I libri più belli del 2016 secondo il New York Times

GRUPPO/I DI LETTURA

Number 23 John McLaughlin · 1960 Number 23 John McLaughlin · 1960

Non delude mai la lista dei libri migliori del New York Times. Quest’anno però mi sembra particolarmente stimolante, perché, tra l’altro, propone su una grande ribalta un libro delizioso in arrivo da una cultura e una lingua un poco ai margini.

Si tratta di

-Guerra e trementina, scritto da Stefan Hertmans, un autore fiammingo, che l’editore italiano Marsilio ha avuto il merito di portare da noi già nel 2015.

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Alcune idee sullo spopolamento in Sardegna I Gianfranco Bottazzi

Esiste una stretta connessione tra crescita economica e crescita demografica. Lo sostiene Gianfranco Bottazzi* in questa nuova Ted sarda (www.tedxviatirso.com). Una grande crescita del PIL è in genere collegata a una grande crescita demografica, viceversa quando la popolazione diminuisce molto difficilmente si ha crescita e sviluppo economico. Se ciò è vero, in Sardegna il problema dello spopolamento si propone con la massima urgenza. Circa 270 comuni su 377 si trovano oggi in stato di grave sofferenza demografica e si prevede che – confermandosi la tendenza degli ultimi 20 anni – da qui al 2035/2050 interi paesi siano destinati a scomparire. Una terra desertificata non produce né benessere economico né lavoro. Che fare allora? Qualche soluzione c’è. Ma per percorrerla occorre mettere da parte i pregiudizi e abbattere gli steccati.

*Gianfranco Bottazzi è sociologo. Ha insegnato in numerosi Istituti dell’Università di Cagliari, è stato direttore dell’Istituto di “Scienze Politiche” e, attualmente, dirige il Dipartimento di Scienze Sociali. Ha svolto una intensa e vasta attività di ricerca e di consulenza, pubblicando numerosi lavori, articoli e volumi. E  stato inoltre consulente in svariati ed importanti progetti della Pubblica Amministrazione e membro di diverse Istituzioni Pubbliche. Per cinque anni, è stato Presidente della SFIRS, la società finanziaria della “Regione Autonoma della Sardegna”

Ispirati dagli archivi 2016

Dal 14 al 19 marzo 2016, l’Associazione nazionale archivistica italiana (Anai) promuove una settimana di eventi per fare conoscere ai cittadini la ricchezza del patrimonio archivistico del nostro Paese e per richiamare le istituzioni a garantire risorse adeguate per la sua tutela e valorizzazione e a gestire con consapevolezza il tema della conservazione del documento digitale, che offre eccezionali vantaggi ma espone anche a rischi da valutare per tempo e con attenzione.

Numerosi eventi sono in programma anche in Sardegna (LOCANDINA Sardegna). A Cagliari, l’appuntamento è il 19 marzo alla MEM (Locandina evento MEM)

Senza gli archivi perdiamo il patrimonio di documenti che costituisce la nostra storia e la nostra identità collettiva. Perdiamo la possibilità di imparare dal passato per progettare il presente e il futuro. Mettiamo a rischio la possibilità di avvalerci dei nostri diritti di cittadini, nella nostra quotidianità: nel rapporto con la pubblica amministrazione, in banca come clienti, dal medico come pazienti, nell’acquisto di beni e servizi come consumatori, sul posto di lavoro.
Gli archivi sono patrimonio di tutti: documentano attività in corso, tutelano diritti, trasmettono la memoria.
Gli archivi sono ovunque e sono rappresentativi di una molteplicità di contesti sia pubblici sia privati: pubblica amministrazione, enti locali, ospedali, scuole, istituzioni militari, tribunali, imprese, famiglie…
Scopo degli archivi e del lavoro degli archivisti, all’interno di  una comunità, è di evitare che questa ricchezza venga persa.
Senza gli archivi giudiziari non si possono condurre i processi, riaprire le cause quando subentrano nuovi elementi. Senza gli archivi non si sarebbero potute aprire grandi cause di lavoro, come i processi di risarcimento ai morti per l’amianto.
Senza gli archivi è impossibile venire a conoscenza dei soprusi e delle violenze commesse dalle dittature politiche, ricostruire le politiche dei governi nel corso della storia, non si può fare luce su episodi quali il terrorismo, le stragi, la mafia. (Dal sito Ispirati dagli archivi 2016)

A sostegno dell’iniziativa è intervenuto anche lo scrittore siciliano di fama internazionale Andrea Camilleri, autore di romanzi e racconti in cui il documento (originale o inventato) è spesso al centro della narrazione. Nel video che segue Camilleri, citando esempi storici e letterari, spiega l’importanza e il ruolo che gli archivi rivestono per i cittadini e per la società.

