A Sestu vince la destra

Sestu_Elezioni 2015I risultati del ballottaggio li abbiamo appresi poche ore dopo la chiusura dei seggi, accompagnati da fuochi d’artificio e da cortei di auto strombazzanti nel cuore della notte. La vittoria di Paola Secci è stata netta. La candidata sindaca del centro-destra ha ottenuto il 59,10% contro il 40,90% della sua rivale Annetta Crisponi. Dopo dieci anni di amministrazione Pili il centro-sinistra tornerà dunque tra i banchi dell’opposizione.

Il risultato è stato però determinato da meno della metà dei cittadini aventi diritto al voto (il 42,4%). Dato allarmante che di per se meriterebbe una seria e ponderata riflessione. Confrontando questo risultato con quello del primo turno, che vedeva le due candidate su una posizione di quasi parità, appare evidente che la lista civica di Maria Cristina Perra (538 voti) che si era mantenuta su posizioni di apparente neutralità, aggregava intorno al suo simbolo un elettorato per lo più orientato a destra. Stesso ragionamento si può fare per gli elettori del movimento 5 stelle che sono tornati a votare nonostante le indicazioni ufficiali del Movimento. In maniera residuale sono confluiti su Paola Secci anche i voti di diversi candidati delle liste della coalizione guidata da Anna Crisponi il cui cuore però, a dispetto della collocazione sulla carta, batteva a destra. Una tendenza già palesatasi nel primo turno attraverso il meccanismo del voto disgiunto. Nondimeno Paola Secci si è avvantaggiata anche di una manciata di voti di chi, pur organico al PD, non ha digerito il risultato delle primarie. Anche in questo caso l’analisi del voto disgiunto al primo turno indicava questo tipo di tendenza.

La sconfitta del centro-sinistra a Sestu non può essere letta avulsa dal contesto generale delle amministrative. Il centro-sinistra ha perso comuni importanti e simbolici come Venezia e Arezzo e in Sardegna Nuoro. La politica nazionale portata avanti dal PD di Renzi spiega, secondo molti autorevoli commentatori, la delusione e l’astensione degli elettori di sinistra che non si sentono rappresentati o, peggio, si sentono danneggiati da provvedimenti come il jobs act o la riforma della scuola. Quando le differenze tra gli schieramenti politici si assottigliano capita che gli elettori decidano di non andare a votare oppure votino facendo prevalere interessi che poco hanno a che vedere con quelli generali della comunità o con un progetto politico di largo respiro.

Nella scelta degli elettori a Sestu possono anche aver pesato errori e limiti della politica locale ma, ne siamo convinte, questi non sono stati determinanti per l’esito di queste elezioni. In questi 5 anni l’amministrazione di centro-sinistra ha raggiunto importanti risultati nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti, si è riusciti a contenere entro limiti accettabili la tassazione, sono state realizzate diverse opere pubbliche che hanno migliorato la viabilità. Sul voto sfavorevole per il centrosinistra ha inciso più di ogni altra cosa il malessere diffuso provocato dalla crisi economica degli ultimi 5 anni e dalle scelte dei governi nazionali, i cui effetti spesso si scaricavano sull’amministrazione comunale. Responsabilità nazionali e locali nella percezione comune si sono intrecciate e confuse. E le forze dell’opposizione hanno avuto buon gioco a cavalcare il malessere e l’incertezza per il futuro trasformandoli in consenso elettorale.

A trarre vantaggio dal diffuso malcontento non è stata però la forza politica che più di tutte in questo momento storico in Italia sta intercettando la protesta, il Movimento 5 stelle, che peraltro a Sestu alle elezioni nazionali ed europee aveva ottenuto numeri da record. A trarne profitto sono state le forze della destra (Riformatori e Forza Italia) che hanno già amministrato Sestu in anni non troppo lontani e che non possono certo dirsi esenti da errori politici anche macroscopici (soprattutto in campo urbanistico). La cattiva amministrazione delle giunte di centro-destra degli anni Novanta, lo ricordiamo bene, fu all’origine delle due successive vittorie del centro-sinistra guidato da Aldo Pili. Questo ci porta a pensare che, a discapito di tutto, ad avvantaggiarsi della situazione non sono state tanto le forze più pure quanto piuttosto quelle meglio organizzate e radicate nel territorio. A Sestu lo sono certamente i Riformatori e Forza Italia. Spiace doverlo ammettere, non lo è il PD, che in queste elezioni rappresentava il partito cardine della coalizione del centro-sinistra.

Cinque anni di profonde lacerazioni interne al Partito Democratico di Sestu, che in consiglio comunale si sono palesate nella paradossale situazione di una maggioranza con sindaco PD osteggiato da 3 consiglieri su 5  del suo stesso partito, hanno fatto il resto. Certamente hanno contribuito a creare nei cittadini una percezione negativa dell’operato dell’amministrazione. Il tardivo intervento dei vertici regionali del Partito non è poi riuscito a neutralizzare i veleni sprigionati dagli aspri scontri pre e post primarie che si sono consumati all’interno del circolo locale. Tutti capiscono che la frantumazione interna non può essere un buon viatico per una campagna elettorale e tanto meno per una vittoria.

Da questo quadro politico è di conseguenza emerso un consiglio comunale che guardato dall’angolo visuale di un elettore di centro-sinistra pone non pochi problemi. Non sono rappresentati i partiti della sinistra (SEL, Rossomori, PSI e Rifondazione comunista) e nemmeno è presente nessuno dei giovani capaci e preparati che l’energia trascinante di Anna Crisponi era riuscita a coinvolgere nel progetto di rinnovamento del comune.

L’auspicio è che la nuova sindaca Paola Secci, a cui nonostante le differenze di vedute riconosciamo capacità e serietà, porti avanti  quei progetti di interesse generale e urgenti per la comunità già avviati dalla passata amministrazione. La speranza è che questa situazione sfavorevole per il centro-sinistra aiuti tutti a prendere coscienza del fatto che, al di là delle responsabilità politiche dei dirigenti locali, il PD nazionale per vincere deve far tornare gli elettori di sinistra a votare, lasciando perdere le velleità da partito della nazione e recuperando la sua vocazione naturale che è quella di rappresentare le esigenze e gli interessi degli strati più deboli della società.

Sandra Mereu – Marina Pisu

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