La crisi economica vista dal consiglio comunale di Sestu

fornaci scanu

Sestu, Fornaci Scanu

Sestu, come tutti i comuni della Sardegna, in questi ultimi anni sta fortemente risentendo della crisi economica. Hanno chiuso i battenti molti esercizi commerciali e altrettante aziende hanno cessato l’attività e mandato a casa i lavoratori. Nel nostro territorio la crisi sta investendo in modo particolare il settore dell’edilizia che negli ultimi decenni, trainato dalla convulsa espansione dell’abitato, aveva registrato un notevole sviluppo. Ultima in ordine di tempo, ora anche Fornaci Scanu, storica azienda produttrice di laterizi e altri materiali da costruzione, ha messo in mobilità i suoi operai (circa 60) e si teme che presto la stessa sorte toccherà anche agli impiegati.

L’ordine del giorno e la vertenza Fornaci Scanu. Su sollecitazione delle parti sindacali il consiglio comunale di Sestu, nella seduta di martedì 21 ottobre, ha discusso un ordine del giorno finalizzato a impegnare il Comune in iniziative concrete e azioni di stimolo nei confronti di tutti i soggetti istituzionali, Regione in testa, che più del comune, imbrigliato dai vincoli del patto di stabilità, possono svolgere un ruolo nell’individuazione di adeguate soluzioni tese a scongiurare la chiusura definitiva degli stabilimenti dell’azienda. Un fatto, questo, che avrebbe gravi ripercussioni economiche e sociali nel nostro territorio e non solo.

Il dibattito. Presentando l’ordine del giorno, il sindaco Aldo Pili ha illustrato il ruolo che le Fornaci Scanu da circa cinquant’anni svolgono nell’economia di Sestu e dell’intera Sardegna. Molte infrastrutture dell’isola sono state realizzate con i materiali forniti dalle Fornaci Scanu. Si tratta dunque di un’azienda che ha maturato una notevole capacità di pensare e progettare. La sua chiusura comporterebbe quindi, insieme alla perdita di posti di lavoro, la dissipazione di conoscenza e professionalità. Il comune di Sestu – ha sostenuto il vicesindaco Sergio Cardia – non se ne può disinteressare, anche perché in passato ha favorito in vario modo l’insediamento di questa azienda nel suo territorio. E a questo proposito ha ricordato quanto sofferta e tormentata fu la vicenda degli espropri. Nel seguire il dibattito che si è sviluppato intorno a questo argomento ho annotato gli interventi che mi sono sembrati più utili a ricostruire la vicenda ed esemplificativi delle posizioni (e contraddizioni) politiche presenti nell’attuale consiglio comunale di Sestu:

Massimiliano Bullita (Forza Italia): la politica nulla può contro i soggetti finanziari che detengono il controllo dell’economia. L’esponente di Forza Italia ha individuato la causa immediata delle difficoltà in cui si dibattono le Fornaci Scanu nella crisi dell’edilizia e nella concorrenza rappresentata da nuovi materiali da costruzione presenti oggi sul mercato, più isolanti ed economici. La causa remota della crisi sarebbe invece da individuare nell’impossibilità della politica di incidere sulle scelte economiche. L’economia – secondo il consigliere Bullita – è in mano a pochi soggetti finanziari (banche, agenzie di rating) che agiscono su dimensioni planetaria e vanificano ogni possibilità di pianificare lo sviluppo dei territori da parte dei governi nazionali e locali. E’ certamente un’analisi condivisibile. Dire però, come fa Massimiliano Bullita, che all’origine della crisi ci sono in definitiva le pratiche speculative irresponsabili adottate dagli agenti della finanza, significa anche riconoscere, come fanno i più autorevoli economisti, che la crisi che ha investito le economie occidentali (a partire da quella americana) è la conseguenza dell’aumento della diseguaglianza e quindi dell’intensificazione dello sfruttamento e della perdita di valore del lavoro; dell’introduzione di contratti all’insegna della precarietà giovanile che costituisce ormai di fatto la variante moderna della servitù delle società del passato. Significa in ultima analisi riconoscere che all’origine della crisi c’è l’ideologia neoliberista a cui, come è noto, il pensiero politico di Forza Italia si rifà.

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Sestu, consiglio comunale del 21 ottobre 2014

Elio Farris (Sinistra Ecologia e Libertà): una strategia aziendale poco lineare. Fermo restando il contesto di forte crisi economica in cui si trovano ad operare tutte le aziende, in particolare quelle del settore dell’edilizia, SEL per tramite del capogruppo Elio Farris ha espresso alcune perplessità sul comportamento poco coerente tenuto dalla direzione delle Fornaci Scanu. Recentemente l’azienda aveva fatto consistenti investimenti (anche utilizzando contributi pubblici) per adeguare le fabbriche di Sestu e Guspini a nuove lavorazioni e rendere i prodotti tradizionali più competitivi sul mercato. Tutto faceva presagire il rilancio della produzione e il mantenimento in organico delle maestranze. La scelta di mettere in mobilità gli operai è stata pertanto, oltreché inaspettata, rivelatrice di una strategia industriale che va in una direzione opposta a quella della produzione di beni. Nonostante le numerose sollecitazioni dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali, l’azienda non ha mai presentato un piano industriale e non ha mai chiarito quale sia il suo vero obiettivo. Utile e indispensabile è dunque che l’amministrazione e il consiglio comunale di Sestu stiano affianco ai lavoratori dell’azienda e ne seguano la vertenza, promuovendo nel contempo tutte le azioni che si riterranno utili per scongiurare il loro licenziamento.

