Le pietre di Sciola a Cagliari

Sciola 2014_3E’ un pomeriggio ridente e luminoso a Cagliari. “Mamma,vieni a vedere, c’è una città che nasce dall’acqua !!!” dopo aver strillato queste parole la bambina corre via e saltella tra il ciottolato bianco come il latte e le aiuole dai mille colori che si rincorrono nel nuovo spazio aperto ai cittadini di Cagliari e non, sotto le rocce, le mura e le case del Castello che buttano a oriente affacciate al mare del tirreno, il mare color del vino. Lo stupore allegro della bambina di fronte a una delle sette opere di Pinuccio Sciola che accompagnano il visitatore alla scoperta di quest’angolo di città riconsegnato ai cittadini, dopo anni di sequestro e incuria, è contagioso e la mamma risponde che il gruppo scultoreo sistemato da Sciola ai lati della passeggiata si è bello, anzi è veramente bello, bellissimo.

Sciola 2014_2Pinuccio Sciola viene in città, a Cagliari, anzi ci torna dopo che in modo abbastanza inusuale due sue opere muralistiche vennero cancellate dal paesaggio urbano cagliaritano l’anno scorso, nei pressi di Piazza Repubblica. E lo fa in punta di piedi, piedi scalzi, per fare, se è possibile ancora meno rumore. Ma lo fa con il delicato ricamo delle sue pietre, con l’ordito e la trama con cui tesse le forme riconoscibili delle sue sculture bianche di calcare e brunite dal calore del fuoco che ha fatto eruttare il basalto dal ventre della terra in un’altra era “Quando non ero e non era il tempo/quando il caos dominava l’universo/quando il magma incandescente colava il mistero/della mia formazione/da allora il mio tempo è rinchiuso da una crosta durissima/ho vissuto ere geologiche interminabili/immani cataclismi hanno scosso la mia memoria litica/porto con emozione i primi segni della civiltà dell’uomo/ il mio tempo non ha tempo”, ci dice lo scultore che con i suoi gesti ripetuti sulla superficie litica ci ricorda che la  cultura può, anzi deve, fecondare la natura.

Sciola_6Pinuccio Sciola dona quindi alla città le sue pietre che recentemente hanno brillato nel sagrato della Basilica del Santo ad Assisi e nella Cappella michelangiolesca di Santa Croce a Firenze. Nelle strade e nelle piazze della Città del Lussemburgo, nell’Istituto italiano di cultura a Madrid. E in molte altre esposizioni in giro per il mondo. Pietre che hanno suonato di fronte alla tomba del sommo Michelangelo Buonarroti. Sette sono le sue pietre, gruppi di sculture, adagiate nello spazio sotto le mura del Castel di Castro. Tre vasche bianche di calcare lattiginoso dove al pelo del acqua ha sistemato le sue tre città. Nella prima cristalli limpidi di pietra bianca che crescono dal pelo dell’acqua ci ricordano Cagliari è una delle città del sale, e che sorge dall’acqua, sull’acqua del suo mare e dei suoi stagni, acqua che ne chiude il perimetro per tre lati. La seconda è una città germinale che cresce nelle sue forme semplici fino a formare uno skyline in miniatura dei centri nevralgici delle metropoli moderne. La terza è la città sommersa dall’acqua: piccole case torri medioevali costituite da parallelepipedi di calcare bianco affondate in un mare di pietre nere.  Di fronte, quasi sotto lo strapiombo delle rocce bastionate che salgono verticali verso il Castello, lo scultore ha sistemato una stele di basalto nero.

Sciola 2014_4L’usanza di alzare steli di pietra nei profili orizzontali dei luoghi pubblici si perde nella notte dei tempi. Quella che Sciola ha piazzato sotto le mura è un raro esempio in cui la funzione e la forma creano analogie immediate e si fondono nelle trame e negli orditi che lo scultore ha ricamato nella superficie porosa del basalto. Appena discosti, adagiati sui prati ecco apparire, dirimpettai, due gruppi di pietre. Pietre di basalto. Si tratta dei Semi della pace e le Pietre legate. Semi che Sciola aveva già esposto in numero di centocinquanta ai piedi della basilica francescana di Assisi. Nei Semi, la pietra di basalto, incisa profondamente, diventa simbolo di vita e speranza, connubio ideale fra arte e spiritualità. Nei Semi Sciola ha tagliato la materia viva, fino a mostrarne la vena grigia che vi scorre all’interno. Semi che aprono il processo creativo e richiamano l’evento sacro della fecondazione. Nella parte finale, o iniziale del nuovo spazio pubblico, dipende dai punti di vista, appare una grande pietra monumentale. La forma ricorda una grande foglia sulla quale l’artista ha inciso geometriche venature  attraverso le quali estrae la voce della pietra, la sua dolcezza e il suo incanto. La bellezza delle sculture di Sciola ha la sacralità dei santuari di arte semplice dove il futuro ha il cuore antico.

