SESTU: CITTA’ DELL’ECONOMIA CONDIVISA?

11815732_10207922094354259_11996786_nNella serata di ieri (5 agosto 2015), il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione sul baratto amministrativo proposta dalle due consigliere Cardia e Cannas appartenenti al M5S e dalla consigliera Perra della lista civica “Ricostruiamo Liberamente”. Tale mozione è stata ampiamente supportata anche dai colleghi dell’opposizione del PD, Crisponi e Mura, dal consigliere Usai rappresentante del Polo Civico per Sestu nonchè accolta con favore da tutti i consiglieri della maggioranza presenti in aula, con interventi e dichiarazione di voto. Ma che significa il termine “baratto amministrativo”?

Il baratto amministrativo è stato introdotto con il D.L. 12 settembre 2014, n. 133 convertito in L. 11 novembre 2014, n. 164 (cd Sblocca Italia) ed è disciplinato dall’art. 24 rubricato “Misure di agevolazione della partecipazione delle  comunita’  locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”. La volontà del legislatore nazionale è quella di concedere agli Enti locali la possibilità di definire, in completa autonomia, una serie di criteri che possano gettare le basi per una cooperazione tra i singoli cittadini/associati con l’Amministrazione del governo di un territorio. In che modo? I cittadini potranno presentare dei progetti che includano delle azioni di riqualificazione del territorio urbano o extra urbano quali la  pulizia,  la  manutenzione, l’abbellimento di aree  verdi,  piazze  o  strade, per ottenere  in cambio dall’amministrazione stessa delle riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita’ da loro posta in essere. Il legislatore ci dice anche che l’esenzione deve essere concessa per un periodo di tempo limitato e definito, per specifici tributi e solo per le  attivita’  individuate e deliberate dall’organo di governo, in  ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ svolta; per le indicazioni date, i tributi non possono che essere la Tari, la Tasi e la Tosap. In questo modo rimane saldo il significato  di questo istituto che, al di là delle ricadute positive in termini di attenzione civica ai beni comuni e di partecipazione dei cittadini ai bisogni della collettività, non è altro che un mezzo economico alternativo per saldare un debito con la comunità.

Presto anche nel comune di Sestu, l’amministrazione collaborerà con i cittadini per lo sviluppo di questa forma di economia della condivisione che sta prendendo piede in molti comuni d’Italia e sta rivoluzionando il modo di intendere la tradizionale offerta di beni e servizi. Ma per “sbloccare” il nostro paese occorre molto di più, occorre pensare e agire diversamente, occorre che chi ci governa abbia una visione che sappia anticipare e interpretare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Occorre essere ispirati dai valori della cooperazione, della fiducia tra i singoli cittadini perchè al di là del vantaggio economico, l’interazione con il prossimo e la collaborazione tra individui generano maggior valore e mutui vantaggi. In un periodo di crisi con un sistema economico limitato, agire mediante una logica redistributiva permetterà di trasformare i costi in occasioni sociali in cui i cittadini potranno non solo collaborare tra loro ma addirittura “barrattare” con il proprio comune di appartenenza per ottenere agevolazioni fiscali in cambio di lavori manuali.

Ora spetta agli uffici il compito di effettuare uno studio di fattibilità della proposta deliberata dall’organo politico e di scrivere i regolamenti attuativi, impresa non facile.

Cristiana Ferru

 

Piketty: “La Grecia e gli altri PIIGS non dovrebbero rimborsare i debiti”

L’economista Thomas Piketty, autore del libro bestseller “Il capitale nel XXI secolo” (tradotto per l’Italia da Bompiani) ha messo al centro della sua analisi la questione dimenticata della diseguaglianza. Contrariamente a quanto hanno fatto tanti suoi colleghi che non hanno saputo prevedere la crisi in cui ci dimeniamo, Piketty non fonda le sue deduzioni su astratti modelli matematici ma su fonti storiche, senza disdegnare l’apporto in questo senso della letteratura. In un articolo apparso su Libération e ripreso da Keynes blog, Piketty, proprio guardando alla storia, spiega che la politica del rigore dei conti pubblici imposta dall’Europa agli stati membri del sud non è una necessità assoluta a cui non si può derogare. Essa è piuttosto una scelta miope ed egoistica. Come la storia insegna, non è sempre stato così – ricorda Piketty – e anzi gli stati che oggi pretendono il pagamento dei debiti sono proprio quelli che in passato ne sono stati graziati.

Keynes blog

debito-pubblico1di Thomas Piketty

Bisogna sempre rimborsare i propri debiti? La risposta, secondo alcuni, è chiara: i debiti devono sempre essere rimborsati, non esistono alternative alla penitenza, soprattutto quando lo dicono le sacre tavole dei trattati europei. Eppure, una scorsa rapida alla storia dei debiti pubblici, tema appassionante e ingiustamente trascurato, mostra che le cose sono molto più complicate.

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La crisi economica vista dal consiglio comunale di Sestu

fornaci scanu

Sestu, Fornaci Scanu

Sestu, come tutti i comuni della Sardegna, in questi ultimi anni sta fortemente risentendo della crisi economica. Hanno chiuso i battenti molti esercizi commerciali e altrettante aziende hanno cessato l’attività e mandato a casa i lavoratori. Nel nostro territorio la crisi sta investendo in modo particolare il settore dell’edilizia che negli ultimi decenni, trainato dalla convulsa espansione dell’abitato, aveva registrato un notevole sviluppo. Ultima in ordine di tempo, ora anche Fornaci Scanu, storica azienda produttrice di laterizi e altri materiali da costruzione, ha messo in mobilità i suoi operai (circa 60) e si teme che presto la stessa sorte toccherà anche agli impiegati.

L’ordine del giorno e la vertenza Fornaci Scanu. Su sollecitazione delle parti sindacali il consiglio comunale di Sestu, nella seduta di martedì 21 ottobre, ha discusso un ordine del giorno finalizzato a impegnare il Comune in iniziative concrete e azioni di stimolo nei confronti di tutti i soggetti istituzionali, Regione in testa, che più del comune, imbrigliato dai vincoli del patto di stabilità, possono svolgere un ruolo nell’individuazione di adeguate soluzioni tese a scongiurare la chiusura definitiva degli stabilimenti dell’azienda. Un fatto, questo, che avrebbe gravi ripercussioni economiche e sociali nel nostro territorio e non solo.

