Chi paga il conto delle energie rinnovabili? A chi vanno i benefici?

“Non avere il metano è un costo dell’insularità”. Lo ha dichiarato il presidente Pigliaru nel commento alle sue dichiarazioni programmatiche (L’Unione Sarda, 10/04/2014). Concretamente ciò significa che ai cittadini sardi fare una doccia o cucinare un piatto di pasta costa esattamente il doppio rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano, ed è noto che a causa degli alti costi dell’energia termica particolari tipologie di imprese, come quelle della ceramica, non si sono potute sviluppare come avrebbero altrimenti potuto. Cosa ha impedito sinora la soluzione del problema energetico? Nella seconda puntata de L’Angolo delle idee, curato da Nova TV, Tore Cherchi, ingegnere minerario con una lunga esperienza politica (è stato parlamentare e sindaco della città di Carbonia, per citare solo le cariche più importanti) attribuisce la mancata metanizzazione della Sardegna principalmente a fattori di natura politica. Nondimeno hanno un forte contenuto politico le scelte che riguardano le energie rinnovabili. Stabilire chi deve beneficiare degli investimenti finalizzati ad aumentare la produzione di energia solare, eolica, energia da biomasse, è certamente una decisione di questo tipo. Secondo Tore Cherchi una giusta scelta politica non dovrebbe prescindere dal fatto che la produzione di energia rinnovabile è finanziata dai cittadini attraverso una salata sovrattassa che viene caricata sulla bolletta dell’energia elettrica. In che modo questi stessi contribuenti potrebbero avvantaggiarsene? Con l’azzeramento della bolletta degli enti pubblici, ad esempio. Se il comune di Sestu, poniamo, usufruisse di adeguati finanziamenti per produrre in proprio energia rinnovabile da utilizzare obbligatoriamente per l’illuminazione pubblica, il funzionamento di impianti sportivi, scuole, uffici municipali, etc., non dovrebbe più imporre ai cittadini un’ulteriore tassa per coprire le spese del fabbisogno energetico di quei servizi. In subordine – suggerisce Tore Cherchi – si potrebbero favorire le imprese che investono e creano sviluppo nel territorio e infine, se ci fosse ancora disponibilità, i restanti soggetti economici interessati. Sono appunto scelte politiche.

Sandra Mereu

Quanta energia per la Sardegna? E quale energia?

La questione dell’energia dovrebbe essere uno dei temi centrali della politica regionale e dell’azione del nuovo governo, tanto è l’impatto che il deficit di infrastrutture e i costi energetici hanno avuto in questi ultimi vent’anni sull’economia della Sardegna e sulla vita dei cittadini. In campagna elettorale se ne è parlato poco oppure lo si fatto in maniera frammentaria, senza la necessaria visione d’insieme. Nel discorso programmatico pronunciato qualche giorno fa, il presidente Pigliaru ha trattato il tema dell’energia in termini generali. Dagli accenni fatti, necessariamente sintetici, emerge l’importanza che si attribuisce al gas metano per lo sviluppo della Sardegna, si capisce quale metodo sarà utilizzato per elaborare il piano energetico ma non si evince ancora quali saranno le strategie. Per farsi un’idea complessiva sulla questione energetica in Sardegna, può essere molto utile il video che riproduce la puntata de L’Angolo delle idee, curata da Nova TV.

Con grande competenza ed esemplare chiarezza l’ing. Gregu, uno dei maggiori esperti sardi in materia di energia, partendo dalla constatazione che non esiste un piano energetico regionale aggiornato, spiega cosa è necessario conoscere per definirlo, a partire dall’entità del fabbisogno energetico per far funzionare le fabbriche, alimentare le nostre case, far camminare le nostre macchine […]. Ci dice che importiamo il 90% delle fonti energetiche che servono […], e che la diseconomia che la Sardegna paga perché non si dispone del metano è stimata in 500 miliardi di euro l’anno; chiarisce quale deve essere il giusto approccio rispetto al problema dell’energia (non è coerente prendere decisioni senza neanche sapere cosa c’è nel sottosuolo sardo); illustra alcune strategie che potrebbero risolvere in maniera adeguata e sicura il problema dell’approvigionamento energetico (un tubo che parte da Piombino e arriva a Porto Torres, delle dimensioni adeguate per il consumo della Sardegna, non è un progetto nè complicato né costoso, e ad integrazione alcuni piccoli poli di evaporazione di gas liquefatto); pone in guardia sui rischi che si corrono a voler rimanere aggrappati al progetto GALSI; spiega infine come potrebbero essere più proficuamente sfruttate le energie rinnovabili.

Sandra Mereu