La crisi economica vista dal consiglio comunale di Sestu

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Sestu, Fornaci Scanu

Sestu, come tutti i comuni della Sardegna, in questi ultimi anni sta fortemente risentendo della crisi economica. Hanno chiuso i battenti molti esercizi commerciali e altrettante aziende hanno cessato l’attività e mandato a casa i lavoratori. Nel nostro territorio la crisi sta investendo in modo particolare il settore dell’edilizia che negli ultimi decenni, trainato dalla convulsa espansione dell’abitato, aveva registrato un notevole sviluppo. Ultima in ordine di tempo, ora anche Fornaci Scanu, storica azienda produttrice di laterizi e altri materiali da costruzione, ha messo in mobilità i suoi operai (circa 60) e si teme che presto la stessa sorte toccherà anche agli impiegati.

L’ordine del giorno e la vertenza Fornaci Scanu. Su sollecitazione delle parti sindacali il consiglio comunale di Sestu, nella seduta di martedì 21 ottobre, ha discusso un ordine del giorno finalizzato a impegnare il Comune in iniziative concrete e azioni di stimolo nei confronti di tutti i soggetti istituzionali, Regione in testa, che più del comune, imbrigliato dai vincoli del patto di stabilità, possono svolgere un ruolo nell’individuazione di adeguate soluzioni tese a scongiurare la chiusura definitiva degli stabilimenti dell’azienda. Un fatto, questo, che avrebbe gravi ripercussioni economiche e sociali nel nostro territorio e non solo.

Il dibattito. Presentando l’ordine del giorno, il sindaco Aldo Pili ha illustrato il ruolo che le Fornaci Scanu da circa cinquant’anni svolgono nell’economia di Sestu e dell’intera Sardegna. Molte infrastrutture dell’isola sono state realizzate con i materiali forniti dalle Fornaci Scanu. Si tratta dunque di un’azienda che ha maturato una notevole capacità di pensare e progettare. La sua chiusura comporterebbe quindi, insieme alla perdita di posti di lavoro, la dissipazione di conoscenza e professionalità. Il comune di Sestu – ha sostenuto il vicesindaco Sergio Cardia – non se ne può disinteressare, anche perché in passato ha favorito in vario modo l’insediamento di questa azienda nel suo territorio. E a questo proposito ha ricordato quanto sofferta e tormentata fu la vicenda degli espropri. Nel seguire il dibattito che si è sviluppato intorno a questo argomento ho annotato gli interventi che mi sono sembrati più utili a ricostruire la vicenda ed esemplificativi delle posizioni (e contraddizioni) politiche presenti nell’attuale consiglio comunale di Sestu:

Massimiliano Bullita (Forza Italia): la politica nulla può contro i soggetti finanziari che detengono il controllo dell’economia. L’esponente di Forza Italia ha individuato la causa immediata delle difficoltà in cui si dibattono le Fornaci Scanu nella crisi dell’edilizia e nella concorrenza rappresentata da nuovi materiali da costruzione presenti oggi sul mercato, più isolanti ed economici. La causa remota della crisi sarebbe invece da individuare nell’impossibilità della politica di incidere sulle scelte economiche. L’economia – secondo il consigliere Bullita – è in mano a pochi soggetti finanziari (banche, agenzie di rating) che agiscono su dimensioni planetaria e vanificano ogni possibilità di pianificare lo sviluppo dei territori da parte dei governi nazionali e locali. E’ certamente un’analisi condivisibile. Dire però, come fa Massimiliano Bullita, che all’origine della crisi ci sono in definitiva le pratiche speculative irresponsabili adottate dagli agenti della finanza, significa anche riconoscere, come fanno i più autorevoli economisti, che la crisi che ha investito le economie occidentali (a partire da quella americana) è la conseguenza dell’aumento della diseguaglianza e quindi dell’intensificazione dello sfruttamento e della perdita di valore del lavoro; dell’introduzione di contratti all’insegna della precarietà giovanile che costituisce ormai di fatto la variante moderna della servitù delle società del passato. Significa in ultima analisi riconoscere che all’origine della crisi c’è l’ideologia neoliberista a cui, come è noto, il pensiero politico di Forza Italia si rifà.

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Sestu, consiglio comunale del 21 ottobre 2014

Elio Farris (Sinistra Ecologia e Libertà): una strategia aziendale poco lineare. Fermo restando il contesto di forte crisi economica in cui si trovano ad operare tutte le aziende, in particolare quelle del settore dell’edilizia, SEL per tramite del capogruppo Elio Farris ha espresso alcune perplessità sul comportamento poco coerente tenuto dalla direzione delle Fornaci Scanu. Recentemente l’azienda aveva fatto consistenti investimenti (anche utilizzando contributi pubblici) per adeguare le fabbriche di Sestu e Guspini a nuove lavorazioni e rendere i prodotti tradizionali più competitivi sul mercato. Tutto faceva presagire il rilancio della produzione e il mantenimento in organico delle maestranze. La scelta di mettere in mobilità gli operai è stata pertanto, oltreché inaspettata, rivelatrice di una strategia industriale che va in una direzione opposta a quella della produzione di beni. Nonostante le numerose sollecitazioni dei lavoratori attraverso le organizzazioni sindacali, l’azienda non ha mai presentato un piano industriale e non ha mai chiarito quale sia il suo vero obiettivo. Utile e indispensabile è dunque che l’amministrazione e il consiglio comunale di Sestu stiano affianco ai lavoratori dell’azienda e ne seguano la vertenza, promuovendo nel contempo tutte le azioni che si riterranno utili per scongiurare il loro licenziamento.

