“Accarezzavo da un decennio l’idea di mettere in scena Bellas Mariposas” – Intervista all’attrice Monica Demuru di Pier Giorgio Serra

monica 3“Bellas Mariposas” è un racconto lungo, scritto da Sergio Atzeni e pubblicato postumo. Le due protagoniste adolescenti, Luna e Cate (voce narrante), ci portano per mano nel sogno lungo un giorno di una loro giornata particolare che si snoda tra le inquietudini metropolitane vissute in un quartiere della periferia di Cagliari e la loro sfrontata voglia di vivere la vita così come è, senza filtri morali o reverenze dovute alle convenzioni sociali. In questo racconto Atzeni inventa un nuovo modo d’uso della parola scritta, va alla ricerca delle radici linguistiche di una comunità subalterna, attraverso una forzatura destrutturatrice della lingua egemone. Monica Demuru ha dato voce a queste parole nella sua personale reinvenzione del testo atzeniano proposta in occasione della premiazione della quattordicesima edizione del Premio letterario Antonio Gramsci. Il lavoro, per la regia di Annalisa Bianchi e prodotto da Egumteatr, si presenta come musica di parole per amore e per rabbia. Negli spazi della sala conferenze del Comune di Ales è andato in scena sotto forma di Reading, con Monica Demuru a dar vita ad un ideale dialogo tra la vitalità senza tempo delle parole scritte da Atzeni e l’espressività potente e ridondante della voce dell’attrice accompagnata dal contrappunto dei gesti minimi e attenti del suo corpo avvolto da una trama sonora che spaziava da Benjamin Britten ai Velvet Underground, da Giovanni Guaccero ai Clash. Abbiamo rivolto alcune domande all’attrice.

Perchè portare il testo di Sergio Atzeni a Teatro?

L’idea è venuta ad Andrea Nanni come proposta per il cartellone del festival teatrale di Castiglioncello, che in quell’anno, credo il 2012, dirigeva. Fu lui a mettere insieme me e la regista Annalisa Bianco, ignaro del fatto che io accarezzavo da un decennio l’idea di mettere in scena proprio Bellas Mariposas. Evidentemente la natura monologante di questo testo e la sua potenza evocativa e ritmica si impongono quasi spontaneamente. Se pensi che del testo originale sono state tagliate forse quattro pagine, hai la misura dell’intenzione performativa già nel testo all’epoca della pubblicazione. Come tutte le opere d’arte è il dispositivo estetico nel suo complesso a rendere Bellas Mariposas un soggetto scenico interessante. Non si trattava di portare Atzeni in teatro ma finalmente di seguirlo!

Quanta oralità c’è nel testo di Atzeni?

La lingua di Bellas Mariposas è un’invenzione preziosa proprio perché costruita collocando l’italiano regionale e il dialetto all’interno di una forma letteraria molto controllata. La gergalità dei ragazzi cagliaritani dell’epoca scorre in stringhe scritte tra flusso di coscienza, senza punteggiatura, e lunghe pause musicali. Una prosa poetica rovesciata verso il basso che attinge, divertita, alle più gustose espressioni della parlata autentica dei contemporanei di Atzeni, attualissima anche oggi. Ridurla a espressione “vernacolare” e realistica o, viceversa, considerarla solo invenzione letteraria sarebbe riduttivo.

La sua è una lingua meticcia. Che difficoltà comporta portarla a teatro, dalla pagina scritta alla voce viva e presente della scena?

L’efficacia del testo di Atzeni risulta evidente proprio nella sua comprensibilità a tutti i pubblici anche quando il meticcio spinge verso l’estremo. C’è una misura studiata che consente, attraverso il contesto, la comprensione delle parole ed espressioni più oscure, soprattutto ai non sardi, senza che ci si senta estranei o respinti. Più difficile restituire l’innocenza della protagonista anche attraverso l’oscenità delle situazioni che racconta e del relativo linguaggio. Era nostra preoccupazione, inoltre, rispettare la struttura formale misteriosa e poetica del testo – blocchi, pause, espressioni interrotte, allusioni -, senza sottrarre credibilità a Caterina. Piuttosto complicato per la memoria la gran mole di ripetizioni, elenchi e sgrammaticature volute. E’ stata poi necessaria una speciale attenzione a tenere l’equilibrio tra la comicità e la drammaticità del testo, senza sbilanciarlo in una unica direzione.

Molti scrittori sardi sono innamorati del passato, anche Atzeni in alcuni suoi testi. In Bellas Mariposas invece ha scelto il presente o forse, grazie alla sua scrittura visionaria, il futuro, questo o altro ha influenzato la tua scelta del testo?

Da questo testo venni letteralmente folgorata. Si materializzavano davanti a me i tipi umani della mia adolescenza tra Oristano e Cagliari, dei “fantasardi” demenziali e miserabili in cui le donne trascinavano il carico di responsabilità e lavoro e i bambini, già vecchi nella violazione e saggezza, erano piccoli eroi sommamente comici nell’inventare modi per non impazzire. La sola idea di poter finalmente usare in scena il gergo inventivo e sintetico con cui avevo parlato anch’io mi elettrizzava. Mi pareva che la sensibilità di Atzeni avesse intercettato un bisogno a lungo covato in Sardegna: non solo mettere finalmente in scena la “Commedia Umana” delle periferie campidanesi più degradate, ma sfilare la comicità al teatro amatoriale, al cabaret, al bar, alla strada restituendo, in uno specchio deformato e drammatico, l’autenticità di un popolo ben al di la della cronaca.

C’è ancora Sergio Atzeni nei tuoi lavori futuri?

Ho scritto alcune canzoni ispirate ai suoi testi per “Podology”, titolo del nuovo concerto e prossimo cd col pianista Natalio Mangalavite. Il prossimo agosto faremo tre date in Sardegna al Time in Jazz di Paolo Fresu.

Pier Giorgio Serra

 

XIV edizione del Premio gramsci, ad Anna Pistuddi il secondo premio per la poesia in lingua italiana

locandina premiazione ultima (2)Giovedì 22 gennaio 2015 si svolgerà ad Ales (sala conferenze del comune) la premiazione dei vincitori della quattordicesima edizione del Premio letterario Antonio Gramsci. Una qualificata giuria composta da Salvatore Zucca, Presidente, Giulio Angioni, Maria Paola Masala e Lilli Pruna, ha attentamente vagliato le 34 opere inedite arrivate ed equamente divise nelle tre sezioni in cui si articola il Premio: saggistica, Prosa e poesia in lingua italiana, Prosa e poesia in lingua sarda.

Per la saggistica il primo premio è andato a Michele Marseglia che ha presentato un lavoro dal titolo “Antonio Gramsci Tracce di vita e di pensiero nelle Lettere e in altri scritti: rivisitazione di una biografia” di cui si è apprezzato in particolare la scrupolosa attenzione con cui analizza sia il contesto sia il significato della complessa biografia di Gramsci, evitando di vedere in ogni episodio della vita del giovane Gramsci la prefigurazione di ciò che sarà il pensiero del Gramsci maturo.

Il primo premio per la sezione Prosa e poesia in lingua italiana è andato all’opera “Su sessantotto” scritto da Costantina Frau, un lungo racconto ricco di cultura, angosce, speranze, illusioni. Del racconto si apprezza la capacità della protagonista di comunicare il dramma di un’esistenza dimidiata tra il forte ancoraggio al mondo di tradizioni e valori di un paese della Sardegna, e l’apertura verso il mondo della cultura, dell’arte, degli studi conquistato al prezzo di indomabile bontà e di grandi sacrifici. In esso il Sessantotto è vissuto e raccontato da una angolatura particolare e antiretorica. Una galleria di tipi umani e di situazioni rende il lavoro godibile. Ci piace inoltre segnalare che per questa sezione Anna Pistuddi di Sestu si è aggiudicata il secondo premio con la poesia “Diciotto novembre duemilatredici”.

Nella sezione Prosa e poesia in lingua sarda ha vinto il racconto “Sa notte tribulata de Maria Bonaria” di Vittorio Sella. Qui “la constatazione di un affresco distrutto – si legge nelle motivazioni della giuria – fa scattare nella protagonista anziana il filo dei ricordi di tutta una vita con le sue ansie, le sue speranze, le sue illusioni”.