Michela Mura (dissidente PD): come ti strumentalizzo il dramma. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’opposizione di destra rappresentata da Antonio Mura, la consigliera comunale di quella parte del PD che si è collocata fuori dalla maggioranza ha ritenuto esercizio inutile discutere sulla vertenza Fornaci Scanu e più proficuo evidenziare invece quanto l’amministrazione non avrebbe, a suo dire, fatto a sostegno delle attività produttive del Comune. Incapace di cogliere i principi che ispiravano il documento e il ruolo politico che può effettivamente svolgere il consiglio comunale rispetto a una questione di simile portata, ne ha minimizzato l’efficacia riducendo il tutto a semplice attestazione di solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Dopo aver di fatto dichiarato la sua stessa impotenza, ha però pensato di sfruttare l’occasione per l’ennesimo affondo nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo ha fatto con i modi e i metodi che la contraddistinguono, cioè mettendo insieme una serie di accuse prive di fondamento o palesemente false. La più eclatante è stata quella per cui il comune starebbe utilizzando i cantieri di lavoro per fini elettorali. Accusa grave di per sé che qualunque amministratore responsabile dovrebbe oltreché pronunciare anche provare. La verità è che i cantieri di lavoro che danno sollievo alla disoccupazione sono interamente finanziati dalla Regione, sia quelli ordinari, che si rinnovano annualmente, che quelli straordinari che sono stati avviati in quest’ultimo periodo in seguito a un bando che risale a settembre 2013 (quindi alla precedente amministrazione regionale di centro-destra). Con questa misura straordinaria l’assessorato regionale al lavoro ha selezionato migliaia di disoccupati di tutta la Sardegna, tra cui 32 cittadini di Sestu. In tutta questa partita il Comune ha svolto un semplice ruolo di smistamento dei curriculum per destinare i lavoratori ai vari cantieri (manutenzione strade, verde pubblico, assistenza amministrativa negli uffici, etc.) in ragione delle loro caratteristiche e capacità. Su ogni considerazione di correttezza e buon senso in Michela Mura prevale evidentemente l’ansia di gettare discredito sull’amministrazione, nella speranza che almeno le persone disinformate la seguano.

Alla fine della seduta tutti i consiglieri hanno votato e approvato il documento discusso.

 Sandra Mereu

Il mito della raccolta differenziata perfetta

“Quando le persone sono disinformate il porgere loro i fatti affinché correggano i loro errori ha come unico risultato che si aggrappino alle loro convinzioni ancora più ostinatamente. I giudizi politici già formulati sono impermeabili ai fatti che li contraddicono.”

E’ questa la convinzione di alcuni studiosi americani che si occupano del funzionamento della mente umana in relazione all’esercizio della democrazia. Alle stesse pessimistiche conclusioni  si poteva giungere dopo aver assistito all’assemblea pubblica che si è svolta, martedì 16 settembre 2014, nell’aula consiliare del comune di Sestu.

20140916_180456L’incontro era dedicato al tema della gestione dei rifiuti. A richiederlo erano stati i partecipanti a un gruppo Facebook dedicato a temi locali. La raccolta differenziata è, tra questi, uno dei temi che qui scuote le più intime certezze delle persone. E così mentre in Italia la crescita economica ristagna e il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Europa (solo un italiano su tre ha un lavoro) a Sestu ci si concentra sulla gestione “imperfetta” della raccolta differenziata che talvolta costringe alcuni a riportarsi in casa, per qualche giorno, l’immondezza che producono in eccesso. Verrebbe quasi da pensare che avere la casa splendente e perfettamente in ordine crei in molti l’illusione di esercitare il controllo sulla realtà che sfugge di mano.

Molte sono state le questioni poste, non poche sottendevano simili irrazionali bisogni. L’ “assessora” Stefania Manunza, amministratore competente nella materia come poche volte si è visto a Sestu, ha risposto a tutte le domande dei cittadini senza nascondere i limiti del servizio, spiegandone le ragioni e parallelamente sforzandosi di individuare, compatibilmente con le condizioni dell’appalto in essere, le possibili soluzioni per migliorarlo. Ma a poco è servito. Solo una minoranza di cittadini, informati sulle leggi che regolano la materia e sull’argomento in generale, ha mostrato di essere interessata a soluzioni realistiche dei problemi, oggettivamente tali e riscontrabili da tutti. La maggior parte della platea era composta da cittadini molto ideologizzati e politicamente schierati. Anche di fronte al dato certificato dell’aumento progressivo della quota di differenziato (che ad agosto è arrivata al 65%), nel campo grillino si continuava a sostenere che la raccolta differenziata a Sestu non funziona e che perseverare nel richiedere il rispetto delle regole, da parte del comune, incentivi l’abbandono dei rifiuti nelle campagne.

Quanta disinformazione e pregiudizio circolassero tra le fila dei presenti lo si è capito chiaramente quando il sindaco Aldo Pili ha chiesto di intervenire per fare un breve bilancio storico della raccolta differenziata a Sestu a partire dal suo avvio, 10 anni fa. Reazioni scomposte e isteriche da parte di alcuni gli hanno impedito di portare avanti in maniera lineare il suo ragionamento e alcuni casi personali hanno preteso di imporsi all’attenzione di tutti monopolizzando a più riprese il dibattito.

Fatte salve alcune eccezioni, rispetto alle quali si riconosceva l’oggettiva difficoltà a rispettare le regole che la raccolta differenziata impone, gran parte delle richieste dei cittadini presenti erano invece prive di attinenza con la realtà e alcune persino al limite dell’anarchia. Comprensibili e condivisibili sono apparse le difficoltà lamentate da un’anziana signora che, vivendo sola, non può conferire il cartone in eccesso all’Ecocentro e che per di più, a causa di problemi alle articolazioni delle mani, non riesce a sminuzzarlo adeguatamente per farcelo stare nel bidone in dotazione. A simili esigenze – ha dichiarato Stefania Manunza – il comune verrà appunto incontro fornendo un secondo bidone. Stonata è invece suonata la richiesta di spostare la raccolta del vetro dal sabato (giorno non lavorativo per molti) ad altro giorno della settimana, candidamente motivata con il fatto che il rumore provocato dall’operazione di rovesciamento dei bidoncini desta alcuni troppo presto dal sonno (alle 7!). Senz’altro ignorano, certuni, quale  grave disturbo della quiete provocava un tempo, a chi aveva la sfortuna di vivere accanto all’area dei cassonetti, il gran fracasso che si faceva per agganciarli e poi svuotarli.

20140916_181154Assurda è apparsa anche la richiesta per la quale gli operatori addetti alla raccolta si dovrebbero infilare in vicoli e strade private per ritirare i bidoncini e poi riporli, dopo averli svuotati, di fronte alle rispettive abitazioni. In questo caso la motivazione faceva leva sul fatto che mettere i bidoncini troppo distanti dalla porta di casa, ovvero all’imbocco della via pubblica, li espone al rischio che gli incivili li utilizzino per buttarvi dentro la loro spazzatura. Questa richiesta – ha spiegato il sindaco – contrasta con le norme vigenti. E tutti sappiamo che gli incivili agiscono dappertutto e nessuno può dirsi al riparo da simili scherzi, neanche chi vive nelle principali e illuminate strade del paese. Nondimeno aveva il carattere di un trattamento ad personam la richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di poter conferire in contenitori diversi da quelli in dotazione la carta, il vetro o le latine in eccesso. Guai a tenerseli in casa qualche giorno in più sino al successivo ritiro. Troppa fatica e dispendio di energia prendersi la briga di portarli all’Ecocentro.

