Il giovedì delle comari

Giovedì delle comariScrive Roberto Bullita, profondo conoscitore di tradizioni popolari sestesi, che in passato il Carnevale era scandito da una serie di appuntamenti di alcuni dei quali si è persa la memoria. Tra questi vi era il “Giovedì delle Comari”, Su Giòbia de is Gomais, che precedeva il Giovedì Grasso. Ne è rimasta traccia in un Pregone emanato nel 1728 da Don Hercules Thomas Rovero, contenente il calendario delle feste da osservare. Tra queste figuravano il Jueve de las Comadres el Jueve Lardero y Lunes y Martes de Carnestolendas, ovvero il Giovedì delle Comari, il Giovedì, il Lunedì e il Martedì Grasso. Il provvedimento viceregio riguardava Cagliari e i paesi vicini, compreso Sestu. Racconta ancora Roberto Bullita che secondo la tradizione, tramandata dagli anziani e confermata anche da alcune fonti scritte riportate dall’antropologa Luisa Orrù, durante su Giòbia de is Gomais uscivano per le vie del paese singolari maschere di uomini travestiti da donna. Nel chiuso delle case nel frattempo le comari friggevano le zeppole che poi usavano scambiarsi reciprocamente, accompagnandole talvolta con scherzi esilaranti. Secondo il calendario del viceré Tomaso Ercole Roero di Cortanze ieri sarebbe stato un Giovedì delle Comari. Qualcuno se ne deve essere ricordato. Insolitamente, circolavano nel paese strane maschere…

S. M.

“Zio lupo e la bambina golosa”. Una favola d’altri tempi?

Zio Lupo Durante il Carnevale, tempo di frittelle e feste a scuola, a chi è stato bambino negli anni settanta succede talvolta che torni in mente la terrificante favola “Zio lupo e la bambina golosa”. E’ una delle storie raccolte da Italo Calvino in “Fiabe Italiane” (Einaudi 1956) che molti di noi leggevano nel secondo volume de “I Quindici”, un’enciclopedia per ragazzi molto diffusa in quegli anni nelle case delle classi popolari.

La storia è questa. Una bambina non pratica nelle arti domestiche, si nasconde in uno sgabuzzino della scuola perché contrariamente alle sue compagne non era riuscita a terminare il lavoro a maglia. Resta per questo senza frittelle. La madre per consolarla decide di fargliele, ma essendo troppo povera non ha in casa nemmeno una padella. La manda allora a chiederne una in prestito allo zio Lupo. Lo zio gliela concede, ma in cambio vuole che la padella gli sia restituita piena di frittelle, con in aggiunta pane e vino. La bambina, però, essendo troppo golosa, lungo la strada si mangia anche le frittelle che deve consegnare allo zio lupo. E non paga si mangia anche il pane e per accompagnarlo si beve pure il vino. Immaginando di poterlo ingannare, mette nella padella, al posto delle frittelle, alcune “polpette di somaro”, fa il pane con la calcina, e riempie il fiasco di acqua sporca. Lo zio lupo ovviamente al primo assaggio scopre l’inganno e minaccia la bambina di mangiarsela la notte stessa. La bimba per difendersi si barrica in casa, tappando porte e finestre, ma si dimentica del camino, dal quale puntualmente zio lupo scende e la divora. Il finale contiene la morale: ” zio lupo mangia sempre le bambine golose”.

In passato, nelle società contadine, questo genere di fiabe popolari, pur provocando gli incubi notturni, svolgeva una funzione educativa. Gli esperti dicono che inoculava nei bambini l’idea del pericolo e insegnava loro che per sopravvivere nel mondo bisognava controllare gli istinti primitivi. E allo stesso tempo faceva capire che, pena il rischio di venire divorati, bisognava superare lo stato selvaggio e adattarsi alle regole sociali (rappresentate in questo caso dal rispetto della parola data). Mutato il contesto sociale e culturale, oggi ai nostri iperprotetti bambini “Zio lupo” non viene più raccontata .

zio lupo 2Tuttavia, nonostante il diverso contesto d’origine, a me sembra che questa fiaba presenti tratti di inquietante attualità. Se ci pensiamo bene è una perfetta metafora del capitalismo dei nostri tempi. Il lupo che presta la padella in cambio di un alto tasso d’interesse (frittelle + pane + vino) potrebbe benissimo rappresentare il rapace sistema speculativo bancario e finanziario che presta denaro ad alti tassi di interesse e drena risorse, divorando le speranze di milioni di lavoratori. E in quest’ottica, la bambina povera che vuole mangiare più frittelle del consentito altro non è che la legittima aspirazione di tante persone a una vita dignitosa. Bollare questo desiderio come un’incontinenza, come un vizio (golosia), ha il valore di un monito ad accontentarsi del poco che si ha (tipo 700 euro di stipendio mensili). Mentre prospettare il rischio di una fine peggiore (che potrebbe essere la perdita del lavoro) è un implicito invito a non mettere in discussione le intollerabili diseguaglianze della società attuale. Non mi stupirebbe dunque se qualcuno, magari dietro il pretesto della salvaguardia delle tradizioni popolari, ce la riproponesse come favola ideale da raccontare ai bambini prima di andare a dormire.

Sandra Mereu