Open Data, Sestu “una felice eccezione”

Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Il 17 novembre scorso si è svolto a Cagliari, presso la MEM Mediateca del Mediterraneo, un convegno dedicato agli Open Data, “Piovono Dati irrighiamo il territorio“. Come già alla passata edizione dell’International Open Data, tra i relatori era presente anche il comune di Sestu, rappresentato dall’assessora agli affari sociali Anna Crisponi. Il nostro comune è riconosciuto infatti come “una felice eccezione” nel panorama delle pubbliche amministrazioni sarde che rilasciano Open Data. Mentre le altre amministrazioni (la Regione Sardegna, la Provincia di Carbonia-Iglesias, il Comune di Cagliari) hanno interrotto il processo di pubblicazione dei set di dati, Sestu di contro ha continuato a implementarli con regolarità. Abbiamo chiesto ad Anna Crisponi, assessore competente in materia, di parlarci di questo progetto e dell’importanza che riveste per la pubblica amministrazione e per i cittadini. 

Assessora Anna Crisponi, cosa sono gli Open Data?
Come suggerisce il nome, gli Open Data sono dati in formato aperto, cioè immediatamente utilizzabile, liberamente accessibili a tutti senza restrizioni di copyright, brevetti o altri condizioni vincolanti per la riproduzione. Per capirci, non sono aperti i dati di una pagina html o pdf perché per usarli devo fare il copia – incolla del testo, invece i dati in formato CSV, ODT, TXT, PDF/A sono “naturalmente” leggibili da un PC e possono essere elaborati e analizzati immediatamente, usati per qualsiasi scopo rendendoli disponibili e facilmente comprensibili.

Quali vantaggi offrono i dati aperti nella pubblica amministrazione?
La filosofia dell’Open Data si inserisce nella disciplina più ampia dell’open government, nata negli USA negli anni 60, che vuole aprire la pubblica amministrazione ai cittadini individuando nella trasparenza uno degli strumenti per farlo e coinvolgendoli nel processo decisionale della politica e dell’amministrazione, anche attraverso l’uso della rete e dei social network. Negli ultimi anni il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” agli atti ha preso piede anche in Italia. Il legislatore ha infatti deciso di valorizzare e rendere fruibile l’informazione prodotta dal settore pubblico (una mole enorme di dati riferibili a tutti gli aspetti della nostra società) e diversi provvedimenti normativi (Agenda Digitale, Codice dell’Amministrazione Digitale, Decreto Sviluppo, Decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33) hanno modificato radicalmente il rapporto fra cittadino e P.A. con forme di controllo e di consapevolezza “distribuita”. Proprio per la grande importanza attribuita agli open data, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha realizzato il portale http://www.dati.gov.it che pubblica i dati resi disponibili dalle Pubbliche Amministrazioni italiane.

Il comune di Sestu ha condiviso gli obiettivi dell’iniziativa e con tempestività ha iniziato a pubblicare in formato standard i suoi dati. Cosa vi ha spinto a farlo?
Abbiamo pensato che in un momento di profonda sfiducia e lontananza dalla politica, aprire i dati, renderli accessibili, comprensibili (per esemplificarli si utilizzano diagrammi, mappe, tabelle, infografica, vengono geo-referenziati su Google maps), significa mettere a disposizione dei cittadini strumenti per verificare concretamente e nel dettaglio l’azione amministrativa.

Il comune di Sestu è anche tra le pochissime amministrazioni pubbliche della Sardegna che mettono a disposizione set di dati aperti. Motivo di orgoglio o inutile spesa, considerato che molti documenti sono già pubblici?
Open Data_MEMSicuramente aver pubblicato in formato aperto i dati è per noi motivo di grande orgoglio. E’ vero che molti dati sono già pubblici e presenti nel portale comunale, penso ai bilanci e a tutte le informazioni consultabili nella sezione “Amministrazione trasparente” o nell’albo pretorio, ma non sono in formato aperto. Sono spesso disaggregati, in formati poco leggibili per i non addetti ai lavori e di difficile consultazione e comprensione. Noi li abbiamo resi pubblici in formato aperto. Questo significa che ciascun cittadino o professionista può leggerli (sono disponibili nel portale del comune http://www.sestu.ca.it e nel sito dati.gov.it) e manipolarli immediatamente, aggregandoli o disaggregandoli come meglio crede. Inoltre, per essere compresi da tutti e valutati in modo semplificato, i set di dati sono accompagnati da elaborazioni grafiche e mappe geo-referenziate. Gli Open Data non sono a costo zero ma forniscono una lettura della realtà importante sia per i cittadini, che possono giudicare l’azione amministrativa avendo a disposizione i dati “veri”, sia per gli amministratori, che devono pianificare in modo efficace l’azione amministrativa muovendo dalla conoscenza minuziosa e puntuale della realtà. Penso ad esempio allo studio socio-demografico degli open data dell’anagrafe di cui non si potrà non tenere conto in ogni programmazione futura del nostro comune.

Quali dati sono stati “liberati” sinora? 
Elaborazione dati fattureSono disponibili in formato aperto i dati relativi ai bilanci del triennio 2010-2012; le fatture e i pagamenti dal 2004 al 2012; il patrimonio dei beni immobili del comune (con la mappa interattiva); lo studio socio-demografico della popolazione che include i dati relativi a sesso ed età, gli indicatori di struttura (età media, incidenza popolazione infantile e anziana, indice di vecchiaia, indice di dipendenza senile), la popolazione residente straniera suddivisa e analizzata per nazionalità, le famiglie (distribuzione per tipologia e numero di componenti, distribuzione per tipologia e classe d’età dell’intestatario), l’analisi territoriale della distribuzione per tipologia di famiglia ed età. Infine è stata pubblicata la mappa interattiva dei lavori pubblici.

Quali saranno i prossimi dati che si intende pubblicare?
Nel bilancio di previsione del 2014 abbiamo stanziato le somme per proseguire nell’operazione di apertura e divulgazione dei dati, individuando come obiettivo i dati dei bilanci, fatture e pagamenti 2013-2014; i dati relativi alla polizia municipale (numero dei sinistri, localizzazione dei sinistri, sanzioni e dati relativi alle aree critiche per la circolazione stradale); i dati relativi alle politiche sociali (interventi di tipo economico e assistenziale riguardanti l’infanzia, la famiglia, la terza età e la disabilità relativi al quadriennio 2010 -2014). Questi nuovi dati in formato aperto verranno pubblicati entro gennaio raggruppati nel dominio di terzo livello opendata.comune.sestu.it

Gli Open Data vengono definiti “the new soil”, alludendo al loro valore economico. Può farci un esempio della loro utilità pratica?
Oltre che rispondere al bisogno di trasparenza, all’utilità di coinvolgimento e cittadinanza attiva propri dell’open government, gli Open Data sono una grande opportunità di conoscenza e lavoro. Disponendo dei dati si possono elaborare studi, progetti, ripensando gli interventi in ogni ambito pubblico e non solo (trasporti, beni culturali, gestione del territorio, dei servizi alla persona, della sanità ecc.). Per fare un esempio calato nella nostra realtà, se fossero disponibili i dati dell’ARST riguardanti la posizione delle fermate, orari e percorsi dei bus, non è improbabile che qualche giovane intraprendente potrebbe pensare di creare un’ app.

Sandra Mereu

Una nuova caserma a Sestu è davvero indispensabile?

