“Un caffè con contorno di Jazz”

Un caffé con contorno di Jazz

Speciale Tutto Gramsci. Un caffè con contorno di Jazz.

Speciale Tutto Gramsci. Di recente la rivista Il Cagliaritano ha pubblicato un numero monografico (n. 2/2014) interamente dedicato a Gramsci. Uno speciale dall’accattivante titolo “Un caffè con contorno di Jazz”. Allegato alla rivista c’è un cd musicale, Gramsci in concert, che contiene il concerto di Sant’Anna Arresi del 31 agosto del 2008 eseguito nell’ambito della ventitreesima edizione del festival Ai confini tra Sardegna e jazz. Qui le note del trombone di Giancarlo Schiaffini e del contrabasso di Adriano Orrù accompagnano e si alternano con le voci di Giorgio Baratta e Clara Murtas. Le registrazioni sono state realizzate da Paolo Zucca e Pierpaolo Meloni, il mixaggio del suono è di Tommaso Coccia, mentre le foto che accompagnano il disco sono di Luciano Rossetti.

Ma che c’entra Gramsci con il jazz? Non sarà forse che la bulimia gramsciana scoppiata a livello globale negli ultimi anni stia impastando in un unico calderone tutto ciò che pare e piace? No, non è così. Fu proprio Antonio Gramsci in una Lettera alla cognata Tania Schuch, datata 27 febbraio 1928, a coniare l’espressione «un caffè con contorno di jazz». E lo fece in un contesto molto interessante per chi ha cuore i meccanismi che muovono le rivoluzioni culturali e artistiche, quale è stato il jazz per tutto ventesimo secolo e oltre. In questa lettera Gramsci riferisce a Tania il tenore di una piccola discussione carceraria con un tale, un evangelista o un metodista, che aveva una paura matta che i piccoli commercianti extracomunitari (cinesi) facessero un innesto dell’idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo. Per rincuorarlo, Gramsci gli fa notare che il buddismo non è un’idolatria e che la sua influenza sulla civiltà occidentale ha radici molto più profonde di quanto potesse sembrare. La vita di Budda – gli spiega Gramsci – circolò in Europa fin dal medioevo come la vita di un martire cristiano, santificato dalla Chiesa.

Il vero pericolo per l’Europa è il jazz. Gramsci era convinto che il pericolo per la mentalità europea di allora, permeata com’era di ideologia coloniale e imperialista, fosse piuttosto rappresentato dalla musica dei neri. Il jazz – si legge nella lettera indirizzata a Tania – ha conquistato lo strato colto della popolazione europea, creando intorno ad esso un vero fanatismo. Trattandosi di una musica che si sviluppava intorno alla ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno attorno ai loro feticci danzando, che cioè si esprimeva nel linguaggio più universale, il jazz era per Gramsci destinato ad avere risultati ideologici. Il povero evangelista – racconta Gramsci – alla fine si convinse che mentre temeva di diventare un asiatico, senza accorgersene stava diventando un negro e che il processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio, tanto da non potere più rinunziare al caffè con contorno di jazz.

Cinquanta pagine fitte fitte. Nella rivista troviamo scritti di Enrico Berlinguer, Giuseppe Podda, Sergio Atzeni, Teresina Gramsci, Giovanni Lai, Claudia Zucca e Giorgio Baratta. Si tratta di scritti già pubblicati in passato dalla stessa rivista, la maggior parte in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, nel 1977. Claudia Zucca ha assemblato, curato e abilmente tradotto in inglese tutto il materiale. Il risultato è accattivante. Soprattutto offre un’importante occasione di riflessione sulla politica, quella attuale e quella del secolo appena trascorso. «Il comunismo italiano non era il comunismo sovietico» si legge nell’incipit della prefazione curata dalla stessa Claudia Zucca.