Michela Mura (dissidente PD): come ti strumentalizzo il dramma. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’opposizione di destra rappresentata da Antonio Mura, la consigliera comunale di quella parte del PD che si è collocata fuori dalla maggioranza ha ritenuto esercizio inutile discutere sulla vertenza Fornaci Scanu e più proficuo evidenziare invece quanto l’amministrazione non avrebbe, a suo dire, fatto a sostegno delle attività produttive del Comune. Incapace di cogliere i principi che ispiravano il documento e il ruolo politico che può effettivamente svolgere il consiglio comunale rispetto a una questione di simile portata, ne ha minimizzato l’efficacia riducendo il tutto a semplice attestazione di solidarietà ai lavoratori dell’azienda. Dopo aver di fatto dichiarato la sua stessa impotenza, ha però pensato di sfruttare l’occasione per l’ennesimo affondo nei confronti dell’amministrazione comunale. Lo ha fatto con i modi e i metodi che la contraddistinguono, cioè mettendo insieme una serie di accuse prive di fondamento o palesemente false. La più eclatante è stata quella per cui il comune starebbe utilizzando i cantieri di lavoro per fini elettorali. Accusa grave di per sé che qualunque amministratore responsabile dovrebbe oltreché pronunciare anche provare. La verità è che i cantieri di lavoro che danno sollievo alla disoccupazione sono interamente finanziati dalla Regione, sia quelli ordinari, che si rinnovano annualmente, che quelli straordinari che sono stati avviati in quest’ultimo periodo in seguito a un bando che risale a settembre 2013 (quindi alla precedente amministrazione regionale di centro-destra). Con questa misura straordinaria l’assessorato regionale al lavoro ha selezionato migliaia di disoccupati di tutta la Sardegna, tra cui 32 cittadini di Sestu. In tutta questa partita il Comune ha svolto un semplice ruolo di smistamento dei curriculum per destinare i lavoratori ai vari cantieri (manutenzione strade, verde pubblico, assistenza amministrativa negli uffici, etc.) in ragione delle loro caratteristiche e capacità. Su ogni considerazione di correttezza e buon senso in Michela Mura prevale evidentemente l’ansia di gettare discredito sull’amministrazione, nella speranza che almeno le persone disinformate la seguano.

Alla fine della seduta tutti i consiglieri hanno votato e approvato il documento discusso.

 Sandra Mereu

Sestu è il regno del crimine e dell’illegalità. Cosi almeno a qualcuno appare…

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Nella seduta del consiglio comunale di martedì 8 luglio, per buona parte del tempo sono stati discussi due argomenti: commercio abusivo e ordine pubblico. La prima cosa che viene in mente, a leggerli così vicini, è che i due temi hanno in comune il mancato rispetto delle regole. Chi ha seguito il dibattito in consiglio comunale (i soliti 20 aficionados) ha però potuto cogliere anche altri aspetti di comunanza. In entrambi i casi, nel trattare gli argomenti, si faceva leva su una rappresentazione inquietante della realtà sestese.

Il primo argomento, quello inerente al commercio abusivo, prendeva le mosse da un’interrogazione sollecitata da un articolo pubblicato sull’Unione Sarda domenica 18 maggio. In quell’articolo l’ex assessore al Commercio, Maria Fedela Meloni, dichiarava che “i negozianti hanno paura di denunciare gli abusivi perché temono ritorsioni” e a causa delle tante rivendite abusive di frutta, verdura e pesce gli esercenti regolari vengono “disturbati e soffocati”. L’ex assessore denunciava quindi l’esistenza, a Sestu, di un vero e proprio clima di terrore e auspicava, per questo, un “giro di vite” sui controlli avviati durante la sua gestione. Il consigliere dell’opposizione Antonio Mura, allarmato dalla situazione descritta nell’articolo, ha dunque chiesto spiegazioni all’assessore competente in carica. Rispondendo nel merito delle affermazioni contenute nell’articolo, Stefania Manunza ha a sua volta dichiarato quanto segue: “il numero dei produttori agricoli autorizzati alla vendita diretta è notevolmente inferiore a quello indicato nell’articolo: al momento risultano in attività 77 produttori (non 119) e, negli ultimi due anni, c’è stata una sola cancellazione. Quanto alle pescherie, gli esercizi autorizzati sono 3”. Riguardo ai controlli ha quindi replicato: “negli ultimi anni sono state comminate 5 sanzioni per esercizio abusivo del commercio, solo una delle quali da parte della Polizia Locale. E ha infine così concluso il suo intervento:Non mi risulta che siano state messe in atto azioni specifiche durante il mandato dell’ex Assessora Meloni. Ma al momento si stanno intensificando i controlli per garantire il rispetto delle regole e tutelare così gli stessi operatori e tutti i cittadini”. L’assessore Stefania Manunza dunque, pur non nascondendo l’esistenza del fenomeno dell’abusivismo, ha fornito una rappresentazione della realtà molto meno drammatica di quella dipinta nell’articolo dell’Unione Sarda, costruito intorno alle dichiarazioni del suo predecessore. Una rappresentazione che lo stesso consigliere Mura non ha potuto fare a meno di confermare.

