Il giorno della Memoria 2014

In occasione della Giornata della Memoria quest’anno Equilibri – Circolo dei lettori di Elmas, in collaborazione con l’Istituto Tecnico Agrario “Duca degli Abruzzi”, ISTASAC e Mieleamaro, organizza e promuove la presentazione del libro:

Dipurarazza

L’iniziativa si svolgerà giovedì 30 gennaio alle ore 10.30, nell’aula magna dell’Istituto Agrario di Elmas. Parleranno del libro e del significato del giorno della memoria Mario Avagliano, coautore, giornalista e storico, membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e Marina Moncelsi, insegnante e ricercatrice di storia contemporanea, presidente dell’Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’età contemporanea nella Sardegna centrale.

Lo stesso giorno, alle ore 18, per iniziativa della Monserratoteca, il libro sarà presentato anche a Monserrato nella Casa della Cultura, in via Giulio Cesare 37.

— ♦ —

Il Libro. «È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti». Così recitava il Manifesto della razza che nel luglio 1938, dopo una virulenta propaganda sui giornali, ufficializzò la svolta antisemita dell’Italia fascista. Entro novembre il regime passò dalle parole ai fatti, varando le cosiddette leggi razziali che equivalsero alla «morte civile» per gli ebrei, banditi da scuole, luoghi di lavoro, esercito, ed espropriati delle loro attività. La bella gioventù dell’epoca (universitari, giornalisti e professionisti in erba) rappresentò l’avanguardia del razzismo fascista. Molti di loro avrebbero costituito l’ossatura della classe dirigente della Repubblica, cancellando le tracce di quel passato oscuro. Non a caso, per lungo tempo la persecuzione è stata declassata dalla memoria collettiva, e da una parte della storiografia, a una pagina nera che gli italiani, in fondo «brava gente», avrebbero subìto passivamente. Per restituirci un’immagine quanto più veritiera possibile dell’atteggiamento della popolazione di fronte alla persecuzione dei connazionali ebrei, Avagliano e Palmieri hanno compiuto una ricognizione di un’enorme mole di fonti (diari, lettere, carteggi burocratici e rapporti dei fiduciari della polizia politica, del Minculpop e del Pnf) dal 1938 al 1943. Ne è emersa una microstoria che narra un «altro Paese», fatto di persecutori (i funzionari di Stato), di agit-prop (i giornalisti e gli intellettuali che prestarono le loro firme), di delatori (per convinzione o convenienza), di spettatori (gli indifferenti) e di semplici sciacalli che approfittarono delle leggi per appropriarsi dei beni e le aziende degli ebrei. Rari i casi di opposizione e di solidarietà, per lo più confinati nella sfera privata. Complessivamente in quegli anni bui milioni di persone si scoprirono di pura razza italiana e i provvedimenti razziali riscossero il consenso maggioritario della popolazione.

Annunci

“L’attualità del pensiero di Gramsci” in memoria di Enrico Bullita

Conferenza Gramsci 2Si è svolto, con notevole interesse del pubblico presente, il convegno sul tema dell’attualità del pensiero di Antonio Gramsci che l’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer” ha voluto dedicare alla memoria di Enrico Bullita, scomparso un anno fa.

Enrico Bullita è stato, negli ultimi anni della sua vita, il presidente onorario dell’associazione, che ha promosso e organizzato l’iniziativa nella propria sede. La finalità principale dell’associazione è infatti quella di gestire i locali siti al numero 5/7 di via Gramsci: un luogo carico di memoria e simbolico al tempo stesso per molti cittadini sestesi.

Fu proprio Enrico Bullita a volere fortemente, a metà degli anni ’50, insieme all’istituzione della sezione del partito comunista, l’edificazione dello stabile che doveva servire a dare una casa ai comunisti di Sestu per incontrarsi, discutere e svolgere l’attività politica legata alla militanza. L’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer”, interpretando lo spirito comunitario che ispirò Enrico Bullita e i suoi compagni, mette questi locali a disposizione di tutti i partiti politici e associazioni che ancora oggi si riconoscono nei valori fondanti della sinistra.

Dedicare la conferenza alla memoria di Enrico Bullita è sembrato il modo migliore per ricordarlo. Perché, come ben sa la gran parte dei cittadini di Sestu, tutta la vita di Enrico Bullita e in particolar modo la sua azione politica, come amministratore e sindaco di questo comune, hanno avuto quale riferimento ideale e bussola di orientamento il pensiero e le idee di Antonio Gramsci.

