EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Non sono iscusas de malu pacadore”.

Al consiglio comunale straordinario tenutosi mercoledì 2 ottobre in segno di solidarietà al sindaco Aldo Pili hanno partecipato amministratori locali (i sindaci Paolo Loddo di Ussana, Valter Piscedda di Elmas, Mario Puddu di Assemini, Giovanni Argiolas di Monserrato, Cristiano Erriu di Santadi presidente dell’Anci Sardegna, l’assessore al bilancio di Settimo e altri), Gesuino Muledda dei Rossomori, Pietro Morittu della segreteria regionale del PD, Marco Matta e Ivan Caddeo di quella provinciale, Cesare Moriconi consigliere regionale del PD. 
I diversi interventi che si sono succeduti in aula sono stati unanimi nella condanna e nella richiesta di maggiori risorse per i comuni, come sottolineato con forza da Cristiano Erriu a nome dell’Anci. Lo Stato e poi la Regione hanno progressivamente tolto risorse alle amministrazioni locali, che sono l’interfaccia dello Stato con i cittadini, quindi in prima linea nel misurarsi con i problemi e le pressanti richieste di aiuto delle comunità. E’ necessario e urgente un cambiamento di rotta. Di seguito l’intervento della capogruppo consiliare del PD Giovanna Podda.

giovanna poddaGiovedì 26 settembre, come sappiamo, il sindaco Aldo Pili è stato aggredito da una persona che si era recata negli uffici per richiedere aiuti economici. Voglio esprimere qui, pubblicamente, solidarietà al sindaco, mia personale e di tutto il gruppo consiliare del PD. Non siamo qui per fare il processo all’aggressore, ma per comprendere perché alcune situazioni possano sfociare in atti di tale violenza. È ben nota a questa amministrazione lo stato di grave disagio economico in cui si trovano larghe fasce di popolazione, ogni giorno più ampie. È un disagio legato alla mancanza di lavoro, perché non lo si è mai avuto o perché lo si è perso, oppure perché il lavoro è precario, saltuario e sottopagato.

Questa amministrazione sa bene quanto sia diffusa l’instabilità economica perché ogni giorno interviene a sostegno delle famiglie in difficoltà (es Programma per la realizzazione di azioni di contrasto alla povertà). Basti pensare che nel 2012 sono stati spesi circa 3 milioni e mezzo di euro in interventi di Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Milioni di euro in aiuti alle fasce disagiate della popolazione (anziani, invalidi, bambini e povertà), una fetta consistente dell’intero bilancio comunale, ma non basta perché sempre più spesso alcune richieste vengono disattese. Per chi si trova in difficoltà sentir parlare di tagli ai trasferimenti dallo stato ai comuni, patto di stabilità e vincoli di bilancio, sembrano “iscusas de malu pacadore”, scuse e basta.

Chi è in difficoltà perché ha un malato in casa o non ha un lavoro e non riesce a pagare una bolletta o non mette insieme il pranzo con la cena, non vuole sentire quelle che sembrano scuse, vuole risposte e allora possono capitare fatti come quello di cui stiamo discutendo: ci si scaglia contro chi rappresenta l’istituzione, sia esso l’impiegato che gli dice che quell’aiuto non verrà erogato o verrà erogato solo in parte, sia esso il sindaco o l’assessore che cerca di spiegargli perché non riceverà quei soldi.

Ha detto bene il sindaco intervistato dalla stampa: chi decide dei tagli sta ben protetto dentro i “palazzi”, mentre la faccia ce la mettono gli amministratori locali che quotidianamente stanno a contatto con i cittadini. Le istituzioni locali non possono essere abbandonate in prima linea e private dei mezzi necessari a garantire a tutti il minimo per una vita dignitosa, perché un punto di spread non può essere risparmiato sulla pelle di un invalido o di una madre disoccupata.

Non è più possibile andare avanti così, per limitare i danni di questo imbarbarimento siamo stati costretti ad istituire un servizio di vigilanza all’ingresso della casa comunale. In questo modo purtroppo potrà scattare la percezione di una istituzione più distante dai cittadini, chiusa in sé stessa. È una decisione che abbiamo più volte rinviato pur in presenza di inquietanti segnali proprio per tenere il comune aperto in quanto casa di tutti, ma oggi dobbiamo garantire l’incolumità di chi in comune ci lavora, ci si reca per un certificato o perché è un amministratore.

Ribadisco la solidarietà al nostro sindaco Aldo Pili, sempre disponibile, attento, sensibile, un sindaco che ha fatto del dialogo costante con i cittadini uno dei capisaldi del suo agire, che vogliamo rivedere qui con noi con la grinta e la determinazione di sempre.

Giovanna Podda – Capogruppo PD