Sardegna: il tempo non aspetta tempo!

Sardegna. Il tempo non aspettaLa presentazione del libro Sardegna. Il tempo non aspetta tempo. Dialogo tra un Autonomista, un Federalista e un Sovranista (Edes 2014), all’indomani dell’insediamento del nuovo governo regionale, è stata l’occasione per assistere a un approfondito dibattito animato da una variegata rappresentanza di intellettuali e politici sardi. Sono intervenuti: Salvatore Cubeddu (sociologo, Fondazione Sardinia), Annalisa Diaz (già parlamentare, Centro di Documentazione e studi delle donne), Silvano Tagliagambe (filosofo, Associazione Terra Pace Solidarietà), Gian Luca Scroccu (storico, Università di Cagliari), Franco Mannoni (Fondazione Banco di Sardegna), Maria Antonietta Mongiu (già assessore regionale Pubblica istruzione, XIII legislatura), Pietro Ciarlo (costituzionalista, Università di Cagliari), Luciano Uras (senatore, SEL), Michela Murgia (scrittrice, Sardegna Possibile), Vito Biolchini, Pietro Marcialis. L’incontro si è svolto a Cagliari, lo scorso lunedì 17 marzo, nei locali della MEM. A seguirlo un pubblico numeroso e attento di tutte le età. I temi trattati sono infatti di grande attualità. Di quelli che ci coinvolgono tutti, come sardi, ad un’attenta riflessione.

L’autore è Pietro Soddu, classe 1929, una delle menti politiche più lucide della Sardegna. Già presidente della Regione e parlamentare (per citare solo le cariche più importanti), forte di una lunga esperienza politica, Soddu nel suo libro si interroga sulla Sardegna di oggi. Lo fa attraverso gli strumenti della scrittura letteraria, annodando i fili della sua riflessione intorno a un dialogo a tre voci. Come tre cantadores in una gara poetica – è l’immagine usata dal sociologo Salvatore Cubeddu per descrivere la struttura di questo lavoro – un federalista, un autonomista e un sovranista si misurano sui temi della modernità. In realtà – ha replicato l’autore – contrariamente a quanto accade nelle gare poetiche, le tre posizioni attraverso le quali si sviluppa il ragionamento storico e politico sulla Sardegna, tendono più ad intrecciarsi che a contrapporsi.

Prendendo la parola a conclusione del dibattito, Pietro Soddu ha confessato che non è stato facile per lui conciliare il ruolo di scrittore con quello del politico. La politica – ha detto – è cosa ben diversa dalla creazione letteraria. Il politico rappresenta una parte del popolo, si pone con esso in un rapporto dialettico, ne interpreta le ansie e le aspirazioni. L’utilizzo dello strumento letterario risponde piuttosto a una personale esigenza di adeguamento dei propri limiti, sentito come un’esercizio quanto mai necessario oggi in Sardegna.

I contenuti trattati nascono, in gran parte, dall’esigenza di contrastare alcuni diffusi luoghi comuni sulla Sardegna (siamo i più intelligenti, siamo i più longevi, viviamo nel posto più bello del mondo, e così via). Allo stesso modo non sembra avere fondamento l’esistenza di una presunta coscienza nazionale. Non risultano infatti nella storia e nella letteratura (nemmeno nell’Ottocento) studi organici che possano avvalorare questa convizione. Per dare supporto dimostrativo al suo ragionamento l’autore attinge a una serie di scritti autorevoli, mentre ricorre alla forma poetica laddove le affermazioni non sono comprovate dalla realtà (per il luogo comune della “Sardegna autentica”, ad esempio). La categoria del tempo gli ha offerto invece la possibilità di fare le tante valutazioni sulla realtà.

La posizione di Soddu sul tema centrale del libro si basa sulla convizione che non sia possibile affrontare la questione sarda, intesa come arretratezza, senza affrontare anche la questione dell’Autonomia (speciale e istituzionale). Quest’ultima è infatti la condizione imprescindibile per assicurarsi il dominio sui beni materiali. Perché ciò sia possibile è però necessario uscire dall’idea che la sovranità sia collocata in capo allo Stato. Essa appartiene al popolo che la insedia in capo alle istituzioni e la esercita poi nei vari livelli di governo.

Quando si parla di Autonomia, Rinascita e Sviluppo c’è una comune tendenza ad usare con troppa facilità la parola “fallimento”. Pietro Soddu non condivide al riguardo le critiche demolitorie di tanti storici dell’economia (fatta eccezione per Sapelli) che si sono cimentati su questi temi. Le considera un falso storiografico. La Sardegna di oggi non è quella degli anni ’50. Per rendersene conto basterebbe rileggere gli articoli di Lussu apparsi sulla rivista “Il Ponte” del 1951. La Sardegna agli albori dell’Autonomia vi è descritta come la regione più arretrata d’Europa. L’Autonomia per molti versi si è dimostrata inadeguata, ma è anche vero – ha quindi osservato Soddu – che siamo usciti dall’arretratezza. “Non si può cancellare tutto – è stato infine il suo commento – altrimenti non sapremo più dove ricostruire!”.

Il modello di sviluppo della Rinascita, di cui Pietro Soddu è in gran parte responsabile, non era solo industria pesante. Molti investimenti furono fatti anche in opere di canalizzazione per favorire la nascita di un’agricoltura intensiva. Oggi abbiamo l’ambizione di essere autosufficienti, di creare con le nostre mani le nostre risorse. Possiamo credere che basti per questo il turismo enogastronomico? O il turismo ricco della Costa Smeralda? Soddu non ha dubbi: oggi non è più proponibile il modello di industria degli anni ’60, ma non esiste una cultura moderna senza industria e senza tecnologia.

In conclusione, la Sardegna immaginata da Soddu è quella che si realizza nella combinazione dei tre termini di modernità, identità e cittadinanza. Occorre stare dentro la modernità con le nostre categorie culturali e valoriali. Ma per Soddu la cittadinanza vera è quella che si è realizzata con la Repubblica italiana. Per Pietro Soddu solo la Costituzione, con i suoi principi di tutela del paesaggio, di uguaglianza e parità tra uomo e donna, ci fa sentire cittadini. Tra le tre opzioni in campo, dunque, il politico che si nasconde dietro l’autore sceglie il Federalismo. Ma dubita fortemente che il Consiglio regionale uscito dalle urne, caratterizzato com’è da un deficit di rappresentanza, sia in grado di interpretare compiutamente la volontà e il pensiero del popolo sardo.

Sandra Mereu

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