Spiccano alcune perle. Di grande interesse gli articoli della raccolta che testimoniano l’inaugurazione del Piano d’uso collettivo che lo scultore Gio Pomodoro dedicava a Gramsci per il quarantennale della sua morte. Era il primo maggio del 1977, l’inaugurazione avvenne ad Ales qualche giorno dopo la visita di Berlinguer. Parlarono in quell’occasione Maria Fenu, sindaco di Ales, Pietrino Soddu, Presidente della Giunta regionale sarda. Parlò infine Pietro Ingrao, Presidente della camera dei deputati, che più di tutti seppe cogliere l’essenza profonda di quell’opera artistica. Così risuonarono le sue parole: «l’artista non ha detto: ecco la mia opera. Ha capito la storia, i bisogni e le tradizioni di questo paese. E, dentro questo paese con gli scalpellini, i giovani, il Comune e con altri artisti, ha collocato la sua opera, ch’è bella, ma più bello è il processo intellettuale che gli ha dato vita e la farà vivere come lotta, come conquista della coscienza della gente. Queste cose ci sono chiare perché c’è stato Gramsci: questa grande forza creativa che, anche nelle sue lettere tragiche, non chiedeva mai di essere compianto. Quando Gramsci morì sembrava un uomo irrimediabilmente sconfitto. Oggi risultano condannati dai fatti e dalla storia i suoi carcerieri».

La testimonianza di Teresina. Non meno appassionata e ricca di acute osservazioni è la testimonianza di Teresina, l’amata sorella di Gramsci, raccolta da Giuseppe Podda (pagina 22 della rivista). Veniamo a sapere che Nino cantava alla sarda. Aveva una voce nasale, potente. E raccontava tante storie, anche un po’ spinte, di frati e di preti.

Gli articoli di Sergio Atzeni ed Enrico Berlinguer. Nell’articolo intitolato E se tornasse Radames? Sergio Atzeni ci parla dell’importanza della musica per Gramsci all’interno del tema più generale della cultura, degli intellettuali e della conquista dell’egemonia. Per l’intellettuale sardo – ricorda a questo proposito Sergio Atzeni – l’opera lirica è l’unica forma d’arte che ha unito il popolo italiano. Enrico Berlinguer rende invece un tributo al pensiero gramsciano, analizzandolo sotto plurimi aspetti. Con lucida costruttività mette in risalto l’unicità dell’apporto gramsciano al pensiero comunista mondiale.

Le immagini. Le cinquanta pagine della rivista sono correlate da un apparato fotografico di eccellenza, rigorosamente in bianco e nero. Si riconosce un giovane Pinuccio Sciola mentre ascolta attentamente il poeta Antonio Sini che parla con Enrico Berlinguer del Piano d’Uso collettivo.

Il valore della raccolta. Il corpus di scritti raccolti da Claudia Zucca offre un’importante testimonianza della vitalità e produttività del pensiero di Gramsci. Le parole di chiusura della sua prefazione lo riassumono con grande efficacia: «la filosofia gramsciana è per le masse, comprensibile ad esse, possibile da mettere in pratica. Questo emerge in modo lampante dalle celebrazioni per i 40 anni della sua morte e dalla attività popolare che ne è scaturita. Il popolo sardo era in piazza unito da un’idea che lo rendeva protagonista proprio in accordo con la filosofia della praxis».

Pier Giorgio Serra

“E…state a Casa Ofelia” si conclude con lo spettacolo teatrale “Unghie e Crisi”

Unghie e crisiDomenica 21 settembre si conclude “E…state a Casa Ofelia” il programma di spettacoli estivi organizzat0 dal comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco. A chiudere la stagione 2014 sarà la rappresentazione teatrale della compagnia “L’Aquilione di Viviana” (ore 21).

Lo spettacolo. Sonia, mamma single ed estetista, durante una seduta di nail art le clienti esorta “a tirare fuori le unghie”. Almeno per farsele ricostruire. Un modo diretto, tragico e ironico, per riflettere insieme sulla condizione lavorativa della donna e sulla sua “traversata” in solitario, nella società contemporanea. Scritto e diretto dalla drammaturga Ilaria Nina Zedda, “Unghie&Crisi” è frutto di una ricerca sul campo nella periferia cagliaritana e vede anche l’uso delle nuove tecnologie: il video-mapping è una tecnica che prevede la proiezione su zone specifiche della ribalta, che vengono animate da immagini funzionali alla vicenda teatrale. Lo spettacolo ha vinto il Primo premio di drammaturgia al Concorso indetto dalla Provincia di Cagliari, Assessorato alle Pari Opportunità e dall’Associazione Culturale L’Eccezione, avente come tema “Donne e lavoro, donne a lavoro” ed è stato scelto dal sito nazionale FEMMINILE AL PLURALE: http://www.femminilealplurale.it/category/diritti.

E…STATE A CASA OFELIA 2014 – Parte II. Fine settimana tra musica e poesia

Dopo la pausa della festa di San Gemiliano, riprende questo fine settimana la rassegna “E…STATE A CASA OFELIA“.