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Sestu, Consiglio comunale del 08/07/2014

Il secondo argomento riguardava l’ordine pubblico. Qui il dramma si è fatto tragedia. Nella mozione presentata dal consigliere Paolo Cau, finalizzata a sostenere la necessità di dotare il comune di una caserma dei Carabinieri, ha descritto Sestu come fosse il Bronx o uno di quei comuni della Sicilia controllati dalla mafia. Il nostro comune – a detta del consigliere Cau – sarebbe un luogo dove le “rapine con sequestro di persona” sono cronaca quotidiana; dove “non si contano più i furti presso le abitazioni” e lo spaccio di droga ha raggiunto “livelli mai visti”, per non parlare degli incendi dolosi ai veicoli. E anche questi ultimi “non si contano più”. Dulcis in fundo, Sestu è un luogo dove “persino i morti non vengono lasciati in pace”, a causa dei furti di statue e degli atti di vandalismo ai danni dei monumenti del cimitero. Al consigliere Cau ha replicato, con argomenti seri e convincenti, il consigliere della maggioranza Elio Farris. “La piaga sociale della droga – è stata una delle osservazioni di Elio Farris – è tutt’altro che a livelli mai visti. Sestu vanta piuttosto il triste e poco invidiabile record di aver avuto quasi un’intera generazione falcidiata dalla droga. Quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60. Decine e decine di ragazzi”. Negli anni ’80/’90, quando quel dramma si consumava, – ha raccontato – una caserma a Sestu c’era, ed era anche ben comandata. Ma questo fatto non ha impedito che ciò accadesse e che quella gioventù si bruciasse. “Nessuno di noi pensa – ha tenuto a precisare Elio Farris – che la caserma dei carabinieri non sia necessaria”. Ma la situazione – è stata la sua conclusione – oggi non consente al comune di costruire la caserma con risorse proprie perché ciò comporterebbe una drastica riduzione dei servizi essenziali e obbligatori erogati dal comune.

Il concetto è stato ripreso e precisato dal vicesindaco Sergio Cardia. Dopo aver ripercorso la vicenda che ha fatto sì che Sestu rimanesse priva di una caserma dei Carabinieri, il vicesindaco ha ricordato che la costruzione delle caserme è appunto una competenza dello Stato centrale. Puntando il dito sulle scelte dello Stato che taglia le risorse per il buon funzionamento delle forze dell’ordine e smette di costruire caserme per presidiare il territorio, Cardia si è dunque domandato se l’errore non sia proprio quello di farsi carico di un compito che dovrebbe spettare ad altri livelli di governo. Nondimeno ha stigmatizzato le affermazioni del consigliere Cau che descrivendo Sestu come “terra di nessuno” ha operato una vera e propria “distorsione della realtà“. “Sestu – ha dichiarato il vicesindaco – non ha più problemi di analoghi comuni con pari numero di abitanti”. Raccontare Sestu in quel modo – per Cardia – non aiuta a risolvere i problemi, al contrario “provoca solo danni”.

Mi dicono che alla fine della seduta, tutti i consiglieri hanno votato una versione epurata dagli “eccessi” della mozione di Paolo Cau. A noi attoniti cittadini non resta che prendere atto di quanta disonestà intellettuale si nasconda dietro simili falsificazioni della realtà, fatte al solo scopo di trarne vantaggio politico e/o personale. Abituiamoci dunque a fare la tara e a verificare la veridicità di quello che ci raccontano. Si avvicinano le elezioni comunali: l’esercizio risulterà assai utile.

Sandra Mereu

“Settimana del Verde pubblico”, continua l’impegno per una Sestu più verde.

