Illusionisti ed illusi

Condivido e pubblico qui la lucida e amara riflessione di Salvatore Multinu intorno alle ultime vicende della politica italiana. (S. M.)

***

Renzi-Berlusconi

Parturient montes nascetur ridiculus mus (Orazio, Ars poetica)

Le montagne avranno i dolori del parto, nascerà un ridicolo topo.

Già! La montagna ha partorito un topolino. Dicono che risolverà tutti i problemi istituzionali del paese, di questo sempre più sgangherato paese dove la direzione nazionale del più grande partito politico procede alla stregua delle chiacchiere da bar, tra battute, offese, rimproveri, mugugni…; dove le posizioni strumentali si scambiano di posto e chi gridava all’inciucio promuove qualcosa di simile ma ribattezzandolo “grande sintonia” istituzionale, e chi sosteneva la necessità di ampie intese sulle regole si lamenta delle modalità con cui vengono costruite. Sparisce la prudenza, saltano le buone maniere, ma – signori miei (che sostituisce l’antico e talvolta abusato appellativo di “compagno” o “amico“) – tutto alla luce del sole, in piena trasparenza. In streaming, perbacco! In diretta, come una partita di Champions League, da vivere come avidi tifosi. Non giocata alla pari, questo è vero, e quindi con un risultato acquisito, ma vuoi mettere il gusto di godersi un palleggio, un tunnel, un cucchiaio che beffa il portiere? Così va il mondo. Ma vediamola questa grande riforma, questa proposta risolutiva di ogni nostro problema, inseguita da anni e portata alla luce in pochi giorni dall’energia del giovane Demiurgo; vediamola nei suoi tre aspetti:

1. Trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, non eletta direttamente ma composta da rappresentanti regionali; non darà più la fiducia ai governi, non approverà ordinariamente le leggi, servirà – pare – come camera di compensazione dei diverbi tra Stato e Regioni. Non si sa come, non si sa su cosa. Ma sul superamento del bicameralismo perfetto l’accordo, almeno a parole, è unanime e dunque si va nella direzione giusta (poi magari qualcuno va a vedere come funziona altrove, per esempio nel Regno Unito, e scopre che non è proprio tutto rose e fiori, tanto che gli illustri costituzionalisti di quello ed altri regni si sono dovuti inventare quella che chiamano leale collaborazione! Leale collaborazione in Italia? Nell’Italia uscita dal secondo ventennio di bicipitismo? Mah!).

2. Modifica del Titolo V della Costituzione, cioè quello che regola appunto i rapporti tra organi centrali dello Stato e organi di autogoverno territoriali, Regioni, Province (kaputt!) e Comuni. In pratica si rivedono le competenze, con la tendenza a riportare alle decisioni superiori alcune materie: il turismo, per esempio; ci penserà lo Stato a promuovere l’Italia intera, senza questo spezzettamento crisponiano di prodotti, ambienti, panorami locali… Non so se sia un tentativo di Berlusconi di boicottare il Meeting di Rimini del traditore Formigoni, ma so di certo che si cambia verso rispetto al maniacale federalismo imposto negli ultimi vent’anni e rivelatosi una semplice riproduzione in ventesimo della bulimia statalista. Però c’è qualcosa che non torna. Se avviene questo, di cosa si occupa il Senato precedentemente trasformato? Che fine faranno le decine, centinaia di Statuti (spesso “copia e incolla“, verissimo!) di Regioni, Province (kaputt!) e Comuni? E tuttavia qualcosa bisogna pur fare per mettere fine alla rappresentazione indecente che questi organi della Repubblica (art. 114), sollevati al rango di pari dignità con lo Stato, hanno dato di sé (similmente allo Stato stesso, per la verità) negli ultimi lustri. E dunque si proceda…

3. Legge elettorale. Qui l’illusionismo raggiunge l’apice della sua performance. Che cosa è, infatti, l’illusionismo? Far credere che tutto sia diverso da quello che è lasciandolo esattamente uguale tranne che nella percezione dell’illuso. La Corte Costituzionale ha rilevato elementi di incostituzionalità nel famigerato porcellum? Ha detto che bisogna ridare all’elettore il diritto di scegliersi il rappresentante e che bisogna evitare di falsare i risultati con ridondanti premi di maggioranza? Et voilà! Liste bloccate (ma corte, eh, mi raccomando!) e premio di maggioranza (ma solo dopo il 35%)… Ci voleva molto? E se le coalizioni (questa metastasi di ogni sistema politico-istituzionale degno di questo nome, che infatti non ci sono da nessuna parte del pianeta) pur imbarcando cani e porci (altrimenti li punisce la tagliola dello sbarramento che passa dal 5 all’8%, qualcosa come tre milioni di elettori che non si capisce perché dovrebbero valere meno di quelli delle primarie) non riesce a raggiungere il pur modesto traguardo doppio turno tra le prime due e finalmente si governa rubacchiando un po’ di seggi fino a raggiungere il 53-55%.

