Open Data, Sestu “una felice eccezione”

Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Il 17 novembre scorso si è svolto a Cagliari, presso la MEM Mediateca del Mediterraneo, un convegno dedicato agli Open Data, “Piovono Dati irrighiamo il territorio“. Come già alla passata edizione dell’International Open Data, tra i relatori era presente anche il comune di Sestu, rappresentato dall’assessora agli affari sociali Anna Crisponi. Il nostro comune è riconosciuto infatti come “una felice eccezione” nel panorama delle pubbliche amministrazioni sarde che rilasciano Open Data. Mentre le altre amministrazioni (la Regione Sardegna, la Provincia di Carbonia-Iglesias, il Comune di Cagliari) hanno interrotto il processo di pubblicazione dei set di dati, Sestu di contro ha continuato a implementarli con regolarità. Abbiamo chiesto ad Anna Crisponi, assessore competente in materia, di parlarci di questo progetto e dell’importanza che riveste per la pubblica amministrazione e per i cittadini. 

Assessora Anna Crisponi, cosa sono gli Open Data?
Come suggerisce il nome, gli Open Data sono dati in formato aperto, cioè immediatamente utilizzabile, liberamente accessibili a tutti senza restrizioni di copyright, brevetti o altri condizioni vincolanti per la riproduzione. Per capirci, non sono aperti i dati di una pagina html o pdf perché per usarli devo fare il copia – incolla del testo, invece i dati in formato CSV, ODT, TXT, PDF/A sono “naturalmente” leggibili da un PC e possono essere elaborati e analizzati immediatamente, usati per qualsiasi scopo rendendoli disponibili e facilmente comprensibili.

Quali vantaggi offrono i dati aperti nella pubblica amministrazione?
La filosofia dell’Open Data si inserisce nella disciplina più ampia dell’open government, nata negli USA negli anni 60, che vuole aprire la pubblica amministrazione ai cittadini individuando nella trasparenza uno degli strumenti per farlo e coinvolgendoli nel processo decisionale della politica e dell’amministrazione, anche attraverso l’uso della rete e dei social network. Negli ultimi anni il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” agli atti ha preso piede anche in Italia. Il legislatore ha infatti deciso di valorizzare e rendere fruibile l’informazione prodotta dal settore pubblico (una mole enorme di dati riferibili a tutti gli aspetti della nostra società) e diversi provvedimenti normativi (Agenda Digitale, Codice dell’Amministrazione Digitale, Decreto Sviluppo, Decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33) hanno modificato radicalmente il rapporto fra cittadino e P.A. con forme di controllo e di consapevolezza “distribuita”. Proprio per la grande importanza attribuita agli open data, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha realizzato il portale http://www.dati.gov.it che pubblica i dati resi disponibili dalle Pubbliche Amministrazioni italiane.

Il comune di Sestu ha condiviso gli obiettivi dell’iniziativa e con tempestività ha iniziato a pubblicare in formato standard i suoi dati. Cosa vi ha spinto a farlo?
Abbiamo pensato che in un momento di profonda sfiducia e lontananza dalla politica, aprire i dati, renderli accessibili, comprensibili (per esemplificarli si utilizzano diagrammi, mappe, tabelle, infografica, vengono geo-referenziati su Google maps), significa mettere a disposizione dei cittadini strumenti per verificare concretamente e nel dettaglio l’azione amministrativa.

Il comune di Sestu è anche tra le pochissime amministrazioni pubbliche della Sardegna che mettono a disposizione set di dati aperti. Motivo di orgoglio o inutile spesa, considerato che molti documenti sono già pubblici?
Open Data_MEMSicuramente aver pubblicato in formato aperto i dati è per noi motivo di grande orgoglio. E’ vero che molti dati sono già pubblici e presenti nel portale comunale, penso ai bilanci e a tutte le informazioni consultabili nella sezione “Amministrazione trasparente” o nell’albo pretorio, ma non sono in formato aperto. Sono spesso disaggregati, in formati poco leggibili per i non addetti ai lavori e di difficile consultazione e comprensione. Noi li abbiamo resi pubblici in formato aperto. Questo significa che ciascun cittadino o professionista può leggerli (sono disponibili nel portale del comune http://www.sestu.ca.it e nel sito dati.gov.it) e manipolarli immediatamente, aggregandoli o disaggregandoli come meglio crede. Inoltre, per essere compresi da tutti e valutati in modo semplificato, i set di dati sono accompagnati da elaborazioni grafiche e mappe geo-referenziate. Gli Open Data non sono a costo zero ma forniscono una lettura della realtà importante sia per i cittadini, che possono giudicare l’azione amministrativa avendo a disposizione i dati “veri”, sia per gli amministratori, che devono pianificare in modo efficace l’azione amministrativa muovendo dalla conoscenza minuziosa e puntuale della realtà. Penso ad esempio allo studio socio-demografico degli open data dell’anagrafe di cui non si potrà non tenere conto in ogni programmazione futura del nostro comune.

