EPURAZIONE!

sede_comune_SestuCampeggia sulla cronaca locale del maggiore quotidiano regionale di oggi la notizia della ripresa delle ostilità tra le diverse componenti del PD di Sestu (“Sestu, il Pd contro il Pd”, L’Unione Sarda, 7/3/2014). Anticipata da una nota diffusa su facebook, la scomunica lanciata dalla segretaria cittadina Michela Mura agli amministratori PD di maggioranza, sindaco compreso, è stata poi ufficializzata nella seduta serale del consiglio comunale. Come un fulmine a ciel sereno la segretaria cittadina del PD ha dichiarato coram populo che Aldo Pili, Anna Crisponi, Roberto Bullita, Giovanna Podda, Pierpaolo Meloni e Giancarlo Angioni, non fanno più parte del Partito Democratico.

A tanto ardire si è arrivati facendosi scudo della decisione del comitato dei garanti (che risale a qualche mese fa) con la quale è stata rigettata la richiesta di espulsione dal PD nei confronti della stessa Mura, di Fabio Pisu e Valentina Ledda, avanzata dal sindaco e dai consiglieri della maggioranza del Partito democratico in seguito al voto contrario al bilancio del 2012 espresso appunto dai tre dissidenti. Come si ricorderà quel passaggio mise in serio pericolo la tenuta dell’amministrazione di centrosinistra e comportò di conseguenza la necessità di nuovi equilibri interni alla maggioranza.

Forte di un’arbitraria, se non addirittura fantasiosa, interpretazione delle motivazioni addotte dal comitato dei garanti, che vorrebbe i tre dissidenti assolti da ogni addebito mentre il sindaco e la maggioranza addirittura censurati per aver seguito una procedura scorretta, Michela Mura ha dunque emesso la sua irrevocabile sentenza di espulsione. Ogni commento sull’efficacia che potrebbe avere una simile decisione, presa da un’autorità non competente in materia, è assolutamente superfluo.

Di contro, di fronte all’ennesima crisi interna del PD locale non ci si può non domandare perché i livelli superiori del PD continuano a tollerare che lo stesso partito a Sestu faccia convivere legittimamente sotto la stessa bandiera una cosa e il suo esatto contrario? Perché si continua a scegliere di non scegliere? Non serve essere esperti politologici per capire che un simile paradosso è destinato a danneggiare l’immagine del partito e dunque la sua credibilità agli occhi degli elettori ancor più di quanto già non accada ora.

Ma se è vero che il PD attraverso i suoi organismi ufficiali non decide da chi vuole essere rappresentato a Sestu, l’impressione è che le ragioni degli avversari del sindaco e dei consiglieri PD di maggioranza abbiano finora goduto di un maggiore sostegno, a parole e nei fatti. Vale la pena ricordare a questo proposito quanto è accaduto nel marzo dello scorso anno in occasione di una direzione regionale del PD tenutasi a Oristano. Chi vi ha preso parte e i tanti che, come me, hanno seguito quell’incontro in streaming hanno potuto sentire Michela Mura accusare il sindaco di Sestu e “il suo entourage” di ogni genere di nefandezze.

Grande  impressione fecero in particolare le accuse ai danni di questi ultimi di omissioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche (“le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall’amministrazione nel loro operato”), di aver compiuto azioni  criminali (“gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni”) di aver arbitrariamente e ingiustificatamente allontanato i consiglieri dissidenti dalle commissioni con modalità violente (“sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati”).

Quelle parole sono suonate obiettivamente come accuse gravi (la trascrizione dell’intervento si può ancora leggere sul sito dell’Associazione Nino Carrus, http://www.ninocarrus.it/new/index.php/blog/257-perche-il-pd-ha-perso). Nessuno in quella circostanza si sognò di contestarle. Né risulta che sia mai stato fatto in altre occasioni pubbliche. Di contro Michela Mura ottenne allora l’esplicito sostegno di un alto dirigente del partito che in quella stessa Direzione si espresse a favore di una sua non espulsione.

Le amicizie con esponenti di spicco del PD sardo di cui gode la segretaria cittadina di Sestu,  secondo alcuni, sarebbero anche all’origine della sortita di ieri in consiglio comunale. Così si esprime al riguardo l’assessore agli affari sociali Anna Crisponi: “con la nomina a sottosegretario di Barracciu, a cui la segretaria del circolo territoriale di Sestu è strettamente legata, dopo un breve periodo di quiete è il momento di riprendere le attività di disturbo: ci si sente di nuovo forti e protetti.”

