E adesso basta fiori

convocazione CC_2lugl2015È il Consiglio comunale più rosa che Sestu abbia mai visto (benché gran parte delle donne stiano all’opposizione) e l’enfasi su questo punto non è mancata durante la prima seduta di giovedì scorso, anche se in alcuni punti si è sfiorato il sessismo più becero e retrivo. In un’aula consiliare gremita di pubblico e di fiori, che nemmeno a un matrimonio, i consiglieri eletti qualche settimana fa hanno adempiuto a quanto previsto dalla legge e molti, a partire dalla Sindaca e dal giovane Presidente del Consiglio, hanno colto l’occasione per intervenire con discorsi più o meno programmatici, più o meno retorici, più o meno…

Il primo intervento della Sindaca è stato caratterizzato, almeno nelle sue prime battute, da una partigianeria che mal si attaglia a chi dovrebbe rappresentare un’intera comunità e non una parte politica. Ci saremmo aspettati che il “punto e accapo” significasse anche che i toni ridondanti della campagna elettorale finissero il 14 giugno scorso, ma a quanto pare ci siamo sbagliati. Il resto del discorso puntava sostanzialmente su un tema unico: la stretta collaborazione fra amministrazione e cittadini. Un obiettivo più che auspicabile, vedremo quale sarà il percorso per raggiungerlo. Non poteva mancare il riferimento all’aumento della presenza femminile in Consiglio che la Sindaca ha dichiarato essere “una parità di genere non solo enunciata ma di fatto”. Belle parole, anche se stonano un po’ sulla bocca di chi ha sentito il dovere di affiancare il cognome del marito al proprio sulla scheda elettorale (in campagna elettorale girava una cartolina con Secci candidata che aveva in mano un cartello con su scritto: “A Sestu le donne contano come gli uomini?” Mah, sembra sia lei la prima a non credere che possano farlo).

Con 16 voti su 21 – quindi anche con l’appoggio di tre consiglieri dell’opposizione, sostegno che è parso anche esplicito in almeno uno negli interventi – Matteo Taccori è stato eletto Presidente del Consiglio. Il suo primo intervento, al netto dei ringraziamenti di rito, si è incentrato sul ruolo a cui era stato appena chiamato, indicandone prerogative e responsabilità. Alcune parti del suo discorso, tuttavia, hanno suscitato alcune perplessità: la “strenua contrapposizione sterile e inutile” che – a suo dire – bisogna evitare è quella dell’opposizione? Quindi anche quella che gli stessi Riformatori hanno proposto in aula fino a poche settimane fa? Viene inoltre da chiedersi se, stigmatizzando la “perdita di tempo” della quale i consiglieri non si possono “permettere il lusso”, parla dell’ampia e aperta discussione consiliare, o se la “tutela della voce dei consiglieri che è tutela della voce dei cittadini, tutti” vale solo se lui non la considera un modo di “disperdere energie” che, afferma di nuovo, “non ci possiamo permettere”. Se non ci possiamo permettere nemmeno di discutere, cosa potremmo aspettarci nei prossimi 5 anni? Certo non quel “dialogo democratico” che, nel finale del suo intervento, auspica per far nascere una nuova fase politica.

Ma se la nuova fase politica è quella inaugurata dal discorso del consigliere Serrau, non c’è da stare tranquilli, visto il tono veemente e i gesti al limite del minaccioso con cui ha ricordato che i consiglieri sono la voce e l’orecchio dei cittadini. O forse il nuovo è il cambiamento che torna al vecchio e dobbiamo prestar fede alle parole di Massimiliano Bullita, neo-vicesindaco, che prima ha messo in guardia dal “classismo” che guarda ai titoli di studio invece di riconoscere che il motore dell’economia sestese sono (stati?) gli agricoltori e gli edili (che, escludendone le nuove generazioni, tratta da ignoranti… ma onesti), e poi si rivolge alle donne in Consiglio dicendo loro “ora non avete più scuse, ora vogliamo sentire e vedere il vostro autentico valore”. Come se agli uomini, come lui, che siedono da lustri nelle istituzioni fosse chiesto di dimostrare mai il loro “autentico valore”. No, per loro conta il consenso degli elettori ma per le donne invece non bastano i voti, a loro tocca anche far sentire e vedere il proprio valore!

Una nota sulla prima volta del M5S sui banchi istituzionali di Sestu. Per ora un solo aggettivo per definire l’azione politica delle due consigliere: autoreferenziale. In tutti gli scrutini segreti hanno votato sé stesse (o una l’altra reciprocamente, non è dato saperlo, ma tant’è); sono intervenute con una veemenza nei toni e una rigidità che rare volte si era sentita prima d’ora; hanno voluto rimarcare la loro differenza dagli altri consiglieri non alzandosi in piedi per parlare. Hanno parlato di voler portare una “rivoluzione culturale” in Consiglio, di referendum deliberativi senza quorum i cui risultati “hanno valore di legge” (così se su 20.000 abitanti, vanno a votare in 3 e 2 scelgono la stessa opzione, quella vale anche per tutti gli altri 19.998 cittadini… bella democrazia, altroché!), e dell’intenzione di non chiedere rimborsi elettorali (che, ci dispiace per loro, non sono previsti per le elezioni comunali) e devolvere il gettone di presenza delle consigliere alla comunità. Se per loro questo è “politica, quella vera”, tanti auguri a noi.

La Sindaca ha concluso la seduta leggendo i nomi dei componenti della Giunta senza però indicarne le rispettive deleghe, non si sa se perché non ancora decise nel dettaglio o per lasciarle alla prossima seduta quando ci sarà l’atto formale.

