“L’antro del mostro” di Alessio Simoni (Susil Edizioni)

Alessio Simoni ha finalmente coronato il sogno di pubblicare le sue poesie. Sestu Reloaded lo ha fin da subito incoraggiato e sostenuto in questa impresa ed ora ci piace invitare chi ci segue a leggere il libro che le raccoglie. “L’antro del mostro” contiene 37 originalissime composizioni accompagnate dai raffinati disegni di Antonio Piga.

Potete trovare “L’antro del mostro” nella cartoleria “Green” di via Verdi n. 20, Sestu.

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“I dannati dell’Asinara” – Percorso bibliografico attraverso “l’altra faccia della guerra”

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Le due facce della guerra. Gli studi recenti  stanno mettendo in luce il duplice volto della Prima guerra mondiale. Da un lato c’è la guerra tramandata dai libri di storia, quella combattuta con “gloria e onore” dai soldati al fronte. Dall’altro lato c’è la guerra a lungo sottaciuta o rimossa, quella dei morti per malattia e dei prigionieri di guerra. La Sardegna ne rappresenta un esempio emblematico. Il primo aspetto è rappresentato dalle “eroiche” vicende della Brigata Sassari; il secondo dalla tragica storia dei prigionieri austro-ungarici deportati nell’isola dell’Asinara.

(Leggi l’articolo integrale nella Pagina del Blog dedicata ai Cent’anni dalla Prima Guerra mondiale)

“Sette brevi lezioni di fisica”, Carlo Rovelli (2014) – Recensione di Marina Cozzolino

Sette brevi lezioni di fisicaCarlo Rovelli è uno dei maggiori fisici del mondo. E’ responsabile dell’Equipe de gravité quantique de physique théorique dell’Università di Aix-Marseille e membro dell’Insitut universitaire de France e dell’Académie internationale de philosophie des sciences.

Il suo ultimo libro intitolato Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi Edizioni, 2014), con una prosa chiara e scorrevole, ci accompagna nell’affascinante viaggio tra le più belle scoperte della fisica degli ultimi cento anni.
Poiché è un testo scritto non per i fisici ma per chi di fisica ne sa poco o niente, per chi semplicemente vuole interrogarsi sul senso della vita, non meraviglia il fatto che il libro sia stato nella hit parade dei libri più venduti degli ultimi mesi.
L’universo descritto da Rovelli è un universo estremamente “poetico”, del quale quello che sappiamo, come dice l’autore, è ancora troppo poco rispetto a quello che già conosciamo.

Il tempo e lo spazio sono i due temi principali trattati.

La passeggiata tra le teorie della fisica comincia dalla teoria della relatività di Einstein, definita “la più bella delle teorie”, sulla quale Einstein aveva lavorato per dieci anni come un pazzo fino ad arrivare alla folgorazione: lo spazio è una delle componenti del mondo, che ondula, s’incurva come le onde del mare, lo spazio s’incurva dove c’è la materia, come il tempo, del resto. Il lettore rimane sbigottito nell’apprendere che il tempo scorre più veloce in alto ed è più lento vicino alla terra. “Di poco ma il gemello che ha vissuto al mare ritrova il gemello che ha vissuto in montagna, un poco più vecchio di lui” scrive Rovelli.

La genialità di Einstein e il suo universo rutilante con i buchi neri, lo spazio che fluttua e il tempo che rallenta abbassandosi su un pianeta ci accompagna in tutte le 87 pagine del libro. La sua genialità, ci fa notare Rovelli, è racchiusa, in una equazione piccolissima, una equazione di genio puro!
Il Novecento ci ha lasciato le due teorie più affascinanti della fisica: la teoria della relatività e la teoria dei quanti (meccanica quantistica) che, con le sue applicazioni, ha cambiato la nostra vita. Pensiamo alla fisica nucleare e atomica, al laser e al computer. Le due teorie si contraddicono, ci spiega Rovelli perché secondo la teoria della relatività il mondo è uno spazio curvo, per la seconda è uno spazio piatto dove saltano “quanti” di energia ma, dice ancora Rovelli, le due teorie funzionano entrambe terribilmente bene e i fisici continuano a studiare per trovare una teoria di sintesi.

L’autore ci conduce attraverso un viaggio visionario perché questo è la scienza, soprattutto visione. Del resto, già ventisette secoli fa Anassimandro collocava la Terra (che per lui era piatta) al centro del cielo; un po’ di tempo dopo qualcun altro la immagina come una sfera circondata da cieli concentrici nei quali corrono gli astri. Oggi sappiamo che esistono migliaia di miliardi di pianeti nell’universo e che “la materia è fatta di particelle che fluttuano in continuazione…”.

Non ci sarebbe stata la scienza se l’uomo non si fosse posto delle domande, quindi scienza e filosofia sono per Rovelli intrinsecamente connesse e il mondo non è come ci appare ma la realtà è più complicata di come la immaginavamo perché i nostri sensi sono imprecisi così come le nostre idee sul mondo. E’ strano ciò che non conosciamo o ciò che è nuovo. Scienza e filosofia si parlano e s’intersecano. Conclude Rovelli domandandosi: se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e materia, un gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo anche noi fatti di particelle? Ma allora cosa sono le nostre emozioni, i nostri sogni, il nostro sapere?

