Le promesse mancate del primo bilancio: tagli all’ambiente, alla cultura e molto altro.

Sestu_Anna Crisponi_C.C.Ieri sera (10 settembre) è stato approvato il bilancio di previsione del comune di Sestu con il voto contrario di una parte dell’opposizione (io, i consiglieri Usai e Serra e le due consigliere del M5S) e l’astensione di PD e lista civica “Ricostruiamo liberamente”.

E’ sostanzialmente un bilancio tecnico scritto dagli uffici, in cui non è visibile nessun indirizzo politico chiaro e che contraddice le promesse elettorali. L’assessore al Bilancio Andrea Pisu ha introdotto la discussione offrendo alcuni spunti di analisi condivisibili ma poi smentiti dalle scelte (e non scelte) fatte.

Il bilancio è privo di un allegato fondamentale, il programma annuale e triennale delle opere pubbliche che è obbligatorio per legge; si presentano quindi profili di illegittimità e la mancata approvazione è un chiaro segnale di incapacità di pianificazione persino nel breve periodo.

Per tutta la campagna elettorale siamo stati sommersi di cartoline che ritraevano Sestu come un luogo sporco e triste, privo di servizi, senza stimoli culturali, senza infrastrutture essenziali, un paese inospitale. Poi approvano il bilancio e tolgono fondi alla pulizia dell’ambiente e delle discariche, alla cura del verde, alla manutenzione delle strade di campagna che è fondamentale per la nostra agricoltura, alla cultura, alle attività produttive e molto altro.

Per la manutenzione delle strade di campagna i consiglieri Usai, Serra e io abbiamo presentato un emendamento (votato da tutta l’opposizione ma bocciato dalla maggioranza) per ripristinare in parte le risorse. Formidabile la motivazione del voto contrario espressa dal capogruppo dei riformatori: “le strade sono in dissesto per colpa degli agricoltori che vanno in campagna anche quando piove e portano il fango persino nelle strade asfaltate!”.

E’ stata disattesa un’altra promessa, cavallo di battaglia elettorale, ovvero l’attivazione di un servizio di videosorveglianza per la sicurezza dei cittadini (la sindaca lo propose addirittura come sistema anti stalking!) e il controllo del territorio. Anche su questo punto l’emendamento presentato dai consiglieri Usai, Serra e da me è stato bocciato perché non ci sarebbero i tempi tecnici per attivarlo entro l’anno. Scuse! I tempi ci sono tutti, sono i soldi che mancano! (ma loro in campagna elettorale dicevano di saper e poter fare tutto!).

Stessa cosa per lo streeming del consiglio comunale: sarebbero bastati poche migliaia di euro per attivare il servizio con la copertura finanziaria approvata dagli uffici, eppure i paladini della trasparenza hanno respinto anche questo emendamento proposto sempre da Gianluca Usai, Francesco Serra e da me e condiviso da tutta l’opposizione.

Nessuna opera pubblica, nessuna promessa mantenuta, nessuna volontà di apertura a proposte ragionevoli che pure erano parte del programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni comunali.

Nessun accenno a Dedalo, Ateneo, Cortexandra, semplicemente non esistono.

Dicono di non aver aumentato i tributi ed è vero. Tacciono però di averlo fatto grazie al bonus della raccolta differenziata (+ 150.000 euro) e per un gettito straordinario di tributi relativi agli anni precedenti (+ 270.000 euro), risultati della collaborazione dei cittadini durante la nostra amministrazione. La responsabile del servizio finanziario ha già scritto nella relazione previsionale che il prossimo anno, a meno di miracoli del governo, dovranno aumentare tutte le aliquote tributarie.

E’ il primo bilancio approvato in tempi strettissimi, questa è l’unica attenuante che da sola non basta a giustificare una completa assenza di indirizzo politico. E’ inoltre incredibile il mutismo della sindaca che non interviene mai durante la discussione in consiglio, ormai parla solo tramite cartoline – telegramma su Facebook.

Ieri tutta l’opposizione ha dato prova di serietà, di capacità di studio e proposta concreta, di volontà di essere protagonista. Abbiamo svolto il ruolo di controllo democratico e di proposta per migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. La maggioranza (che non è mai intervenuta durante tutta la discussione salvo le incursioni propagandistiche e demagogiche del capogruppo dei riformatori) ha invece eretto un muro.

Adesso aspettiamo le linee programmatiche per capire cosa vogliano fare, per ora c’è grande confusione sotto il sole.

Anna Crisponi

SESTU: CITTA’ DELL’ECONOMIA CONDIVISA?

11815732_10207922094354259_11996786_nNella serata di ieri (5 agosto 2015), il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione sul baratto amministrativo proposta dalle due consigliere Cardia e Cannas appartenenti al M5S e dalla consigliera Perra della lista civica “Ricostruiamo Liberamente”. Tale mozione è stata ampiamente supportata anche dai colleghi dell’opposizione del PD, Crisponi e Mura, dal consigliere Usai rappresentante del Polo Civico per Sestu nonchè accolta con favore da tutti i consiglieri della maggioranza presenti in aula, con interventi e dichiarazione di voto. Ma che significa il termine “baratto amministrativo”?

Il baratto amministrativo è stato introdotto con il D.L. 12 settembre 2014, n. 133 convertito in L. 11 novembre 2014, n. 164 (cd Sblocca Italia) ed è disciplinato dall’art. 24 rubricato “Misure di agevolazione della partecipazione delle  comunita’  locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”. La volontà del legislatore nazionale è quella di concedere agli Enti locali la possibilità di definire, in completa autonomia, una serie di criteri che possano gettare le basi per una cooperazione tra i singoli cittadini/associati con l’Amministrazione del governo di un territorio. In che modo? I cittadini potranno presentare dei progetti che includano delle azioni di riqualificazione del territorio urbano o extra urbano quali la  pulizia,  la  manutenzione, l’abbellimento di aree  verdi,  piazze  o  strade, per ottenere  in cambio dall’amministrazione stessa delle riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita’ da loro posta in essere. Il legislatore ci dice anche che l’esenzione deve essere concessa per un periodo di tempo limitato e definito, per specifici tributi e solo per le  attivita’  individuate e deliberate dall’organo di governo, in  ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ svolta; per le indicazioni date, i tributi non possono che essere la Tari, la Tasi e la Tosap. In questo modo rimane saldo il significato  di questo istituto che, al di là delle ricadute positive in termini di attenzione civica ai beni comuni e di partecipazione dei cittadini ai bisogni della collettività, non è altro che un mezzo economico alternativo per saldare un debito con la comunità.

Presto anche nel comune di Sestu, l’amministrazione collaborerà con i cittadini per lo sviluppo di questa forma di economia della condivisione che sta prendendo piede in molti comuni d’Italia e sta rivoluzionando il modo di intendere la tradizionale offerta di beni e servizi. Ma per “sbloccare” il nostro paese occorre molto di più, occorre pensare e agire diversamente, occorre che chi ci governa abbia una visione che sappia anticipare e interpretare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Occorre essere ispirati dai valori della cooperazione, della fiducia tra i singoli cittadini perchè al di là del vantaggio economico, l’interazione con il prossimo e la collaborazione tra individui generano maggior valore e mutui vantaggi. In un periodo di crisi con un sistema economico limitato, agire mediante una logica redistributiva permetterà di trasformare i costi in occasioni sociali in cui i cittadini potranno non solo collaborare tra loro ma addirittura “barrattare” con il proprio comune di appartenenza per ottenere agevolazioni fiscali in cambio di lavori manuali.