[Aggiornamento] Le deleghe sono state pubblicate sull’Albo Pretorio del Comune, ma non sul portale istituzionale. Colpiscono l’accumulo di deleghe nelle mani della stessa persona – peraltro, un assessore tecnico – e la relativa “leggerezza” delle deleghe affidate alle due donne in Giunta. E così già da subito si disattendono ben tre dei proclami della neo-eletta Sindaca: la trasparenza amministrativa, la riduzione delle spese per la Giunta (diversamente da quanto annunciato in pompa magna subito dopo l’elezione, gli assessori sono 6 e non 5 – numero ridotto che invece sono riusciti a mantenere a Quartu, nonostante abbia oltre il triplo degli abitanti) e il peso delle donne in questa maggioranza. Gli auspici non sembrano dei migliori, dunque.

Stefania Manunza

A Sestu vince la destra

Sestu_Elezioni 2015I risultati del ballottaggio li abbiamo appresi poche ore dopo la chiusura dei seggi, accompagnati da fuochi d’artificio e da cortei di auto strombazzanti nel cuore della notte. La vittoria di Paola Secci è stata netta. La candidata sindaca del centro-destra ha ottenuto il 59,10% contro il 40,90% della sua rivale Annetta Crisponi. Dopo dieci anni di amministrazione Pili il centro-sinistra tornerà dunque tra i banchi dell’opposizione.

Il risultato è stato però determinato da meno della metà dei cittadini aventi diritto al voto (il 42,4%). Dato allarmante che di per se meriterebbe una seria e ponderata riflessione. Confrontando questo risultato con quello del primo turno, che vedeva le due candidate su una posizione di quasi parità, appare evidente che la lista civica di Maria Cristina Perra (538 voti) che si era mantenuta su posizioni di apparente neutralità, aggregava intorno al suo simbolo un elettorato per lo più orientato a destra. Stesso ragionamento si può fare per gli elettori del movimento 5 stelle che sono tornati a votare nonostante le indicazioni ufficiali del Movimento. In maniera residuale sono confluiti su Paola Secci anche i voti di diversi candidati delle liste della coalizione guidata da Anna Crisponi il cui cuore però, a dispetto della collocazione sulla carta, batteva a destra. Una tendenza già palesatasi nel primo turno attraverso il meccanismo del voto disgiunto. Nondimeno Paola Secci si è avvantaggiata anche di una manciata di voti di chi, pur organico al PD, non ha digerito il risultato delle primarie. Anche in questo caso l’analisi del voto disgiunto al primo turno indicava questo tipo di tendenza.

La sconfitta del centro-sinistra a Sestu non può essere letta avulsa dal contesto generale delle amministrative. Il centro-sinistra ha perso comuni importanti e simbolici come Venezia e Arezzo e in Sardegna Nuoro. La politica nazionale portata avanti dal PD di Renzi spiega, secondo molti autorevoli commentatori, la delusione e l’astensione degli elettori di sinistra che non si sentono rappresentati o, peggio, si sentono danneggiati da provvedimenti come il jobs act o la riforma della scuola. Quando le differenze tra gli schieramenti politici si assottigliano capita che gli elettori decidano di non andare a votare oppure votino facendo prevalere interessi che poco hanno a che vedere con quelli generali della comunità o con un progetto politico di largo respiro.

Nella scelta degli elettori a Sestu possono anche aver pesato errori e limiti della politica locale ma, ne siamo convinte, questi non sono stati determinanti per l’esito di queste elezioni. In questi 5 anni l’amministrazione di centro-sinistra ha raggiunto importanti risultati nel campo della raccolta differenziata dei rifiuti, si è riusciti a contenere entro limiti accettabili la tassazione, sono state realizzate diverse opere pubbliche che hanno migliorato la viabilità. Sul voto sfavorevole per il centrosinistra ha inciso più di ogni altra cosa il malessere diffuso provocato dalla crisi economica degli ultimi 5 anni e dalle scelte dei governi nazionali, i cui effetti spesso si scaricavano sull’amministrazione comunale. Responsabilità nazionali e locali nella percezione comune si sono intrecciate e confuse. E le forze dell’opposizione hanno avuto buon gioco a cavalcare il malessere e l’incertezza per il futuro trasformandoli in consenso elettorale.

A trarre vantaggio dal diffuso malcontento non è stata però la forza politica che più di tutte in questo momento storico in Italia sta intercettando la protesta, il Movimento 5 stelle, che peraltro a Sestu alle elezioni nazionali ed europee aveva ottenuto numeri da record. A trarne profitto sono state le forze della destra (Riformatori e Forza Italia) che hanno già amministrato Sestu in anni non troppo lontani e che non possono certo dirsi esenti da errori politici anche macroscopici (soprattutto in campo urbanistico). La cattiva amministrazione delle giunte di centro-destra degli anni Novanta, lo ricordiamo bene, fu all’origine delle due successive vittorie del centro-sinistra guidato da Aldo Pili. Questo ci porta a pensare che, a discapito di tutto, ad avvantaggiarsi della situazione non sono state tanto le forze più pure quanto piuttosto quelle meglio organizzate e radicate nel territorio. A Sestu lo sono certamente i Riformatori e Forza Italia. Spiace doverlo ammettere, non lo è il PD, che in queste elezioni rappresentava il partito cardine della coalizione del centro-sinistra.

Cinque anni di profonde lacerazioni interne al Partito Democratico di Sestu, che in consiglio comunale si sono palesate nella paradossale situazione di una maggioranza con sindaco PD osteggiato da 3 consiglieri su 5  del suo stesso partito, hanno fatto il resto. Certamente hanno contribuito a creare nei cittadini una percezione negativa dell’operato dell’amministrazione. Il tardivo intervento dei vertici regionali del Partito non è poi riuscito a neutralizzare i veleni sprigionati dagli aspri scontri pre e post primarie che si sono consumati all’interno del circolo locale. Tutti capiscono che la frantumazione interna non può essere un buon viatico per una campagna elettorale e tanto meno per una vittoria.