Il “libricino” di Rovelli ci insegna a capire che noi, razza umana, insieme alla Terra tutta, alle galassie e al Cosmo, siamo parte armonica di un tutto e dobbiamo avere un enorme rispetto verso ciò che ci circonda.
“Noi siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie. Pensavamo di essere al centro del cosmo e non lo siamo. Pensavamo di essere una razza a parte e abbiamo scoperto che abbiamo i bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Tra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, non siamo che un ghirigoro fra tanti”.

Nel frattempo il viaggio affascinante nella fisica continua… E’ di questi giorni la notizia di una nuova scoperta che sarebbe in grado di rivoluzionarla: il rilevatore di neutrini dei laboratori di fisica nucleare sotto al Gran Sasso (che intercetta fasci di queste particelle prodotti dall’acceleratore di Ginevra) conferma che i neutrini cambiano natura durante la loro esistenza e quindi hanno una massa. Se questo verrà confermato, i fisici potrebbero rivedere le teorie sulla natura della materia, che prevede neutrini senza massa.
Poiché la storia della scienza è cercare di capire quello che non capiamo, il libro di Rovelli ci spinge ad essere curiosi, sempre e comunque, perché come scrive poeticamente l’autore alla fine del libro:

“Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”.

Marina Cozzolino

(Dal sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

“Sulla faccia della terra”, Giulio Angioni (Il maestrale 2015)

Sulla faccia della terra_AngioniOhiohi la guerra. Ma se ti trovi dentro, odiala con chiarezza. Questa riflessione la fa Mannai Murenu, garzone del vinaio di Seui Nanni Pes. E la fa dopo che è rimasto sepolto per tre giorni sotto una catasta di cadaveri, uomini e donne uccisi dalla furia pisana che nel 1258 si abbatte su Santa Gia, distruggendola. Appena può scappa dalle rovine fumanti ammorbate dalla paura dell’epidemia che può arrivare dopo che i soldati di Pisa e i loro comandanti, ben consigliati da arcivescovi ed episcopi rapaci, hanno catapultato dentro le mura i lebbrosi, alcuni vivi altri già morti.

Scappa e incontra Paulinu da Frauss, servo del convento di Santa Maria di Cluso che gli consiglia la salvezza unica e possibile nel rifugiarsi nell’isola dei lebbrosi che adesso è libera. Questo è l’antefatto  di “Sulla faccia della terra”, ultimo romanzo in ordine di tempo dello scrittore Giulio Angioni. Che è stato ed è anche antropologo. Se il tempo del romanzo è il medioevo giudicale, quando genovesi e pisani si contendevano il controllo dei commerci sardi, il luogo è la laguna, lo stagno, lo spazio non ha la solidità della terra ma la liquidità dell’acqua, acqua di stagno.

Nella ex isola dei lebbrosi si costruisce una piccola comunità in cui convivono cristiani, un ebreo, Baruch, che si fa trasportare da due sedieri, musulmani, bizantini, ex schiave e mercenari tedeschi in fuga, giovani, vecchi, bambini e un cane rabdomante che nello stagno scova polle d’acqua potabile. Nell’isola dei lebbrosi  rinascono, ognuno mette a frutto le proprie abilità  si riscoprono antichi mestieri e la comunità nuova crea un microcosmo armonico alla faccia delle tragedie della storia che attorno a loro continua a mietere vittime e a provocare rovine. Nel libro di Angioni romanzo storico e riflessione morale e civile si integrano in una narrazione rapida e avvincente: nei primi capitoli la parola è usata in forma poetica, la ricerca dei suoni sa più di verso poetico che di prosa distesa. E chi conosce l’ultima produzione letteraria dello scrittore-antrologo-poeta non si stupirà, anzi, vi troverà la conferma della bravura di Angioni nell’inanellare parole in versi. Ancora una volta la sua produzione letteraria ci offre la possibilità di riflettere su alcuni temi di stretta attualità.

Temi universali e senza tempo  come “l’illusione folle di uguaglianza”, “la necessità della tolleranza”, “il bisogno di avere a fianco un fratello, un amico, un compagno o una compagna”, “l’obbligo di essere liberi”. Questi i temi di fondo del libro che scaturiscono da un intreccio abile di rapide descrizioni e squarci illuminanti di pura umanità. Tutti i personaggi che abitano l’isola vengono umanizzati con sapiente ricerca lessicale, quasi fosse la parola la vera protagonista delle centocinquantacinque pagine del romanzo raggruppate in trentasette capitoli brevi, quasi frammenti.  Ma non è frammentaria la grande avventura collettiva che va avanti apparentemente senza scossoni,  quasi che lo scrittore avesse voluto rispecchiare nella pagina scritta la grande bonaccia che aleggia e da sempre accompagna gli ambienti salmastri.

