitare) a Pascali Loddo (cantadori mannu, de Pauli, nàsciu in su 1871 e mortu in su 1949, presente anche in questa “gara” svolta a Sestu nel 1930), secondo altri a Giuseppe Nonnoi (pure questo di Monserrato, partecipante a una gara svolta ad Assemini nel 1860, dove osserva già la scala). A proposito della gran varietà dei mutetus vi è da aggiungere che in tutti vi si riscontra, comunque, la famosa “incongruenza” del senso tra la strofa di stesura iniziale, la sterrina appunto, ed il distico di chiusura a rima, la torrada o coberimentu o cobertantza.

Vittoriano Pili

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