Festa dei lettori 2015

Festa dei lettori_AngelicaElmas,  3 ottobre 2015 – Piazza Cambosu, dalle 15.00 alle 19.00

Non si nasce con l’istinto della lettura come si nasce con quello di mangiare e bere…bisogna educare i bambini alla lettura (Gianni Rodari)

PROGRAMMA

Ore 15.00 – 16.00 Animazione per bambini: Cada Die Teatro, Giancarlo Biffi presenta “Quincho e la gatta dal ciuffo rosso”

 A partire dalle ore 16.00 circa:Spazio alla creatività”.

L’Associazione FogliVolanti proporrà l’attività laboratoriale intitolata “Giardino di farfalle”, dove ogni bambino verrà guidato nella realizzazione di piccole farfalle di cartoncino colorato (da portare via o lasciare nei prati).

Ore 18.00 – 19.00  Reading di poesia (a cura di Angelica Piras).

Hanno dato la loro adesione i poeti:  Rosaria Floris,  Katia Debora Melis, Giuseppa Sicura, Bianca Mannu, Carlo Onnis, Silvia Serafi, Massimo Steri, Sergio Mereu, Marilisa Boi, Marina Cozzolino, Maria Tina Biggio,Fernanda Pinna, Marinella Fois, Anna Pistuddi, Marina Corona, Carlo Sorgia, Giorgio Peddio, Enrica Meloni, Boukar Wade, Roberto Concu, Gabriele Soro, Beppe Roggio. Accompagnamento di Manuel Cabras.

BOOKCROSSING in Piazza a cura di “Equilibri, Circolo dei Lettori e Presidio del Libro di Elmas” (prestito, scambio, suggerimenti su libri e letture per bambini, ragazzi e adulti)

L’ANGOLO DELLA BIBLIOTECA. La Biblioteca comunale curerà un suo apposito spazio. Sarà possibile iscriversi, chiedere informazioni sui servizi, sui libri a disposizione, dare suggerimenti e fare richieste di libri che si vorrebbe fossero acquistati.

PER I BAMBINI: saranno messi a disposizione tavolini, album e colori per tutti quei bambini che vorranno inventare disegni, pensieri, sui libri e sulla lettura. I tre lavori migliori saranno premiati con la copia di un libro scelto dagli organizzatori.

“Domenica di carta”. Viaggio attraverso i depositi del tempo.

L’Archivio di Stato di Cagliari aderisce alla Giornata nazionale “Domenica di Carta” con un’apertura straordinaria domenica 11 ottobre, dalle ore 17 alle ore 20. Per la prima volta saranno organizzati dei percorsi guidati nei depositi archivistici alla scoperta dei fondi più antichi come l’Antico Archivio Regio del periodo catalano-aragonese e spagnolo (secoli XIV-XVIII), ma anche dei fondi più moderni e vicini a noi tra i quali l’Archivio del Carcere di Buon Cammino. Sarà un viaggio tra le carte per apprendere i principali metodi di conservazione e di restauro e le principali tecniche della digitalizzazione.

Domenica di carta

Le promesse mancate del primo bilancio: tagli all’ambiente, alla cultura e molto altro.

Sestu_Anna Crisponi_C.C.Ieri sera (10 settembre) è stato approvato il bilancio di previsione del comune di Sestu con il voto contrario di una parte dell’opposizione (io, i consiglieri Usai e Serra e le due consigliere del M5S) e l’astensione di PD e lista civica “Ricostruiamo liberamente”.

E’ sostanzialmente un bilancio tecnico scritto dagli uffici, in cui non è visibile nessun indirizzo politico chiaro e che contraddice le promesse elettorali. L’assessore al Bilancio Andrea Pisu ha introdotto la discussione offrendo alcuni spunti di analisi condivisibili ma poi smentiti dalle scelte (e non scelte) fatte.

Il bilancio è privo di un allegato fondamentale, il programma annuale e triennale delle opere pubbliche che è obbligatorio per legge; si presentano quindi profili di illegittimità e la mancata approvazione è un chiaro segnale di incapacità di pianificazione persino nel breve periodo.

Per tutta la campagna elettorale siamo stati sommersi di cartoline che ritraevano Sestu come un luogo sporco e triste, privo di servizi, senza stimoli culturali, senza infrastrutture essenziali, un paese inospitale. Poi approvano il bilancio e tolgono fondi alla pulizia dell’ambiente e delle discariche, alla cura del verde, alla manutenzione delle strade di campagna che è fondamentale per la nostra agricoltura, alla cultura, alle attività produttive e molto altro.

Per la manutenzione delle strade di campagna i consiglieri Usai, Serra e io abbiamo presentato un emendamento (votato da tutta l’opposizione ma bocciato dalla maggioranza) per ripristinare in parte le risorse. Formidabile la motivazione del voto contrario espressa dal capogruppo dei riformatori: “le strade sono in dissesto per colpa degli agricoltori che vanno in campagna anche quando piove e portano il fango persino nelle strade asfaltate!”.

E’ stata disattesa un’altra promessa, cavallo di battaglia elettorale, ovvero l’attivazione di un servizio di videosorveglianza per la sicurezza dei cittadini (la sindaca lo propose addirittura come sistema anti stalking!) e il controllo del territorio. Anche su questo punto l’emendamento presentato dai consiglieri Usai, Serra e da me è stato bocciato perché non ci sarebbero i tempi tecnici per attivarlo entro l’anno. Scuse! I tempi ci sono tutti, sono i soldi che mancano! (ma loro in campagna elettorale dicevano di saper e poter fare tutto!).

Stessa cosa per lo streeming del consiglio comunale: sarebbero bastati poche migliaia di euro per attivare il servizio con la copertura finanziaria approvata dagli uffici, eppure i paladini della trasparenza hanno respinto anche questo emendamento proposto sempre da Gianluca Usai, Francesco Serra e da me e condiviso da tutta l’opposizione.

Nessuna opera pubblica, nessuna promessa mantenuta, nessuna volontà di apertura a proposte ragionevoli che pure erano parte del programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni comunali.

Nessun accenno a Dedalo, Ateneo, Cortexandra, semplicemente non esistono.

Dicono di non aver aumentato i tributi ed è vero. Tacciono però di averlo fatto grazie al bonus della raccolta differenziata (+ 150.000 euro) e per un gettito straordinario di tributi relativi agli anni precedenti (+ 270.000 euro), risultati della collaborazione dei cittadini durante la nostra amministrazione. La responsabile del servizio finanziario ha già scritto nella relazione previsionale che il prossimo anno, a meno di miracoli del governo, dovranno aumentare tutte le aliquote tributarie.

E’ il primo bilancio approvato in tempi strettissimi, questa è l’unica attenuante che da sola non basta a giustificare una completa assenza di indirizzo politico. E’ inoltre incredibile il mutismo della sindaca che non interviene mai durante la discussione in consiglio, ormai parla solo tramite cartoline – telegramma su Facebook.

Ieri tutta l’opposizione ha dato prova di serietà, di capacità di studio e proposta concreta, di volontà di essere protagonista. Abbiamo svolto il ruolo di controllo democratico e di proposta per migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. La maggioranza (che non è mai intervenuta durante tutta la discussione salvo le incursioni propagandistiche e demagogiche del capogruppo dei riformatori) ha invece eretto un muro.

Adesso aspettiamo le linee programmatiche per capire cosa vogliano fare, per ora c’è grande confusione sotto il sole.

Anna Crisponi

“Sette brevi lezioni di fisica”, Carlo Rovelli (2014) – Recensione di Marina Cozzolino

Sette brevi lezioni di fisicaCarlo Rovelli è uno dei maggiori fisici del mondo. E’ responsabile dell’Equipe de gravité quantique de physique théorique dell’Università di Aix-Marseille e membro dell’Insitut universitaire de France e dell’Académie internationale de philosophie des sciences.