Insomma “Sulla faccia delle terra” è un libro lieve e gentile che, accanto all’ormai consolidata capacità dello scrittore di far emergere con controllato fervore tipi umani dalle caratteristiche più disparate, offre al lettore la possibilità di immergersi in una storia non di maniera, ma in una serie di eventi in cui i protagonisti sono calati con la loro carne e con la loro mente in quella grande matassa di storie che noi chiamiamo umanità.

Pier Giorgio Serra

“Guardati dalla mia fame” di Milena Agus e Luciana Castellina (Edizioni Nottetempo 2014) – Recensione di Tonino Sitzia

Andria 7 marzo 1946, tardo pomeriggio. Nella piazza del municipio una folla di braccianti, quelli “che a ogni alba si vendono al mercato umano nella piazza accanto, piazza Catúma, stretta fra i palazzi dei Ceci e degli Spagnoletti, famiglie da tempo riparate a Roma e a Napoli”, manifestano per il lavoro e per il pane. Il clima, già da qualche giorno, a segnare il perenne conflitto tra agrari e braccianti, una costante della questione meridionale, è esplosivo: a partire dalla giornata del 5 marzo fino al 7 si contano morti e feriti, quattro civili e tre carabinieri. Ma è questo il clima che si respira nella rossa Andria, e nelle Puglie, ormai da tre anni, in quella che alcuni storici hanno definito la “guerra civile” delle Puglie dal 1945 al 1948.le-signorine-porro

Alle ore 17.30 del 7 marzo è previsto il comizio di Giuseppe Di Vittorio, il segretario generale della CGIL, venuto appositamente da Roma, alla vigilia dell’8 marzo Festa della Donna. Solo lui, anch’egli ex bracciante di Cerignola e assai ascoltato da quelle parti, potrebbe forse calmare gli animi, offrire una prospettiva a chi ha da sempre fame di terra e giustizia. Ma il comizio, quel giorno, non ci sarebbe stato, rinviato al giorno successivo, 8 marzo. All’improvviso uno o due spari si sentono distintamente nella piazza. Tutti hanno la percezione che siano partiti dal palazzo dei Porro, un’antica casata di Andria, situato proprio di fronte al municipio. Mentre la gran parte dei manifestanti si disperde, altri, un centinaio circa, sfondano l’antico portone del palazzo, salgono le scale per cercare chi ha sparato. Si tratta dell’ennesima provocazione degli agrari? Ma com’è possibile che a sparare siano state le “anziane e bigotte” sorelle Porro, tutte chiesa, rosari, cucito e opere pie? Nella testa dei manifestanti comunque anch’esse sono agrari, dunque conniventi. Le Porro intanto, Luisa (66 anni), Vincenza (58), Stefania (55), Carolina (54), con la loro servetta Angela, e accompagnate da Francesco Cirielli, funzionario di banca loro inquilino, tentano la fuga da un’uscita secondaria, ma vengono bloccate dai manifestanti. Si vocifera che abbiano delle bombe nascoste tra i loro lunghi vestiti neri. Comincia il massacro: Carolina e Luisa vengono uccise, dei loro corpi fatto scempio. Vincenzina e Stefania gravemente ferite. Luciana Castellina a pag.121 “È la fame che si fa violenza e chiede vendetta. La chiede ai Porro perché sono parte della classe che li ha sfiniti, non importa più se a sparare siano state proprio loro o altri come loro. Sono colpevoli per storia. Per classe. A infierire sono soprattutto le donne, donne contro donne di diverso destino, a dividerle la fame, subita o imposta…” Fin qui la storia, che magistralmente la Castellina inquadra nel tormentato periodo che va dall’8 settembre ’43, il 10 i Savoia e Badoglio si sarebbero trasferiti a Brindisi, fino al 1948, in una regione crocevia di reduci, di militari sbandati dai diversi fronti, laboratorio per tutte le forze politiche del dopoguerra, in particolare per il PCI di Togliatti, alle prese con le due linee, quella insurrezionale e quella legalitaria, sia in risposta alla questione sociale che a quella istituzionale.

Il libro, con altrettanta maestria, grazie a Milena Agus, indaga sulla vita, sui sentimenti, reconditi e talvolta inconfessati, o manifesti solo nei sogni, delle sorelle Porro, attraverso la voce di un’amica che, nella finzione narrativa, parla e racconta di loro. Siamo in pieno terreno letterario, laddove la Storia, seppure necessaria, non può arrivare. La Agus si è servita, lo dice nella nota introduttiva, dei documenti dell’epoca, ma soprattutto della sua immaginazione e aggiungo della sua sensibilità di donna. Milena Agus si muove a proprio agio sul terreno del privato femminile. Come in altri suo libri si nota la simpatia e l’empatia per i personaggi. Le sorelle Porro certo erano ignare delle lotte tra patrizi e plebei, di Menenio Agrippa, delle jacqueries, dei servi della gleba, o dei fatti di Bronte raccontati da Verga, ma quando mai non avevano mai pensato di essere abbracciate da un uomo? La loro frugalità le impediva perfino di godere della indubbia ricchezza, il loro linguaggio monotono temeva l’iperbole e il cambio di tono, e se l’amica diceva “Mi si sono intrecciate le budella” (pag.20) loro abbassavano lo sguardo. Certo la loro fu “un’esistenza color grigio topo, sempre uguale, mai uno strappo alla regola”. Eppure la loro tragedia, che in quegli anni varcò le cronache regionali, e ancora oggi è in parte sconosciuta, meritava di essere raccontata. Intanto mentre altri e nuovi affamati lavorano nei campi delle Puglie fanno riflettere le parole del grande poeta palestinese Mahmud Darwish, che Milena Agus cita nell’epigrafe ad inizio del libro:

