“Gli sdraiati”, Michele Serra (Feltrinelli 2013) – Recensione di Tonino Sitzia

Gli sdraiati_Michele Serra“Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo Smartphone. La sinistra, semi-inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddove una volta ritrovai anche un würstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti. La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all’iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica.”

Chi è quell’essere ipertecnologico se non uno dei “nostri” figli, quella sorta di marziano dotato di tante appendici che gli consentono di comunicare con tutto il mondo ma non con il proprio padre? Non era forse, questa, una delle affascinanti ipotesi della fantascienza classica, di cui i padri si sono nutriti, e che ora sembra divenuta realtà? Chi sono questi figli ai quali bisogna lasciare scritto (e non detto) input del tipo “Prima di uscire controlla di avere lasciato accese tutte le luci di casa”, “Verificare lo stadio di decomposizione dei cibi prima di ingoiarli”, “Il water marezzato di merda è un’installazione artistica, o mi è consentito di pulirlo? ”Lasci i tuoi peli nel bidè per motivi religiosi?”, “Per piacere, se passi dal ferramenta compra uno scalpello, dobbiamo rimuovere dal lavandino i tuoi sputi di dentifricio calcificati”. Sembrano domande banali a fronte delle più corpose “Il relativismo educativo di questi anni è stato più debole rispetto all’autoritarismo assoluto dei nostri padri/nonni?”.

Michele Serra, utilizzando la chiave ironico riflessiva che gli è congeniale, affronta in questo gustoso libro il tema universale del rapporto padri-figli. Si parla di padri e non di madri, perché sono loro l’anello debole nella sfera del privato. Si ride, certo. I sardi direbbero arrisu cun crasciou, cioè il sardanios ghelos, riso che può trasformarsi in gelo, come testimoniano le maschere apotropaiche fenicio puniche. Riso sghembo, perché il gelo nella comunicazione è il vero problema che sta al fondo del libro. L’amarognolo è dato dalla palese difficoltà del confronto generazionale, oggi più che mai avvertito da tutti, genitori, insegnanti, pedagogisti, operatori dell’educazione in senso lato, come giunto ai limiti della incomunicabilità.

La grande letteratura del passato, da Pirandello a Kafka, da Turgenev a Tolstoj, da Mann a Svevo, da Freud a Fromm, sembra essere, dati i tempi, utile ma non sufficiente a spiegare la difficoltà. Di questo travaglio sembra del tutto ignara la politica, che viaggia nel suo mondo “altro”, dove i bisogni dei giovani, i loro problemi e le loro istanze, non solo non sono avvertiti in termini di risorse (alla scuola, alla ricerca, alla cultura…), ma soprattutto sembrano essere estranei: il solo pensare alla “generazione senza” o alla “generazione in panchina”, senza lavoro, senza casa, senza pensione, senza figli, senza futuro, fa venire i brividi e non dovrebbe far dormire la notte di chi gestisce il potere. Ma su questo piano il discorso ci porterebbe lontano e fuori dalla sfera di interesse del libro, che si muove nel privato, nell’ambito della famiglia, delle relazioni interparentali e delle amicizie, ed è per questo che è interessante, suscita immedesimazione nel lettore, adulto o giovane che sia.

Perché non è sufficiente l’esperienza del passato? Cosa sta succedendo? Serra usa la metafora del campo di calcio: se due squadre si affrontano ma non riconoscono né il perimetro del confronto, né le regole del gioco, allora non c’è partita. E nel confronto/scontro/guerra padri-figli o giovani-vecchi, quali le nuove regole? La metafora della vendemmia: “Certo che un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono, prima non si era mai visto”. È la riflessione, a mò di battuta, che fa uno dei “vecchi” protagonisti della vendemmia raccontata da Serra, una scusa, data la pochezza dei filari, per ritrovarsi ogni anno e stare insieme. Il rito si consuma in una vigna collinare delle Langhe: alzarsi all’alba, godere delle prime luci dell’aurora, il diradarsi della nebbia, preparare i ferri da taglio, calpestare le zolle, afferrare i grappoli, quelli che poi daranno il vino, poi la vita stessa, che è passaggio di gesti condivisi che poi si trasformano in valori. Quel giorno magico è segnato dall’assenza. – Dove sono i giovani diciottenni che dovevano darci una mano? – Chiede qualcuno piegato sui tralci…ieri sembravano ben disposti…Dormono, forse hanno tirato la notte con i loro smart…e i loro computer, prima delle due del pomeriggio non li vedremo…a lavoro ormai finito.

Se due ragazzi su tre usano i media come estensione del proprio corpo (si veda il dato dell’ 11° Rapporto Censis 2013 sulla Comunicazione), se in media essi fanno ricorso alla connessione mobile per tre ore ogni giorno, quale posto resta per ricreare assieme il perimetro e le regole del gioco? Come ridefinire il concetto di spazio e tempo? «Ce la caveremo, vero, papà? – Sí. Ce la caveremo. – E non ci succederà niente di male. – Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. – Sí. Perché noi portiamo il fuoco». Sono le parole che un padre e un figlio si scambiano dopo l’apocalisse ne “La strada” di Cormac McCarthy (Premio Pulitzer 2007). Di nuovo la Letteratura torna a soccorrerci… Non siamo certo a quel punto, anzi la crisi è data dal benessere, ma forse di un fuoco simbolico abbiamo bisogno, come custodi, i vecchi, e come rinnovatori, i giovani.

Tonino Sitzia

(Da Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

Una risposta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...