Verde pubblicoNella mattinata di sabato 12 aprile, alcuni amministratori comunali (gli assessori Stefania Manunza, Andrea Pitzanti, Francesco Serra e i consiglieri comunali Elio Farris e Carlo Pintus), aiutati da un gruppo di agricoltori volontari, hanno completato il programma di piantumazione previsto per la “Settimana del verde”.  Un intervento, quest’ultimo, stabilito con la delibera di giunta n. 56/2014, che si inquadra nel più generale obiettivo dell’amministrazione di favorire la creazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuove essenze vegetali mediterranee. Chi è passato in via Piave tra le 9 e le 12.30, ha così potuto vedere un coraggioso gruppo di volontari intenti a lavorare lungo l’argine del fiume, motivato dal sogno di creare un’oasi verde nel centro del paese. Sfidando la pioggia e armati di buona volontà e olio di gomito (Francesco Serra ha fatto il grosso col trattore ma per il resto hanno lavorato con zappe e picconi), cittadini e amministratori hanno dunque ripulito via Piave dalle erbacce e ripiantato le piantine dove mancavano.
Va detto, a questo proposito, che l
e piantine mancanti non erano “tutte morte”, come ha più volte affermato il consigliere Muscas dei Riformatori, ma almeno una decina di esse erano state estirpate appena piantate, due anni fa. Un fatto, questo, che dimostra, una volta di più, come non esista a Sestu una categoria monolitica di cittadini a favore del verde pubblico che si contrappone a un’amministrazione interessata solo a distruggerlo. Ciò è quanto vuole far credere una certa propaganda pseudo-ambientalista che di tanto in tanto si diffonde nel paese. Verde pubblico_via Piave 2014La realtà ci dice che accanto a un discreto numero di cittadini sensibili e rispettosi del verde pubblico, disponibili a impegnarsi per tutelarlo e farlo crescere, ce n’è un’altro che lo vive con fastidio o pensa di appropriarsene all’occorrenza per abbellire il proprio giardino privato. Contro questi cittadini ben poco possono fare le amministrazioni pubbliche se non sforzarsi di ripristinare il danno laddove o finché è possibile e, parallelamente, promuovere campagne di sensibilizzazione per contribuire, con la scuola e le altre istituzioni, a educare al rispetto del bene comune e a diffondere un maggiore senso civico nei cittadini del futuro. “Abbiamo altre piante da mettere a dimora — hanno riferito gli amministratori impegnati nella “Settimana del verde” —, lo faremo a maggio, quando il tempo si sarà stabilizzato, invitando anche altri cittadini che volessero darci una mano”.

Sandra Mereu

Approvato il conto consuntivo 2011

Il consiglio comunale del 26 giugno u. s., convocato in seconda seduta per completare la discussione e la votazione avviata nella precedente riunione, contrariamente a quanto previsto, ha trattato esclusivamente il punto all’ordine del giorno relativo al conto consuntivo dell’esercizio finanziario 2011. In attesa di chiarimenti di natura tecnica, infatti, la questione relativa alla ricostituzione delle commissioni consiliari è stata momentaneamente accantonata. Considerato da un punto di vista esclusivamente contabile i punti salienti del conto 2011 sono: il buon equilibrio tra le partite di entrata, i flussi di cassa e le uscita, e naturalmente il rispetto del patto di stabilità. Dal punto di vista politico, invece, l’amministrazione – con gli interventi del consigliere Elio Farris prima e del sindaco poi – ha tenuto a mettere in evidenza che, nonostante i vincoli, il comune è riuscito a mantenere invariato, e sotto certi aspetti anche a potenziarlo, il livello di erogazione per i servizi sociali, con particolare riferimento ai servizi alla persona, al sostegno alle famiglie numerose e a quelle bisognose, alla mensa scolastica, agli asili e colonie estive.

Nel corso del 2011 il comune di Sestu, inoltre, ha garantito un adeguato sostegno al settore culturale considerato caratterizzante dell’azione dell’amministrazione, cioè la valorizzazione dei progetti a carattere identitario (lingua sarda e tradizioni locali), e nondimeno a quello strategico di base (biblioteca comunale e istruzione). Nel 2011 inoltre sono stati attivati alcuni cantieri per la sistemazione di strade importanti del paese e si è dato corso agli appalti per interventi che riguardano la via Monserrato, le traverse di via Cagliari, le strade del quartiere Dedalo, via Gorizia e  via G. Cesare. E’ indubbiamente poco rispetto al generale dissesto che caratterizza la viabilità sestese, ma il miglioramento della situazione – stando a quanto sostenuto dal consigliere Elio Farris – dipende in gran parte dalla possibilità di poter utilizzare gli avanzi di bilancio bloccati per effetto del patto di stabilità e quindi dalle decisioni che verranno prese in proposito dall’assessorato regionale alla programmazione. Ed effettivamente, in tempi di ristrettezze economiche come quelli che stiamo vivendo, risulta sempre più assurda e incomprensibile la politica del rigore, a qualunque livello attuata, che impedisce di fare leva sulla spesa pubblica per avviare investimenti in opere strutturali, da molti considerata una valida soluzione per rilanciare l’economia.

Le obiezioni di maggior rilievo sollevate nel merito del conto 2011 hanno riguardato i crediti di incerta esigibilità, addebitati in parte a una società che partecipa alla gestione del mercato agroalimentare e in parte alle società che gestiscono o hanno gestito gli impianti sportivi del comune. Dopo i chiarimenti forniti dall’assessore al bilancio Andrea Pitzanti e dal sindaco, alla fine l’unico voto espressamente contrario è stato quello di Antonio Mura (Fli). Molti erano gli assenti tra le fila dell’opposizione storica (mancavano tutti i riformatori e Cino Perra, esponente della civica Sestu libera). Mentre i 3 rappresentanti del PD che da qualche mese ingrossano le fila dell’opposizione (Mura M., Pisu F., Ledda V.) – dopo il loro voto contrario al bilancio 2012 che ha portato l’amministrazione comunale di Sestu a un passo dal suo scioglimento, scongiurato solo dal voto a favore del consigliere Zanda – avendo seguito e appoggiato tutte le fasi di attuazione del bilancio 2011 hanno scelto di votare a favore dell’approvazione del relativo consuntivo. Apprezzabile la coerenza dimostrata in questa occasione.