Ora spetta agli uffici il compito di effettuare uno studio di fattibilità della proposta deliberata dall’organo politico e di scrivere i regolamenti attuativi, impresa non facile.

Cristiana Ferru

 

E adesso basta fiori

convocazione CC_2lugl2015È il Consiglio comunale più rosa che Sestu abbia mai visto (benché gran parte delle donne stiano all’opposizione) e l’enfasi su questo punto non è mancata durante la prima seduta di giovedì scorso, anche se in alcuni punti si è sfiorato il sessismo più becero e retrivo. In un’aula consiliare gremita di pubblico e di fiori, che nemmeno a un matrimonio, i consiglieri eletti qualche settimana fa hanno adempiuto a quanto previsto dalla legge e molti, a partire dalla Sindaca e dal giovane Presidente del Consiglio, hanno colto l’occasione per intervenire con discorsi più o meno programmatici, più o meno retorici, più o meno…

Il primo intervento della Sindaca è stato caratterizzato, almeno nelle sue prime battute, da una partigianeria che mal si attaglia a chi dovrebbe rappresentare un’intera comunità e non una parte politica. Ci saremmo aspettati che il “punto e accapo” significasse anche che i toni ridondanti della campagna elettorale finissero il 14 giugno scorso, ma a quanto pare ci siamo sbagliati. Il resto del discorso puntava sostanzialmente su un tema unico: la stretta collaborazione fra amministrazione e cittadini. Un obiettivo più che auspicabile, vedremo quale sarà il percorso per raggiungerlo. Non poteva mancare il riferimento all’aumento della presenza femminile in Consiglio che la Sindaca ha dichiarato essere “una parità di genere non solo enunciata ma di fatto”. Belle parole, anche se stonano un po’ sulla bocca di chi ha sentito il dovere di affiancare il cognome del marito al proprio sulla scheda elettorale (in campagna elettorale girava una cartolina con Secci candidata che aveva in mano un cartello con su scritto: “A Sestu le donne contano come gli uomini?” Mah, sembra sia lei la prima a non credere che possano farlo).

Con 16 voti su 21 – quindi anche con l’appoggio di tre consiglieri dell’opposizione, sostegno che è parso anche esplicito in almeno uno negli interventi – Matteo Taccori è stato eletto Presidente del Consiglio. Il suo primo intervento, al netto dei ringraziamenti di rito, si è incentrato sul ruolo a cui era stato appena chiamato, indicandone prerogative e responsabilità. Alcune parti del suo discorso, tuttavia, hanno suscitato alcune perplessità: la “strenua contrapposizione sterile e inutile” che – a suo dire – bisogna evitare è quella dell’opposizione? Quindi anche quella che gli stessi Riformatori hanno proposto in aula fino a poche settimane fa? Viene inoltre da chiedersi se, stigmatizzando la “perdita di tempo” della quale i consiglieri non si possono “permettere il lusso”, parla dell’ampia e aperta discussione consiliare, o se la “tutela della voce dei consiglieri che è tutela della voce dei cittadini, tutti” vale solo se lui non la considera un modo di “disperdere energie” che, afferma di nuovo, “non ci possiamo permettere”. Se non ci possiamo permettere nemmeno di discutere, cosa potremmo aspettarci nei prossimi 5 anni? Certo non quel “dialogo democratico” che, nel finale del suo intervento, auspica per far nascere una nuova fase politica.

Ma se la nuova fase politica è quella inaugurata dal discorso del consigliere Serrau, non c’è da stare tranquilli, visto il tono veemente e i gesti al limite del minaccioso con cui ha ricordato che i consiglieri sono la voce e l’orecchio dei cittadini. O forse il nuovo è il cambiamento che torna al vecchio e dobbiamo prestar fede alle parole di Massimiliano Bullita, neo-vicesindaco, che prima ha messo in guardia dal “classismo” che guarda ai titoli di studio invece di riconoscere che il motore dell’economia sestese sono (stati?) gli agricoltori e gli edili (che, escludendone le nuove generazioni, tratta da ignoranti… ma onesti), e poi si rivolge alle donne in Consiglio dicendo loro “ora non avete più scuse, ora vogliamo sentire e vedere il vostro autentico valore”. Come se agli uomini, come lui, che siedono da lustri nelle istituzioni fosse chiesto di dimostrare mai il loro “autentico valore”. No, per loro conta il consenso degli elettori ma per le donne invece non bastano i voti, a loro tocca anche far sentire e vedere il proprio valore!

Una nota sulla prima volta del M5S sui banchi istituzionali di Sestu. Per ora un solo aggettivo per definire l’azione politica delle due consigliere: autoreferenziale. In tutti gli scrutini segreti hanno votato sé stesse (o una l’altra reciprocamente, non è dato saperlo, ma tant’è); sono intervenute con una veemenza nei toni e una rigidità che rare volte si era sentita prima d’ora; hanno voluto rimarcare la loro differenza dagli altri consiglieri non alzandosi in piedi per parlare. Hanno parlato di voler portare una “rivoluzione culturale” in Consiglio, di referendum deliberativi senza quorum i cui risultati “hanno valore di legge” (così se su 20.000 abitanti, vanno a votare in 3 e 2 scelgono la stessa opzione, quella vale anche per tutti gli altri 19.998 cittadini… bella democrazia, altroché!), e dell’intenzione di non chiedere rimborsi elettorali (che, ci dispiace per loro, non sono previsti per le elezioni comunali) e devolvere il gettone di presenza delle consigliere alla comunità. Se per loro questo è “politica, quella vera”, tanti auguri a noi.

La Sindaca ha concluso la seduta leggendo i nomi dei componenti della Giunta senza però indicarne le rispettive deleghe, non si sa se perché non ancora decise nel dettaglio o per lasciarle alla prossima seduta quando ci sarà l’atto formale.

[Aggiornamento] Le deleghe sono state pubblicate sull’Albo Pretorio del Comune, ma non sul portale istituzionale. Colpiscono l’accumulo di deleghe nelle mani della stessa persona – peraltro, un assessore tecnico – e la relativa “leggerezza” delle deleghe affidate alle due donne in Giunta. E così già da subito si disattendono ben tre dei proclami della neo-eletta Sindaca: la trasparenza amministrativa, la riduzione delle spese per la Giunta (diversamente da quanto annunciato in pompa magna subito dopo l’elezione, gli assessori sono 6 e non 5 – numero ridotto che invece sono riusciti a mantenere a Quartu, nonostante abbia oltre il triplo degli abitanti) e il peso delle donne in questa maggioranza. Gli auspici non sembrano dei migliori, dunque.