Michela Mura e il suo gruppo si troverebbero dunque oggi sotto l’ala protettiva del Presidente del consiglio. Poco importa evidentemente a chi qualche anno fa conquistò il circolo di Sestu sventolando la bandiera dell’ortodossia comunista che Renzi incarni le posizioni ultra liberal del Partito democratico. Verrebbe però da dire che sotto altri aspetti la corrente renziana sia invece la loro giusta collocazione. Con “Il Principe” novello condividono l’ansia per il potere, mezzi e discutibili metodi.

Sandra Mereu

Riflessioni a margine dell’aggressione al sindaco Pili: “Non sono iscusas de malu pacadore”.

Al consiglio comunale straordinario tenutosi mercoledì 2 ottobre in segno di solidarietà al sindaco Aldo Pili hanno partecipato amministratori locali (i sindaci Paolo Loddo di Ussana, Valter Piscedda di Elmas, Mario Puddu di Assemini, Giovanni Argiolas di Monserrato, Cristiano Erriu di Santadi presidente dell’Anci Sardegna, l’assessore al bilancio di Settimo e altri), Gesuino Muledda dei Rossomori, Pietro Morittu della segreteria regionale del PD, Marco Matta e Ivan Caddeo di quella provinciale, Cesare Moriconi consigliere regionale del PD. 
I diversi interventi che si sono succeduti in aula sono stati unanimi nella condanna e nella richiesta di maggiori risorse per i comuni, come sottolineato con forza da Cristiano Erriu a nome dell’Anci. Lo Stato e poi la Regione hanno progressivamente tolto risorse alle amministrazioni locali, che sono l’interfaccia dello Stato con i cittadini, quindi in prima linea nel misurarsi con i problemi e le pressanti richieste di aiuto delle comunità. E’ necessario e urgente un cambiamento di rotta. Di seguito l’intervento della capogruppo consiliare del PD Giovanna Podda.

giovanna poddaGiovedì 26 settembre, come sappiamo, il sindaco Aldo Pili è stato aggredito da una persona che si era recata negli uffici per richiedere aiuti economici. Voglio esprimere qui, pubblicamente, solidarietà al sindaco, mia personale e di tutto il gruppo consiliare del PD. Non siamo qui per fare il processo all’aggressore, ma per comprendere perché alcune situazioni possano sfociare in atti di tale violenza. È ben nota a questa amministrazione lo stato di grave disagio economico in cui si trovano larghe fasce di popolazione, ogni giorno più ampie. È un disagio legato alla mancanza di lavoro, perché non lo si è mai avuto o perché lo si è perso, oppure perché il lavoro è precario, saltuario e sottopagato.

Questa amministrazione sa bene quanto sia diffusa l’instabilità economica perché ogni giorno interviene a sostegno delle famiglie in difficoltà (es Programma per la realizzazione di azioni di contrasto alla povertà). Basti pensare che nel 2012 sono stati spesi circa 3 milioni e mezzo di euro in interventi di Assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Milioni di euro in aiuti alle fasce disagiate della popolazione (anziani, invalidi, bambini e povertà), una fetta consistente dell’intero bilancio comunale, ma non basta perché sempre più spesso alcune richieste vengono disattese. Per chi si trova in difficoltà sentir parlare di tagli ai trasferimenti dallo stato ai comuni, patto di stabilità e vincoli di bilancio, sembrano “iscusas de malu pacadore”, scuse e basta.

Chi è in difficoltà perché ha un malato in casa o non ha un lavoro e non riesce a pagare una bolletta o non mette insieme il pranzo con la cena, non vuole sentire quelle che sembrano scuse, vuole risposte e allora possono capitare fatti come quello di cui stiamo discutendo: ci si scaglia contro chi rappresenta l’istituzione, sia esso l’impiegato che gli dice che quell’aiuto non verrà erogato o verrà erogato solo in parte, sia esso il sindaco o l’assessore che cerca di spiegargli perché non riceverà quei soldi.

Ha detto bene il sindaco intervistato dalla stampa: chi decide dei tagli sta ben protetto dentro i “palazzi”, mentre la faccia ce la mettono gli amministratori locali che quotidianamente stanno a contatto con i cittadini. Le istituzioni locali non possono essere abbandonate in prima linea e private dei mezzi necessari a garantire a tutti il minimo per una vita dignitosa, perché un punto di spread non può essere risparmiato sulla pelle di un invalido o di una madre disoccupata.