Il dibattito. Presentando l’ordine del giorno, il sindaco Aldo Pili ha illustrato il ruolo che le Fornaci Scanu da circa cinquant’anni svolgono nell’economia di Sestu e dell’intera Sardegna. Molte infrastrutture dell’isola sono state realizzate con i materiali forniti dalle Fornaci Scanu. Si tratta dunque di un’azienda che ha maturato una notevole capacità di pensare e progettare. La sua chiusura comporterebbe quindi, insieme alla perdita di posti di lavoro, la dissipazione di conoscenza e professionalità. Il comune di Sestu – ha sostenuto il vicesindaco Sergio Cardia – non se ne può disinteressare, anche perché in passato ha favorito in vario modo l’insediamento di questa azienda nel suo territorio. E a questo proposito ha ricordato quanto sofferta e tormentata fu la vicenda degli espropri. Nel seguire il dibattito che si è sviluppato intorno a questo argomento ho annotato gli interventi che mi sono sembrati più utili a ricostruire la vicenda ed esemplificativi delle posizioni (e contraddizioni) politiche presenti nell’attuale consiglio comunale di Sestu:

Massimiliano Bullita (Forza Italia): la politica nulla può contro i soggetti finanziari che detengono il controllo dell’economia. L’esponente di Forza Italia ha individuato la causa immediata delle difficoltà in cui si dibattono le Fornaci Scanu nella crisi dell’edilizia e nella concorrenza rappresentata da nuovi materiali da costruzione presenti oggi sul mercato, più isolanti ed economici. La causa remota della crisi sarebbe invece da individuare nell’impossibilità della politica di incidere sulle scelte economiche. L’economia – secondo il consigliere Bullita – è in mano a pochi soggetti finanziari (banche, agenzie di rating) che agiscono su dimensioni planetaria e vanificano ogni possibilità di pianificare lo sviluppo dei territori da parte dei governi nazionali e locali. E’ certamente un’analisi condivisibile. Dire però, come fa Massimiliano Bullita, che all’origine della crisi ci sono in definitiva le pratiche speculative irresponsabili adottate dagli agenti della finanza, significa anche riconoscere, come fanno i più autorevoli economisti, che la crisi che ha investito le economie occidentali (a partire da quella americana) è la conseguenza dell’aumento della diseguaglianza e quindi dell’intensificazione dello sfruttamento e della perdita di valore del lavoro; dell’introduzione di contratti all’insegna della precarietà giovanile che costituisce ormai di fatto la variante moderna della servitù delle società del passato. Significa in ultima analisi riconoscere che all’origine della crisi c’è l’ideologia neoliberista a cui, come è noto, il pensiero politico di Forza Italia si rifà.

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Sestu, consiglio comunale del 21 ottobre 2014

Elio Farris (Sinistra Ecologia e Libertà): una strategia aziendale poco lineare. Fermo restando il contesto di forte crisi economica in cui si trovano ad operare tutte le aziende, in particolare quelle del settore dell’edilizia, SEL per tramite del capogruppo Elio Farris ha espresso alcune perplessità sul comportamento poco coerente tenuto dalla direzione delle Fornaci Scanu. Recentemente l’azienda aveva fatto consistenti investimenti (anche utilizzando contributi pubblici) per adeguare le fabbriche di Sestu e Guspini a nuove lavorazioni e rendere i prodotti tradizionali più competitivi sul mercato. Tutto faceva presagire il rilancio della produzione e il mantenimento in organico delle maestranze. La scelta di mettere in mobilità gli operai è stata pertanto, oltreché inaspettata, rivelatrice di una strategia industriale che va in una direzione opposta a quella della produzione di beni. Nonostante le numerose sollecitazioni dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali, l’azienda non ha mai presentato un piano industriale e non ha mai chiarito quale sia il suo vero obiettivo. Utile e indispensabile è dunque che l’amministrazione e il consiglio comunale di Sestu stiano affianco ai lavoratori dell’azienda e ne seguano la vertenza, promuovendo nel contempo tutte le azioni che si riterranno utili per scongiurare il loro licenziamento.

Michela Mura (dissidente PD): come ti strumentalizzo il dramma. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’opposizione di destra rappresentata da Antonio Mura, la consigliera comunale di quella parte del PD che si è collocata fuori dalla maggioranza ha ritenuto esercizio inutile discutere sulla vertenza Fornaci Scanu e più proficuo evidenziare invece quanto l’amministrazione non avrebbe, a suo dire, fatto a sostegno delle attività produttive del Comune. Incapace di cogliere i principi che ispiravano il documento e il ruolo politico che può effettivamente svolgere il consiglio comunale rispetto a una questione di simile portata, ne ha minimizzato l’efficacia riducendo il tutto a semplice attestazione di solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Dopo aver di fatto dichiarato la sua stessa impotenza, ha però pensato di sfruttare l’occasione per l’ennesimo affondo nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo ha fatto con i modi e i metodi che la contraddistinguono, cioè mettendo insieme una serie di accuse prive di fondamento o palesemente false. La più eclatante è stata quella per cui il comune starebbe utilizzando i cantieri di lavoro per fini elettorali. Accusa grave di per sé che qualunque amministratore responsabile dovrebbe oltreché pronunciare anche provare. La verità è che i cantieri di lavoro che danno sollievo alla disoccupazione sono interamente finanziati dalla Regione, sia quelli ordinari, che si rinnovano annualmente, che quelli straordinari che sono stati avviati in quest’ultimo periodo in seguito a un bando che risale a settembre 2013 (quindi alla precedente amministrazione regionale di centro-destra). Con questa misura straordinaria l’assessorato regionale al lavoro ha selezionato migliaia di disoccupati di tutta la Sardegna, tra cui 32 cittadini di Sestu. In tutta questa partita il Comune ha svolto un semplice ruolo di smistamento dei curriculum per destinare i lavoratori ai vari cantieri (manutenzione strade, verde pubblico, assistenza amministrativa negli uffici, etc.) in ragione delle loro caratteristiche e capacità. Su ogni considerazione di correttezza e buon senso in Michela Mura prevale evidentemente l’ansia di gettare discredito sull’amministrazione, nella speranza che almeno le persone disinformate la seguano.

