Il programma del centrosinistra: ambiente ed economia possono coesistere.

Nel programma della coalizione di Centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru l’ambiente e la sostenibilità hanno un ruolo importante. Chiediamo al candidato di Sinistra Ecologia e Libertà Ignazio Tolu, assessore all’ambiente della Provincia di Cagliari commissariata di recente, di illustrarne i punti più significativi.

ToluVisti i recenti eventi tragici, gli interventi a tutela del territorio e sull’assetto idrogeologico della Sardegna sembrano improrogabili: quali azioni prioritarie saranno messe in campo a brevissimo nel caso la coalizione di centrosinistra andasse al governo regionale?

Il territorio della Sardegna è stato devastato dall’incuria quando non aggredito dalla speculazione: ci proponiamo l’attuazione immediata del Piano di Assetto Idrogeologico regionale offrendo risorse sufficienti ai Comuni perché possano finalmente realizzare le opere di mitigazione necessarie a prevenire disastri come quello dello scorso novembre che hanno un pesantissimo costo umano oltre che economico. Inoltre puntiamo alla riaffermazione del Piano Paesaggistico approvato nel 2006 che, con alcuni aggiustamenti, potrà diventare strumento di tutela per il territorio ma anche di sviluppo sostenibile per i Comuni della Sardegna.

Qual è e quale dovrebbe essere il ruolo della Protezione Civile nell’azione di tutela del territorio?

La Protezione Civile è affidata a diversi organismi che, troppo spesso, lavorano senza coordinamento e così quel patrimonio di professionalità, impegno e disponibilità si disperde e non sviluppa le potenzialità che potrebbe mettere in campo. Inoltre i soggetti coinvolti, specie le associazioni di volontari, non hanno sufficienti dotazioni strumentali, ma soprattutto economiche, per far fronte alle esigenze operative, vanificando dunque l’apporto che potrebbero dare in termini di prevenzione e intervento.

L’edilizia è da sempre un baluardo della Destra. Il settore è fortemente in crisi col conseguente crollo degli occupati. Cosa può fare un governo di centrosinistra per rilanciare questo comparto?

Quando l’edilizia significa speculazione, ogni sostegno economico diventa un’ipoteca sul futuro del nostro territorio. È per questo che noi di Sinistra Ecologia e Libertà proponiamo il ricorso alla riqualificazione degli edifici esistenti in un’ottica di risanamento e di miglioramento delle prestazioni energetiche perché le case dei sardi siano non solo più sane e vivibili, ma abbiano anche un minor impatto sull’ambiente. Questo è possibile solo con un piano di rilancio dell’edilizia di ripristino con meccanismi come quelle della detrazione fiscale che, oltre a incentivare i privati a intervenire nelle loro case, genera un circolo virtuoso di emersione dal nero che non può che essere salutare per la nostra regione. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, inoltre, proponiamo un programma di incentivazione della bioedilizia e dell’edilizia a basso impatto. Ciò incentiverà anche le numerose professionalità che in quel campo stentano a vedere affermato il loro potenziale.

Le bonifiche potrebbero essere un tipo di investimento virtuoso per la Sardegna, in cui industrie inquinanti, sfruttamenti minerari e presidi militari hanno lasciato e continuano a lasciare strascichi ambientali pesanti. È possibile concepire economia ed ecologia che vanno di pari passo?

Noi di SEL siamo convinti che si possa. Certo, l’obiettivo è quello di superare il concetto di difesa a tutti i costi dell’esistente e di puntare su investimenti massicci che, mentre sostengono il ripristino di un territorio pulito e vivibile, diano garanzie ai molti lavoratori che in quelle aree si guadagnano lo stipendio. Economia ed ecologia possono sicuramente coesistere: basta una pianificazione di ampio respiro e il rifiuto totale di una politica che svende il territorio in cambio di poche buste paga.

La Sardegna rischia di diventare terra di conquista per le multinazionali energetiche, anche rinnovabili, che potrebbero sfruttarne posizione privilegiata e clima favorevole per investimenti che non avrebbero nessuna ricaduta positiva sulle economie locali. Come intendete lavorare sul piano dell’energia una volta al governo?

In Sardegna si produce più energia di quanta se ne consumi. Non esiste quindi un bisogno urgente di nuove centrali, qualunque ne sia la fonte. Le energie rinnovabili sono fondamentali, ma non devono aggiungersi all’esistente quanto piuttosto sostituire quelle forme inquinanti che risultano più economiche solo perché non se ne considerano i costi ambientali e sulla salute umana. Nel nostro programma, però, non sosteniamo in grandi impianti rinnovabili, puntiamo invece alla micro-generazione, alla rete di produzione diffusa che prevede che l’energia sia prodotta più vicino possibile a dove serve, con ricadute economiche sull’intera comunità e non solo su pochi grandi investitori che, guarda caso, sono sempre riconducibili ai soliti nomi del campo energetico.

