San Gemiliano è stato davvero martirizzato in occasione della persecuzione di Nerone?

Nel mese di maggio a Sestu ricorre una delle festività dedicate a san Gemiliano. Nello stile di questo blog, ci piace rimarcare la ricorrenza pubblicando una interessante riflessione di Pinotto Mura sull’agiografia di questo santo, un argomento su cui in tanti – a dire il vero più gli eruditi che i fedeli – si sono cimentati. Trattandosi di un personaggio avvolto nella leggenda, sul quale cioè non esistono fonti storiche attendibili, finora nessuno ha sciolto i tanti dubbi che circondano la sua biografia, tanto che c’è persino chi ne mette in dubbio l’esistenza. Consapevole del fatto che ogni valutazione critica sull’argomento rischia di offendere la sensibilità dei devoti al santo, Pinotto, nella nota con cui ha accompagnato il suo scritto, precisa: «E’ possibile che certe difficoltà appartengano solo a me. Pertanto, se mi accingo a scriverne, lo faccio innanzitutto nel tentativo di chiarire a me stesso i dubbi che mi sono sorti al riguardo. Al contrario, non è mia intenzione trasferire ad altri i miei dubbi; e chi pertanto avrà occasione di leggere le mie considerazioni, si senta pure libero di condividerle oppure rigettarle, anche sdegnosamente. E di conservare intatte le sue credenze su san Gemiliano Protomartire». Forte di una solida cultura classica e di aggiornate letture, Pinotto tratta l’argomento con serietà e rigore. Non si limita a collazionare fonti e cronache d’epoca ma le sottopone al vaglio della critica storica per trarne poi una sua personale e coraggiosa valutazione in merito. (S. M.)

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San Gemiliano_SestuNel più antico Martirologio della Chiesa occidentale, concordemente datato al 354 d. Cr., noto anche come Martirologio Romano o Martirologio Geronimiano (identico documento nelle Chiese orientali o ortodosse è chiamato Menologio o Sinassario), si legge che il 28 del mese di Maggio «In Sardegna (hanno subito il martirio) Emilio, Felice, Priamo, e Luciano». Si tratta di una notizia assai scarna, che ci informa esclusivamente sulla Regione (la Sardegna) in cui questi cristiani hanno subito il martirio. Niente è detto sul luogo e sulla data di nascita, sulla città e sull’anno (o il periodo) in cui hanno subito il martirio; sulle loro condizioni personali, familiari e sociali; su eventuali incarichi ricoperti e funzioni svolte all’interno della rispettiva comunità cristiana. Tuttavia è proprio questa essenzialità del dato a garantire sulla veridicità e autenticità delle informazioni fornite. Pertanto può ritenersi vero che in Sardegna – non si sa dove, non si sa in quale anno – hanno confessato la loro fede in Gesù Cristo quattro cristiani dei quali conosciamo soltanto i nomi: Emilio, Felice, Priamo e Luciano. Di contro è lecito pensare che tutte le altre notizie che ci sono pervenute su questi santi martiri – se si fa eccezione per il luogo del martirio – in quanto non sorrette da valido e credibile testimonio, siano invece da attribuire alla pietà popolare. Un sentimento, questo, che quasi mai è spontaneo ma più spesso qualcuno alimenta, animato forse dalle migliori intenzioni, dando così origine a una tradizione. Dapprima orale (is goccius) poi scritta. Ma può anche capitare che da una molto tardiva ed interessata tradizione scritta si fondi una successiva tradizione orale. In questa tradizione si inserisce anche l’agiografia del santo venerato a Sestu, intorno alle cui origini sono fioriti molti interrogativi tra cui quello che riguarda la datazione del martirio e quindi la sua natura di protomartire. Si tratta a mio parere di un problema che, a volerlo affrontare, non può essere disgiunto da quello dell’esatta identificazione di questo santo. Ma procediamo con ordine.

San Gemiliano protomartire.