Alla fine della seduta tutti i consiglieri hanno votato e approvato il documento discusso.

 Sandra Mereu

Festival delle Pro Loco 2014: il valore culturale ed economico di una sagra.

Festival delle proloco 2014Da dieci anni, a Sestu nel primo fine settimana di ottobre, nelle lollas di San Gemiliano, la Pro Loco locale organizza il Raduno regionale eno-gastronomico delle sagre paesane. E’ una manifestazione molto attesa e partecipata e sarebbe riduttivo attribuirne il successo esclusivamente al richiamo primigenio rappresentato dall’abbondante disponibilità di cibo. In un contesto segnato dall’omologazione del gusto e dall’impoverimento delle capacità sensoriali, riscontrabili soprattutto nelle giovani generazioni, proporre i prodotti del patrimonio eno-gastronomico del territorio isolano riveste oggi un indubbio valore culturale ed educativo. Nondimeno favorire la conoscenza dei prodotti della tradizione è importante anche a fini economici. Gli ingredienti su cui si basano i prodotti sardi sono di elevata qualità biologica e nutrizionale, frutto di una selezione naturale legata alle caratteristiche geografiche e fisiche del territorio. Tutti sappiamo ad esempio che il latte prodotto dall’allevamento seminomade tradizionale è di qualità incomparabilmente superiore a quello derivato dall’allevamento industriale. Le pecore sarde si nutrono di erbe spontanee che crescono in un ambiente caratterizzato da aria salubre. Per questo motivo c’è chi crede che con un’adeguata organizzazione della produzione del formaggio, unita al controllo diretto della commercializzazione del prodotto finito in quei luoghi del mondo dove ci sono consumatori in grado di apprezzarne la qualità e pagarne il giusto prezzo, i pastori sardi non avrebbero più motivo di protestare per l’insufficiente remunerazione del loro lavoro .

festival pro loco 6festival pro loco 1festival pro loco 2festival pro loco 4festival pro loco 7festival pro loco 5A questa edizione 2014, che si svolgerà sabato 4 e domenica 5, parteciperanno con i prodotti tipici dei rispettivi comuni di provenienza le Pro Loco di: Donori (pecora in cappotto); Usini (dolci tipici): Gonnesa (fregola ai frutti di mare e malloredus); Soleminis (maiale alla birra); Ittiri (carne di pecora ghisadu); Sarroch (sangria e antipasto di mare primavera con polpette di spigola); Simaxis (risotto al pesto e pancetta e risotto di mare); Samatzai (polpettasa de sa candebera, cixiri cun pancetta e faa cun croxou de procu, gintilla cun sartizzu); Villamassargia (pecora al sugo rosso, pecora ai piselli); Gonnostramatza (gattou); Pula (fregola ai sapori di mare); Furtei (ravioli e agnello in umido); Uri (carciofi fritti in pastella e fritto di mare misto); Segariu (fregua cun sizigorrusu, fregua cun sartizzu). 

Si potranno inoltre degustare i prodotti della cucina di Portoscuso (fritto misto, tonno alla portoscusese e altre specialità di tonno alle erbe) preparati e offerti dalla Cooperativa sociale “South West Port”. La scuola alberghiera “Azuni” di Cagliari preparerà la vellutata di rapa rossa con salsa di zafferano di Turri e crostini di pane nostrano, risotto carnaroli affumicato con consommè di pecora e pioggia di pecorino. Sestu e i suoi prodotti saranno rappresentati dal pane fatto in casa dalle maestre panificatrici, dalle panadine, da fai a lissu, e altre squisitezze locali.

Compagnia d'armi_ SanluriDa segnalare ancora la presenza della Compagnia d’Armi Medioevali di Sanluri. Nel suo impegno per ricostruire i vari aspetti della vita quotidiana della società giudicale sarda che si svolgevano sullo sfondo dell’attività bellica, quest’associazione culturale ha prestato particolare attenzione anche all’alimentazione nel medioevo. Con il supporto scientifico dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (C.N.R.) gli appassionati soci della Compagnia hanno raccolto e sperimentato le ricette utilizzate dai vari ceti sociali della Sardegna medievale e ricostruito gli utensili utilizzati per prepare e consumare i cibi. A Sestu offriranno un piatto di ceci e castagne accompagnato da ippocrasso.

Festival proloco_ScoutAltra caratteristica di questa manifestazione è infine l’assoluto rispetto dell’ambiente. Cibi e bevande sono serviti in piatti e bicchieri di terracotta o bio-compostabili e gli Scout di Sestu provvedono alla corretta raccolta dei rifiuti ed evitano che si disperdano nell’area circostante, sporcandola e deturpandola come purtroppo in altre circostanze accade.

Sandra Mereu

(Foto di Mario Ziulu)

Quanta energia per la Sardegna? E quale energia?

La questione dell’energia dovrebbe essere uno dei temi centrali della politica regionale e dell’azione del nuovo governo, tanto è l’impatto che il deficit di infrastrutture e i costi energetici hanno avuto in questi ultimi vent’anni sull’economia della Sardegna e sulla vita dei cittadini. In campagna elettorale se ne è parlato poco oppure lo si fatto in maniera frammentaria, senza la necessaria visione d’insieme. Nel discorso programmatico pronunciato qualche giorno fa, il presidente Pigliaru ha trattato il tema dell’energia in termini generali. Dagli accenni fatti, necessariamente sintetici, emerge l’importanza che si attribuisce al gas metano per lo sviluppo della Sardegna, si capisce quale metodo sarà utilizzato per elaborare il piano energetico ma non si evince ancora quali saranno le strategie. Per farsi un’idea complessiva sulla questione energetica in Sardegna, può essere molto utile il video che riproduce la puntata de L’Angolo delle idee, curata da Nova TV.