Stefania Manunza

A Sestu vince la destra

Sestu_Elezioni 2015I risultati del ballottaggio li abbiamo appresi poche ore dopo la chiusura dei seggi, accompagnati da fuochi d’artificio e da cortei di auto strombazzanti nel cuore della notte. La vittoria di Paola Secci è stata netta. La candidata sindaca del centro-destra ha ottenuto il 59,10% contro il 40,90% della sua rivale Annetta Crisponi. Dopo dieci anni di amministrazione Pili il centro-sinistra tornerà dunque tra i banchi dell’opposizione.

Il risultato è stato però determinato da meno della metà dei cittadini aventi diritto al voto (il 42,4%). Dato allarmante che di per se meriterebbe una seria e ponderata riflessione. Confrontando questo risultato con quello del primo turno, che vedeva le due candidate su una posizione di quasi parità, appare evidente che la lista civica di Maria Cristina Perra (538 voti) che si era mantenuta su posizioni di apparente neutralità, aggregava intorno al suo simbolo un elettorato per lo più orientato a destra. Stesso ragionamento si può fare per gli elettori del movimento 5 stelle che sono tornati a votare nonostante le indicazioni ufficiali del Movimento. In maniera residuale sono confluiti su Paola Secci anche i voti di diversi candidati delle liste della coalizione guidata da Anna Crisponi il cui cuore però, a dispetto della collocazione sulla carta, batteva a destra. Una tendenza già palesatasi nel primo turno attraverso il meccanismo del voto disgiunto. Nondimeno Paola Secci si è avvantaggiata anche di una manciata di voti di chi, pur organico al PD, non ha digerito il risultato delle primarie. Anche in questo caso l’analisi del voto disgiunto al primo turno indicava questo tipo di tendenza.

La sconfitta del centro-sinistra a Sestu non può essere letta avulsa dal contesto generale delle amministrative. Il centro-sinistra ha perso comuni importanti e simbolici come Venezia e Arezzo e in Sardegna Nuoro. La politica nazionale portata avanti dal PD di Renzi spiega, secondo molti autorevoli commentatori, la delusione e l’astensione degli elettori di sinistra che non si sentono rappresentati o, peggio, si sentono danneggiati da provvedimenti come il jobs act o la riforma della scuola. Quando le differenze tra gli schieramenti politici si assottigliano capita che gli elettori decidano di non andare a votare oppure votino facendo prevalere interessi che poco hanno a che vedere con quelli generali della comunità o con un progetto politico di largo respiro.

Nella scelta degli elettori a Sestu possono anche aver pesato errori e limiti della politica locale ma, ne siamo convinte, questi non sono stati determinanti per l’esito di queste elezioni. In questi 5 anni l’amministrazione di centro-sinistra ha raggiunto importanti risultati nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti, si è riusciti a contenere entro limiti accettabili la tassazione, sono state realizzate diverse opere pubbliche che hanno migliorato la viabilità. Sul voto sfavorevole per il centrosinistra ha inciso più di ogni altra cosa il malessere diffuso provocato dalla crisi economica degli ultimi 5 anni e dalle scelte dei governi nazionali, i cui effetti spesso si scaricavano sull’amministrazione comunale. Responsabilità nazionali e locali nella percezione comune si sono intrecciate e confuse. E le forze dell’opposizione hanno avuto buon gioco a cavalcare il malessere e l’incertezza per il futuro trasformandoli in consenso elettorale.

A trarre vantaggio dal diffuso malcontento non è stata però la forza politica che più di tutte in questo momento storico in Italia sta intercettando la protesta, il Movimento 5 stelle, che peraltro a Sestu alle elezioni nazionali ed europee aveva ottenuto numeri da record. A trarne profitto sono state le forze della destra (Riformatori e Forza Italia) che hanno già amministrato Sestu in anni non troppo lontani e che non possono certo dirsi esenti da errori politici anche macroscopici (soprattutto in campo urbanistico). La cattiva amministrazione delle giunte di centro-destra degli anni Novanta, lo ricordiamo bene, fu all’origine delle due successive vittorie del centro-sinistra guidato da Aldo Pili. Questo ci porta a pensare che, a discapito di tutto, ad avvantaggiarsi della situazione non sono state tanto le forze più pure quanto piuttosto quelle meglio organizzate e radicate nel territorio. A Sestu lo sono certamente i Riformatori e Forza Italia. Spiace doverlo ammettere, non lo è il PD, che in queste elezioni rappresentava il partito cardine della coalizione del centro-sinistra.

Cinque anni di profonde lacerazioni interne al Partito Democratico di Sestu, che in consiglio comunale si sono palesate nella paradossale situazione di una maggioranza con sindaco PD osteggiato da 3 consiglieri su 5  del suo stesso partito, hanno fatto il resto. Certamente hanno contribuito a creare nei cittadini una percezione negativa dell’operato dell’amministrazione. Il tardivo intervento dei vertici regionali del Partito non è poi riuscito a neutralizzare i veleni sprigionati dagli aspri scontri pre e post primarie che si sono consumati all’interno del circolo locale. Tutti capiscono che la frantumazione interna non può essere un buon viatico per una campagna elettorale e tanto meno per una vittoria.

Da questo quadro politico è di conseguenza emerso un consiglio comunale che guardato dall’angolo visuale di un elettore di centro-sinistra pone non pochi problemi. Non sono rappresentati i partiti della sinistra (SEL, Rossomori, PSI e Rifondazione comunista) e nemmeno è presente nessuno dei giovani capaci e preparati che l’energia trascinante di Anna Crisponi era riuscita a coinvolgere nel progetto di rinnovamento del comune.

L’auspicio è che la nuova sindaca Paola Secci, a cui nonostante le differenze di vedute riconosciamo capacità e serietà, porti avanti  quei progetti di interesse generale e urgenti per la comunità già avviati dalla passata amministrazione. La speranza è che questa situazione sfavorevole per il centro-sinistra aiuti tutti a prendere coscienza del fatto che, al di là delle responsabilità politiche dei dirigenti locali, il PD nazionale per vincere deve far tornare gli elettori di sinistra a votare, lasciando perdere le velleità da partito della nazione e recuperando la sua vocazione naturale che è quella di rappresentare le esigenze e gli interessi degli strati più deboli della società.

Sandra Mereu – Marina Pisu

Primarie di marzo, tra sogni e realtà.

Le primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato sindaco si terranno domenica 29 marzo. Parteciperanno alla competizione due esponenti del partito democratico: Anna Crisponi e Michela Mura. Due personalità politiche molto diverse tra loro. Vediamo dunque cosa hanno fatto sinora e cosa si propongono di fare per il futuro di Sestu.