Siamo d’inverno ed è facile ricordare che del porcellum non si butta via niente, ma non nell’era glaciale, non nell’antico e dileggiato Novecento, ma cinque anni fa, cazzo! Cinque anni fa la coalizione di centro destra ha ottenuto il 53% dei seggi al Senato e il 55% dei seggi alla Camera! E cosa ha governato? Il nulla che ci ha condotto fin dove siamo, tanto da indurre Parlamento, Presidente della Repubblica e Istituzioni europee a staccare la spina. Possibile che la memoria degli italiani sia ridotta a questo punto? Possibile che si creda ancora alla favoletta che basta vincere e avere almeno il 55% per essere certi del buon governo? Ma almeno – dicono – si sa di chi è la colpa, e il colpevole verrà punito… Infatti dopo tale sfracello il centro destra è forte come prima.

Obiezione: colpa dell’azione anestetizzante e soporifera di Monti, che in un anno ha fatto dimenticare agli italiani, alla  evidentemente corta memoria dell’ottima società civile per quanto indignata, ciò che era accaduto l’anno prima.

Replica: siamo sicuri che sia così? E in Sardegna, dove Cappellacci non è stato da meno del suo mentore quanto a incapacità e dove lo ha salvato quell’altra pessima cazzata del simul stabunt simul cadent, vi pare che ci sia aria da smantellamento del centro destra? Ne riparliamo tra un mese.

Ora, l’illusionista fa il suo mestiere, e non lo fa per niente male. Quelli che comincio a non capire molto sono gli illusi. Quelli che credono che ci sia ancora qualcosa da scoprire, quelli che “però, visto?, Renzi che ganzo!“, quelli che “adesso facciamo la battaglia sulle preferenze“…

Sulle preferenze?!?… Io la battaglia la voglio fare sui partiti, su associazioni che riprendano ad essere spazi di democrazia e soggetti di elaborazione e proposta politica. Su organismi dove si discute, si corregge, si integra, si costruisce una proposta e poi il segretario va a confrontarla con gli altri, anche con l’opposizione naturalmente, anche con la più pregiudicata e spregiudicata, e se necessario ci mette del suo per arrivare ad una sintesi, poi torna e spiega perché è utile accettare il compromesso (o, se preferite, l’inciucio), non organismi dove arriva per farsi ratificare dagli alleati e dai suoi quello che autonomamente ha concordato con gli avversari. Con la scusa delle primarie che lo hanno consacrato bla bla bla… che basterebbe questa scusa per abolire le primarie da qui all’eternità. Ce la si fa a costruire qualcosa del genere? Allora si resta! Non ci si fa perché un bischero non intende ragioni? E allora arrivederci e buon viaggio. Basta illusioni e basta illusi!

Non c’è mica molto tempo, del resto. Altro che preferenze! Qui si tratta della sopravvivenza di organismi associativi previsti dalla Costituzione, che, oltre tutto, dovrebbero cominciare a darsi una regolata per legge così come la Costituzione prevede. Ma so bene che non saranno le leggi a sostituire quello che devono fare le scelte politiche. E allora ci si decida. O si ricostruiscono almeno le minime condizioni di agibilità democratica, oppure si fa altro. E l’altro deve cominciare là dove questa illusionistica grande sintonia sta per approdare: il Parlamento!

Bisogna essere chiari su questo punto. Sarebbe sciagurato chi si augurasse qualcosa di simile alle giornate di quasi un anno fa: i gruppi parlamentari hanno la loro autonomia, ma non credo che si possa stare nello stesso partito e votare difformemente, magari nel segreto dell’urna, da ciò che si è deciso nelle sedi politiche. Non l’ho giustificato un anno fa e non lo faccio adesso. Se non si è d’accordo su elementi fondamentali per la democrazia quali sono i partiti e le regole istituzionali, si compiono scelte alla luce del sole e si fa esattamente come hanno fatto nel centro destra coloro che hanno rifiutato di assoggettarsi all’azione devastatrice di un partito padronale. Nuovi gruppi parlamentari, nuova organizzazione, e se gli obiettivi e i valori restano gli stessi ci sarà modo di discuterne e di confrontarsi – quando sarà il momento – con i depositari della sovranità democratica, gli elettori.

Salvatore Multinu

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