GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2012 – “I documenti raccontano. Iglesias tra il XIV e il XIX secolo”

Breve di Villa di Chiesa, Libro IV, capitoli 29-31 sull’apertura delle gallerie delle miniere

Nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio, gli appuntamenti organizzati in Sardegna sono 71, distribuiti nelle varie province. Tra questi mi piace segnalare la mostra documentaria “I documenti raccontano. Iglesias tra il XIV e il XIX secolo”, organizzata dall’Archivio storico comunale di Iglesias.

La mostra presenta uno spaccato di storia locale dal medioevo all’età contemporanea, considerata dal punto di vista del magistrato civico, l’istituzione municipale che per secoli ha governato l’autonomia cittadina. Iglesias nel periodo preso in considerazione godeva infatti, insieme a Cagliari, Oristano, Bosa, Alghero, Castelsardo e Sassari, dello status di città libera, dotata di propri organi di autogoverno e di un proprio statuto. Dopo la conquista catalano-aragonese dell’isola (1324) Iglesias divenne, fatti salvi gli antichi statuti e privilegi, una città regia, posta cioè sotto la diretta amministrazione del patrimonio della Corona, contrariamente agli altri centri sardi che invece ricadevano sotto la giurisdizione feudale.

Le mostre di beni archivistico-librari in genere sono prive di quelle valenze estetiche che invece caratterizzano i beni artistici, ma anche archeologici, e che sono capaci di per sé di attrarre folle di visitatori nei musei e nei siti. I libri, e più ancora i documenti d’archivio, essendo destinati alla lettura del testo, non sono invece di agevole fruibilità per la maggior parte delle persone, e non godono pertanto dello stesso successo di pubblico. La divulgazione ed esibizione dei documenti per risultare culturalmente produttiva deve essere accompagnata dall’adozione di strategie comunicative capaci di parlare e coinvolgere larghi strati di cittadini. In questa mostra tutti i documenti esposti (pergamene e registri) sono accompagnati da note storiche, pannelli esplicativi e proiezione di slides che ne favoriscono la comprensione.

Fulcro della mostra è il “Breve di Villa di Chiesa”, l’antico statuto comunale della città di Iglesias. Poter visionare direttamente questo codice non è un fatto raro perché il comune ancora oggi continua a rispettare l’antica disposizione contenuta nel Breve per cui lo stesso doveva essere mostrato a chiunque ne facesse richiesta. In tanti hanno avuto quindi l’opportunità di apprezzarlo come oggetto singolo e di coglierne principalmente le sue caratteristiche di pezzo antico, raro e di pregio. Meno consueto è invece vederlo nel contesto dell’archivio. Il merito di questa mostra è appunto quello di aver accostato il Breve a una selezione di documenti originali significativi per la storia della città. Una scelta che fa emergere la sua originaria valenza contenutistica di norma superiore capace di regolare la vita giuridica, economica e sociale della città tra il trecento e il cinquecento, di cui gli altri documenti esposti costituiscono appunto una diretta testimonianza.

Alfonsino d’argento

Il Breve di Villa Chiesa è uno dei codici sardi più studiati per alcune caratteristiche che lo rendono unico nel panorama degli statuti medievali. Il Breve contiene infatti una parte interamente dedicata alle miniere d’argento che caratterizzavano l’economia del territorio. In Europa i pochi codici minerari medievali conosciuti sono generalmente unità singole, mentre nel codice di Villa di Chiesa i capitoli che riguardano le miniere seguono le norme tipiche degli statuti comunali, cioè quelle che definiscono il funzionamento delle istituzioni (primo libro) e quelle che regolano la convivenza civile della popolazione (secondo e terzo libro) e costituiscono con esse un codice unitario.

Il quarto libro del Breve contiene un complesso di norme che nel loro insieme regolamentano tutti gli aspetti dell’attività mineraria: definiscono le forme societarie e di finanziamento per lo sfruttamento dell’attività estrattiva; indicano i luoghi delle coltivazioni minerarie e le diverse tipologie di miniere (canali e bottini); descrivono l’organizzazione del lavoro (maestri e scrivani costituivano il corpo dei dirigenti; picconieri, bulgaiuoli, pestatori, maestri colatori, smiratori e tractatori quello dei tecnici e degli operai). E infine danno indicazioni in merito agli strumenti e alle tecniche di produzione e stabiliscono le funzioni degli ufficiali (maestri del monte e camerlenghi) che sovrintendevano all’intero processo lavorativo, dall’estrazione alla commercializzazione.

Questa mostra nella sua ampia estensione temporale ci racconta di un un passato in cui la città di Iglesias e il suo territorio erano conosciuti nel Mediterraneo per la florida economia, da molti storici considerata una delle ragioni principali che spinse i catalani, con in testa la città di Barcellona, ad impossessarsi dell’isola e ad armare per questo una delle più ingenti spedizioni navali del medioevo. E ci permette, in prospettiva storica, di cogliere l’oggi come il momento conclusivo di una millenaria civiltà del lavoro plasmatasi intorno al mondo delle miniere.

