Paoletta Dessì a Villanovaforru con la personale “mamai”

Paoletta Dessì, mostra personale "Mamai"

Paoletta Dessì, mostra personale “mamai”

È stata inaugurata il 29 agosto e sarà visitabile fino al 28 settembre 2014, presso il Museo Naturalistico del Territorio “G. Pusceddu” Sa Corona Arrubia a Villanovaforru, la personale di Paoletta Dessì “Mamai”, incentrata sul tema della Madre. La mostra è la trentatreesima del progetto Arte 52, che prevede appunto 52 esposizioni in un anno, un’inaugurazione ogni venerdì sera, con l’intento di offrire spazio e visibilità agli artisti presenti in Sardegna, facendo così conoscere al pubblico l’alto livello dell’arte contemporanea isolana.

Paoletta Dessì, scultrice, pittrice e scenografa nata a Escalaplano, propone una serie di sculture dedicate alla Madre, nelle quali, con singolare sensibilità, è riuscita a fondere maternità umana e creazione della natura. La ricerca emozionale e non intellettuale dell’artista è partita dall’indagine dei pozzi sacri della Sardegna, dell’acqua, ed è proseguita con l’iconografia della Dea nell’Isola e nel mondo. L’artista ha trovato non solo ispirazione, ma soprattutto conferma del suo sentire nell’importante libro “Il linguaggio della Dea”, scritto dall’archeologa e linguista lituana Marija Gimbutas (1921-1994), che si è dedicata allo studio della civiltà arcaica dell’Europa Antica (7.000-3.500 a.C.), esaminando, descrivendo e classificando un ampio repertorio di oltre 2.000 manufatti. Le ricerche della studiosa giungono a rivoluzionare completamente le prospettive sulle origini della cultura europea e a riscoprire la presenza femminile nella visione del sacro, individuando infatti un’Europa Antica pacifica, egualitaria, con una spiritualità strettamente legata alla terra e segnata dal culto dalla Dea Madre.
La scultrice, condividendo quello che, secondo Joseph Campbell, studioso di mitologia comparata e religione comparata, è il messaggio di Marija Gibutas, «che si apra di nuovo un’effettiva epoca di armonia e di pace in consonanza con le energia creative della natura», desidera dare, con il suo lavoro, un contributo in questa direzione.
Paoletta Dessì ha creato la sua prima Dea Madre per offrirla come regalo, modellandola con il DAS e poggiandola su un cilindro azzurro. Anche la seconda Dea Madre l’ha plasmata per farne un dono, ma cambiando materiale e utilizzando la pasta d’argilla al posto del DAS e un osso rinvenuto nel suo terreno come supporto. Una forte energia creativa ha poi portato l’artista a realizzare quasi di getto un’intera serie di figure femminili, plasmate sempre con la pasta d’argilla e accompagnate dalla bellezza particolare di ossa o frammenti di ossa, reperiti nelle campagne sarde. I resti, che recano sia l’energia degli animali, sia l’energia dell’antica terra sarda, non fungono più da sostegni, ma, con il ricco assortimento di forme che presentano, diventano parte integrante delle opere, trasformando quasi le figure in creature della mitologia. Anche lo scultore inglese Henry Moore era solito, durante le sue passeggiate, raccogliere le ossa, che disegnava, studiava e utilizzava però solo come modelli, diversamente da Paoletta Dessì, che le fonde con le forme accuratamente modellate, rese nivee dall’acrilico e dalle terre.

Stefania Mele

Dal web:

presentazione di Paolo Sirena

conosciamo l’artista

Riondino e Brogi ad Ales con “Le pietre di Gramsci”

Le pietre di GramsciLunedì 29 settembre 2014, presso la sala convegni del comune di Ales alle ore 18, sarà proiettato il documentario Le pietre di Gramsci di David Riondino e Paolo Brogi. Con gli autori autori sarà presente Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda – Società Umanitaria di Cagliari. L’iniziativa è organizzata e promossa dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci di Ales in collaborazione con CultureFestival.

Il documentario  Una lunga e affezionata visita al cimitero dei poeti a Testaccio, per occuparsi delle “pietre di Antonio Gramsci” e dei misteri che circondano ancora la vita del fondatore del partito comunista italiano. Partendo dalle pietre – quei piccoli ricordi di devozione che sull’esempio delle tombe ebraiche vengono lasciate di continuo sul sepolcro di Gramsci a Testaccio – ci si deve misurare anche con i misteri che riguardano il pensiero e gli scritti di Gramsci. Come in un nuovo Spoon River che ridà voce ai poeti, primo fra tutti il Pasolini delle “Ceneri di Gramsci”, David Riondino e Paolo Brogi hanno messo a punto questo nuovo omaggio a Gramsci che passa attraverso la voce di altri ospiti del cimitero acattolico di Testaccio come Gregory Corso, Rodolfo Wilcock, Percy Bysshe Shelley…Un percorso che approda quasi naturalmente, nella quiete del cimitero di Testaccio, agli interrogativi che sono scaturiti dal dibattito in corso su Gramsci, a partire dalla denuncia degli storici Luciano Canfora e Franco Lo Piparo ai quali risponde Giuseppe Vacca. Insomma, perché i Quaderni del carcere sono 33, e non 34, come in origine e più volte annunciato dallo stesso Togliatti? Un quaderno «si è perduto»? Gramsci sapeva che Sraffa trasmetteva le sue lettere a Togliatti? Nonostante la successiva «vulgata» del partito, che avrebbe dipinto un Gramsci «morto nelle carceri fasciste», egli passò i suoi ultimi due anni e mezzo in libertà condizionale. È verosimile che in quegli anni abbia smesso quasi completamente di scrivere? E perché non riprese i contatti con i vertici del partito e dell’Internazionale comunista? Alcune di queste domande sono inedite. Tutte aspettano ancora risposte convincenti.

Gli autori – Paolo Brogi, giornalista e scrittore, ha lavorato per “Reporter” (1985-6), “’L’Europeo” (1987-1995), “Il Corriere della Sera “(1996-2009).  David Riondino, cantautore, attore, regista e scrittore, è anche direttore e consulente artistico di diversi teatri che promuovono l’incontro tra generi e artisti di diverse provenienze.