Sciola 2014_5Davanti a tutto ciò viene da chiedersi quale sia la funzione oggi dell’arte? Quale funzione spetti alla scultura? Che di tutte le forme artistiche è la più civile, quella che per sua forma e simbologia predilige il luogo pubblico, lo spazio pubblico. Ebbene  non da oggi Sciola è impegnato a dare risposte a queste domande. E lo fa in modo positivo, confrontandosi sempre con il reale. Per lui la scultura non è produrre piccoli sopramobili, opere fatte e pensate per un museo, per la collezione amatoriale. Per lui la scultura ha una funzione ben precisa: deve essere radicata nello spazio concreto in cui viene a trovarsi, dovendosi radicare in un posto preciso la scultura ha bisogno di andare oltre il suo mero progetto, bisogna fare, costruire, realizzare spazi nuovi. Ma poiché il fare presuppone sempre una tecnica attraverso cui si costruisce, è nel fare che si riconosce l’eticità di un comportamento. E’ quel fare che si lega indissolubilmente al momento storico della realizzazione di un’opera di un intervento artistico nello spazio urbano. Ciò significa che nella scultura teoria e pratica devono strettamente unirsi, per necessità, per amore.

Sciola 2014Il luogo deputato dove queste nozze avvengono è lo spazio aperto, lo spazio pubblico, collettivo, sotto uno stesso cielo. Può essere un crocicchio, un prato o una piazza cittadina, un sagrato o l’interno di un tempio, un intrico di strade, orizzonte di montagne, susseguirsi di colline, una spiaggia bagnata dal mare,  la curva di una strada remota o la cima di un colle, il molo di un porto, l’angolo di un palazzo, l’alto di una solenne gradinata o allineati paracarri di granito. Tutti luoghi dove i concetti di cultura alta e bassa non hanno più senso. Abbellire un posto pubblico è un’operazione semplice foriera di novità e benessere per i cittadini. Quest’apertura a Cagliari può essere un tassello importante per orientarsi verso un punto di svolta, il punto di svolta,da cui una città può ripartire, per crearsi un suo progetto,  il progetto di un’idea della città di Cagliari.

Pier Giorgio Serra

La storia attraverso le fonti dell’Archivio del comune di Cagliari

GIOVEDÌ 9 FEBBRAIO 2012, a Cagliari alle ore 12, presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche, Geografiche, Antropologiche e delle Arti, AULA 1.A (via Is Mirrionis) si terrà un Seminario dal titolo “Lo studio della storia attraverso le fonti dell’Archivio storico del comune di Cagliari”. L’iniziativa è organizzata da Olivetta Schena, docente di Storia Medievale presso l’Univesità degli studi di Cagliari. Interverranno le archiviste Francesca Desogus e Anna Maria Oppo.

L’Archivio Storico del Comune di Cagliari fu istituito nel 1326 dai catalano-aragonesi, pochi anni dopo lo sbarco nei pressi di Bonaria da cui prese avvio la conquista della città e dell’intera isola. Il suo fondo più antico, in particolare, ha un’importanza che va oltre l’ambito locale in conseguenza degli stretti legami che la capitale del Regno di Sardegna intrattenne con la Spagna durante tutta la dominazione iberica (secc. XIV-XVIII). Si tratta di una cospicua raccolta di pergamene e carte reali, codici membranacei e cartacei, ovvero documenti di grande importanza storica e rilevante interesse paleografico. Nel complesso l’archivio storico di Cagliari conserva tuttora carte che testimoniano sei secoli di amministrazione cittadina. Nei due secoli successivi alla sua istituzione i documenti furono custoditi nella Cattedrale della città in cui si riuniva il Consiglio Civico, e successivamente in corrispondenza con l’accrescersi della sua consistenza, determinata da una sempre più intensa e complessa attività dell’amministrazione, furono trasferiti nella Casa comunale. Nel Novecento l’archivio subì il trauma dei bombardamenti che investirono Cagliari durante la seconda guerra mondiale: gran parte della documentazione archivistica fu distrutta e quella superstite fu abbandonata per circa tre mesi nel fango, tra la polvere e le macerie. Oggi l’archivio storico della città di Cagliari, dopo essere stato sottoposto ad accurati interventi di riordino nel corso di tutta la seconda metà del Novecento, è ospitato insieme alla Biblioteca civica negli splendidi locali della MEM (Mediateca del Mediterraneo), già sede del Mercato civico di via Pola.

Anna Pistuddi