Scrivi in cima alla prima pagina:/ Non odio la gente,/ né la invado./ Ma se mi affamano/ la carne dell’usurpatore sarà il mio cibo./ Guardati…/ Guardati/ Dalla mia fame/ E dalla mia ira»

Tonino Sitzia

(Dal sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

Cosimo Argentina presenta a Elmas “L’umano Sistema Fognario” (Manni 2014)

SABATO 28 MARZO 2015, ore 18.00 – Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Elmas, Piazza di Chiesa 3. Presentazione del libro di Cosimo Argentina “L’umano sistema fognario” (Manni 2014).

L'umano sistema fognario_ArgentinaEmiliano Maresca lavora come un mulo in un capannone industriale, ama segretamente una ragazza di nome Anansa e conserva il cadavere della madre nel frigorifero di casa. Ascolta musica heavy metal, ha appeso sopra al letto un poster di Hitler, ha i brufoli, gli occhiali a culo di bottiglia, i capelli grassi e un paio di amici. Quando scopre di avere un padre e due sorelle, che mai ha conosciuto e che non sanno della sua esistenza, la dinamite che ha dentro deflagra con imprevedibile ferocia.

Presentazione a cura di ROBERTO CONCU, del direttivo di “Equilibri, Circolo dei Lettori di Elmas”.

Cosimo ArgeMostrantina  è nato a taranto nel 1963. Dopo la laurea in giurisprudenza e la specializzazione in criminologia, ha tentato di fare l’avvocato. Trasferitosi in Brianza nel 1990 ha iniziato a insegnare diritto e a scrivere libri. La sua è una scrittura tagliente come un diamante. Tra i suoi libri più apprezzati: “Cuore di Cuoio”(Sironi-2004), “Vicolo dell’Acciaio” (Fandango-2010), “Per Sempre Carnivori” (Minimum Fax-2013) e “Maschio Adulto Solitario” pubblicato nel 2008 dall’editore leccese, Manni, che nel 2014 ha scommesso ancora su Cosimo Argentina pubblicandogli “L’Umano Sistema Fognario”.

L’informazione, i cittadini e la figura del Presidente della Repubblica tra passato e presente.

11074358_10206462014572921_18067871_nCAGLIARI, Venerdì 27 marzo 2015, ore 16:30 – “Solidarietà e diritti – Fondazione Luca Raggio” organizza a Cagliari presso la sala conferenze della Fondazione Banco di Sardegna in via San Salvatore da Horta 2 una discussione dedicata al rapporto fra i cittadini e la Presidenza della Repubblica tra passato e presente, per capire come i cittadini possono rapportarsi alla massima carica dello Stato. Fulcro dell’incontro sarà il libro di Maurizio Ridolfi “Presidenti. Storia e costumi ella Repubblica nell’Italia democratica” (Viella 2014). Interverranno:

Maurizio Ridolfi, l’autore – E’ tra i più importanti storici italiani, autore di lavori fondamentali di storia politica; attualmente è ordinario di storia contemporanea presso l’Università della Tuscia di Viterbo.

Paola Carucci – E’ il sovrintendente dell’Archivio storico del Quirinale, una delle massime autorità nel campo dell’archivistica italiana (in passato ha anche diretto l’Archivio Centrale dello Stato); spiegherà come si possa accedere all’Archivio storico del Quirinale sia come studiosi sia come semplici cittadini.

Manuela Cacioli – E’ archivista presso il Quirinale, specializzata nelle visite presidenziali. Racconterà nello specifico quelle svolte in Sardegna da Einaudi a Napolitano.

Salvatore Mura – E’ biografo di Antonio Segni. Parlerà delle carte del primo presidente sardo.

Mariarosa Cardia e Francesco Soddu – Docenti di storia delle istituzioni politiche presso le università di Cagliari e Sassari, commenteranno il volume.

Presentazione del libro “Pace, Shalom, Salam. Israele-Palestina” di Marco Sini

VENERDI’ 20 marzo 2015, ore 18.00, sala conferenze della biblioteca comunale di Elmas sarà presentato il libro di Marco Sini Pace, Shalom, Salam. Israele-Palestina, Diario di viaggio ed altre annotazioni (13-20 maggio 2013), Edizioni CUEC – Collana Prospettive Idee.