Chitarra e violino imgAd aprire la seconda parte del programma, giovedì 11 settembre alle ore 21, sarà il concerto “Dal Barocco al ‘900”. Francesco Pilia al violino e Matteo Cao alla chitarra eseguiranno brani classici, spaziando da Vivaldi ai compositori del Novecento.

locandina-rossano-alba-e-andrea-puxedduVenerdì 12 settembre, sul palco del cortile di Casa Ofelia, a partire dalle 21, si esibiranno i BioRythms (Danilo Sanna – Chitarre; Matteo Marongiu – Basso; Pierpaolo Sedda – Percussioni; Andrea Cogoni – Batteria) con un repertorio JazzProg. Biorythms

A seguire il RA Duo, il duo di chitarre composto da Rossano Alba e Andrea Pusceddu. Entrambi i gruppi eseguiranno brani originali del rispettivo repertorio.

is-arrosas-de-urasSabato 13, alle ore 21, è la volta della parola, con il reading di poesie in lingua sarda “Is arrosas de Uras” di Vincenzo Pisanu. Lo accompagnano le musiche di Andrea Andrillo e Roberto Massa.

100-per-100-nino-rotaDomenica 14, alle ore 21, il programma della settimana si conclude con un concerto dedicato al “100 per cento” a Nino Rota, musicista noto al grande pubblico per la sterminata produzione di musica per il cinema. Sono firmate da Nino Rota oltre centocinquanta colonne sonore che hanno lasciato un segno indelebile nella storia musicale del ‘900. Tra queste le indimenticabili musiche legate ai grandi film di Fellini, “Amarcord”, “8 ½” “La dolce vita”, “La strada” e “Le notti di Cabiria”;  i temi musicali di “Giulietta e Romeo” di Zeffirelli e de “Il Padrino” (che gli valse il premio Oscar nel 1975); i valzer ottocentecenteschi del viscontiano “Gattopardo” e i giocosi ed esilaranti motivetti del “Gian Burrasca” televisivo della Wertmüller. Il progetto è curato ed eseguito dal gruppo musicale OfficinAcustica.

“E…STATE A CASA OFELIA”: da Carloforte all’Irlanda, con Battista Dagnino e Allison McAreavey

Domenica 31 agosto 2014, ore 21

 “TRIBUTO A DE ANDRÈ”

Battista Dagnino

Dagnino_De Andrè“Per rivivere le emozioni che i brani di Fabrizio De André suscitano non si può fare altro che continuare a cantare le sue canzoni”. Di ciò è fermamente convinto Battista Dagnino, il musicista carlofortino che da 35 anni esegue col suo gruppo il repertorio del cantautore genovese. L’amore per sua la musica e la lingua comune non sono le uniche ragioni di questa scelta artistica. Ad essa si unisce la conoscenza personale di De André e dei suoi più stretti collaboratori, derivata dalla partecipazione alla lunga tournée teatrale del ’92/’93. Un’esperienza, questa, che ha segnato profondamente la sensibilità artistica e umana di Battista Dagnino e che fa di lui uno dei più credibili interpreti dell’indimenticabile cantautore.

Lunedì 1 settembre 2014, ore 21

 “SINGS FOR YOU”

Allison McAreavey

Allison

Non è la prima volta che la cantante irlandese Allison McAreavey si esibisce a Sestu, dove risiede da qualche anno. Il suo è uno spettacolo dall’accurata regia nel quale si esibisce elegantissima, proponendo un repertorio musicale vasto, ricercato e accattivante, un mix di “Ever Greens” che spazia dai grandi classici ai successi internazionali più recenti. Chi ha già avuto modo di sentirla non se la perderà neanche questa volta. Per tutti gli altri sarà sicuramente una piacevole sorpresa.

Da sabato 30 agosto 2014, ore 18:30

 “PUNTI DI VISTA DELL’ANIMA”

Mostra fotografica

Punti di vista dell'anima

A margine delle manifestazioni musicali, da sabato 30 agosto e per tutta la durata della rassegna, a partire dalle ore 18:30, nel salone di Casa Ofelia sarà inoltre possibile visitare la mostra fotografica a tema paesaggistico di Ivana Serra.

Per vedere il calendario completo della Rassegna cliccare su “E…STATE a Casa Ofelia“.