Di difficile comprensione invece l’invettiva rivolta, all’atto della dichiarazione di voto, dalla consigliera Mura all’indirizzo del sindaco. Andatevela a leggere quando saranno resi pubblici i verbali. Da quanto si è capito il sindaco si sarebbe reso colpevole di indisciplina rispetto alle direttive del Partito Democratico (sic!) per la nomina del rappresentante dell’Anci sarda (ANCI sta per Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). Il sindaco non ha replicato. Può darsi che prima o poi qualche dirigente del PD sardo, terzo e autorevole, si esprima sulla fondatezza di simili accuse. Senza voler entrare nel merito della questione sollevata in consiglio, a me resta però il dubbio che la stessa non sia stata posta nel contesto giusto. Più consona a una riunione del circolo del PD che a una seduta della massima assemblea elettiva rappresentativa dell’autonomia locale, la sortita appare la conferma di una certa tendenza a confondere ruoli e luoghi.

Sandra Mereu

“Maggioranza” non è una categoria dello spirito

La seduta del consiglio comunale di ieri, 20 giugno 2012, era stata convocata per discutere 5 punti all’ordine del giorno:

  1. comunicazione prelevamento dal fondo di riserva;
  2. ratifica variazione di bilancio;
  3. mozione sul riavvio delle commissioni consiliari permanenti, presentata da Mura (FLI), Perra (civica di  cdx), Cossa (riformatori);
  4. revisione delle commissioni consiliari permanenti;
  5. esame ed approvazione del conto consuntivo.

L’ultimo in elenco viene ritenuto il più importante dall’amministrazione in quanto – come fa notare l’assessore Anna Crisponi nei suoi commenti su facebook – se il consuntivo non venisse approvato entro il 30 giugno si rischierebbe innanzitutto di non poter estinguere i mutui. Un’operazione che permetterebbe di aumentare le disponibilità nei flussi di cassa e quindi la capacità di investimenti pubblici per la realizzazione di nuove opere. Ossigeno in tempi di drammatica crisi economica e disoccupazione alle stelle come quelli che stiamo vivendo. Ma l’opposizione sembra avere altre priorità. Soprattutto sembrano averle i tre consiglieri dissidenti del PD che in concomitanza col consiglio comunale, in veste di militanti di Area Democratica del PD, hanno organizzato un incontro-dibattito sulla giornata mondiale del rifugiato e chiedono per questo la sospensione della seduta.

Si procede con una certa celerità all’esame e al voto dei primi due punti, ma poi la discussione si arena per ben tre ore sulla ricomposizione delle commissioni. Tralasciando la – spero – strumentale interpretazione del concetto di “commissione permanente” come inamovibilità dei componenti e non invece come organismo che non può essere soppresso a prescindere dai consiglieri da cui è composta, è stato tutto un fiorire di disquisizioni sulla presunta illegittimità o nullità dell’atto, sul filo dell’interpretazione linguistica del testo della proposta di delibera e in barba alle interpretazioni esposte dal segretario generale Basolu alla luce della più recente giurisprudenza.

Le commissioni sono un utile supporto all’attività del consiglio in quanto permettono di analizzare e approfondire i temi prima che arrivino all’assemblea consiliare, alla quale spetta comunque la decisione finale dell’approvazione degli atti. La ricomposizione delle commissioni, come hanno spiegato sotto varie angolazioni, diversi esponenti del centro-sinistra, tra cui Giovanna Podda, Giancarlo Angioni ed Elio Farris, si è resa necessaria dopo lo strappo dei tre consiglieri PD che hanno votato contro il bilancio di previsione, determinando così una diversa proporzione numerica all’interno del consiglio tra maggioranza e opposizione che, a termini di statuto comunale, deve essere riprodotta anche all’interno delle commissioni.

A tarda notte dopo tante e ripetute discussioni, “tutta l’opposizione, consiglieri PD dissidenti compresi, abbandona l’aula facendo mancare il numero legale. Salta il voto sulle commissioni e si rimanda anche il punto più importante, il conto consuntivo, spostato a martedì prossimo” (cit. Anna Crisponi). Allora, esauriti tutti i possibili argomenti, fondati o infondati, contro o a favore, 11 consiglieri su 10 designeranno, sulla base dei nomi proposti, i componenti delle “commissioni permanenti”. Risulterà a quel punto evidente quanto inutili e capziosi siano gli argomenti, al limite del metafisico, con cui i tre dissidenti del PD, da quel dì in cui votarono contro il bilancio e tentarono di far cadere la giunta, si affannano a dimostrare di essere ancora parte della maggioranza. Perché “maggioranza” non è una categoria dello spirito ma un banale dato di natura contabile che si concretizza nel 50% più 1 dei votanti.