Anna CrisponiAnna Crisponi è l’attuale assessora alle politiche sociali. E’ un’informatica, originaria della provincia di Nuoro. Vive a Sestu da vent’anni. Ha scelto il comune di Sestu  tra i tanti dell’Hinterland cagliaritano come luogo ideale per costruire una casa in campagna dove far crescere, insieme al marito, le sue due figlie. L’impegno nel sociale per Anna Crisponi non è solo un proposito ideale da sbandierare nei volantini elettorali ma una vera e concreta scelta di vita. Da anni è impegnata, con altri volontari, nella difficile battaglia per difendere la specificità dell’Ospedale Microcitemico, a tutela della salute dei tanti sardi affetti da talassemia e per la prevenzione di questa malattia, un tempo molto diffusa e invalidante. L’ energia e la propensione all’ascolto delle persone in difficoltà sono stati tratti caratterizzanti nella conduzione del suo assessorato. Altro aspetto che merita di essere messo in evidenza è la pubblicazione degli open data nel sito del comune, una importante scelta di trasparenza amministrativa che colloca Sestu tra i pochi comuni della Sardegna ad essersi adeguati alla normativa nazionale in materia. La candidatura di Anna Crisponi nella carica di sindaco rappresenta una duplice novità. Una novità di genere, innanzitutto, legata al fatto che per la prima volta una donna si presenta per questo ruolo. In secondo luogo questa candidatura riassume e interpreta il mutamento demografico, sociale ed economico degli ultimi decenni che ha trasformato Sestu da piccolo centro contadino del campidano di Cagliari in un comune di oltre 20 mila abitanti, la metà dei quali è composta da immigrati (provenienti per lo più da altri centri dell’isola) e dove i servizi e il commercio costituiscono una consistente fetta della sua economia. Forte della sua esperienza nell’esecutivo, Anna Crisponi vuole migliorare la qualità della vita dei cittadini partendo ovviamente da ciò che rivendica come fatti positivi dell’amministrazione uscente. Tra le tante cose che si prefigge di fare, considera prioritario occuparsi dei bambini e dei giovani che a Sestu, contrariamente ad altri centri che si stanno spopolando, sono una quota importante della popolazione. Ci piace che a questo fine abbia individuato nei servizi culturali uno dei perni fondamentali per la crescita e lo sviluppo delle singole persone e dell’intera comunità.

Michela MuraMichela Mura è una consigliera comunala del partito democratico, passata tra le file dell’opposizione per dissenso verso le scelte dell’amministrazione. E’ una guida turistica e conduce in proprio un’attività legata al turismo. Tiene a far sapere che trascorre il tempo libero all’aria aperta tra trekking e attività sportiva. Per le sue scelte politiche trae ispirazione guardandosi allo specchio. Non essendoci niente che le sia piaciuto di quanto sinora è stato fatto per Sestu, Michela Mura sogna. Così si legge nel volantino che ha distribuito al mercato. Sogna una città con un’anima. Sogna rapporti tra cittadini fondati su valori culturali. Sogna una città che funzioni e si prenda cura di chi la vive. Fa del suo essere originaria di Sestu un punto di forza. Ma per raggiungere la meta agognata non si limita a chiedere l’aiuto dei suoi concittadini. Per essere più sicura – e qui la realpolitik prende il sopravvento sui sogni –  ha chiesto il sostegno a influenti forze esterne, nientemeno che alla sottosegretaria al Ministero per i beni e le attività culturali. Da ieri accanto all’immagine del profilo facebook dell’onorevole Francesca Barracciu campeggia in primo piano quella della sua protetta, Michela Mura, la donna che sogna una città con un’anima. Speriamo che, in cambio dei potenti aiuti ricevuti, quell’anima non sia anche disposta a venderla.

Sandra Mereu

Chi ha paura delle primarie?

In questi ultimi tempi nel comune di Sestu si è assistito a un vero e proprio imbarbarimento del confronto politico. Dopo le minacce al vicesindaco, l’aggressione fisica al sindaco, e prima ancora le accuse agli amministratori di essere i mandanti di atti vandalici ai danni di una consigliera dell’opposizione, ora è arrivato il momento delle lettere minatorie, recapitate presso il comune all’indirizzo dell’assessora Anna Crisponi. Lettere scritte a mano e con linguaggio incerto. Lo staff di C.S.I., con una scientifica perizia calligrafica, avrebbe trovato il colpevole in un giorno. A chi l’ha letta è comunque bastato poco per capire che le eccessive sgrammaticature del testo tradivano una simulazione, denunciando che l’autore è tutt’altro che un analfabeta. Scopo dichiarato di tale atto vigliacco era quello di spingere Anna Crisponi a ritirarsi dalle primarie. Lei non si è scoraggiata, ha raccolto le lettere, le ha portate dal maresciallo Pirali e ha sporto denuncia contro ignoti. E poi ha dichiarato che parteciperà alle primarie. Chi la voleva intimidire a quanto pare non ci è riuscito. Così ha commentato l’accaduto:

Anna Crisponi«Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera anonima che riporta affermazioni squallide e oscene e in cui mi viene intimato di ritirare la candidatura alle primarie previste per il 29 marzo, pena la divulgazione dei contenuti in tutta Sestu.
Oggi è arrivata una lettera di uguale tenore.
Sono stata in caserma e ho sporto denuncia contro ignoti.
Avrei preferito non rendere pubbliche queste miserie ma non vorrei che qualcuno pensasse di avermi spaventata, per questo oggi sono qui a scrivere che IO NON MI RITIRO.
Vado avanti con tutti gli amici e compagni che mi hanno circondata del loro affetto e del loro entusiasmo. Queste azioni fanno crescere in me la determinazione a continuare con maggiore convinzione e questo è lo spirito che anima tutti quelli che mi accompagnano in questa avventura.
E non può non essere così, la nostra sarà anche una sfida per imporre un modo di intendere la politica che ripudia e combatte questi metodi con forza e in modo trasparente.
Chi mi sostiene e i nostri concittadini si aspettano che focalizziamo la discussione sui temi che riguardano l’intera comunità, che riusciamo a costruire proposte, a risolvere problemi, a dare risposte oneste ed efficaci, consapevoli che solo con il confronto si può costruire la buona politica.
Devo questo impegno a loro e lo devo al mio partito, il PD, che non è e non sarà mai il partito di chi china la testa ne’ quello di chi usa la minaccia e la diffamazione come arma politica. 
NOI andiamo avanti.»

Un sindaco donna? Certo. Ma di sinistra.

sondaggio AblativIl profilo del nuovo sindaco. L’Unione sarda ha riportato nei giorni scorsi il parzialissimo risultato di un sondaggio lanciato sul sito di una nota società di informatica che opera nel nostro comune. Il sondaggio mira a definire il profilo del nuovo sindaco. Il risultato che il quotidiano proponeva all’attenzione dei lettori si basava però sulle risposte di una cinquantina di persone, o forse anche meno dato che una stessa persona può votare da diversi apparecchi, pc tablet smartphone. Un campione troppo limitato per considerare i suoi desiderata come la proiezione di ciò che vogliono realmente gli elettori di Sestu. Evidentemente il sondaggio era un pretesto per attirare l’attenzione di un ampio pubblico sul più generale tema delle elezioni comunali. Gettare il sasso nello stagno può essere un modo per stimolare il dibattito e far scaturire nuove e più concrete notizie in proposito.

