Le leggi razziste del 1938: il semita Emilio Lussu, e la Sardegna ariana di Lino Businco.

Approfondimento a seguito della presentazione di “Di Pura razza italiana” di M. Avagliano e M. Palmieri presentato da Equilibri, Circolo dei Lettori in occasione del Giorno della Memoria.

Giustizia e Libertà anno V - n. 41 ottobre 1938

Giustizia e Libertà anno V – n. 41 ottobre 1938

Chissà cosa avrebbero pensato Emilio Lussu e Lino Businco delle ultime scoperte scientifiche in merito alle razze e alla loro presunta purezza.

Il 14 febbraio 2014 nella prestigiosa rivista “Science” viene pubblicato un articolo, a firma di diversi ricercatori dell’University College di Londra, del Max Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica di Lipsia, dell’Università di Oxford, dal significativo titolo “A Genetic Atlas of Human Admixture History”. Alla ricerca, per conto dell’Università di Oxford, dove lavora nel Dipartimento di Zoologia, ha collaborato Cristian Capelli, a testimonianza delle tante eccellenze italiane che operano all’estero.

Si legge, nell’edizione italiana della rivista, che gli scienziati, partendo dai dati genetici di esseri umani contemporanei, hanno “rintracciato e confrontato i più piccoli frammenti di DNA caratteristici di diverse popolazioni, per poi costruire una mappa degli incroci che hanno portato al corredo genetico attuale. La mappa genetica interattiva descrive le mescolanze genetiche avvenute negli ultimi 4000 anni tra ciascuna delle 95 popolazioni d’Europa, Africa, Asia e Sud America. I risultati ottenuti collimano in gran parte, dal punto di vista sia geografico sia temporale, con eventi storici ben documentati, ma hanno anche portato alla luce alcuni risvolti inaspettati. Il genoma dell’etnia mongolica Tu, delle province cinesi di Qinghai e di Gansu, per esempio, mostra chiari segni di una commistione, avvenuta fra il 1080 e il 1330 d.C., con un gruppo di origine europea, probabilmente dovuta ai commercianti che frequentavano la Via della Seta… ”

Gli scienziati affermano che queste ricerche sarebbero uno strumento assai interessante nelle mani degli storici, utili per studiare, con ulteriori supporti scientifici, le interrelazioni tra gruppi umani e le loro culture. Un ulteriore conferma di quanto la genetica, se interagisce con l’antropologia, la linguistica e la geografia, possa dare una grossa mano alla storia e smantellare pregiudizi e false teorie razziali, come si è sforzato di fare il grande genetista Luigi Luca Cavalli Sforza in oltre quarant’anni di attività universitaria e nei diversi libri pubblicati (segnalo “Geni, popoli e lingue” Adelphi, 1996, il recentissimo “Razzismo e noismo” in collaborazione con Daniela Padoan.)

Non sempre ciò è accaduto. È accaduto viceversa che la scienza e taluni scienziati, nel corso della storia, abbiano talvolta supportato la politica nello sterminio di minoranze quali gli ebrei, i sinti e i rom, gli indiani d’America, gli Indios dell’America Latina, ecc… dando un avallo pseudo scientifico alla nefasta teoria del razzismo biologico.Tra questi è da annoverarsi il sardo Lino Businco, assistente di patologia Generale presso l’Università di Roma, uno dei dieci scienziati firmatari del Manifesto della Razza, reso pubblico nel luglio del 1938 e da cui derivarono “una serie di norme che portarono gli ebrei italiani alla morte civile e alla privazione di tutti i diritti civili, alla stregua di paria della società italiana.” (*)

Nel manifesto, redatto in forma di decalogo si legge, tra l’altro, che (al punto 6) “Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.”

(Al punto 7) “È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti”…

(Al punto 8) “È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.”

Il manifesto è frutto letale dei dieci scienziati firmatari, ma nel punto 8 si ritrova facilmente l’impronta di Businco, che fu anche tra i più attivi redattori della rivista “La difesa della razza”, quindicinale di affiancamento e supporto teorico alla politica razziale del fascismo, il cui primo numero uscì il 5 agosto 1938 e che finì le pubblicazioni nel giugno del 1943. Businco in un articolo dal titolo “A un anno dal manifesto razzista”  (pubblicato nella Rassegna Sociale dell’Africa Italiana, anno II, n.7, luglio 1939) riafferma che “la razza resta sempre nel suo substrato fondamentale ed essenziale, un fatto biologico”. Egli conduce una sua “scientifica” battaglia contro il meticciato, a salvaguardia della purezza della razza ariana italica, il cui prestigio è minacciato dai nativi dell’Africa orientale, la cui razza è chiaramente “inferiore” e destinata a piegarsi alla “superiore” razza occidentale.