All’inizio di luglio il consiglio comunale di Sestu votava all’unanimità un documento al fine di promuovere azioni dimostrative per ottenere dalle autorità statali competenti risposte circa l’annosa questione della Caserma. Colpì in quell’occasione il tenore degli argomenti a sostegno della richiesta. Alcuni consiglieri della minoranza, a cui facevano da sponda anche i consiglieri PD all’opposizione, sostenevano la necessità di una nuova caserma in considerazione della criminalità in aumento e di un ordine pubblico sfuggito al controllo. Si elencavano a conferma di ciò una serie di fatti di cronaca che facevano apparire Sestu come il regno del crimine e dell’illegalità. Nel comune di Sestu, dichiarava convintamente il consigliere Paolo Cau, i furti nelle abitazioni e gli incendi dolosi ai veicoli e agli immobili “non si contano più” (verbale_del_08.07.2014, pg. 21). Gli faceva eco il consigliere Fabio  Pisu (dimessosi qualche settimana più tardi) che, mostrando di dare credito a questa inquietante rappresentazione della realtà, si affrettava a definire Sestu come “una sorta di far west” (verbale del 08.07.2014, pg. 24). Dando seguito alla deliberazione di luglio, l’8 ottobre si è svolto un consiglio comunale straordinario presso la Prefettura di Cagliari. Abbiamo così appreso (L’Unione Sarda, 09/10/2014) che le cose non stanno proprio come ce le avevano raccontate. Non solo i delitti che vengono commessi a Sestu si possono ancora contare ma sono tutt’altro che in aumento. Nel nostro comune non si vive peggio che in altri paesi dell’hinterland, pur dotati di attrezzate e spaziose caserme. Viene allora da domandarsi se, stando così le cose, sia ancora necessario costruire una nuova caserma destinando a tal fine risorse che potrebbero essere altrimenti impegnate. Magari in prevenzione, potenziando i servizi della cultura. Di seguito l’intervista sulla questione della caserma all’assessore al bilancio Andrea Pizanti. (Sandra Mereu)

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Assessore Pitzanti, ci spiega intanto perché a Sestu, un paese di oltre 20 mila abitanti, non c’è una caserma?
Sestu non ha una caserma propria dal 2008, anno in cui i carabinieri reputarono inidonea la sede storica di via Gorizia, e prima ancora che fosse individuata un’alternativa, la abbandonarono. Il nucleo di stanza nel nostro Comune si trasferì nella vicina caserma di Monserrato. Da quel momento i cittadini di Sestu per denunce e segnalazioni varie dovevano recarsi nel comune vicino. Questo ha creato un certo disagio soprattutto per quella fascia di popolazione che non ha la possibilità di spostarsi con mezzi propri, anziani in primis, data la mancanza di un collegamento diretto di trasporto pubblico tra Sestu e Monserrato. Non è però mai mancato il regolare pattugliamento del territorio da parte delle forze dell’ordine.

Cosa può fare (e cosa ha fatto) il Comune per riportare a Sestu la caserma?
Intanto bisogna chiarire che le caserme sono una competenza dello Stato centrale. Ma ovviamente è interesse del Comune garantire la sicurezza del territorio e dei suoi cittadini. Il Comune da parte sua si è subito attivato per trovare la soluzione. Fu individuato un locale e quindi un’area in Corso Italia per la costruzione di una nuova caserma da mettere a disposizione del ministero con una concessione ultra-decennale. Né l’una né l’altra soluzione sono andate a buon fine. Le ragioni non possono essere certo imputate al Comune. Va detto infatti che la causa principale della mancata costruzione della caserma, al di là della presunta inadeguatezza dell’area individuata, è stato il dirottamento di fondi F.A.S (Fondo per le aree sottoutilizzate) gestiti dallo Stato, originariamente destinati a questo fine, per altre opere considerate più urgenti. Nonostante ciò il Comune si è adoperato in tutti i modi per far fronte al disagio dei cittadini.

In che modo?
Il Comune ha attrezzato con fondi propri (circa 70 mila euro) un locale comunale favorendo l’apertura a Sestu di un ufficio distaccato dei Carabinieri. Dal 2012 in via Di Vittorio è attivo uno sportello dove è possibile depositare denunce e segnalazioni varie. Ovvero dove si espletano tutte quelle pratiche burocratiche che costituiscono gran parte del servizio svolto dai Carabinieri nel territorio comunale.

E’ vero che a Sestu la criminalità è in aumento?
Da quanto emerge da dati ufficiali aggiornati, resi noti dal Prefetto proprio in occasione del consiglio comunale straordinario dell’8 ottobre, i delitti registrati nel nostro comune rispetto all’anno scorso sono diminuiti. Le lesioni dolose sono passate da 11 a 9, le percosse da 4 a 2, i furti da 90 a 66, le rapine da 3 a 1, i danneggiamenti sono scesi da 114 a 90 e quelli specifici legati agli incendi sono passati da 8 a 3. L’ideale sarebbe che tutti i reati si riducessero al minimo o scomparissero del tutto. Ma non si può certo far credere, come purtroppo fanno diversi consiglieri dell’opposizione, che a Sestu ci sia una situazione di emergenza. Che il nostro territorio sia stato abbandonato dalle forze dell’ordine. A Sestu non si vive peggio che in altri comuni del circondario (Quartu, Selargius, Monserrato) in cui è presente una caserma.

E’ circolata la notizia della disponibilità del Comune a stanziare risorse proprie per contribuire alla costruzione di una nuova caserma già dal prossimo bilancio 2015. Può confermarlo?
La presenza della caserma nel Comune è un fatto molto rassicurante per la popolazione residente. Con gli ultimi bilanci che si sono dovuti adeguare alle ristrettezze finanziarie imposte dal patto di stabilità, dalla riduzione dei trasferimenti regionali e dall’azzeramento di quelli statali, non è stato purtroppo possibile sostituirsi al mancato impegno statale nella costruzione della caserma. Il Comune tuttavia, come ha fatto finora, continuerà a cercare tra le pieghe del bilancio le risorse utili a contribuire alla realizzazione di una caserma adeguata alle esigenze del mantenimento dell’ordine pubblico del nostro comune. Ma ovviamente la coperta è corta.

Il mito della raccolta differenziata perfetta

“Quando le persone sono disinformate il porgere loro i fatti affinché correggano i loro errori ha come unico risultato che si aggrappino alle loro convinzioni ancora più ostinatamente. I giudizi politici già formulati sono impermeabili ai fatti che li contraddicono.”

E’ questa la convinzione di alcuni studiosi americani che si occupano del funzionamento della mente umana in relazione all’esercizio della democrazia. Alle stesse pessimistiche conclusioni  si poteva giungere dopo aver assistito all’assemblea pubblica che si è svolta, martedì 16 settembre 2014, nell’aula consiliare del comune di Sestu.

20140916_180456L’incontro era dedicato al tema della gestione dei rifiuti. A richiederlo erano stati i partecipanti a un gruppo Facebook dedicato a temi locali. La raccolta differenziata è, tra questi, uno dei temi che qui scuote le più intime certezze delle persone. E così mentre in Italia la crescita economica ristagna e il tasso di disoccupazione è tra i più alti d’Europa (solo un italiano su tre ha un lavoro) a Sestu ci si concentra sulla gestione “imperfetta” della raccolta differenziata che talvolta costringe alcuni a riportarsi in casa, per qualche giorno, l’immondezza che producono in eccesso. Verrebbe quasi da pensare che avere la casa splendente e perfettamente in ordine crei in molti l’illusione di esercitare il controllo sulla realtà che sfugge di mano.

Molte sono state le questioni poste, non poche sottendevano simili irrazionali bisogni. L’ “assessora” Stefania Manunza, amministratore competente nella materia come poche volte si è visto a Sestu, ha risposto a tutte le domande dei cittadini senza nascondere i limiti del servizio, spiegandone le ragioni e parallelamente sforzandosi di individuare, compatibilmente con le condizioni dell’appalto in essere, le possibili soluzioni per migliorarlo. Ma a poco è servito. Solo una minoranza di cittadini, informati sulle leggi che regolano la materia e sull’argomento in generale, ha mostrato di essere interessata a soluzioni realistiche dei problemi, oggettivamente tali e riscontrabili da tutti. La maggior parte della platea era composta da cittadini molto ideologizzati e politicamente schierati. Anche di fronte al dato certificato dell’aumento progressivo della quota di differenziato (che ad agosto è arrivata al 65%), nel campo grillino si continuava a sostenere che la raccolta differenziata a Sestu non funziona e che perseverare nel richiedere il rispetto delle regole, da parte del comune, incentivi l’abbandono dei rifiuti nelle campagne.