Parliamone, dunque. Dal sondaggio emergeva il profilo di un sindaco di genere femminile con laurea. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto i votanti a fare questa scelta. Forse avevano in mente qualcuno. Ma è più probabile che volessero semplicemente indicare in astratto le qualità più importanti del sindaco ideale per Sestu. Lo dimostra il fatto che la caratteristica a mio avviso più significativa, cioè la collocazione politica, è passata in subordine.

Perché una donna laureata? L’elezione di un sindaco donna sarebbe effettivamente una grande novità. Sarebbe la prima donna sindaco nella storia del comune. Il riconoscimento e la conferma anche nelle istituzioni del ruolo paritario che le donne rivestono in una società democratica. Un segno di progresso. Il fatto però che la si voglia anche laureata lascia perplessi. Si intravede una riserva mentale che contrasta con l’immagine di una comunità di elettori capace di fare una scelta evoluta e libera da pregiudizi. Nasce insomma il sospetto che proprio perché donna le venga richiesto un surplus di garanzie.

Riconosciuta la piena parità di diritti e di doveri alle donne, occorrerebbe però smetterla di spacciare come verità scientifica la favola della diversità delle donne in politica. Secondo questa teoria le donne sarebbero portatrici di un valore aggiunto, conseguenza di doti innate proprie del genere femminile, riconoscibili nella dolcezza e gentilezza che si esaltano nel ruolo di moglie e madre. Questa concezione risente di forti venature maschiliste ma soprattutto è priva di ogni attinenza con la realtà. Per capire quanto sia infondata basterebbe considerare che in Europa le più brutali e assai poco compassionevoli misure liberiste che hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori, ridotto in povertà le loro famiglie e fatto piangere i loro bambini sono state portate avanti da capi di stato donne. La Tatcher era una gentile e garbata signora che la sera raccontava le favole ai nipotini eppure non si è fatta intenerire dalla disperazione dei minatori del Galles. La stessa triste sorte è toccata più di recente ai greci, baciati dalla “sensibilità femminile” di Angela Merkel.

Un sindaco donna a Sestu io certo lo vorrei. Purché di sinistra. In questo schieramento negli ultimi anni sono emerse diverse personalità che potrebbero egregiamente ricoprire questo ruolo. Alcune di loro, penso ad Anna Crisponi e a Stefania Manunza, oltre all’esperienza come amministratori del comune hanno maturato anche una più ampia esperienza politica come delegate nelle assemblee nazionali dei rispettivi partiti di appartenenza. I tempi dunque a Sestu sono maturi non solo per avere una donna sindaco ma anche per sceglierla tra diverse donne di notevole spessore politico.

Sandra Mereu

Primarie PD per l’elezione del segretario regionale: i risultati di Sestu

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Conferenza stampa in via Emilia – Foto di Anna Crisponi

Scarsa partecipazione. A Sestu hanno partecipato alle primarie per l’elezione del segretario regionale del Partito Democratico, vinte da Renato Soru, appena 259 cittadini. Si conferma dunque il trend negativo di partecipazione alle primarie aperte che nel nostro comune sono passate dai 583 votanti del ballottaggio Renzi-Bersani ai 350 delle primarie per la scelta del candidato presidente per le elezioni regionali; quindi dopo la lieve ripresa per l’elezione del segretario nazionale (sfida Renzi, Cuperlo, Civati), segnata da 381 partecipanti, il tonfo di ieri. Appena l’1,2% della popolazione residente si è fatta coinvolgere dunque in queste primarie, ridotte ormai a uno stanco rito di partecipazione che interessa veramente solo una esigua minoranza di militanti. Emblematiche di ciò che sono diventate le primarie del PD, le ingenue parole di due candide signore presentatesi ieri al seggio: “Ma come? Sto facendo un favore a un amico e devo anche pagare due euro?”

I risultati. Anche a Sestu ha vinto Renato Soru con 139 voti. Al secondo posto si è piazzato Thomas Castangia con 62 voti, al terzo Ignazio Angioni con 54 preferenze. Nelle liste a sostegno dei candidati erano presenti anche alcuni militanti sestesi. Patrizia Saba era presente nella lista per Renato Soru; Marina Pisu, Elisa Manunza e Simone Piras sostenevano Thomas Castangia; Michela Mura, consigliera comunale già segretaria del circolo territoriale, figurava invece ai primissimi posti nella lista a sostegno di Ignazio Angioni.

S. M.

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

08072014400

Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3”. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

Elezioni europee 2014: Sestu in controtendenza.

I risultati elettorali delle europee danno il comune di Sestu in netta controtendenza rispetto al dato nazionale e regionale. Ha votato appena il 41,52% degli aventi diritto. Dunque, fatto salvo un leggero aumento dell’astensionismo (alle ultime regionali aveva partecipato al voto il 48,87 % degli elettori), il dato che balza immediatamente agli occhi è la forte crescita del Movimento 5 stelle. Rispetto alle ultime elezioni in cui il movimento era presente (cioè le politiche del 2013) i grillini passano dal 43% al 47%. Un risultato importante se si considera che nel resto d’Italia il movimento di Grillo si è fermato al 21% e in Sardegna è avanzato sino al 30%. Forse uno dei risultati migliori ottenuti in Sardegna.

Di contro il PD, che nel resto d’Italia è prossimo al 41% e in Sardegna al 39%, registra a Sestu un modesto 27% (1838 voti). Cresce rispetto alle ultime regionali, quando aveva ottenuto il 16,77% (1171 voti), ma in misura di gran lunga inferiore rispetto alla provincia di Cagliari, al resto dell’isola e all’Italia. Facile attribuirne la causa alla frattura insanabile che si è venuta a creare tra le diverse anime del PD che impedisce, nei fatti, una azione unitaria in occasione delle consultazioni elettorali. Contestualmente non ha aiutato la pessima immagine che le incessanti lotte intestine hanno consegnato di questo partito al paese. Nondimeno, sul modesto risultato del PD a Sestu deve aver influito anche un certo disimpegno da parte della segreteria locale guidata da Michela Mura, palesatosi nella mancanza di iniziative pubbliche durante la campagna elettorale e nella ridotta presenza fisica di rappresentanti di lista, riconducibili al circolo territoriale, ai seggi per lo spoglio e durante tutte le operazioni di voto. Il quasi 11% in più, conquistato rispetto alle regionali di febbraio, è verosimilmente da attribuire in gran parte all’apporto dei Rossomori (5% circa ottennero alle regionali, con 200 voti), per una piccola parte ai Socialisti e per la restante parte agli elettori del centro-destra. Sono infatti tanti, lo dimostrano i risultati a livello nazionale, gli elettori del centro-destra che si sentono rassicurati da Renzi e dalla sua politica.

Il risultato della lista Tsipras (4,18%) è in linea con la media nazionale e sarda (sebbene un po’ inferiore a quella della provincia di Cagliari, dove ha registrato il 4,9%). Sostanzialmente questo risultato coincide con quello riportato da SEL nelle ultime elezioni regionali. Ed effettivamente i militanti del circolo locale di SEL “Margherita Hack” sono stati anche gli unici che abbiamo visto impegnati nella campagna a sostegno della lista Tsipras. Ufficialmente vi aderiva anche Rifondazione comunista ma evidentemente i dirigenti locali di questa formazione politica e i loro elettori hanno fatto scelte diverse.