Da questo quadro politico è di conseguenza emerso un consiglio comunale che guardato dall’angolo visuale di un elettore di centro-sinistra pone non pochi problemi. Non sono rappresentati i partiti della sinistra (SEL, Rossomori, PSI e Rifondazione comunista) e nemmeno è presente nessuno dei giovani capaci e preparati che l’energia trascinante di Anna Crisponi era riuscita a coinvolgere nel progetto di rinnovamento del comune.

L’auspicio è che la nuova sindaca Paola Secci, a cui nonostante le differenze di vedute riconosciamo capacità e serietà, porti avanti  quei progetti di interesse generale e urgenti per la comunità già avviati dalla passata amministrazione. La speranza è che questa situazione sfavorevole per il centro-sinistra aiuti tutti a prendere coscienza del fatto che, al di là delle responsabilità politiche dei dirigenti locali, il PD nazionale per vincere deve far tornare gli elettori di sinistra a votare, lasciando perdere le velleità da partito della nazione e recuperando la sua vocazione naturale che è quella di rappresentare le esigenze e gli interessi degli strati più deboli della società.

Sandra Mereu – Marina Pisu

La cultura nei programmi elettorali per Sestu

libri sospesiLa campagna elettorale per le comunali 2015 a Sestu sembra procedere un po’ sottotono. Fatta accezione per i soliti insulsi dibattiti che si sviluppano su Facebook, poco si parla in generale delle iniziative elettorali che si sono svolte sinora e quasi nulla è stato riportato dalla stampa regionale. Altra caratteristica di questa tornata elettorale è la parsimonia usata da tutti gli schieramenti nel diffondere materiale elettorale informativo sui programmi. Un po’ la crisi, un po’ il fatto che si da per scontato che le persone non leggano, chi non si accontenta di cartelli e slogan ad effetto può avere qualche difficoltà a reperire informazioni compiute che diano un’idea esaustiva su cosa vogliono fare e quali sono le idee di governo dei vari candidati sindaci che si propongo di governare il comune. Chi ha interesse a informarsi può comunque farlo consultando il sito del comune dove sono scaricabili i pdf di tutti i programmi elettorali.

Per quanto di interesse dei lettori di questo blog, ho provato a focalizzare l’attenzione sul tema della cultura. Un argomento tutt’altro che secondario. Il modo stesso in cui viene trattato è infatti indicativo della visione di società e di sviluppo sottesa ai vari schieramenti in campo. Consideriamo per primi i programmi delle liste che si dichiarano estranee al sistema dei partiti, più o meno tradizionali, e che in quanto tali si vorrebbero portatrici di idee nuove e diverse.

Il programma elettorale del candidato sindaco Antonio Mura considera la cultura in stretto rapporto con il turismo. Beni e attività culturali sono finalizzati “a rendere interessante il paese per il visitatore”. In quest’ottica è significativo che la stessa Biblioteca comunale venga considerata solo in quanto edificio storico da inserire all’interno di percorsi turistici. Prevale dunque in questo programma un’idea di cultura asservita al Mercato, tutt’altro che nuova e originale.

Nel programma della lista civica della candidata Maria Cristina Perra al tema specifico della cultura sono dedicati alcuni punti che evidenziano il carattere vagamente sovranista e identitatario di questo schieramento. Oltre alla modifica dello statuto comunale per l’adozione del sardo come lingua ufficiale della pubblica amministrazione  (suppongo), si propone la creazione di uno spazio espositivo (un museo?) per i beni storici, archeologici, culturali e identitari della tradizione sestese e si annuncia l’intenzione di promuovere la cultura e le tradizioni sarde in sinergia con le associazioni locali. Sotto questo profilo dunque il programma culturale della lista “Rinnoviamo Liberamente” si pone in continuità con la politica culturale delle passate amministrazioni. Un’ultimo punto è infine dedicato all’individuazione di locali comunali per la Mediateca che dovrebbe, nelle intenzioni, fungere da polo di studio e incontro tra cittadini dediti alle varie attività culturali. Non è dato sapere che fine farà in quest’ottica la biblioteca comunale. Ci sarà ancora spazio per i libri e i servizi di promozione alla lettura per tutti i cittadini, di tutte le fasce d’età, dopo che l’avranno trasformata in centro di aggregazione per eruditi locali?

Il Movimento 5 stelle dichiara di voler far rinascere la cultura che, a suo dire, da qualche anno versa “in stato di notevole degrado”, stimolando la creatività dei giovani con i finanziamenti europei del progetto Creative Europe e facendo contestualmente leva su alcune strutture e istituzioni culturali del comune. Nel disegno del M5S, Casa Ofelia dovrebbe diventare un centro di aggregazione da mettere a disposizione di tutti, e la sede della Consulta dei giovani (che poi sarebbe il Centro sociale del comune!) il luogo privilegiato per sperimentazioni musicali e teatrali. Alla consulta degli anziani infine spetterebbe il compito di trasmettere alle nuove generazioni saperi, esperienze e memorie. I grillini si accingono dunque a trarre profitto dalle strutture create dalle passate amministrazioni che, per varie ragioni, non si era riusciti a sfruttare appieno. Altro perno della politica culturale del M5s è la biblioteca, su cui però il movimento non sembra avere le idee molto chiare. Nel programma elettorale della candidata sindaca Maria Fabiola Cardia (pg. 39) si legge che per rendere più fruibile e potenziare il sistema bibliotecario (sic!) sarebbe sufficiente ampliare gli orari di apertura, potenziare i laboratori aperti ai ragazzi e ai bambini, aumentare il patrimonio librario puntando anche sull’uso di sistemi multimediali. Mi piacerebbe sapere quand’è stata l’ultima volta che la candidata sindaca del movimento 5 stelle è andata in biblioteca? Chi la frequenta infatti sa bene che il patrimonio librario e multimediale viene costantemente aggiornato e che per favorire il pieno esplicarsi del servizio e il potenziamento dei laboratori di lettura, alla biblioteca comunale servono nuovi e più spaziosi locali. Nel programma del movimento 5 stelle di questa esigenza non c’è però la minima traccia.