Quanta disinformazione e pregiudizio circolassero tra le fila dei presenti lo si è capito chiaramente quando il sindaco Aldo Pili ha chiesto di intervenire per fare un breve bilancio storico della raccolta differenziata a Sestu a partire dal suo avvio, 10 anni fa. Reazioni scomposte e isteriche da parte di alcuni gli hanno impedito di portare avanti in maniera lineare il suo ragionamento e alcuni casi personali hanno preteso di imporsi all’attenzione di tutti monopolizzando a più riprese il dibattito.

Fatte salve alcune eccezioni, rispetto alle quali si riconosceva l’oggettiva difficoltà a rispettare le regole che la raccolta differenziata impone, gran parte delle richieste dei cittadini presenti erano invece prive di attinenza con la realtà e alcune persino al limite dell’anarchia. Comprensibili e condivisibili sono apparse le difficoltà lamentate da un’anziana signora che, vivendo sola, non può conferire il cartone in eccesso all’Ecocentro e che per di più, a causa di problemi alle articolazioni delle mani, non riesce a sminuzzarlo adeguatamente per farcelo stare nel bidone in dotazione. A simili esigenze – ha dichiarato Stefania Manunza – il comune verrà appunto incontro fornendo un secondo bidone. Stonata è invece suonata la richiesta di spostare la raccolta del vetro dal sabato (giorno non lavorativo per molti) ad altro giorno della settimana, candidamente motivata con il fatto che il rumore provocato dall’operazione di rovesciamento dei bidoncini desta alcuni troppo presto dal sonno (alle 7!). Senz’altro ignorano, certuni, quale  grave disturbo della quiete provocava un tempo, a chi aveva la sfortuna di vivere accanto all’area dei cassonetti, il gran fracasso che si faceva per agganciarli e poi svuotarli.

20140916_181154Assurda è apparsa anche la richiesta per la quale gli operatori addetti alla raccolta si dovrebbero infilare in vicoli e strade private per ritirare i bidoncini e poi riporli, dopo averli svuotati, di fronte alle rispettive abitazioni. In questo caso la motivazione faceva leva sul fatto che mettere i bidoncini troppo distanti dalla porta di casa, ovvero all’imbocco della via pubblica, li espone al rischio che gli incivili li utilizzino per buttarvi dentro la loro spazzatura. Questa richiesta – ha spiegato il sindaco – contrasta con le norme vigenti. E tutti sappiamo che gli incivili agiscono dappertutto e nessuno può dirsi al riparo da simili scherzi, neanche chi vive nelle principali e illuminate strade del paese. Nondimeno aveva il carattere di un trattamento ad personam la richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di poter conferire in contenitori diversi da quelli in dotazione la carta, il vetro o le latine in eccesso. Guai a tenerseli in casa qualche giorno in più sino al successivo ritiro. Troppa fatica e dispendio di energia prendersi la briga di portarli all’Ecocentro.

Come ha spiegato Stefania Manunza – rispondendo puntualmente alle lamentele e alle domande dei cittadini – a simili richieste non si può venire incontro. Il servizio comunale è tarato sul consumo medio dei cittadini. La quantità di carta, ad esempio, che si raccoglie annualmente (circa 800 tonnellate, ovvero meno di 2 kg a famiglia ogni settimana) non giustifica l’utilizzo di bidoni più grandi. L’eccezionalità è gestita dall’Ecocentro, che a detta di tutti funziona e anche molto bene. In generale il servizio porta a porta, che è il sistema che garantisce i migliori risultati in termini di raccolta differenziata, si basa su kit tracciati in modo da assicurare la certezza del pagamento dei tributi comunali, necessari all’erogazione del servizio, da parte di tutte le famiglie e imprese che ne usufruiscono. Adeguare il servizio alle esigenze personali ed eccezionali dei cittadini, se non addirittura “alle comodità” (come si direbbe in sardo) di alcuni, ne farebbe aumentare enormemente i costi e di conseguenza crescerebbero le tasse che si dovrebbero pagare per sostenerlo.

Pretendere di avere  a Sestu, ora, un servizio di raccolta differenziata perfetto come in Germania senza l’autodisciplina e il senso civico dei tedeschi non è un obiettivo realisticamente raggiungibile, né dal nostro né da altri grossi comuni (Cagliari docet!). Allo stesso modo non si può pensare che, stante la nostra disastrata economia, si possa ambire al servizio ideale per tutti i cittadini senza pagare per questo tasse molto alte. Chi lo pretende non ha nessuna consapevolezza delle reali possibilità a disposizione dei nostri amministratori.

Sandra Mereu

A Sestu la raccolta differenziata sta funzionando. Lo confermano i nuovi dati.

Dopo alcuni mesi di assestamento delle nuove modalità di raccolta differenziata sul territorio comunale, la giunta e in modo particolare l’assessora all’ambiente Stefania Manunza sono ora impegnati nella riduzione dei disagi lamentati dai cittadini che, va detto, si sforzano con sensibilità e responsabilità di mettere in pratica le misure che il sistema della raccolta differenziata comporta. Il Comune di Sestu presenta dati confortanti se si pensa che dal 19% di raccolta differenziata prima del 2005, quando è iniziata la raccolta porta-a-porta, si è passati al 50% nel 2008 e finalmente, nell’agosto 2014, a superare il 65% sul totale dei rifiuti urbani. Ma nonostante questi dati siano incoraggianti è necessario perfezionare il meccanismo al fine di migliorare ancora le percentuali mantenendo un servizio su buoni livelli di efficienza, economicità e sostenibilità. Allo stesso tempo è necessaria una campagna di informazione permanente per sensibilizzare sempre di più i cittadini alla pratica della raccolta differenziata. Di seguito l’intervista all’assessore Stefania Manunza.

Stefania Manunza

Stefania Manunza, assessore all’Ambiente del comune di Sestu – Foto di Dietrich Steinmetz

Facciamo il punto della situazione. Da quanto tempo il comune di Sestu ha iniziato ad attuare la raccolta dei rifiuti con il metodo del porta-a-porta?

Da quasi 10 anni, nel 2005 partì la prima sperimentazione di raccolta domiciliare che fu resa definitiva nel marzo del 2006. Il “Decreto Ronchi” imponeva ai comuni una percentuale minima di separazione dei rifiuti urbani del 35% e la raccolta porta-a-porta permetteva di raggiungere quell’obiettivo in tempi ragionevolmente brevi. Già da qualche anno erano presenti nel centro urbano i cassonetti differenziati, ma a quei tempi la sensibilità sul tema dei cittadini era minore e le percentuali di differenziata erano molto inferiori alle potenzialità. I cittadini risposero subito bene al nuovo sistema, tanto che nel 2007 Sestu fu premiata come “Comune Riciclone” fra i comuni più virtuosi nel campo della raccolta differenziata. Da qualche anno però la tendenza alla crescita si era fermata, anche a causa delle mutate condizioni di cui il vecchio contratto non teneva conto. Con il nuovo appalto partito un anno fa, tuttavia, siamo tornati sul giusto binario e oggi si cominciano a vedere i primi risultati. La soglia minima di raccolta differenziata – oggi al 65% – è stata finalmente raggiunta nel mese appena trascorso. Questo dato ci conforta e ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione.

Non sono però mancate le polemiche. In che modo state affrontando il disagio dei cittadini rispetto all’irrigidimento delle regole?

Non si tratta di un irrigidimento delle regole, quanto piuttosto dell’applicazione di norme già esistenti su cui finora si era permesso un certo lassismo. Alla luce dei risultati, però, quel tipo di flessibilità – che a volte sfociava quasi in anarchia– non era più accettabile. Infatti, è bastato chiedere ai cittadini uno sforzo in più perché in pochi mesi il dato percentuale salisse di oltre 3 punti. È tuttavia importante per l’Amministrazione tenere conto delle situazioni oggettive di difficoltà per alcune famiglie: a questi casi sarà dedicata un’attenzione particolare perché si possa venire incontro alle loro esigenze garantendo un servizio efficiente ed economicamente sostenibile.