Come ha spiegato Stefania Manunza – rispondendo puntualmente alle lamentele e alle domande dei cittadini – a simili richieste non si può venire incontro. Il servizio comunale è tarato sul consumo medio dei cittadini. La quantità di carta, ad esempio, che si raccoglie annualmente (circa 800 tonnellate, ovvero meno di 2 kg a famiglia ogni settimana) non giustifica l’utilizzo di bidoni più grandi. L’eccezionalità è gestita dall’Ecocentro, che a detta di tutti funziona e anche molto bene. In generale il servizio porta a porta, che è il sistema che garantisce i migliori risultati in termini di raccolta differenziata, si basa su kit tracciati in modo da assicurare la certezza del pagamento dei tributi comunali, necessari all’erogazione del servizio, da parte di tutte le famiglie e imprese che ne usufruiscono. Adeguare il servizio alle esigenze personali ed eccezionali dei cittadini, se non addirittura “alle comodità” (come si direbbe in sardo) di alcuni, ne farebbe aumentare enormemente i costi e di conseguenza crescerebbero le tasse che si dovrebbero pagare per sostenerlo.

Pretendere di avere  a Sestu, ora, un servizio di raccolta differenziata perfetto come in Germania senza l’autodisciplina e il senso civico dei tedeschi non è un obiettivo realisticamente raggiungibile, né dal nostro né da altri grossi comuni (Cagliari docet!). Allo stesso modo non si può pensare che, stante la nostra disastrata economia, si possa ambire al servizio ideale per tutti i cittadini senza pagare per questo tasse molto alte. Chi lo pretende non ha nessuna consapevolezza delle reali possibilità a disposizione dei nostri amministratori.

Sandra Mereu

Streaming delle sedute del consiglio comunale: è vera trasparenza?

Archivi serviziLa diretta streaming delle sedute del consiglio comunale è l’obiettivo di una delle ultime battaglie che le forze dell’opposizione (consiliari ed extra-consiliari) stanno combattendo contro la giunta del sindaco Aldo Pili. Per sostenerla è stata anche presentata una petizione pubblica in cui si dichiara che la diffusione online delle sedute del consiglio comunale costituisce “il mezzo più efficace” per “promuovere la partecipazione alle questioni di pubblico interesse e in generale alla gestione della cosa pubblica”. Affermazioni apodittiche di questo tipo mi lasciano sempre molto perplessa. Ma ciò che trovo veramente fuori luogo è sentir parlare di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale in termini di diritto alla Trasparenza. Tanto che mi viene il sospetto che a molti sfugga il vero significato di questo concetto e quindi del suo contrario.

Quello della Trasparenza è un grande tema di democrazia. La trasparenza della pubblica amministrazione ha a che fare con la possibilità per le persone di far valere i propri diritti. Passa dunque attraverso l’accesso agli archivi e ai documenti originali dotati di valore probatorio. Perché nei documenti autentici (e non nelle più o meno dotte orazioni dei consiglieri comunali!) sono rappresentati e tutelati i diritti dei cittadini. Non a caso la nuova grande frontiera in tema di trasparenza riguarda la possibilità di avere anche in Italia un freedom of information act, cioè una normativa che consenta a chiunque l’accesso ai documenti pubblici, attualmente consentito solo a chi ha un interesse “diretto, concreto e attuale” e giuridicamente tutelato (fatte salve ovviamente le limitazioni per tutelare la privacy, la lotta alla criminalità, la difesa nazionale, etc.). Chi si batte per una maggiore trasparenza chiede inoltre che si capovolga l’impostazione attuale, obbligando la pubblica amministrazione a motivare un eventuale diniego all’accesso.

«Archivi negati, archivi ‘supplenti’: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» era l’eloquente titolo di un convegno a cui ho avuto l’occasione di partecipare nel giugno del 2011 a Bologna. Occasione molto utile per capire gli esatti termini della “questione Trasparenza”. Il convegno era appunto dedicato allo scottante tema dell’accessibilità alle fonti documentarie degli anni Settanta e Ottanta relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, giornalisti, archivisti, storici e giuristi si interrogavano sulle prospettive esistenti riguardo la possibilità che si rendessero accessibili gli archivi contententi la documentazione “ufficiale” utile a fare chiarezza su alcune delle pagine più oscure dalla nostra storia recente. La complessa e confusa normativa in materia ne ha infatti sinora impedito l’accesso. Questo fatto, anche quando non ha pregiudicato il lavoro della magistratura, precludendo a giornalisti e storici l’accesso ai documenti, ha ostacolato la ricostruzione non frammentaria di quegli avvenimenti e insieme la corretta conservazione e trasmissione della loro memoria, unico e vero risarcimento morale per i familiari delle vittime e per gli italiani tutti. Vedremo ora in che modo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, sulla cancellazione del segreto di stato, efficace dal punto di vista mediatico ma decisamente poco utile allo scopo, troveranno concreta attuazione. In particolare attendiamo di vedere se saranno finalmente sciolti i nodi dell’attuale normativa relativamente alla ben più urgente necessità di definire limiti temporali certi per la declassificazione dei documenti secretati di tutte le amministrazioni dello Stato e consentire la consultabilità degli archivi storici dei Servizi.

Di fronte a un tema come quello della Trasparenza, è dunque importante che la pressione dell’opinione pubblica sia ben indirizzata e non si disperda invece in poco significative e marginali battaglie che poco hanno a che fare con il nocciolo della questione. Bisogna stare attenti a non ridurre un tema di così estrema importanza per la democrazia, che attiene al diritto dei cittadini di conoscere l’operato di chi governa al fine di esercitarne il controllo, a una banale questione di diretta streaming del consiglio comunale la cui trasparenza è peraltro già garantita dalla pubblicità delle sedute e dalla pubblicazione dei relativi verbali nel sito del comune. Può infatti accadere che un sindaco intelligente come quello del comune di Elmas, anticipando petizioni e strumentali polemiche, decida di attivare al costo di 80 euro mensili il servizio di diretta streaming delle sedute del consiglio comunale dimostrando così a tutti, con la massima trasparenza, che più che di un servizio per la collettività si tratta di un lusso per pochi e per giunta pigri. I cittadini che si interessano della vita politica del paese – mi ha confessato Valter Piscedda – preferiscono uscire di casa e recarsi in municipio per seguirsi, gratuitamente e dal vivo, lo spettacolo.