La premiazione dei vincitori si svolgerà giovedì 22 gennaio nell’ambito di una più ampia iniziativa (leggi il Programma 22. 23 gennaio 2015) che unisce il nome di Gramsci (nel centoventiquattresimo anniversario della nascita) e quello di Sergio Atzeni, di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte. A partire dalle 17.30, reading di brani tratti dal romanzo Bellas Mariposas e letture di articoli giornalistici su Gramsci (raccolti nel numero speciale del Cagliaritano“Un caffè con contorno di jazz. Speciale tutto Gramsci”) faranno da corollario alla consegna dei premi.

“Un caffè con contorno di Jazz”

Un caffé con contorno di Jazz

Speciale Tutto Gramsci. Un caffè con contorno di Jazz.

Speciale Tutto Gramsci. Di recente la rivista Il Cagliaritano ha pubblicato un numero monografico (n. 2/2014) interamente dedicato a Gramsci. Uno speciale dall’accattivante titolo “Un caffè con contorno di Jazz”. Allegato alla rivista c’è un cd musicale, Gramsci in concert, che contiene il concerto di Sant’Anna Arresi del 31 agosto del 2008 eseguito nell’ambito della ventitreesima edizione del festival Ai confini tra Sardegna e jazz. Qui le note del trombone di Giancarlo Schiaffini e del contrabasso di Adriano Orrù accompagnano e si alternano con le voci di Giorgio Baratta e Clara Murtas. Le registrazioni sono state realizzate da Paolo Zucca e Pierpaolo Meloni, il mixaggio del suono è di Tommaso Coccia, mentre le foto che accompagnano il disco sono di Luciano Rossetti.

Ma che c’entra Gramsci con il jazz? Non sarà forse che la bulimia gramsciana scoppiata a livello globale negli ultimi anni stia impastando in un unico calderone tutto ciò che pare e piace? No, non è così. Fu proprio Antonio Gramsci in una Lettera alla cognata Tania Schuch, datata 27 febbraio 1928, a coniare l’espressione «un caffè con contorno di jazz». E lo fece in un contesto molto interessante per chi ha cuore i meccanismi che muovono le rivoluzioni culturali e artistiche, quale è stato il jazz per tutto ventesimo secolo e oltre. In questa lettera Gramsci riferisce a Tania il tenore di una piccola discussione carceraria con un tale, un evangelista o un metodista, che aveva una paura matta che i piccoli commercianti extracomunitari (cinesi) facessero un innesto dell’idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo. Per rincuorarlo, Gramsci gli fa notare che il buddismo non è un’idolatria e che la sua influenza sulla civiltà occidentale ha radici molto più profonde di quanto potesse sembrare. La vita di Budda – gli spiega Gramsci – circolò in Europa fin dal medioevo come la vita di un martire cristiano, santificato dalla Chiesa.

Il vero pericolo per l’Europa è il jazz. Gramsci era convinto che il pericolo per la mentalità europea di allora, permeata com’era di ideologia coloniale e imperialista, fosse piuttosto rappresentato dalla musica dei neri. Il jazz – si legge nella lettera indirizzata a Tania – ha conquistato lo strato colto della popolazione europea, creando intorno ad esso un vero fanatismo. Trattandosi di una musica che si sviluppava intorno alla ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno attorno ai loro feticci danzando, che cioè si esprimeva nel linguaggio più universale, il jazz era per Gramsci destinato ad avere risultati ideologici. Il povero evangelista – racconta Gramsci – alla fine si convinse che mentre temeva di diventare un asiatico, senza accorgersene stava diventando un negro e che il processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio, tanto da non potere più rinunziare al caffè con contorno di jazz.

Cinquanta pagine fitte fitte. Nella rivista troviamo scritti di Enrico Berlinguer, Giuseppe Podda, Sergio Atzeni, Teresina Gramsci, Giovanni Lai, Claudia Zucca e Giorgio Baratta. Si tratta di scritti già pubblicati in passato dalla stessa rivista, la maggior parte in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, nel 1977. Claudia Zucca ha assemblato, curato e abilmente tradotto in inglese tutto il materiale. Il risultato è accattivante. Soprattutto offre un’importante occasione di riflessione sulla politica, quella attuale e quella del secolo appena trascorso. «Il comunismo italiano non era il comunismo sovietico» si legge nell’incipit della prefazione curata dalla stessa Claudia Zucca.

Spiccano alcune perle. Di grande interesse gli articoli della raccolta che testimoniano l’inaugurazione del Piano d’uso collettivo che lo scultore Gio Pomodoro dedicava a Gramsci per il quarantennale della sua morte. Era il primo maggio del 1977, l’inaugurazione avvenne ad Ales qualche giorno dopo la visita di Berlinguer. Parlarono in quell’occasione Maria Fenu, sindaco di Ales, Pietrino Soddu, Presidente della Giunta regionale sarda. Parlò infine Pietro Ingrao, Presidente della camera dei deputati, che più di tutti seppe cogliere l’essenza profonda di quell’opera artistica. Così risuonarono le sue parole: «l’artista non ha detto: ecco la mia opera. Ha capito la storia, i bisogni e le tradizioni di questo paese. E, dentro questo paese con gli scalpellini, i giovani, il Comune e con altri artisti, ha collocato la sua opera, ch’è bella, ma più bello è il processo intellettuale che gli ha dato vita e la farà vivere come lotta, come conquista della coscienza della gente. Queste cose ci sono chiare perché c’è stato Gramsci: questa grande forza creativa che, anche nelle sue lettere tragiche, non chiedeva mai di essere compianto. Quando Gramsci morì sembrava un uomo irrimediabilmente sconfitto. Oggi risultano condannati dai fatti e dalla storia i suoi carcerieri».

La testimonianza di Teresina. Non meno appassionata e ricca di acute osservazioni è la testimonianza di Teresina, l’amata sorella di Gramsci, raccolta da Giuseppe Podda (pagina 22 della rivista). Veniamo a sapere che Nino cantava alla sarda. Aveva una voce nasale, potente. E raccontava tante storie, anche un po’ spinte, di frati e di preti.

Gli articoli di Sergio Atzeni ed Enrico Berlinguer. Nell’articolo intitolato E se tornasse Radames? Sergio Atzeni ci parla dell’importanza della musica per Gramsci all’interno del tema più generale della cultura, degli intellettuali e della conquista dell’egemonia. Per l’intellettuale sardo – ricorda a questo proposito Sergio Atzeni – l’opera lirica è l’unica forma d’arte che ha unito il popolo italiano. Enrico Berlinguer rende invece un tributo al pensiero gramsciano, analizzandolo sotto plurimi aspetti. Con lucida costruttività mette in risalto l’unicità dell’apporto gramsciano al pensiero comunista mondiale.

Le immagini. Le cinquanta pagine della rivista sono correlate da un apparato fotografico di eccellenza, rigorosamente in bianco e nero. Si riconosce un giovane Pinuccio Sciola mentre ascolta attentamente il poeta Antonio Sini che parla con Enrico Berlinguer del Piano d’Uso collettivo.

Il valore della raccolta. Il corpus di scritti raccolti da Claudia Zucca offre un’importante testimonianza della vitalità e produttività del pensiero di Gramsci. Le parole di chiusura della sua prefazione lo riassumono con grande efficacia: «la filosofia gramsciana è per le masse, comprensibile ad esse, possibile da mettere in pratica. Questo emerge in modo lampante dalle celebrazioni per i 40 anni della sua morte e dalla attività popolare che ne è scaturita. Il popolo sardo era in piazza unito da un’idea che lo rendeva protagonista proprio in accordo con la filosofia della praxis».

Pier Giorgio Serra

Riondino e Brogi ad Ales con “Le pietre di Gramsci”

Le pietre di GramsciLunedì 29 settembre 2014, presso la sala convegni del comune di Ales alle ore 18, sarà proiettato il documentario Le pietre di Gramsci di David Riondino e Paolo Brogi. Con gli autori autori sarà presente Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda – Società Umanitaria di Cagliari. L’iniziativa è organizzata e promossa dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci di Ales in collaborazione con CultureFestival.