Nel campo del centra-destra, infine, si osserva l’assenza dei Riformatori. Come un fiume carsico, questa forza politica scorre poderosa e compatta in superficie quando entra in gioco il suo leader locale, Michele Cossa, ma si inabissa o si dissolve in mille rivoli sotterranei quando gli interessi in gioco vanno oltre la dimensione locale e necessitano perciò di una visione appena più ampia. Alle elezioni nazionali del 2013 ufficialmente sostenevano, con altri, la lista Monti che raggiuse allora 650 voti; alle successive regionali hanno racimolato 1103 voti, garantendo così la rielezione al loro leader; ieri invece la lista di Monti ha preso appena 40 voti. Nell’area del centro-destra dunque l’unico partito che mantiene una certa consistenza resta Forza Italia: 14% con 946 voti.

Il giovane HoldenParafrasando il giovane Holden, alla luce dei risultati delle europee verrebbe da chiedersi: dove vanno le ochette del Rio Matzeu quando si tagliano le canne? La risposta non può che essere una: nel Movimento 5 stelle. Ed è proprio questo andamento stagionale del voto a rendere incerto e imprevedibile l’esito delle prossime e ormai vicine elezioni comunali.

Sandra Mereu

Prove tecniche di populismo

20052014285Chi era presente al consiglio comunale di martedì 20 maggio, ha potuto assistere a un patetico quanto avvilente spettacolo. Per le istituzioni democratiche, per i cittadini presenti e per gli stessi amministratori che l’hanno interpretato. Al centro della bagarre che si è scatenata nell’aula c’era una mozione sulla sicurezza pubblica. Al riguardo il presidente del consiglio ha denunciato e deprecato un presunto tentativo di impedimento della sua presentazione in consiglio. Un tentativo che, da quanto si è capito, sarebbe passato attraverso una telefonata. Ciò è bastato per scatenare la reazione di un consigliere chiamato in causa o che forse si è sentito chiamato in causa. Quest’ultimo, sentendosi ingiustamente accusato, ha chiesto e ottenuto la parola. Avendo però più volte deviato dal nocciolo della questione, non è riuscito a completare il suo ragionamento perché, ad un certo punto la seduta è stata interrotta. Un gruppo di cittadini seduti nelle file più alte della platea stava infatti registrando con uno smartphone lo svolgimento del consiglio. Tanto è bastato al presidente per sospendere, per ben due volte, la seduta e chiedere l’intervento dei vigili. Alla ripresa, il consigliere che non aveva potuto concludere il suo intervento non ha però riavuto la parola. A quel punto si è alzato dal banco e ha dichiarato l’intenzione di voler occupare l’aula per impedire, a sua volta, la prosecuzione della seduta. Invitato dai vigili che presidiavano l’aula a tornare al suo posto, ha quindi dato del cialtrone al presidente. A fare da cornice a questo delirio di accuse e insulti la stampa locale al completo, come si vede solo per le grandi occasioni.

20052014279Difficile per chi non conosceva i retroscena farsi, oltre il sentimento di disgusto, un’idea obiettiva su cosa stava succedendo. Quanto è accaduto mi ha fatto però riflettere sulla reale utilità, come strumento di democrazia partecipativa, dello streaming delle sedute del consiglio comunale. Trattandosi di sedute pubbliche i cui verbali diventano a loro volta atti pubblici e consultabili poco tempo dopo sul sito del Comune, non avere lo streaming non pregiudica in alcun modo il diritto dei cittadini alla trasparenza dell’operato degli amministratori. Apprendere direttamente dal vivo della discussione i temi che vengono trattati e le decisioni che vengono adottate dai nostri rappresentanti può solo rappresentare un valore aggiunto, un opportunità in più di partecipazione attiva alla vita democratica della comunità. Non è però la condizione necessaria per avere informazioni attendibili e farsi un’idea precisa sulle scelte politiche dell’amministrazione e sul comportamento dei nostri rappresentanti. Peraltro le sedute del consiglio comunale si svolgono per lo più di sera, quando la maggior parte dei cittadini non è impegnata in attività lavorative. Partecipare alle sedute del consiglio comunale oltreché un diritto è anche un dovere. Invece, fatte salve alcune eccezioni, si contano in media non più di 20 persone a seduta. Il fatto che l’amministrazione non abbia ancora completato l’iter necessario per disciplinare la trasmissione online delle sedute del consiglio non è dunque un motivo né serio né credibile per lanciare accuse di scarsa trasparenza, come spesso si sente, al suo operato.

Sarà interessante verificare, quando le riprese delle sedute saranno disponibili on line, quanti visitatori in più si guadagneranno rispetto al numero degli abituali frequentatori dei consigli comunali. Il sospetto è che la mancanza dello streaming sia ora solo un comodo alibi per la pigrizia e la tendenza dominante dei cittadini a delegare ad altri. Ma a sua volta questo dubbio non deve diventare un alibi per le amministrazioni, un motivo cioè per negare ai cittadini un’opportunità in più di partecipazione alla vita democratica del Comune. Il vero rischio, a mio avviso è che il mezzo possa tradire il fine. A dispetto di quanto si spera di ottenere, cioè la rappresentazione realistica dell’attività del consiglio comunale, il miraggio di poter avere una audience più vasta potrebbe spingere gli amministratori a mettersi in scena. E pertanto la finzione e i colpi di teatro, l’esasperazione dei toni, il populismo possano prevalere sul ragionamento e la discussione politica seria e pacata nel merito dei problemi. Che insomma si ripeta ad libitum quello che è successo nell’ultimo consiglio comunale.

Sandra Mereu

 

EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Elezioni regionali 2014: i risultati di Sestu

Silvia Pusceddu_Incontro con Pigliari_SestuI dati delle regionali 2014 che riguardano Sestu (consultabili nel sito del comune) ci dicono innanzitutto che il partito vincente in assoluto è stato quello dell’astensione. Meno della metà degli elettori ha partecipato al voto (48,87%). Il risultato elettorale conferma invece una tendenza in atto da decenni che vede le forze del centrodestra maggioranza nel paese. La coalizione che sosteneva Ugo Cappellacci ha raggiunto a Sestu il 42,99% dei voti. Un risultato, questo, trainato in gran parte dal successo personale del candidato locale dei Riformatori sardi. Michele Cossa a Sestu ha incassato la metà dei voti utili per la sua rielezione in consiglio regionale (1103 su 2294). Ha tradito invece le aspettative della sua “fortunata” campagna elettorale il candidato Ignazio Perra (lista Unidos, Mauro Pili presidente). A dispetto dei quasi 50.000 contatti ottenuti dal suo video promozionale, a Sestu Cino ha raccolto appena 202 voti (371 nella provincia).