La fonte. Il Martirologio Romano è il più antico martirologio occidentale; tutti gli altri, per quanto compilati in epoca antica, non sono altro che copie dello stesso. E per di più sono copie che contengono svariati errori di copiatura e/o trascrizione. E benché sulla questione in esame non presentino differenze tra loro, e in tutti Sant’Emilio è nominato per primo, ciò non autorizza a considerarlo “Protomartire”. In assenza di precise specificazioni, non solo non possiamo considerarlo primo martire della Sardegna, insieme agli altri cristiani insieme a lui nominati, ma nemmeno possiamo attribuirgli altri titoli o prerogative. E’ credenza diffusa che quell’Emilio martirizzato il 28 Maggio sia da identificare con il san Gemiliano che veneriamo qui in Sestu. Di lui la sopra citata tradizione (is Goccius) dice: «In su tempus de Neroni, nascis de babbu paganu, de patria cagliaritanu, gentili de professioni…», «Santu Pedru ti ha battiau e ordinau sacerdoti», «Felis impiu Presidenti impresonat a Millanu …», «Ti fulminat a s’istanti una sentenzia de morti…». L’empio preside o presidente Felice sarebbe il funzionario imperiale mandato in Sardegna da Nerone con il preciso incarico di estirpare sul nascere la nuova religione cristiana. Questo stralcio della più ampia tradizione su san Gemiliano è sufficiente a far sorgere i primi interrogativi. In esso, infatti, sono contenute diverse notizie che, ad un esame anche superficiale, appaiono inconciliabili non solo con la storia – diremo – civile, ma anche con la storia della Chiesa dei primi secoli.

L’epoca del martirio. Secondo la notizia tramandata dalla tradizione (In su tempus de Neroni, nascis de babbu paganu…), san Gemiliano (identificato con quell’Emilio del Martirologio) sarebbe stato martirizzato in occasione della persecuzione scatenata da Nerone contro i Cristiani, accusati di aver causato l’incendio di Roma del 64 d. Cr. A ritenerla corretta si dovrebbe pertanto concludere che san Gemiliano è stato martirizzato quando era ancora un bambino, cioè all’età di dieci anni o poco più. Nerone infatti è stato acclamato imperatore l’anno 54 d.Cr., mentre l’incendio di Roma viene datato al 64 d.Cr. Dieci anni esatti separano dunque i due avvenimenti. Ritengo la deduzione non opinabile perché si tratta di dati storici che nessuno contesta ma neppure discute.

La professione gentile. Altro aspetto della medesima tradizione contrastante con gli usi e i costumi dell’epoca neroniana riguarda il passaggio che vuole san Gemiliano “gentili de professioni”. All’età di dieci anni, per incompatibilità di carattere giuridico, i cittadini romani non potevano esercitare alcuna professione, tanto meno una non meglio specificata professione “gentile” o liberale. Si riconosceva infatti che un bambino di dieci anni non è in grado di obbligarsi validamente nei confronti dei possibili clienti, come pure non è capace di esercitare validamente i suoi diritti nei confronti dei medesimi.

Il battesimo ai fanciulli. La Chiesa insegna che il sacramento del battesimo può essere ricevuto in tre forme: battesimo di acqua e spirito (che è quello amministrato normalmente), battesimo di sangue, battesimo di desiderio. Il battesimo è il primo dei sacramenti cosiddetti della iniziazione cristiana. Perciò, se san Gemiliano è stato martirizzato in quanto divenuto cristiano deve aver necessariamente ricevuto il battesimo, così come tramandato dalla tradizione dei goccius (Santu Pedru ti ha battiau e ordinau sacerdoti). Se si vuole credere che san Gemiliano sia quello riportato dalla tradizione allora sorge un problema. In epoca apostolica, infatti, ordinariamente non si amministrava il battesimo ai bambini di dieci anni o intorno ai dieci anni. Al quel tempo infatti il battesimo ai fanciulli veniva amministrato solo in situazioni particolari, cioè quando tutti i componenti di una casa – intendendo il termine come intero aggregato familiare – si convertivano al cristianesimo e chiedevano per questo di venire battezzati. Di questa pratica si trova ampia traccia nell’epistolario paolino e negli Atti degli Apostoli. Sulla base della tradizione rilevabile dagli scritti neotestamentari, si può dunque escludere che Gemiliano abbia ricevuto il battesimo durante la sua fanciullezza, anche perché la tradizione ci informa che suo padre non era cristiano (nascis de babbu paganu).