Pace, Shalom_Sini“Siamo andati a visitare il campo profughi di Jenin. Il campo è stato istituito nel 1948 dalle Nazioni Unite ed è abitato da palestinesi che fino al 1948 abitavano in città e villaggi dove è stato istituito lo stato d’Israele e dai loro discendenti. Il campo era sorto come una grande tendopoli, tende che sono state gradualmente sostituite da abitazioni in muratura. Qui abbiamo incontrato molti bambini e visto una scuola calcio in piena attività con ragazzini che avevano magliette del Barcellona con la scritta Messi e del Milan con la scritta Balotelli. Siamo stati informati che in quel campo profughi nella giornata di ieri una pattuglia dell’esercito israeliano ha fatto irruzione facendo alcuni arresti. Forse anche per questa ragione, l’irruzione di due giorni prima, le persone che ci incontravano erano molto guardinghe, compresi i bambini che in genere formavano sempre una sorta di comitato di accoglienza al nostro passaggio”

Presiede e coordina:

Antonio Sitzia, presidente di “Equilibri, Circolo dei Lettori di Elmas”

Presentano:

Linetta Serri, già Presidente dell’ANCI Sardegna e consigliere regionale

Ottavio Olita, scrittore e giornalista

Presentazione del progetto “Io tifo positivo – Nel segno di Candido”

Questo pomeriggio (venerdì 27 febbraio) alle 15:30, nell’aula consiliare del comune di Sestu, si svolgerà un incontro pubblico per presentare il progetto “Io tifo positivo – Nel segno di Candido”. Il progetto, a cui aderisce il Cagliari Calcio, si avvale della collaborazione della Comunità Nuova Onlus e della Fondazione Carlo Enrico Giulini. Scopo dell’iniziativa è l’educazione dei giovani al valore dello sport e a una cultura del tifo incentrata sul rispetto (delle persone e delle cose) e sulla tolleranza.  A tal fine sono state promosse una serie di attività nei vari contesti dove ragazzi e i bambini si ritrovano insieme (scuola, ambienti sportivi, etc.).  A Sestu saranno coinvolte nelle iniziative del progetto alcune classi delle scuole elementari e medie.

Intervengono:in-viaggio-con-lo-zio

Don Gino Rigoldi, Comunità Nuova Onlus

Giovanni Pasculli, Fondazione Carlo Enrico Giulini

Alessandro Cannavò, autore del libro “In viaggio con lo zio” (Bompiani 2014)

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del Comune di Sestu.

 

“Dora Bruder” di Patrick Modiano

LIBRO DEL GIORNOIl libro figurava tra le proposte del mese dedicate alla Giornata della Memoria della biblioteca comunale di Sestu, sempre molto attenta a selezionare letture di qualità per i suoi utenti. L’edizione è quella curata da Guanda nel 2014 dopo il nobel per la letteratura assegnato all’autore. In copertina il volto di una ragazza con gli occhi stranamente placidi che sembrano sfidare il lettore. Voltandolo sul lato opposto, nella quarta di copertina, un commento invitante: “Modiano è un grande scrittore del nostro tempo…Dora Bruder è il suo romanzo più bello”. L’ho preso in prestito e ho dedicato due interi pomeriggi a leggerlo.

Il racconto si focalizza su un frammento di vita di una ragazza ebrea scomparsa a Parigi nei giorni dell’occupazione nazista. Modiano ne ricostruisce la vicenda a partire da un laconico annuncio apparso su un vecchio numero di un giornale, sfogliato per caso cinquant’anni dopo.Dora Bruder

PARIGI – Si cerca una ragazza di 15 anni anni, Dora Bruder, m 1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover boreaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone, Inviare eventuali informazioni a i coniugi Bruder, boulevard Ornano 41, Parigi.

La storia di Dora Bruder si rivela, alla fine, simile a quella di tanti bambini e ragazzi vittime del genocidio nazista divulgate negli ultimi decenni da un gran numero di libri e film. Nei modi propri della letteratura, attraverso il racconto di storie personali in cui il ricordo degli eventi storici è veicolato dalle emozioni e dai sentimenti, questo genere di narrazioni ha contribuito in maniera determinante a tenere viva la memoria della Shoah. Si tratta di una produzione massiccia e in continuo aumento tanto che alcuni cominciano a guardare con una certa preoccupazione al fenomeno. Consapevoli che la memoria emozionale non debba prevalere sulla ragione, sulla fredda e distaccata ricostruzione storica, pongono il problema di ricreare il giusto equilibrio tra Letteratura e Storia. Sulla memoria storica si basano infatti le sofisticate infrastrutture della memoria collettiva che è memoria vissuta come responsabilità.

Ciò che rende singolare il racconto di Modiano è appunto la mescolanza tra le diverse pratiche della memoria. La cronaca offre lo spunto, i documenti d’archivio costruiscono la struttura portante della narrazione. Ma ci vuole tempo per riportare alla luce ciò che è stato cancellato. Sussistono tracce in alcuni registri e si ignora dove siano nascosti, quali custodi veglino su di essi e se quei custodi accetteranno di mostrarli. Può anche darsi che ne abbiano semplicemente dimenticato l’esistenza.