Non è più possibile andare avanti così, per limitare i danni di questo imbarbarimento siamo stati costretti ad istituire un servizio di vigilanza all’ingresso della casa comunale. In questo modo purtroppo potrà scattare la percezione di una istituzione più distante dai cittadini, chiusa in sé stessa. È una decisione che abbiamo più volte rinviato pur in presenza di inquietanti segnali proprio per tenere il comune aperto in quanto casa di tutti, ma oggi dobbiamo garantire l’incolumità di chi in comune ci lavora, ci si reca per un certificato o perché è un amministratore.

Ribadisco la solidarietà al nostro sindaco Aldo Pili, sempre disponibile, attento, sensibile, un sindaco che ha fatto del dialogo costante con i cittadini uno dei capisaldi del suo agire, che vogliamo rivedere qui con noi con la grinta e la determinazione di sempre.

Giovanna Podda – Capogruppo PD

Istituita a Sestu la Commissione per le Pari Opportunità

Nella seduta del consiglio comunale di ieri, 8 novembre 2012, è stato approvato il regolamento per il funzionamento della Commissione pari opportunità del Comune di Sestu, già presentato senza alcun esito positivo nella seduta dell’8 marzo. Di seguito si riporta il commento con il quale la capogruppo del PD Giovanna Podda ha sostenuto in consiglio l’approvazione del regolamento e quindi l’istituzione della Commissione Pari Opportunità. (S. M.)

“Questa Amministrazione istituisce la Commissione Pari Opportunità per l’attuazione del principio di parità sancito dalla Costituzione all’ART 3, che dice:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Lo scopo è la realizzazione di condizioni appunto di pari opportunità fra donne e uomini per ribadire la parità sociale, culturale e economica.
All’ ART 2 del Regolamento in discussione, dove vengono esplicitati i compiti della Commissione, c’è quello di favorire e promuovere iniziative tendenti a conciliare i tempi di lavoro e di cura, per rendere compatibile l’esperienza di vita familiare con l’impegno pubblico-sociale e professionale della donna.
A questo proposito la Ministra Elsa Fornero, ministra del Lavoro e delle Pari Opportunità, lancia una sfida, chiedendo non compensazioni ma parità. La compensazione infatti spinge le situazioni a rimanere immobili mentre la parità significa modificare i ruoli di uomini e donne nella vita pubblica, ossia nel lavoro e nella vita privata e quindi anche nella famiglia, rendendoli intercambiabili.
Secondo l’ultima rilevazione Istat del biennio 2008-2009 il 76.2% del lavoro familiare era a carico delle donne. Questo è un tema antico con cambiamenti lentissimi perché le radici sono nella cultura non nelle possibilità economiche.
Eppure investire nelle donne converrebbe alla società. Ma per investire nelle donne e favorire una piena partecipazione al mercato del lavoro si dovrebbero cambiare molte cose nell’organizzazione dello stesso mercato del lavoro, nell’offerta dei servizi e nella divisione del lavoro fra uomo e donna in famiglia.
Gran parte del benessere familiare è infatti a carico del lavoro gratuito delle donne. Senza questo lavoro gratuito, oggi le famiglie sarebbero ancora più povere e molti bisogni di cura rimarrebbero insoddisfatti.
La mancata suddivisione del lavoro familiare da parte degli uomini, unita alla bassa offerta di servizi di cura accessibili e di buona qualità, vincola il tempo che le donne possono dedicare al lavoro remunerato.
Molte donne oggi abbandonano il lavoro per motivi familiari, perché non riescono a conciliare il ritmo del doppio lavoro, spesso accompagnato da sottili pressioni a casa “perchè trascurano la famiglia” e al lavoro “perché hanno la testa altrove”.
Oggi in Italia meno di una donna su tre ha un lavoro remunerato. Ad occuparsi di questa che è una delle questioni più scottanti della politica Italiana sono due donne, la ministra del lavoro Elsa Fornero, e la segretaria generale del maggiore sindacato italiano Susanna Camusso.
Per la politica italiana è certamente una rottura radicale soprattutto sul piano simbolico perché rompe il monopolio maschile sui ruoli decisionali che contano.
Ritornando al regolamento per l’istituzione della commissione pari opportunità, ho considerato la pari opportunità fra donne e uomini, ma è chiaro che devono essere favorite l’eguaglianza e la parità senza distinzione di sesso, razza, religione, opinione politica, condizione personale e sociale.
Sarà compito della commissione promuovere e diffondere la cultura delle pari opportunità attraverso diverse azioni e iniziative. Il Partito Democratico non può che essere fortemente convinto che l’istituzione di questa commissione sia uno strumento e un’opportunità di crescita per la nostra comunità. “