 

I libri più belli del 2015 secondo il New York Times

GRUPPO/I DI LETTURA

te-nehisi-coates Te-Nehisi Coates

Anche quest’anno, puntuale a dicembre, ecco la lista dei dieci libri migliori di questi dodici mesi secondo il New York Times.

Fiction

Magda Szabò, The door
Al primo posto nelle scelte degli editor della Sunday Book Review del quotidiano di New York troviamo però un romanzo uscito nel 1987 in Ungheria e ora “scoperto” negli Stati Uniti. Si tratta de La Porta (The Door nell’edizione americana pubblicata da New York Review Books), di Magda Szabò (nata in Ungheria nel 1917, morta nel nel 2007), pubblicato  in Italia da Einaudi ormai più di dieci anni fa.

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Gli archivisti… sono ricercatori.

«I ricercatori non possono essere pagati come i funzionari ministeriali che si occupano di procedure amministrative e si occupano di gestione di archivi».

Questa affermazione è stata fatta dal Ministro Giannini il 26 ottobre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano. A parte  l’indegna comparazione di valore che fa tra le professioni, il Ministro (o la signora Ministra, se si preferisce!) mostra di essere particolarmente disinformata su cosa fanno, da circa 12 secoli, gli archivisti in Italia. Di seguito la risposta che la professoressa Maria Guercio ha dato al Ministro in qualità di presidente ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana).

ANAI_Comunicato 27-10-1015L’ANAI – Associazione nazionale archivistica italiana, in margine all’intervento all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano del Ministro Giannini, ritiene opportuno ricordare alla segreteria del Ministro, che probabilmente informa il suo responsabile in modo un po’ confuso e superficiale, che gli archivisti… sono ricercatori.

E svolgono una delicata duplice funzione tecnico-scientifica.

Da un lato infatti sono responsabili della corretta tutela, conservazione, descrizione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio storico archivistico pubblico e privato accumulato in Italia da una dozzina di secoli (un patrimonio unico al mondo che il sistema educativo nazionale purtroppo utilizza assai poco per la didattica di tutte le materie, anche quelle scientifiche).

Dall’altro gli archivisti contribuiscono, direttamente o mediante la loro consulenza e vigilanza, alla creazione ordinata e giuridicamente affidabile degli archivi contemporanei della Pubblica Amministrazione in tutti i suoi livelli. E un simile ruolo, spesso, gli archivisti lo svolgono anche nelle aziende private, occupandosi di organizzare la gestione dei flussi documentali in ambiente digitale.

Nell’esercizio di tale funzione, che si svolge tra incredibili difficoltà, gli archivisti difendono alcuni caratteri fondamentali di una moderna società democratica: la trasparenza, l’efficacia, l’economicità, il buon andamento, l’imparzialità dell’amministrazione e la tutela della riservatezza personale.

In conclusione ci fa piacere ricordare che proprio al Miur compete la cura delle scuole di alta specializzazione in archivistica e biblioteconomia dalle quali escono ottimi archivisti che trovano con soddisfazione lavoro anche in altri Paesi (in Europa, in Nord America, in Australia, ma anche ormai nel continente asiatico e in Sud America).

Cordialmente, a nome di tutti gli archivisti italiani

Maria Guercio, Presidente ANAI

SESTU: CITTA’ DELL’ECONOMIA CONDIVISA?

11815732_10207922094354259_11996786_nNella serata di ieri (5 agosto 2015), il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione sul baratto amministrativo proposta dalle due consigliere Cardia e Cannas appartenenti al M5S e dalla consigliera Perra della lista civica “Ricostruiamo Liberamente”. Tale mozione è stata ampiamente supportata anche dai colleghi dell’opposizione del PD, Crisponi e Mura, dal consigliere Usai rappresentante del Polo Civico per Sestu nonchè accolta con favore da tutti i consiglieri della maggioranza presenti in aula, con interventi e dichiarazione di voto. Ma che significa il termine “baratto amministrativo”?

Il baratto amministrativo è stato introdotto con il D.L. 12 settembre 2014, n. 133 convertito in L. 11 novembre 2014, n. 164 (cd Sblocca Italia) ed è disciplinato dall’art. 24 rubricato “Misure di agevolazione della partecipazione delle  comunita’  locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”. La volontà del legislatore nazionale è quella di concedere agli Enti locali la possibilità di definire, in completa autonomia, una serie di criteri che possano gettare le basi per una cooperazione tra i singoli cittadini/associati con l’Amministrazione del governo di un territorio. In che modo? I cittadini potranno presentare dei progetti che includano delle azioni di riqualificazione del territorio urbano o extra urbano quali la  pulizia,  la  manutenzione, l’abbellimento di aree  verdi,  piazze  o  strade, per ottenere  in cambio dall’amministrazione stessa delle riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita’ da loro posta in essere. Il legislatore ci dice anche che l’esenzione deve essere concessa per un periodo di tempo limitato e definito, per specifici tributi e solo per le  attivita’  individuate e deliberate dall’organo di governo, in  ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ svolta; per le indicazioni date, i tributi non possono che essere la Tari, la Tasi e la Tosap. In questo modo rimane saldo il significato  di questo istituto che, al di là delle ricadute positive in termini di attenzione civica ai beni comuni e di partecipazione dei cittadini ai bisogni della collettività, non è altro che un mezzo economico alternativo per saldare un debito con la comunità.