Quali possono essere gli interventi futuri necessari per migliorare la raccolta porta a porta?

Ci sono situazioni problematiche che finora non hanno trovato soluzioni definitive. Fra queste l’annosa questione irrisolta del quartiere di Cortexandra a cui lavoriamo proprio in queste settimane. È di prioritaria importanza rimuovere i cassonetti stradali indifferenziati e dare ai residenti gli strumenti necessari a raggiungere i parametri di raccolta differenziata del resto dei sestesi, disincentivando al contempo i non residenti che approfittano della situazione critica per lasciare lì i loro rifiuti. Esiste anche un problema relativo ai condomini con più di 6-8 unità abitative nel resto del centro urbano. Pochissimi hanno le isole ecologiche interne e il conferimento con i bidoni familiari, specie nei palazzi più grandi, è spesso complicato dalla mancanza di spazio. Stiamo cercando delle soluzioni alternative che vengano incontro agli abitanti di quegli stabili e permettano di mantenere il massimo decoro delle aree intorno ai loro ingressi. Infine, stiamo predisponendo una sorta di bando per permettere a 160 famiglie con anziani o disabili o con bambini piccoli di accedere gratuitamente alla raccolta domiciliare specifica di pannolini/pannoloni 5 giorni a settimana. Nei prossimi giorni saranno pubblicate sul portale comunale le modalità per richiedere questo servizio aggiuntivo.

Ma è proprio vero che la raccolta differenziata costa meno?

Dal punto di vista ambientale, certo! In termini economici, invece, la raccolta differenziata costa meno quando le percentuali di separazione raggiungono livelli alti e i “guadagni” del riciclaggio compensano i maggiori costi dovuti alla raccolta porta-a-porta. Perché un Comune veda dei risultati positivi – che si trasformano automaticamente in minori costi da caricare sulle tasse dei cittadini – devono ottenersi risultati superiori all’80%. Una delle voci più pesanti nel bilancio del servizio di igiene ambientale è lo smaltimento del residuo secco, al momento di circa 200 euro a tonnellata. Aumentare le percentuali di differenziata significa diminuire i rifiuti indifferenziati e dunque ridurre quella voce di spesa.
Auspico che nel prossimo futuro anche Sestu possa raggiungere un obiettivo così ambizioso che pure è alla nostra portata.

Rifiuti, verde pubblico, temi ambientali in generale sono tra gli argomenti preferiti delle discussioni sui sociali network. In tanti amano parlarne e dare buoni consigli al riguardo. Pare ci sia una gran voglia di partecipare. Che spazio c’è per il volontariato nell’ambito della raccolta differenziata?

Le normative ambientali in generale e quelle sui rifiuti in particolare sono piuttosto stringenti: in fondo si tratta di ambiti delicatissimi per la nostra salute ed è giusto che non ci si possa improvvisare attori in questi settori. Tuttavia gli spazi per il volontariato esistono, specie quando si tratta di educazione, formazione e informazione ambientale. Quello è davvero un campo nel quale i volontari ispirati da forti valori ambientalisti e di promozione della sostenibilità potrebbero operare con risultati significativi.

Rispetto alla produzione di rifiuti come intende muoversi il Comune?

Siamo obbligati a cominciare a pensare a forme di incentivazione alla riduzione dei rifiuti. La normativa europea, recepita dall’Italia e presto anche dalla Regione Sardegna, impone di legare i futuri meccanismi di penalità/premialità per gli enti locali alla riduzione totale della quantità di rifiuti prodotta. Ciò è più che naturale: produciamo ogni anno più rifiuti dell’anno precedente e, se continuiamo così, presto la gestione degli scarti delle nostre società peserà sui bilanci pubblici più della produzione dei beni. È inaccettabile non cercare di invertire questa tendenza. Quello che un Comune può fare è incentivare la riduzione dei rifiuti offrendo detrazioni sulla tassa ai cittadini più virtuosi o reinvestendo i minori costi in migliori servizi sostenibili, per esempio. Le idee sono molte, e molte ne aspettiamo dai cittadini, ma intanto lavoriamo tutti per consolidare e migliorare il risultato appena raggiunto. D’ora in poi sarà tutto più facile.

Sandra Mereu

Per informazioni sulla raccolta differenziata a Sestu vedere il sito http://stefaniamanunza.wordpress.com/

EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Tutto quello vorreste sapere sulla raccolta differenziata ma non sapete dove trovare.

bidoni-impilatibli-sestuA partire da quest’anno la raccolta differenziata nel comune di Sestu subirà alcune modifiche. Da due settimane ha preso avvio la consegna dei nuovi bidoni e delle buste alle famiglie. Informazioni su finalità e obiettivi del nuovo servizio, insieme a indicazioni utili a far sì che il ritiro avvenga senza intoppi e disagi, sono disponibili nel sito del comune (clicca su pagina delle news). Ulteriori informazioni e approfondimenti sull’argomento vengono inoltre forniti nel sito appositamente creato dall’assessore all’Ambiente e ai Servizi Tecnologici, Stefania Manunza (clicca qui).

Un piano per il centro storico di Sestu

Sergio CardiaIl 18 dicembre scorso si è tenuto, nella sala consiliare, un incontro pubblico per l’elaborazione del piano particolareggiato del centro storico del comune di Sestu. L’amministrazione infatti ha scelto di raggiungere l’obiettivo attraverso una metodologia di lavoro basata sulla condivisione delle scelte con i cittadini. Per questo, a partire dal giugno dello scorso anno, sono stati programmati diversi appuntamenti che mirano a coinvolgere in modo diretto la popolazione e i residenti delle zone interessate in particolare. Nel corso dell’ultimo incontro (il terzo dall’avvio dell’iter) i tecnici incaricati di stilare il piano hanno relazionato sul lavoro svolto sin qui e illustrato nel dettaglio i documenti prodotti. Si tratta di 12 tavole per i vari comparti in cui è suddiviso il paese e tante schede per ciascuna delle unità edilizie che ne fanno parte (consultabili nel sito del comune). A ciò si aggiungono i rilievi fotogrammetrici che mostrano le tipologie delle coperture. Mancano però alcuni dati essenziali che non è stato possibile rinvenire negli archivi ma che risultano fondamentali per la definizione degli indici fondiari, sulla base dei quali si stabilisce quanto è lecito costruire su ciascun fondo. I residenti della zona sono stati pertanto invitati a visionare le schede, a valutarne la corrispondenza con la realtà e a fornire eventualmente i dati mancanti. Di seguito l’assessore all’urbanistica, Sergio Cardia, spiega perché è necessario dotarsi di un piano particolareggiato per il centro storico e quali risultati si vogliono ottenere.

Assessore Cardia, Sestu è uno dei centri del Campidano di Cagliari che più di altri, negli ultimi decenni, ha subito profonde trasformazioni sotto il profilo urbanistico e architettonico. Si può davvero ancora parlare dell’esistenza di un centro storico?

Negli anni che vanno dal 1995 al 2004 i residenti a Sestu sono aumentati di circa 6.500 unità. La mancanza di aree di espansione residenziale ha determinato che una buona metà dei nuovi residenti si siano insediati nel nucleo urbano preesistente e per l’altra metà nei quartieri nuovi di Cortexandra, Dedalo e Ateneo. Per avere un quadro completo delle migrazioni interne, ai nuovi residenti si devono sommare anche i 1400/1600 nuovi abitanti che non hanno trasferito la residenza ma sono comunque domiciliati a Sestu. Questa premessa ci aiuta a capire quale livello di pressione abbia subito negli ultimi decenni il  tessuto urbano preesistente. Gli effetti sono stati le convulse demolizioni e ricostruzioni con l’utilizzo massimo degli indici di edificabilità e, purtroppo, molte libere interpretazioni sui volumi non computabili e sulle distanze. Il tutto è avvenuto senza alcuna attenzione alla presenza di importanti case campidanesi o padronali, testimonianze della cultura contadina sestese.