Il centro-destra mostra al riguardo una maggiore conoscenza della realtà locale. Nel programma della candidata sindaca Paola Secci (pg. 22) si riconosce alla biblioteca il ruolo di fondamentale presidio culturale al servizio della popolazione e si individua come suo limite l’inadeguatezza dei locali rispetto alla crescente popolazione e di conseguenza all’aumento degli utenti attivi. Per questo motivo Paola Secci dichiara che, se toccherà al suo schieramento governare, la biblioteca sarà trasferita in locali più adatti. Il centro-destra punta inoltre a creare nuovi spazi di aggregazione per i singoli e le associazioni locali, essendo venuta meno la disponibilità dei locali Faccin, e alla valorizzazione delle attività di teatro dialettale locale. Non è invece chiaro quali saranno (o in che modo saranno scelte) le associazioni di promozione culturale a cui, sembra di capire, sarà affidato lo studio e la ricerca sui beni culturali locali e la successiva diffusione dei risultati, insieme all’attivazione di laboratori culturali e artistici.

Il programma del centro-sinistra, infine, dedica alla cultura un nutrito capitolo (pg. 12-13) in cui non ci si limita a elencare le azioni che si intendono portare avanti ma si definisce a monte qual è l’idea di cultura da cui esse discendono. Per la candidata sindaca Anna Crisponi la cultura è prima di ogni altra cosa un mezzo per formare i cittadini ed educarli alla cittadinanza attiva. Rifugge dalla concezione di cultura del centro-sinistra ogni visione nostalgica e acritica del passato o una concezione rigida e immutabile dell’identità. Obiettivo del programma culturale del centro-sinistra è la crescita culturale della popolazione nella convinzione che una società incolta è destinata a rimanere indietro rispetto alle sfide che la contemporaneità ci impone. Per questa ragione si punta prioritariamente a investire sulle infrastrutture della conoscenza e quindi sui servizi culturali di base del comune: scuola e biblioteca comunale. Alla biblioteca in particolare è dedicato un progetto speciale. Si riconosce l’importanza e l’urgenza di potenziare le capacità di lettura dei cittadini, anche in funzione di un uso attivo e critico delle tecnologie, e quindi il ruolo strategico che la biblioteca può svolgere per aiutare a contrastare le diseguaglianze sociali, prevenire il disagio, l’emarginazione sociale e l’analfabetismo di ritorno. Obiettivo prioritario della candidata sindaca Anna Crisponi è pertanto la creazione di una biblioteca più grande, che diventi “metafora della città”. E’ previsto a questo fine il trasferimento nella sede dell’ex asilo di via Donizetti dove, a partire dall’analisi della realtà demografica del paese, saranno creati spazi per differenziare il servizio in funzione delle diverse fasce d’eta. Il servizio sarà potenziato con la creazione di nuovi punti prestito attrezzati nei quartieri periferici di Ateneo, Dedalo e Cortexandra. Sarà inoltre incentivata la conoscenza del patrimonio documentario della biblioteca (sia librario che archivistico) che testimonia la memoria storica della comunità, attraverso l’istituzione di borse di studio da mettere a disposizione di giovani studiosi interessati a portare avanti progetti di ricerca e pubblicazioni di storia locale.

Sandra Mereu

Primarie di marzo, tra sogni e realtà.

Le primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato sindaco si terranno domenica 29 marzo. Parteciperanno alla competizione due esponenti del partito democratico: Anna Crisponi e Michela Mura. Due personalità politiche molto diverse tra loro. Vediamo dunque cosa hanno fatto sinora e cosa si propongono di fare per il futuro di Sestu.

Anna CrisponiAnna Crisponi è l’attuale assessora alle politiche sociali. E’ un’informatica, originaria della provincia di Nuoro. Vive a Sestu da vent’anni. Ha scelto il comune di Sestu  tra i tanti dell’Hinterland cagliaritano come luogo ideale per costruire una casa in campagna dove far crescere, insieme al marito, le sue due figlie. L’impegno nel sociale per Anna Crisponi non è solo un proposito ideale da sbandierare nei volantini elettorali ma una vera e concreta scelta di vita. Da anni è impegnata, con altri volontari, nella difficile battaglia per difendere la specificità dell’Ospedale Microcitemico, a tutela della salute dei tanti sardi affetti da talassemia e per la prevenzione di questa malattia, un tempo molto diffusa e invalidante. L’ energia e la propensione all’ascolto delle persone in difficoltà sono stati tratti caratterizzanti nella conduzione del suo assessorato. Altro aspetto che merita di essere messo in evidenza è la pubblicazione degli open data nel sito del comune, una importante scelta di trasparenza amministrativa che colloca Sestu tra i pochi comuni della Sardegna ad essersi adeguati alla normativa nazionale in materia. La candidatura di Anna Crisponi nella carica di sindaco rappresenta una duplice novità. Una novità di genere, innanzitutto, legata al fatto che per la prima volta una donna si presenta per questo ruolo. In secondo luogo questa candidatura riassume e interpreta il mutamento demografico, sociale ed economico degli ultimi decenni che ha trasformato Sestu da piccolo centro contadino del campidano di Cagliari in un comune di oltre 20 mila abitanti, la metà dei quali è composta da immigrati (provenienti per lo più da altri centri dell’isola) e dove i servizi e il commercio costituiscono una consistente fetta della sua economia. Forte della sua esperienza nell’esecutivo, Anna Crisponi vuole migliorare la qualità della vita dei cittadini partendo ovviamente da ciò che rivendica come fatti positivi dell’amministrazione uscente. Tra le tante cose che si prefigge di fare, considera prioritario occuparsi dei bambini e dei giovani che a Sestu, contrariamente ad altri centri che si stanno spopolando, sono una quota importante della popolazione. Ci piace che a questo fine abbia individuato nei servizi culturali uno dei perni fondamentali per la crescita e lo sviluppo delle singole persone e dell’intera comunità.