Sandra Mereu

EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Femminicidio: un problema culturale

Oggi, 25 novembre, ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Contribuiamo alla riflessione, richiamata dalla ricorrenza, con il resoconto dell’incontro che dieci giorni fa è stato organizzato dal Circolo SEL di Sestu per discutere appunto sul tema del femminicidio.

loc femminicidio A5Il giorno 15 novembre si è svolto a Sestu, presso i locali del Centro Sociale, un interessante dibattito sul tema del femminicidio. Ai saluti di Elena Argiolas, portavoce del Circolo SEL di Sestu intitolato a Margherita Hack, che ha organizzato la serata, sono seguiti quelli del Sindaco Aldo Pili. Si sono poi avvicendati al microfono Anna Crisponi, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Sestu, Rosanna Mura, Presidente del Comitato per le Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, Sabrina Perra, docente di Sociologia generale all’Università di Cagliari e Michele Piras, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà.
Dai diversi interventi si è potuto comprendere pienamente che il femminicidio, più correttamente inquadrabile nella più ampia questione della violenza di genere (come meglio precisato da Sabrina Perra), è prima di tutto un fatto culturale, e che la distorsione di partenza nell’approccio al problema risiede nel puntare i riflettori più sulle vittime che sull’aggressore.
Sebbene la donna sarda abbia avuto in certe circostanze e in certe realtà una relativa e precoce autonomia, questo fatto non l’ha mai portata all’emancipazione dalle figure che, nella famiglia e nella società, hanno sempre detenuto e esercitato il potere economico.

E si scopre quindi che il fattore dell’emancipazione economica è il punto focale attorno al quale ruotano diverse questioni, che, in casi limite, possono sfociare anche nel femminicidio. Dalla testimonianza dell’Assessore Crisponi, che ha citato statistiche locali e ha raccontato all’attento uditorio i diversi aspetti della violenza subita dalle donne anche nel comune di Sestu, e dall’illuminante intervento di Rosanna Mura, si è potuto comprendere quanto un gran numero di donne, in caso di violenza subita personalmente o dai propri figli, siano vittime in prima battuta dell’impossibilità di sostenersi con risorse proprie e badare ai figli. Secondariamente subentra l’inadeguatezza delle risposte dello Stato: sul territorio non esiste che uno sparuto numero di luoghi protetti per l’accoglienza di chi vuol sottrarsi alle violenze di un familiare, con un numero limitato di posti disponibili. I Servizi Sociali che sono in prima linea nei territori si ritrovano a far fronte alle richieste quasi senza mezzi.
D’altro canto, ha sottolineato ancora Rosanna Mura, il vero tallone d’Achille è la pressoché totale mancanza di prevenzione e incapacità di gestire un fenomeno che prima di sfociare in violenze fisiche, a volte mortali, si manifesta con diversi segnali da parte del molestatore: episodi di stalking e violenze psicologiche, atteggiamenti aggressivi, per i quali spesso le vittime si sono rivolte all’esterno per chiedere aiuto. La cultura italiana, ancorata a una sorta di pudore nell’ingerire nelle faccende di famiglia, ha rallentato enormemente la presa di coscienza dell’esistenza del reato da parte delle vittime e rende in parte ancora farraginosa ed episodica la risposta delle istituzioni.

La sottoscrizione della Convenzione di Istanbul, quadro di riferimento della recente normativa, paradossalmente rappresenterebbe, secondo l’opinione di molti esperti, un vero e proprio passo indietro per l’Italia. La Convenzione infatti, concepita per paesi la cui legislazione su questi temi era arretrata o inesistente, rischia di introdurre in paesi a democrazia avanzata come l’Italia (che possiede già dall’89 una legislazione adeguata) pericolose deviazioni del diritto costituzionale. La recentissima conversione in Legge del noto “Decreto sul femmincidio”, il cui iter parlamentare è stato illustrato da Michele Piras (che ha anche esposto le posizioni di SEL in proposito) è infatti strutturato in maniera tale che potrebbe condurre al rischio di agire pesantemente sulla sfera dei diritti, spostando il femminicidio dal piano del diritto personale a quello del diritto collettivo. Uno degli esempi che è stato citato per dare il senso di queste preoccupazioni è quello della violenza sessuale: ottenere che fosse riconosciuta non più come un reato contro la morale, che attiene appunto al diritto collettivo, ma come un reato contro la persona ha comportato per le donne lunghe e dure battaglie.

Sempre secondo la Mura, colpisce come, all’apparente recrudescenza del fenomeno (non esistono infatti statistiche nazionali che dimostrino che i reati di questo tipo siano aumentati), secondo i giornali, sia corrisposta una risposta in termini di rafforzamento delle pene. Il che denuncia in partenza un fallimento su tutti i fronti delle politiche di prevenzione.

Sulla stessa linea si è espressa Sabrina Perra, che ha sottolineato i dati di una statistica Istat (2006), secondo la quale alle stesse donne non è ben chiaro quale sia il confine tra la legittimità di certi comportamenti e la violenza, più o meno evidente, più o meno sottile, sebbene nella maggioranza dei casi, non estrema. La Perra, citando un’indagine storica che ricostruisce i pochi dati esistenti partendo dal XVII secolo, ha constatato come il fenomeno fosse distribuito su tutto il territorio e interessasse in modo trasversale i diversi strati sociali. Quindi, a sfatare un mito ricorrente, il femminicidio non è legato di necessità e sempre a momenti di crisi economica, che coinvolge in maniera più massiccia gli strati economicamente deboli della popolazione, ma è piuttosto un fenomeno culturale che attiene alla concezione dei generi e del loro ruolo sociale. Il fatto è evidente anche sui luoghi di lavoro, dove ad essere più colpite sono le donne e soprattutto quelle che svolgono mansioni ad alta specializzazione.

Pare quindi urgente un lavoro alla radice della nostra cultura che agisca su diversi fronti: prima di tutto la prevenzione, che deve vedere in prima linea la famiglia e la scuola per un’educazione dei giovani alla diversità di genere, da inquadrare, sottolinea Rosanna Mura, come fonte di arricchimento interpersonale e sociale in generale. In secondo luogo un intervento statale che attraverso una normativa non solo penale, favorisca e sostenga tutte quelle strutture del territorio che possono agire prima che la violenza si esplichi in modo irreversibile. A questo proposito è intervenuto anche Michele Piras che ha sottolineato quanto sia importante il ruolo della politica, che deve riappropriarsi della capacità di vedere lontano nel rispondere ai problemi, studiandoli e programmando azioni e interventi a lungo termine, concentrati, appunto, più sulla prevenzione e sulle soluzioni reali che sul ritorno di immagine immediato di provvedimenti restrittivi che nulla risolvono.1459098_621464821228872_146976293_nLa serata ha visto la presenza di un pubblico numeroso e attento, che ha partecipato attivamente al dibattito dimostrando un concreto interesse per un tema che è stato affrontato da diversi angoli di visuale, contribuendo a colmare quei vuoti su aspetti che  la cronaca spicciola lascia non di rado in ombra, e che risultano invece necessari per favorire una crescita della consapevolezza collettiva.