Piano particolareggiato centro storico 3Cosa è rimasto dunque della vecchia Sestu?

I due nuclei “storici” del paese, che si trovano rispettivamente in “parte de  susu” (intorno alla chiesa di San Salvatore) e in “parte de jossu” (intorno alla piazzetta Dettori, Funtana de stulasa) sono negli anni stati largamente trasformati. Più precisamente sono stati manipolati con la costruzione di piccole/medie palazzine a prospetto ed altezze variabili. E questo è avvenuto senza il parallelo rinnovo delle reti dei servizi (acqua, fogne, gas, illuminazione), senza parcheggi e strade adeguate. Per cui oggi è difficile parlare di “Centro storico” a Sestu. La nostra proposta per il Piano Urbanistico Comunale in origine prevedeva il mantenimento di una zona B1, regolamentata con norme ispirate alla conservazione dei caratteri distintivi ancora presenti, al controllo del  numero delle nuove unità residenziali insediabili e alla caratterizzazione degli interventi in armonia con quelli “storici” ancora presenti. La Regione – Assessorato all’Urbanistica – nel 2010, interpretando le norme del Piano Paesaggistico regionale, ci impose l’adozione del “Centro matrice” come centro storico. E cosi fu. La contraddizione di quella imposizione e’ però  palesemente riscontrabile nella realtà.

In che modo il piano particolareggiato ridisegnerà l’assetto del centro storico?

Per ipotizzare un percorso di “ ricostruzione del centro storico” si  parte da una analisi dettagliata dell’esistente. Si procede censendo, una per una, tutte  le unità immobiliari e classificandole in base al livello attuale di conservazione del lotto catastale originario e del fabbricato. Da questa analisi scaturisce la proposta del livello di conservazione e trasformazione da assegnare ad ogni unità. In questa fase abbiamo proposto quattro livelli di conservazione: alta, media, bassa, nessuna. Si parla di Piano Particolareggiato perché con questo strumento si definiscono le regole per ogni singola unità residenziale. Si definiscono inoltre i contorni del prospetti o facciate, delle altezze, degli allineamenti stradali e del tipo di illuminazione pubblica. L’obiettivo è quello di ridare omogeneità e regolarità ad ogni quartiere/rione. Nei prossimi giorni, nel sito del Comune, saranno presenti le schede analitiche che danno un’idea precisa delle proposte e del risultato atteso a fine percorso. Un percorso che si prevede lungo e impegnativo.

Piano particolareggiato centro storico 2I tecnici, in occasione dell’ultimo incontro, hanno detto che l’indice fondiario derivante dai dati che si possiedono è molto elevato, tale da non giustificare certi limiti antropici. Cosa significa?

Come ho detto sopra, si parte dall’esistente, dal censimento di ogni singola unità: dimensione lotto, superficie coperta e quindi volume insediato. Da questa prima analisi scaturisce un indice fondiario più alto di quello prescritto: 3 mc/mq. Ciò è dovuto al fatto che si lavora sulle carte aereo fotogrammetriche disponibili. Quindi aggetti, balconi, scale esterne concorrono a sviluppare volumetrie che in realtà non sono state concessionate. Non solo, i volumi vengono conteggiati sui lotti al netto delle cessioni per eventuali arretramenti. In realtà però i volumi raramente superano i 3 mc/mq. Verrà pertanto elaborata una tabella sui volumi effettivamente concessionati o esistenti ante 1967 che dirà con certezza quanto esiste realmente e quindi quanto non si potrà più realizzare e quanto si potrà invece edificare ex novo.

Qual è il senso del coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione del piano per il centro storico?

Lo sforzo di coinvolgere il più possibile i cittadini residenti e i tecnici è motivato innanzitutto dalla volontà di ricercare una sempre positiva oltreché necessaria condivisione delle scelte. Allo stesso tempo deriva dalla necessità di sostenere adeguatamente il nuovo processo di programmazione degli interventi. Ciò rappresenta una piccola rivoluzione rispetto al precedente percorso che ha portato alle ultime norme sulle zone B1. Dunque: non più il mio lotto, il mio progetto, il mio prospetto ma il progetto di una parte di un disegno più ampio, almeno rionale o di quartiere. In quest’ottica il mio diventa il nostro, della comunità. Perché il bello, lo storico, la vivibilità dev’essere di tutta la comunità. Una piccola rivoluzione appunto.

Sandra Mereu

SestuInVetrina – Portale delle attività produttive e non profit.

Il territorio del Comune di Sestu in questi ultimi anni ha rappresentato un caso nazionale per la velocità della sua espansione in termini di nuovi abitanti e nuovi insediamenti produttivi. Negli ultimi 20 anni Sestu è cresciuta fino a raddoppiare la propria popolazione e superare i 20.000 abitanti. Ormai il Comune è abitato da oltre 8.000 persone arrivate da altri territori che stentano a integrarsi e a trovare la giusta dimensione di abitanti pienamente inseriti. Se a questo si aggiunge che il Comune di Sestu ha ereditato il tratto di strada che va dal 6° al 12° chilometro della ex SS 131, si intuisce l’enorme potenzialità che si è creata per lo sviluppo delle aree commerciali, artigianali e industriali. Le difficoltà economiche del momento e la necessità di trovare nuovi sbocchi di business per mantenere vive le piccole aziende presenti nel territorio comunale hanno suggerito all’assessore Stefania Manunza l’idea di una vetrina che offra visibilità a tutte le azioni commerciali, artigianali e dei servizi presenti nel territorio. Di seguito ci spiega quali sono le caratteristiche del progetto e come funziona.

forno delle meraviglie 3

Foto di Daniela Usai

In che cosa consiste il nuovo progetto del comune di Sestu a favore del commercio locale? “SestuInVetrina”, così abbiamo chiamato il progetto, è un portale aperto a tutti i commercianti e artigiani locali e servirà a promuovere i servizi disponibili nel territorio offrendo agli abitanti un unico portale di informazione. Ma il portale non colma solo il bisogno di conoscere meglio le peculiarità offerte dal territorio. Il progetto punta a integrare tutte le attività presenti nel territorio comunale, incluse quelle legate al mondo dell’associazionismo e del non profit.

Che ruolo giocherà il comune in questo progetto?

Il progetto sarà monitorato da un ente terzo scelto tra le associazioni dei consumatori, così che il Comune possa assolvere in modo lineare un ruolo di facilitatore e contemporaneamente quello di garante per i cittadini consumatori e gli operatori. In questo modo sarà possibile offrire ai cittadini sestesi un sito web vivace, fresco di informazioni commerciali, aperto alle nuove dinamiche collegate a Internet, ma senza perdere di vista il bisogno primario di migliorare la qualità della vita delle persone.

Comunicare chi e cosa si produce nel territorio è davvero ciò che manca per rivitalizzare il commercio locale stremato dalla crisi e schiacciato dalla grande distribuzione?

Il progetto ha l’ambizione di migliorare il rapporto tra domanda e offerta e il Comune di Sestu sosterrà direttamente l’iniziativa sia col proprio patrocinio sia mettendo a disposizione un canale di promozione attraverso il proprio portale istituzionale. Ciò garantirà un livello di visibilità per tutti i partecipanti e in particolar modo per gli operatori economici. Oggi più che mai, infatti, è indispensabile alimentare un patto sociale che vede impegnati tutti i portatori di interesse e ognuno è chiamato a fare la propria parte superando steccati e confini legati a vecchi schemi e a modi di concepire l’azione amministrativa. Il territorio si mantiene e si sviluppa lavorando in modo sinergico creando quella forza che porta giovamento e prosperità per chi vive, opera e investe nel territorio.

Qual è la specificità di “SestuInVetrina” rispetto ad altri siti tematici dedicati al commercio?