Quali dati sono stati “liberati” sinora? 
Elaborazione dati fattureSono disponibili in formato aperto i dati relativi ai bilanci del triennio 2010-2012; le fatture e i pagamenti dal 2004 al 2012; il patrimonio dei beni immobili del comune (con la mappa interattiva); lo studio socio-demografico della popolazione che include i dati relativi a sesso ed età, gli indicatori di struttura (età media, incidenza popolazione infantile e anziana, indice di vecchiaia, indice di dipendenza senile), la popolazione residente straniera suddivisa e analizzata per nazionalità, le famiglie (distribuzione per tipologia e numero di componenti, distribuzione per tipologia e classe d’età dell’intestatario), l’analisi territoriale della distribuzione per tipologia di famiglia ed età. Infine è stata pubblicata la mappa interattiva dei lavori pubblici.

Quali saranno i prossimi dati che si intende pubblicare?
Nel bilancio di previsione del 2014 abbiamo stanziato le somme per proseguire nell’operazione di apertura e divulgazione dei dati, individuando come obiettivo i dati dei bilanci, fatture e pagamenti 2013-2014; i dati relativi alla polizia municipale (numero dei sinistri, localizzazione dei sinistri, sanzioni e dati relativi alle aree critiche per la circolazione stradale); i dati relativi alle politiche sociali (interventi di tipo economico e assistenziale riguardanti l’infanzia, la famiglia, la terza età e la disabilità relativi al quadriennio 2010 -2014). Questi nuovi dati in formato aperto verranno pubblicati entro gennaio raggruppati nel dominio di terzo livello opendata.comune.sestu.it

Gli Open Data vengono definiti “the new soil”, alludendo al loro valore economico. Può farci un esempio della loro utilità pratica?
Oltre che rispondere al bisogno di trasparenza, all’utilità di coinvolgimento e cittadinanza attiva propri dell’open government, gli Open Data sono una grande opportunità di conoscenza e lavoro. Disponendo dei dati si possono elaborare studi, progetti, ripensando gli interventi in ogni ambito pubblico e non solo (trasporti, beni culturali, gestione del territorio, dei servizi alla persona, della sanità ecc.). Per fare un esempio calato nella nostra realtà, se fossero disponibili i dati dell’ARST riguardanti la posizione delle fermate, orari e percorsi dei bus, non è improbabile che qualche giovane intraprendente potrebbe pensare di creare un’ app.

Sandra Mereu

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Una nuova caserma a Sestu è davvero indispensabile?

All’inizio di luglio il consiglio comunale di Sestu votava all’unanimità un documento al fine di promuovere azioni dimostrative per ottenere dalle autorità statali competenti risposte circa l’annosa questione della Caserma. Colpì in quell’occasione il tenore degli argomenti a sostegno della richiesta. Alcuni consiglieri della minoranza, a cui facevano da sponda anche i consiglieri PD all’opposizione, sostenevano la necessità di una nuova caserma in considerazione della criminalità in aumento e di un ordine pubblico sfuggito al controllo. Si elencavano a conferma di ciò una serie di fatti di cronaca che facevano apparire Sestu come il regno del crimine e dell’illegalità. Nel comune di Sestu, dichiarava convintamente il consigliere Paolo Cau, i furti nelle abitazioni e gli incendi dolosi ai veicoli e agli immobili “non si contano più” (verbale_del_08.07.2014, pg. 21). Gli faceva eco il consigliere Fabio  Pisu (dimessosi qualche settimana più tardi) che, mostrando di dare credito a questa inquietante rappresentazione della realtà, si affrettava a definire Sestu come “una sorta di far west” (verbale del 08.07.2014, pg. 24). Dando seguito alla deliberazione di luglio, l’8 ottobre si è svolto un consiglio comunale straordinario presso la Prefettura di Cagliari. Abbiamo così appreso (L’Unione Sarda, 09/10/2014) che le cose non stanno proprio come ce le avevano raccontate. Non solo i delitti che vengono commessi a Sestu si possono ancora contare ma sono tutt’altro che in aumento. Nel nostro comune non si vive peggio che in altri paesi dell’hinterland, pur dotati di attrezzate e spaziose caserme. Viene allora da domandarsi se, stando così le cose, sia ancora necessario costruire una nuova caserma destinando a tal fine risorse che potrebbero essere altrimenti impegnate. Magari in prevenzione, potenziando i servizi della cultura. Di seguito l’intervista sulla questione della caserma all’assessore al bilancio Andrea Pizanti. (Sandra Mereu)

