Villaggi scomparsi del territorio di Sestu

Lo studio degli insediamenti scomparsi della Sardegna in età medievale e moderna è un campo della ricerca storica che negli ultimi decenni ha registrato interessanti progressi. Un notevole impulso in questo senso si è avuto dalle ricerche di John Day che nel 1973 pubblicava l’inventario dei villaggi abbandonati in Sardegna. Più recentemente la ricerca storica insieme agli studi di archeologia medievale hanno permesso di colmare molte lacune presenti nelle fonti cinquecentesche e di superare l’approccio quantitativo che caratterizza il lavoro di John Day. Si sono così analizzate le cause profonde del fenomeno, legandole ai mutamenti istituzionali, economici e sociali che hanno caratterizzato gli stati giudicali e il Regno di Sardegna tra medioevo ed età moderna (Giovanni Serreli: 2009¹). Nello stesso tempo, per spiegare le ragioni dell’abbandono di interi villaggi, si è presa in considerazione anche la microstoria. Gli avvenimenti drammatici e improvvisi spesso più di altri motivi possono vincere il naturale attaccamento dell’uomo al suo territorio. A questo proposito Giovanni Serreli ricorda la distruzione di interi villaggi costieri del cagliaritano ordinata dal re di Arborea Mariano IV durante la guerra contro i catalano-aragonesi, citata in una fonte del 1366. Dietro la strategia bellica del sovrano arborense – scrive Serreli – “si intravedono famiglie di disperati costretti ad abbandonare i propri miseri averi, le proprie abitazioni, le proprie terre per recarsi in altri villaggi, oggi diremo come profughi”. Contributi allo studio degli insediamenti umani e al loro abbandono provengono anche dalle fonti toponomastiche correlate all’archeologia, quantunque spesso, avverte Giovanni Serreli, emergano tra fonti scritte ed evidenze archeologiche discrasie cronologiche. Quasi mai infatti l’abbandono di un villaggio da parte dei suoi abitanti è un fatto istantaneo ma più spesso un fenomeno lungo e complesso del cui andamento raramente resta traccia nei documenti. Anche il territorio di Sestu, tra medioevo ed età moderna, è stato interessato dal fenomeno dello spopolamento e abbandono di antichi villaggi. Vi proponiamo di seguito le schede sintetiche dei centri abbandonati curate da Roberto Bullita seguendo il filo rosso dei toponimi locali e pubblicate nella pagina Facebook “Sestu per immagini tra passato e presente”.   (Sandra Mereu)

Villaggio di Sinnuri o di San Michele (Santu Miali)

San MicheleLa villa di Sennuri, conosciuta anche come Santu Miali (San Michele) dalla chiesa che vi sorgeva, si trovava a nord-est di Sestu lungo la strada per Serdiana a ridosso del Rio Sassu. Sinnuri era un centro di piccole dimensioni, lo desumiamo dal fatto che tributava al comune di Pisa la modestissima somma di 2 lire e 18 soldi come dazio, nonché trenta starelli di grano e 24 d’orzo come contributo in natura. Fu abbandonata in data imprecisata in seguito a una pestilenza che distrusse nell’isola tanti altri insediamenti rurali minori nel corso del Cinquecento. Il suo territorio, come accadde per gli altri villaggi scomparsi entrò a far parte di Sestu col toponimo Santu Miali. I terreni che vi insistevano venivano adibiti a vidazzone durante il periodo più florido dell’economia rurale e frumentaria, caratterizzata appunto dalla rotazione agricola dei terreni (vidazzone e paberile). Il villaggio di Santu Miali viene citato con la sua chiesa durante la visita pastorale dell’arcivescovo Lasso Cedeño nel 1597.

Villaggio di Sussua

san gemilianoIl villaggio di Sussua risale alla seconda metà del XIII secolo ed era ubicato in zona San Gemiliano in quanto comprendeva l’omonima chiesa. In precedenza in quello stesso territorio sorgeva l’antico villaggio prenuragico di San Gemiliano, studiato a suo tempo dall’archeologo Enrico Atzeni, unitamente a quello di Monte Olladiri (territorio di Monastir). Il villaggio di Sussua nell’anno 1322 era infeudato a Pisa in quanto versava i seguenti tributi: 26 lire e 11 soldi per datio, 7 lire per vigne, 55 starelli di grano e 66 d’orzo, a cui si aggiungevano altre 33 lire in denaro. Nel 1335 la villa è citata nel Componimenti Nou, un documento conservato a Barcellona che contiene una lista di villaggi infeudati. La sua popolazione contava allora dai 150 ai 200 abitanti e aveva una discreta dotazione di territorio agricolo. Tuttavia nel 1490 il villaggio risulta disabitato, come tanti altri di quel tempo.

Villagio di Seurru

SeurruLa villa di Seurru nacque probabilmente sui resti di un insediamento più antico (si pensi a sa Funtana de Seurru) come modesto agglomerato ubicato intorno alla chiesa di San Saturno. Il “Registro” delle rendite pisane ci dice che nel 1322 risultava popolata da una cinquantina di persone. Nel suo territorio sorgeva una chiesa localizzabile nei pressi della strada che dalla curva di via Andrea Costa (vecchia S.P. per San Sperate) porta a San Gemiliano, nella campagna nota come località Sant’Esu. Su questa chiesa purtroppo non si hanno molte informazioni. Sappiamo solo che trent’anni più tardi Seurru compare con la sua chiesa tra i possedimenti della Mensa Arcivescovile di Cagliari. Dopo l’anno 1365 comincia la sua progressiva decadenza fino all’abbandono. Sant’Esu attualmente fa parte della toponomastica territoriale del comune di Sestu che ne ha inglobato la zona insieme a tutto il territorio di Seurru.

Villaggio di Nuracada

NuracadaLa villa di Nuracada era ubicata a nord di Sestu e contava durante il medioevo un centinaio di abitanti. Essa viene citata in pieno periodo giudicale da un documento del 1215 e dalla statistica pisana del 1322. Nel corso del XIV secolo Nuracada era infeudata ai signori Ramon e Tomaso Merquet, appartenenti a un grande casato di nobili barcellonesi stabilitisi nell’isola. Nell’anno 1544 il villaggio risulta già spopolato a causa di pestilenze e carestie varie. Il suo territorio verrà quindi incorporato da Sestu e oggi compare nella sua toponomastica comunale.

Roberto Bullita

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1. Giovanni Serreli, Vita e morte dei villaggi rurali in Sardegna tra stati giudicali e Regno di Sardegna e Corsica, in RiMe n.2, giugno 2009

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