Ma di cosa si sta discutendo?

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In questo breve ma intenso periodo pre-elettorale, nel campo del centro sinistra abbiamo assistito ad accese discussioni su questioni di varia natura. Dapprima sulle primarie del PD per il candidato presidente, poi sulla successiva cancellazione del loro esito. Subito dopo abbiamo osservato interessanti disquisizioni sulla composizione delle liste, a partire da alcune scelte che sono apparse incoerenti. Così se prima per motivi di opportunità politica era sconveniente che la vincitrice delle primarie, indagata per peculato nell’inchiesta per i fondi ai gruppi, venisse candidata, quegli stessi motivi sono stati poi accantonati quando si è trattato di inserire nelle liste candidati con le stesse caratteristiche.

Per la composizione delle liste, riportano i giornali, è stato fatto valere il codice etico del PD che prevede la candidabilità in assenza di condanna. Un avviso di garanzia infatti non equivale a una sentenza e vale fino a prova contraria la presunzione di innocenza. La capacità di molti candidati indagati di attrarre preferenze ha evidentemente suggerito l’opportunità di valutare caso per caso, provincia per provincia, mettendo da parte, in vista degli obiettivi da raggiungere, gli astratti principi di coerenza. Questo ci fa però capire che i partiti (PD in testa), nonostante alcune dolorose rinunce, sono tutto sommato convinti che nella scelta della stragrande maggioranza degli elettori certe questioni di principio peseranno poco o nulla.

Opinioni diverse sono inoltre emerse intorno all’opportunità che il Partito sardo d’azione facesse parte della coalizione di centro sinistra. In questo caso chi si opponeva all’ingresso del Psd’az faceva valere sostanzialmente un principio di moralità. I sardisti come è noto hanno fatto parte, fino alla naturale scadenza, della maggioranza del centro destra e come si sa per espiare un peccato non bastano due giorni e nemmeno 4 mesi. Mi domando però quale coerenza ci sia in ragionamenti moralistici di questo tipo quando per eleggere il segretario del PD sono state aperte le porte a tutti, elettori dei partiti di destra compresi. Alla luce di questo fatto i tentativi di giustificare l’esclusione dei sardisti distinguendo tra dirigenti cattivi ed elettori buoni e puri appaiono vacui bizantinismi.

Su questi argomenti dunque si è animatamente discusso sinora. E’ mancato però quello che dovrebbe costituire l’elemento fondamentale di ogni vero e serio dibattito politico: il programma. Anzi, l’impressione è che proprio questa assenza abbia portato ad enfatizzare questioni che probabilmente alla prova dei fatti si riveleranno poco più che marginali. In assenza di un programma definito, di idee forti intorno a cui confrontarsi, il rischio è che ci si ritrovi a scegliere esclusivamente tra personalità. E che dunque simpatia, slogan ad effetto e doti di comunicazione (con tutto ciò che oggi questo significa) prevalgano su serietà, ragionamento e competenza. Speriamo allora che nel breve mese di campagna elettorale che abbiamo davanti si possa finalmente discutere di programmi e contenuti e che questi siano facilmente riconoscibili dagli elettori del centro sinistra come proposte adeguate rispetto alla drammaticità della crisi che attanaglia la Sardegna.

Sandra Mereu

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