“Sette brevi lezioni di fisica”, Carlo Rovelli (2014) – Recensione di Marina Cozzolino

Sette brevi lezioni di fisicaCarlo Rovelli è uno dei maggiori fisici del mondo. E’ responsabile dell’Equipe de gravité quantique de physique théorique dell’Università di Aix-Marseille e membro dell’Insitut universitaire de France e dell’Académie internationale de philosophie des sciences.

Il suo ultimo libro intitolato Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi Edizioni, 2014), con una prosa chiara e scorrevole, ci accompagna nell’affascinante viaggio tra le più belle scoperte della fisica degli ultimi cento anni.
Poiché è un testo scritto non per i fisici ma per chi di fisica ne sa poco o niente, per chi semplicemente vuole interrogarsi sul senso della vita, non meraviglia il fatto che il libro sia stato nella hit parade dei libri più venduti degli ultimi mesi.
L’universo descritto da Rovelli è un universo estremamente “poetico”, del quale quello che sappiamo, come dice l’autore, è ancora troppo poco rispetto a quello che già conosciamo.

Il tempo e lo spazio sono i due temi principali trattati.

La passeggiata tra le teorie della fisica comincia dalla teoria della relatività di Einstein, definita “la più bella delle teorie”, sulla quale Einstein aveva lavorato per dieci anni come un pazzo fino ad arrivare alla folgorazione: lo spazio è una delle componenti del mondo, che ondula, s’incurva come le onde del mare, lo spazio s’incurva dove c’è la materia, come il tempo, del resto. Il lettore rimane sbigottito nell’apprendere che il tempo scorre più veloce in alto ed è più lento vicino alla terra. “Di poco ma il gemello che ha vissuto al mare ritrova il gemello che ha vissuto in montagna, un poco più vecchio di lui” scrive Rovelli.

La genialità di Einstein e il suo universo rutilante con i buchi neri, lo spazio che fluttua e il tempo che rallenta abbassandosi su un pianeta ci accompagna in tutte le 87 pagine del libro. La sua genialità, ci fa notare Rovelli, è racchiusa, in una equazione piccolissima, una equazione di genio puro!
Il Novecento ci ha lasciato le due teorie più affascinanti della fisica: la teoria della relatività e la teoria dei quanti (meccanica quantistica) che, con le sue applicazioni, ha cambiato la nostra vita. Pensiamo alla fisica nucleare e atomica, al laser e al computer. Le due teorie si contraddicono, ci spiega Rovelli perché secondo la teoria della relatività il mondo è uno spazio curvo, per la seconda è uno spazio piatto dove saltano “quanti” di energia ma, dice ancora Rovelli, le due teorie funzionano entrambe terribilmente bene e i fisici continuano a studiare per trovare una teoria di sintesi.

L’autore ci conduce attraverso un viaggio visionario perché questo è la scienza, soprattutto visione. Del resto, già ventisette secoli fa Anassimandro collocava la Terra (che per lui era piatta) al centro del cielo; un po’ di tempo dopo qualcun altro la immagina come una sfera circondata da cieli concentrici nei quali corrono gli astri. Oggi sappiamo che esistono migliaia di miliardi di pianeti nell’universo e che “la materia è fatta di particelle che fluttuano in continuazione…”.

Non ci sarebbe stata la scienza se l’uomo non si fosse posto delle domande, quindi scienza e filosofia sono per Rovelli intrinsecamente connesse e il mondo non è come ci appare ma la realtà è più complicata di come la immaginavamo perché i nostri sensi sono imprecisi così come le nostre idee sul mondo. E’ strano ciò che non conosciamo o ciò che è nuovo. Scienza e filosofia si parlano e s’intersecano. Conclude Rovelli domandandosi: se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e materia, un gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo anche noi fatti di particelle? Ma allora cosa sono le nostre emozioni, i nostri sogni, il nostro sapere?

Il “libricino” di Rovelli ci insegna a capire che noi, razza umana, insieme alla Terra tutta, alle galassie e al Cosmo, siamo parte armonica di un tutto e dobbiamo avere un enorme rispetto verso ciò che ci circonda.
“Noi siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie. Pensavamo di essere al centro del cosmo e non lo siamo. Pensavamo di essere una razza a parte e abbiamo scoperto che abbiamo i bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Tra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, non siamo che un ghirigoro fra tanti”.

Nel frattempo il viaggio affascinante nella fisica continua… E’ di questi giorni la notizia di una nuova scoperta che sarebbe in grado di rivoluzionarla: il rilevatore di neutrini dei laboratori di fisica nucleare sotto al Gran Sasso (che intercetta fasci di queste particelle prodotti dall’acceleratore di Ginevra) conferma che i neutrini cambiano natura durante la loro esistenza e quindi hanno una massa. Se questo verrà confermato, i fisici potrebbero rivedere le teorie sulla natura della materia, che prevede neutrini senza massa.
Poiché la storia della scienza è cercare di capire quello che non capiamo, il libro di Rovelli ci spinge ad essere curiosi, sempre e comunque, perché come scrive poeticamente l’autore alla fine del libro:

“Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”.

Marina Cozzolino

(Dal sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

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