Con grande competenza ed esemplare chiarezza l’ing. Gregu, uno dei maggiori esperti sardi in materia di energia, partendo dalla constatazione che non esiste un piano energetico regionale aggiornato, spiega cosa è necessario conoscere per definirlo, a partire dall’entità del fabbisogno energetico per far funzionare le fabbriche, alimentare le nostre case, far camminare le nostre macchine […]. Ci dice che importiamo il 90% delle fonti energetiche che servono […], e che la diseconomia che la Sardegna paga perché non si dispone del metano è stimata in 500 miliardi di euro l’anno; chiarisce quale deve essere il giusto approccio rispetto al problema dell’energia (non è coerente prendere decisioni senza neanche sapere cosa c’è nel sottosuolo sardo); illustra alcune strategie che potrebbero risolvere in maniera adeguata e sicura il problema dell’approvigionamento energetico (un tubo che parte da Piombino e arriva a Porto Torres, delle dimensioni adeguate per il consumo della Sardegna, non è un progetto nè complicato né costoso, e ad integrazione alcuni piccoli poli di evaporazione di gas liquefatto); pone in guardia sui rischi che si corrono a voler rimanere aggrappati al progetto GALSI; spiega infine come potrebbero essere più proficuamente sfruttate le energie rinnovabili.

Sandra Mereu

Energia a basso costo e sostenibile per l’ambiente? Basta ribellarsi e cooperare.

SchonauUno dei freni diretti e indiretti della ripresa economica in Italia – come è universalmente riconosciuto – è rappresentato dall’alto costo dell’energia, peraltro aumentato nell’ultimo anno del 30%. La ragione, come è noto, è legata al fatto che nel territorio nazionale non si produce energia in quantità sufficiente al fabbisogno e di conseguenza siamo costretti a importarla dagli altri paesi. Un po’ dappertutto soffrono per l’alto costo dell’energia moltissime imprese di piccole dimensioni e in Sardegna spengono gli impianti grosse industrie dell’alluminio come l’Alcoa. Quando chiudono le imprese e le industrie, migliaia di persone restano senza lavoro, i giovani devono emigrare e chi non può più farlo rischia di andare incontro alla disperazione…

In Sardegna troppo spesso sentiamo parlare di energia in relazione a casi di difficoltà come questi o al più quando si accende la protesta ambientalista, che si oppone ieri al metano del Galsi oggi al metano di Arborea. Raramente però il tema dell’energia alimenta il dibattito pubblico in relazione a proposte e soluzioni praticabili e concrete. Da semplice cittadina per niente esperta di questi temi ma molto preoccupata per gli effetti che hanno sull’economia reale, mi domando spesso perché qui da noi non si riesca mai ad andare oltre la rassegnazione o la protesta. E mi viene allora in mente un’inchiesta di Report di qualche anno fa in cui si presentava il caso dei “ribelli dell’energia”, epiteto con cui sono stati ribattezzati gli abitanti di Schonau, centro agricolo nel sud ovest della Germania.

Convinti dalla catastrofe di Chernobyl del 1986 che fosse necessario fare a meno dell’energia nucleare, questi contadini tedeschi della Selva Nera oltre dieci anni fa si sono di fatto ribellati al modello di sviluppo della nostra economia, basata sullo sfruttamento illimitato dell’energia fossile. I cittadini di Schonau non si sono però limitati a contestare le politiche energetiche nazionali che non condividevano più, ma hanno deciso di farne a meno e quindi hanno adottato un sistema alternativo di produzione e uso dell’energia. Il modello pensato dai cittadini di Schonau si basa sull’utilizzo integrato e razionale (che non ammette sprechi) delle risorse presenti nel territorio e non comporta la rinunciare al benessere: tutti continuano ad usare le auto a benzina e a riscaldare le proprie case e piscine.

Cioè che hanno fatto i contadini tedeschi, la Gabanelli lo ha definito “un esempio di liberalizzazione dal basso”. Una definizione che però, a mio avviso, non spiega fino in fondo il valore di questa operazione e per certi versi ne distorce il significato. All’origine del successo di questo modello energetico si intravede chiaramente una mentalità di tipo cooperativistico, che mal si concilia con i principi del liberismo economico richiamati dalla definizione della Gabanelli. Qui infatti gli abitanti di una cittadina hanno avuto la capacità di mettersi insieme, non in nome del profitto dei singoli ma al contrario per ottenere vantaggi per tutta la comunità.

Noi sardi dunque, che ci diciamo molto interessati alla nostra autonomia, dovremo studiare con particolare attenzione la soluzione messa a punto dai “ribelli dell’energia”. Dovremo cioè avere la forza di pensare e pianificare soluzioni alternative che mirino all’autosufficienza energetica. E ciò nel quadro di un modello che si caratterizzi per essere inclusivo delle esigenze delle comunità – e in forza di ciò possa esigere che anche i “no” siano adeguatamente motivati –, sia compatibile con l’esigenza di uno sviluppo economico che ci consenta di vivere dignitosamente e allo stesso tempo sostenibile per l’ambiente e per la salute. Ma è evidente che per riuscirci dovremmo prima di tutto smentire quella fama che ci vuole pocos, locos y mal unidos e capire che, cooperando, non sono fuori dalla nostra portata soluzioni ragionevoli a problemi che ci appaiono grandi e insormontabili.

Sandra Mereu

Cantine aperte a Dolianova

La magia delle eccellenze enologiche del Parteolla si incrocerà sulle strade del vino isolano.

foto invito“Cantine aperte”, il meeting dedicato ai rossi e bianchi di Sardegna si terrà domenica 26 maggio nelle Cantine di Dolianova – lungo la statale 387 – in occasione della grande festa in onore del vino. Si tratta di una manifestazione istituita vent’anni fa da Movimento del Turismo del Vino, che ogni hanno raccoglie oltre un milione di appassionati ed enoturisti. L’azienda – che rappresenta il fiore all’occhiello dell’area vasta – spalancherà le porte ai visitatori dalle 10 alle 21 con una serie di manifestazioni da non perdere.