Anna Pistuddi

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Partecipazione è…”

SELLo shock subito a causa del gravissimo attacco al Sindaco Aldo Pili non ci esime da un’analisi profonda del clima che si è creato negli ultimi tempi. Non entriamo nel merito della crisi economica, dei tagli alla spesa che questa ha causato e che hanno costretto ancora una volta i Comuni a mettersi in prima linea nel cercare risposte alle esigenze dei cittadini con risorse sempre minori: è stato detto e ripetuto più volte.

Limitandoci a un livello sociale e politico, riteniamo che questo clima di sfiducia, persino di sospetto, che ormai chiamiamo per brevità – o pigrizia – “antipolitica”, sia approfondito e liberato di quelle incrostazioni che una parte politica che si autodefinisce “nuova” ha contribuito a diffondere nei cittadini. Abbiamo visto e vediamo ogni giorno casi di “malapolitica”, di utilizzo di posizioni di potere per il solo interesse proprio o di gruppi particolari, una totale prevaricazione sull’interesse generale. Non mancano, dunque, motivi di sfiducia e diffidenza. Da qui però ad allargare il pregiudizio verso chiunque metta il proprio impegno e le proprie energie nel ricoprire ruoli che prevedono la ricerca e l’ottenimento del consenso, l’attuazione di programmi o linee politiche e, sempre più spesso, la gestione dell’ormai quotidiana emergenza, ce ne vuole.

Si fa un gran parlare di partecipazione, di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che li riguardano, di democrazia partecipativa o deliberativa. Tutti concetti altissimi e idealmente splendidi. Ma cosa vuol dire partecipare? Vuol dire, secondo noi, prima di tutto sforzarsi di essere consapevoli dei fatti e solo dopo provare a proporre soluzioni o criticare quelle proposte da altri. Partecipare significa confrontarsi, non certo stare dietro un monitor a insinuare banalità o peggio dubbi sulla correttezza di chi amministra. Partecipare significa informarsi su modalità e regole che fanno da paletti a scelte amministrative o politiche che molto spesso non sono del tutto libere. Partecipare significa mettersi in contatto con gli amministratori, con gli uffici pubblici, chiedere le informazioni che abbiamo diritto di avere, pretendere che la trasparenza sia un principio ma cominciando a praticare quella trasparenza noi stessi, evitando di nasconderci dietro i soliti “ma sono tutti uguali”.

Crediamo fermamente nel ruolo dei partiti. Sappiamo che in questo momento dirlo è impopolare e forse qualcuno dirà persino che è anacronistico. Invece è fondamentale incontrarsi, non necessariamente di persona, o almeno non solo, confrontare le proprie idee prima con quelli che in tutto o in parte quelle idee le condividono e poi, solo poi, con tutti gli altri. I partiti, i movimenti, i gruppi di interesse per il bene comune: qualunque forma vogliamo dare alla partecipazione condivisa va bene. Quello che non va bene è il vedere sé stessi distanti dalla politica, come se un muro invalicabile la dividesse dalla società, e di conseguenza sentirsi frustrati per non poter incidere nelle decisioni. Si può, invece, e crediamo che si debba: mettendosi in gioco personalmente o attraverso il sostegno a soggetti credibili e affidabili che riteniamo degni della nostra fiducia perché alla costruzione della linea politica abbiamo contribuito anche noi.

Aldo Pili ha quasi finito il suo lavoro da Sindaco: il giudizio sul suo operato e sulle persone che lo hanno affiancato deve essere politico e basato sul merito di scelte e iniziative. Non può invece essere frutto di pregiudizi o, peggio, di biechi attacchi personali che niente hanno a che fare con le sue azioni. Non lo merita lui, né lo merita chiunque si prenderà la responsabilità di ricoprire quel ruolo nel prossimo futuro.

SEL Sestu – Circolo “Margherita Hack”

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Non sono iscusas de malu pacadore”.

Al consiglio comunale straordinario tenutosi mercoledì 2 ottobre in segno di solidarietà al sindaco Aldo Pili hanno partecipato amministratori locali (i sindaci Paolo Loddo di Ussana, Valter Piscedda di Elmas, Mario Puddu di Assemini, Giovanni Argiolas di Monserrato, Cristiano Erriu di Santadi presidente dell’Anci Sardegna, l’assessore al bilancio di Settimo e altri), Gesuino Muledda dei Rossomori, Pietro Morittu della segreteria regionale del PD, Marco Matta e Ivan Caddeo di quella provinciale, Cesare Moriconi consigliere regionale del PD. 
I diversi interventi che si sono succeduti in aula sono stati unanimi nella condanna e nella richiesta di maggiori risorse per i comuni, come sottolineato con forza da Cristiano Erriu a nome dell’Anci. Lo Stato e poi la Regione hanno progressivamente tolto risorse alle amministrazioni locali, che sono l’interfaccia dello Stato con i cittadini, quindi in prima linea nel misurarsi con i problemi e le pressanti richieste di aiuto delle comunità. E’ necessario e urgente un cambiamento di rotta. Di seguito l’intervento della capogruppo consiliare del PD Giovanna Podda.

giovanna poddaGiovedì 26 settembre, come sappiamo, il sindaco Aldo Pili è stato aggredito da una persona che si era recata negli uffici per richiedere aiuti economici. Voglio esprimere qui, pubblicamente, solidarietà al sindaco, mia personale e di tutto il gruppo consiliare del PD. Non siamo qui per fare il processo all’aggressore, ma per comprendere perché alcune situazioni possano sfociare in atti di tale violenza. È ben nota a questa amministrazione lo stato di grave disagio economico in cui si trovano larghe fasce di popolazione, ogni giorno più ampie. È un disagio legato alla mancanza di lavoro, perché non lo si è mai avuto o perché lo si è perso, oppure perché il lavoro è precario, saltuario e sottopagato.