Il suo ultimo libro intitolato Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi Edizioni, 2014), con una prosa chiara e scorrevole, ci accompagna nell’affascinante viaggio tra le più belle scoperte della fisica degli ultimi cento anni.
Poiché è un testo scritto non per i fisici ma per chi di fisica ne sa poco o niente, per chi semplicemente vuole interrogarsi sul senso della vita, non meraviglia il fatto che il libro sia stato nella hit parade dei libri più venduti degli ultimi mesi.
L’universo descritto da Rovelli è un universo estremamente “poetico”, del quale quello che sappiamo, come dice l’autore, è ancora troppo poco rispetto a quello che già conosciamo.

Il tempo e lo spazio sono i due temi principali trattati.

La passeggiata tra le teorie della fisica comincia dalla teoria della relatività di Einstein, definita “la più bella delle teorie”, sulla quale Einstein aveva lavorato per dieci anni come un pazzo fino ad arrivare alla folgorazione: lo spazio è una delle componenti del mondo, che ondula, s’incurva come le onde del mare, lo spazio s’incurva dove c’è la materia, come il tempo, del resto. Il lettore rimane sbigottito nell’apprendere che il tempo scorre più veloce in alto ed è più lento vicino alla terra. “Di poco ma il gemello che ha vissuto al mare ritrova il gemello che ha vissuto in montagna, un poco più vecchio di lui” scrive Rovelli.

La genialità di Einstein e il suo universo rutilante con i buchi neri, lo spazio che fluttua e il tempo che rallenta abbassandosi su un pianeta ci accompagna in tutte le 87 pagine del libro. La sua genialità, ci fa notare Rovelli, è racchiusa, in una equazione piccolissima, una equazione di genio puro!
Il Novecento ci ha lasciato le due teorie più affascinanti della fisica: la teoria della relatività e la teoria dei quanti (meccanica quantistica) che, con le sue applicazioni, ha cambiato la nostra vita. Pensiamo alla fisica nucleare e atomica, al laser e al computer. Le due teorie si contraddicono, ci spiega Rovelli perché secondo la teoria della relatività il mondo è uno spazio curvo, per la seconda è uno spazio piatto dove saltano “quanti” di energia ma, dice ancora Rovelli, le due teorie funzionano entrambe terribilmente bene e i fisici continuano a studiare per trovare una teoria di sintesi.

L’autore ci conduce attraverso un viaggio visionario perché questo è la scienza, soprattutto visione. Del resto, già ventisette secoli fa Anassimandro collocava la Terra (che per lui era piatta) al centro del cielo; un po’ di tempo dopo qualcun altro la immagina come una sfera circondata da cieli concentrici nei quali corrono gli astri. Oggi sappiamo che esistono migliaia di miliardi di pianeti nell’universo e che “la materia è fatta di particelle che fluttuano in continuazione…”.

Non ci sarebbe stata la scienza se l’uomo non si fosse posto delle domande, quindi scienza e filosofia sono per Rovelli intrinsecamente connesse e il mondo non è come ci appare ma la realtà è più complicata di come la immaginavamo perché i nostri sensi sono imprecisi così come le nostre idee sul mondo. E’ strano ciò che non conosciamo o ciò che è nuovo. Scienza e filosofia si parlano e s’intersecano. Conclude Rovelli domandandosi: se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e materia, un gioco a incastri di spazio e particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo anche noi fatti di particelle? Ma allora cosa sono le nostre emozioni, i nostri sogni, il nostro sapere?

Il “libricino” di Rovelli ci insegna a capire che noi, razza umana, insieme alla Terra tutta, alle galassie e al Cosmo, siamo parte armonica di un tutto e dobbiamo avere un enorme rispetto verso ciò che ci circonda.
“Noi siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie. Pensavamo di essere al centro del cosmo e non lo siamo. Pensavamo di essere una razza a parte e abbiamo scoperto che abbiamo i bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Tra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, non siamo che un ghirigoro fra tanti”.

Nel frattempo il viaggio affascinante nella fisica continua… E’ di questi giorni la notizia di una nuova scoperta che sarebbe in grado di rivoluzionarla: il rilevatore di neutrini dei laboratori di fisica nucleare sotto al Gran Sasso (che intercetta fasci di queste particelle prodotti dall’acceleratore di Ginevra) conferma che i neutrini cambiano natura durante la loro esistenza e quindi hanno una massa. Se questo verrà confermato, i fisici potrebbero rivedere le teorie sulla natura della materia, che prevede neutrini senza massa.
Poiché la storia della scienza è cercare di capire quello che non capiamo, il libro di Rovelli ci spinge ad essere curiosi, sempre e comunque, perché come scrive poeticamente l’autore alla fine del libro:

“Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”.

Marina Cozzolino

(Dal sito di Equilibri, Circolo dei lettori di Elmas)

SESTU: CITTA’ DELL’ECONOMIA CONDIVISA?

11815732_10207922094354259_11996786_nNella serata di ieri (5 agosto 2015), il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione sul baratto amministrativo proposta dalle due consigliere Cardia e Cannas appartenenti al M5S e dalla consigliera Perra della lista civica “Ricostruiamo Liberamente”. Tale mozione è stata ampiamente supportata anche dai colleghi dell’opposizione del PD, Crisponi e Mura, dal consigliere Usai rappresentante del Polo Civico per Sestu nonchè accolta con favore da tutti i consiglieri della maggioranza presenti in aula, con interventi e dichiarazione di voto. Ma che significa il termine “baratto amministrativo”?

Il baratto amministrativo è stato introdotto con il D.L. 12 settembre 2014, n. 133 convertito in L. 11 novembre 2014, n. 164 (cd Sblocca Italia) ed è disciplinato dall’art. 24 rubricato “Misure di agevolazione della partecipazione delle  comunita’  locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”. La volontà del legislatore nazionale è quella di concedere agli Enti locali la possibilità di definire, in completa autonomia, una serie di criteri che possano gettare le basi per una cooperazione tra i singoli cittadini/associati con l’Amministrazione del governo di un territorio. In che modo? I cittadini potranno presentare dei progetti che includano delle azioni di riqualificazione del territorio urbano o extra urbano quali la  pulizia,  la  manutenzione, l’abbellimento di aree  verdi,  piazze  o  strade, per ottenere  in cambio dall’amministrazione stessa delle riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita’ da loro posta in essere. Il legislatore ci dice anche che l’esenzione deve essere concessa per un periodo di tempo limitato e definito, per specifici tributi e solo per le  attivita’  individuate e deliberate dall’organo di governo, in  ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ svolta; per le indicazioni date, i tributi non possono che essere la Tari, la Tasi e la Tosap. In questo modo rimane saldo il significato  di questo istituto che, al di là delle ricadute positive in termini di attenzione civica ai beni comuni e di partecipazione dei cittadini ai bisogni della collettività, non è altro che un mezzo economico alternativo per saldare un debito con la comunità.

Presto anche nel comune di Sestu, l’amministrazione collaborerà con i cittadini per lo sviluppo di questa forma di economia della condivisione che sta prendendo piede in molti comuni d’Italia e sta rivoluzionando il modo di intendere la tradizionale offerta di beni e servizi. Ma per “sbloccare” il nostro paese occorre molto di più, occorre pensare e agire diversamente, occorre che chi ci governa abbia una visione che sappia anticipare e interpretare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Occorre essere ispirati dai valori della cooperazione, della fiducia tra i singoli cittadini perchè al di là del vantaggio economico, l’interazione con il prossimo e la collaborazione tra individui generano maggior valore e mutui vantaggi. In un periodo di crisi con un sistema economico limitato, agire mediante una logica redistributiva permetterà di trasformare i costi in occasioni sociali in cui i cittadini potranno non solo collaborare tra loro ma addirittura “barrattare” con il proprio comune di appartenenza per ottenere agevolazioni fiscali in cambio di lavori manuali.