Sarà un’edizione ancora più ricca di eventi. <<Oltre alle consuete visite alla Cantina, con un tour tra le botti in rovere e un viaggio nella preparazione dei prodotti con un’attenzione particolare verso il nuovo showroom enoteca – spiega il presidente della Cantina, Sandro Murgia – non mancheranno momenti di intrattenimento culturale, artistico e musicale>>.

Il sipario si aprirà alle 10 con un convegno, nella sala riunioni Maestrale – Jù Showroom Enoteca,  sul tema “La longevità nel Parteolla – sarà merito del vino?”. Il coordinamento sarà sotto l’egida del giornalista Pier Sandro Pillonca. Interverranno l’assessore alle attività produttive di Dolianova Sergio Zuddas, Emanuele Angelucci (direttore dell’ospedale Businco), lo storico Riccardo Solinas, Claudio Lallai – responsabile qualità Argiolas Formaggi – ed il dirigente dell’azienda sanitaria Mario Saturnino Floris. Poi si prosegue nel corso della mattina, pomeriggio e sera, offrendo diversi momenti di alta fruibilità.

Il percorso conoscitivo del processo di vinificazione rappresenta il cuore del programma. Senza tralasciare un tour tra vigneti, natura, arte e cultura con visite guidate nel territorio di Dolianova. Negli spazi della cantina saranno predisposti degli stand per la degustazione libera di vini di eccellenza. E ancora, Laboratori del gusto Jù Tasting e Wine and Chocolate a cura di sommeliers, enogastronomi e maitre chocolatier. Esposizione di opere d’arte.

Un concerto per Quartetto d’Archi e l’esibizione della cantante Allison McAreavey e intrattenimenti per i più piccoli completano il cartellone della rassegna. A margine della manifestazione è previsto un Atelier artistico con realizzazione e vendita di opere il cui ricavato sarà devoluto a favore dell’Associazione Italiana Leucemie.

Il vino, un volano per l’enoturismo. <<Conoscenza, condivisione, amicizia, solidarietà – conclude Murgia – costituiscono il filo rosso di una giornata eno-conviviale che le Cantine di Dolianova propongono con particolare piacere. Sarà un evento-vetrina del prodotto isolano per eccellenza, il vino, un veicolo importante per rilanciare il turismo del Sud Sardegna>>.

Luciano Pirroni

TEDxViaTirso: le prime TED sarde

TEDxViaTirso

TEDxViaTirso (clicca sull’immagine per accedere al sito)

Online il sito del primo evento TEDx della Sardegna. A breve saranno disponibili i video delle quattro conferenze.

Le conferenze:

1. “I vantaggi cognitivi del bilinguismo” (di Silvano Tagliagambe, professore ordinario di Filosofia della scienza all’Università di Cagliari ed Alghero), riflessione scientifico – filosofica sulle prospettive che la formazione culturale bilingue può offrire ai suoi destinatari.
http://www.tedxviatirso.com/vantaggi-cognitivi-bilinguismo/

2. “Plurilinguismo e infanzia” (di Gianni Loy, professore ordinario del Diritto del lavoro all’Università di Cagliari), la felice esperienza di un percorso educativo tuttora in atto.
http://www.tedxviatirso.com/plurilinguismo-infanzia/

3. “Pastorizia e cooperazione, l’unione fa impresa” (di Renato Illotto, presidente cooperativa Cao, la più grande della Sardegna). Il movimento dei pastori sardi ha visto crescere l’attenzione intorno alle sue proteste ed alle sue richieste, fino ad ottenere una visibilità nazionale ed internazionale. Le esigenze che muovono i pastori sono compatibili con le moderne regole delle istituzioni e del mercato? Vi sono esperienze – non marginali – che consentono una risposta positiva, se pur sottoposte a diverse faticose condizioni.
http://www.tedxviatirso.com/pastorizia-cooperazione/

4. “Sardex, la moneta cooperativa” (di Carlo Mancosu, dirigente della società Sardex), affronterà il seguente argomento: Lo scambio senza denaro organizzato su base locale può svolgere una funzione utile nella società globalizzata? Noi dimostreremo che è possibile.
http://www.tedxviatirso.com/sardex-moneta-cooperativa/

Letture nella crisi

Capita a volte in certi periodi della vita di coltivare e privilegiare letture di un unico genere. Capita di questi tempi che i libri scelti siano esclusivamente di argomento economico. Letture dunque non proprio d’evasione, che anzi producono sull’umore effetti tutt’altro che positivi. Ma in certi momenti la tentazione di provare a capire qualcosa sulle cause e sulle possibili conseguenze di questa crisi, sul nostro futuro e su quello dei nostri figli, può finire per prevalere su ogni istinto di autoconservazione. Capita anche di scoprire che quella che si credeva una personale e forse un pò insana passione si inquadri invece in una tendenza generalizzata, accompagnata da un forte incremento della produzione e vendita di saggi e romanzi che analizzano e narrano la crisi economica che stiamo vivendo. Una tendenza in atto dal 2008, cioè da quando – spiega lo storico Miguel Gotor  in un articolo pubblicato su la Repubblica del 7 ottobre 2012  – la Lehman Brothers “chiuse i battenti e gli impiegati che uscivano furtivamente con gli scatoloni in mano, pieni dei resti della loro precedente vita da yuppie, portarono con sé anche un lacerto delle nostre infantili illusioni, il sogno di un capitalismo vincente, solido e generoso, capace finalmente di assicurare benessere e sviluppo a tutti”. Questo fatto avrebbe causato un trauma globale con conseguenze sul piano psicologico, storico e sociale che in vario modo gli scrittori, in America, Europa e ora anche in Italia, analizzano e raccontano. Gli scrittori tentano cioè di riaffermare attraverso il linguaggio il controllo culturale sulla realtà, sfuggita di mano a quegli economisti che non solo non hanno saputo prevedere la crisi ma hanno invece contribuito a generarla, fomentando una irresponsabile deregolamentazione senza freni della globalizzazione.