Michela MuraMichela Mura è una consigliera comunala del partito democratico, passata tra le file dell’opposizione per dissenso verso le scelte dell’amministrazione. E’ una guida turistica e conduce in proprio un’attività legata al turismo. Tiene a far sapere che trascorre il tempo libero all’aria aperta tra trekking e attività sportiva. Per le sue scelte politiche trae ispirazione guardandosi allo specchio. Non essendoci niente che le sia piaciuto di quanto sinora è stato fatto per Sestu, Michela Mura sogna. Così si legge nel volantino che ha distribuito al mercato. Sogna una città con un’anima. Sogna rapporti tra cittadini fondati su valori culturali. Sogna una città che funzioni e si prenda cura di chi la vive. Fa del suo essere originaria di Sestu un punto di forza. Ma per raggiungere la meta agognata non si limita a chiedere l’aiuto dei suoi concittadini. Per essere più sicura – e qui la realpolitik prende il sopravvento sui sogni –  ha chiesto il sostegno a influenti forze esterne, nientemeno che alla sottosegretaria al Ministero per i beni e le attività culturali. Da ieri accanto all’immagine del profilo facebook dell’onorevole Francesca Barracciu campeggia in primo piano quella della sua protetta, Michela Mura, la donna che sogna una città con un’anima. Speriamo che, in cambio dei potenti aiuti ricevuti, quell’anima non sia anche disposta a venderla.

Sandra Mereu

Chi ha paura delle primarie?

In questi ultimi tempi nel comune di Sestu si è assistito a un vero e proprio imbarbarimento del confronto politico. Dopo le minacce al vicesindaco, l’aggressione fisica al sindaco, e prima ancora le accuse agli amministratori di essere i mandanti di atti vandalici ai danni di una consigliera dell’opposizione, ora è arrivato il momento delle lettere minatorie, recapitate presso il comune all’indirizzo dell’assessora Anna Crisponi. Lettere scritte a mano e con linguaggio incerto. Lo staff di C.S.I., con una scientifica perizia calligrafica, avrebbe trovato il colpevole in un giorno. A chi l’ha letta è comunque bastato poco per capire che le eccessive sgrammaticature del testo tradivano una simulazione, denunciando che l’autore è tutt’altro che un analfabeta. Scopo dichiarato di tale atto vigliacco era quello di spingere Anna Crisponi a ritirarsi dalle primarie. Lei non si è scoraggiata, ha raccolto le lettere, le ha portate dal maresciallo Pirali e ha sporto denuncia contro ignoti. E poi ha dichiarato che parteciperà alle primarie. Chi la voleva intimidire a quanto pare non ci è riuscito. Così ha commentato l’accaduto:

Anna Crisponi«Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera anonima che riporta affermazioni squallide e oscene e in cui mi viene intimato di ritirare la candidatura alle primarie previste per il 29 marzo, pena la divulgazione dei contenuti in tutta Sestu.
Oggi è arrivata una lettera di uguale tenore.
Sono stata in caserma e ho sporto denuncia contro ignoti.
Avrei preferito non rendere pubbliche queste miserie ma non vorrei che qualcuno pensasse di avermi spaventata, per questo oggi sono qui a scrivere che IO NON MI RITIRO.
Vado avanti con tutti gli amici e compagni che mi hanno circondata del loro affetto e del loro entusiasmo. Queste azioni fanno crescere in me la determinazione a continuare con maggiore convinzione e questo è lo spirito che anima tutti quelli che mi accompagnano in questa avventura.
E non può non essere così, la nostra sarà anche una sfida per imporre un modo di intendere la politica che ripudia e combatte questi metodi con forza e in modo trasparente.
Chi mi sostiene e i nostri concittadini si aspettano che focalizziamo la discussione sui temi che riguardano l’intera comunità, che riusciamo a costruire proposte, a risolvere problemi, a dare risposte oneste ed efficaci, consapevoli che solo con il confronto si può costruire la buona politica.
Devo questo impegno a loro e lo devo al mio partito, il PD, che non è e non sarà mai il partito di chi china la testa ne’ quello di chi usa la minaccia e la diffamazione come arma politica. 
NOI andiamo avanti.»

Chi sarà il candidato sindaco del centrosinistra? E chi lo sceglierà?

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Le elezioni si svolgeranno probabilmente a metà maggio ma ancora non si conoscono i nomi dei candidati sindaci dei vari schieramenti che parteciperanno alla competizione elettorale. Nel campo del centrosinistra è stata avviata la procedura per la scelta del candidato tramite lo strumento delle primarie di coalizione. Le candidature emerse sono quella di Anna Crisponi e Michela Mura, ciascuna espressione delle opposte componenti che negli ultimi anni hanno segnato la spaccatura interna al partito democratico locale e determinato gli equilibri in seno al consiglio comunale.