Sandra Mereu

La sede ritrovata

Pur trattandosi di una faccenda di interesse privato che tutt’al più riguarda una parte dei cittadini che in passato hanno militato nello storico PCI e nei partiti suoi diretti eredi (non dunque il PD che è giuridicamente un partito nuovo nato “senza debiti e senza patrimonio”), da un po’ di tempo a questa parte sulle sorti della sede di via Gramsci si stanno ripetutamente accendendo i riflettori dei media. Neanche fosse un affare di Stato, negli ultimi dieci giorni sono comparsi ben tre articoli in proposito sull’Unione Sarda. Stante l’abbondante circolazione di notizie, ormai non sfugge a nessuno che le parti in causa sono rappresentate da un lato dal ristretto gruppo dei componenti la segreteria del PD (sono infatti parecchi i dirigenti e gli iscritti del PD che pur non avendo mai fatto parte dei DS non hanno condiviso né il merito né il metodo della rivendicazione immobiliare della segreteria), dall’altro dai componenti dell’ultimo direttivo DS. Nel confronto tra le parti, particolarmente aggressiva è stata la battaglia portata avanti dalla segreteria del PD. Elio Farris in una chiacchierata di cui abbiamo riferito in questo blog, ci ha raccontato come in seguito alla concessione gratuita e assolutamente non dovuta del locale del primo piano da parte dell’ultimo direttivo DS all’attuale segretaria del PD, i veri proprietari dell’immobile sono stati dapprima totalmente esclusi dall’utilizzo di quei locali, poi estromessi attraverso la sostituzione non autorizzata della serratura, e successivamente accusati di volerla scassinare e con questa motivazione (rivelatasi infondata) sono state anche allarmate le forze dell’ordine e prontamente informati i giornalisti.

A supportare teoricamente questa serie di decise azioni concrete, alcune curiose argomentazioni, tra le quali quella con cui si pretendeva di far prevalere le statistiche nazionali relative alla nascita del PD su quelle locali, o quelle che indicavano come modello da seguire anche a Sestu i casi di alcune sedi ex Ds passate nella piena disponibilità del PD, senza però spiegarne le ragioni sottese. E infine l’argomento prìncipe (ma forse sarebbe meglio chiamarlo dogma rivelato dall’alto) secondo cui nessuno “meglio del PD può rappresentare la continuità nel rispetto di tutti”. Questi e altri argomenti sostenuti dalla segreteria locale del PD, non devono essere apparsi molto solidi, soprattutto non devono aver trovato granché riscontro nel Diritto perché, alla fine, la Fondazione Berlinguer di Cagliari, organismo autonomo e indipendente dai partiti, legale proprietaria dell’immobile, ha deciso di affidare la sede di via Gramsci a un’associazione locale di recente formazione, costituita da persone che hanno fatto parte dell’ultimo direttivo DS. Il tutto è avvenuto nel solco di una procedura utilizzata per tutte le sezioni territoriali del PCI-PDS-DS donate alla fondazione. Tutto è stato fatto nel rispetto della legalità. I nomi dei responsabili sono noti (sono stati infatti tempestivamente pubblicati domenica scorsa, 22 aprile, sull’Unione Sarda) e non c’è motivo per credere che gli altri componenti dell’associazione vogliano nascondere di farne parte. Queste persone infatti, contrariamente ad altre che pretendono di indicarle al pubblico ludibrio, sono consapevoli di non rappresentare la verità assoluta, sufficientemente mature per sapere che non basta credere di essere nel giusto per esserlo davvero e, infine, sono democratiche quanto basta per ritenere che tanti possono fare meglio di uno. Per tutti questi motivi non dubitiamo che si impegneranno a garantire un utilizzo pluralistico e non esclusivo della sede a favore di tutte le associazioni e formazioni politiche che a vario titolo si riconoscono nella tradizione della sinistra sestese. PD compreso, compatibilmente con le esigenze degli altri soggetti interessati.

Sandra Mereu

Il discorso “interruptus” del consigliere Elio Farris

Il consiglio comunale di ieri, mercoledì 18 aprile, ha segnato la ripresa dell’attività amministrativa dopo lo sconvolgimento politico causato dalla votazione contraria al bilancio comunale da parte di tre consiglieri del PD tra cui l’ex capogruppo Michela Mura. Dopo l’ingresso in maggioranza di Eliseo Zanda e la sua contestuale elezione alla carica di Presidente del Consiglio, lasciata vacante da Giancarlo Angioni dimessosi per motivi personali, quando a tarda sera si è avviato il dibattito i consiglieri hanno espresso le loro valutazioni in merito. In realtà però solo i consiglieri dell’opposizione e il presidente uscente sono potuti intervenire. O meglio, Elio Farris del gruppo “Per l’Unità della Sinistra” ha avuto il tempo di avviare il suo “ragionamento politico” ma, a causa delle immediate proteste della consigliera Michela Mura che chiamata in causa  lo ha interpretato come un “processo politico”, e subito dopo dell’obiezione del consigliere Cossa che lo ha giudicato non pertinente all’oggetto della discussione (l’elezione del Presidente), il discorso è stato interrotto. Cosa avrebbe detto, proseguendo nel suo ragionamento, il consigliere Farris se ne avesse avuto la possibilità lo potete leggere QUI.