In un articolo pubblicato ne “La difesa della razza” nel 1938 (I, 3, 5 settembre 1938-XVI, p.26) dal titolo “Sardegna ariana” Businco spende tutta la sua autorità scientifica a difesa dei sardi, i quali sottoposti “ai più cocenti insulti sotto un’etichetta pseudo scientifica” (si riferiva, forse, alle teorie razziali del positivismo antropologico di Lombroso e del suo discepolo Niceforo…) non meritano di essere “Accomunati alla razza pigmea, ai Boscimani del Kalahari, ai Ba-Binga delle rive del Sangha, ai Ba-Tua del Congo…”, poiché “quegli uomini che avevano dato origine alla luminosa civiltà dei Nuraghi, non potevano appartenere a opachi aggruppamenti razziali africani…” ma “per una mirabile conservazione del sangue attraverso i millenni…i Sardi vanno considerati come un gruppo purissimo di quegli ariani mediterranei che trovano la migliore espressione entro la razza italiana ”. (**)

Emilio Lussu in un articolo del 21 ottobre 1938 apparso su “Giustizia e Libertà” dal titolo “Sardegna, Ebrei e «razza italiana»” commenta con sarcasmo le maldestre teorie razziali di Businco e le voci che davano il Duce in persona deciso a relegare in Sardegna  tutti gli ebrei italiani. Rifacendosi al punto n° 9  del decalogo del Manifesto della razza, laddove si dice “Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto”, Lussu reagisce ironicamente:

“Come sarebbe a dire? E la Sardegna che è? E i sardi che sono? Una volta posta la questione della razza, noi sardi vogliamo andare fino in fondo. Noi non l’avremmo posta per primi, ma tant’è: poiché ci siamo, ci vogliamo stare. È tempo che anche noi sardi ci proclamiamo francamente razzisti. Dei semiti, in Sardegna è rimasto parecchio, e in generale e in particolare. Noi ci teniamo e non molliamo d’un millimetro, dovessimo tutti farci misurare l’indice cefalico da una commissione speciale della Società delle Nazioni. Noi abbiamo il diritto di chiamarci semitici, allo stesso modo con cui gli italiani della Penisola si dichiarano ariani. Che fa il prof. Taramelli, diventato senatore del regno per meriti scientifici e fascisti? Non parla? E che ha egli mai fatto, in quarant’anni, se non rigirarci, noi sardi, da tutte le parti e ritrovarci tutti semitici? E che eravamo noi fino alla seconda guerra punica? L’eroe nazionale sardo della resistenza a Roma, Amsicora, era un sardo-cartaginese, semitico al cento per cento….Così stando le cose, è troppo giusto che gli ebrei italiani vengano a finire in Sardegna: essi sono i nostri più prossimi congiunti. Per conto nostro, noi non sentiamo che pura gioia. Essi saranno accolti da fratelli”…

Tornando alla domanda iniziale. Rispetto alle ultime scoperte forse Emilio Lussu, pur non essendo uno scienziato, avrebbe avuto conferma delle sue idee di fratellanza e libertà dalla parola inglese Admixture, che ricorda quasi alla lettera il sardo “ammesturai”. Lino Businco forse si sarebbe vergognato.

Tonino Sitzia

___________________

(*) Si veda in “Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali” di Mario Avagliano e Marco Palmieri, presentato da  Equilibri, Circolo dei Lettori di Elmas il 30 gennaio scorso, nonché i contributi sull’argomento di Gabriele Soro e Sandra Mereu nel sito dell’associazione (www.equilibrielmas.it) e sul blog Sestu Reloaded.

(**) Sui risvolti in campo archeologico dell’articolo di Businco si veda “XENOI, Immagine e parola tra razzismi antichi e moderni” Atti del convegno internazionale di studi pubblicati dall’Università di Cagliari e tenutosi a Cagliari dal 3 al 6 febbraio 2010, in particolare la relazione dell’archeologo Alfonso Stiglitz dal titolo Sardegna ariana.

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