Ora spetta agli uffici il compito di effettuare uno studio di fattibilità della proposta deliberata dall’organo politico e di scrivere i regolamenti attuativi, impresa non facile.

Cristiana Ferru

 

E adesso basta fiori

convocazione CC_2lugl2015È il Consiglio comunale più rosa che Sestu abbia mai visto (benché gran parte delle donne stiano all’opposizione) e l’enfasi su questo punto non è mancata durante la prima seduta di giovedì scorso, anche se in alcuni punti si è sfiorato il sessismo più becero e retrivo. In un’aula consiliare gremita di pubblico e di fiori, che nemmeno a un matrimonio, i consiglieri eletti qualche settimana fa hanno adempiuto a quanto previsto dalla legge e molti, a partire dalla Sindaca e dal giovane Presidente del Consiglio, hanno colto l’occasione per intervenire con discorsi più o meno programmatici, più o meno retorici, più o meno…

Il primo intervento della Sindaca è stato caratterizzato, almeno nelle sue prime battute, da una partigianeria che mal si attaglia a chi dovrebbe rappresentare un’intera comunità e non una parte politica. Ci saremmo aspettati che il “punto e accapo” significasse anche che i toni ridondanti della campagna elettorale finissero il 14 giugno scorso, ma a quanto pare ci siamo sbagliati. Il resto del discorso puntava sostanzialmente su un tema unico: la stretta collaborazione fra amministrazione e cittadini. Un obiettivo più che auspicabile, vedremo quale sarà il percorso per raggiungerlo. Non poteva mancare il riferimento all’aumento della presenza femminile in Consiglio che la Sindaca ha dichiarato essere “una parità di genere non solo enunciata ma di fatto”. Belle parole, anche se stonano un po’ sulla bocca di chi ha sentito il dovere di affiancare il cognome del marito al proprio sulla scheda elettorale (in campagna elettorale girava una cartolina con Secci candidata che aveva in mano un cartello con su scritto: “A Sestu le donne contano come gli uomini?” Mah, sembra sia lei la prima a non credere che possano farlo).

Con 16 voti su 21 – quindi anche con l’appoggio di tre consiglieri dell’opposizione, sostegno che è parso anche esplicito in almeno uno negli interventi – Matteo Taccori è stato eletto Presidente del Consiglio. Il suo primo intervento, al netto dei ringraziamenti di rito, si è incentrato sul ruolo a cui era stato appena chiamato, indicandone prerogative e responsabilità. Alcune parti del suo discorso, tuttavia, hanno suscitato alcune perplessità: la “strenua contrapposizione sterile e inutile” che – a suo dire – bisogna evitare è quella dell’opposizione? Quindi anche quella che gli stessi Riformatori hanno proposto in aula fino a poche settimane fa? Viene inoltre da chiedersi se, stigmatizzando la “perdita di tempo” della quale i consiglieri non si possono “permettere il lusso”, parla dell’ampia e aperta discussione consiliare, o se la “tutela della voce dei consiglieri che è tutela della voce dei cittadini, tutti” vale solo se lui non la considera un modo di “disperdere energie” che, afferma di nuovo, “non ci possiamo permettere”. Se non ci possiamo permettere nemmeno di discutere, cosa potremmo aspettarci nei prossimi 5 anni? Certo non quel “dialogo democratico” che, nel finale del suo intervento, auspica per far nascere una nuova fase politica.

Ma se la nuova fase politica è quella inaugurata dal discorso del consigliere Serrau, non c’è da stare tranquilli, visto il tono veemente e i gesti al limite del minaccioso con cui ha ricordato che i consiglieri sono la voce e l’orecchio dei cittadini. O forse il nuovo è il cambiamento che torna al vecchio e dobbiamo prestar fede alle parole di Massimiliano Bullita, neo-vicesindaco, che prima ha messo in guardia dal “classismo” che guarda ai titoli di studio invece di riconoscere che il motore dell’economia sestese sono (stati?) gli agricoltori e gli edili (che, escludendone le nuove generazioni, tratta da ignoranti… ma onesti), e poi si rivolge alle donne in Consiglio dicendo loro “ora non avete più scuse, ora vogliamo sentire e vedere il vostro autentico valore”. Come se agli uomini, come lui, che siedono da lustri nelle istituzioni fosse chiesto di dimostrare mai il loro “autentico valore”. No, per loro conta il consenso degli elettori ma per le donne invece non bastano i voti, a loro tocca anche far sentire e vedere il proprio valore!

Una nota sulla prima volta del M5S sui banchi istituzionali di Sestu. Per ora un solo aggettivo per definire l’azione politica delle due consigliere: autoreferenziale. In tutti gli scrutini segreti hanno votato sé stesse (o una l’altra reciprocamente, non è dato saperlo, ma tant’è); sono intervenute con una veemenza nei toni e una rigidità che rare volte si era sentita prima d’ora; hanno voluto rimarcare la loro differenza dagli altri consiglieri non alzandosi in piedi per parlare. Hanno parlato di voler portare una “rivoluzione culturale” in Consiglio, di referendum deliberativi senza quorum i cui risultati “hanno valore di legge” (così se su 20.000 abitanti, vanno a votare in 3 e 2 scelgono la stessa opzione, quella vale anche per tutti gli altri 19.998 cittadini… bella democrazia, altroché!), e dell’intenzione di non chiedere rimborsi elettorali (che, ci dispiace per loro, non sono previsti per le elezioni comunali) e devolvere il gettone di presenza delle consigliere alla comunità. Se per loro questo è “politica, quella vera”, tanti auguri a noi.

La Sindaca ha concluso la seduta leggendo i nomi dei componenti della Giunta senza però indicarne le rispettive deleghe, non si sa se perché non ancora decise nel dettaglio o per lasciarle alla prossima seduta quando ci sarà l’atto formale.

[Aggiornamento] Le deleghe sono state pubblicate sull’Albo Pretorio del Comune, ma non sul portale istituzionale. Colpiscono l’accumulo di deleghe nelle mani della stessa persona – peraltro, un assessore tecnico – e la relativa “leggerezza” delle deleghe affidate alle due donne in Giunta. E così già da subito si disattendono ben tre dei proclami della neo-eletta Sindaca: la trasparenza amministrativa, la riduzione delle spese per la Giunta (diversamente da quanto annunciato in pompa magna subito dopo l’elezione, gli assessori sono 6 e non 5 – numero ridotto che invece sono riusciti a mantenere a Quartu, nonostante abbia oltre il triplo degli abitanti) e il peso delle donne in questa maggioranza. Gli auspici non sembrano dei migliori, dunque.

Stefania Manunza

“La cravatta” di Carla Cristofoli

vetrina-copie_thumbL’ho vista che era prima di Natale. Ma per Natale avevo già deciso, non me lo ricordo, ma mi sono detta che forse per il San Valentino poteva essere un’idea.