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Andrea Pitzanti, assessore al bilancio del comune di Sestu

Assessore Pitzanti, ci spiega intanto perché a Sestu, un paese di oltre 20 mila abitanti, non c’è una caserma?
Sestu non ha una caserma propria dal 2008, anno in cui i carabinieri reputarono inidonea la sede storica di via Gorizia, e prima ancora che fosse individuata un’alternativa, la abbandonarono. Il nucleo di stanza nel nostro Comune si trasferì nella vicina caserma di Monserrato. Da quel momento i cittadini di Sestu per denunce e segnalazioni varie dovevano recarsi nel comune vicino. Questo ha creato un certo disagio soprattutto per quella fascia di popolazione che non ha la possibilità di spostarsi con mezzi propri, anziani in primis, data la mancanza di un collegamento diretto di trasporto pubblico tra Sestu e Monserrato. Non è però mai mancato il regolare pattugliamento del territorio da parte delle forze dell’ordine.

Cosa può fare (e cosa ha fatto) il Comune per riportare a Sestu la caserma?
Intanto bisogna chiarire che le caserme sono una competenza dello Stato centrale. Ma ovviamente è interesse del Comune garantire la sicurezza del territorio e dei suoi cittadini. Il Comune da parte sua si è subito attivato per trovare la soluzione. Fu individuato un locale e quindi un’area in Corso Italia per la costruzione di una nuova caserma da mettere a disposizione del ministero con una concessione ultra-decennale. Né l’una né l’altra soluzione sono andate a buon fine. Le ragioni non possono essere certo imputate al Comune. Va detto infatti che la causa principale della mancata costruzione della caserma, al di là della presunta inadeguatezza dell’area individuata, è stato il dirottamento di fondi F.A.S (Fondo per le aree sottoutilizzate) gestiti dallo Stato, originariamente destinati a questo fine, per altre opere considerate più urgenti. Nonostante ciò il Comune si è adoperato in tutti i modi per far fronte al disagio dei cittadini.

In che modo?
Il Comune ha attrezzato con fondi propri (circa 70 mila euro) un locale comunale favorendo l’apertura a Sestu di un ufficio distaccato dei Carabinieri. Dal 2012 in via Di Vittorio è attivo uno sportello dove è possibile depositare denunce e segnalazioni varie. Ovvero dove si espletano tutte quelle pratiche burocratiche che costituiscono gran parte del servizio svolto dai Carabinieri nel territorio comunale.

E’ vero che a Sestu la criminalità è in aumento?
Da quanto emerge da dati ufficiali aggiornati, resi noti dal Prefetto proprio in occasione del consiglio comunale straordinario dell’8 ottobre, i delitti registrati nel nostro comune rispetto all’anno scorso sono diminuiti. Le lesioni dolose sono passate da 11 a 9, le percosse da 4 a 2, i furti da 90 a 66, le rapine da 3 a 1, i danneggiamenti sono scesi da 114 a 90 e quelli specifici legati agli incendi sono passati da 8 a 3. L’ideale sarebbe che tutti i reati si riducessero al minimo o scomparissero del tutto. Ma non si può certo far credere, come purtroppo fanno diversi consiglieri dell’opposizione, che a Sestu ci sia una situazione di emergenza. Che il nostro territorio sia stato abbandonato dalle forze dell’ordine. A Sestu non si vive peggio che in altri comuni del circondario (Quartu, Selargius, Monserrato) in cui è presente una caserma.

E’ circolata la notizia della disponibilità del Comune a stanziare risorse proprie per contribuire alla costruzione di una nuova caserma già dal prossimo bilancio 2015. Può confermarlo?
La presenza della caserma nel Comune è un fatto molto rassicurante per la popolazione residente. Con gli ultimi bilanci che si sono dovuti adeguare alle ristrettezze finanziarie imposte dal patto di stabilità, dalla riduzione dei trasferimenti regionali e dall’azzeramento di quelli statali, non è stato purtroppo possibile sostituirsi al mancato impegno statale nella costruzione della caserma. Il Comune tuttavia, come ha fatto finora, continuerà a cercare tra le pieghe del bilancio le risorse utili a contribuire alla realizzazione di una caserma adeguata alle esigenze del mantenimento dell’ordine pubblico del nostro comune. Ma ovviamente la coperta è corta.