Il programma del centrosinistra: la città metropolitana.

valter-pisceddaLo sviluppo della Sardegna – va ripetendo insistentemente Francesco Pigliaru – passa attraverso la capacità dei territori di cooperare. In quest’ottica la città metropolitana, intesa come capacità di governo e progettazione prima ancora che come istituzione, è uno strumento fondamentale per lo sviluppo di tutta la regione. Una città grande, bene organizzata, capace di concentrare parti e funzioni separate, non solo migliora la qualità della vita di chi vi abita ma soprattuto è l’ambiente che meglio favorisce processi di innovazione e creatività. A questo proposito abbiamo chiesto al candidato Valter Piscedda (PD), combattivo sindaco di Elmas, quali potenzialità intravede per operare un salto di qualità nel processo di integrazione urbana.

Nell’ambito della città metropolitana che ruolo si può attribuire al compendio Elmas-Sestu?

Più che al compendio Elmas-Sestu mi piace pensare ai territori che stanno tra la ss130 e la vecchia 131. E su questo territorio, che comprende quindi anche altri comuni dell’area vasta oltre i nostri, c’è poco da inventare. Negli anni passati infatti come sindaci dei diversi comuni ci siamo ripetutamente riuniti in un organismo che si chiama “forum dei sindaci”, ed abbiamo messo nero su bianco le prospettive di sviluppo futuro in un documento che si chiama “pianificazione strategica intercomunale”, approvato poi da ogni municipalità. Una sorta di prova tecnica di area metropolitana. Nello specifico dei nostri due comuni, abbiamo parlato soprattutto di infrastrutture, trasporti, e sviluppo economico/produttivo. La vecchia 131 è diventata una sorta di parco di imprese, che va necessariamente integrata con il flusso di traffico presente sulla attuale 130. Per questo abbiamo parlato di trasporto, soprattutto urbano, e di collegamento dei diversi comuni con l’aeroporto. E ne abbiamo parlato consapevoli di tutte le contraddizioni attualmente esistenti, tra le quali, a titolo di esempio, cito il fatto che a Sestu, ad appena 4 km da Cagliari, e all’aeroporto – l’aeroporto più importante della Sardegna – non passa una sola linea urbana che colleghi col capoluogo. Eppure spendiamo milioni di euro per la continuità territoriale…

Sembra tramontata l’idea di una espansione a macchia d’olio dei diversi centri dell’area metropolitana. Si può pensare a interventi edilizi che soddisfino la domanda di nuove abitazioni senza il consumo del territorio simile a quello dei decenni appena trascorsi?

Anche questo tema è stato oggetto di analisi del forum dei sindaci. Abbiamo tutti condiviso che l’esigenza di nuove abitazioni non può ricadere solo su Cagliari, ma allo stesso tempo la maggior parte dei comuni viciniori non ritiene di dover ampliare la propria capacità di dimensionamento urbano. Abbiamo quindi condiviso l’idea di agevolare i proprietari di doppie case ad affittarle, e di agevolare le riqualificazioni e le riconversioni edilizie. Già solo una rivisitazione dei regolamenti tributari comunali potrebbe di fatto incentivare l’immissione nel mercato di una gran quantità di immobili, ma non si può chiedere ai comuni di far questo senza una necessaria compensazione economica da parte della regione. C’è una marea di stabili esistenti che potrebbero essere risanati e adibiti a edilizia agevolata, ma anche in questo caso è necessario l’intervento legislativo e finanziario della regione.

Nel mondo il tema del diritto all’alloggio delle classi sociali medio e medio-basse si sta affrontando con l’housing sociale. Considerando la crescente difficoltà delle famiglie e dei giovani in particolare ad avere accesso a un mutuo, ti sembra che questo modello possa essere una risposta soddisfacente e qualificata all’esigenza di alloggi che negli ultimi decenni dalla città si è scaricata sui centri limitrofi?

Sono del parere che vada aumentato il finanziamento della legge regionale 32, quella che concede mutui agevolati alle giovani coppie sarde. Noi abbiamo infatti ancora la mentalità dell’avere una casa propria, e questa mentalità va a mio avviso preservata anche in un ottica di garanzia di stabilità per il futuro dei nostri giovani. Tuttavia sarebbero da rivedere le soglie, in quanto quelle attuali consentono a mala pena di acquistare un bivano, a causa del vertiginoso aumento dei prezzi di mercato delle abitazioni, ed andrebbe rivisto il sistema della garanzie accessorie, giacchè oggi i genitori dei ragazzi che vogliono comprar casa non sono purtroppo più nelle condizioni di fare da garanti. Ma soprattutto andrebbe riscritta una politica regionale del credito, che consenta ai nostri giovani un accesso facile e sicuro all’indebitamento, da vedere come un’opportunità e non come un suicidio annunciato. Nel forum dei sindaci abbiamo parlato anche di housing sociale, ma le esperienze finora messe in campo dalla regione si sono rivelate poco efficaci in quanto non coperte da sufficienti risorse pubbliche e menchemeno concertate con le amministrazioni comunali. La considero una buona iniziativa, ma completamente da rivedere a livello regionale.

Sandra Mereu

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