Giovanna Podda – Capogruppo PD

Fonte: Circolo tematico “Sestu Plurale”

“Maggioranza” non è una categoria dello spirito

La seduta del consiglio comunale di ieri, 20 giugno 2012, era stata convocata per discutere 5 punti all’ordine del giorno:

  1. comunicazione prelevamento dal fondo di riserva;
  2. ratifica variazione di bilancio;
  3. mozione sul riavvio delle commissioni consiliari permanenti, presentata da Mura (FLI), Perra (civica di  cdx), Cossa (riformatori);
  4. revisione delle commissioni consiliari permanenti;
  5. esame ed approvazione del conto consuntivo.

L’ultimo in elenco viene ritenuto il più importante dall’amministrazione in quanto – come fa notare l’assessore Anna Crisponi nei suoi commenti su facebook – se il consuntivo non venisse approvato entro il 30 giugno si rischierebbe innanzitutto di non poter estinguere i mutui. Un’operazione che permetterebbe di aumentare le disponibilità nei flussi di cassa e quindi la capacità di investimenti pubblici per la realizzazione di nuove opere. Ossigeno in tempi di drammatica crisi economica e disoccupazione alle stelle come quelli che stiamo vivendo. Ma l’opposizione sembra avere altre priorità. Soprattutto sembrano averle i tre consiglieri dissidenti del PD che in concomitanza col consiglio comunale, in veste di militanti di Area Democratica del PD, hanno organizzato un incontro-dibattito sulla giornata mondiale del rifugiato e chiedono per questo la sospensione della seduta.

Si procede con una certa celerità all’esame e al voto dei primi due punti, ma poi la discussione si arena per ben tre ore sulla ricomposizione delle commissioni. Tralasciando la – spero – strumentale interpretazione del concetto di “commissione permanente” come inamovibilità dei componenti e non invece come organismo che non può essere soppresso a prescindere dai consiglieri da cui è composta, è stato tutto un fiorire di disquisizioni sulla presunta illegittimità o nullità dell’atto, sul filo dell’interpretazione linguistica del testo della proposta di delibera e in barba alle interpretazioni esposte dal segretario generale Basolu alla luce della più recente giurisprudenza.

Le commissioni sono un utile supporto all’attività del consiglio in quanto permettono di analizzare e approfondire i temi prima che arrivino all’assemblea consiliare, alla quale spetta comunque la decisione finale dell’approvazione degli atti. La ricomposizione delle commissioni, come hanno spiegato sotto varie angolazioni, diversi esponenti del centro-sinistra, tra cui Giovanna Podda, Giancarlo Angioni ed Elio Farris, si è resa necessaria dopo lo strappo dei tre consiglieri PD che hanno votato contro il bilancio di previsione, determinando così una diversa proporzione numerica all’interno del consiglio tra maggioranza e opposizione che, a termini di statuto comunale, deve essere riprodotta anche all’interno delle commissioni.

A tarda notte dopo tante e ripetute discussioni, “tutta l’opposizione, consiglieri PD dissidenti compresi, abbandona l’aula facendo mancare il numero legale. Salta il voto sulle commissioni e si rimanda anche il punto più importante, il conto consuntivo, spostato a martedì prossimo” (cit. Anna Crisponi). Allora, esauriti tutti i possibili argomenti, fondati o infondati, contro o a favore, 11 consiglieri su 10 designeranno, sulla base dei nomi proposti, i componenti delle “commissioni permanenti”. Risulterà a quel punto evidente quanto inutili e capziosi siano gli argomenti, al limite del metafisico, con cui i tre dissidenti del PD, da quel dì in cui votarono contro il bilancio e tentarono di far cadere la giunta, si affannano a dimostrare di essere ancora parte della maggioranza. Perché “maggioranza” non è una categoria dello spirito ma un banale dato di natura contabile che si concretizza nel 50% più 1 dei votanti.