Non tutti gli economisti però, a onor del vero, hanno seguito le teorie dominanti, fino a pochi anni fa presentate universalmente come verità indiscutibili ma che non sono altro che  vecchie idee, inequivocabilmente riconducibili all’ideologia neoliberista. E di fronte all’evidente fallimento di quei modelli economici, oggi le loro ricette per uscire dalla crisi cominciano a penetrare anche in ambienti e istituzioni sin qui riconoscibili come strenui sostenitori delle politiche di rigore, attuate con particolare osservanza in Europa. Per questa ragione non ci sorprende leggere negli scritti divulgativi dell’economista keynesiano Paul Krugman (premio nobel 2008), in particolare in un suo recente articolo (L’austerità folle dell’Europa in Internazionale, n. 969, 5/11 ottobre), che “i tagli indiscriminati ai servizi pubblici essenziali, all’assistenza ai poveri fanno solo male alle prospettive di ripresa del paese e che ciò avviene perché in Europa, come negli Stati Uniti, troppe persone molto serie sono state plagiate dal culto dell’austerità, dall’idea che l’attuale pericolo sia il deficit di bilancio e non la disoccupazione di massa, e che la riduzione del deficit possa risolvere in qualche modo un problema nato dagli eccessi del settore privato”. Né ci sorprendono le sue severe critiche alle autorità tedesche le quali, a suo dire, danno “una falsa lettura della situazione descrivendo la crisi dell’euro come una sorta di operetta morale, dove ci sono paesi che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità e adesso ne pagano inevitabilmente il conto”. Krugman evidentemente nega che tutto ciò sia mai successo (mentre è vero che “le banche tedesche sono state in prima fila nel gonfiare la bolla immobiliare spagnola” all’origine della crisi) e sarebbe solo per paura di essere puniti dal proprio elettorato, convinto da quella errata rappresentazione della realtà di dover pagare le conseguenza dell’irresponsabilità dell’Europa meridionale, che i politici tedeschi “non vogliono approvare i prestiti di emergenza vitali per la Spagna e altri paesi in difficoltà, se non in cambio di sacrifici punitivi“. Per Krugman dunque “è arrivato il momento di mettere fine a questo accanimento senza senso, e se davvero la Germania vuole salvare l’euro deve lasciare che la Banca Centrale europea aiuti i paesi debitori senza pretendere altri sacrifici inutili”.

Dunque, tutte queste considerazioni fatte da Krugman non ci sorprendono. Più straniante è stato invece ritrovarle nella sostanza in un articolo comparso domenica 14 ottobre su Il sole 24 ore  dall’eloquente titolo L’austerity fa crescere il debito e apprendere subito dopo da un recente studio della stessa BCE che, contrariamente a quanto praticato dalla stessa, le austerità fanno male all’economia, mentre le espansioni fiscali fanno bene. Che il vento stia finalmente cambiando?

Sandra Mereu

Dietro l’iPhone 5…l’economia reale

Paul Krugman, economista statunitense, premio Nobel per l’economia 2008

Intorno al lancio sul mercato della nuova versione del telefonino della Apple (è troppo riduttivo chiamarlo cosi?) sui giornali e sulla rete si è letto di tutto. Dai commenti entusiasti di chi esalta le mirabolanti potenzialità tecnologiche dello strumento, a quelli scettici di chi dietro la spasmodica aspettativa creatasi intorno all’evento ci vede la riprova della stupidità delle masse, passando attraverso i commenti demolitori di chi lo considera l’oggetto simbolo del moderno sfruttamento del lavoro e dei lavoratori. A margine dell’evento ha scritto anche l’economista, premio Nobel, Paul Krugman, evidenziandone un aspetto molto istruttivo. Krugman, in un articolo dal titolo Il telefonino di Keynes, ripreso dal settimanale Internazionale (n. 967, 21-27 settembre 2012) analizza le considerazioni fatte al riguardo da un’importante banca americana, la JPMorgan – ovvero uno di quei soggetti ben definiti e portatori di precisi interessi ma che ci stiamo abituando a definire impersonalmente “mercati” – secondo cui l’iPhone 5 potrebbe contribuire sensibilmente alla crescita economica degli Stati Uniti nei prossimi due trimestri. Affermazioni che – secondo Krugman – valgono la conferma delle teorie economiche keynesiane, per le quali quando l’economia è in depressione lo stato deve spendere di più (e non di meno). Krugman sottolinea in modo particolare che nella convinzione della JPMorgan i benefici attesi sull’economia non deriverebbero tanto dalle qualità intrinseche del telefonino, quelle cioè ritenute capaci di migliorare la vita o la produttività di chi lo compra (“questi effetti se se ci saranno, si vedranno solo sul lungo periodo”) ma più semplicemente dal fatto che l’iPhone 5 spinge la gente a spendere di più. Quindi implicitamente – osserva Krugman – la JPMorgan sta ammettendo che l’aumento della spesa stimola l’economia, e produce “benefici a breve termine”.

Se le cose stanno veramente così (e per Krugman stanno così), allora ciò che sta frenando l’economia non è l’offerta ma l’insufficienza della domanda. “Il tasso di disoccupazione è alto non perché gli americani non vogliono lavorare e neanche perché la manodopera non è qualificata” – specifica Krugman  – ma perché “le imprese non vendono abbastanza da giustificare nuove assunzioni”. Quanto detto per l’America vale a maggior ragione per l’Italia dove gli ultimi dati (studio IRES – CER) confermano che i consumi delle famiglie di operai e lavoratori dipendenti sono letteralmente crollati e continueranno ancora a ridursi per tutto il triennio in corso, sino al 2014: un periodo “lunghissimo” per le persone. E se è vero che prima o poi le crisi finiscono anche quando i governi non intervengono, è anche vero che – scrive Krugman citando Keynes – “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Pertanto, se si crede che l’iPhone possa stimolare l’economia – si domanda Krugman – perché invece di “sobbarcarci anni di produzione industriale depressa e disoccupazione alta” non si interviene ora?. E siccome non è scritto da nessuna parte che la spesa debba essere necessariamente privata, “perché non far intervenire lo stato e fargli spendere di più, per esempio nell’istruzione e nelle infrastrutture?” E’ già successo, negli anni ‘20-30 del secolo scorso, quando si verificò una delle più drammatiche crisi economico-finanziarie della storia. Una crisi che con quella attuale ha molti tratti in comune, a partire dal livello di distribuzione del reddito caratterizzato da forti diseguaglianze. Allora fu proprio Keynes a indicare la strada per uscirne.