Presto anche nel comune di Sestu, l’amministrazione collaborerà con i cittadini per lo sviluppo di questa forma di economia della condivisione che sta prendendo piede in molti comuni d’Italia e sta rivoluzionando il modo di intendere la tradizionale offerta di beni e servizi. Ma per “sbloccare” il nostro paese occorre molto di più, occorre pensare e agire diversamente, occorre che chi ci governa abbia una visione che sappia anticipare e interpretare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Occorre essere ispirati dai valori della cooperazione, della fiducia tra i singoli cittadini perchè al di là del vantaggio economico, l’interazione con il prossimo e la collaborazione tra individui generano maggior valore e mutui vantaggi. In un periodo di crisi con un sistema economico limitato, agire mediante una logica redistributiva permetterà di trasformare i costi in occasioni sociali in cui i cittadini potranno non solo collaborare tra loro ma addirittura “barrattare” con il proprio comune di appartenenza per ottenere agevolazioni fiscali in cambio di lavori manuali.

Ora spetta agli uffici il compito di effettuare uno studio di fattibilità della proposta deliberata dall’organo politico e di scrivere i regolamenti attuativi, impresa non facile.

Cristiana Ferru

 

E adesso basta fiori

convocazione CC_2lugl2015È il Consiglio comunale più rosa che Sestu abbia mai visto (benché gran parte delle donne stiano all’opposizione) e l’enfasi su questo punto non è mancata durante la prima seduta di giovedì scorso, anche se in alcuni punti si è sfiorato il sessismo più becero e retrivo. In un’aula consiliare gremita di pubblico e di fiori, che nemmeno a un matrimonio, i consiglieri eletti qualche settimana fa hanno adempiuto a quanto previsto dalla legge e molti, a partire dalla Sindaca e dal giovane Presidente del Consiglio, hanno colto l’occasione per intervenire con discorsi più o meno programmatici, più o meno retorici, più o meno…

Il primo intervento della Sindaca è stato caratterizzato, almeno nelle sue prime battute, da una partigianeria che mal si attaglia a chi dovrebbe rappresentare un’intera comunità e non una parte politica. Ci saremmo aspettati che il “punto e accapo” significasse anche che i toni ridondanti della campagna elettorale finissero il 14 giugno scorso, ma a quanto pare ci siamo sbagliati. Il resto del discorso puntava sostanzialmente su un tema unico: la stretta collaborazione fra amministrazione e cittadini. Un obiettivo più che auspicabile, vedremo quale sarà il percorso per raggiungerlo. Non poteva mancare il riferimento all’aumento della presenza femminile in Consiglio che la Sindaca ha dichiarato essere “una parità di genere non solo enunciata ma di fatto”. Belle parole, anche se stonano un po’ sulla bocca di chi ha sentito il dovere di affiancare il cognome del marito al proprio sulla scheda elettorale (in campagna elettorale girava una cartolina con Secci candidata che aveva in mano un cartello con su scritto: “A Sestu le donne contano come gli uomini?” Mah, sembra sia lei la prima a non credere che possano farlo).

Con 16 voti su 21 – quindi anche con l’appoggio di tre consiglieri dell’opposizione, sostegno che è parso anche esplicito in almeno uno negli interventi – Matteo Taccori è stato eletto Presidente del Consiglio. Il suo primo intervento, al netto dei ringraziamenti di rito, si è incentrato sul ruolo a cui era stato appena chiamato, indicandone prerogative e responsabilità. Alcune parti del suo discorso, tuttavia, hanno suscitato alcune perplessità: la “strenua contrapposizione sterile e inutile” che – a suo dire – bisogna evitare è quella dell’opposizione? Quindi anche quella che gli stessi Riformatori hanno proposto in aula fino a poche settimane fa? Viene inoltre da chiedersi se, stigmatizzando la “perdita di tempo” della quale i consiglieri non si possono “permettere il lusso”, parla dell’ampia e aperta discussione consiliare, o se la “tutela della voce dei consiglieri che è tutela della voce dei cittadini, tutti” vale solo se lui non la considera un modo di “disperdere energie” che, afferma di nuovo, “non ci possiamo permettere”. Se non ci possiamo permettere nemmeno di discutere, cosa potremmo aspettarci nei prossimi 5 anni? Certo non quel “dialogo democratico” che, nel finale del suo intervento, auspica per far nascere una nuova fase politica.