Sandra Mereu

Il discorso mancato della capogruppo del PD Giovanna Podda

Se il consigliere Elio Farris ha potuto solo avviare il suo discorso, Giovanna Podda, la capogruppo del PD,  ha dovuto proprio rinunciare a pronunciarlo. Il suo contributo al dibattito consiliare non figurerà pertanto nel verbale ufficiale del consiglio comunale svoltosi il 18 aprile 2012. Ma sarebbe davvero un peccato che i contenuti del suo mancato intervento rimanessero chiusi in un cassetto. Il tentativo di intorpidire le acque per fare in modo che non si veda più il fondo, i giochetti con cui si mira a stravolgere i rapporti di causa ed effetto per affermare la propria verità di comodo, le dichiarazioni secondo cui il quadro politico, fatto salvo l’ingresso in maggioranza del consigliere Eliseo Zanda, non è affatto mutato, risulteranno ridicoli se non addirittura infantili dopo aver letto quello che Giovanna Podda avrebbe voluto dire ai suoi concittadini. Perché “non basta proclamarsi nuovi e diversi per esserlo davvero. L’autorevolezza si conquista con l’impegno, la lealtà, l’umiltà, il lavoro condiviso, il rispetto delle regole, non con le autocelebrazioni”. E’ questo fortunatamente sono ormai in molti ad averlo capito.

S. M.

Le ragioni politiche del voto al bilancio comunale

Le scelte politiche sottese alla manovra finanziaria approvata ieri dopo una lunga e tormentata seduta del consiglio comunale le ha spiegate la nuova capogruppo del PD, Giovanna Podda. Dietro i freddi numeri che compongono il bilancio emerge chiaramente l’idea di equità e la visione di sviluppo e di crescita civile e culturale della comunità che ispira l’operato di questa maggioranza. Si riconosce una grande attenzione ai problemi sociali in generale e alle esigenze dei più deboli in particolare. E soprattutto si coglie con nettezza il principio che la cultura in senso lato non è un orpello accessorio da elargire per graziosa concessione – se avanza qualche briciola – dopo la valutazione di merito dei progetti da parte di un minculpop locale, ma qualcosa di essenziale che attiene ai bisogni primari della persona, da cui possono scaturire relazioni avanzate in grado di rivitalizzare il tessuto sociale. Di seguito si possono leggere i passaggi più significativi della relazione politica, letta da Giovanna Podda in aula, che ha accompagnato il voto a favore dell’approvazione del bilancio 2012 da parte dei consiglieri del PD.  (S. M.)

“Introdurre nuove tasse è per un’Amministrazione probabilmente l’azione più impopolare a cui si espone, ma lo facciamo con grande senso di responsabilità, per rispondere a bisogni primari della cittadinanza: scuole, servizi, manutenzioni, illuminazione pubblica, assistenza alle fasce deboli, tutti punti fondamentali, nel rispetto delle linee programmatiche che abbiamo disegnato sin dall’inizio del nostro amministrare. Non incrementare le tasse equivale a dire che ci si accinge a tagliare la qualità e la quantità dei servizi per la comunità, colpendo in particolare proprio quella parte di cittadini più disagiati che non hanno la possibilità di avere alternative .

Nel settore delle Politiche Sociali vengono mantenuti tutti i servizi, quelli delegati ai comuni (i fondi per la 162, rimborsi alle persone affette da patologie, azioni di contrasto alle povertà estreme), quelli finanziati con fondi comunali (interventi economici straordinari, asilo nido, attività per bambini e anziani, affidamenti a strutture protette, assistenza scolastica e familiare ai bambini con disagio economico o familiare ecc.). Non si è scelto di tagliare spese correnti a discapito dei cittadini più indifesi, con coraggio e con una chiara scelta di campo si è deciso di investire sul sociale, da sempre invece primo settore a fare le spese della carenza di risorse.

Pur prevedendo meno fondi dello scorso anno, l’amministrazione crede si debba investire anche nel campo della cultura, perché è con la cultura che si esce dai momenti di crisi profonda. Crediamo che solo con una istruzione pubblica di qualità,  con l’innovazione, col creare pari opportunità che diano senso alla meritocrazia, si possa reggere la sfida di questa crisi economica, che ha radici antiche e che è ormai una crisi di sistema.  Cultura è la scuola, le tradizioni, il folklore, la biblioteca, le forme d’arte visiva, musicale, tutto ciò che arricchisce il nostro bagaglio di emozioni, conoscenze, sentimenti. Tagliare questo significa mortificare la crescita di una comunità, scelta che non vale davvero il poco risparmio.