L’energia è una questione delicata che travalica il semplice tema ambientale per riverberarsi su tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica. Sarà finalmente possibile un piano energetico regionale che tenga conto delle esigenze delle aziende ma anche delle famiglie, dell’economia ma anche della tutela ambientale?

La Sardegna ha bisogno di un Piano Energetico Regionale e ne ha bisogno proprio perché produce molta più energia di quanta ne serva ma i sardi non ne hanno alcun vantaggio economico, anzi, pagano le loro bollette più care che altrove. Pensare una politica energetica a medio e lungo termine è necessario per non lasciare spazio a interessi esterni che non vedono alcun vantaggio nel privilegiare la riduzione di consumi e la conseguente razionalizzazione del mercato energetico.

Stefania Manunza

Energia a basso costo e sostenibile per l’ambiente? Basta ribellarsi e cooperare.

SchonauUno dei freni diretti e indiretti della ripresa economica in Italia – come è universalmente riconosciuto – è rappresentato dall’alto costo dell’energia, peraltro aumentato nell’ultimo anno del 30%. La ragione, come è noto, è legata al fatto che nel territorio nazionale non si produce energia in quantità sufficiente al fabbisogno e di conseguenza siamo costretti a importarla dagli altri paesi. Un po’ dappertutto soffrono per l’alto costo dell’energia moltissime imprese di piccole dimensioni e in Sardegna spengono gli impianti grosse industrie dell’alluminio come l’Alcoa. Quando chiudono le imprese e le industrie, migliaia di persone restano senza lavoro, i giovani devono emigrare e chi non può più farlo rischia di andare incontro alla disperazione…

In Sardegna troppo spesso sentiamo parlare di energia in relazione a casi di difficoltà come questi o al più quando si accende la protesta ambientalista, che si oppone ieri al metano del Galsi oggi al metano di Arborea. Raramente però il tema dell’energia alimenta il dibattito pubblico in relazione a proposte e soluzioni praticabili e concrete. Da semplice cittadina per niente esperta di questi temi ma molto preoccupata per gli effetti che hanno sull’economia reale, mi domando spesso perché qui da noi non si riesca mai ad andare oltre la rassegnazione o la protesta. E mi viene allora in mente un’inchiesta di Report di qualche anno fa in cui si presentava il caso dei “ribelli dell’energia”, epiteto con cui sono stati ribattezzati gli abitanti di Schonau, centro agricolo nel sud ovest della Germania.

Convinti dalla catastrofe di Chernobyl del 1986 che fosse necessario fare a meno dell’energia nucleare, questi contadini tedeschi della Selva Nera oltre dieci anni fa si sono di fatto ribellati al modello di sviluppo della nostra economia, basata sullo sfruttamento illimitato dell’energia fossile. I cittadini di Schonau non si sono però limitati a contestare le politiche energetiche nazionali che non condividevano più, ma hanno deciso di farne a meno e quindi hanno adottato un sistema alternativo di produzione e uso dell’energia. Il modello pensato dai cittadini di Schonau si basa sull’utilizzo integrato e razionale (che non ammette sprechi) delle risorse presenti nel territorio e non comporta la rinunciare al benessere: tutti continuano ad usare le auto a benzina e a riscaldare le proprie case e piscine.

Cioè che hanno fatto i contadini tedeschi, la Gabanelli lo ha definito “un esempio di liberalizzazione dal basso”. Una definizione che però, a mio avviso, non spiega fino in fondo il valore di questa operazione e per certi versi ne distorce il significato. All’origine del successo di questo modello energetico si intravede chiaramente una mentalità di tipo cooperativistico, che mal si concilia con i principi del liberismo economico richiamati dalla definizione della Gabanelli. Qui infatti gli abitanti di una cittadina hanno avuto la capacità di mettersi insieme, non in nome del profitto dei singoli ma al contrario per ottenere vantaggi per tutta la comunità.

Noi sardi dunque, che ci diciamo molto interessati alla nostra autonomia, dovremo studiare con particolare attenzione la soluzione messa a punto dai “ribelli dell’energia”. Dovremo cioè avere la forza di pensare e pianificare soluzioni alternative che mirino all’autosufficienza energetica. E ciò nel quadro di un modello che si caratterizzi per essere inclusivo delle esigenze delle comunità – e in forza di ciò possa esigere che anche i “no” siano adeguatamente motivati –, sia compatibile con l’esigenza di uno sviluppo economico che ci consenta di vivere dignitosamente e allo stesso tempo sostenibile per l’ambiente e per la salute. Ma è evidente che per riuscirci dovremmo prima di tutto smentire quella fama che ci vuole pocos, locos y mal unidos e capire che, cooperando, non sono fuori dalla nostra portata soluzioni ragionevoli a problemi che ci appaiono grandi e insormontabili.

Sandra Mereu