Ma se la nuova fase politica è quella inaugurata dal discorso del consigliere Serrau, non c’è da stare tranquilli, visto il tono veemente e i gesti al limite del minaccioso con cui ha ricordato che i consiglieri sono la voce e l’orecchio dei cittadini. O forse il nuovo è il cambiamento che torna al vecchio e dobbiamo prestar fede alle parole di Massimiliano Bullita, neo-vicesindaco, che prima ha messo in guardia dal “classismo” che guarda ai titoli di studio invece di riconoscere che il motore dell’economia sestese sono (stati?) gli agricoltori e gli edili (che, escludendone le nuove generazioni, tratta da ignoranti… ma onesti), e poi si rivolge alle donne in Consiglio dicendo loro “ora non avete più scuse, ora vogliamo sentire e vedere il vostro autentico valore”. Come se agli uomini, come lui, che siedono da lustri nelle istituzioni fosse chiesto di dimostrare mai il loro “autentico valore”. No, per loro conta il consenso degli elettori ma per le donne invece non bastano i voti, a loro tocca anche far sentire e vedere il proprio valore!

Una nota sulla prima volta del M5S sui banchi istituzionali di Sestu. Per ora un solo aggettivo per definire l’azione politica delle due consigliere: autoreferenziale. In tutti gli scrutini segreti hanno votato sé stesse (o una l’altra reciprocamente, non è dato saperlo, ma tant’è); sono intervenute con una veemenza nei toni e una rigidità che rare volte si era sentita prima d’ora; hanno voluto rimarcare la loro differenza dagli altri consiglieri non alzandosi in piedi per parlare. Hanno parlato di voler portare una “rivoluzione culturale” in Consiglio, di referendum deliberativi senza quorum i cui risultati “hanno valore di legge” (così se su 20.000 abitanti, vanno a votare in 3 e 2 scelgono la stessa opzione, quella vale anche per tutti gli altri 19.998 cittadini… bella democrazia, altroché!), e dell’intenzione di non chiedere rimborsi elettorali (che, ci dispiace per loro, non sono previsti per le elezioni comunali) e devolvere il gettone di presenza delle consigliere alla comunità. Se per loro questo è “politica, quella vera”, tanti auguri a noi.

La Sindaca ha concluso la seduta leggendo i nomi dei componenti della Giunta senza però indicarne le rispettive deleghe, non si sa se perché non ancora decise nel dettaglio o per lasciarle alla prossima seduta quando ci sarà l’atto formale.

[Aggiornamento] Le deleghe sono state pubblicate sull’Albo Pretorio del Comune, ma non sul portale istituzionale. Colpiscono l’accumulo di deleghe nelle mani della stessa persona – peraltro, un assessore tecnico – e la relativa “leggerezza” delle deleghe affidate alle due donne in Giunta. E così già da subito si disattendono ben tre dei proclami della neo-eletta Sindaca: la trasparenza amministrativa, la riduzione delle spese per la Giunta (diversamente da quanto annunciato in pompa magna subito dopo l’elezione, gli assessori sono 6 e non 5 – numero ridotto che invece sono riusciti a mantenere a Quartu, nonostante abbia oltre il triplo degli abitanti) e il peso delle donne in questa maggioranza. Gli auspici non sembrano dei migliori, dunque.

Stefania Manunza

A Sestu vince la destra

Sestu_Elezioni 2015I risultati del ballottaggio li abbiamo appresi poche ore dopo la chiusura dei seggi, accompagnati da fuochi d’artificio e da cortei di auto strombazzanti nel cuore della notte. La vittoria di Paola Secci è stata netta. La candidata sindaca del centro-destra ha ottenuto il 59,10% contro il 40,90% della sua rivale Annetta Crisponi. Dopo dieci anni di amministrazione Pili il centro-sinistra tornerà dunque tra i banchi dell’opposizione.

Il risultato è stato però determinato da meno della metà dei cittadini aventi diritto al voto (il 42,4%). Dato allarmante che di per se meriterebbe una seria e ponderata riflessione. Confrontando questo risultato con quello del primo turno, che vedeva le due candidate su una posizione di quasi parità, appare evidente che la lista civica di Maria Cristina Perra (538 voti) che si era mantenuta su posizioni di apparente neutralità, aggregava intorno al suo simbolo un elettorato per lo più orientato a destra. Stesso ragionamento si può fare per gli elettori del movimento 5 stelle che sono tornati a votare nonostante le indicazioni ufficiali del Movimento. In maniera residuale sono confluiti su Paola Secci anche i voti di diversi candidati delle liste della coalizione guidata da Anna Crisponi il cui cuore però, a dispetto della collocazione sulla carta, batteva a destra. Una tendenza già palesatasi nel primo turno attraverso il meccanismo del voto disgiunto. Nondimeno Paola Secci si è avvantaggiata anche di una manciata di voti di chi, pur organico al PD, non ha digerito il risultato delle primarie. Anche in questo caso l’analisi del voto disgiunto al primo turno indicava questo tipo di tendenza.