“SestuInVetrina” mira a diventare una iniziativa seria, etica, proattiva che generi valore per la comunità e consenta di migliorare la cultura di impresa e commerciale. Il portale “SestuInVetrina” sarà un sito tematico a vocazione commerciale che si prefigge di ospitare tutte le attività commerciali, artigianali, industriali e i servizi e insieme far conoscere le associazioni a vocazione sociale quali la Consulta degli Anziani, la Consulta dei Giovani, il mercatino dei bambini, il riuso di apparati elettronici, il riuso di ausili per la disabilità, ecc. L’aspetto etico sarà la caratteristica fondante dell’iniziativa editoriale, soprattutto in un momento in cui sinergie potenti sono necessarie per resistere e contrastare la crisi che tutte le attività imprenditoriali stanno vivendo e contemporaneamente tutelare i consumatori che si avvicinano alla piattaforma.

Come funzionerà dal punto di vista tecnico?

Il portale “SestuInVetrina” sarà costruito in modo da partire dall’inserimento automatico di tutte le attività economiche operanti nel territorio comunale, incrociando i dati presenti negli archivi del SUAP, dell’Agenzia delle Entrate e della Camera di Commercio. Gli operatori potranno integrare i propri dati comunicandoli al gestore che ne curerà anche la geolocalizzazione su mappa territoriale e la suddivisione per categorie merceologiche. In seguito, a ogni operatore inserito verrà data la possibilità di personalizzare il proprio spazio, a fronte del pagamento dei soli costi di lavorazione, così da poter comunicare meglio ai potenziali clienti le informazioni sulle attività, eventuali offerte o altre iniziative.

Quale sarà la sua portata?

Il portale “SestuInVetrina”, naturalmente, non si limiterà a mero servizio interno rivolto ai cittadini sestesi. La posizione del Comune, crocevia delle principali arterie di comunicazione dell’Isola, fa sì che esso sia diventato un punto di attrazione per decine di migliaia di persone che abitano nell’area intorno a Cagliari. I poli commerciali, tuttavia, sono solo uno degli aspetti della vita economica di Sestu: tutto un tessuto produttivo locale di alto valore economico può risultare in ombra rispetto ai grandi operatori. Il portale potrà dare a queste attività la visibilità che permetta loro di intercettare quei potenziali clienti che a Sestu arrivano grazie alla grande distribuzione, allargando il bacino potenziale grazie alla sinergia fra pubblico e privato e fra attività economica e comunicazione mirata.

S. M.

Piano particolareggiato centro storico di Sestu

INCONTRO PUBBLICO

PIANO PARTICOLAREGGIATO CENTRO STORICO COMUNE DI SESTU
MERCOLEDÌ 18 DICEMBRE 2013, ORE 18
Sala consiglio in via Scipione, 1

piano particolareggiato_centro storico _sestuSarà presentata la proposta delle norme di intervento nel centro storico (zona sud: via Scipione-via R. Elena-via Dettori-via Cagliari). L’incontro è aperto alla partecipazione di tutti i cittadini e tecnici. I residenti nella zona riceveranno nella giornata di lunedì gli inviti a casa.
Nel corso dell’incontro i tecnici incaricati dell’elaborazione del piano per il centro storico e l’amministrazione comunale presenteranno i risultati dello studio di dettaglio di tutta la zona e le proposte di regolamentazione edificatoria di ogni singola unità immobiliare. Analoghi incontri seguiranno a breve anche per la zona nord (delimitata da via Gorizia, via Nuova, via San Gemiliano, via Roma, via G. Cesare). È auspicabile la partecipazione di tutti i residenti per raccogliere eventuali osservazioni, proposte e suggerimenti in vista dell’ approvazione definitiva del piano da parte del consiglio comunale prevista nei primi mesi del 2014.

La locandina

Criticare non fa rima con infangare!

In quest’ultimo anno a Sestu si sta registrando un vero e proprio imbarbarimento della vita politica e sociale. La cronaca ci parla di aggressioni agli amministratori, sia verbali che fisiche, a cui fa da sfondo il dibattito pubblico che si sviluppa nei social network. Quest’ultimo infatti quando non si alimenta di luoghi comuni e leggende metropolitane, è infarcito di insulti, commenti biliosi che ripetono sempre lo stesso concetto al limite dello stalking, commenti che servono solo a fare propaganda. Tutto questo è frutto di un malinteso senso del diritto alla libertà di espressione che non aiuta la comprensione dei problemi e quindi la crescita civile della comunità. Come ha infatti giustamente osservato lo scrittore Roberto Saviano “il turpiloquio, l’insulto o l’aggressività costruiscono non una società più sincera ma una società peggiore. Sicuramente una società più violenta”. Di seguito vi proponiamo al riguardo la riflessione dell’assessore alle politiche sociali, Anna Crisponi. (S. M.)

Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore alle politiche sociali del comune di Sestu

Il passatempo preferito di molti sui social network è diventato quello di sparare a zero contro tutti e in particolare contro gli amministratori locali. Sarebbero insensibili, distratti, concentrati a farsi gli affari propri, indifferenti ai problemi, disonesti, attenti solo alle necessità di non meglio precisati “amici”. E va bene, lo metti in conto quando ti assumi l’onere e la responsabilità di amministrare. Da qualche giorno a Sestu circola un libercolo anonimo (si fa per dire, i responsabili sono palesi più che se avessero firmato a caratteri cubitali!) che dovrebbe dimostrare le malefatte del vice sindaco. Se uno ha la pazienza masochista di leggerlo si accorge che è il solito concentrato di allusioni e insinuazioni: nulla condito di molta cattiveria. Niente di nuovo sotto il sole, vecchi metodi di gente vigliacca, morti viventi della politica. Ma una cosa non tollero e non farò più passare sotto silenzio: che si scriva o si dica che gli amministratori sono i mandanti di atti di intimidazione. Basta! accetto ogni critica sull’azione di governo del paese ma non la denigrazione personale o l’allusione a episodi così gravi. Chi lo scrive (e ad aprire le danze è stata una del mio partito, per dire come siamo messi male…) deve fare nomi e cognomi e dimostrarlo, altrimenti scatterà la querela. È successo anche qualche giorno fa su una pagina di facebook. Ormai da troppo tempo si confonde il legittimo diritto (persino dovere) di critica politica con la libertà di infangare e calunniare impunemente. Questa pratica troppo disinvolta e comune di macchiare la rispettabilità degli altri mi ha stancato e nauseato oltre misura, anche perché chi la usa non è mai in condizione di impartire lezioni di moralità o di onestà. E’ ora di ritrovare un decoro minimo nelle relazioni, e se non ci si arriva con la cultura e l’educazione purtroppo non restano che gli avvocati.

Anna Crisponi

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Partecipazione è…”

SELLo shock subito a causa del gravissimo attacco al Sindaco Aldo Pili non ci esime da un’analisi profonda del clima che si è creato negli ultimi tempi. Non entriamo nel merito della crisi economica, dei tagli alla spesa che questa ha causato e che hanno costretto ancora una volta i Comuni a mettersi in prima linea nel cercare risposte alle esigenze dei cittadini con risorse sempre minori: è stato detto e ripetuto più volte.

Limitandoci a un livello sociale e politico, riteniamo che questo clima di sfiducia, persino di sospetto, che ormai chiamiamo per brevità – o pigrizia – “antipolitica”, sia approfondito e liberato di quelle incrostazioni che una parte politica che si autodefinisce “nuova” ha contribuito a diffondere nei cittadini. Abbiamo visto e vediamo ogni giorno casi di “malapolitica”, di utilizzo di posizioni di potere per il solo interesse proprio o di gruppi particolari, una totale prevaricazione sull’interesse generale. Non mancano, dunque, motivi di sfiducia e diffidenza. Da qui però ad allargare il pregiudizio verso chiunque metta il proprio impegno e le proprie energie nel ricoprire ruoli che prevedono la ricerca e l’ottenimento del consenso, l’attuazione di programmi o linee politiche e, sempre più spesso, la gestione dell’ormai quotidiana emergenza, ce ne vuole.

