Il diritto di conoscere e il dovere di informarsi

Prosegue con una certa continuità la pubblicazione sul sito web del comune di Sestu dei dati che testimoniano l’attività dell’amministrazione comunale svolta per adempiere ai propri compiti istituzionali. Alla pubblicazione degli open data dei bilanci dell’ultimo triennio hanno fatto seguito quelli relativi ai mandati di pagamento con le allegate fatture, emessi a partire dal 2004, e le elaborazioni fatte dallo stesso comune. Inoltre, da qualche giorno è visibile sul sito anche la mappa dei lavori pubblici, dove vengono indicati i lavori in corso o programmati, e per ciascuno una scheda sintetica contenente la tipologia, lo stato di attuazione, i costi e la data di avvio. In qualche caso è anche allegata la relazione  tecnica, il progetto o le planimetrie.

Una scelta, questa, che è giusto evidenziare positivamente perché pone Sestu tra i comuni sardi più solerti nell’attuazione delle direttive in materia di open data, essendo ancora poche le amministrazioni pubbliche, e i comuni in particolare, che in Italia aprono i loro dati, e quindi favoriscono con ciò la crescita democratica della comunità, lo sviluppo e l’innovazione del contesto economico. Più in generale la pubblicazione degli open data è una scelta di segno positivo perché rivela una precisa volontà politica tesa a venire incontro alle sempre più forti richieste di apertura che giungono dalla società di cui il FOIA è una delle più significative espressioni. Il FOIA è un’iniziativa promossa da un gruppo di associazioni e di singoli cittadini per l’adozione anche in Italia di una legge sul modello del Freedom of Information Act adottato dagli Stati Uniti e in linea con la legislazione da tempo vigente nei paesi democratici. In sostanza si mira ad ottenere una normativa che rimuova i principali limiti della legislazione italiana in materia di trasparenza. Di recente, il 19 settembre scorso, l’attività del FOIA è culminata nella “Giornata per la trasparenza”, in occasione della quale è stato organizzato un convegno nazionale che ha visto una larga partecipazione di giornalisti, archivisti, storici, giuristi e amministratori pubblici.

La necessità di rendere totalmente accessibili i dati e gli atti prodotti dalle pubbliche amministrazioni,  superando il vigente limite che subordina la richiesta della documentazione della pubblica amministrazione a un interesse diretto del singolo cittadino, è tema che non ha bisogno di essere ulteriormente commentato. Ciò permetterebbe un diffuso controllo sugli enti pubblici e gli uffici statali da parte dei cittadini e non sfugge a nessuno, alla luce dei più recenti fatti della politica italiana, quale ne sia l’urgenza. Il libero e facile accesso ai mandati di pagamento e soprattutto alle allegate ricevute di spesa (almeno laddove vengono prodotte!) probabilmente avrebbe avuto l’effetto di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sull’uso improprio e sullo sperpero che in Italia si fa del denaro pubblico e di conseguenza contribuito ad accelerare i processi di riforma del sistema attuale.

Ad una accresciuta trasparenza al servizio della crescita civile e dei diritti dei cittadini, non può però non corrispondere un proporzionale incremento del dovere di informarsi correttamente alla fonte e di interpretare i dati “nel contesto” – come dicono gli archivisti – cioè in relazione con altri dati a cui sono necessariamente collegati. Quando si realizza la trasparenza, infatti, chi (giornalisti, politici o semplici cittadini che partecipano al dibattito pubblico) divulga notizie “per sentito dire” o non supportate dal riscontro sulle fonti autentiche, che riguardano appunto l’attività dell’amministrazione e degli amministratori, si squalifica automaticamente come poco attendibile e il suo operato appare inevitabilmente come una pratica di manipolazione informativa semplicemente finalizzata a danneggiare i detentori del potere.

Sandra Mereu

Open Data a Sestu, ma l’archivio dov’è?

Da circa un mese sul sito del comune di Sestu è disponibile il primo set di dati aperti, accompagnato da un video-intervista in cui il sindaco e l’assessore Anna Crisponi spiegano le finalità e i principi ispiratori dell’Open Data. Il termine “disponibile” non è usato a caso in questo contesto in quanto “pubblici” quei dati lo sono già. La novità consiste piuttosto nell’opportunità che viene data ai cittadini di potervi accedere attraverso le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nel nostro caso attraverso il nuovo portale web del comune, e poterli quindi utilizzare e manipolare liberamente. La speranza delle amministrazioni che pubblicano e aprono i dati di loro proprietà è infatti quella che i cittadini li utilizzino per creare delle app, dei programmi utili a migliorare la vita della comunità. Nelle grandi città, ad esempio, possono essere utilizzati per fornire informazioni in tempo reale sul traffico, sulla disponibilità di parcheggi, sulle buche del manto stradale, e così via.

A Sestu i primi dati messi a disposizione dei cittadini sono quelli che si riferiscono alla  più recente gestione economico-finanziaria del comune, ovvero i dati dei bilanci dell’ultimo triennio. La scelta, come viene spiegato nel video, è legata anche al fatto che avendo l’amministrazione dovuto fare scelte dolorose per i cittadini il dovere di informare sul modo in cui le risorse e i fondi comunali vengono utilizzati si imponeva come una necessità di prioritaria importanza. Seguiranno i dati che riguardano l’urbanistica e progressivamente verranno resi disponibili i dati di tutte le aree organizzative. Non c’è dubbio che si tratta di un’iniziativa da accogliere con favore e interesse, anche in considerazione del fatto che, come è noto, nonostante la legge sulla trasparenza (L. 241/1990) nella pubblica amministrazione in generale, per eccesso di burocratizzazione, formalismi e formalità varie, persistono ancora vaste zone di opacità.

Tuttavia, non posso fare a meno di notare che gli obiettivi di una più ampia trasparenza e di un uso produttivo dei dati non si potranno raggiungere solo con informazioni limitate alle attività del più immediato presente.  Sarebbe invece di grande utilità poter disporre di più ampie serie di dati attraverso l’aggancio all’archivio “di deposito” dell’ente, cioè a quella porzione di archivio non più corrente composto da pratiche chiuse da meno di 40 anni (dopo i quali diventa storico). Tanto più che nella filosofia dell’open government, a cui si richiamano i progetti di open data, la pubblica amministrazione dovrebbe aprirsi ai cittadini, non solo in termini di trasparenza ma anche di partecipazione diretta al processo decisionale. E per questo gli archivi sono strumenti indispensabili, perché consentono di assumere decisioni consapevoli, rintracciare antefatti, valutare situazioni di contesto, programmare le attività, verificare i risultati ottenuti.

Sandra Mereu