Le primarie, però, che in occasione delle amministrative 2010 venivano osannate come supremo strumento di democrazia, da contrapporre agli accordi “nelle segrete stanze dei partiti” – così andava di moda esprimersi a quei tempi – oggi non sembrano più godere della stessa considerazione. Sicuramente non interessano più al gruppo che compone la maggioranza del circolo territoriale del PD. Vale la pena ricordare che nel 2010 quello stesso gruppo le pretese con forza, nonostante fosse naturale per il sindaco uscente (PD) al suo primo mandato chiedere la riconferma. Aldo Pili vinse le primarie con larga maggioranza (70%) e poi vinse anche le elezioni. Per merito delle primarie, dissero coloro che le avevano richieste (e perse).

Archiviata quell’esperienza e messi in soffitta i “sani principi di democrazia” oggi l’obiettivo si persegue passando per altre vie, ovvero attraverso i tanto vituperati, un tempo, accordi tra le segreterie dei partiti. Incurante dell’avallo dato alle primarie dagli organi provinciali del partito, la segretaria cittadina Monica Mereu ha infatti diramato su fb un comunicato in cui Michela Mura viene data come unica candidata del PD e lo svolgimento delle primarie di coalizione come ipotesi ancora tutta da valutare.

Stando a quanto si legge sull’Unione Sarda di oggi, giovedì 5 marzo 2015, sembra proprio che a Sestu a volere le primarie sia soltanto il gruppo degli iscritti del PD che si riunisce nel circolo tematico “Sestu Plurale”. Le primarie non appassionano più neanche SEL che pure a Cagliari, a dispetto del suo reale peso elettorale, qualche anno fa grazie a questo strumento ha ottenuto la carica di primo cittadino della città.

Il gruppo del PD che ha indicato Anna Crisponi come candidato ha maturato la decisione di chiedere le primarie dopo aver giudicato la proposta della maggioranza del circolo territoriale fortemente provinciale, escludente e carica di pregiudizio. In un paese di 20 mila abitanti dove almeno il 50% dei residenti è composto da immigrati (provenienti per lo più da altri paesi e città della Sardegna), si pretendeva di indicare quale candidato ideale per Sestu un sestese doc, capace di rispondere inequivocabilmente alla fatidica domanda: fill’è chi ni è (sic!). Salvini non avrebbe potuto inventarsene una migliore! Inoltre il candidato sindaco doveva essere una donna dotata di consenso, comprovato dall’aver ottenuto almeno 200 voti alle ultime elezioni. Un identikit abbastanza preciso, mi pare. Per finire, il candidato sindaco non doveva aver rivestito incarichi assessoriali nell’amministrazione uscente.

A questo punto, le primarie sono sembrate l’unica risposta capace di riaprire un confronto aperto. Personalmente rispetto chi diffida delle primarie cogliendone gli evidenti limiti e le imperfezioni, ma mi domando se chi oggi a Sestu chiede che si evitino “perché potrebbero essere laceranti” si renda conto fino in fondo di quali profonde fratture esistano nel centrosinistra del nostro comune. E se davvero c’è ancora chi crede che possa esistere nel panorama politico locale una donna o un uomo della provvidenza capace di mettere tutti d’accordo, suggerirei loro, visto che ci siamo, di verificare prima che non si sia compromessa/o con la passata amministrazione. Potrebbe non passare al vaglio del Sacro Tribunale dell’Inquisizione ovvero la segreteria del circolo territoriale PD di Sestu.

Sandra Mereu

Alberi monumentali e buste più grandi per il secco. Ecco i problemi di Sestu.

Osservo con attenzione i temi su cui le varie forze politiche che ambiscono ad amministrare il comune si stanno concentrando nell’imminenza della campagna elettorale. La raccolta differenziata e il verde pubblico in particolare sono tra quelli che più di altri mi hanno incuriosito. Al riguardo sono state prodotte sul primo tema una petizione popolare da parte dei Riformatori sardi, sul secondo un’istanza al consiglio comunale da parte del Movimento 5 stelle.

Perché tanto interesse per questi argomenti? A fronte di tanto impegno e data la singolarità degli argomenti viene da chiedersi se esista davvero un interesse collettivo da tutelare. Se si leggono con attenzione le domande poste e le risposte date al riguardo, sorgono infatti non poche perplessità.

Sulla raccolta differenziata i Riformatori chiedevano la semplificazione del servizio e insieme la riduzione delle percentuali di secco indifferenziato. Nel volantino, datato ottobre 2014, proponevano tra le misure da adottare per raggiungere quegli obiettivi la distribuzione di buste per il secco di maggiori dimensioni; la possibilità di conferire la carta e il cartone fuori dai bidoni in dotazione; il ritiro settimanale degli olii usati. L’amministrazione ha risposto che si tratta di misure che non riflettono reali e diffuse esigenze della popolazione e soprattutto sono inadeguate rispetto al risultato che si propongono di ottenere. Le buste del secco adottate sino al 2014 – si legge nella delibera di giunta n. 3 del 20/01/2015 –  avevano una notevole capacità (110 litri), più che sufficiente per il consumo medio delle famiglie. Buste di dimensioni maggiori sarebbero state più fragili e avrebbero comportato un inutile aggravio di spesa per i cittadini, posto che per i rifiuti eccezionalmente prodotti in eccesso esiste l’ecocentro. Del tutto infondata è risultata essere anche la richiesta di ritiro settimanale di olii usati giacché la quantità di olio che si ritirava con il servizio mensile era talmente bassa che la ditta che se ne occupava ha interrotto il servizio proponendo in alternativa dei raccoglitori nel centro abitato. Infine la carta e il cartone. Conferirla fuori dai bidoni è sconveniente per ragioni di decoro e per motivi di ordine pratico ed economico. La carta può spargersi nell’abitato nel caso non infrequente di vento e se piove si bagna e quindi la piattaforma di conferimento non la accetta alle condizioni concordate. Vale a dire la paga notevolmente meno, con conseguente aggravio di spesa per l’intera collettività.

