Un sindaco donna? Certo. Ma di sinistra.

sondaggio AblativIl profilo del nuovo sindaco. L’Unione sarda ha riportato nei giorni scorsi il parzialissimo risultato di un sondaggio lanciato sul sito di una nota società di informatica che opera nel nostro comune. Il sondaggio mira a definire il profilo del nuovo sindaco. Il risultato che il quotidiano proponeva all’attenzione dei lettori si basava però sulle risposte di una cinquantina di persone, o forse anche meno dato che una stessa persona può votare da diversi apparecchi, pc tablet smartphone. Un campione troppo limitato per considerare i suoi desiderata come la proiezione di ciò che vogliono realmente gli elettori di Sestu. Evidentemente il sondaggio era un pretesto per attirare l’attenzione di un ampio pubblico sul più generale tema delle elezioni comunali. Gettare il sasso nello stagno può essere un modo per stimolare il dibattito e far scaturire nuove e più concrete notizie in proposito.

Parliamone, dunque. Dal sondaggio emergeva il profilo di un sindaco di genere femminile con laurea. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto i votanti a fare questa scelta. Forse avevano in mente qualcuno. Ma è più probabile che volessero semplicemente indicare in astratto le qualità più importanti del sindaco ideale per Sestu. Lo dimostra il fatto che la caratteristica a mio avviso più significativa, cioè la collocazione politica, è passata in subordine.

Perché una donna laureata? L’elezione di un sindaco donna sarebbe effettivamente una grande novità. Sarebbe la prima donna sindaco nella storia del comune. Il riconoscimento e la conferma anche nelle istituzioni del ruolo paritario che le donne rivestono in una società democratica. Un segno di progresso. Il fatto però che la si voglia anche laureata lascia perplessi. Si intravede una riserva mentale che contrasta con l’immagine di una comunità di elettori capace di fare una scelta evoluta e libera da pregiudizi. Nasce insomma il sospetto che proprio perché donna le venga richiesto un surplus di garanzie.

Riconosciuta la piena parità di diritti e di doveri alle donne, occorrerebbe però smetterla di spacciare come verità scientifica la favola della diversità delle donne in politica. Secondo questa teoria le donne sarebbero portatrici di un valore aggiunto, conseguenza di doti innate proprie del genere femminile, riconoscibili nella dolcezza e gentilezza che si esaltano nel ruolo di moglie e madre. Questa concezione risente di forti venature maschiliste ma soprattutto è priva di ogni attinenza con la realtà. Per capire quanto sia infondata basterebbe considerare che in Europa le più brutali e assai poco compassionevoli misure liberiste che hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori, ridotto in povertà le loro famiglie e fatto piangere i loro bambini sono state portate avanti da capi di stato donne. La Tatcher era una gentile e garbata signora che la sera raccontava le favole ai nipotini eppure non si è fatta intenerire dalla disperazione dei minatori del Galles. La stessa triste sorte è toccata più di recente ai greci, baciati dalla “sensibilità femminile” di Angela Merkel.

Un sindaco donna a Sestu io certo lo vorrei. Purché di sinistra. In questo schieramento negli ultimi anni sono emerse diverse personalità che potrebbero egregiamente ricoprire questo ruolo. Alcune di loro, penso ad Anna Crisponi e a Stefania Manunza, oltre all’esperienza come amministratori del comune hanno maturato anche una più ampia esperienza politica come delegate nelle assemblee nazionali dei rispettivi partiti di appartenenza. I tempi dunque a Sestu sono maturi non solo per avere una donna sindaco ma anche per sceglierla tra diverse donne di notevole spessore politico.

Sandra Mereu