La sconfitta del centro-sinistra a Sestu non può essere letta avulsa dal contesto generale delle amministrative. Il centro-sinistra ha perso comuni importanti e simbolici come Venezia e Arezzo e in Sardegna Nuoro. La politica nazionale portata avanti dal PD di Renzi spiega, secondo molti autorevoli commentatori, la delusione e l’astensione degli elettori di sinistra che non si sentono rappresentati o, peggio, si sentono danneggiati da provvedimenti come il jobs act o la riforma della scuola. Quando le differenze tra gli schieramenti politici si assottigliano capita che gli elettori decidano di non andare a votare oppure votino facendo prevalere interessi che poco hanno a che vedere con quelli generali della comunità o con un progetto politico di largo respiro.

Nella scelta degli elettori a Sestu possono anche aver pesato errori e limiti della politica locale ma, ne siamo convinte, questi non sono stati determinanti per l’esito di queste elezioni. In questi 5 anni l’amministrazione di centro-sinistra ha raggiunto importanti risultati nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti, si è riusciti a contenere entro limiti accettabili la tassazione, sono state realizzate diverse opere pubbliche che hanno migliorato la viabilità. Sul voto sfavorevole per il centrosinistra ha inciso più di ogni altra cosa il malessere diffuso provocato dalla crisi economica degli ultimi 5 anni e dalle scelte dei governi nazionali, i cui effetti spesso si scaricavano sull’amministrazione comunale. Responsabilità nazionali e locali nella percezione comune si sono intrecciate e confuse. E le forze dell’opposizione hanno avuto buon gioco a cavalcare il malessere e l’incertezza per il futuro trasformandoli in consenso elettorale.

A trarre vantaggio dal diffuso malcontento non è stata però la forza politica che più di tutte in questo momento storico in Italia sta intercettando la protesta, il Movimento 5 stelle, che peraltro a Sestu alle elezioni nazionali ed europee aveva ottenuto numeri da record. A trarne profitto sono state le forze della destra (Riformatori e Forza Italia) che hanno già amministrato Sestu in anni non troppo lontani e che non possono certo dirsi esenti da errori politici anche macroscopici (soprattutto in campo urbanistico). La cattiva amministrazione delle giunte di centro-destra degli anni Novanta, lo ricordiamo bene, fu all’origine delle due successive vittorie del centro-sinistra guidato da Aldo Pili. Questo ci porta a pensare che, a discapito di tutto, ad avvantaggiarsi della situazione non sono state tanto le forze più pure quanto piuttosto quelle meglio organizzate e radicate nel territorio. A Sestu lo sono certamente i Riformatori e Forza Italia. Spiace doverlo ammettere, non lo è il PD, che in queste elezioni rappresentava il partito cardine della coalizione del centro-sinistra.

Cinque anni di profonde lacerazioni interne al Partito Democratico di Sestu, che in consiglio comunale si sono palesate nella paradossale situazione di una maggioranza con sindaco PD osteggiato da 3 consiglieri su 5  del suo stesso partito, hanno fatto il resto. Certamente hanno contribuito a creare nei cittadini una percezione negativa dell’operato dell’amministrazione. Il tardivo intervento dei vertici regionali del Partito non è poi riuscito a neutralizzare i veleni sprigionati dagli aspri scontri pre e post primarie che si sono consumati all’interno del circolo locale. Tutti capiscono che la frantumazione interna non può essere un buon viatico per una campagna elettorale e tanto meno per una vittoria.

Da questo quadro politico è di conseguenza emerso un consiglio comunale che guardato dall’angolo visuale di un elettore di centro-sinistra pone non pochi problemi. Non sono rappresentati i partiti della sinistra (SEL, Rossomori, PSI e Rifondazione comunista) e nemmeno è presente nessuno dei giovani capaci e preparati che l’energia trascinante di Anna Crisponi era riuscita a coinvolgere nel progetto di rinnovamento del comune.

L’auspicio è che la nuova sindaca Paola Secci, a cui nonostante le differenze di vedute riconosciamo capacità e serietà, porti avanti  quei progetti di interesse generale e urgenti per la comunità già avviati dalla passata amministrazione. La speranza è che questa situazione sfavorevole per il centro-sinistra aiuti tutti a prendere coscienza del fatto che, al di là delle responsabilità politiche dei dirigenti locali, il PD nazionale per vincere deve far tornare gli elettori di sinistra a votare, lasciando perdere le velleità da partito della nazione e recuperando la sua vocazione naturale che è quella di rappresentare le esigenze e gli interessi degli strati più deboli della società.