novitc3a0Nessuna delle soluzioni proposte dai Riformatori è stata presa in considerazione. Di contro le misure  adottate dall’amministrazione, entrate in vigore quest’anno, per supplire alle carenze del servizio e potenziarlo (in particolare la raccolta unificata di vetro e latine e il riutilizzo del bidone giallo per  il secco indifferenziato) precedono e superano in gran parte la petizione. Per quanto non rappresentino ancora l’ottimo (ma quale comune in Sardegna, paragonabile a Sestu, l’ha raggiunto?) si fondano sul dato reale dell’aumento nell’ultimo anno di oltre 9 punti percentuali di raccolta differenziata e, a me sembra, si attestano su un buon equilibrio tra costi e benefici.

Gli alberi monumentali sono invece al centro dell’interesse del Movimento 5 stelle. Secondo quanto disposto dal decreto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 23/10/2014 anche i cittadini possono segnalare gli eventuali alberi monumentali presenti nel territorio comunale. Per questa ragione i grillini hanno presentato un’istanza al consiglio comunale chiedendo che venisse data adeguata informazione sul censimento. Riferendo in consiglio comunale al riguardo, l’assessore competente Stefania Manunza ha precisato  che per favorire la partecipazione dei cittadini nella segnalazione degli esemplari che hanno le caratteristiche previste dalla legge “l’Amministrazione ha dato disposizioni agli uffici di rendere pubbliche le informazioni in merito all’iniziativa ministeriale, mettendo inoltre a disposizione sul portale comunale e in stampa tutta la modulistica necessaria.”

Piazza I maggio con albero monumentale - Foto di Roberto Bullita

Albero monumentale di Piazza I Maggio – Foto di Roberto Bullita

Cosa si intende per albero monumentale? Nel 2006, ottemperando a quanto disposto dalla precedente legislazione in materia, il Comune di Sestu aveva comunicato all’Ente Foreste della Regione Sardegna gli alberi monumentali presenti nel territorio sestese, identificando fra quelli con i requisiti allora previsti il leccio di Piazza I Maggio e l’eucalipto di Piazza Sant’Antonio. Per meglio capire cosa si intende attualmente per “albero monumentale” riporto di seguito la definizione che ne dà la nuova legge: a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi di maestosita’ e longevita’, per eta’ o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarita’ botanica e peculiarita’ della specie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. Si capisce subito che, date queste caratteristiche, pur con tutta la buona volontà dei cittadini, difficilmente sarà possibile aggiornare l’elenco del 2006.

Questioni marginali. Appare dunque abbastanza evidente che, in  entrambi i casi, si tratta di questioni del tutto marginali nel panorama dei problemi generali della comunità, se non addirittura di falsi problemi. Ciò che non è ben chiaro è se l’attenzione riservata a questi argomenti sia frutto della difficoltà che certe forze politiche hanno nell’individuare problemi veri e di carattere generale o se invece essa non sia piuttosto il prodotto dell’ansia che le assale in campagna elettorale, quando l’esigenza di dimostrare la propria esistenza diventa una pressante necessità.

Sandra Mereu

Un sindaco donna? Certo. Ma di sinistra.

sondaggio AblativIl profilo del nuovo sindaco. L’Unione sarda ha riportato nei giorni scorsi il parzialissimo risultato di un sondaggio lanciato sul sito di una nota società di informatica che opera nel nostro comune. Il sondaggio mira a definire il profilo del nuovo sindaco. Il risultato che il quotidiano proponeva all’attenzione dei lettori si basava però sulle risposte di una cinquantina di persone, o forse anche meno dato che una stessa persona può votare da diversi apparecchi, pc tablet smartphone. Un campione troppo limitato per considerare i suoi desiderata come la proiezione di ciò che vogliono realmente gli elettori di Sestu. Evidentemente il sondaggio era un pretesto per attirare l’attenzione di un ampio pubblico sul più generale tema delle elezioni comunali. Gettare il sasso nello stagno può essere un modo per stimolare il dibattito e far scaturire nuove e più concrete notizie in proposito.

Parliamone, dunque. Dal sondaggio emergeva il profilo di un sindaco di genere femminile con laurea. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto i votanti a fare questa scelta. Forse avevano in mente qualcuno. Ma è più probabile che volessero semplicemente indicare in astratto le qualità più importanti del sindaco ideale per Sestu. Lo dimostra il fatto che la caratteristica a mio avviso più significativa, cioè la collocazione politica, è passata in subordine.

Perché una donna laureata? L’elezione di un sindaco donna sarebbe effettivamente una grande novità. Sarebbe la prima donna sindaco nella storia del comune. Il riconoscimento e la conferma anche nelle istituzioni del ruolo paritario che le donne rivestono in una società democratica. Un segno di progresso. Il fatto però che la si voglia anche laureata lascia perplessi. Si intravede una riserva mentale che contrasta con l’immagine di una comunità di elettori capace di fare una scelta evoluta e libera da pregiudizi. Nasce insomma il sospetto che proprio perché donna le venga richiesto un surplus di garanzie.