Mi sono anche detta che per il San Valentino sarebbe stata più accessibile. Mi sono anche detta ‘ma chi cazzo se ne frega di San Valentino’, ma è che uno se l’aspetta una cosa.
Il fatto è che uno si aspetta sempre qualcosa, cosa, non si sa, ma aspetta.
Ma, ma, ma e poi ancora ma.
Il tempo è questo, è una serie di ma e ogni ma è un’attesa. Poi a un certo punto i ma finiscono, perché il tempo finisce. Punto.
Ogni ma ci spinge in avanti. Domani, ma no! Facciamo dopo, ma magari poi…
Poi quando?
La cravatta comunque a febbraio stava ancora là, in vetrina, stava al ribasso, costava 40 prima di Natale, poi ha fatto la muffa e adesso, adesso allora che era febbraio, stava a 28 euro.
Ma! Non è male.
Ma a febbraio era troppo tardi. L’avevo vista prima di Natale e mi sembrava bella, fondo nero e dei pois grigio scuro, che potevano fare l’affare tra l’aldilà e il futuro, era un grigio ottimista, insomma.
Ma tra Natale e febbraio c’è gennaio ed è qui che il ma non trova più spazio. A gennaio fa freddo, piove, la terra si bagna e fa i vermi, quelli che aspettano primavera, aspettano, aspettano, aspettano, i vermi sono come i ma. Aspettano un altro momento, che sia propizio.
Gennaio non lo è. Propizio.

– Questa glie l’avevi regalata tu.

Una cravatta blu, fondo blu, quasi azzurro, ma niente di flash, garbata, insomma, con delle piccole losanghe blu e rosse e gialle, ma un giallo caldo, intenso, onesto.
Non me la ricordo questa cravatta, non me lo ricordo quando gliel’ho regalata a mio padre questa cravatta, certo non era San Valentino, se mai fosse.
Sul suo letto di morte, a gennaio, che non è propizio, mio padre indossa la cravatta che io non ricordo, perché e quando gli ho regalato.
Comunque, tutti quelli che passano davanti al cadavere di mio padre mi dicono:

– Questa glie l’avevi regalata tu.

Ok, ho capito, ci credo, non me lo ricordo, ma se siete tutti lì in fila a dirmi che gliel’ho regalata io, allora, cosa ci posso fare io, ci posso solo credere, è giusto che io non me lo ricordo.

E mio padre, sta là, davanti a me, morto, a gennaio, quando fa freddo, piove e la terra fa i vermi, che aspettano primavera.

– Papà, ma questa te l’ho regalata io?  Ma tu te lo ricordi tu?

Troppo tardi, i ma non hanno più risposta.
Fanno la fila, io sto sempre davanti a mio padre morto, che non risponde, sembra che aspetti che tutti se ne vadano, anch’io aspetto, ma la gente continua ad arrivare e a fare la fila davanti al morto e davanti a me, che guardo la fila che sono si esaurisce mai. Aspetto, in piedi, che lui si alzi, che tutti se ne vadano.

Mio padre morto era un’idea che non avevo mai avuto, che non avevo mai preso in considerazione, che si vestisse poi con la cravatta mia, questa poi non l’avevo mai pensata.

È tutto cosi ridicolo. Penso. Ma che io pensi, non gliene frega niente a nessuno, non ha infatti nessuna importanza, che sulla morte si possa avere un pensiero diverso dalla sofferenza, questo è un fatto di cui nessuno s’interessa.

‘Tu! Figlia! Pensi sia ridicolo che tuo padre indossi, il giorno della sua morte, la cravatta regalata da te? Vergognati! Che figlia sei?’

Non sono più figlia infatti, state tranquilli, il problema non si pone più.

Mia madre piange la sua vedovanza fresca fresca, fatta tutta di primavera, sono fiori nuovi quelli che si aprono, aspetta il bocciolo nuovo che si aprirà a maggio da portargli in cimitero, a questo nuovo innamorato di cui si ritrova fiera. Mia madre ha smesso di essere madre nel momento in cui ha smesso di essere moglie e mi lascia in piedi davanti al cadavere di mio padre, che non è più mio padre e che indossa una cravatta, che io figlia non ricordo di avergli regalato.

Ma chi se ne frega di me, figlia, che non ha più padre a cui regalare cravatte.

Poi arriva una che mi dice:

– Questo non è niente, vedrai dopo.

Dopo cosa? E comunque non ti ho mica chiesto di farmi il pronostico della mia sofferenza, vuoi fare a gara?

– Anch’io ho perso mio padre, non puoi immaginare.

E chi ti ha detto che me lo voglia immaginare? Pensi che non mi basti il mio, che abbia voglia di fantasmare sul tuo dolore? Mi stai provocando, vuoi soffrire più di me? Vuoi fare il calcolo? Non lo so, facciamo il test del palloncino e stabiliamo se il mio tasso di sofferenza è più alto/basso del tuo e cosi vediamo quanto siamo ubriache di dolore.
Ma soprattutto, chi sei? manco ti conosco, come fai a sapere che quella cravatta gliel’ho regalata io? Ma vattene. Ma lei non se ne va:

– Ma lo sai che tuo padre è vestito come il giorno del tuo matrimonio?

Allora guardo mio padre dalla testa ai piedi, sino alla cravatta: ‘ti prego, papà, alzati, cammina, usciamo insieme da questo delirio, accompagnami all’altare, se devi, ma ti prego, prima togliti sta cazzo di cravatta, che mi sta togliendo il respiro’.

Ma lui non si alza, la cravatta resta a togliermi il respiro, ‘perché non svengo?’, tutte le figlie lo fanno, è pure bello, cosi drammatico, ma soprattutto se svenissi mi porterebbero via da qui, stare qui davanti alla cravatta mi sta decisamente affaticando, cominciano a farmi male i reni, a forza di stare in piedi, mi fa male la schiena, tutta la spina dorsale si piega leggermente in avanti, mettendo a fuoco sempre più da vicino le piccole losanghe colorate.
Mentre sto con il naso prossimo all’abisso, ecco che la commessa esce dal negozio:

– È bella! Vero? Lo so che le piace, è già la terza volta che la vedo qui davanti alla vetrina a guardarla, – È la terza volta questa settimana, è chiaro che le piace.
Davvero? Tre volte in una settimana’, penso a voce alta. A parlare è la mia espressione idiota, che dalla cravatta passa alla faccia bionda della commessa. Che sorride.
Tutti sanno tutto di me, io no, io non so niente e lei sorride. Non c’è niente da ridere, ma lei sorride. Adesso mi inviterà a entrare.
– Prego! – Seguo con lo sguardo idiota la sua mano bianca e invitante.
‘Entro?’
– Entri, La prego.
Entro. Caldo, tutto legno, tutto scaffali luccicanti, profumo di lavanda, qualche camicia, cravatte dappertutto. Un uomo mi sorride, anche lui lo sa, che io non so niente. Sceglie con cura diverse cravatte, che una commessa bruna gli propone. Le sfiora e ne sente la morbidezza, per valutarne il giusto contrasto, le appoggia sul braccio, lasciandole mollemene ricadere e quelle, come svenute, penzolano e oscillano e poi si fermano, come morte.
L’uomo si volta a guardarmi ancora, ancora mi sorride:
– Lei quale sceglierebbe? – Mi chiede.
– A cosa le serve una cravatta?
– Per il matrimonio di mia figlia.
– Scelga qualcosa di allegro, un colore forte, vivace, qualcosa che si faccia ricordare, che faccia inorridire sua figlia, che le faccia dire ‘Ma papà, cosa ti sei messo?’
– Perché dovrei farle un dispetto del genere? Proprio il giorno del suo matrimonio. – L’uomo è sorpreso, direi quasi divertito. Continua a sorridere e si aspetta, seriamente, una risposta.
– Proprio perché sarà un giorno felice. Sua figlia se lo ricorderà e quando se lo ricorderà ne sarà felice.