S. M.

Quando la verità non sta in mezzo

Per farsi un’idea obiettiva sulla questione della proprietà dello stabile di via Gramsci 5/7 che fu sede dello storico Partito Comunista di Sestu, al riparo da speculazioni ispirate vuoi da calcolo politico, vuoi da un non meno preoccupante cupio dissolvi, che mette tutti sullo stesso piano e non distingue più tra causa ed effetto, tra ragione e torto, è necessario tenere ben presente che in questa faccenda c’è un diritto e c’è un sopruso. Ci sono vie legali e ci sono mezzucci infantili per procurarsi attenzione e sostegno. C’è la sicurezza di chi può vantare una legittima eredità e ci sono goffi appelli a corte che, c’è da credere, difficilmente troveranno soddisfazione. Riporto di seguito, a questo proposito, un’interessante chiacchierata con Elio Farris, ex DS e attuale esponente di SEL nonché assiduo frequentatore della sede di via Gramsci come animatore delle attività socio-ricreative che lì si svolgono da anni. (Sandra Mereu)

Elio, tu hai fatto parte dell’ultimo direttivo DS che concluse l’esperienza politica iniziata col PCI, per permettere la nascita del PD. In che percentuale i dirigenti dei DS aderirono al PD?

Non più del 30%. Un dato che, se vogliamo, già di per se potrebbe essere sufficiente a far cadere la pretesa dell’attuale segretaria del PD che rivendica la proprietà dell’immobile. Il PD infatti non è la naturale prosecuzione del PCI-PDS-DS, né politicamente né giuridicamente.

Quindi tu non pensi che gli attuali rapporti di forza determinati dalle preferenze elettorali dei cittadini siano un valido motivo per vantare la proprietà della sede?

Direi proprio di no. Molti non sanno, o fingono di non sapere, che i DS pur non esistendo più come partito politico continuano ad esistere come soggetto giuridico proprio per gestire il patrimonio accumulato dal PCI grazie al contributo dei tanti militanti che hanno creduto nel suo progetto politico. A Sestu i proprietari della sede sono dunque i membri dell’ultimo direttivo DS. Che ne dispongono come meglio credono.

E che uso volete farne?

La nostra intenzione è sempre stata quella di continuare nel solco tracciato da chi quella sede ha costruito. Allora ciascuno contribuì in ragione delle sue possibilità ma tutti indistintamente ne erano allo stesso modo i proprietari. Oggi per noi rispettare quello spirito comunitario significa innanzitutto impedire che qualcun’altro si proclami arbitrariamente proprietario. E poi far si che questa sede diventi una casa da mettere a disposizione dei partiti e delle associazioni che a Sestu si riconoscono nei valori della sinistra.

Quindi anche del PD?

La nostra disponibilità nei confronti del PD è dimostrata dai fatti. Nelle more del perfezionamento degli atti che sanciranno il definitivo assetto della gestione dello stabile abbiamo messo a disposizione del PD la nostra sede, come si fa tra gentiluomini. Mai ci saremo aspettati quello che poi è successo…

Cosa è successo?

E’ successo che i nostri ospiti prima hanno cambiato la serratura della sala delle riunioni del primo piano senza avvertirci e poi si sono guardati bene dal consegnarci una copia delle chiavi, neanche quando le abbiamo espressamente richieste. In seguito sono iniziate a circolare tesi di un presunto diritto di proprietà del PD sullo stabile. Ultimo in ordine di tempo, hanno mandato i carabinieri nella sede sostenendo che avevamo intenzione di forzare la serratura della sala riunioni. Inutile dire che non era vero niente, come ha potuto constatare lo stesso maresciallo.

Come valuti tutto ciò?

E’ davvero triste vedere che il Partito Democratico che dovrebbe avere nel suo dna il rispetto delle regole e della legalità, nell’agire dei suoi rappresentanti locali, qui a Sestu, usi argomenti e utilizzi metodi che ricordano la prepotenza dei più forti tipica del mondo feudale. Atteggiamenti di prevaricazione di questo tipo poco si addicono a uno Stato di diritto e tanto meno a un partito di centro-sinistra che per di più oggi è impegnato a contrastare Berlusconi e il berlusconismo.

In che misura questa controversia può ripercuotersi sull’Amministrazione?

Io credo che i piani debbano essere tenuti ben distinti: una cosa sono le questioni interne ai partiti, soprattutto quando si riferiscono a fatti che non hanno niente a che vedere con la politica, altra cosa sono le scelte che vengono fatte all’interno dell’amministrazione comunale. Se qualcuno pensa di usare la questione della sede per influenzare o condizionare le scelte politiche dell’amministrazione o peggio per darle una “spallata” (come vorrebbe qualcuno che candidamente invoca accordi pre-elettorali paralleli a quelli ufficiali), se ne assumerà la responsabilità di fronte agli elettori. Questo modo di fare politica non appartiene alla nostra tradizione. Siamo persone serie, leali e trasparenti, noi!

Grazie Elio, sei stato davvero molto chiaro!