A Casa Ofelia le musiche di Argia, con Alberto Balia ed Enrico Frongia

 “ARGIA”

 Alberto Balia – Enrico Frongia

Sabato 30 agosto 2014, ore 21 – Via Parrocchia 88 – Sestu

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Il prossimo appuntamento della Rassegna musicale “E…STATE A CASA OFELIA“, organizzata dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, sarà dedicato alla musica del progetto Argia. Sul palco saliranno Alberto Balia ed Enrico Frongia, i due musicisti di Santadi e Desulo che negli anni ’80, ancora studenti della facoltà di Architettura di Firenze, hanno dato vita a una delle più interessanti e innovative sperimentazioni sulla musica tradizionale sarda. Come nel tarantismo dell’area mediterranea ed africana, anche in Sardegna il morso del mitico ragno velenoso (argia o arza) richiedeva, per la sua guarigione, musiche e balli. Intorno a questo tema la chitarra di Balia e la calda voce di Frongia, nel 1985, hanno prodotto Argia, musiche sarde dalle alture al mare. “L’album – scrive Giacomo Serreli in Boghes e Sonos – è salutato da recensioni entusiastiche da parte delle riviste specializzate”. Per tutti gli anni novanta e sino ai primi anni del duemila, Argia (divenuto anche il nome del gruppo musicale) si esibisce in importanti festival nazionali e internazionali. Nel 2003 ottiene il primo premio al concorso abbinato al Festival di Plauen (Dresda, Germania dell’Est).

Rivedere insieme questi due straordinari musicisti, dopo anni di attività separata, è un occasione davvero da non perdere.

E…STATE A CASA OFELIA 2014: molto apprezzati i TAMURITA, il prossimo appuntamento è con i TAMANERA.

La serie degli spettacoli musicali organizzati dal Comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco, “E…STATE a Casa Ofelia” (leggi qui il programma completo), ha avuto inizio domenica 17 agosto con il concerto della band cagliaritana dei TAMURITA. E’ stato decisamente un buon avvio.tamurita1Sarà la voglia di una musica diversa, dopo l’abbuffata di folclore delle scorse settimane, sarà la crisi che costringe ormai tantissimi sestesi a rinunciare alle vacanze e a rimanere nel comune di residenza anche nella settimana di ferragosto, sarà infine la meritata fama del gruppo musicale, il concerto dei TAMURITA ha registrato la partecipazione di un numerosissimo pubblico.

Riunito nell’accogliente pratza della vecchia casa campidanese, il pubblico presente ha mostrato di apprezzare l’originale musica dei TAMURITA, una commistione di suoni, stili, lingue, ritmi e tradizioni diverse. L’energia scatenata sul palco dal ricco repertorio della band ha contaggiato tutti.

tamurita-2A più riprese il pubblico ha sottolineato con sonori applausi l’esecuzione dei brani. E in tanti, visibilmente elettrizzati, hanno danzato al ritmo della musica, mostrando in definitiva di essersi molto divertiti.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì  22 agosto. Sul palco saliranno i TAMANERA con un repertorio di musica reggae.

S. M.

E..STATE a Casa Ofelia 2014

E...state a Casa Ofelia 2014

 Sestu Via Parrocchia, 88 – Dal 17 agosto al 21 settembre 2014

 PROGRAMMA

17 agosto 22 agosto
TAMURITA (folk rock) TAMANERA (musica reggae)
23 agosto 24 agosto
MACHAPU (musica cilena) LOST BRAND (musica rock)
30 agosto 31 agosto
A. BALIA – E. FRONGIA (ARGIA) B. DAGNINO 5et  – Dedicato a De Andrè
1 settembre 11 settembre
ALLISON McAREAVEY (musica pop) “Violino e Chitarra” dal Barocco al  ‘900
12 settembre 13 settembre

ROSSANO ALBA DUO (chitarre)

BIORYTHMS (musica jazzprog)

“Is Arrosas De Uras” di Vincenzo Pisanu – Reading di poesie con musiche di R. Massa e A. Andrillo
14 settembre 18 settembre
OFFICINACUSTICA – Dedicato a Nino Rota I LOVE OPERA – “TOSCA”Guida all’ascolto con video dell’opera
19 settembre 20 settembre
Saggi della scuola “MUSICA PER TUTTI” (Sestu) Saggi della scuola “PIU’ CHE MUSICA” (Sestu)
21 settembre  
“UNGHIE & CRISI” (teatro) con “L’Aquilone di Viviana” TUTTI GLI SPETTACOLI AVRANNO INIZIO ALLE ORE 21

“Dispositivo speciale d’ascolto” in anteprima a Casa Ofelia

Foto di Marco Angioni

Foto di Marco Angioni

Sabato 26 luglio il gruppo musicale milanese “Dispositivo speciale d’ascolto” ha inaugurato lo spazio allestito a Casa Ofelia per accogliere gli spettacoli dell’estate sestese, programmati per i prossimi mesi di agosto e settembre. Il gruppo per l’occasione ha presentato l’album “Dedicato all’ombra dell’Uomo” che uscirà in autunno.