L’uomo aggrotta le sopraciglia, ritorna alle sue cravatte, le soppesa, quelle continuano a pendere morte sul suo braccio, sembra cerchi il colore più pesante, il peso di quella che ha i colori più forti.

– La rossa a strisce gialle e verdi, – gli suggerisco io, per alleviare la difficoltà della sua scelta.
– Seguirò il suo consiglio, non so dirle perché, ma mi sembra sensato, daltr’onde io non ho mai sopportato le cravatte, non le porto mai, a meno di essere obbligato.

Mi dice l’uomo con l’aria sofferente del padre che compie l’ultimo sacrificio per una figlia da lasciare all’altare, l’ultimo gesto di protezione, prima di abbandonarla definitivamente al mondo.

– Ci sono occasioni in cui è proprio necessario portarle. Cosi pare. – Dico sforzandomi di ricordare in quali altri occasioni ho visto mio padre in cravatta. Non mi ricordo.
– Cosi pare. – fa eco lui.

Intanto la commessa ha estratto dalla vetrina la cravatta a sfondo nero con i pois in grigio ottimista.

– Pura seta, la tocchi, è morbidissima, – mi dice.
– Non posso, mi dispiace. È senz’altro molto bella, ma proprio non posso.
– È un ottimo prezzo per un oggetto di cosi gran qualità.
– Le credo, ma non posso.

L’uomo ha pagato, ora al braccio ha un sacchetto con la sua cravatta dentro, saluta, mi sorride e fa per andarsene.
– Mi accompagna fuori, per favore? – Gli chiedo tenendolo per un braccio, con un tono che non gli permette nessun’altra risposta se non:
– Prego! – Mi risponde porgendomi il braccio.
Fuori sul marciapiede si respira l’aria gelida di febbraio. Respiro, respiro, respiro, respiro sempre più profondamente, sento i pensieri gelidi che mi escono dai polmoni, che si trasformano in fumo al contatto con l’inverno.

– Sta bene? – Mi chiede l’uomo preoccupato.
– Sto meglio.
– Vuole che le chiami un taxi per tornare a casa?
– No, grazie, ce la faccio.
– La posso lasciare? – Chiede con un sorriso ironico.
‘Devi proprio andare, papà?’
– Mi dispiace, Signorina, ma devo proprio andare, ma prima mi dica che sta bene e che la posso lasciare.
‘Vai, vai, se proprio devi andare, portati dietro la cravatta che ti ho regalato io e ricordatelo che te l’ho regalata io’.
– Vada pure, non si preoccupi, sto meglio.
– Grazie per la cravatta. Arrivederci.

Sorrido, lui si volta e si allontana, lo guardo di spalle camminare a passo svelto lungo il marciapiede, evitando i passanti che potrebbero impedirgli il passo, si fa più scuro e lontano, gira l’angolo e sparisce.

Carla Cristofoli

YOUTH – La Giovinezza di Paolo Sorrentino – Recensione di Marina Cozzolino

youth-giovinezza-sorrentinoYouth – La giovinezza- del regista Paolo Sorrentino, candidato al Festival di Cannes 2015, era uno dei film più attesi dell’anno. Arrivato sullo schermo a due anni dal successo del precedente lavoro, La Grande Bellezza, insignito del Premio Oscar come migliore film straniero nel 2014, Youth è un film non “facile”, a tratti felliniano e pertanto sospeso tra sogno e realtà; è un mosaico di visioni dentro il quale le immagini e la musica vanno di pari passo costringendo lo spettatore ad un’attenzione costante al fine di poter interpretare da solo molte scene del film. Youth non è un film sulla giovinezza o sulla nostalgia della giovinezza ma non è neppure un film sulla vecchiaia, è semmai un film che indaga sul rapporto tra figli e genitori anziani, sulla musica, sull’amicizia, sull’amore, sul tempo che fugge, sulla vita e i suoi drammi. La vecchiaia è vista nel suo rapporto col futuro quando se ne ha poco davanti rispetto a quello che hanno a disposizione  i figli. I due amici, interpretati da due icone dello star system americano, sono Michael Caine( Fred) e Hervey Keitel (Mick), accompagnati da un cast strepitoso: Jane Fonda, Paul Dano, Rachel Weisz.

La storia si svolge in un lussuoso albergo sulle Alpi svizzere dove Fred e Mick, due amici di lunghissima data, si ritrovano a soggiornare insieme ad una folta schiera di personaggi insoddisfatti della propria vita. Gli ospiti dell’albergo trascorrono le loro giornate impegnati in massaggi, saune, wellness quotidiano, lavaggi d’intestino e passeggiate in una natura incontaminata. Fred Ballinger è un direttore d’orchestra in pensione, dolente e apatico,  che non vuole più suonare neppure quando a chiederglielo è la Regina Elisabetta II, Mick Boyle è un regista ottantenne che vuole fare un film testamento sulla propria vita e si è circondato di un gruppo di giovani sceneggiatori. Mentre Fred sembra essersi arreso alla vecchiaia (ma poi vedremo che cambierà atteggiamento), Mick sembra non volersi arrendere (ma poi vedremo che s’arrenderà). Tutti i personaggi sembrano avere paura della vita, soprattutto sembrano avere paura delle emozioni che la vita inevitabilmente ci impone di dover fronteggiare. Fred è ormai interessato ai soli suoni che produce la natura, allo scampanio delle mucche al pascolo e crea la sua musica stropicciando la carta rossa di una caramella che tiene tra le mani.

I personaggi sembrano distanti l’uno dall’altro, non si toccano mai; solo i massaggiatori e i medici pongono le mani sui loro corpi rugosi e sfatti dagli anni  ma sarà nella quotidianità delle passeggiate, delle chiacchierate, dei battibecchi, che ognuno di loro si accorgerà di essere una risorsa per l’altro, lasciando che l’ emozione non sia più la grande assente. E quando le emozioni saranno finalmente liberate, le vite dei protagonisti avranno una svolta imprevista perché per tutti, a prescindere dall’età, c’è una speranza per il domani. “Tutti siamo inadeguati alla vita, ed è proprio per questo  che non dobbiamo averne paura” dice la bambina, fan dell’attore Jimmy Tree, interpretato magistralmente da Paul Dano, stanco del ruolo di robot nel quale lo ha imprigionato il suo pubblico e l’unica che lo ricordi in un ruolo diverso. ”Le emozioni sono tutto quello che abbiamo”  dice Mick all’amico Fred e lo stesso Sorrentino in una recente intervista rilasciata a Paola Zanuttini di Repubblica ha dichiarato: “ A  ottant’anni non si deve per forza rinunciare a un’idea di domani. Col passato non si è liberi perché è andato, col presente lo si è poco, ma il futuro, anche se breve, è la più grande prospettiva di libertà che abbiamo”

Marina Cozzolino

(Dal sito di Equilibri – Circolo dei lettori di Elmas)

A Sestu vince la destra

Sestu_Elezioni 2015I risultati del ballottaggio li abbiamo appresi poche ore dopo la chiusura dei seggi, accompagnati da fuochi d’artificio e da cortei di auto strombazzanti nel cuore della notte. La vittoria di Paola Secci è stata netta. La candidata sindaca del centro-destra ha ottenuto il 59,10% contro il 40,90% della sua rivale Annetta Crisponi. Dopo dieci anni di amministrazione Pili il centro-sinistra tornerà dunque tra i banchi dell’opposizione.