Il presidente uscente da queste elezioni regionali vinte dal centrosinistra, Francesco Pigliaru, nel nostro paese si è fermato al 32,62%. L’unica candidata locale della coalizione del centrosinistra, Silvia Pusceddu, ha ottenuto a Sestu 2/3 dei suoi voti (200 su 304). Nell’ambito della coalizione del centrosinistra il PD è il partito più votato (16,77%), seguono i Rosso Mori (4,91%) e SEL (4,42%). Da notare però che mentre SEL si mantiene prossimo alla media regionale (5,18%) e i Rosso Mori la superano abbondantemente (2,63% il risultato generale), il PD invece con i suoi 1171 voti si colloca sensibilmente al di sotto della media (22,06%). Un dato che in un paese di oltre 20.000 abitanti, guidato da un’amministrazione di centrosinistra, dovrebbe far riflettere i suoi dirigenti. Le esasperate lotte intestine e le accuse indegne che sono state rivolte, nel recente passato, al sindaco e agli altri amministratori PD dalla segretaria cittadina evidentemente non pagano. Forse servono alla carriera politica di qualcuno ma di sicuro non giovano al partito nel suo complesso.

Va infine sottolineato il risultato raggiunto da Gianluca Argiolas con Progress (lista per Michela Murgia presidente), che ha raccolto a Sestu 195 voti (su 403). Il suo risultato insieme a quello di Silvia Pusceddu, seppure insufficiente per approdare in consiglio regionale, rappresenta comunque una buona base di partenza per arricchire di nuove personalità politiche i gruppi dirigenti locali, anche in vista del prossimo rinnovo del consiglio comunale.

S. M.

Il programma del centrosinistra: ambiente ed economia possono coesistere.

Nel programma della coalizione di Centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru l’ambiente e la sostenibilità hanno un ruolo importante. Chiediamo al candidato di Sinistra Ecologia e Libertà Ignazio Tolu, assessore all’ambiente della Provincia di Cagliari commissariata di recente, di illustrarne i punti più significativi.

ToluVisti i recenti eventi tragici, gli interventi a tutela del territorio e sull’assetto idrogeologico della Sardegna sembrano improrogabili: quali azioni prioritarie saranno messe in campo a brevissimo nel caso la coalizione di centrosinistra andasse al governo regionale?

Il territorio della Sardegna è stato devastato dall’incuria quando non aggredito dalla speculazione: ci proponiamo l’attuazione immediata del Piano di Assetto Idrogeologico regionale offrendo risorse sufficienti ai Comuni perché possano finalmente realizzare le opere di mitigazione necessarie a prevenire disastri come quello dello scorso novembre che hanno un pesantissimo costo umano oltre che economico. Inoltre puntiamo alla riaffermazione del Piano Paesaggistico approvato nel 2006 che, con alcuni aggiustamenti, potrà diventare strumento di tutela per il territorio ma anche di sviluppo sostenibile per i Comuni della Sardegna.

Qual è e quale dovrebbe essere il ruolo della Protezione Civile nell’azione di tutela del territorio?

La Protezione Civile è affidata a diversi organismi che, troppo spesso, lavorano senza coordinamento e così quel patrimonio di professionalità, impegno e disponibilità si disperde e non sviluppa le potenzialità che potrebbe mettere in campo. Inoltre i soggetti coinvolti, specie le associazioni di volontari, non hanno sufficienti dotazioni strumentali, ma soprattutto economiche, per far fronte alle esigenze operative, vanificando dunque l’apporto che potrebbero dare in termini di prevenzione e intervento.

L’edilizia è da sempre un baluardo della Destra. Il settore è fortemente in crisi col conseguente crollo degli occupati. Cosa può fare un governo di centrosinistra per rilanciare questo comparto?

Quando l’edilizia significa speculazione, ogni sostegno economico diventa un’ipoteca sul futuro del nostro territorio. È per questo che noi di Sinistra Ecologia e Libertà proponiamo il ricorso alla riqualificazione degli edifici esistenti in un’ottica di risanamento e di miglioramento delle prestazioni energetiche perché le case dei sardi siano non solo più sane e vivibili, ma abbiano anche un minor impatto sull’ambiente. Questo è possibile solo con un piano di rilancio dell’edilizia di ripristino con meccanismi come quelle della detrazione fiscale che, oltre a incentivare i privati a intervenire nelle loro case, genera un circolo virtuoso di emersione dal nero che non può che essere salutare per la nostra regione. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, inoltre, proponiamo un programma di incentivazione della bioedilizia e dell’edilizia a basso impatto. Ciò incentiverà anche le numerose professionalità che in quel campo stentano a vedere affermato il loro potenziale.

Le bonifiche potrebbero essere un tipo di investimento virtuoso per la Sardegna, in cui industrie inquinanti, sfruttamenti minerari e presidi militari hanno lasciato e continuano a lasciare strascichi ambientali pesanti. È possibile concepire economia ed ecologia che vanno di pari passo?

Noi di SEL siamo convinti che si possa. Certo, l’obiettivo è quello di superare il concetto di difesa a tutti i costi dell’esistente e di puntare su investimenti massicci che, mentre sostengono il ripristino di un territorio pulito e vivibile, diano garanzie ai molti lavoratori che in quelle aree si guadagnano lo stipendio. Economia ed ecologia possono sicuramente coesistere: basta una pianificazione di ampio respiro e il rifiuto totale di una politica che svende il territorio in cambio di poche buste paga.

La Sardegna rischia di diventare terra di conquista per le multinazionali energetiche, anche rinnovabili, che potrebbero sfruttarne posizione privilegiata e clima favorevole per investimenti che non avrebbero nessuna ricaduta positiva sulle economie locali. Come intendete lavorare sul piano dell’energia una volta al governo?

In Sardegna si produce più energia di quanta se ne consumi. Non esiste quindi un bisogno urgente di nuove centrali, qualunque ne sia la fonte. Le energie rinnovabili sono fondamentali, ma non devono aggiungersi all’esistente quanto piuttosto sostituire quelle forme inquinanti che risultano più economiche solo perché non se ne considerano i costi ambientali e sulla salute umana. Nel nostro programma, però, non sosteniamo in grandi impianti rinnovabili, puntiamo invece alla micro-generazione, alla rete di produzione diffusa che prevede che l’energia sia prodotta più vicino possibile a dove serve, con ricadute economiche sull’intera comunità e non solo su pochi grandi investitori che, guarda caso, sono sempre riconducibili ai soliti nomi del campo energetico.

L’energia è una questione delicata che travalica il semplice tema ambientale per riverberarsi su tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica. Sarà finalmente possibile un piano energetico regionale che tenga conto delle esigenze delle aziende ma anche delle famiglie, dell’economia ma anche della tutela ambientale?

La Sardegna ha bisogno di un Piano Energetico Regionale e ne ha bisogno proprio perché produce molta più energia di quanta ne serva ma i sardi non ne hanno alcun vantaggio economico, anzi, pagano le loro bollette più care che altrove. Pensare una politica energetica a medio e lungo termine è necessario per non lasciare spazio a interessi esterni che non vedono alcun vantaggio nel privilegiare la riduzione di consumi e la conseguente razionalizzazione del mercato energetico.