Si fa un gran parlare di partecipazione, di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che li riguardano, di democrazia partecipativa o deliberativa. Tutti concetti altissimi e idealmente splendidi. Ma cosa vuol dire partecipare? Vuol dire, secondo noi, prima di tutto sforzarsi di essere consapevoli dei fatti e solo dopo provare a proporre soluzioni o criticare quelle proposte da altri. Partecipare significa confrontarsi, non certo stare dietro un monitor a insinuare banalità o peggio dubbi sulla correttezza di chi amministra. Partecipare significa informarsi su modalità e regole che fanno da paletti a scelte amministrative o politiche che molto spesso non sono del tutto libere. Partecipare significa mettersi in contatto con gli amministratori, con gli uffici pubblici, chiedere le informazioni che abbiamo diritto di avere, pretendere che la trasparenza sia un principio ma cominciando a praticare quella trasparenza noi stessi, evitando di nasconderci dietro i soliti “ma sono tutti uguali”.

Crediamo fermamente nel ruolo dei partiti. Sappiamo che in questo momento dirlo è impopolare e forse qualcuno dirà persino che è anacronistico. Invece è fondamentale incontrarsi, non necessariamente di persona, o almeno non solo, confrontare le proprie idee prima con quelli che in tutto o in parte quelle idee le condividono e poi, solo poi, con tutti gli altri. I partiti, i movimenti, i gruppi di interesse per il bene comune: qualunque forma vogliamo dare alla partecipazione condivisa va bene. Quello che non va bene è il vedere sé stessi distanti dalla politica, come se un muro invalicabile la dividesse dalla società, e di conseguenza sentirsi frustrati per non poter incidere nelle decisioni. Si può, invece, e crediamo che si debba: mettendosi in gioco personalmente o attraverso il sostegno a soggetti credibili e affidabili che riteniamo degni della nostra fiducia perché alla costruzione della linea politica abbiamo contribuito anche noi.

Aldo Pili ha quasi finito il suo lavoro da Sindaco: il giudizio sul suo operato e sulle persone che lo hanno affiancato deve essere politico e basato sul merito di scelte e iniziative. Non può invece essere frutto di pregiudizi o, peggio, di biechi attacchi personali che niente hanno a che fare con le sue azioni. Non lo merita lui, né lo merita chiunque si prenderà la responsabilità di ricoprire quel ruolo nel prossimo futuro.

SEL Sestu – Circolo “Margherita Hack”

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Non sono iscusas de malu pacadore”.

Al consiglio comunale straordinario tenutosi mercoledì 2 ottobre in segno di solidarietà al sindaco Aldo Pili hanno partecipato amministratori locali (i sindaci Paolo Loddo di Ussana, Valter Piscedda di Elmas, Mario Puddu di Assemini, Giovanni Argiolas di Monserrato, Cristiano Erriu di Santadi presidente dell’Anci Sardegna, l’assessore al bilancio di Settimo e altri), Gesuino Muledda dei Rossomori, Pietro Morittu della segreteria regionale del PD, Marco Matta e Ivan Caddeo di quella provinciale, Cesare Moriconi consigliere regionale del PD. 
I diversi interventi che si sono succeduti in aula sono stati unanimi nella condanna e nella richiesta di maggiori risorse per i comuni, come sottolineato con forza da Cristiano Erriu a nome dell’Anci. Lo Stato e poi la Regione hanno progressivamente tolto risorse alle amministrazioni locali, che sono l’interfaccia dello Stato con i cittadini, quindi in prima linea nel misurarsi con i problemi e le pressanti richieste di aiuto delle comunità. E’ necessario e urgente un cambiamento di rotta. Di seguito l’intervento della capogruppo consiliare del PD Giovanna Podda.

giovanna poddaGiovedì 26 settembre, come sappiamo, il sindaco Aldo Pili è stato aggredito da una persona che si era recata negli uffici per richiedere aiuti economici. Voglio esprimere qui, pubblicamente, solidarietà al sindaco, mia personale e di tutto il gruppo consiliare del PD. Non siamo qui per fare il processo all’aggressore, ma per comprendere perché alcune situazioni possano sfociare in atti di tale violenza. È ben nota a questa amministrazione lo stato di grave disagio economico in cui si trovano larghe fasce di popolazione, ogni giorno più ampie. È un disagio legato alla mancanza di lavoro, perché non lo si è mai avuto o perché lo si è perso, oppure perché il lavoro è precario, saltuario e sottopagato.

Questa amministrazione sa bene quanto sia diffusa l’instabilità economica perché ogni giorno interviene a sostegno delle famiglie in difficoltà (es Programma per la realizzazione di azioni di contrasto alla povertà). Basti pensare che nel 2012 sono stati spesi circa 3 milioni e mezzo di euro in interventi di Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Milioni di euro in aiuti alle fasce disagiate della popolazione (anziani, invalidi, bambini e povertà), una fetta consistente dell’intero bilancio comunale, ma non basta perché sempre più spesso alcune richieste vengono disattese. Per chi si trova in difficoltà sentir parlare di tagli ai trasferimenti dallo stato ai comuni, patto di stabilità e vincoli di bilancio, sembrano “iscusas de malu pacadore”, scuse e basta.

Chi è in difficoltà perché ha un malato in casa o non ha un lavoro e non riesce a pagare una bolletta o non mette insieme il pranzo con la cena, non vuole sentire quelle che sembrano scuse, vuole risposte e allora possono capitare fatti come quello di cui stiamo discutendo: ci si scaglia contro chi rappresenta l’istituzione, sia esso l’impiegato che gli dice che quell’aiuto non verrà erogato o verrà erogato solo in parte, sia esso il sindaco o l’assessore che cerca di spiegargli perché non riceverà quei soldi.

Ha detto bene il sindaco intervistato dalla stampa: chi decide dei tagli sta ben protetto dentro i “palazzi”, mentre la faccia ce la mettono gli amministratori locali che quotidianamente stanno a contatto con i cittadini. Le istituzioni locali non possono essere abbandonate in prima linea e private dei mezzi necessari a garantire a tutti il minimo per una vita dignitosa, perché un punto di spread non può essere risparmiato sulla pelle di un invalido o di una madre disoccupata.

Non è più possibile andare avanti così, per limitare i danni di questo imbarbarimento siamo stati costretti ad istituire un servizio di vigilanza all’ingresso della casa comunale. In questo modo purtroppo potrà scattare la percezione di una istituzione più distante dai cittadini, chiusa in sé stessa. È una decisione che abbiamo più volte rinviato pur in presenza di inquietanti segnali proprio per tenere il comune aperto in quanto casa di tutti, ma oggi dobbiamo garantire l’incolumità di chi in comune ci lavora, ci si reca per un certificato o perché è un amministratore.

Ribadisco la solidarietà al nostro sindaco Aldo Pili, sempre disponibile, attento, sensibile, un sindaco che ha fatto del dialogo costante con i cittadini uno dei capisaldi del suo agire, che vogliamo rivedere qui con noi con la grinta e la determinazione di sempre.

Giovanna Podda – Capogruppo PD

Consiglio comunale straordinario: si discute dell’aggressione al sindaco e agli impiegati comunali.

Aula consiliare_SestuStasera, con inizio alle 18.30, si terrà un consiglio comunale straordinario per discutere dell’aggressione subita dal sindaco Aldo Pili e da alcuni impiegati comunali nell’esercizio delle loro funzioni, all’interno del Municipio.

Sarà un occasione per esprimere solidarietà al sindaco e ai lavoratori coinvolti nell’aggressione e insieme un momento per confrontarsi e interrogarsi sul disagio, la protesta, le tensioni che oramai da mesi si osservano nella comunità.

Parteciperanno con i cittadini anche politici, amministratori e responsabili delle segreterie e coordinamenti regionali e provinciali dei partiti che sostengono la coalizione alla guida dell’Amministrazione. Né mancherà la solidarietà dei sindaci dell’Area vasta di Cagliari (Monserrato, Assemini, Settimo, Ussana, Monastir, Selargius, Quartucciu, Elmas).

Siamo tutti invitati a partecipare.