Il documentario  Una lunga e affezionata visita al cimitero dei poeti a Testaccio, per occuparsi delle “pietre di Antonio Gramsci” e dei misteri che circondano ancora la vita del fondatore del partito comunista italiano. Partendo dalle pietre – quei piccoli ricordi di devozione che sull’esempio delle tombe ebraiche vengono lasciate di continuo sul sepolcro di Gramsci a Testaccio – ci si deve misurare anche con i misteri che riguardano il pensiero e gli scritti di Gramsci. Come in un nuovo Spoon River che ridà voce ai poeti, primo fra tutti il Pasolini delle “Ceneri di Gramsci”, David Riondino e Paolo Brogi hanno messo a punto questo nuovo omaggio a Gramsci che passa attraverso la voce di altri ospiti del cimitero acattolico di Testaccio come Gregory Corso, Rodolfo Wilcock, Percy Bysshe Shelley…Un percorso che approda quasi naturalmente, nella quiete del cimitero di Testaccio, agli interrogativi che sono scaturiti dal dibattito in corso su Gramsci, a partire dalla denuncia degli storici Luciano Canfora e Franco Lo Piparo ai quali risponde Giuseppe Vacca. Insomma, perché i Quaderni del carcere sono 33, e non 34, come in origine e più volte annunciato dallo stesso Togliatti? Un quaderno «si è perduto»? Gramsci sapeva che Sraffa trasmetteva le sue lettere a Togliatti? Nonostante la successiva «vulgata» del partito, che avrebbe dipinto un Gramsci «morto nelle carceri fasciste», egli passò i suoi ultimi due anni e mezzo in libertà condizionale. È verosimile che in quegli anni abbia smesso quasi completamente di scrivere? E perché non riprese i contatti con i vertici del partito e dell’Internazionale comunista? Alcune di queste domande sono inedite. Tutte aspettano ancora risposte convincenti.

Gli autori – Paolo Brogi, giornalista e scrittore, ha lavorato per “Reporter” (1985-6), “’L’Europeo” (1987-1995), “Il Corriere della Sera “(1996-2009).  David Riondino, cantautore, attore, regista e scrittore, è anche direttore e consulente artistico di diversi teatri che promuovono l’incontro tra generi e artisti di diverse provenienze.

Nella cella di Gramsci

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Carcere di Turi

Chi arriva a Turi proveniente da Bari, appena entra nella cittadina pugliese che ha ospitato Antonio Gramsci dal 19 luglio dal 1928 fino al 19 novembre del 1933, si trova, quasi subito, sulla destra, l’imponente e burocratica mole ottocentesca della Casa di reclusione. Si tratta di un ex convento delle Clarisse adibito a carcere dopo l’unità d’Italia. Sulla facciata, in alto, a sinistra del grande portone d’ingresso c’è una lapide qui posta il 27 aprile del 1945 che recita: “In questo carcere visse in prigionia Antonio Gramsci. Maestro liberatore martire, che ai carnefici stolti annunciò la rovina, alla nazione morente la salvazione, al popolo lavoratore la vittoria”.

Visitare la cella e i cortili dove Gramsci era “Ristretto”, così si legge in un’altra targa posta a fianco dell’ingresso della cella dove trovò dimora, non è impresa facile. Ancora oggi l’istituto di pena ospita un centinaio di reclusi, quasi tutti ergastolani. Le misure di sicurezza impongono il massimo riserbo. Una guardia solerte ci invita gentilmente a riporre nella custodia la macchina fotografica, che non può essere usata neanche per fotografare l’esterno. Devo ringraziare per questa opportunità Michele e Vito, i due gentili accompagnatori che qualche giorno prima della partenza mi hanno messo in contatto, in qualità di rappresentante dell’Associazione Casa natale Antonio Gramsci di Ales, con la nuova amministrazione del comune di Turi che già si stava attivando presso la direzione del carcere per favorire la visita alla cella di Gramsci dello scultore Pinuccio Sciola. Una delle ultime sculture dell’artista di San Sperate è infatti dedicata a Gramsci e alla sua prigionia (La porta della cella di Gramsci). Il supplemento letterario del Corriere della sera, il 03 agosto 2014, ne pubblicava, a tutta pagina sulla copertina, la magnifica immagine.

La visita si avvera il 26 agosto, giorno di Sant’Oronzo, martire e patrono di Turi. L’appuntamento è per le nove in Piazzale Aldo Moro, l’ampio spazio che mette in contatto la struttura penale con il resto del paese e che fa quasi da cerniera tra il centro storico e la parte nuova della cittadina. Quando arriviamo, Sciola ed io, ad attenderci c’è il nuovo vice-Sindaco della cittadina Lavinia Orlando in compagnia dell’assessore Piero Camposeo. Subito dopo ci raggiunge, per un breve saluto, il sindaco Menino (Domenico) Coppi, un amministratore gentile ed efficiente. Si rammarica di non poterci accompagnare nella visita al carcere: lo attendono quattro ore di processione. Varcato il portone ed espletate le formalità burocratiche, controllo dei documenti, svuotamento delle tasche, consegna dei telefonini e delle altre apparecchiature elettroniche, avviene l’incontro con una giovanissima comandante delle guardie. Insieme ad altre quattro guardie, ci accompagna fino al primo piano dove si trova la cella di Gramsci, la matricola 7047. Le guardie seguono un rigido protocollo carcerario fatto di inferriate che si aprono e si chiudono in continuazione. Man mano che ci avviciniamo monta l’emozione, anche perché è la prima volta che varco il portone di una galera.

Una cella ampia. Quando la porta della cella si apre la prima cosa che noto è l’ampiezza. E’ grandissima e molto alta, troppo per un singolo carcerato. Penso subito al grande freddo che lì vi ha patito Antonio Gramsci. Le pareti sono tutte bianche e il pavimento è di un misto tra terra e ghiaia, calce e cemento. Sulla parete di destra, rispetto all’ingresso, sono appesi, con un certo ordine, le corone di fiori, i gagliardetti, le medaglie e i nastri, lasciati dai numerosi visitatori che nel corso del tempo hanno svolto mesti pellegrinaggi in questo luogo di dolore. E di rabbia. C’è il ricordo del passaggio di due Presidenti della repubblica: Sandro Pertini e Giorgio Napolitano. Tanti sono stati anche i visitatori delle sezioni, dei comitati federali e regionali, delle direzioni e segreterie del Partito Comunista Italiano. E quelli dei comuni antifascisti d’Italia. Al centro della parete di fronte c’è il piccolo letto dove per quasi cinque anni ha dormito e sognato “il più grande dono che la campagna ha fatto alla città”, come il grande storico inglese Eric Hobsbawm ha definito il pensatore sardo. Sulla destra del letto una sedia e un piccolo tavolo che fungeva da scrivania. Lì il pennino grattava sui fogli dei Quaderni e delle Lettere per mettere nero su bianco i tanti pensieri che prendevano forma nella testa leonina di Antonio Gramsci. Accanto, impolverati dal tempo, stanno le prime edizioni Einaudi delle Lettere dal carcere (1947) e dei Quaderni tematici, quelli famosi con le copertine verdi. Alla sinistra un catafalco di legno e stoffa, che fungeva da servizio igienico, conserva al suo interno un pitale e altro materiale…