Sandra Mereu – Marina Pisu

La cultura nei programmi elettorali per Sestu

libri sospesiLa campagna elettorale per le comunali 2015 a Sestu sembra procedere un po’ sottotono. Fatta accezione per i soliti insulsi dibattiti che si sviluppano su Facebook, poco si parla in generale delle iniziative elettorali che si sono svolte sinora e quasi nulla è stato riportato dalla stampa regionale. Altra caratteristica di questa tornata elettorale è la parsimonia usata da tutti gli schieramenti nel diffondere materiale elettorale informativo sui programmi. Un po’ la crisi, un po’ il fatto che si da per scontato che le persone non leggano, chi non si accontenta di cartelli e slogan ad effetto può avere qualche difficoltà a reperire informazioni compiute che diano un’idea esaustiva su cosa vogliono fare e quali sono le idee di governo dei vari candidati sindaci che si propongo di governare il comune. Chi ha interesse a informarsi può comunque farlo consultando il sito del comune dove sono scaricabili i pdf di tutti i programmi elettorali.

Per quanto di interesse dei lettori di questo blog, ho provato a focalizzare l’attenzione sul tema della cultura. Un argomento tutt’altro che secondario. Il modo stesso in cui viene trattato è infatti indicativo della visione di società e di sviluppo sottesa ai vari schieramenti in campo. Consideriamo per primi i programmi delle liste che si dichiarano estranee al sistema dei partiti, più o meno tradizionali, e che in quanto tali si vorrebbero portatrici di idee nuove e diverse.

Il programma elettorale del candidato sindaco Antonio Mura considera la cultura in stretto rapporto con il turismo. Beni e attività culturali sono finalizzati “a rendere interessante il paese per il visitatore”. In quest’ottica è significativo che la stessa Biblioteca comunale venga considerata solo in quanto edificio storico da inserire all’interno di percorsi turistici. Prevale dunque in questo programma un’idea di cultura asservita al Mercato, tutt’altro che nuova e originale.

Nel programma della lista civica della candidata Maria Cristina Perra al tema specifico della cultura sono dedicati alcuni punti che evidenziano il carattere vagamente sovranista e identitatario di questo schieramento. Oltre alla modifica dello statuto comunale per l’adozione del sardo come lingua ufficiale della pubblica amministrazione  (suppongo), si propone la creazione di uno spazio espositivo (un museo?) per i beni storici, archeologici, culturali e identitari della tradizione sestese e si annuncia l’intenzione di promuovere la cultura e le tradizioni sarde in sinergia con le associazioni locali. Sotto questo profilo dunque il programma culturale della lista “Rinnoviamo Liberamente” si pone in continuità con la politica culturale delle passate amministrazioni. Un’ultimo punto è infine dedicato all’individuazione di locali comunali per la Mediateca che dovrebbe, nelle intenzioni, fungere da polo di studio e incontro tra cittadini dediti alle varie attività culturali. Non è dato sapere che fine farà in quest’ottica la biblioteca comunale. Ci sarà ancora spazio per i libri e i servizi di promozione alla lettura per tutti i cittadini, di tutte le fasce d’età, dopo che l’avranno trasformata in centro di aggregazione per eruditi locali?

Il Movimento 5 stelle dichiara di voler far rinascere la cultura che, a suo dire, da qualche anno versa “in stato di notevole degrado”, stimolando la creatività dei giovani con i finanziamenti europei del progetto Creative Europe e facendo contestualmente leva su alcune strutture e istituzioni culturali del comune. Nel disegno del M5S, Casa Ofelia dovrebbe diventare un centro di aggregazione da mettere a disposizione di tutti, e la sede della Consulta dei giovani (che poi sarebbe il Centro sociale del comune!) il luogo privilegiato per sperimentazioni musicali e teatrali. Alla consulta degli anziani infine spetterebbe il compito di trasmettere alle nuove generazioni saperi, esperienze e memorie. I grillini si accingono dunque a trarre profitto dalle strutture create dalle passate amministrazioni che, per varie ragioni, non si era riusciti a sfruttare appieno. Altro perno della politica culturale del M5s è la biblioteca, su cui però il movimento non sembra avere le idee molto chiare. Nel programma elettorale della candidata sindaca Maria Fabiola Cardia (pg. 39) si legge che per rendere più fruibile e potenziare il sistema bibliotecario (sic!) sarebbe sufficiente ampliare gli orari di apertura, potenziare i laboratori aperti ai ragazzi e ai bambini, aumentare il patrimonio librario puntando anche sull’uso di sistemi multimediali. Mi piacerebbe sapere quand’è stata l’ultima volta che la candidata sindaca del movimento 5 stelle è andata in biblioteca? Chi la frequenta infatti sa bene che il patrimonio librario e multimediale viene costantemente aggiornato e che per favorire il pieno esplicarsi del servizio e il potenziamento dei laboratori di lettura, alla biblioteca comunale servono nuovi e più spaziosi locali. Nel programma del movimento 5 stelle di questa esigenza non c’è però la minima traccia.