La solitudine degli amministratori di Sestu

sede_comune_SestuLa notizia dell’aggressione al sindaco di Sestu e agli impiegati comunali, negli uffici del municipio, in poche ore ieri ha fatto il giro del paese (e dell’intera Sardegna). Come era doveroso è arrivata la solidarietà ufficiale di tutti i rappresentanti politici, maggioranza e opposizione, e sono giunte molte manifestazioni di vicinanza da parte di cittadini, a cui ci uniamo anche noi del blog Sestu Reloaded. Accanto a questi attestati di solidarietà non sono mancati nemmeno sgradevoli commenti (vedere sito Unione Sarda e pagine dei social network che fanno riferimento a Sestu) giustificatori o assolutori dell’aggressione. Sono i commenti di chi evidentemente pensa che il comune debba far fronte a tutti i mali del mondo. Spesso chi fa questi commenti ignora, ma più spesso finge di ignorare, che laddove si tagliano i fondi ai comuni, si riducono anche le possibilità di erogare servizi e contributi per tamponare le povertà estreme in aumento.

I governi scaricano sugli enti locali l’onere di ridurre la spesa pubblica e sindaci e amministratori si ritrovano soli a fronteggiare direttamente il malcontento e la disperazione dei cittadini. Una solitudine che qui a Sestu assume contorni ancora più preoccupanti quando sono gli stessi esponenti del partito che esprime la maggioranza ad indicare pubblicamente il sindaco e la sua giunta come amministratori irresponsabili che buttano i soldi in opere pubbliche inutili, che alimentano clientele e ispirano attentati ai danni dei dissidenti. Accuse gravi che, a crederci veramente, dovrebbero concretizzarsi in denunce alla magistratura a tutela dell’intera comunità. Quasi mai però questo accade, ci si limita per lo più a gettare discredito sugli amministratori, a delegittimarli agli occhi dell’opinione pubblica, e a procurarsi quel tanto di visibilità che serve.

Non stupirebbe per questo vedere un domani questi stessi inflessibili moralizzatori di costumi politici chiedere o comunque non rifiutare, all’occorrenza, l’appoggio (magari a fini elettorali) di chi fino al giorno prima avevano indicato al pubblico ludibrio come amministratori e politici indegni. E c’è anche da scommettere che allora come d’incanto, messi in seconda fila, quelli che oggi sono rappresentati come il male assoluto diventerebbero rispettabili uomini politici che tanto hanno fatto per la loro comunità.

Sandra Mereu

Confronto sul verde pubblico: un dibattito aperto e costruttivo, ma per qualcuno un’occasione mancata.

verde1L’incontro sul verde pubblico per la definizione delle linee guida del nuovo regolamento comunale ha visto la partecipazione di una trentina di persone. L’occasione era stata pensata dagli amministratori, assessore all’ambiente in testa, per permettere ai cittadini di avanzare proposte e suggerimenti per la cura e la gestione del verde pubblico e la pianificazione del suo sviluppo nell’immediato e nel prossimo futuro. E ciò anche per accogliere le sollecitazioni di alcuni cittadini che nelle pagine dei social network e in altri contesti avevano chiesto di essere coinvolti nelle scelte che riguardavano il verde pubblico. La prima osservazione che si può fare dunque, stando ai numeri della partecipazione, è che il tema interessa ai sestesi, ma non troppo.

Il sindaco Aldo Pili ha aperto l’incontro con una breve introduzione tesa a rimarcare la consapevolezza dell’amministrazione in merito all’importanza del verde pubblico, ancor più in un paese come Sestu quasi del tutto privo di valori estetici architettonici. L’assessore all’ambiente Stefania Manunza ha quindi illustrato ai presenti i tre temi di base che costituiranno l’ossatura del regolamento comunale: la gestione del verde esistente; l’affidamento ai privati; la creazione degli orti urbani. Questi ultimi, è stato precisato, calati in un una realtà che nonostante l’evoluzione economica e sociale degli ultimi decenni continua comunque a mantenere una forte connotazione agricola, potrebbero svolgere la funzione di laboratori per la riscoperta di metodologie di coltivazione tradizionali o fungere da occasioni di aggregazione o integrazione sociale.

verde4La parola è quindi passata ai cittadini. Sono state avanzate diverse proposte che hanno evidenziato la necessità di avviare campagne di educazione al rispetto dell’ambiente e l’esigenza di essere supportarti con adeguata formazione in vista del coinvolgimento diretto e volontario nella gestione del verde pubblico. Dall’altra parte le proposte fatte dai presenti hanno dato agli amministratori l’occasione  per chiarire le modalità di funzionamento della pubblica amministrazione la cui mancata conoscenza è spesso all’origine di valutazioni e giudizi errati sull’operato della giunta. Nel contempo le sollecitazioni dei cittadini hanno permesso all’assessore Stefania Manunza di illustrare alcuni progetti già avviati che troveranno attuazione nei prossimi mesi. Tra questi la riqualificazione delle aree lungo il fiume. Gli spazi vuoti verranno piantumati con alberi e cespugli e adeguatamente attrezzati. Vi troveranno posto una pista salute e un’area recintata per permettere ai cani di muoversi liberamente. Invece per il potenziamento del verde pubblico nel medio termine l’amministrazione, a partire dalle ultime lottizzazioni approvate, sta vincolando la concessione dell’autorizzazione all’obbligo per i lottizzanti di realizzare e curare il verde pubblico per 5 anni.

Diverse dunque le proposte avanzate, alcune decisamente interessanti, provenienti in massima parte dai giovani. Tra queste è stata favorevolmente accolta quella di affidare alla cooperativa che vincerà il nuovo appalto per il verde anche la  formazione dei cittadini volontari. Altre proposte sono invece risultate meno interessanti quando non addirittura meno avanzate delle soluzioni previste dal piano comunale. Alcune, presentate come novità, sono in realtà esperimenti già tentati in passato dall’amministrazione ma che oggi non sono più proponibili in un contesto di forte crisi economica. Non è certamente più praticabile il coinvolgimento degli imprenditori, florovivaisti o gestori di spazi pubblici, attraverso un loro impegno anche economico nella cura del verde, seppur ripagato da un ritorno di immagine.

verde3Naturalmente non sono mancate le polemiche, alcune delle quali sono però subito rientrate perché basate su presupposti che si sono rivelati errati o infondati. E’ stata ad esempio subito smentita la notizia secondo cui il sito di S. Gemiliano viene pulito solo in occasione delle elezioni comunali: per quanto sia ancora poco infatti l’area verde di S. Gemiliano – ha obiettato il sindaco – viene pulita almeno due volte l’anno.

L’impressione generale è stata comunque quella di un dibattito condotto con toni pacati e civili, aperto e costruttivo. La seconda osservazione deriva dunque dalla constatazione che gli interventi di ieri non avevano niente a che vedere con le critiche feroci rivolte negli ultimi tempi agli amministratori dalle pagine di facebook, dove sindaco, vicesindaco e giunta al seguito sono stati accusati di aver compiuto veri e propri scempi ai danni dell’ambiente. Mi piace pensare che di fronte alla concreta manifestazione dell’interesse dell’amministrazione a voler migliorare e non distruggere il verde pubblico di Sestu, sostenuto dalla solida competenza dell’assessore Stefania Manunza, le facili e sterili polemiche di cui si alimentano spesso i social network non potevano che cadere.

Non è però da escludere che altri motivi abbiano suggerito ai più agguerriti critici dell’amministrazione in materia di verde pubblico, che pure erano presenti all’incontro, di tacere. E di lasciar perdere insieme alle polemiche anche l’occasione di avanzare le proprie proposte e quindi di incidere sulle scelte dell’amministrazione. Se è davvero andata così, la posta in gioco deve essere evidentemente assai alta in questo particolare momento. Oppure tutte quelle polemiche, ufficialmente motivate dalla volontà di migliorare la vivibilità del paese, nascondono in realtà interessi di altra natura, diciamo più pragmatica che ideale.

Sandra Mereu