Il risultato è stato però determinato da meno della metà dei cittadini aventi diritto al voto (il 42,4%). Dato allarmante che di per se meriterebbe una seria e ponderata riflessione. Confrontando questo risultato con quello del primo turno, che vedeva le due candidate su una posizione di quasi parità, appare evidente che la lista civica di Maria Cristina Perra (538 voti) che si era mantenuta su posizioni di apparente neutralità, aggregava intorno al suo simbolo un elettorato per lo più orientato a destra. Stesso ragionamento si può fare per gli elettori del movimento 5 stelle che sono tornati a votare nonostante le indicazioni ufficiali del Movimento. In maniera residuale sono confluiti su Paola Secci anche i voti di diversi candidati delle liste della coalizione guidata da Anna Crisponi il cui cuore però, a dispetto della collocazione sulla carta, batteva a destra. Una tendenza già palesatasi nel primo turno attraverso il meccanismo del voto disgiunto. Nondimeno Paola Secci si è avvantaggiata anche di una manciata di voti di chi, pur organico al PD, non ha digerito il risultato delle primarie. Anche in questo caso l’analisi del voto disgiunto al primo turno indicava questo tipo di tendenza.

La sconfitta del centro-sinistra a Sestu non può essere letta avulsa dal contesto generale delle amministrative. Il centro-sinistra ha perso comuni importanti e simbolici come Venezia e Arezzo e in Sardegna Nuoro. La politica nazionale portata avanti dal PD di Renzi spiega, secondo molti autorevoli commentatori, la delusione e l’astensione degli elettori di sinistra che non si sentono rappresentati o, peggio, si sentono danneggiati da provvedimenti come il jobs act o la riforma della scuola. Quando le differenze tra gli schieramenti politici si assottigliano capita che gli elettori decidano di non andare a votare oppure votino facendo prevalere interessi che poco hanno a che vedere con quelli generali della comunità o con un progetto politico di largo respiro.

Nella scelta degli elettori a Sestu possono anche aver pesato errori e limiti della politica locale ma, ne siamo convinte, questi non sono stati determinanti per l’esito di queste elezioni. In questi 5 anni l’amministrazione di centro-sinistra ha raggiunto importanti risultati nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti, si è riusciti a contenere entro limiti accettabili la tassazione, sono state realizzate diverse opere pubbliche che hanno migliorato la viabilità. Sul voto sfavorevole per il centrosinistra ha inciso più di ogni altra cosa il malessere diffuso provocato dalla crisi economica degli ultimi 5 anni e dalle scelte dei governi nazionali, i cui effetti spesso si scaricavano sull’amministrazione comunale. Responsabilità nazionali e locali nella percezione comune si sono intrecciate e confuse. E le forze dell’opposizione hanno avuto buon gioco a cavalcare il malessere e l’incertezza per il futuro trasformandoli in consenso elettorale.

A trarre vantaggio dal diffuso malcontento non è stata però la forza politica che più di tutte in questo momento storico in Italia sta intercettando la protesta, il Movimento 5 stelle, che peraltro a Sestu alle elezioni nazionali ed europee aveva ottenuto numeri da record. A trarne profitto sono state le forze della destra (Riformatori e Forza Italia) che hanno già amministrato Sestu in anni non troppo lontani e che non possono certo dirsi esenti da errori politici anche macroscopici (soprattutto in campo urbanistico). La cattiva amministrazione delle giunte di centro-destra degli anni Novanta, lo ricordiamo bene, fu all’origine delle due successive vittorie del centro-sinistra guidato da Aldo Pili. Questo ci porta a pensare che, a discapito di tutto, ad avvantaggiarsi della situazione non sono state tanto le forze più pure quanto piuttosto quelle meglio organizzate e radicate nel territorio. A Sestu lo sono certamente i Riformatori e Forza Italia. Spiace doverlo ammettere, non lo è il PD, che in queste elezioni rappresentava il partito cardine della coalizione del centro-sinistra.

Cinque anni di profonde lacerazioni interne al Partito Democratico di Sestu, che in consiglio comunale si sono palesate nella paradossale situazione di una maggioranza con sindaco PD osteggiato da 3 consiglieri su 5  del suo stesso partito, hanno fatto il resto. Certamente hanno contribuito a creare nei cittadini una percezione negativa dell’operato dell’amministrazione. Il tardivo intervento dei vertici regionali del Partito non è poi riuscito a neutralizzare i veleni sprigionati dagli aspri scontri pre e post primarie che si sono consumati all’interno del circolo locale. Tutti capiscono che la frantumazione interna non può essere un buon viatico per una campagna elettorale e tanto meno per una vittoria.

Da questo quadro politico è di conseguenza emerso un consiglio comunale che guardato dall’angolo visuale di un elettore di centro-sinistra pone non pochi problemi. Non sono rappresentati i partiti della sinistra (SEL, Rossomori, PSI e Rifondazione comunista) e nemmeno è presente nessuno dei giovani capaci e preparati che l’energia trascinante di Anna Crisponi era riuscita a coinvolgere nel progetto di rinnovamento del comune.

L’auspicio è che la nuova sindaca Paola Secci, a cui nonostante le differenze di vedute riconosciamo capacità e serietà, porti avanti  quei progetti di interesse generale e urgenti per la comunità già avviati dalla passata amministrazione. La speranza è che questa situazione sfavorevole per il centro-sinistra aiuti tutti a prendere coscienza del fatto che, al di là delle responsabilità politiche dei dirigenti locali, il PD nazionale per vincere deve far tornare gli elettori di sinistra a votare, lasciando perdere le velleità da partito della nazione e recuperando la sua vocazione naturale che è quella di rappresentare le esigenze e gli interessi degli strati più deboli della società.

Sandra Mereu – Marina Pisu

La cultura nei programmi elettorali per Sestu

libri sospesiLa campagna elettorale per le comunali 2015 a Sestu sembra procedere un po’ sottotono. Fatta accezione per i soliti insulsi dibattiti che si sviluppano su Facebook, poco si parla in generale delle iniziative elettorali che si sono svolte sinora e quasi nulla è stato riportato dalla stampa regionale. Altra caratteristica di questa tornata elettorale è la parsimonia usata da tutti gli schieramenti nel diffondere materiale elettorale informativo sui programmi. Un po’ la crisi, un po’ il fatto che si da per scontato che le persone non leggano, chi non si accontenta di cartelli e slogan ad effetto può avere qualche difficoltà a reperire informazioni compiute che diano un’idea esaustiva su cosa vogliono fare e quali sono le idee di governo dei vari candidati sindaci che si propongo di governare il comune. Chi ha interesse a informarsi può comunque farlo consultando il sito del comune dove sono scaricabili i pdf di tutti i programmi elettorali.

Per quanto di interesse dei lettori di questo blog, ho provato a focalizzare l’attenzione sul tema della cultura. Un argomento tutt’altro che secondario. Il modo stesso in cui viene trattato è infatti indicativo della visione di società e di sviluppo sottesa ai vari schieramenti in campo. Consideriamo per primi i programmi delle liste che si dichiarano estranee al sistema dei partiti, più o meno tradizionali, e che in quanto tali si vorrebbero portatrici di idee nuove e diverse.

Il programma elettorale del candidato sindaco Antonio Mura considera la cultura in stretto rapporto con il turismo. Beni e attività culturali sono finalizzati “a rendere interessante il paese per il visitatore”. In quest’ottica è significativo che la stessa Biblioteca comunale venga considerata solo in quanto edificio storico da inserire all’interno di percorsi turistici. Prevale dunque in questo programma un’idea di cultura asservita al Mercato, tutt’altro che nuova e originale.