Stretta mortale agli enti locali

Mentre in America il presidente Obama sostiene con coraggio il modello di una società solidale dove i più ricchi sono chiamati a contribuire in misura superiore al ceto medio e ai poveri, qui da noi, finanziaria dopo finanziaria, si sta scientificamente procedendo allo smantellamento del vecchio Stato sociale di matrice europea e, di contro, si stanno attuando inique e ingiuste misure di risanamento che colpiscono duramente gli strati sociali più deboli, possibilmente quelli a reddito fisso e certificato. E, aggiungendo danno al danno, gli enti locali chiamati ad erogare servizi essenziali per i cittadini vedono drasticamente ridursi il loro margine d’azione e di fatto la tanto decantata autonomia che si vorrebbe, a parole, esaltare. La drammatica situazione economica e finanziaria in cui versano gli Enti Locali, tra Patto di stabilità e ricadute dell’ultima manovra economica e finanziaria del governo sul bilancio dei comuni che interesserà il prossimo triennio, è stata portata ieri all’attenzione del Consiglio comunale dai consiglieri che fanno capo al gruppo “PER L’UNITA’ DELLA SINISTRA” (Elio Farris, Natalino Loi, Abrahamo Cara). Di seguito si riporta il contenuto della mozione che sarà oggetto di discussione nelle prossime sedute del Consiglio.

La premessa. Le norme che impongono il rispetto del Patto di stabilità stanno provocando l’accumulo nelle casse di Province e Comuni di risorse calcolabili in centinaia di milioni di euro, destinate prevalentemente agli investimenti, più specificatamente stanno mortificando la possibilità di realizzare le opere pubbliche programmate e di rilanciare l’economia regionale. A ciò si aggiunga il fatto che le ultime misure per il risanamento dei conti dello Stato,
adottate dal governo nazionale, prevedono tagli nei trasferimenti agli enti locali che costeranno ai Comuni sardi circa 370 milioni di euro il prossimo anno ed il doppio nel 2013. Dalle prime stime risulta che al comune di Sestu verranno a mancare ulteriori 250.000 euro nel 2012 e 500.000 nel 2013. Gli effetti del mancato sviluppo dell’economia e dell’aumento delle risorse finanziarie non spendibili, solo in piccolissima parte potranno essere compensati dall’aumento della spesa corrente. Tutto ciò si tradurrà inevitabilmente in un aggravio del già pesante carico di tassazione imposto ai cittadini, renderà drammatico il ricorso ad ulteriori imposizioni e comporterà il ridimensionamento dei servizi, in particolare quelli a sostegno delle fasce di cittadini più deboli. Sullo sfondo la grave situazione in cui versa l’economia della Sardegna, plasticamente rappresentata dal ripetersi di manifestazioni di protesta dei diversi comparti economici (ultima in ordine di tempo quella di ieri, promossa dai pastori), e lo stato di estrema difficoltà in cui si dibatte il sistema degli enti locali a causa del mancato riconoscimento e trasferimento delle risorse dovute dallo Stato alla Regione Sardegna, in virtù dell’art 8 della legge Statutaria. Tutto ciò determina una situazione paradossale per cui da un lato l’iniquità dei sacrifici imposti ai cittadini dalle ultime norme finanziarie impegneranno in misura crescente gli enti locali – e in modo particolare i comuni che rappresentano le istituzioni più vicine ai cittadini – in necessarie azioni di contrasto alle nuove forme di povertà e al disaggio sociale; dall’altro la politica finanziaria del governo rischierà di portare all’immobilismo i Comuni e le Province, frustrando la capacità di azione delle rappresentanze democraticamente elette dai cittadini e di conseguenza le aspettative di crescita e di sviluppo delle comunità in generale e dei territori più poveri e sacrificati in particolare.

La richiesta. A fronte di tutto ciò, la manovra recentemente approvata prevede espressamente che le Regioni possano compensare il mancato rispetto del patto di stabilità dei Comuni per le spese di investimento e la Regione Sarda si era impegnata con le rappresentanze degli Enti Locali a ricontrattare con lo Stato l’anomalia del doppio conteggio nel patto di stabilità della Regione e dei Comuni sui trasferimenti di cui al fondo unico della L.R. 2/2006. Inoltre, considerando che non ci possa essere sostanziale autonomia e specificità della Regione Sardegna senza il riconoscimento delle dovute entrate da parte del governo nazionale, sancite da leggi costituzionali e dall’autonomia fiscale, il gruppo PER L’UNITA’ DELLA SINISTRA rivolge una serie di istanze a diversi soggetti pubblici territoriali per promuovere azioni efficaci ad affrontare la grave situazione del momento. La richiesta più impegnativa è rivolta alla Regione Sardegna a cui si chiedono interventi urgenti e straordinari, primo fra tutti l’adozione di un patto di stabilità interno a dimensione regionale che permetta al sistema delle autonome locali di spendere le risorse già disponibili per gli investimenti. Nondimeno si chiede la risoluzione della vertenza sulle entrate con il Governo, utile a garantire nuove risorse per sostenere lo sviluppo e la crescita dell’economia regionale e, non meno importante, un piano straordinario per rilanciare le opere pubbliche, a partire dalla viabilità e dalla messa in sicurezza di tutte le strutture scolastiche e sportive. Il tutto, chiedono i rappresentanti dei gruppi di sinistra, dovrà avvenire in un contesto di coinvolgimento e partecipazione attiva dei rappresentanti delle autonomie locali e delle parti sociali, in cui il comune di Sestu è chiamato a svolgere un’importante ruolo di sensibilizzazione e stimolo.

Sandra Mereu