Conferenza Gramsci 4Antonio Gramsci, nato ad Ales e cresciuto a Ghilarza, si trasferisce poi a Cagliari per studiare al liceo Dettori e qui si avvicina alla politica: alle idee sardiste dapprima e socialiste poi. E sempre a Cagliari fa le sue prime esperienze da giornalista come giovanissimo e combattivo redattore dell’Unione Sarda. Per parlare di Gramsci e dell’attualità del suo pensiero sono stati invitati i rappresentanti delle più importanti associazioni culturali sarde che hanno sede nei detti luoghi gramsciani (Casa Museo A. Gramsci di Ghilarza, Casa Natale A. Gramsci di Ales, Istituto Gramsci di studi e ricerche della Sardegna di Cagliari).

Tutte queste associazioni sono impegnate a studiare e divulgare il pensiero di Antonio Gramsci, che fu anche il fondatore del Partito Comunista Italiano, in modo particolare presso le nuove generazioni. Giuseppe Fiori, nella prefazione all’edizione del 1995 della sua “Vita di Antonio Gramsci”, a questo proposito scriveva:

 “I bimbi nati quando questo libro usciva (cioè nel 1966, ndr) sono oggi uomini di ventinove anni cresciuti in un passaggio d’epoca. Di Gramsci che cosa sanno? Poco o nulla. A loro dedico questa riedizione.”

Conferenza Gramsci 5Se questo era vero nel 1995 lo è tanto più oggi. Ci sono in Italia almeno due, tre generazioni di cui solo una ristrettissima élite ha idea di chi sia, cosa abbia fatto e cosa abbia rappresentato per milioni di italiani nel passato Antonio Gramsci.

Ciò che noi ignoriamo è invece ben presente all’estero. Negli ultimi decenni gli studi su Gramsci hanno conosciuto una forte ripresa – non essendo infatti mai del tutto sopiti –  in molti paesi di diversi continenti. Lo dimostrano innanzitutto i numerosi convegni che a lui vengono dedicati in varie parti del mondo e le tante pubblicazioni, di e su Gramsci, in lingua inglese, spagnola, portoghese e francese. L’interesse per il pensatore sardo è inoltre attestato dai corsi di studio che annualmente si tengono in varie Università di diversi continenti sulle sue riflessioni e i suoi scritti.

Gramsci è conosciuto senz’altro in America Latina. Piace ricordare come curiosità che il noto calciatore brasiliano Socrates, qualche anno fa in un’intervista rilasciata durante il suo soggiorno in Italia, alla domanda: «qual è l’Italiano che stimi di più?» rispose appunto: «Antonio Gramsci».

Conferenza Gramsci3Ma Gramsci è conosciuto anche negli Stati Uniti. Paradossalmente proprio dalla destra conservatrice. E’ noto che la destra americana ha letto Gramsci, assimilandone molto bene la lezione dell’intellettuale organico. E’ un fatto che l’ascesa del Partito Repubblicano è cominciata proprio a partire dagli sforzi coordinati di un gruppo sempre più largo di intellettuali e di una rete di centri di elaborazione teorica.

Anche nel mondo dell’arte il rilievo internazionale di Gramsci ha avuto un significativo riconoscimento. Il monumento, con annessa mostra, realizzato lo scorso anno a New York in un parco del Bronx dall’artista svizzero Thomas Hirschhorn, ha registrato un grande successo di pubblico e di critica.

E infine anche la Sardegna, proprio grazie a un progetto della Casa Museo di Ghilarza, si è inserita in questo movimento internazionale di studi gramsciani con l’istituzione di una summer school. Da quest’anno Ghilarza è diventata la sede di una scuola estiva dove docenti e ricercatori provenienti da Università straniere, incontreranno giovani studenti di tutto il mondo.

Tutto questo è sufficiente a farci capire che forse troppo frettolosamente e insipientemente la Cultura e soprattutto la Politica italiana si sono disfatti di Gramsci, delle sue idee e strumenti di analisi. La storia ci ha però insegnato che nei momenti di crisi e smarrimento, come quello che stiamo vivendo, le idee forti della tradizione sono quelle da cui si può trarre nuova linfa per trovare la via d’uscita.

Sandra Mereu