Per quanto riguarda l’ambiente stanno per chiudersi i termini per la presentazione delle domande per il bando della raccolta dei rifiuti, che ci darà una qualità ambientale migliore mettendoci fra i primi comuni in regola con tutti gli adempimenti di questo delicato settore. La costituzione e operatività della Compagnia Barracellare ci darà modo di controllare meglio il territorio, creando vigilanza e un deterrente per il preoccupante e troppo frequente fenomeno delle discariche abusive disseminate nell’agro di Sestu, problema ambientale ed economico.

Ci sono tantissime opere pubbliche finanziate e con progetti esecutivi approvati, lavori per migliorare la viabilità, gli impianti sportivi, le scuole, le piazze: speriamo in un allentamento del patto di stabilità che consenta di aprire i cantieri, migliorando il nostro paese e mettendo in moto l’economia, al collasso in particolare nel settore dell’edilizia. L’amministrazione è pronta, aspettiamo adesso cosa sapranno fare il governo e la regione in termini di possibilità di spesa.

E’ previsto l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, dell’illuminazione pubblica, il ricorso al fotovoltaico per produrre energia pulita abbattendo i costi per l’amministrazione, i cui benefici avranno ricadute positive nel prossimo bilancio di previsione. Si stanno predisponendo gli adempimenti per rendere pienamente operativo il PUC, azione necessaria per rilanciare l’edilizia a Sestu.  Insomma, in mezzo a tante ombre lavoriamo per uscire da questo tunnel di problemi e difficoltà.

Siamo stati chiamati ad amministrare in uno dei momenti più drammatici degli ultimi decenni, ne sentiamo tutta la responsabilità e la delicatezza. Abbiamo fatto scelte ponderate ed equilibrate, mediando fra le tante necessità, le urgenze, le aspettative, mettendo in cima alle nostre preoccupazioni le difficoltà e i problemi dei nostri concittadini, in particolare di quelli più disagiati e in difficoltà.  Sentiamo il dovere di dare risposte, di essere presenti, di essere responsabili, di tutelare il nostro paese. Sfuggire a questo sarebbe venire meno al compito che ci è stato assegnato, che è quello di porre Sestu davanti a ogni altra considerazione.  Per questo il Partito Democratico non può che votare convintamente e con fiducia il bilancio di previsione.”

Il PD ha un nuovo capogruppo

Ieri si è svolta la prima seduta del consiglio comunale dedicata all’approvazione del bilancio per l’esercizio finanziario del 2012. I lavori si sono svolti in un clima di confronto serrato ma anche di collaborazione tra le parti che ha portato all’approvazione di alcuni punti qualificanti del bilancio comunale: l’aliquota IMU per i terreni fabbricabili si è assestata al 5,8%, le fasce di reddito al di sotto dei 10.000 euro non pagheranno l’addizionale IRPEF. La giornata però sarebbe potuta essere molto più produttiva e molti altri punti si sarebbero potuti definire già ieri se la maggioranza avesse potuto contare anche sulla presenza dei tre consiglieri del PD Ledda, Pisu, Mura i quali hanno disertato l’aula, ostacolando di fatto il regolare svolgimento della seduta. Nel pomeriggio infatti è mancato il numero legale e la seduta si è dovuta sospendere. E’ ormai evidente che si tratta di una scelta strategica tesa a contrastare l’azione della maggioranza. Peraltro i tre consiglieri avevano anche presentato alcuni emendamenti che sono stati poi abbandonati al loro destino.

Tanta irresponsabilità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e così ieri il sindaco Aldo Pili in quanto esponente PD, e gli altri consiglieri del gruppo, Angioni Giancarlo, Meloni Pierpaolo e Podda Giovanna, hanno deciso di revocare la consigliera Mura Michela da capogruppo e contestualmente di designare per questo incarico la consigliera Podda Giovanna. Il persistente atteggiamento della consigliera Mura di non tenere in alcun conto l’esigenza di collegialità all’interno del gruppo evidentemente non poteva essere più tollerata. Molto spesso – mi è capitato varie volte di riferirne in questo blog – in sede di consiglio comunale Michela Mura esprimeva posizioni non concordate e non rispondenti alla volontà della maggioranza del gruppo e della coalizione. E – riferiscono gli altri consiglieri – le diverse occasioni di confronto cercate nell’ultimo periodo per  trovare una soluzione ai problemi hanno registrato solamente un netto atteggiamento di chiusura da parte sua.

Sandra Mereu