Edizione anastatica dei Quaderni del carcere

Edizione anastatica dei Quaderni del carcere

Il muro di fronte alla porta è per buona parte interessato da una grande finestra con doppia inferriata. Ferro grosso, massiccio e arrugginito. Osservo con attenzione la porta della cella e penso ai dolori fisici e mentali patiti da Gramsci, alla sadica crudeltà di un regime che ne metteva a seria prova la stabilità fisica e mentale con quei secondini che avevano precise istruzioni di battere forte il portello della sua cella per svegliarlo ad ogni ora della notte. E non posso fare a meno di pensare alle difficili e dolorose condizioni in cui lavorava. Mi sovviene la testimonianza di Gustavo Trombetti (riportata da Gianni Francioni nell’introduzione all’edizione anastatica dei Quaderni del carcere) che dal 1932, come compagno di cella, ne condivise la quotidianità sino alla sera prima della partenza da Turi. Trombetti ricordava, a distanza di più di quarant’anni, che Gramsci era solito andare su e giù per la cella «concentrato nei suoi pensieri. Poi, all’improvviso, si fermava, scriveva ancora poche righe sul quaderno e riprendeva a camminare». Una testimonianza, questa di Gustavo Trombetti, che si fa ancora più preziosa quando racconta la vicenda del recupero dei Quaderni dopo il trasferimento di Gramsci. «Gramsci temeva molto – spiega Trombetti – che gli fossero sequestrati, anche se per un semplice controllo; sapeva che sarebbero andati a finire al ministero e che in seguito sarebbe stato molto difficile recuperarli». Sarebbe stato molto rischioso includerli nel poco bagaglio che egli avrebbe potuto portare con sé. Per sottrarli alla vigilanza dei carcerieri, i due compagni escogitano allora un espediente: «Gramsci, in attesa che ci portassero al magazzino – continua Trombetti -, mi espresse la preoccupazione per la sorte dei suoi quaderni, nel caso che la guardia che assisteva con il compito di controllare ogni cosa che si metteva nel bagaglio non avesse lasciato passare quegli scritti. Certamente questi si sarebbero perduti per sempre. Così ci accordammo, facendo un piccolo piano. Lui a un certo punto avrebbe iniziato una conversazione con il guardiano, che era come Gramsci un sardo, in lingua sarda e, nel momento convenuto, proprio mentre Gramsci a bella posta si mise tra me e la guardia, io in quell’attimo presi dallo scaffale il pacco dei quaderni e li ficcai nel baule, avendo cura di coprirli subito con altre cose. Così l’operazione riuscì, e Gramsci fu più tranquillo. Riempito il baule, fu legato e piombato in presenza di Gramsci».

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Antonio Gramsci

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Sandro Pertini

Dalla cella al cortile. Chiediamo se è possibile visitare il cortile dove Gramsci passeggiava insieme agli altri reclusi. Gentilmente la giovane comandante delle guardie ci spiega che per motivi di sicurezza ciò non è possibile. Peccato. Sarebbe stato bello condividere i suoi passi e soprattutto vedere il luogo dove coltivava le rose. Quelle rose amorevolmente coltivate nel cortile del carcere di Turi che – scrive Giorgio Baratta nel suo fondamentale libro Le rose e i quaderni – “risvegliano nel prigioniero il senso dei fenomeni cosmici, del ciclo delle stagioni, diventano carne della sua carne… rappresentano una metafora della storia drammatica degli umani, che egli vive come natura, come corpo, come parte di sé e di cui egli stesso è parte”. Sarebbe stato interessante misurare con i propri passi il tempo trascorso da Gramsci nel cortile a dialogare e talvolta discutere animatamente con i suoi interlocutori, prigionieri politici come lui, con l’amarezza che gli procurava l’ostilità del gruppo dei detenuti comunisti. Tra questi vi era il giovane romano Angelo Schucchia che nel 1934 aderì al regime fascista e divenne l’informatore n° 670 dell’OVRA. Poteva però contare sulla solidarietà e aiuto di altri come Giovanni Lai e Bruno Tosin e soprattutto sull’amicizia di Sandro Pertini, unico detenuto socialista di Turi, che poi diventerà il settimo Presidente della Repubblica, in carica dal 1978 al 1985, e cittadino onorario di Turi. Questa la sua testimonianza, scritta nel volume Il Gramsci di Turi a cura di Ferdinando Dubla e Massimo Giusto: «A Turi di Bari, oltre che con me, strinse amicizia con due ex anarchici che erano stati condannati dalla corte d’assise di Milano; ma dopo un periodo di tempo di conversazioni con Gramsci, essi diventarono comunisti e gli furono sempre fedeli. (…) Un giorno mi disse: “Noi due dobbiamo iniziare una conversazione che durerà due mesi”. Capii subito che voleva persuadermi a passare al Partito Comunista; non riusciva a comprendere che un uomo come me, con la visione che avevo della lotta, col mio temperamento, potesse rimanere coi socialisti».

Usciamo dal carcere lasciandoci alle spalle un grumo di storia livida. Siamo molto emozionati. Pinuccio Sciola immagina di portare proprio qui la sua scultura in granito. Sarebbe davvero una singolare coincidenza trasferire il granito sardo in Puglia, nella terra da dove proviene il Sole produttore-Comune raccolto in pietra di Trani, la scultura che Gio Pomodoro nel 1977 ha donato ad Ales per la realizzazione del Piano d’uso collettivo dedicato a Gramsci. Io invece sono curioso di conoscere i percorsi fatti da chi veniva a Turi per colloquiare con la matricola 7047, la cognata Tania Schucht, i fratelli Gennaro e Carlo Gramsci. I nostri accompagnatori, sempre gentili e solerti, chiamano allora Giovanni Lerede, giornalista e storico di Turi. Negli anni trenta – ci spiega Lerede – a Turi c’erano solo due locande che affittavano camere, ma una sola aveva una finestrella da dove si poteva vedere la lingua di mare di cui parla Tania in una delle sue lettere. Ripercorro con lui le strade che dal carcere conducono all’edificio un tempo adibito a locanda. Si trova appena fuori il centro storico, dirimpetto all’imponente e barocco Palazzo marchesale che sovrasta tutta la cittadina, ma è diventata una casa anonima con un bar al pianterreno. La stazione dei treni dove arrivavano si trova invece nella parte opposta di Turi. E’ agevole immaginare la triangolazione dei percorsi da loro fatti tra stazione, carcere e locanda. A passi lenti camminiamo sulle stesse vie, mentre attorno impazza la festa di Sant’Oronzo. Facciamo a noi stessi una promessa laica: torneremmo presto a Turi per rendere omaggio alla prigionia di Antonio Gramsci e alla libertà delle sue idee.

Pier Giorgio Serra

“L’attualità del pensiero di Gramsci” in memoria di Enrico Bullita

Conferenza Gramsci 2Si è svolto, con notevole interesse del pubblico presente, il convegno sul tema dell’attualità del pensiero di Antonio Gramsci che l’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer” ha voluto dedicare alla memoria di Enrico Bullita, scomparso un anno fa.

Enrico Bullita è stato, negli ultimi anni della sua vita, il presidente onorario dell’associazione, che ha promosso e organizzato l’iniziativa nella propria sede. La finalità principale dell’associazione è infatti quella di gestire i locali siti al numero 5/7 di via Gramsci: un luogo carico di memoria e simbolico al tempo stesso per molti cittadini sestesi.

Fu proprio Enrico Bullita a volere fortemente, a metà degli anni ’50, insieme all’istituzione della sezione del partito comunista, l’edificazione dello stabile che doveva servire a dare una casa ai comunisti di Sestu per incontrarsi, discutere e svolgere l’attività politica legata alla militanza. L’associazione “Sestu con Enrico Berlinguer”, interpretando lo spirito comunitario che ispirò Enrico Bullita e i suoi compagni, mette questi locali a disposizione di tutti i partiti politici e associazioni che ancora oggi si riconoscono nei valori fondanti della sinistra.

Dedicare la conferenza alla memoria di Enrico Bullita è sembrato il modo migliore per ricordarlo. Perché, come ben sa la gran parte dei cittadini di Sestu, tutta la vita di Enrico Bullita e in particolar modo la sua azione politica, come amministratore e sindaco di questo comune, hanno avuto quale riferimento ideale e bussola di orientamento il pensiero e le idee di Antonio Gramsci.

Conferenza Gramsci 4Antonio Gramsci, nato ad Ales e cresciuto a Ghilarza, si trasferisce poi a Cagliari per studiare al liceo Dettori e qui si avvicina alla politica: alle idee sardiste dapprima e socialiste poi. E sempre a Cagliari fa le sue prime esperienze da giornalista come giovanissimo e combattivo redattore dell’Unione Sarda. Per parlare di Gramsci e dell’attualità del suo pensiero sono stati invitati i rappresentanti delle più importanti associazioni culturali sarde che hanno sede nei detti luoghi gramsciani (Casa Museo A. Gramsci di Ghilarza, Casa Natale A. Gramsci di Ales, Istituto Gramsci di studi e ricerche della Sardegna di Cagliari).