Questa amministrazione sa bene quanto sia diffusa l’instabilità economica perché ogni giorno interviene a sostegno delle famiglie in difficoltà (es Programma per la realizzazione di azioni di contrasto alla povertà). Basti pensare che nel 2012 sono stati spesi circa 3 milioni e mezzo di euro in interventi di Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Milioni di euro in aiuti alle fasce disagiate della popolazione (anziani, invalidi, bambini e povertà), una fetta consistente dell’intero bilancio comunale, ma non basta perché sempre più spesso alcune richieste vengono disattese. Per chi si trova in difficoltà sentir parlare di tagli ai trasferimenti dallo stato ai comuni, patto di stabilità e vincoli di bilancio, sembrano “iscusas de malu pacadore”, scuse e basta.

Chi è in difficoltà perché ha un malato in casa o non ha un lavoro e non riesce a pagare una bolletta o non mette insieme il pranzo con la cena, non vuole sentire quelle che sembrano scuse, vuole risposte e allora possono capitare fatti come quello di cui stiamo discutendo: ci si scaglia contro chi rappresenta l’istituzione, sia esso l’impiegato che gli dice che quell’aiuto non verrà erogato o verrà erogato solo in parte, sia esso il sindaco o l’assessore che cerca di spiegargli perché non riceverà quei soldi.

Ha detto bene il sindaco intervistato dalla stampa: chi decide dei tagli sta ben protetto dentro i “palazzi”, mentre la faccia ce la mettono gli amministratori locali che quotidianamente stanno a contatto con i cittadini. Le istituzioni locali non possono essere abbandonate in prima linea e private dei mezzi necessari a garantire a tutti il minimo per una vita dignitosa, perché un punto di spread non può essere risparmiato sulla pelle di un invalido o di una madre disoccupata.

Non è più possibile andare avanti così, per limitare i danni di questo imbarbarimento siamo stati costretti ad istituire un servizio di vigilanza all’ingresso della casa comunale. In questo modo purtroppo potrà scattare la percezione di una istituzione più distante dai cittadini, chiusa in sé stessa. È una decisione che abbiamo più volte rinviato pur in presenza di inquietanti segnali proprio per tenere il comune aperto in quanto casa di tutti, ma oggi dobbiamo garantire l’incolumità di chi in comune ci lavora, ci si reca per un certificato o perché è un amministratore.

Ribadisco la solidarietà al nostro sindaco Aldo Pili, sempre disponibile, attento, sensibile, un sindaco che ha fatto del dialogo costante con i cittadini uno dei capisaldi del suo agire, che vogliamo rivedere qui con noi con la grinta e la determinazione di sempre.

Giovanna Podda – Capogruppo PD

Confronto sul verde pubblico: un dibattito aperto e costruttivo, ma per qualcuno un’occasione mancata.

verde1L’incontro sul verde pubblico per la definizione delle linee guida del nuovo regolamento comunale ha visto la partecipazione di una trentina di persone. L’occasione era stata pensata dagli amministratori, assessore all’ambiente in testa, per permettere ai cittadini di avanzare proposte e suggerimenti per la cura e la gestione del verde pubblico e la pianificazione del suo sviluppo nell’immediato e nel prossimo futuro. E ciò anche per accogliere le sollecitazioni di alcuni cittadini che nelle pagine dei social network e in altri contesti avevano chiesto di essere coinvolti nelle scelte che riguardavano il verde pubblico. La prima osservazione che si può fare dunque, stando ai numeri della partecipazione, è che il tema interessa ai sestesi, ma non troppo.

Il sindaco Aldo Pili ha aperto l’incontro con una breve introduzione tesa a rimarcare la consapevolezza dell’amministrazione in merito all’importanza del verde pubblico, ancor più in un paese come Sestu quasi del tutto privo di valori estetici architettonici. L’assessore all’ambiente Stefania Manunza ha quindi illustrato ai presenti i tre temi di base che costituiranno l’ossatura del regolamento comunale: la gestione del verde esistente; l’affidamento ai privati; la creazione degli orti urbani. Questi ultimi, è stato precisato, calati in un una realtà che nonostante l’evoluzione economica e sociale degli ultimi decenni continua comunque a mantenere una forte connotazione agricola, potrebbero svolgere la funzione di laboratori per la riscoperta di metodologie di coltivazione tradizionali o fungere da occasioni di aggregazione o integrazione sociale.

verde4La parola è quindi passata ai cittadini. Sono state avanzate diverse proposte che hanno evidenziato la necessità di avviare campagne di educazione al rispetto dell’ambiente e l’esigenza di essere supportarti con adeguata formazione in vista del coinvolgimento diretto e volontario nella gestione del verde pubblico. Dall’altra parte le proposte fatte dai presenti hanno dato agli amministratori l’occasione  per chiarire le modalità di funzionamento della pubblica amministrazione la cui mancata conoscenza è spesso all’origine di valutazioni e giudizi errati sull’operato della giunta. Nel contempo le sollecitazioni dei cittadini hanno permesso all’assessore Stefania Manunza di illustrare alcuni progetti già avviati che troveranno attuazione nei prossimi mesi. Tra questi la riqualificazione delle aree lungo il fiume. Gli spazi vuoti verranno piantumati con alberi e cespugli e adeguatamente attrezzati. Vi troveranno posto una pista salute e un’area recintata per permettere ai cani di muoversi liberamente. Invece per il potenziamento del verde pubblico nel medio termine l’amministrazione, a partire dalle ultime lottizzazioni approvate, sta vincolando la concessione dell’autorizzazione all’obbligo per i lottizzanti di realizzare e curare il verde pubblico per 5 anni.

Diverse dunque le proposte avanzate, alcune decisamente interessanti, provenienti in massima parte dai giovani. Tra queste è stata favorevolmente accolta quella di affidare alla cooperativa che vincerà il nuovo appalto per il verde anche la  formazione dei cittadini volontari. Altre proposte sono invece risultate meno interessanti quando non addirittura meno avanzate delle soluzioni previste dal piano comunale. Alcune, presentate come novità, sono in realtà esperimenti già tentati in passato dall’amministrazione ma che oggi non sono più proponibili in un contesto di forte crisi economica. Non è certamente più praticabile il coinvolgimento degli imprenditori, florovivaisti o gestori di spazi pubblici, attraverso un loro impegno anche economico nella cura del verde, seppur ripagato da un ritorno di immagine.

verde3Naturalmente non sono mancate le polemiche, alcune delle quali sono però subito rientrate perché basate su presupposti che si sono rivelati errati o infondati. E’ stata ad esempio subito smentita la notizia secondo cui il sito di S. Gemiliano viene pulito solo in occasione delle elezioni comunali: per quanto sia ancora poco infatti l’area verde di S. Gemiliano – ha obiettato il sindaco – viene pulita almeno due volte l’anno.