Foto di Elio Farris

Foto di Elio Farris

Un pubblico attento ha seguito sino alla fine, nonostante il forte vento della serata, oltre due ore di un inedito concerto. Brani musicali che evocavano le sonorità degli anni ’70 e parole dallo spiccato senso polemico nei confronti del sistema e della società, insieme a canzoni dal sapore più intimista, quasi interiore, si alternavano e si sostenevano con la lettura di raffinati testi che ne sottolineavano e completavano il senso profondo. Ne è risultato un suggestivo e accattivante live teatrale.

Foto di Elio Farris

Foto di Elio Farris

La formazione “Dispositivo speciale d’ascolto” è composta da: Massimo Butera detto Darth Max (batteria e arrangiamenti); Marco Marchi (basso, testi, musica e arrangiamenti); José Carboni detto Joselito JJ Kobaiashy (seconda voce, chitarra solista, testi, musiche e arrangiamenti); Pino Grossi (voce solista, chitarra acustica, elettrica, musiche e arrangiamenti). Hanno collaborato al progetto musicale: Pierpaolo Meloni (tastiere, synth, flauto, arrangiamenti e registrazione); Vincenzo Cogoni (sax).

Foto di Elio Farris

Foto di Elio Farris

“Ottana nelle fotografie e nei documenti raccolti da Andreas Fridolin Bentzon”, a cura di Marcello Furio Pili (Iscandula 2013)

3153_001Una decina di anni fa, in occasione di una conferenza sulle launeddas, organizzata dall’Associazione Samsa di Sestu,  ho avuto modo sentire parlare, per la prima volta in maniera approfondita, dell’etnomusicologo danese Andreas Fridolin Weis Bentzon e delle ricerche che svolse in Sardegna durante gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. A illustrarne il lavoro e a tracciarne il profilo era stato invitato Dante Olianas dell’Associazione Iskandula. Olianas sottolineò in particolare il fondamentale ruolo che Bentzon ebbe nel documentare e salvare dall’estinzione la tradizione musicale delle launeddas. In quegli anni si contavano in Sardegna solo pochi suonatori di launeddas, per lo più dediti all’attività musicale in misura residuale rispetto alla prevalente attività lavorativa svolta nei campi o nelle botteghe artigiane. Bentzon, ascoltando e studiando l’alto livello di elaborazione della musica delle launeddas, dedusse che non doveva essere stato sempre così. Doveva essere esistita, in passato, una società capace di garantire l’esistenza di musicisti professionisti, dediti esclusivamente all’esercizio e allo studio della tecnica dello strumento. A proposito di ciò ricordo che, in quella stessa conferenza, Carlo Pillai disse che l’intuizione di Bentzon era stata confermata da recenti ricerche d’archivio da lui stesso condotte. Numerosi contratti notarili dimostrano infatti  l’esistenza, in passato, di una specifica committenza capace di garantire ai launeddisti continuità di lavoro e reddito sufficiente a vivere di musica.

3156_001Il giovane etnomusicologo percorse in quegli anni la Sardegna in lungo e in largo e, vincendo la diffidenza iniziale dei launeddisti, riusci a registrare con il suo magnetofono molte ore di musica. Nel 1981 Dante Olianas, dietro suggerimento della scrittrice sarda residente in Danimarca Maria Giacobbe, e grazie a una borsa di studio ottenuta dal Ministero degli Affari Esteri, ha recuperate le registrazioni dagli archivi danesi. Rientrato in Sardegna le ha restaurate, digitalizzate e ne ha quindi curato una pubblicazione¹. Dall’ampio materiale raccolto sul campo da Bentzon, nel 1998 è scaturito anche un’altro straordinario documento. “Durante l’ascolto di una di queste registrazioni – racconta Dante Olianas – mi accorsi di uno strano rumore presente nella stanza in cui era stata fatta la registrazione”. Era il ronzio di una cinepresa. Ricerche più approfondite, suggerite da quel rumore di sottofondo, portarono al rinvenimento di 20 rulli di pellicola non catalogati contenenti filmati realizzati in Sardegna nell’estate del 1962. Il regista sardo Fiorenzo Serra ne ha tratto un documentario di grande potenza espressiva e narrativa, frutto di un sapiente lavoro di montaggio e sincronizzazione di musica e immagini². Nel film, interpretando quella che molti indizi lasciano credere fosse l’intenzione di Bentzon, Fiorenzo Serra allarga lo sguardo dallo strumento musicale al contesto della cultura materiale di riferimento.