Tutte queste associazioni sono impegnate a studiare e divulgare il pensiero di Antonio Gramsci, che fu anche il fondatore del Partito Comunista Italiano, in modo particolare presso le nuove generazioni. Giuseppe Fiori, nella prefazione all’edizione del 1995 della sua “Vita di Antonio Gramsci”, a questo proposito scriveva:

 “I bimbi nati quando questo libro usciva (cioè nel 1966, ndr) sono oggi uomini di ventinove anni cresciuti in un passaggio d’epoca. Di Gramsci che cosa sanno? Poco o nulla. A loro dedico questa riedizione.”

Conferenza Gramsci 5Se questo era vero nel 1995 lo è tanto più oggi. Ci sono in Italia almeno due, tre generazioni di cui solo una ristrettissima élite ha idea di chi sia, cosa abbia fatto e cosa abbia rappresentato per milioni di italiani nel passato Antonio Gramsci.

Ciò che noi ignoriamo è invece ben presente all’estero. Negli ultimi decenni gli studi su Gramsci hanno conosciuto una forte ripresa – non essendo infatti mai del tutto sopiti –  in molti paesi di diversi continenti. Lo dimostrano innanzitutto i numerosi convegni che a lui vengono dedicati in varie parti del mondo e le tante pubblicazioni, di e su Gramsci, in lingua inglese, spagnola, portoghese e francese. L’interesse per il pensatore sardo è inoltre attestato dai corsi di studio che annualmente si tengono in varie Università di diversi continenti sulle sue riflessioni e i suoi scritti.

Gramsci è conosciuto senz’altro in America Latina. Piace ricordare come curiosità che il noto calciatore brasiliano Socrates, qualche anno fa in un’intervista rilasciata durante il suo soggiorno in Italia, alla domanda: «qual è l’Italiano che stimi di più?» rispose appunto: «Antonio Gramsci».

Conferenza Gramsci3Ma Gramsci è conosciuto anche negli Stati Uniti. Paradossalmente proprio dalla destra conservatrice. E’ noto che la destra americana ha letto Gramsci, assimilandone molto bene la lezione dell’intellettuale organico. E’ un fatto che l’ascesa del Partito Repubblicano è cominciata proprio a partire dagli sforzi coordinati di un gruppo sempre più largo di intellettuali e di una rete di centri di elaborazione teorica.

Anche nel mondo dell’arte il rilievo internazionale di Gramsci ha avuto un significativo riconoscimento. Il monumento, con annessa mostra, realizzato lo scorso anno a New York in un parco del Bronx dall’artista svizzero Thomas Hirschhorn, ha registrato un grande successo di pubblico e di critica.

E infine anche la Sardegna, proprio grazie a un progetto della Casa Museo di Ghilarza, si è inserita in questo movimento internazionale di studi gramsciani con l’istituzione di una summer school. Da quest’anno Ghilarza è diventata la sede di una scuola estiva dove docenti e ricercatori provenienti da Università straniere, incontreranno giovani studenti di tutto il mondo.

Tutto questo è sufficiente a farci capire che forse troppo frettolosamente e insipientemente la Cultura e soprattutto la Politica italiana si sono disfatti di Gramsci, delle sue idee e strumenti di analisi. La storia ci ha però insegnato che nei momenti di crisi e smarrimento, come quello che stiamo vivendo, le idee forti della tradizione sono quelle da cui si può trarre nuova linfa per trovare la via d’uscita.

Sandra Mereu

Convegno “Antonio Gramsci – Un pensiero ancora attuale”

Convegno e Mostra bibliografica

“ANTONIO GRAMSCI – UN PENSIERO ANCORA ATTUALE”

Giovedì 23 gennaio 2014, ore 18:30,via Gramsci 7 – Sestu

Convegno Gramsci_Sestu 4

Interverranno i rappresentanti delle principali associazioni culturali sarde impegnate a far conoscere alle nuove generazioni la figura e il pensiero di Antonio Gramsci. A margine del convegno sarà allestita una mostra bibliografica curata dall’Associazione “Casa Gramsci” di Ales.

L’incontro è dedicato alla memoria di ENRICO BULLITA nel primo anniversario della sua morte.

PROGRAMMA

SALUTI

Aldo Pili
Sindaco di Sestu

Roberto Bullita
Assessore alla Cultura

INTERVENTI

Alessandra Marchi
Casa Museo A. Gramsci – Ghilarza
“Biografia Gramsciana”

Pier Giorgio Serra
Associazione Casa Natale A. Gramsci – Ales
“Gramsci nella cultura italiana”

Eugenio Orrù
Istituto di studi e ricerche A. Gramsci della Sardegna
“Attualità di Antonio Gramsci”

Brochure invito Convegno “ANTONIO GRAMSCI – UN PENSIERO ANCORA ATTUALE”

UNA SCUOLA INTERNAZIONALE DI STUDI GRAMSCIANI A GHILARZA

Casa Museo Antonio Gramsci

Ghilarza, Casa Gramsci

La Scuola Internazionale di Studi Gramsciani – A conclusione di un articolato seminario metodologico e tematico sui Quaderni del carcere,  sabato 7 settembre a Gilarza sarà presentato il progetto di una Scuola Internazionale di Studi Gramsciani. La scuola avrà la sua sede centrale a Ghilarza e articolazioni in diverse Università del mondo.

Il progetto nasce dall’esigenza di fissare in Sardegna una rete di iniziative politiche e culturali capace di superare la precarietà’ logistica, le difficoltà finanziarie e le disattenzioni istituzionali che negli ultimi decenni hanno trascurato l’eredita’ gramsciana sarda – rappresentata dallo storico Istituto Gramsci di Cagliari, dalla più recente Terra Gramsci di Oristano, e soprattutto dalle Case Gramsci di Ghilarza e di Ales –, affidandola esclusivamente alla cura di pochi appassionati volontari.

L’ambizioso obiettivo è quello di superare il carattere episodico dell’offerta museale, della proposta divulgativa e della critica politica che sinora ha caratterizzato l’attività culturale di queste associazioni e di orientarlo nella direzione indicata dallo studioso gramsciano Giorgio Baratta, tesa a favorire lo studio e la ricerca, e specificamente lo studio di Gramsci e la ricerca secondo Gramsci.

La Ghilarza Summer School – I corsi si svolgeranno nei mesi estivi con cadenza annuale. Potranno partecipare i giovani studiosi che abbiano già operato nel campo della ricerca gramsciana o con gli strumenti dell’analisi gramsciana nell’ambito degli studi storico-politici. La scuola prevede il coinvoglimento di docenti e di ricercatori operanti in Università di diversi continenti, accomunati da una profonda considerazione per le intuizioni, le impostazioni concettuali e le nuove strade aperte da Antonio Gramsci nell’attività politica e negli scritti carcerari.

Il progetto, ideato e organizzato dall’Associazione Casa Museo A. Gramsci, si avvale della collaborazione istituzionale della Fondazione Istituto Gramsci e della International Gramsci Society  e del generoso sostegno della Fondazione Banco di Sardegna.

Il Seminario – L’occasione per la presentazione della Scuola Internazionale di Studi gramsciani è data dal seminario che si svolgerà a Ghilarza nelle giornate del 6 e 7 settembre.  La prima parte del seminario (6 settembre) avrà un carattere “metodologico” e sarà dedicato alla scrittura e alla lettura dei Quaderni con le relazioni di Fabio Frosini (Università di Urbino) e di Giuseppe Cospito (Università di Pavia). Seguirà (7 settembre) una sessione ”tematica” sulla dialettica egemonia-subalternita’ con le relazioni di Peter D. Thomas (Brunel University ‒ London) e di Cosimo Zene (School of Oriental and African Studies ‒ University of London).

Parteciperanno alle due giornate Gianni Francioni (Università di Pavia), Joseph A. Buttigieg (University of Notre Dame, Indiana, presidente della IGS ‒ International Gramsci Society), Gianni Fresu (Università di Cagliari), Dora Kanoussi (Benemérita Universidad Autónoma de Puebla, México), Mauro Pala (Università di Cagliari) e Giancarlo Schirru (Università di Cassino).