Stefania Manunza

Il programma del centrosinistra: servizi sociali e parità di genere, crisi economica e disagio sociale.

Silvia Pusceddu_Incontro con Pigliari_SestuFrancesco Pigliaru all’incontro tenutosi a Sestu, sollecitato dall’intervento di Silvia Pusceddu, ha affermato che un efficace sistema di servizi sociali è la condizione necessaria perché si realizzi una vera parità di genere. E parallelamente, esperti di rilevanza internazionale, ci dicono che la crisi economica, la mancanza di lavoro, l’inasprirsi delle disuguaglianze sta provocando un aumento del disagio sociale e psicologico delle persone e una mortalità più alta, a cui si cerca di far fronte con un sistema del Welfare sempre più debole a causa dei tagli alla spesa pubblica. Silvia Pusceddu è l’unica candidata della coalizione del centro sinistra di Sestu (Rosso Mori). A lei, psicologa e psicoterapeuta, abbiamo chiesto qual è al riguardo la situazione in Sardegna e come si prevede di affrontare questo genere di problemi.

Silvia, i dati dicono che siamo la maggioranza della popolazione, più istruite degli uomini, eppure meno della metà delle donne oggi in Sardegna ha un lavoro. Secondo te c’è un nesso con il fatto che la quota destinata dal bilancio regionale ai servizi sociali (infanzia, cura di anziani e disabili) è addirittura inferiore a quella, non invidiabile, delle altre regioni del Meridione?

Nel programma del centro sinistra viene affrontato, fra gli altri, anche il problema di garantire la parità di genere. Partendo appunto dalla constatazione che, nonostante le donne costituiscano la maggioranza e la parte più istruita della popolazione, soltanto poco più di 4 donne su 10 ha oggi un lavoro, si comprende quanto pesantemente incida il problema quotidiano di non riuscire a conciliare il lavoro e i compiti di cura familiare, a causa della carenza di servizi di supporto alla famiglia. Nella nostra isola, solo il 13,5% dei bambini fino a tre anni viene preso in carico dai servizi, contro il 30% in regioni come l’Emilia Romagna e a fronte di un obiettivo Europeo del 33%. E’ necessario, pertanto, ed è parte del nostro programma, incrementare fondi utili per creare servizi a sostegno delle famiglie.

Alle carenze di tipo strutturale si sommano i limiti culturali. La scarsissima rappresentanza femminile nelle istituzioni, in primis nel consiglio regionale è, secondo alcuni, una delle più evidenti e preoccupanti conseguenze di questo fatto. Tu come la vedi?

La scarsa presenza delle donne nelle istituzioni,  conferma una disparità evidente e penso anche io che ai problemi a cui abbiamo accennato prima si vadano a sommare difficoltà di altro tipo. C’è la fatica di acquisire visibilità e di candidarsi se già non si possiede una posizione economica e sociale di vantaggio, ma soprattutto ci sono gli ostacoli  per superare quei pregiudizi culturali, ancora profondamente radicati nei vari strati sociali, che  precludono alle donne la possibilità di occupare posizioni di rilievo nelle istituzioni e nella società in generale.

In che modo si può invertire questa non più accettabile situazione?

Ritengo che l’idea di introdurre la doppia preferenza di genere nella legge elettorale  possa essere, in via temporanea, uno strumento utile. Infatti, non possiamo pensare  di tutelare le donne con metodi che comunque sono calati dall’alto. Cominciando dall’educazione dei nostri giovani, dobbiamo fare in modo che si crei la consapevolezza del valore aggiunto che le donne competenti possono offrire alla collettività. Solo quando si raggiungerà questo traguardo, gli unici  criteri che determineranno l’attribuzione o il diritto a ruoli di vertice saranno la capacità, la competenza e l’onesta delle persone. Inoltre, sento il dovere di sottolineare che il dramma dei femminicidi in Italia è l’esempio più evidente di quanto sia diffusa una cultura maschile del possesso. Ed è pertanto nostro dovere intervenire affinché si investa sulla prevenzione, attraverso l’informazione e la formazione e sull’educazione alla parità dei sessi.

In Sardegna la crisi morde più che in altre regioni d’Italia. La disoccupazione è a livelli da record (1 sardo su 3 non lavora) e c’è una diffusa povertà. C’è da credere che tutto questo non sia privo di effetti negativi sul benessere generale delle persone. Cosa puoi dirci al riguardo?

E’ evidente che la crisi economica e le sue conseguenze stiano generando un diffuso senso di disagio nella popolazione. La disoccupazione e l’instabilità lavorativa mettono in discussione le certezze esistenziali delle persone. La perdita del lavoro comporta nella persona la perdita della propria identità. Ognuno di noi, infatti, costruisce la propria rappresentazione di sé in base al ruolo che occupa nella società: il lavoro dà sicurezza, migliora l’autostima e garantisce una stabilità emotiva. La mancanza di prospettive economiche e occupazionali e l’inattività predispongono, quindi, allo sviluppo di varie forme di disagio emotivo o aggravano situazioni di malessere già presenti. Recenti studi hanno mostrato come ad un aumento del tasso di disoccupazione sia correlato un aumento dei casi di depressione. I dati presentati al congresso della Società Italiana di Psichiatria parlano di un aumento del 30% dei disturbi d’ansia e del 15% di disturbi depressivi.

Per non parlare delle nuove forme di dipendenza dal gioco…

Sembra paradossale, ma è proprio così. Le nuove forme di dipendenza colpiscono soprattutto i ceti economicamente più deboli. In una società dove manca una prospettiva di miglioramento del proprio status economico e sociale, le persone affidano le loro speranze alla fortuna. Nella mia esperienza professionale, ho osservato un aumento delle richieste d’aiuto per il trattamento dei disturbi d’ansia e per nuove forme di dipendenza patologica dal gioco d’azzardo ma anche da Internet, soprattutto nei giovani e nelle donne. Ritengo inoltre che non debba essere sottovalutato il malessere sotteso che, per difficoltà culturali, non viene espresso con richieste d’aiuto. Negli ultimi anni, in altre Regioni del centro Italia, organizzazioni sindacali ed enti locali, hanno attivato sportelli psicologici dedicati al sostegno di problemi legati al lavoro e alla crisi economica. Queste esperienze dovrebbero essere da stimolo per le nostre istituzioni.

I Rosso Mori si definiscono “sovranisti”. Ci spieghi brevemente cosa significa?

Diceva Emilio Lussu: “ La storia dei sardi sarà quella che essi sapranno scrivere”. Sovranismo  è innanzitutto assunzione di responsabilità di determinare un modello di sviluppo endogeno in un contesto di pari dignità con gli altri popoli. Europei. Sovranismo non è contro qualcuno o qualcosa, ma a favore di. Rosso Mori è innanzitutto un partito socialmente progressista, di sinistra e nazionalmente sardo, attualizza oggi i postulati politici del sardismo, del socialismo e dell’azionismo. E’ movimento identitario, solidale, ambientalista, antifascista, popolare che pratica la democrazia… come recita  l’art . 1 dello Statuto.

Sandra Mereu