Riconosciuta la piena parità di diritti e di doveri alle donne, occorrerebbe però smetterla di spacciare come verità scientifica la favola della diversità delle donne in politica. Secondo questa teoria le donne sarebbero portatrici di un valore aggiunto, conseguenza di doti innate proprie del genere femminile, riconoscibili nella dolcezza e gentilezza che si esaltano nel ruolo di moglie e madre. Questa concezione risente di forti venature maschiliste ma soprattutto è priva di ogni attinenza con la realtà. Per capire quanto sia infondata basterebbe considerare che in Europa le più brutali e assai poco compassionevoli misure liberiste che hanno portato al licenziamento di migliaia di lavoratori, ridotto in povertà le loro famiglie e fatto piangere i loro bambini sono state portate avanti da capi di stato donne. La Tatcher era una gentile e garbata signora che la sera raccontava le favole ai nipotini eppure non si è fatta intenerire dalla disperazione dei minatori del Galles. La stessa triste sorte è toccata più di recente ai greci, baciati dalla “sensibilità femminile” di Angela Merkel.

Un sindaco donna a Sestu io certo lo vorrei. Purché di sinistra. In questo schieramento negli ultimi anni sono emerse diverse personalità che potrebbero egregiamente ricoprire questo ruolo. Alcune di loro, penso ad Anna Crisponi e a Stefania Manunza, oltre all’esperienza come amministratori del comune hanno maturato anche una più ampia esperienza politica come delegate nelle assemblee nazionali dei rispettivi partiti di appartenenza. I tempi dunque a Sestu sono maturi non solo per avere una donna sindaco ma anche per sceglierla tra diverse donne di notevole spessore politico.

Sandra Mereu

Fondo di riserva… mentale

Si avvicina la data per le prossime elezioni comunali. Entro giugno Sestu avrà un nuovo sindaco e una nuova amministrazione e già le forze politiche che si propongono di governare il comune si preparano per la campagna elettorale. I cittadini che in questi anni hanno dedicato un po’ del loro tempo a seguire i lavori del Consiglio, per rendersi conto direttamente dei problemi del comune e del modo in cui vengono affrontati, possono già immaginare quali saranno gli argomenti e lo stile che verranno utilizzati dalle forze dell’opposizione. Ma chi si candida ad amministrare Sestu nei prossimi 5 anni non potrà limitarsi a vendere sogni o a demolire l’operato degli amministratori uscenti. Dovrà dimostrare di conoscere la realtà e di saper interpretare i bisogni veri della collettività. Non basteranno demagogia e populismo per vincere. Servirà onestà intellettuale e soprattutto bisognerà dimostrare di sapere di cosa si sta parlando. Per esempio quando si parla di “fondo di riserva”. (Sandra Mereu)
Anna Crisponi

Anna Crisponi, assessore agli affari sociali del comune di Sestu

Spigolando per siti web e bacheche Facebook mi è capitato di leggere molte critiche riguardo all’azzeramento del fondo di riserva del bilancio 2014 del comune di Sestu che abbiamo deliberato in giunta la mattina del 30 dicembre e rettificato il pomeriggio dello stesso giorno. Critiche di illegittimità trascinate da inesattezze divulgate ad arte. Qualche informazione potrebbe essere utile a capire come stanno realmente le cose.
Sulla prima delibera del 30 dicembre c’è il parere negativo della ragioneria e della segretaria generale che però non riguarda la legittimità delle richieste (restituzione oneri Bucalossi, fondi da trasferire a Settimo San Pietro per il PLUS, quota di incremento del fondo di produttività e relativi oneri e irap, contributi alle associazioni di volontariato e culturali), quanto piuttosto l’ordine di priorità. Ripeto: nessun rilevo di illegittimità ma solo di priorità.
Poiché gli oneri Bucalossi hanno priorità assoluta (ammontano a circa 210.000 euro e il fondo di riserva è di circa 202.000 euro) e il richiedente non ha accettato che si rateizzasse la restituzione, si è ritenuto di ritirare la prima delibera del 30 e di approvarne in successione un’altra con cui si destinava l’intero fondo di riserva alla restituzione di tali oneri. Questa operazione si è resa necessaria in quanto la richiesta è arrivata ad assestamento chiuso (dopo il 30 novembre), quando cioè non è più possibile fare modifiche al bilancio. La nostra “sfortuna”, se così si può dire, è stata dunque la tardiva richiesta (arrivata a dicembre) della restituzione di oneri che un’impresa aveva versato per la costruzione di un complesso edilizio, a cui  poi non ha dato seguito.
Aggiungo che anche i 40.000 euro da trasferire al comune di Settimo sono un obbligo a cui tutti i comuni del PLUS 21 hanno già ottemperato, molti usando lo stesso sistema (prelevamento dal fondo di riserva). Ma appunto le priorità sono altre.
Riguardo all’azzeramento del fondo va detto che dal primo gennaio 2015 il fondo sarebbe stato comunque INUTILIZZABILE perché non si può prelevare durante l’esercizio provvisorio, cioè il periodo in cui non è stato ancora approvato il bilancio “di competenza”, ovvero il bilancio 2015. Per tutte le necessità urgenti e impreviste si utilizzeranno i dodicesimi dell’assestato dell’anno precedente, cioè ogni mese si potrà spendere un dodicesimo di quanto si è speso complessivamente per quella voce nel 2014.
In conclusione, se è accettabile che un semplice cittadino non conosca bene la materia, lo è molto meno che ne siano completamente digiune persone che già amministrano il comune o che si propongono per farlo. Non basta dirsi “nuovi” per portare miglioramento e qualità, serve studiare! Altrimenti, come già visto, si diventa tristemente inutili.

Anna Crisponi