L’impressione generale è stata comunque quella di un dibattito condotto con toni pacati e civili, aperto e costruttivo. La seconda osservazione deriva dunque dalla constatazione che gli interventi di ieri non avevano niente a che vedere con le critiche feroci rivolte negli ultimi tempi agli amministratori dalle pagine di facebook, dove sindaco, vicesindaco e giunta al seguito sono stati accusati di aver compiuto veri e propri scempi ai danni dell’ambiente. Mi piace pensare che di fronte alla concreta manifestazione dell’interesse dell’amministrazione a voler migliorare e non distruggere il verde pubblico di Sestu, sostenuto dalla solida competenza dell’assessore Stefania Manunza, le facili e sterili polemiche di cui si alimentano spesso i social network non potevano che cadere.

Non è però da escludere che altri motivi abbiano suggerito ai più agguerriti critici dell’amministrazione in materia di verde pubblico, che pure erano presenti all’incontro, di tacere. E di lasciar perdere insieme alle polemiche anche l’occasione di avanzare le proprie proposte e quindi di incidere sulle scelte dell’amministrazione. Se è davvero andata così, la posta in gioco deve essere evidentemente assai alta in questo particolare momento. Oppure tutte quelle polemiche, ufficialmente motivate dalla volontà di migliorare la vivibilità del paese, nascondono in realtà interessi di altra natura, diciamo più pragmatica che ideale.

Sandra Mereu

La rotatoria della discordia: parla il sindaco Aldo Pili.

aldo pili_sindaco di sestu

Aldo Pili, sindaco del comune di Sestu

Nella seduta del consiglio comunale del 17 luglio,  a margine dell’approvazione della delibera per la costruzione di una rotatoria spartitraffico in via Monserrato, un consigliere dell’opposizione auspicava la costituzione di un comitato di cittadini – un comitato “No Ring”, lo definiva – per contestare l’esecuzione di quest’opera. Neanche il tempo di dirlo, il comitato fa la sua comparsa nella piazzetta delimitata da via Monserrato e via Tripoli con relativo apparato di striscioni e tavolini. Il comitato, ufficialmente composto dagli abitanti del rione, sta raccogliendo firme a sostegno della richiesta di fermare la costruzione della rotatoria. Il motivo principale della protesta è legato al ridimensionamento della piazzetta che la costruzione della rotatoria comporta e quindi alla riduzione di uno spazio verde e ombroso, fatto di qualche albero e una serie di alti cespugli. Sostengono la protesta dei residenti del quartiere le forze politiche dell’opposizione, compresi i tre consiglieri dissidenti del PD, che sostanzialmente considerano la rotatoria un’opera inutile e non risolutiva dei problemi del traffico in quella zona. A completare il quadro le ripetute e pesanti minacce ricevute nei giorni scorsi dal vicesindaco Sergio Cardia (anche assessore all’urbanistica) per spingerlo a desistere dalla realizzazione dell’opera. Ma quali sono le ragioni che portano l’amministrazione comunale a ritenerla invece utile? Lo abbiamo chiesto al sindaco Aldo Pili.

Sig. Sindaco, qual è l’utilità di una rotatoria in via Monserrato, all’altezza dell’incrocio con via Bologna e via Tripoli?

La realizzazione della rotatoria, secondo i progetti ideati dall’amministrazione da vari anni, ha la funzione di regolatore del traffico automobilistico in un punto cruciale del nostro sistema viario. Nessuno può negare che la crescita esponenziale della popolazione di Sestu in questi ultimi quindici anni rende urgente adeguare con efficienza l’intero sistema ai fabbisogni attuali di mobilità, per cui la sua realizzazione rientra in questa logica. Oltretutto, quel particolare contesto viario è messo sempre più a dura prova dal traffico proveniente dai centri ad ovest della SS 131 e da quello del bacino del Parteolla e Trexenta diretto verso il policlinico e la annessa sede universitaria. Inoltre, la rotatoria consentirà ai mezzi pesanti e ai pullman snodati di poter manovrare con maggiore facilità e funzionalità in un punto oggi molto difficile.  Peraltro,  tale opera rientra nella programmazione generale della sistemazione delle strade locali che finora hanno conservato una configurazione urbanistica più adatta al vecchio centro agricolo che a quello moderno e dinamico quale è la nostra cittadina.

Le forze politiche dell’opposizione sostengono che non si tratti di un’opera prioritaria e che sarebbe più utile destinare le risorse stanziate ad altri scopi, come la sistemazione delle strade o delle fognature. Cosa risponde a queste obiezioni?

La risposta è molto semplice. Le motivazioni che ho esposto in precedenza danno la misura della esigenza di intervenire quanto prima in quella parte del sistema. Favorendo peraltro, fatto non secondario, l’attenuazione del pericolo rappresentato dal deflusso delle acque da via Bologna nei momenti di grande piovosità. Per quanto riguarda la lamentela della sistemazione delle strade, forse certe persone piuttosto che farsi  accecare da pregiudizi o furori ideologici da nostalgici conservatori, dovrebbero semplicemente osservare la realtà o ascoltare quanto viene ripetuto continuamente o leggere quanto viene scritto nei programmi annuali e pluriennali dell’amministrazione per capire che si sta portando avanti un grande investimento nelle strade di Sestu. Ciò grazie allo sforzo di questa amministrazione che, a differenza di altre, sta portando avanti investimenti come mai era avvenuto negli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda le fogne, la cecità si accompagna a una certa ignoranza di chi dovrebbe sapere ma non fa nulla informarsi, nonostante io personalmente abbia spiegato più volte queste tematiche. Ma proprio per non lasciare nulla di intentato, ribadisco anche per chi non vuole ascoltare che l’investimento nel sistema fognario, importante e fondamentale per la nostra realtà, non è compito dell’amministrazione ma della “A.T.O.” che per motivi politici ben noti non ha certo favorito il nostro fabbisogno in questi ultimi anni.

Nella seduta del consiglio in cui è stata approvata la realizzazione della rotatoria si sono sentite motivazioni contrarie basate su opposti presupposti. Da un lato c’era chi (Michela Mura, consigliere dissidente del PD) lamentava la mancanza di una visione d’insieme e quindi considerava l’opera una soluzione di carattere contingente; dall’altro chi invece (Luciano Muscas, consigliere dei Riformatori) vi accusava di voler realizzare un’opera che guarda al futuro ma di nessuna utilità nell’immediato. Come si inquadra la rotatoria di via Monserrato nell’idea di sviluppo urbano che ha in mente questa amministrazione?