S. M.

Rock per Gramsci 2013

RockxGramsciRock per Gramsci arriva alla decima edizione e lo fa con un concerto esplosivo di tre band che si alterneranno sul palco della Piazza Santa Maria ad Ales sabato 31 agosto a partire dalle ore 22,00. La storica rassegna musicale, una delle più longeve del panorama sardo, nata nel 1991 in occasione del centenario della nascita del pensatore alerese, anche quest’anno vede gruppi locali insieme ad altri che con le loro produzioni musicali si sono affacciati sul panorama internazionale.

La rassegna ha come titolo “Il grido del popolo”, e della storica rivista su cui Gramsci scrisse dal 1914 al 1918, riporta uno scritto significativo del 24.11.1917, dove il filosofo ragiona sulle conseguenze dei primi tre anni di guerra sulle masse proletarie. Ragionamento che si può sintetizzare nella seguente citazione “Tre anni di guerra hanno ben portato delle modificazioni nel mondo. Ma forse questa è la maggiore di tutte le modificazioni: tre anni di guerra hanno reso sensibile il mondo. Noi sentiamo il mondo; prima lo pensavamo, solamente”. Gli orrori della guerra, per Gramsci, hanno avvicinato realtà diverse e uomini che sono diventati consapevoli di essere gli attori di un palcoscenico globale.

Ad aprire la serata sul palco di Santa Maria sarà la band locale di rock, blues e funk dei “Road for a journey”, formata da Claudio Porru alla chitarra, Luca Pisanu chitarra e voce, Luca Cascinu al basso e Fabio Cadoni alla batteria. Seguirà un gruppo proveniente dal Veneto, “Il buio”, una band punk di 5 elementi originaria di Thiene, Vicenza, formatasi nel 2009. Il gruppo nasce dall’esigenza di ritornare alle istanze originarie del punk e dell’hardcore, mettere in discussione lo status quo e raccontare ciò che accade con occhio critico e disilluso. Il sound mescola sonorità che vanno dagli At The Drive In, ai Beatles, dai Drive Like Jehu, Fugazi e Nation Of Ulysses ai Creedence Clearwater Revival e Captain Beyond, interpretati in una forma personale attraverso una miscela di arpeggi dal suono crunch, di hardcore, di psichedelia 70’s. Ritmiche convulse e veloci, talvolta matematiche, fanno da tappeto ad atmosfere oniriche e a testi di ispirazione faberiana. L’ultimo loro disco, “L’Oceano Quieto” è uscito a marzo 2013 prodotto da Autunno Dischi, etichetta fondata e gestita dalla band stessa e distribuito da To Lose La Track/Audioglobe.

La terza band a salire sul palco saranno i cagliaritani “Plasma Expander”. La formazione composta da Fabio Cerina (chitarrista, ex Bron Y Aur), Andrea Siddu (batteria) e Corrado Loi (basso e synth), ha al suo attivo tre dischi ed capace di trovare la sua migliore espressione nei live, dove i brani vengono triturati e trasfigurati da feroci improvvisazioni. Nell’ultimo lavoro “Cube”, uscito a marzo, la musica continua a bilanciare improvvisazione e struttura, noise e groove, ma ripetizione, minimalismo e psichedelia sembrano ora avere un ruolo più rilevante rispetto alle atmosfere più frammentate e cinetiche del passato. I Plasma Expander hanno recentemente concluso una tournée negli U.S.A. con Men Forever, progetto di Kid Millions degli Oneida. Chiuderà la serata il DJ set di Agitated Uruguay.

Questa decima edizione di Rock per Gramsci è arricchita dalla presenza di Giancarlo Schirru, uno degli studiosi che lavorano all’edizione nazionale degli Scritti di Gramsci, curatore della collana Studi Gramsciani nel mondo e docente all’università di Cassino. Dal palco Schirru leggerà e commenterà le pagine gramsciane che fanno da filo conduttore alla rassegna. Per tutta la durata del concertò sarà presente Luca Paulesu, nipote di Gramsci e autore della Graphic Novel “Nino mi chiamo” fantabiografia del piccolo Antonio Gramsci. Paulesu, che ha curato la linea grafica di tutta la rassegna, manifesti, magliette e shopper che saranno disponibili nella Piazza Santa Maria, disegnerà i suoi personaggi della famiglia Gramsci e interagirà con il palco e il pubblico.

Associazione Casa Natale Antonio Gramsci

Thomas Hirschhorn e il “Gramsci Monument” di New York

Monumento a Gramsci_N. Y.

New York ospita per due mesi e mezzo il monumento temporaneo dedicato a Gramsci dall’artista svizzero Thomas Hirschhorn. Inaugurata all’inizio di luglio, la monumentale casa di legno arricchita al suo interno da aforismi gramsciani – costruita a Forest Houses, nel Bronx – resterà in piedi sino a metà settembre. A chi come noi da anni è impegnato con le associazioni Casa Natale Antonio Gramsci e Casa Museo Antonio Gramsci a promuovere la conoscenza del pensiero e delle opere del grande intellettuale sardo, l’evento non poteva sfuggire. Tanta era la curiosità di conoscere le motivazioni che avevano spinto un artista come Thomas Hirschhorn a dedicare un simile monumento al nostro filosofo, che abbiamo pensato di chiederglielo direttamente.

SchemaNella lunga intervista che ci ha rilasciato e che potete leggere QUI in versione integrale, ci ha spiegato che il monumento a Gramsci è l’ultimo di una serie di opere dedicate a grandi filosofi. Prima di lui Spinoza, Deleuze, Bataille. Gramsci, nello schema ideato da Hirschhorn, un cerchio diviso in 4 parti che rappresentano le 4 forze del mondo, copre l’intersezione Politica/Amore. La scelta di Gramsci non è però legata solo a fattori razionali. L’artista svizzero si definisce infatti un “Gramsci-Fan”.

Perché Gramsci dunque? Hirschhorn lo spiega così: “Perché era un eroe; perché era un rivoluzionario; perché era pronto a pagare il prezzo del suo impegno; perché era uno stratega; per via della sua passione per la Politica; per il suo proposito di auto-definizione della propria posizione; per via del suo odio dell’indifferenza; perché ha scritto i Quaderni e le Lettere in Prigione, ed ognuno costituisce una base forte e bella su cui poter costruire un’educazione; perché la sua fede nelle capacità e competenze umane era illimitata; perché ha scritto «ogni essere umano è un intellettuale». E ancora “perché i suoi testi sono una scatola degli attrezzi per chiunque voglia confrontarsi con la realtà dell’oggi, per la sua definizione di cosa sia la crisi. E naturalmente perché scrisse: «L’Arte è interessante, è interessante in se stessa, in quanto soddisfa una necessità di vita» e «Il contenuto dell’Arte è l’Arte stessa».

Thomas Hirschhorn

Thomas Hirschhorn

La scelta del luogo. Nella prospettiva di Hirschhorn la produzione artistica sul campo presuppone il coinvolgimento degli altri. A partire dalla scelta del luogo. La decisione “artistica” di realizzare il Gramsci Monument a Forest Houses, nel Bronx – spiega Hirschhorn − è il risultato della cooperazione tra diversi soggetti: Erik Farmer, il Presidente della Resident Association of Forest Houses, l’artista stesso e i residenti del quartiere. “Discutere con tutti loro − ha sottolineato Hirschhorn – è stato istruttivo, divertente e di grande aiuto. Ho ammirato il loro impegno, la loro implicazione e i loro pensieri verso e per il vicinato, ciò che ha rinforzato la mia convinzione che la questione del luogo sia una questione di incontri umani”.

Presenza e Produzione. Il coinvolgimento dell’altro non ha specifici legami con l’estetica. “Rivolgersi ad un pubblico non esclusivo – precisa Hirschhorn – significa affrontare realtà, fallimento, insuccesso, la crudeltà del disinteresse, e l’incommensurabilità di una situazione complessa”. Per questo essere presente tutto il tempo al Gramsci Monument è importante. Significa “dare il proprio tempo, condividerlo”. Significa “prendersi la responsabilità”. Nell’Arte come la intende Hirschhorn “le porte restano aperte per incontrare ciò che l’altro non conosce e non vuole”. Ciò accomuna l’arte alla filosofia. Ciò fa sentire Hirschhorn vicino a Gramsci. L’artista svizzero non fa distinzioni “tra una persona che può essere un partecipante ricettivo e la persona che gironzola”. E questo si giustifica “rispetto al principio di Uguaglianza, che richiede di non fare differenza nei confronti di tutte le differenze”. Il “Gramsci Monument” è per Hirschhorn l’affermazione di un lavoro artistico autonomo, “utopico e concreto” allo stesso tempo, concepito come “atto d’amore che non richiede necessariamente una risposta, destinato a un “audience non esclusivo”.