I vuoti della Storia sono plasticamente impressi nella geografia dei luoghi:

Ho imboccato rue des Jardins-SaintPaul, verso la Senna. Tutti gli edifici della strada, sul lato dei numeri dispari, erano stati demoliti poco tempo prima… Al loro posto restava soltanto uno spiazzo deserto, a sua volta cinto da brani di case semidistrutte...
Un quartiere che si chiamava Plaine. Lo avevano completamente distrutto prima della guerra e adesso era un campo sportivo...
Sentivo un altro vuoto. E capivo perché. La maggior parte degli edifici del quartiere erano stati distrutti dopo la guerra in modo metodico, a seguito di una decisione amministrativa…

Nondimeno ciò che si ricostruisce è in cemento color amnesia e una spessa coltre di amnesia copre ciò che è rimasto. Nessuno ricorda più niente. Eppure non tutto è perduto, sembra essere il messaggio di Modiano. Le suggestioni dei luoghi stabiliscono connessioni e colmano lacune. Attraverso meccanismi di identificazione emotiva (“Non posso fare a meno di pensare a lei e di sentire un’eco della sua presenza in certi quartieri“) la storia personale dell’autore, la sua vita da fuggitivo, si intreccia con la vicenda di Dora Bruder e a poco a poco il passato riemerge. Tutto si tiene in questo libro in un esemplare equilibrio tra Storia e Letteratura.

Sandra Mereu

“Alabarde, Alabarde” di José Saramago, Feltrinelli 2014 – Recensione a cura di Tonino Sitzia

albardasDa che mondo è mondo risuonano le urla di guerra degli uomini, la guerra che sembra essere ad essi connaturata.

“Alabardas , alabardas, Espingardas , espingardas”: è questo il titolo dell’ultimo e incompiuto romanzo di José Saramago, premio Nobel per la Letteratura nel 1998 scomparso nel 2010, e pubblicato nel 2014 (in Italia dalla Feltrinelli) con scritti di Fernando Gómez Aguilera e Roberto Saviano, e illustrazione in copertina di Günter Grass.

Il titolo richiama certo le guerre del medioevo, e Saramago scrive nel suo diario (26-12-2009) di averlo estrapolato dalla tragicommedia Exortação da Guerra del poeta e drammaturgo portoghese Gil Vicente (Lisbona 1465 – 1536), ma poteva essere anche “il Vive Dieu Saint Amour” dei Templari oppure “Dio è con noi” o “Avanti Savoia” o il Forza Paris dei sardi nelle trincee della prima guerra mondiale fino ai recenti Kalašnikov, Kalašnikov”, o ancora “Allah Akbar” e cosi via: Saramago vuole parlare di guerra, un argomento che gli sta a cuore, quasi un urgenza dell’animo, che vorrebbe riuscire a trattare nella forma in cui è maestro, il romanzo, ma che teme di non riuscire a portare a termine data la leucemia cronica che da tempo lo tormentava.

Chi non ricorda la partita a scacchi tra la Morte e il Cavaliere ne “Il Settimo Sigillo” di Bergman? Il cavaliere, tornato esausto e deluso dalla crociata in Terra Santa, dove si era illuso di trovare un senso alla sua vita, dialoga con la morte: vuole una sorta di breve “sospensione del tempo”, che non gli sarà concessa, per poter avere risposte sui grandi misteri della vita e dell’uomo. La Morte, fredda e infastidita, gli dice: “ma non smetterai mai di far domande?” E il Cavaliere “No, non smetterò mai”. E lei “Tanto non avrai mai risposta” “A volte credo – risponde il Cavaliere – che le domande siano più importanti delle risposte”.

Saramago voleva, nel suo ultimo libro appena abbozzato, porre una domanda a se stesso e ai lettori, ben sapendo che, data l’insensatezza degli uomini e dei propri ordinamenti economici e politici, essa è più importante delle risposte: perché la guerra? Anzi, più concretamente, Saramago nei suoi diari scrive (15-8-2009) “È possibile che magari io scriva un altro libro. Una mia antica preoccupazione, perché non c’è mai stato uno sciopero in una fabbrica d’armi, ha fatto strada ad una idea complementare che, proprio per questo, consentirà di trattare il tema a livello romanzesco.”

I primi tre capitoli, gli unici finiti, contengono i temi e l’intreccio del romanzo che Saramago non potrà portare a termine. Conosciamo il protagonista: Artur Paz Semedo, oscuro e laborioso impiegato di una storica fabbrica d’armi, le Produzioni Bellona S.A (non a caso, nella mitologia romana, Bellona è l’antica dea della guerra). Per dirla con Anna Harendt Semedo è un banale esecutore del Male. Cultore di film e reperti bellici, uomo qualunque che fa il suo lavoro, vorrebbe fare carriera nella fabbrica occupandosi di fatturazioni di armi pesanti e non di minuta artiglieria. Artur vive, senza grande cruccio, separato dalla moglie Felícia, convinta militante pacifista, che “per coerenza” lo ha lasciato. Quando nella cineteca della città viene proiettato “L’espoir” di André Malraux, un film sulla guerra civile spagnola del 1939, decide di leggere il libro a cui è ispirato. Nelle ultime pagine si legge “Il commissario della nuova compagnia si alzò in piedi: ‹Agli operai fucilati a Milano per aver sabotato gli obici, hurrà›”.