Il materiale raccolto da Bentzon si compone oltreché di registrazioni di musiche e canti, di appunti e note sugli strumenti, sulle persone e le circostanze dell’esecuzione, e di una gran quantità di immagini. Buona parte di questo materiale è stato acquisito dall’Associazione Iscandula che ha ottenuto anche il diritto di copyright sull’intero il materiale prodotto da Bentzon, riguardante la Sardegna, compreso quello non ancora rinvenuto. La principale finalità di Iscandula è quella di promuovere e supportare approfondimenti e studi sempre più specifici e analitici su questo prezioso materiale. Nel filone di pubblicazioni edite da Iscandula si inserisce una recente monografia che – come scrive il suo curatore Marcello Furio Pili nella quarta di copertina – “contiene le tracce del passaggio di A. F. Weis Bentzon a Ottana”. Nel 1958, incuriosito da alcune maschere appese su una parete in casa di un amico, che gli ricordavano quelle provenienti dall’Africa occidentale o dal Congo, Bentzon decide di allontanarsi per un po’ dall’oggetto principale della sua ricerca, le launeddas, e di poggiare la sua lente di ingrandimento sul contesto culturale e sociale da cui quelle maschere provenivano.

OTTANAIl Carnevale di Ottana, che Bentzon osserva con sguardo spiccatamente antropologico, è anche il punto di contatto tra l’etnomusicologo danese e il regista sardo Fiorenzo Serra. Negli stessi anni in cui Bentzon si interessava al carnevale del villaggio barbaricino, Serra realizzava il documentario “Maschere di Paese” (1957) incentrato sull’esibizione dei Boes e Merdules, le maschere tradizionali del carnevale di Ottana. Il libro curato da Marcello Furio Pili, giovane studioso di Sestu, contiene una significativa selezione delle foto in B/N scattate da Bentzon, le registrazioni musicali³ da lui realizzate durante la festa (nel cd allegato) e le belle immagini a colori della raccolta di maschere che acquistò dagli abitanti del paese per inviarle al Museo di Copenaghen. L’importanza di queste maschere sta nel fatto che esse rappresentano gli ultimi esemplari di una tradizione di manufatti intagliati con particolare perizia dai pastori per essere poi offerte gratuitamente agli abitanti del villaggio. Questo ricco materiale iconografico e musicale è accompagnato da una serie di scritti, curati da diversi autori. Tra questi compare anche l’articolo che Bentzon pubblicò nel 1967 su una rivista danese specializzata, in cui descrisse il Carnevale di Ottana come “festa delle vedove e dei banditi”.

Colpisce, nelle fotografie scattate da Bentzon, la sincerità e l’autenticità dello sguardo. Le immagini ritraggono uomini in vestiti tradizionali accanto a persone non mascherate che indossano logore giacchette. Bentzon dunque non rimuove, come accadeva nei più noti reportage fotografici del passato, gli elementi di modernità della scena, rivelando in ciò attenzione rispettosa per il presente e per la storia. Più che ai significati tradizionali della festa – fanno notare Uliano Lucas e Tatiana Agliani nel contributo da loro curato – Bentzon è interessato alle concrete condizioni in cui essa si svolge, in un momento di difficile passaggio verso una modernità ancora tutta da definire. Un approccio onesto di cui oggi avvertiamo la mancanza di fronte a una certa rappresentazione artificiosa del passato, fermato in scatti che appaiono fatti in un tempo imprecisato e in un luogo avulso dal contesto.

Sandra Mereu

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1. Launeddas, Andreas Fridolin Weis Bentzon, a cura di Dante Olianas, Iscandula 2002, si compone di 3 compact disc. Disponibile anche nella biblioteca comunale di Sestu.

2. Is launeddas. La musica dei sardi, film documentario in B/N girato da A. F. W. Bentzon in Sardegna nel 1962, composto da Fiorenzo Serra e prodotto da Dante Olianas, Cagliari, Iscandula 2006. Disponibile anche nelle biblioteca comunale di Sestu.

