“E…state a Casa Ofelia” si conclude con lo spettacolo teatrale “Unghie e Crisi”

Unghie e crisiDomenica 21 settembre si conclude “E…state a Casa Ofelia” il programma di spettacoli estivi organizzat0 dal comune di Sestu in collaborazione con la Pro Loco. A chiudere la stagione 2014 sarà la rappresentazione teatrale della compagnia “L’Aquilione di Viviana” (ore 21).

Lo spettacolo. Sonia, mamma single ed estetista, durante una seduta di nail art le clienti esorta “a tirare fuori le unghie”. Almeno per farsele ricostruire. Un modo diretto, tragico e ironico, per riflettere insieme sulla condizione lavorativa della donna e sulla sua “traversata” in solitario, nella società contemporanea. Scritto e diretto dalla drammaturga Ilaria Nina Zedda, “Unghie&Crisi” è frutto di una ricerca sul campo nella periferia cagliaritana e vede anche l’uso delle nuove tecnologie: il video-mapping è una tecnica che prevede la proiezione su zone specifiche della ribalta, che vengono animate da immagini funzionali alla vicenda teatrale. Lo spettacolo ha vinto il Primo premio di drammaturgia al Concorso indetto dalla Provincia di Cagliari, Assessorato alle Pari Opportunità e dall’Associazione Culturale L’Eccezione, avente come tema “Donne e lavoro, donne a lavoro” ed è stato scelto dal sito nazionale FEMMINILE AL PLURALE: http://www.femminilealplurale.it/category/diritti.

Energia a basso costo e sostenibile per l’ambiente? Basta ribellarsi e cooperare.

SchonauUno dei freni diretti e indiretti della ripresa economica in Italia – come è universalmente riconosciuto – è rappresentato dall’alto costo dell’energia, peraltro aumentato nell’ultimo anno del 30%. La ragione, come è noto, è legata al fatto che nel territorio nazionale non si produce energia in quantità sufficiente al fabbisogno e di conseguenza siamo costretti a importarla dagli altri paesi. Un po’ dappertutto soffrono per l’alto costo dell’energia moltissime imprese di piccole dimensioni e in Sardegna spengono gli impianti grosse industrie dell’alluminio come l’Alcoa. Quando chiudono le imprese e le industrie, migliaia di persone restano senza lavoro, i giovani devono emigrare e chi non può più farlo rischia di andare incontro alla disperazione…

In Sardegna troppo spesso sentiamo parlare di energia in relazione a casi di difficoltà come questi o al più quando si accende la protesta ambientalista, che si oppone ieri al metano del Galsi oggi al metano di Arborea. Raramente però il tema dell’energia alimenta il dibattito pubblico in relazione a proposte e soluzioni praticabili e concrete. Da semplice cittadina per niente esperta di questi temi ma molto preoccupata per gli effetti che hanno sull’economia reale, mi domando spesso perché qui da noi non si riesca mai ad andare oltre la rassegnazione o la protesta. E mi viene allora in mente un’inchiesta di Report di qualche anno fa in cui si presentava il caso dei “ribelli dell’energia”, epiteto con cui sono stati ribattezzati gli abitanti di Schonau, centro agricolo nel sud ovest della Germania.

Convinti dalla catastrofe di Chernobyl del 1986 che fosse necessario fare a meno dell’energia nucleare, questi contadini tedeschi della Selva Nera oltre dieci anni fa si sono di fatto ribellati al modello di sviluppo della nostra economia, basata sullo sfruttamento illimitato dell’energia fossile. I cittadini di Schonau non si sono però limitati a contestare le politiche energetiche nazionali che non condividevano più, ma hanno deciso di farne a meno e quindi hanno adottato un sistema alternativo di produzione e uso dell’energia. Il modello pensato dai cittadini di Schonau si basa sull’utilizzo integrato e razionale (che non ammette sprechi) delle risorse presenti nel territorio e non comporta la rinunciare al benessere: tutti continuano ad usare le auto a benzina e a riscaldare le proprie case e piscine.

Cioè che hanno fatto i contadini tedeschi, la Gabanelli lo ha definito “un esempio di liberalizzazione dal basso”. Una definizione che però, a mio avviso, non spiega fino in fondo il valore di questa operazione e per certi versi ne distorce il significato. All’origine del successo di questo modello energetico si intravede chiaramente una mentalità di tipo cooperativistico, che mal si concilia con i principi del liberismo economico richiamati dalla definizione della Gabanelli. Qui infatti gli abitanti di una cittadina hanno avuto la capacità di mettersi insieme, non in nome del profitto dei singoli ma al contrario per ottenere vantaggi per tutta la comunità.

Noi sardi dunque, che ci diciamo molto interessati alla nostra autonomia, dovremo studiare con particolare attenzione la soluzione messa a punto dai “ribelli dell’energia”. Dovremo cioè avere la forza di pensare e pianificare soluzioni alternative che mirino all’autosufficienza energetica. E ciò nel quadro di un modello che si caratterizzi per essere inclusivo delle esigenze delle comunità – e in forza di ciò possa esigere che anche i “no” siano adeguatamente motivati –, sia compatibile con l’esigenza di uno sviluppo economico che ci consenta di vivere dignitosamente e allo stesso tempo sostenibile per l’ambiente e per la salute. Ma è evidente che per riuscirci dovremmo prima di tutto smentire quella fama che ci vuole pocos, locos y mal unidos e capire che, cooperando, non sono fuori dalla nostra portata soluzioni ragionevoli a problemi che ci appaiono grandi e insormontabili.

Sandra Mereu