Superata l’irritazione per il sabotaggio di una produzione bellica, Semedo, spinto dall’ormai ex moglie decide di frugare negli archivi della Bellona S.A per capire se l’industria per la quale lavora ha aumentato i fatturati fornendo armi alle truppe fasciste del generale Franco negli anni dal 1936 al 1939…
Non sapremo mai come Saramago avrebbe portato a termine il romanzo, ricco di implicanze in diverse direzioni: la coscienza individuale e collettiva, l’economia e le armi, il ruolo degli stati e delle ideologie.
Saramago però, dopo aver scelto il titolo, aveva anche deciso la conclusione: “Il libro terminerà con un sonoro Vai a cagare, proferito da lei. Una conclusione esemplare”. (dai diari: 16- 9-2009).

Tonino Sitzia
(Dal sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

Presentazione del libro di Stefano Boni: “Homo Comfort. Il superamento della fatica e le sue conseguenze”

homocomfort_boniSabato 6 DICEMBRE, ore 18.00

Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Elmas, Piazza di Chiesa, 3

«Prepotentemente entrata nella nostra routine quotidiana, la comodità è diventata non solo uno stile di vita ma anche un modo di conoscere che ha plasmato la cultura materiale e gli stessi modelli valutativi. Ci si sta avviando dunque verso una mutazione antropologica, verso una forma inedita di umanità: l’Homo comfort

«Sul piano etico è sufficiente una disciplinata raccolta differenziata per rassicurarci rispetto al futuro e pulirci la coscienza del presente. L’ecologismo, o meglio la coscienza ecologista (che già nel nome ammette di configurarsi come preoccupazione etica, teorica, discorsiva piuttosto che pratica), è stata elogiata… L’ottimismo non convince perché il recupero della natura, nella forma della preoccupazione ecologica astratta, del viaggio esotico, del localismo romantico, di forme religiose ed etiche centrate sull’amore per la Natura, rimane troppo spesso virtuale e mercificato.»

«L’evocazione della natura in processi di risignificazione e di ricollocazione identitaria, anche nelle loro espressioni più sincere e sane, alterano in maniera scarsamente significativa i modi di fare, di stare al mondo, di rapportarsi al mondo propri di homo comfort. Raramente generano un’alterazione nei vissuti. Nel quotidiano prevale, quasi invariabilmente, la comodità sulla rinuncia tecnologica.»

(Stefano Boni, Homo comfort 2014)

Interverranno:

Homo ComfortStefano Boni,insegna Antropologia culturale e Antropologia politica presso le Università di Modena e Reggio Emilia

Marina Mura, Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni presso l’Università di Cagliari

Giulio Angioni,Antropologo e scrittore

L’iniziativa è curata da Equilibri, Circolo dei lettori e Presidio del libro (www.equilibrielmas.it)

“Le inutili vergogne”: storia di omosessualità e fede.

Sabato 25 ottobre, ore 18, presso la biblioteca comunale di Elmas, sarà presentato il libro Le inutili vergogne di Eduardo Savarese. Interverranno: Eduardo Savarese, magistrato e scrittore – Luisa Peralta, docente di Lettere nelle Scuole Superiori – Roberto Concu, direttivo di Equilibri.
L’iniziativa è organizzata e promossa da Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas.

Le inutili vergogne_SavareseIl libro – Benedetto, Nunziatina, zia Gilda, padre Vittorio sono i personaggi forti della trama incalzante che li accerchia e li fa misurare con l’ossessione del sesso e del peccato, l’esaltazione dell’amore, i corpi di maschi, femmine e trans, la presenza incombente di Dio.
Savarese scandaglia e declina le diversità dell’amore raccontando vite che apparentemente hanno fallito perché l’amore lo hanno perduto. Ma la possibilità di redenzione rimane quando alla durezza del cuore si oppone un cuore capace invece di ardere e sciogliersi.

L’autore – Eduardo Savarese, magistrato e scrittore, vive e lavora a Napoli. Di recente ha pubblicato un racconto nella raccolta Se Stiamo Insieme, racconti sulle coppie di fatto (Edizioni Caracò 2013). Il suo primo romanzo, Non passare per il sangue, rielaborazione di L’amore assente, segnalato dai giurati del Premio Calvino nell’edizione 2012, è apparso per le Edizioni E/O nella Collezione Sabot/age nel 2012.

Bibliomula

Il racconto che segue è tratto dal nuovo sito di Equilibri – Circolo dei lettori di Elmas (che vi invitiamo a visitare!). Come dichiara il suo autore, Tonino Sitzia, esso è liberamente ispirato da quanto ha raccontato Giacomo Sitzia, che nel mese di agosto di quest’anno è stato nella regione di Mérida in Venezuela per un esperienza di Volontariato internazionale curato dal CISV e dall’Associazione cagliaritana TDM 2000. Il Progetto Bibliomula Mérida, a cui fa riferimento, è un progetto di animazione alla lettura organizzato dalla cooperativa Caribana di Mérida, Venezuela, con il supporto dell’Università di Momboy. Iniziato nel 2010 è ancora in corso.