3. I canti furono registrati successivamente, nel 1962. Come si evince anche dalle foto, Bentzon tornò più volte a Ottana per brevi e fugaci soggiorni.

Anche un po’ di Sestu a “Les arts florissants de la Sardaigne”

pieghevoleparigiesternoDal 12 al 22 maggio a Parigi si svolge Les Arts Florissants de la Sardaigne, il festival delle arti in cui la Sardegna esprime la sua cultura con mostre, reading letterari, cinema d’essai, musica ed esplorazioni visive. Ospitato alla Cité Universitarie di Parigi, il festival, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, è diventato un atteso appuntamento di scambi e riflessioni di carattere culturale e non solo. Una vetrina di proposte e produzioni artistiche e al contempo un punto di osservazione sul mondo. Quest’anno (ma non è la prima volta che succede) a Les Arts Florissants de la Sardaigne c’è anche un po’ di Sestu. Abbiamo chiesto a Irma Toudjian, la musicista cagliaritana di origini armene, promotrice della manifestazione, di parlarci di questo interessante progetto culturale.

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Irma Toudjian, come è successo che un’affermata musicista cagliaritana da oltre dieci anni organizza un festival a Parigi per parlare di Sardegna?

Il Festival “Les Arts Florissants de la Sardaigne” è alla dodicesima edizione. Lo organizzo a Parigi perché ci ho studiato, lavorato e vissuto; e trovo molto interessante far conoscere e dialogare la cultura sarda con la cultura internazionale.

Les Arts Florissants de la Sardaigne è un festival in cui trovano spazio arti e linguaggi diversi e distanti tra loro. Qual è, se c’è, il filo conduttore?

Il filo conduttore è costituito dall’incontro delle diverse forme d’arte e dalla loro interazione. Come si può vedere dal programma il video, la musica e la letteratura sono sempre presenti durante tutte le serate. Possiamo intrecciare più forme d’arte. Il dialogo è arricchito dall’incontro tra artisti che operano in Sardegna e in Francia.

Chi saranno, in questa edizione del festival, i protagonisti del confronto/interazione tra le arti?

L’intreccio tra il video, la musica, la letteratura e la danza trovano la loro massima espressione in “Navigare i confini” (giovedì 15 maggio), un progetto realizzato grazie alla collaborazione delle associazioni Spaziomusica (Fabrizio Casti e Alessandra Seggi) e Carovana (Ornella d’Agostino). Il concerto di pianoforte di Samuel Tanca, attraverso un programma di musica colta dei compositori Oppo, Porrino e Silesu, traccerà invece un ritratto del mondo musicale sardo che sarà poi ripreso e ampliato dal film documentario Lia: music non stop, dedicato all’artista sarda Lia Origoni. Il film sarà proiettato al festival in prima assoluta, alla presenza del regista Tore Manca. In generale il cinema sardo è rappresentato attraverso le produzioni cinematografiche più attuali. Ogni anno propongo registi diversi e film di grande interesse per un pubblico internazionale. L’anno scorso avevamo proiettato il film di Giovanni Coda “Il Rosa Nudo”. Quest’anno, lo stesso Giovanni Coda è presente con “Il Rosa Nudo – Redux”, un video-concerto con le musiche di Arnaldo Pontis (musica elettronica) e le mie composizioni. Saranno inoltre presentati, grazie alla collaborazione con la Cineteca Sarda di Cagliari, i due corti vincitori del concorso Il cinema racconta il lavoro: “Tu ridi” di Chiara Sulis e “Culurzones” di Francesco Giusiani.

A proposito di Giovanni Coda, il suo film  “Il Rosa nudo” è stato pluripremiato all’estero e ora è candidato per i David di Donatello. Un successo internazionale che però non sembra avere riscontro in Sardegna. E’ un caso isolato o la conferma della scarsa attenzione che qui da noi si  riserva alla Cultura?

Giovanni Coda è un grande artista, ho collaborato con lui fin da quando ci siamo conosciuti. Il suo lavoro è molto interessante, dal punto di visto artistico ma anche sociale. Giovanni è una persona che s’impegna molto per il riconoscimento dei diritti umani. Non direi che è sottovalutato in Sardegna, visto che è molto seguito e apprezzato dal pubblico sardo e in generale dal mondo della cultura sarda. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le istituzioni e la politica.