Il centro-destra mostra al riguardo una maggiore conoscenza della realtà locale. Nel programma della candidata sindaca Paola Secci (pg. 22) si riconosce alla biblioteca il ruolo di fondamentale presidio culturale al servizio della popolazione e si individua come suo limite l’inadeguatezza dei locali rispetto alla crescente popolazione e di conseguenza all’aumento degli utenti attivi. Per questo motivo Paola Secci dichiara che, se toccherà al suo schieramento governare, la biblioteca sarà trasferita in locali più adatti. Il centro-destra punta inoltre a creare nuovi spazi di aggregazione per i singoli e le associazioni locali, essendo venuta meno la disponibilità dei locali Faccin, e alla valorizzazione delle attività di teatro dialettale locale. Non è invece chiaro quali saranno (o in che modo saranno scelte) le associazioni di promozione culturale a cui, sembra di capire, sarà affidato lo studio e la ricerca sui beni culturali locali e la successiva diffusione dei risultati, insieme all’attivazione di laboratori culturali e artistici.

Il programma del centro-sinistra, infine, dedica alla cultura un nutrito capitolo (pg. 12-13) in cui non ci si limita a elencare le azioni che si intendono portare avanti ma si definisce a monte qual è l’idea di cultura da cui esse discendono. Per la candidata sindaca Anna Crisponi la cultura è prima di ogni altra cosa un mezzo per formare i cittadini ed educarli alla cittadinanza attiva. Rifugge dalla concezione di cultura del centro-sinistra ogni visione nostalgica e acritica del passato o una concezione rigida e immutabile dell’identità. Obiettivo del programma culturale del centro-sinistra è la crescita culturale della popolazione nella convinzione che una società incolta è destinata a rimanere indietro rispetto alle sfide che la contemporaneità ci impone. Per questa ragione si punta prioritariamente a investire sulle infrastrutture della conoscenza e quindi sui servizi culturali di base del comune: scuola e biblioteca comunale. Alla biblioteca in particolare è dedicato un progetto speciale. Si riconosce l’importanza e l’urgenza di potenziare le capacità di lettura dei cittadini, anche in funzione di un uso attivo e critico delle tecnologie, e quindi il ruolo strategico che la biblioteca può svolgere per aiutare a contrastare le diseguaglianze sociali, prevenire il disagio, l’emarginazione sociale e l’analfabetismo di ritorno. Obiettivo prioritario della candidata sindaca Anna Crisponi è pertanto la creazione di una biblioteca più grande, che diventi “metafora della città”. E’ previsto a questo fine il trasferimento nella sede dell’ex asilo di via Donizetti dove, a partire dall’analisi della realtà demografica del paese, saranno creati spazi per differenziare il servizio in funzione delle diverse fasce d’eta. Il servizio sarà potenziato con la creazione di nuovi punti prestito attrezzati nei quartieri periferici di Ateneo, Dedalo e Cortexandra. Sarà inoltre incentivata la conoscenza del patrimonio documentario della biblioteca (sia librario che archivistico) che testimonia la memoria storica della comunità, attraverso l’istituzione di borse di studio da mettere a disposizione di giovani studiosi interessati a portare avanti progetti di ricerca e pubblicazioni di storia locale.

Sandra Mereu

In ricordo di Mario Orrù/6

Concludiamo l’omaggio alla memoria di Mario Orrù con l’intervento di Roberto Bullita, assessore alla cultura del comune di Sestu, che ha organizzato e coordinato la commemorazione pubblica ad un anno dalla sua scomparsa. Attingendo a dati storici e a suoi personali ricordi, Roberto Bullita ne ha ripercorso la storia politica al servizio della comunità:

“Mario Orrù si affaccia alla vita politica e amministrativa di Sestu nella prima metà degli anni Settanta, dopo il suo rientro in paese, in quanto fino a quel momento svolgeva il lavoro di insegnante in Ogliastra. In occasione delle elezioni comunale del 16 novembre 1975 viene nominato per la prima volta assessore effettivo nella giunta guidata da Enrico Bullita (a seguito della sua elezione a consigliere comunale nelle liste del P.C.I.), carica elettiva che manterrà anche nella successiva legislatura fino al 1985. Rieletto nuovamente assessore anziano (vicesindaco) a dicembre del 1986, nella giunta guidata da Francesco Serci, resterà in carica con quella delega fino alla primavera del 1990, quando, nelle elezioni comunali del 23 aprile 1990 Mario viene eletto ancora una volta consigliere comunale, sempre nelle liste del P.C.I. e poi dopo le dimissioni di Michele Cossa da Primo Cittadino, il 25 giugno 1992 assume la carica di Sindaco fino alla primavera del 1995. In occasione delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995 viene eletto infine consigliere nella Provincia di Cagliari, carica che ricoprirà fino al 2000.