Sandra Mereu

Il lavoro prima di tutto

«Mettere al centro dell’identità culturale e politica di una forza progressista a vocazione maggioritaria la persona che lavora non è ritorno indietro, è sguardo al futuro»

(Da “Il lavoro prima di tutto” di Stefano Fassina, Donzelli editore 2012)

Intervenendo qualche giorno fa alla presentazione del libro di Stefano Fassina, responsabile del dipartimento Economia e Lavoro del Partito Democratico, Giampaolo Diana, presidente del gruppo PD in consiglio regionale, ha dichiarato che pur di mandare a casa Cappellacci è lecito “fare patti anche con il diavolo”. L’amministrazione di centrodestra in Sardegna detiene infatti una serie di primati negativi tra cui spicca il tasso di disoccupazione giovanile, stimato attualmente al 44,7%: praticamente in Sardegna un giovane su due non lavora. Come si concretizzerà in termini di alleanze future la battuta del capogruppo del PD Diana è forse ancora presto per dirlo. Ma dopo le critiche ferme e convinte da lui rivolte alla politica dell’attuale governo nazionale, ovvero dopo un severo giudizio sull’operato di un governo nato per fronteggiare una situazione di emergenza e per questa ragione sostenuto da una coalizione eterogenea, quel ricorso alla logica del male minore come unico rimedio per affrontare la situazione sarda è suonato davvero un po’ paradossale. Tanto più che il contesto invitava a immaginare scenari nuovi, prospettive a cui tendere, battaglie culturali intorno alle quali concepire soluzioni diverse rispetto a quelle propugnate dal pensiero unico e praticate dal governo.

Dire – come fa Fassina – che il “lavoro – viene – prima di tutto” significa ritrovare la perduta autonomia culturale necessaria a immaginare risposte coerenti con questo assunto. Nel generale smarrimento seguito alla “morte delle ideologie” incentrate sui valori collettivi e sociali, infatti, solo la Chiesa, forte di un pensiero secolare, ha lucidamente individuato le cause dell’attuale crisi nell’individualismo utilitaristico e nel primato dell’economia sulla politica e dunque sul bene comune. Mentre – secondo Fassina – le forze di centrosinistra sono corse dietro alle mode del tempo, finendo di fatto per puntellare gli interessi dei gruppi conservatori: “ritiro della politica per lasciar fare alle forze auto regolative dell’economia”, “archiviazione del partito intellettuale collettivo per il vuoto leaderismo mediatico”, sono solo alcuni dei motivi più ricorrenti. Il momento che stiamo vivendo, contrariamente a quanto si continua a credere anche a sinistra, non è, per Fassina, una crisi generata da una finanza avida e irresponsabile, non è il debito pubblico degli stati ad averla provocata, né ci troviamo nella fase di aggiustamento dopo quella degli eccessi.

La situazione è molto più complessa di quanto si voglia far credere ed ha le sue radici nell’affermazione di un preciso ordine economico e sociale. Quello in cui ci troviamo è dunque un ordinario ciclo economico caratterizzato da regressione economica e sociale che non ha colpito tutti allo stesso modo. Se davvero si crede – come ritiene Fassina – che la tendenza in atto si può invertire solo se si pone al centro dei programmi la valorizzazione della persona che lavora, allora, a me sembra che prima di stringere alleanze con chiunque pur di interrompere l’esperienza politica guidata da Capellacci, bisognerebbe definire obiettivi chiari e strategie conseguenti.

La storia politica di Giampaolo Diana, che è stato segretario regionale della CGIL, permette ancora oggi di riconoscerlo, all’interno di un partito pluralista in cui convivono posizioni anche molto distanti, come un esponente della sinistra classica. La sua collocazione ci dice che attribuisce al lavoro un valore strategico, non solo come fatto etico ma anche come motore di sviluppo, a partire da una redistribuzione del reddito tale da rilanciare la domanda e modificare i dati economici attuali.

Mi piace dunque credere che solo l’ansia di rimarcare la drammatica situazione dell’isola, aggravatasi in questi ultimi anni per le politiche del centrodestra, gli hanno forse impedito in questo contesto di esplicitare chiaramente il discrimine programmatico nella scelta degli alleati, angeli o diavoli che siano.

Sandra Mereu

Presentazione del libro “L’OCCASIONE MANCATA. LO SVILUPPO INCOMPIUTO DELLA INDUSTRIALIZZAZIONE SARDA”

Martedì 28 febbraio, alle ore 10 presso l’aula magna “B. R. Motzo” della Facoltà di Lettere e filosofia di Cagliari (II piano) sarà presentato il volume di Giulio Sapelli “L’occasione mancata. Lo sviluppo incompiuto della industrializzazione sarda” (University Press – Cuec 2012). Si parlerà anche della crisi economica generale e sarà un’occasione importante per cercare di comprendere, con un grande storico come Sapelli e un grande economista come Pigliaru, cosa ci sta cadendo addosso. 

Introduzione a cura Gianluca Scroccu. Seguirà una testimonianza di Andrea Raggio. Interverranno: Giulio Sapelli, Francesco Atzeni, Francesco Pigliaru, Andrea Raggio, Gianluca Scroccu. 