La mostra è visitabile nei locali dell’Archivio Storico del comune, sito in Via Carceri, fino al 12 Ottobre, con i seguenti orari: dal lun al ven 9.00-13.00. Eventuali richieste per accedere in orari diversi verranno valutate. Per info e prenotazioni tel. 0781-24850 e 0781-274520, fax. 0781-274521, mail: archiviostorico@comune.iglesias.ca.it

Sandra Mereu

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2012 – “L’ITALIA TESORO D’EUROPA”

Il logo europeo delle giornate dedicate al patrimonio culturale

Sabato 29 e Domenica 30 settembre si celebrano in tutta Italia le Giornate Europee del Patrimonio.
Il virgolettato “L’Italia tesoro d’Europa”, che accompagna il titolo, propone la nostra nazione come un meraviglioso scrigno di tesori inestimabili. Davanti a questa affermazione che, per carità, corrisponde a una verità effettiva, non posso fare a meno di sentire, tuttavia, un sordo scricchiolio. Sebbene lo scopo sia quello, e lo dice proprio il sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di ” sensibilizzare i cittadini europei alla ricchezza e alla diversità culturale dell’Europa, creare un clima ideale per fare accettare il ricco mosaico delle culture europee e favorire una più grande tolleranza in Europa che vada al di là delle frontiere nazionali, sensibilizzare il grande pubblico e il mondo politico alla necessità di proteggere il patrimonio culturale” – obbiettivi nobilissimi ed encomiabili – non si può far a meno di sentire tutta una serie di contraddizioni dolorose e profonde. E forse nascono proprio nel leggere anche che durante queste giornate verranno offerte diverse iniziative tra le quali l’apertura straordinaria di diversi siti. E’ proprio questo aggettivo – “straordinario” – che non mi piace. Non mi piace perché sottende una scarsa consuetudine con un patrimonio che ci appartiene e di cui siamo depositari e responsabili. Mi disturba perché significa che ancora una volta vivere l’arte e la cultura sembrano doversi ridurre a eventi da consumare velocemente, in file interminabili e con idee non sempre chiare. Dove il tempo della riflessione? quale l’occasione per porsi domande e cercare risposte? Mi disturba a fronte di ciò che purtroppo vedo accadere in continuazione intorno a me: validi studiosi giovani e meno giovani sono costretti ad accettare lavori sottopagati nel campo dei beni culturali, come se gli studi universitari, i corsi post laurea, i dottorati, le scuole di specializzazione, i master, i corsi abilitanti e via elencando, non siano MAI abbastanza perché archeologi, storici dell’arte, antropologi, artisti, archivisti, bibliotecari e tutti gli operatori culturali in genere, siano finalmente considerati PROFESSIONISTI a tutti gli effetti, con tutto ciò che ne consegue. E la dimostrazione è nelle cronache di questi giorniCui prodest? me lo chiedo tutti i santi giorni e, ovviamente, non ho una risposta, non una sola e non una sola che mi senta di accettare come ineluttabile.
Perciò quella che dovrebbe essere una festa temo che non sia sufficiente – malgrado le intenzioni – a evidenziare il concetto fondamentale che dovrebbe essere ovvio e scontato da tempo e cioè: il valore della cultura a prescindere dal guadagno che se ne può trarre, se non quello nobilissimo di darci l’occasione e gli strumenti di capire chi siamo e di comprendere che se questo stesso concetto fosse stato metabolizzato dalle classi dirigenti e da tutti i cittadini, come corpo sociale, non saremmo qui a discutere di dignità svilita, non saremmo qui ad assistere quasi impotenti davanti allo sfacelo di Pompei (ma è solo il caso più famoso) e ad altri non meno importanti disastri.
Ma non sarebbe giusto arrendersi, non sarebbe rispettoso verso noi stessi accettare la situazione che ci vuole oggi migranti perché in patria non ci sono le condizioni per lavorare nel campo dei beni culturali senza dover fare salti mortali (quando bastano, peraltro) o dover rimanere ma consci di dover combattere rabbiosamente contro i mulini a vento, ebbene, siccome continuiamo imperterriti a credere che le cose debbano e possano cambiare, allora andiamo e partecipiamo a queste giornate. I momenti come quello che  viviamo sono anche un’occasione di riflessione critica: forse sarebbe utile godersi le iniziative non solo per la gioia di vedere cose nuove, ma con l’impegno di iniziare quel percorso per cui in questo campo sparisca la consuetudine alla “straordinarietà”, si smetta di considerare la cultura un divertimento o un passatempo per pochi eletti (specie se ricchi), si capisca finalmente che darsi la possibilità di crescere, conoscere e capire, apre spazi mentali e capacità propositive, ed è comunque il miglior regalo che possiamo fare per l’oggi e per le future generazioni.
Per chi vuol partecipare il programma è vario e ben distribuito nel territorio. Possiamo trovare qui gli appuntamenti, gli orari e le iniziative che animeranno le giornate “sarde”.

Anna Pistuddi