Gramsci Monument_2

Gramsci Monument, Mappa

Nel solco della “fruizione pubblica dell’arte”. In Sardegna ci sono altri due monumenti d’arte contemporanea dedicati ad Antonio Gramsci. “Il piano d’uso collettivo Antonio Gramsci”, edificato ad Ales nel 1977 dallo scultore Gio Pomodoro, e il monumento “Il topo e la montagna” di Maria Lai, la grande artista sarda scomparsa di recente, che attualizza la favola ecologica di Gramsci. Tutti e due sono inseriti nella battaglia per la fruizione pubblica dell’arte. Anche il lavoro di Hirschhorn, che l’artista definisce “una nuova forma di Monumento”, sembra rientrare a buon titolo in questa concezione dell’arte. A denunciarlo ci sono la stessa scelta del destinatario (Antonio Gramsci), le modalità della sua produzione (gli incontri, i dialoghi, il confronto, l’avvenimento), la località individuata per l’installazione (Forest Houses), insolita rispetto ai luoghi tipici della cultura newyorkese, e infine la durata dell’esposizione limitata nel tempo (11 settimane).

Gramsci Monument_3

Thomas Hirschhorn e Alessandra Marchi, Atellier di Parigi (marzo 2013)

Il monumento di Thomas Hirschhorn e il pensiero di Gramsci. Il Gramsci Monument non è l’illustrazione di una delle teorie gramsciane, tanto meno di quella riassumibile nel rapporto egemonico – subalterno. “Sarebbe semplicistico, ingiusto, ma anche infondato – avverte Hirschhorn – prendere l’ubicazione Forest Houses nel Bronx per un’illustrazione di questa teoria. “Se dei legami possono essere fatti – precisa – questi sono con “l’universalità ed il genio del pensiero di Gramsci”. Alla base del Gramsci Monument, come di ogni altro suo monumento, c’è solo la sua “competenza per fare dell’Arte”.

Ancora su Gramsci, in Sardegna e nei luoghi gramsciani. Thomas Hirschhorn ha tenuto a dirci che nell’elaborazione dell’idea per la realizzazione del progetto Gramsci Monument fondamentale è stata la visita alla Casa Gramsci di Ghilarza e il contatto diretto con gli oggetti appartenuti ad Antonio Gramsci, alcuni dei quali sono proprio esposti al Gramsci Monument. Accogliendo il nostro invito a lavorare ancora su Gramsci, ci ha confessato che “la sua missione, fare il Gramsci Monument, è ancora lontana dall’essere compiuta”. “Per riuscirci – ha precisato – ci vorrà tutta la mia passione, tutto il mio lavoro e tutto il mio amore”. E alla fine ci ha salutato con una solenne promessa: “Non ho ancora pensato al seguito sinora, ma tornerò in Sardegna a trovarvi di nuovo!”

Alessandra Marchi

Pier Giorgio Serra

Mille libri per Gramsci

Mille libri per Gramsci: dalla Sardegna al mondo, dal mondo alla Sardegna

Antonio Gramsci e la società civile nelle riflessioni e nell’opera di G. Baratta e E. Hobsbawm

Convegno di studi internazionali

Roma 22 maggio 2013 – Cagliari 24 maggio 2013 – Ales 25 maggio 2013

Mille libri per Gramsci

La fortuna internazionale del pensiero di Gramsci è ben documentata dal numero di pubblicazioni che negli anni si sono succedute sul conto del filosofo sardo e che oggi hanno superato le ventimila, come è ben documentato dalla bibliografia online consultabile nel sito della Fondazione Istituto Gramsci di Roma.

Il convegno – organizzato dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci di Ales, in collaborazione con le altre organizzazioni gramsciane della Sardegna, e con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Fondazione Banco di Sardegna, del Gruppo “Sel-Sardigna libera” del Consiglio regionale – vuole fare il punto sulla situazione odierna alla luce delle più recenti novità.

E’ sotto gli occhi di tutti la fortuna di Gramsci negli ultimi anni. Lo dimostrano i numerosi convegni che a lui vengono dedicati in varie parti del mondo e le tante pubblicazioni in lingua inglese, spagnola, portoghese e francese, di e su Gramsci. Così come lo attestano i corsi di studio che annualmente si tengono in varie Università delle due Americhe, direttamente riconducibili alle riflessioni e agli scritti del pensatore di Ales.

In Italia assistiamo a un vero e proprio Rinascimento gramsciano: è in corso la pubblicazione degli scritti in una monumentale opera della Treccani; è stato pubblicato dalla Carocci il Dizionario gramsciano che ambisce alla divulgazione dei concetti elaborati da Gramsci; sono stati pubblicati numerosi volumi che richiamano la stringente attualità del suo pensiero.

Sempre sul versante italiano ben otto libri di recente pubblicazione cercano di far luce su alcuni aspetti della sua biografia ancora poco chiari, senza parlare delle decine di interventi sulla stampa e negli altri canali dell’informazione attinenti ai pensieri e opera di Antonio Gramsci.

Il convegno “Mille libri per Gramsci” vuole fare il punto sulla situazione alla luce delle sue elaborazioni sul concetto di società civile, avvalendosi del lavoro di Giorgio Baratta, il filosofo scomparso nel gennaio del 2010, per tanti anni collaboratore dell’Associazione di Ales e fondatore di Terra Gramsci.

Giorgio Baratta all’intellettuale sardo ha dedicato due libri fondamentali : “Le rose e i quaderni, saggio sul pensiero di Antonio Gramsci”, e “Gramsci in contrappunto, Dialoghi col presente”. Lo storico Eric J. Hobsbawm, scomparso il primo ottobre del 2012, e a cui si devono opere che hanno segnato la storiografia del novecento, ha sempre affermato di essersi ispirato ai concetti elaborati da Gramsci. E riconoscendolo come fondamentale punto di riferimento, di lui aveva detto: “ Nino io ti conosco, sei il miglior regalo che la campagna abbia fatto alla città”.

I numerosi studiosi chiamati nella tre giorni del convegno, che si svolge tra Roma, Cagliari ed Ales, appartengono a scuole e tradizioni diverse, e diversa è anche la loro età e le discipline delle quali si occupano. A dimostrazione di quanto le categorie gramsciane siano ancora utili e attuali.

Pier Giorgio Serra

Leggi il programma:

Mille libri per Gramsci_pieghevole

Appuntamenti da segnalare

A.A.A_Daniele BarbieriSESTU, VENERDI’ 12 APRILE alle ore 19. Centro Sociale, vico Pacinotti — A.A.A. “Arance, Alcool, Algebra: giochi e storie sull’identità”. Spettacolo teatrale  scritto, raccontato-giocato in scena da Daniele Barbieri. Occhi bassi, tazzine di caffè, biglietti da visita, il figlio della gobba, il Togo, la giusta distanza… Giocando con le persone presenti (e trasformandone alcune in spett-attori o spett-attrici) un giornalista romanaccio che abita in Emilia – sposato con una veneta ma con figlio sardo – racconta storie e si fa domande (ricorrendo anche alla fantascienza) per riflettere poi sulla sua identità italiana ma anche su cosa significhi “razza umana”. L’iniziativa è della Consulta giovanile di Sestu.