Chi come la consigliera Mura lamenta la mancanza di una visione di insieme, dovrebbe non farsi condizionare da sterili e inutili pregiudizi nei confronti degli amministratori. Se fosse un po’ più serena e libera da un sentimento che è rivolto in tutt’altra direzione rispetto ai temi amministrativi, si accorgerebbe che questa amministrazione ha sempre operato, non solo in questo settore ma in tutti quelli di competenza, con un intento programmatorio generale, rivolto a ricercare le soluzioni migliori per l’intera comunità. Per quanto riguarda la seconda osservazione, mi pare che i chiarimenti si evincano dalle considerazioni già svolte.

Da tempo “piazzetta Pertini” non assolve a quella che è una delle funzioni tipiche di una piazza: favorire l’aggregazione dei cittadini. Ciò è in parte legato alla sua posizione al centro di strade sempre più trafficate e rumorose, in parte alla mancanza di panchine in cui sedersi. Prima del divampare della protesta infatti a nessuno veniva in mente di godere dell’ombra degli alberi portandosi una sedia da casa. Il suo valore sta dunque nella presenza stessa degli alberi, che abbelliscono il quartiere e aiutano a depurare l’aria. Che fine faranno quegli alberi una volta costruita la rotatoria? E come si pensa di supplire al “danno” estetico e salutare?

Innanzitutto, gli alberi non verranno abbattuti ma semplicemente rimossi e trapiantati nelle aree del quartiere Dedalo su cui stiamo intervenendo con investimenti continui per migliorare la vivibilità della zona, nonostante le grandi difficoltà frapposte dal fallimento. Il danno estetico, se di ciò si può parlare, verrà del tutto attenuato dall’arredo urbano che a breve e nel medio termine arricchirà la zona e non solo. E’ opportuno ricordare, tra l’altro, che finora la Piazza Pertini era abbandonata e per nulla frequentata proprio per le condizioni ambientali del sito.

La protesta contro la rotatoria si interseca con il diffuso bisogno dei cittadini di disporre di più aree di verde pubblico curato e attrezzato. Non le sembra che il Comune dovrebbe dare decise risposte anche a questa sentita esigenza?

L’amministrazione fin dai primi momenti si è preoccupata del verde pubblico. Non come fatto singolo o episodico, cioè cura di uno o pochi alberi o messa a dimora di qualche tratto di manto erboso. Invito tutti a fare memoria di come erano le nostre piazze nel 2005,  il parco comunale  e il cimitero, per capire quale grande passo in avanti sia stato fatto. Continueremo ancora nel miglioramento del sistema con progetti realizzabili che riguardano le aree interne all’abitato oggi non gestite dal comune, in quanto non competente, e stiamo per proporre al consiglio l’approvazione di un regolamento generale per la cura e la gestione del verde, che permetterà senza dubbio di fare progressi in questo ambito. Tutto per il benessere della nostra comunità che è sempre il nostro primo interesse. Ringrazio per l’attenzione. Giungano ai lettori di Sestu Reloaded e ai concittadini tutti i più cordiali saluti.

Sandra Mereu

Il PD ha un nuovo capogruppo

Ieri si è svolta la prima seduta del consiglio comunale dedicata all’approvazione del bilancio per l’esercizio finanziario del 2012. I lavori si sono svolti in un clima di confronto serrato ma anche di collaborazione tra le parti che ha portato all’approvazione di alcuni punti qualificanti del bilancio comunale: l’aliquota IMU per i terreni fabbricabili si è assestata al 5,8%, le fasce di reddito al di sotto dei 10.000 euro non pagheranno l’addizionale IRPEF. La giornata però sarebbe potuta essere molto più produttiva e molti altri punti si sarebbero potuti definire già ieri se la maggioranza avesse potuto contare anche sulla presenza dei tre consiglieri del PD Ledda, Pisu, Mura i quali hanno disertato l’aula, ostacolando di fatto il regolare svolgimento della seduta. Nel pomeriggio infatti è mancato il numero legale e la seduta si è dovuta sospendere. E’ ormai evidente che si tratta di una scelta strategica tesa a contrastare l’azione della maggioranza. Peraltro i tre consiglieri avevano anche presentato alcuni emendamenti che sono stati poi abbandonati al loro destino.

Tanta irresponsabilità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e così ieri il sindaco Aldo Pili in quanto esponente PD, e gli altri consiglieri del gruppo, Angioni Giancarlo, Meloni Pierpaolo e Podda Giovanna, hanno deciso di revocare la consigliera Mura Michela da capogruppo e contestualmente di designare per questo incarico la consigliera Podda Giovanna. Il persistente atteggiamento della consigliera Mura di non tenere in alcun conto l’esigenza di collegialità all’interno del gruppo evidentemente non poteva essere più tollerata. Molto spesso – mi è capitato varie volte di riferirne in questo blog – in sede di consiglio comunale Michela Mura esprimeva posizioni non concordate e non rispondenti alla volontà della maggioranza del gruppo e della coalizione. E – riferiscono gli altri consiglieri – le diverse occasioni di confronto cercate nell’ultimo periodo per  trovare una soluzione ai problemi hanno registrato solamente un netto atteggiamento di chiusura da parte sua.

Sandra Mereu

Presentazione del libro “IL TEMPO” di Aldo Pili (Albatros, 2011)

“E’ un incontro – o piuttosto uno scontro – fortuito quello tra il professor Roci, insegnante di filosofia in pensione, e l’orologiaio Taddei, anch’egli ormai in pensione, ma abituato a passare le giornate nella sua bottega; due persone apparentemente distanti nei modi e nelle esperienze, quasi agli antipodi, due persone che hanno dedicato la propria intera vita alle rispettive passioni: la ricerca puramente intellettuale il primo e la minuziosa perizia manuale il secondo. Due strade destinate forse a incrociarsi, complice la piccola bottega dell’orologiaio e la melodia dei rintocchi emessa dai numerosi e svariati apparecchi che tapezzano il locale, per consentire loro di afferrare a piene mani i rispettivi sogni, accomunati non a caso da un fattore comune: il tempo.” 
(Dalla quarta di copertina)

Il libro sarà presentato Venerdì 2 dicembre, alle ore 18.30 presso l’aula del Consiglio comunale in via Scipione.

Interverranno con l’autore: Gianni Filippini, Mario Orrù, Gabriele Uras.