Quest’anno tra gli ospiti invitati a partecipare al festival figura anche una scrittrice di Sestu, Carla Cristofoli. Quale sarà il suo contributo?

Carla Cristofoli, insieme a Maria Luisa Massa (anche lei una sarda che vive a Parigi) e a Patricia Bourcillier (una scrittrice francese che invece vive in Sardegna), rappresenta al festival la letteratura. Partecipa con due racconti, “Risveglio Blu” e “Il viaggio del salmone”. Circa un anno fa le ho chiesto di farmi avere i suoi scritti. Li ho letti subito e mi sono piaciuti molto: propongono tematiche interessanti e sono scritti molto bene. Faccio però notare che non è la prima volta che un vostro concittadino, un Sestese, partecipa a Les Arts Florissants de la Sardaigne. Qualche anno fa vi prese parte anche Pierpaolo Meloni con il progetto musicale “Akroasis – Racconti del mare”.

Sandra Mereu

Programma_Les Arts Florissants de la Sardaigne

“Lingue d’Italia 2014”, stasera a Sestu

Limbas de ItaliaSabato 22 MARZO 2014, con inizio alle ore 18:00 presso i locali Faccin (Pro Loco) a Sestu, si svolgerà una conferenza dedicata alla valorizzazione delle lingue minoritarie in tutte le sue possibili declinazioni, con particolare attenzione al loro uso come forma espressiva nella poesia e nella musica tradizionale e popolare. Interverranno: l’assessore alla cultura Roberto Bullita, l’etnomusicologo Ignazio Murru, il poeta improvvisatore Antonio Pani, l’operatore culturale del gruppo Folk i Nuraghi Pierpaolo Angioni, il poeta Ettore Sanna, il cantautore-etnomusicologo Battista Dagnino. Modera Ottavio Nieddu. Seguirà un concerto a tema in cui si esibiranno Battista Dagnino, Antonio Pani e il coro del gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu.

La manifestazione è organizzata dal gruppo folk “I Nuraghi” di Sestu in collaborazione con la Fondazione ANDREA PARODI e il patrocinio dell’Amministrazione del Comune di Sestu.

Ciao Francesco!

Vogliamo ricordare Francesco di Giacomo, tragicamente scomparso ieri in un incidente stradale, con il video del concerto che il Banco del Mutuo Soccorso ha tenuto a Sestu nell’estate del 2007, in occasione della seconda edizione del Festival Progress. Una serata e un concerto che molti sestesi ricordano e ricorderanno a lungo come uno dei più importanti eventi musicali organizzati nel nostro comune.

Buon Compleanno Faber

“Ogni volta che l’uomo ha voluto rendere comprensibile ciò che non lo è, come per esempio l’animo umano, sono sorte scuole, religioni, filosofie. Tutti tentativi di chiarificazioni che partono da assiomi, da certezze o regole precostituite ma non spiegate, da cui poi nascono ossessioni comportamentali che siamo soliti chiamare fondamentalismi. Conosciamo solo qualcosa di molto personale, impreciso, mutevole. Solo il contatto con il sé più profondo porta alla comprensione e alla trasformazione dei disagi. Una trasformazione che reca con sé  anche qualcosa di artistico, perchè porta a trasformare la contrarietà in qualcosa di bello e utile, che trasmette il desiderio di contemplazione…”

Fabrizio De André

Buon compleanno FaberNel mese di febbraio (dal 6 al 28) Mieleamaro e la Monserratoteca, con il patrocinio della Fondazione De André, organizzano e promuovono una serie di incontri dedicati a Fabrizio De André. Nel titolo, Buon Compleanno Faber, è dichiarata l’occasione della manifestazione che però rifiuta la scontata etichetta di commemorazione, preferendo definirsi in negativo per ciò che non vuole essere: non una cover, non un omaggio e nemmeno un ricordo.

Il ricco calendario degli appuntamenti lascia intravedere un percorso poetico e musicale attraverso la poetica e la visione sociale dell’indimenticabile cantautore genovese, capace come pochi veri artisti di coniugare arte e impegno civile attraverso i linguaggi della musica, della arti visive, della letteratura. Quest’anno la manifestazione è dedicato a Don Andrea Gallo. Il cartellone prevede diversi appuntamenti, gran parte dei quali si terranno a Monserrato, centro a noi vicino e facilmente raggiungibile.

Il programma completo può essere visionato nel sito di Mieleamaro (clicca qui).

Locandina