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Link al sito Associazione Casa Natale Antonio Gramsci

Link al sito Associazione Casa Natale Antonio Gramsci

ALES, SABATO 13 APRILE alle ore 18. Sala Convegni del Comune di Ales Premiazione concorso pittura “Peppinetto Boy”  Esposizione e premiazione delle opere che hanno partecipato al premio di pittura “Peppinetto Boy”. L’iniziativa è ideata e organizzata dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci in memoria di Antonio Gramsci e del pittore Peppinetto Boy, nativo e operante ad Ales nel secolo scorso, a cui si devono gli affreschi della cupola della cattedrale di Ales. In occasione della cerimonia saranno esposte tutte le opere del pittore alerese. Alla premiazione parteciperà Vito Minoia, regista teatrale, direttore della rivista “Teatri della diversità” e docente di teatro di animazione all’Università di Urbino, nonché vincitore della dodicesima edizione del Premio Gramsci con un’opera “Lettere dal carcere”, messa in scena e recitata dai detenuti del carcere di Pesaro. La cerimonia di premiazione sarà anche un’occasione per discutere dell’importanza di fare cultura all’interno delle carceri.

Premiazione XIII Edizione premio letterario Antonio Gramsci

Premiazione XIII edizione premio letterario Antonio GramsciMartedì 22 gennaio alle ore 17, presso la sala conferenze del comune di Ales, si svolgerà la premiazione dei vincitori della XIII edizione del premio letterario Antonio Gramsci, promosso dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci. La giuria composta dal presidente dell’associazione Salvatore Zucca, dallo scrittore-antropologo Giulio Angioni, dalla  sociologa Lilli Pruna, dalla giornalista Maria Paola Masala e dal poeta Gavino Angius ha assegnato il primo premio, per ciascuna delle tre sezioni in cui si articola il concorso letterario, ai seguenti partecipanti:

  • Bruno Settis (saggistica) per “Il destino del capitalismo. America e americanismo per i comunisti italiani 1917-1939”;
  • Mauro Tetti (prosa e poesia in lingua italiana) per la raccolta di racconti  “Bestiario”;
  • Debora Katia Melis (prosa e poesia in lingua  sarda) per la poesia “Arrastu”.

Ci piace inoltre sottolineare che la giuria ha ritenuto meritevole di menzione per la pubblicazione anche l’opera letteraria “Da lontano” di Anna Pistuddi, attiva collaboratrice e amministratrice del nostro blog. Complimenti!

Comunicato stampa Premiazione XIII edizione premio Gramsci

 

“Nino mi chiamo” di Luca Paulesu (Feltrinelli 2012)

Nino mi chiamo è la prima fantabiografia di Antonio Gramsci, e non a caso è stata scritta da uno di Casa: “Luca Paulesu”, nipote di Teresina Gramsci, la sorella prediletta di Nino. Infatti solo uno di famiglia poteva concepire un’opera sull’intellettuale italiano del novecento più studiato al mondo in cui la figura dell’unico teorico comunista sopravvissuto al crollo del comunismo riesce a rivitalizzarsi mettendo insieme passato e presente, scrittura e disegno, il Gramsci  familiare con il Gramsci globale. Il lavoro di Palesu non è un saggio storico ne un’opera filologica sul pensiero gramsciano, è un libro che avvicina Gramsci al mondo quotidiano delle moltitudini che vivono il mondo caotico delle tante comunicazioni di massa che oggi avvolgono il globo terracqueo. Il fine tratto del disegno dell’autore riesce a cucire insieme tutti i giganti della storia presenti nel lascito gramsciano, da Croce a Gentile, da Bukarin a Tolstoj, e a farli interagire con le due grandi famiglie di Nino Gramsci: quella comunista e quella naturale.

Nino mi chiamo è’ una graphic novel, un racconto disegnato, che ha una storia da raccontare seguendo la struttura del romanzo, un racconto fantastico che metaforicamente ci riporta alla storia familiare di Antonio Gramsci. Non una biografia qualsiasi, dunque, ma un testo divulgativo che ben si inserisce nella nuova fioritura degli scritti su Gramsci che dal 2007, anno del settantesimo anniversario della morte, ad oggi, ha prodotto, solo in Italia, decine di saggi e centinaia di articoli in giornali e riviste. Si tratta di scritti che se da una parte ci propongono filologiche ricostruzioni dell’opera dell’autore dei Quaderni e delle Lettere dal carcere, dall’altra ne ricostruiscono la biografia intellettuale, spesso con il vezzo di tirarlo per la giacchetta facendone talora un bolscevico talaltra un liberaldemocratico, un materialista o un  idealista seguace di Croce e Gentile. Fino ad arrivare alla tragicommedia della sua presunta conversione in punto di morte. Bene fa Paulesu ad introdurre la fantabiografia  con una vignetta in cui il ritratto del piccolo Nino viene accompagnato da una efficace didascalia: “Sono sardo, sono gobbo, sono pure comunista. Dopo una lunga agonia in carcere spirerò. Nino mi chiamo”.  A ben guardare è proprio quel posporre il verbo alla fine della frase che riavvicina Gramsci al suo mondo, la Sardegna da cui si è allontanato per studiare a Torino. E nel libro troviamo ben descritta la storia della sua infanzia sarda che si snoda tra Ales, Sorgono, Ghilarza, Santulussurgiu e Cagliari, ascoltata dall’autore bambino, che ha soggiornato a Ghilarza fino all’età di nove anni, dalla viva voce di nonna Teresina.

Non è una descrizione lineare, ma com’è tipica della tecnica delle graphic novel, procede per episodi e libere associazioni tra testo ed immagine. Uno degli aspetti più convincenti del libro è la facilità con cui l’autore ci porta fin dentro l’animo del Gramsci bambino che vive in prima persona le ingiustizie sociali e che lo porteranno da grande ad inventare categorie come quella di subalterni e concetti come quello di subalternità culturale. Concetti che troviamo esplicati e reinventati attraverso i rapporti familiari soprattutto tra Antonio e la piccola Teresina, con la quale Gramsci discute di letteratura e i due si scambiano opinioni sui loro gusti letterari, la Grazia Deledda di Teresina e il Tolstoj di Nino, da cui viene fuori un simpatico esempio di egemonia culturale esercitata da Nino nei confronti della sorella. Il fumetto aiuta ed avvicina ancora di più Gramsci al grande pubblico e riesce a suscitare domande di storia culturale e politica che ancora oggi conservano la loro pungente attualità. A ben vedere forse è proprio questo il merito principale del libro di Paulesu: riportare Gramsci e il gramscismo nel mondo dei subalterni e toglierli da dosso quella sorta di sacralità in cui l’aveva rinchiuso l’accademia.

Pier Giorgio Serra

Il libro di Luca Paulesu verrà presentato ad Ales sabato 27 ottobre nei locali dell’ex cine arena San Luigi, alle ore 10,30, nell’ambito di un incontro organizzato dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci che vedrà l’autore in dialogo con Sara Sanna e Luisa Ledda.

Per i dettagli dell’iniziativa clicca su: Incontro con Luca Paulesu

Premio letterario Antonio Gramsci 2012 – XIII edizione

L’Associazione casa natale Antonio Gramsci ha deciso di riaprire i termini per la presentazione delle opere inedite destinate alla tredicesima edizione del Premio Gramsci. Le opere di saggistica, prosa e poesia, potranno essere presentate fino al 30 novembre 2012 e non più sino al quindici ottobre come da bando precedente. La premiazione avverrà il 22 gennaio 2013, centoventiduesimo anniversario della nascita di Gramsci.

Anche in questa edizione, la tredicesima, l’Associazione casa natale Antonio Gramsci, ha dedicato la sezione saggi del Premio letterario Antonio Gramsci a Giorgio Baratta, filosofo scomparso il 20 gennaio del 2010, studioso di Gramsci, amico delle associazioni gramsciane della Sardegna e fondatore di Terra Gramsci. Il premio della saggistica, che annovera tra le sue presenze soprattutto quelle di tanti giovani studiosi del pensiero gramsciano, si avvale di un contributo del Gruppo della Sinistra in consiglio regionale. Inoltre l’Associazione casa natale, in collaborazione della Casa Gramsci di Ghilarza, ha voluto dedicare la sezione Prosa e poesia in lingua italiana ad Augusta Miscali, storica presidente della Casa Gramsci di Ghilarza, prematuramente scomparsa poco prima di Baratta.

Pier Giorgio Serra

Contatti: Pier Giorgio Serra, cell. 3478712471, mail: gbmad@tiscali.it