Mario, nel periodo in cui è stato assessore sia ai Lavori Pubblici che alla Pubblica Istruzione e Cultura, si è adoperato con impegno, unitamente agli esecutivi di allora, per migliorare la situazione didattica delle scuole locali e colmare le insufficienze strutturali e logistiche degli edifici scolastici presenti a Sestu. Ha svolto anche un ruolo propulsivo per dotare il paese di una biblioteca pubblica in pianta stabile, che aveva visto la sua nascita in forma embrionale agli inizi degli anni Settanta. Poi piano piano la struttura si è concretizzata, prima con la disponibilità del qui presente Renzo Perra, che a sua volta è stato anche lui per un certo periodo di tempo consigliere comunale e infine, a partire dal 1982 con la direzione della Dottoressa Simonetta Mura, fino ai giorni nostri. Infatti, dopo una serie di allocazioni in locali di emergenza ubicati in via Gorizia e nella struttura comunale di Piazzetta Rinascita, finalmente nel mese di luglio del 1987 è nata, nella sede di via Roma, la nuova biblioteca comunale, poi intitolata a Ranieri Ugo. La biblioteca comunale attualmente è il fulcro di molti progetti e attività culturali che l’amministrazione realizza con le scuole e la cittadinanza, grazie all’efficiente servizio svolto dalla Responsabile e dal personale addetto.

Voglio anche ricordare che in quegli anni nelle Scuole Elementari sono stati aboliti i doppi turni di frequenza grazie alla realizzazione dei nuovi edifici scolastici di cui oggi il Comune dispone, i quali sono quasi tutti dotati di palestra per lo svolgimento delle attività motorie, e che le Scuole Medie nel 1979, dopo anni di disaggio trascorsi in locali di emergenza affittati dai privati, hanno finalmente usufruito del nuovo caseggiato di via Dante (anch’esso dotato di palestra) a cui si è aggiunta anche la struttura di via Torino, dopo la realizzazione del nuovo Edificio Comunale in via Scipione. Inoltre, nel 1989 è stato aperto per la prima volta il nuovo Asilo Nido Comunale, che poi sarà dedicato a Manuela Loi dopo la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992.

In conclusione, Mario Orrù ha dedicato venti anni di fattiva attività amministrativa al Comune di Sestu, mentre altri cinque li ha dedicati all’amministrazione della Provincia di Cagliari. Complessivamente però la sua militanza e il suo impegno politico all’interno del partito e al servizio della cittadinanza è durato molto più a lungo e nel frattempo, alternandoli con gli impegni familiari e i momenti difficili che la vita talvolta riserva alle persone, è riuscito a coltivare anche un’altra importante passione che lo ha caratterizzato per tanti anni: la composizione poetica e la scrittura in generale. Fatti, luoghi e persone che sono stati oggetto delle sue esperienze di vita e dei suoi incontri hanno dato spunto alla sua vena creativa, alla quale con il supporto degli amici Daniela Pia e Renzo Perra, qui presenti, vogliamo oggi rendere omaggio.”

In ricordo di Mario Orrù/5

Aldo Pili, sindaco di Sestu: “Mario Orrù era una persona profondamente rispettosa degli altri. Difendeva le sue idee ma sempre nel rispetto degli altri. Questo aspetto non è disgiunto dal Mario che mette il suo sentimento nelle poesie. Nelle sue poesie traspare la sua capacità di immedesimarmi talmente a fondo nelle altre persone che poteva cavarne il senso profondo dell’essere umano.”

In ricordo di Mario Orrù/3

Dionisio Pinna della Comunità di Sestu: “Mario Orrù rappresentava simbolicamente il concetto gramsciano della cultura che libera. Dove cultura è intesa non come fine a se stessa, autogratificante, ma come cultura che viene messa a servizio. Tutto quello che Mario Orrù ha fatto, lo ha fatto perché era all’interno di un processo storico-politico. Ha lavorato in modo estremo in rappresentanza di una categoria umana. Il suo riscatto attraverso la cultura era il riscatto di una classe che non ha mai abbandonato.”

In ricordo di Mario Orrù/2

Simonetta Mura, direttrice della biblioteca comunale di Sestu: “Mario Orrù credeva moltissimo nella Cultura come motore di ascesa sociale ma anche per la formazione dei singoli. Con Mario Orrù assessore alla Cultura nel 1989 abbiamo fatto il primo corso di aggiornamento per insegnanti della scuola materna sull’importanza del leggere ai bambini. Uno dei pochi esperimenti italiani, il primo in Sardegna”.