Il battesimo amministrato da san Pietro. Ugualmente inverosimile è da considerarsi la notizia che il battesimo gli sarebbe stato amministrato dallo stesso san Pietro, giacché di solito gli apostoli non amministravano personalmente il battesimo. Gli Apostoli, quali erano appunto Pietro e Paolo, come risulta dagli Atti degli Apostoli, proprio per volontà di Pietro si dedicavano esclusivamente “alla preghiera e al ministero della parola”. A comprova di ciò si potrebbe citare Paolo che nella prima lettera ai Corinzi scrive: «Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio…».

Le informazioni agiografiche tramandate dalla tradizione, per le ragioni sopra esposte, non sono dunque compatibili con gli usi e i costumi dell’epoca in cui si vorrebbe collocare la nascita e il martirio di san Gemiliano. Un fatto questo sufficiente di per sé a farci dubitare sulla loro attendibilità.

L’alternanza dei nomi: San Gemiliano, ovvero san Emilio o Emiliano.

Un dubbio che è una certezza. Personalmente non credo che Emilio, passando per il nome Emiliano, sia il San Gemiliano che noi veneriamo in Sestu! La leggerezza con cui si ricorre all’uso alternativo di questi nomi per indicare il nostro Patrono non mi pare accettabile. E per questa stessa ragione non condivido la tesi sostenuta in uno scritto, di cui non ricordo l’autore, intitolato appunto “In Sardegna S. Gemiliano è conosciuto sotto il nome di Emilio, Emiliano, Memilianu, Gemilianu, Millanu, Meliu”. A mio avviso non è verosimile che i Sardi abbiano potuto, in piena coscienza, impiegare nomi diversi tra loro – come lo sono appunto Emilio, Emiliano e ancor di più Gemiliano e tutti gli atri nomi che sono stati sopra riportati – per pregare ed invocare lo stesso Santo Protettore.

l giorno del martirio. Se infatti – come s’è detto – l’Emilio del Martirologio è stato martirizzato il 28 di maggio, come si può spiegare il fatto che a Sestu la ricorrenza festiva di questo santo si faccia cadere la terza domenica di maggio? Si tratta forse di personaggi diversi? E se si esclude questa che sembra l’ipotesi più plausibile, quale altra spiegazione può essere data? Capire il perché di questa discrasia è anch’esso un problema. I martirologi, infatti, che nel tempo sostituirono i Calendari, avevano proprio lo scopo di ricordare alle comunità cristiane il giorno in cui i loro santi avevano subito il martirio (dies natali) e in quel preciso giorno dovevano essere ricordati ed onorati. Per quale ragione, nel caso di san Gemiliano, la sua Comunità avrebbe dovuto disconoscere la funzione del Martirologio?

Emilio ed Emiliano sono nomi diversi. A sostegno della mia convinzione posso portare due notizie storiche. Nel III secolo a. Cr. è vissuto un imperatore romano che aveva come nome Marco Emilio Emiliano, in latino Marcus Aemilius Aemilianus (Gerba, 207 circa – Spoleto, settembre 253). Nella seconda parte del IV secolo a. Cr. è vissuto invece uno scrittore il cui nome era Claudio Claudiano, in latino Claudius Claudianus (Alessandria, 370 circa – Roma, 404). Considero queste testimonianze più che sufficienti a dimostrare l’assoluta inconsistenza dell’alternatività dei nomi. E dunque ritengo assai poco probabile che il san Gemiliano venerato a Sestu sia lo stesso tramandato dalla tradizione.

Pinotto Mura

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