Dalla quarta di copertina:

Il problema del mancato sviluppo economico della Sardegna contemporanea rappresenta un nodo importante del dibattito storiografico capace di investire in una prospettiva di più largo respiro il tema della modernizzazione secondo l’asse locale/nazionale/internazionale. Richiamandosi alla grande lezione di Antonio Pigliaru Giulio Sapelli, docente di Storia economica presso l’Università Statale di Milano, ripropone in una nuova veste organica, arricchita da un’introduzione di Gianluca Scroccu e da una testimonianza di Andrea Raggio, due saggi da lui dedicati in passato al sistema economico sardo. Partendo dal problema del rapporto tra teoria dello sviluppo endogeno e teoria dello sviluppo regionale, l’autore centra la sua analisi sulle peculiarità del sistema politico ed economico della Sardegna, in una prospettiva storica che dall’Ottocento arriva all’oggi passando per la stagione della Rinascita. Il caso isolano diventa così l’esempio per studiare uno dei temi più dibattuti dalla riflessione economica internazionale ovvero quello delle società a basso equilibrio dinamico di crescita e della necessità di una forza endogena in grado di trainare il sistema, sostituendo alla centralità dell’industria quella dei servizi destinati alla vendita e alle imprese in un mercato aperto. Le riflessioni di Sapelli investono le questioni legate ai meccanismi della crescita, connesse in prima persona al rapporto su scala mondiale tra gerarchie e mercati oggi più che mai attuale se relazionato ai grandi cambiamenti in corso nello scenario politico europeo ed internazionale con la grave crisi economica globale.

Giulio Sapelli (Torino 1947), ha lavorato e insegnato in imprese e università italiane e straniere. Attualmente insegna Storia economica all’Università Statale di Milano. È editorialista de «Il Corriere della Sera». Tra le sue pubblicazioni più recenti: Etica d’impresa e valori di giustizia, Il Mulino, Bologna 2007; La crisi economica mondiale. Dieci considerazioni, Bollati Boringhieri, Torino 2008; con L. Festa, Capitalismi. Crisi globale ed economia italiana 1929-2009, Boroli, Milano 2009; Un racconto apocalittico. Dall’economia all’antropologia, Bruno Mondadori, Milano 2011; L’Europa del Sud dopo il 1945, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011 (nuova edizione). I suoi libri sono stati tradotti in varie lingue.

Gianluca Scroccu (Cagliari 1977), dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Studi storici, geografici e artistici dell’Università di Cagliari. Tra le sue pubblicazioni: La passione di un socialista. Sandro Pertini e il PSI dalla Liberazione agli anni del centro-sinistra, Lacaita, Manduria-Roma-Bari, 2008; Il partito al bivio. Il Psi dall’opposizione al governo (1953-1963), Carocci, Roma 2011.

La locandina

(Dall’Evento pubblico creato su Facebook)

Conferenza di Luciano Gallino

Pubblichiamo per i lettori di SESTU RELOADED il video della conferenza tenuta dal prof. Luciano Gallino il 12 dicembre scorso a Cagliari in occasione della presentazione del suo ultimo libro “FINANZCAPITALISMO, la civiltà del denaro in crisi”.

Il video è stato realizzato da Paolo Zucca del gruppo SEL del Consiglio regionale che insieme al movimento ORA TOCCA A NOI ha organizzato l’iniziativa.

Incontro con Luciano Gallino

“Il finanzcapitalismo è una mega-machina che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi…L’estrazione di valore è un processo affatto diverso dalla produzione di valore. Si produce valore quando si costruisce una casa o una scuola, si elabora una nuova medicina, si crea un posto di lavoro retribuito…Per contro si estrae valore quando si provoca un aumento del prezzo delle case manipolando i tassi di interesse o le condizioni del mutuo; si aumentano i ritmi di lavoro a parità di salario; si impedisce a sistemi operativi concorrenti di affermarsi vincolando la vendita di un pc al concomitante acquisto di quel sistema, o si distrugge un bosco per farne un parcheggio…”

“Per loro natura il finanzcapitalismo e l’ideologia che lo legittima, il neoliberalismo, sono fieri nemici dei sistemi pubblici di protezione sociale…Uno degli argomenti più comunemente addotti per concludere che i sistemi di protezione sociale non sono più economicamente sostenibili è il deterioramento dei bilanci pubblici…Ora, è incontestabile che il deterioramento dei bilanci pubblici sia un dato reale. Ma appare politicamente ed economicamente scorretto utilizzarlo contro i sistemi pubblici di protezione sociale, ove si consideri che esso è stato generato in massima parte proprio dalle politiche economiche e fiscali del neoliberismo.”

(Da Finanzcapitalismo, la civiltà del denaro in crisi, Einaudi 2011)

Il sociologo Luciano Gallino presenterà il suo ultimo libro “Finanzcapitalismo” a Cagliari il 12 dicembre alle ore 17 all’Hotel Mediterraneo in viale Colombo. L’incontro è stato promosso dall’Associazione ORA TOCCA A NOI con il contributo del Gruppo Misto – Componente SEL del Consiglio regionale della Sardegna.

Discuteranno con l’autore:

– Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda
– Gianfranco Bottazzi, Università di Cagliari
– Franco Siddi, segretario nazionale FNSI

La democrazia soffoca la crescita economica?

Ora che il governo Berlusconi è stato definitivamente archiviato e i rappresentanti delle istituzioni europee nemmeno lo nominano più, si può anche dire, parlandone al passato, che l’affermazione di Tremonti secondo il quale con la Cultura non si mangia, sia stata una delle frasi più idiote che un economista, prima ancora che un ministro, avesse mai potuto dire.

Proponiamo ai lettori di SESTU RELOADED una TED CONFERENCE (tradotta in italiano) pubblicata a settembre 2011, dove l’economista Yasheng Huang raffronta le economie emergenti di Cina e India e, nel chiedersi se l’autoritarismo cinese favorisca la crescita economica della Cina più di quanto non faccia la Democrazia in India, individua in una prospettiva dinamica i fattori che nei due paesi sono stati il vero lievito della crescita economica. Tra questi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le infrastrutture sono risultate meno determinanti di altri. Le considerazioni di Yasheng Huang avrebbero certamente sorpreso Tremonti!

Yasheng Huang: La democrazia soffoca la crescita economica? http://www.ted.com/talks/lang/ita/yasheng_huang.html

Sandra Mereu