Nel programma della lista civica della candidata Maria Cristina Perra al tema specifico della cultura sono dedicati alcuni punti che evidenziano il carattere vagamente sovranista e identitatario di questo schieramento. Oltre alla modifica dello statuto comunale per l’adozione del sardo come lingua ufficiale della pubblica amministrazione  (suppongo), si propone la creazione di uno spazio espositivo (un museo?) per i beni storici, archeologici, culturali e identitari della tradizione sestese e si annuncia l’intenzione di promuovere la cultura e le tradizioni sarde in sinergia con le associazioni locali. Sotto questo profilo dunque il programma culturale della lista “Rinnoviamo Liberamente” si pone in continuità con la politica culturale delle passate amministrazioni. Un’ultimo punto è infine dedicato all’individuazione di locali comunali per la Mediateca che dovrebbe, nelle intenzioni, fungere da polo di studio e incontro tra cittadini dediti alle varie attività culturali. Non è dato sapere che fine farà in quest’ottica la biblioteca comunale. Ci sarà ancora spazio per i libri e i servizi di promozione alla lettura per tutti i cittadini, di tutte le fasce d’età, dopo che l’avranno trasformata in centro di aggregazione per eruditi locali?

Il Movimento 5 stelle dichiara di voler far rinascere la cultura che, a suo dire, da qualche anno versa “in stato di notevole degrado”, stimolando la creatività dei giovani con i finanziamenti europei del progetto Creative Europe e facendo contestualmente leva su alcune strutture e istituzioni culturali del comune. Nel disegno del M5S, Casa Ofelia dovrebbe diventare un centro di aggregazione da mettere a disposizione di tutti, e la sede della Consulta dei giovani (che poi sarebbe il Centro sociale del comune!) il luogo privilegiato per sperimentazioni musicali e teatrali. Alla consulta degli anziani infine spetterebbe il compito di trasmettere alle nuove generazioni saperi, esperienze e memorie. I grillini si accingono dunque a trarre profitto dalle strutture create dalle passate amministrazioni che, per varie ragioni, non si era riusciti a sfruttare appieno. Altro perno della politica culturale del M5s è la biblioteca, su cui però il movimento non sembra avere le idee molto chiare. Nel programma elettorale della candidata sindaca Maria Fabiola Cardia (pg. 39) si legge che per rendere più fruibile e potenziare il sistema bibliotecario (sic!) sarebbe sufficiente ampliare gli orari di apertura, potenziare i laboratori aperti ai ragazzi e ai bambini, aumentare il patrimonio librario puntando anche sull’uso di sistemi multimediali. Mi piacerebbe sapere quand’è stata l’ultima volta che la candidata sindaca del movimento 5 stelle è andata in biblioteca? Chi la frequenta infatti sa bene che il patrimonio librario e multimediale viene costantemente aggiornato e che per favorire il pieno esplicarsi del servizio e il potenziamento dei laboratori di lettura, alla biblioteca comunale servono nuovi e più spaziosi locali. Nel programma del movimento 5 stelle di questa esigenza non c’è però la minima traccia.

Il centro-destra mostra al riguardo una maggiore conoscenza della realtà locale. Nel programma della candidata sindaca Paola Secci (pg. 22) si riconosce alla biblioteca il ruolo di fondamentale presidio culturale al servizio della popolazione e si individua come suo limite l’inadeguatezza dei locali rispetto alla crescente popolazione e di conseguenza all’aumento degli utenti attivi. Per questo motivo Paola Secci dichiara che, se toccherà al suo schieramento governare, la biblioteca sarà trasferita in locali più adatti. Il centro-destra punta inoltre a creare nuovi spazi di aggregazione per i singoli e le associazioni locali, essendo venuta meno la disponibilità dei locali Faccin, e alla valorizzazione delle attività di teatro dialettale locale. Non è invece chiaro quali saranno (o in che modo saranno scelte) le associazioni di promozione culturale a cui, sembra di capire, sarà affidato lo studio e la ricerca sui beni culturali locali e la successiva diffusione dei risultati, insieme all’attivazione di laboratori culturali e artistici.

Il programma del centro-sinistra, infine, dedica alla cultura un nutrito capitolo (pg. 12-13) in cui non ci si limita a elencare le azioni che si intendono portare avanti ma si definisce a monte qual è l’idea di cultura da cui esse discendono. Per la candidata sindaca Anna Crisponi la cultura è prima di ogni altra cosa un mezzo per formare i cittadini ed educarli alla cittadinanza attiva. Rifugge dalla concezione di cultura del centro-sinistra ogni visione nostalgica e acritica del passato o una concezione rigida e immutabile dell’identità. Obiettivo del programma culturale del centro-sinistra è la crescita culturale della popolazione nella convinzione che una società incolta è destinata a rimanere indietro rispetto alle sfide che la contemporaneità ci impone. Per questa ragione si punta prioritariamente a investire sulle infrastrutture della conoscenza e quindi sui servizi culturali di base del comune: scuola e biblioteca comunale. Alla biblioteca in particolare è dedicato un progetto speciale. Si riconosce l’importanza e l’urgenza di potenziare le capacità di lettura dei cittadini, anche in funzione di un uso attivo e critico delle tecnologie, e quindi il ruolo strategico che la biblioteca può svolgere per aiutare a contrastare le diseguaglianze sociali, prevenire il disagio, l’emarginazione sociale e l’analfabetismo di ritorno. Obiettivo prioritario della candidata sindaca Anna Crisponi è pertanto la creazione di una biblioteca più grande, che diventi “metafora della città”. E’ previsto a questo fine il trasferimento nella sede dell’ex asilo di via Donizetti dove, a partire dall’analisi della realtà demografica del paese, saranno creati spazi per differenziare il servizio in funzione delle diverse fasce d’eta. Il servizio sarà potenziato con la creazione di nuovi punti prestito attrezzati nei quartieri periferici di Ateneo, Dedalo e Cortexandra. Sarà inoltre incentivata la conoscenza del patrimonio documentario della biblioteca (sia librario che archivistico) che testimonia la memoria storica della comunità, attraverso l’istituzione di borse di studio da mettere a disposizione di giovani studiosi interessati a portare avanti progetti di ricerca e pubblicazioni di storia locale.

Sandra Mereu

“Sulla faccia della terra”, Giulio Angioni (Il maestrale 2015)

Sulla faccia della terra_AngioniOhiohi la guerra. Ma se ti trovi dentro, odiala con chiarezza. Questa riflessione la fa Mannai Murenu, garzone del vinaio di Seui Nanni Pes. E la fa dopo che è rimasto sepolto per tre giorni sotto una catasta di cadaveri, uomini e donne uccisi dalla furia pisana che nel 1258 si abbatte su Santa Gia, distruggendola. Appena può scappa dalle rovine fumanti ammorbate dalla paura dell’epidemia che può arrivare dopo che i soldati di Pisa e i loro comandanti, ben consigliati da arcivescovi ed episcopi rapaci, hanno catapultato dentro le mura i lebbrosi, alcuni vivi altri già morti.

Scappa e incontra Paulinu da Frauss, servo del convento di Santa Maria di Cluso che gli consiglia la salvezza unica e possibile nel rifugiarsi nell’isola dei lebbrosi che adesso è libera. Questo è l’antefatto  di “Sulla faccia della terra”, ultimo romanzo in ordine di tempo dello scrittore Giulio Angioni. Che è stato ed è anche antropologo. Se il tempo del romanzo è il medioevo giudicale, quando genovesi e pisani si contendevano il controllo dei commerci sardi, il luogo è la laguna, lo stagno, lo spazio non ha la solidità della terra ma la liquidità dell’acqua, acqua di stagno.

