“Natale insieme a Sestu 2014”, l’ultimo di una serie

Natale insieme_Sestu 2014Anche quest’anno si svolgerà la tradizionale rassegna “Natale insieme a Sestu”. Ma l’edizione 2014 sarà l’ultima di una lunga serie perchè al Comune è recentemente venuto a mancare uno degli elementi fondamentali per poter realizzare gli spettacoli: lo spazio.

Negli anni passati questa e altre manifestazioni si sono svolte nei locali di proprietà della famiglia Faccin. Da quest’anno però, per effetto delle politiche di restrizione della spesa pubblica degli ultimi governi nazionali – dalla spending review di montiana memoria alla finanziaria del 2014 – il comune di Sestu non si può più permettere di rinnovare il contratto d’affitto. Questa almeno è l’interpretazione che gli uffici danno della norma. I locali del patrimonio comunale dove si svolgono attività culturali o ricreative non sono adatti ad accogliere spettacoli destinati a un pubblico numeroso ma neppure questo è sembrato un valido motivo per richiedere all’Agenzia del Demanio il nulla osta necessario per poter continuare a disporre dei locali Faccin. Dunque si chiude.

Alla luce di questo epilogo la scelta di non acquistare l’immobile in tempi in cui ancora il Comune poteva farlo è stata letta da alcuni come un errore o quanto meno un’occasione mancata. I complottisti e gli avversari dell’amministrazione su questa scelta hanno fatto circolare le ipotesi più suggestive. Se però vogliamo stare ai fatti, dobbiamo considerare il contesto in cui tale scelta è maturata. Nel corso della prima amministrazione Pili (2005-2010), la prospettiva di poter dotare il Comune di un nuovo vero teatro era vista come concreta e per questo si scelse di concentrare tutti gli sforzi in direzione di questo obiettivo. Per quanto l’ottimismo fosse tanto non si poteva infatti pensare di realizzare entrambe le opzioni, cioè costruire il nuovo teatro e acquistare per le stesse finalità i locali Faccin. Tanto più che all’epoca l’offerta per l’acquisto dello stabile ammontava a circa 850 mila euro, una cifra ragguardevole a cui si sarebbero dovuti aggiungere i costi per adeguarlo e renderlo agibile per il pubblico spettacolo così come previsto dalla normativa.

I mancati introiti su cui il Comune contava per la realizzazione del Teatro (gli oneri legati al Mercato agroalimentare), a cui si sono poi aggiunti i vincoli del patto di stabilità, che impediscono gli investimenti, e le successive restrizioni finanziarie imposte dalla crisi hanno alla fine vanificato sia la prima che la seconda opzione. Tuttavia, grazie ad un accordo con i proprietari del locale Faccin, il comune ha garantito alla cittadinanza la possibilità di godere di momenti di aggregazione e svago, all’insegna della musica e di altre attività culturali. Negli anni il locale è stato adeguato e reso il più possibile funzionale alle esigenze del pubblico spettacolo.

Col senno di poi oggi possiamo forse dire che non acquistare i locali Faccin sia stato un errore. Ma, per come la vedo io, è certo che costruire un teatro a Sestu, un comune alle porte di Cagliari, sarebbe stato un errore ben più grave. Se anche si fosse riusciti ad ultimarlo, oggi avremo certamente il problema di mantenerlo, gestirlo e riempirlo di contenuti e attività. Non meno di quanto accade in altri comuni della provincia che hanno osato più di Sestu e nella stessa città vicina. Grazie a quelli che pensano che con la Cultura non si mangia, lo Stato italiano destina alla Cultura meno dell’1% del suo bilancio, la Regione Sardegna ha praticamente dimezzato i contributi per Spettacolo e Cultura e, per di più, la recente normativa ha inquadrato i servizi culturali degli enti locali tra le spese non obbligatorie.

La Cultura ha un costo perché dietro c’è studio e c’è lavoro. Contrariamente a quanto pensava un ex consigliere comunale, essa non può essere considerata alla stregua di un’attività volontaristica per realizzare la quale basta solo un po’ di fantasia. Investire in Cultura è una scelta strategica fondamentale per il progresso del paese. Un fatto questo che la collettività, prima ancora che gli amministratori, dovrebbe riconoscere. Mi capita infatti spesso di leggere che un teatro a Sestu sarebbe necessario in considerazione dell’esistenza in loco di diverse compagnie teatrali dialettali. Ma un teatro che viene a costare diversi milioni di euro non può essere lasciato all’iniziativa di volontari e dilettanti. Se questa è la prospettiva, ben più produttivo dal punto di vista culturale, e assai meno costoso, sarebbe fare una convenzione con i teatri di Cagliari per portarci i ragazzi delle scuole.

I prossimi anni non saranno meno incerti di quelli appena trascorsi. Vedremo se i futuri amministratori saranno capaci di superare le difficoltà e trovare soluzioni sostenibili e culturalmente valide. Nel frattempo chi ha voglia può ancora una volta godersi il gospel e gli altri spettacoli natalizi nei locali Faccin (clicca sul link per leggere il programma completo: NATALE INSIEME 2014).

Sandra Mereu

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