Bibliomula - Foto di Giacomo Sitzia

Bibliomula – Foto di Giacomo Sitzia

Frajelones - Foto di Giacomo Sitzia

Frailejones – Foto di Giacomo Sitzia

C’era una volta…nel paese dove tutto è possibile, dove il sogno del socialismo e della nueva humanidad si confonde con la grande povertà, dove Abreu con la musica salva i ragazzi di strada, dove nella capitale la vita può valere meno di niente, in quel paese lontano un oceano…c’era una volta la mula Frailejona, bruno quadrupede dal pelo scuro.

Nei Páramos, brulli ecosistemi delle Ande ecuadoregne, colombiane, boliviane e venezuelane, in lande impervie e solitarie tra i 3000 e i 5000 metri, fino al limite delle nevi perenni, crescono i frailejones, piante endemiche di quei luoghi. Hanno un aspetto austero e resistente e forse per questo i bambini de Los Corrales, Gavidia e Micarahce, comunità rurali dello stato di Merida in Venezuela, hanno dato quel nome alla loro mula. Deve essere per forza tenace e resistente per il lavoro che deve fare! Certo il nome è stato suggerito anche da qualche esperto dei luoghi. Non tutti sanno che le frailejones sono lente come i muli, crescono infatti di un centimetro all’anno…se un piccolo campesino ne incontra una alta due metri significa che essa ha conosciuto i nonni e i bisnonni.

Se poi frughiamo nell’etimo, cioè all’origine del nome che spesso si perde nella notte dei tempi, dato che fraile significa frate, si dice che queste piante, nelle giornate nebbiose, assomiglino a tanti fraticelli che, col loro saio scuro e la testa scoperta, presidiano le campagne. La mula Frailejona, non meno nobile dell’ippogrifo, percorre settimanalmente gli aspri crinali della Sierra Nevada venezuelana, a 3000 metri di altitudine, col suo carico di libri. Data la sua sapienza potrebbe fare quei sentieri da sola, ma preferisce essere accompagnata da Nelson, il Bibliomulero che si è stancato del lavoro sedentario in biblioteca. Per questo suo lavoro Nelson non solo ha voluto un nuovo e più pomposo nome, Bibliomulero appunto, ma pretende anche un salario più alto. Frailejona va tranquilla in quegli aspri tornanti, non sa di essere una “biblioteca itinerante”, né di essere la protagonista assoluta di un progetto che vuole “promocionar, fortalecer y fomentar la lectura y escritura en los niños y docentes”.

Frailejona non lo sa che nella sua groppa c’è la bisaccia delle meraviglie, libri colorati di storie di tutto il mondo, libri per costruire actividades de cuenta cuentos, che assomiglia al nostro contai contus…raccontare storie, disegnare e inventare personaggi. Frailejona è contenta delle feste che le faranno i bambini e le bambine. La osservano arrivare da lontano, dagli aspri tornanti intravedono la sua sagoma, si sbracciano per salutarla e prima che lei arrivi sono già in fermento…chissà quali nuovi libri ci porterà… Frailejona è lenta, come tutti i muli, ed è una bella sfida con i bambini che per natura sono veloci e scalpitanti…”ehi, muoviti!..ma quando arrivi? Sei proprio lenta come una tartaruga! Sei peggio di una lumaca!” Nelson il bibliomulero sa che ha ragione Frailejona: la lettura richiede pazienza e lentezza.

Per convincere i bambini tira fuori dalla bisaccia delle meraviglie un libro colorato…è una favola di Luis Sepúlveda, – Bambini ora vi leggo una storia scritta da un nostro cugino cileno…sentite cosa dice a proposito della tartaruga “La tartaruga, masticando gli ultimi petali delle margheritine, le disse che se lei non fosse stata una lumaca dall’andatura lenta, se invece della sua lentezza avesse avuto il volo veloce del nibbio, la rapidità della cavalletta che copre a salti enormi distanze, o l’agilità della vespa che ora c’è ora non c’è perché è più veloce dello sguardo, forse non sarebbe mai stato possibile quell’incontro di esseri lenti come una tartaruga e una lumaca…” Come vedete essere lenti ha i suoi vantaggi…

Nel 2013 Frailejona è morta per una infezione intestinale. I bambini, che non capiscono la morte, si sono messi a piangere…l’hanno sepolta con tutti gli onori, sanno che lei in qualche modo è ancora presente…e ora chi ci porterà i libri? pensano in coro…
In molti si sono dati da fare per portare avanti il progetto e con le loro donazioni è stata acquistata una nuova mula. Ha un aspetto più giovane di Frailejona, è meno pelosa e ha il manto marroncino chiaro. I bambini, festaioli come tutti i bambini del mondo, hanno subito organizzato una festa per accoglierla degnamente e l’hanno subito battezzata con un nuovo nome: Estrella.

Tonino Sitzia