Nella ex isola dei lebbrosi si costruisce una piccola comunità in cui convivono cristiani, un ebreo, Baruch, che si fa trasportare da due sedieri, musulmani, bizantini, ex schiave e mercenari tedeschi in fuga, giovani, vecchi, bambini e un cane rabdomante che nello stagno scova polle d’acqua potabile. Nell’isola dei lebbrosi  rinascono, ognuno mette a frutto le proprie abilità  si riscoprono antichi mestieri e la comunità nuova crea un microcosmo armonico alla faccia delle tragedie della storia che attorno a loro continua a mietere vittime e a provocare rovine. Nel libro di Angioni romanzo storico e riflessione morale e civile si integrano in una narrazione rapida e avvincente: nei primi capitoli la parola è usata in forma poetica, la ricerca dei suoni sa più di verso poetico che di prosa distesa. E chi conosce l’ultima produzione letteraria dello scrittore-antrologo-poeta non si stupirà, anzi, vi troverà la conferma della bravura di Angioni nell’inanellare parole in versi. Ancora una volta la sua produzione letteraria ci offre la possibilità di riflettere su alcuni temi di stretta attualità.

Temi universali e senza tempo  come “l’illusione folle di uguaglianza”, “la necessità della tolleranza”, “il bisogno di avere a fianco un fratello, un amico, un compagno o una compagna”, “l’obbligo di essere liberi”. Questi i temi di fondo del libro che scaturiscono da un intreccio abile di rapide descrizioni e squarci illuminanti di pura umanità. Tutti i personaggi che abitano l’isola vengono umanizzati con sapiente ricerca lessicale, quasi fosse la parola la vera protagonista delle centocinquantacinque pagine del romanzo raggruppate in trentasette capitoli brevi, quasi frammenti.  Ma non è frammentaria la grande avventura collettiva che va avanti apparentemente senza scossoni,  quasi che lo scrittore avesse voluto rispecchiare nella pagina scritta la grande bonaccia che aleggia e da sempre accompagna gli ambienti salmastri.

Insomma “Sulla faccia delle terra” è un libro lieve e gentile che, accanto all’ormai consolidata capacità dello scrittore di far emergere con controllato fervore tipi umani dalle caratteristiche più disparate, offre al lettore la possibilità di immergersi in una storia non di maniera, ma in una serie di eventi in cui i protagonisti sono calati con la loro carne e con la loro mente in quella grande matassa di storie che noi chiamiamo umanità.

Pier Giorgio Serra

In ricordo di Mario Orrù/6

Concludiamo l’omaggio alla memoria di Mario Orrù con l’intervento di Roberto Bullita, assessore alla cultura del comune di Sestu, che ha organizzato e coordinato la commemorazione pubblica ad un anno dalla sua scomparsa. Attingendo a dati storici e a suoi personali ricordi, Roberto Bullita ne ha ripercorso la storia politica al servizio della comunità:

“Mario Orrù si affaccia alla vita politica e amministrativa di Sestu nella prima metà degli anni Settanta, dopo il suo rientro in paese, in quanto fino a quel momento svolgeva il lavoro di insegnante in Ogliastra. In occasione delle elezioni comunale del 16 novembre 1975 viene nominato per la prima volta assessore effettivo nella giunta guidata da Enrico Bullita (a seguito della sua elezione a consigliere comunale nelle liste del P.C.I.), carica elettiva che manterrà anche nella successiva legislatura fino al 1985. Rieletto nuovamente assessore anziano (vicesindaco) a dicembre del 1986, nella giunta guidata da Francesco Serci, resterà in carica con quella delega fino alla primavera del 1990, quando, nelle elezioni comunali del 23 aprile 1990 Mario viene eletto ancora una volta consigliere comunale, sempre nelle liste del P.C.I. e poi dopo le dimissioni di Michele Cossa da Primo Cittadino, il 25 giugno 1992 assume la carica di Sindaco fino alla primavera del 1995. In occasione delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995 viene eletto infine consigliere nella Provincia di Cagliari, carica che ricoprirà fino al 2000.

Mario, nel periodo in cui è stato assessore sia ai Lavori Pubblici che alla Pubblica Istruzione e Cultura, si è adoperato con impegno, unitamente agli esecutivi di allora, per migliorare la situazione didattica delle scuole locali e colmare le insufficienze strutturali e logistiche degli edifici scolastici presenti a Sestu. Ha svolto anche un ruolo propulsivo per dotare il paese di una biblioteca pubblica in pianta stabile, che aveva visto la sua nascita in forma embrionale agli inizi degli anni Settanta. Poi piano piano la struttura si è concretizzata, prima con la disponibilità del qui presente Renzo Perra, che a sua volta è stato anche lui per un certo periodo di tempo consigliere comunale e infine, a partire dal 1982 con la direzione della Dottoressa Simonetta Mura, fino ai giorni nostri. Infatti, dopo una serie di allocazioni in locali di emergenza ubicati in via Gorizia e nella struttura comunale di Piazzetta Rinascita, finalmente nel mese di luglio del 1987 è nata, nella sede di via Roma, la nuova biblioteca comunale, poi intitolata a Ranieri Ugo. La biblioteca comunale attualmente è il fulcro di molti progetti e attività culturali che l’amministrazione realizza con le scuole e la cittadinanza, grazie all’efficiente servizio svolto dalla Responsabile e dal personale addetto.

Voglio anche ricordare che in quegli anni nelle Scuole Elementari sono stati aboliti i doppi turni di frequenza grazie alla realizzazione dei nuovi edifici scolastici di cui oggi il Comune dispone, i quali sono quasi tutti dotati di palestra per lo svolgimento delle attività motorie, e che le Scuole Medie nel 1979, dopo anni di disaggio trascorsi in locali di emergenza affittati dai privati, hanno finalmente usufruito del nuovo caseggiato di via Dante (anch’esso dotato di palestra) a cui si è aggiunta anche la struttura di via Torino, dopo la realizzazione del nuovo Edificio Comunale in via Scipione. Inoltre, nel 1989 è stato aperto per la prima volta il nuovo Asilo Nido Comunale, che poi sarà dedicato a Manuela Loi dopo la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992.

In conclusione, Mario Orrù ha dedicato venti anni di fattiva attività amministrativa al Comune di Sestu, mentre altri cinque li ha dedicati all’amministrazione della Provincia di Cagliari. Complessivamente però la sua militanza e il suo impegno politico all’interno del partito e al servizio della cittadinanza è durato molto più a lungo e nel frattempo, alternandoli con gli impegni familiari e i momenti difficili che la vita talvolta riserva alle persone, è riuscito a coltivare anche un’altra importante passione che lo ha caratterizzato per tanti anni: la composizione poetica e la scrittura in generale. Fatti, luoghi e persone che sono stati oggetto delle sue esperienze di vita e dei suoi incontri hanno dato spunto alla sua vena creativa, alla quale con il supporto degli amici Daniela Pia e Renzo Perra, qui presenti, vogliamo oggi rendere omaggio.”

In ricordo di Mario Orrù/5

Aldo Pili, sindaco di Sestu: “Mario Orrù era una persona profondamente rispettosa degli altri. Difendeva le sue idee ma sempre nel rispetto degli altri. Questo aspetto non è disgiunto dal Mario che mette il suo sentimento nelle poesie. Nelle sue poesie traspare la sua capacità di immedesimarmi talmente a fondo nelle altre persone che poteva cavarne il senso profondo dell’essere umano.”

In ricordo di Mario Orrù/3

Dionisio Pinna della Comunità di Sestu: “Mario Orrù rappresentava simbolicamente il concetto gramsciano della cultura che libera. Dove cultura è intesa non come fine a se stessa, autogratificante, ma come cultura che viene messa a servizio. Tutto quello che Mario Orrù ha fatto, lo ha fatto perché era all’interno di un processo storico-politico. Ha lavorato in modo estremo in rappresentanza di una categoria umana. Il suo riscatto attraverso la cultura era il riscatto di una classe che non ha mai abbandonato.”