Le torri di Kar El: dal testo al contesto.

Quando Carla Cristofoli mi ha chiesto di intervenire alla presentazione del suo libro, Le Torri di Kar El, mi sono posta il problema di quale taglio dare all’incontro, a partire dalla considerazione che la Biblioteca comunale, che lo organizzava, non è un “presentificio” di libri al servizio dell’editoria locale, ma un’istituzione culturale che seleziona i libri da proporre ai lettori  e promuove la lettura nel territorio. Ho pensato dunque che la presenza dell’editore accanto all’autore (fatto non scontato quando si presenta un libro) potesse diventare l’occasione per riflettere e discutere non solo sul libro ma anche intorno al libro. Che si potesse cioè parlare del testo e del suo contesto. Che insomma l’occasione non fosse solo uno spot promozionale ma un vero incontro culturale, da cui uscire arricchiti e con la voglia di approfondire. Il discorso si è dunque sostanzialmente annodato intorno alle due caratteristiche fondamentali del libro, e cioè al fatto di essere un ebook e di rivolgersi ai bambini.

«E’ un ebook»

Kar El 1Le Torri di Kar El, non è un libro come quelli che siamo stati abituati a leggere fin da bambini, un libro di carta che si sfoglia. Non è un oggetto dove il testo, le parole che compongono la storia sono impresse su fogli di carta e tutti insieme questi elementi compongono un oggetto fisico che a casa riponiamo nelle librerie e in biblioteca troviamo negli scaffali. L’ebook è un libro elettronico. E’ qualcosa di immateriale che non possiamo tenere in mano ma che possiamo leggere soltanto attraverso un dispositivo di lettura (e-reader, tablet, smartphone). Dove la pagina è sostituita da uno schermo e i caratteri stampati sono stati sostituiti dai bit. Il dispositivo di lettura ha la consistenza e la leggerezza di una tavoletta che ci possiamo trasportare comodamente in borsa e oltre ad essere il supporto del testo è allo stesso tempo un contenitore capace di contenere moltissimi libri. Un’intera libreria.

Tutte queste caratteristiche tecniche ci aiutano a capire che ci troviamo a vivere in un’epoca di passaggio per il libro, inteso come veicolo fondamentale di trasmissione della cultura, della conoscenza e della memoria. Un passaggio che Gino Roncaglia¹ ha definito “La quarta rivoluzione”. Le precedenti rivoluzioni nella storia dei supporti e delle forme di trasmissione della conoscenza sono quelle che hanno riguardato il passaggio dall’oralità alla scrittura e poi il passaggio dal volumen al codex, cioè dalla forma rotolo alla forma libro (paginato e rilegato). La terza rivoluzione è quella rappresentata dall’invenzione della stampa (1455) le cui conseguenze per la diffusione della cultura su larga scala sono ben note. Qualcuno considera il passaggio all’ebook più dirompente, perché i cambiamenti interessano non solo la tecnica di riproduzione del testo ma anche le strutture e le forme del supporto che comunicano il testo al lettore. Un fatto, questo, destinato ad avere conseguenze importanti nei modi e nelle forme della lettura. Conseguenze che oggi non è facile prevedere fino in fondo.

«E’ un libro per bambini»

FenicotteroLa biblioteca comunale di Sestu è stata una delle prime biblioteche della Sardegna a creare la sezione per bambini. Simonetta Mura, la direttrice, da anni dedica particolare attenzione, impegno, studio e moltissime energie, alla promozione della lettura fin dalla prima infanzia convinta che questo abbia effetti di lungo termine nello sviluppo cognitivo del bambino e nella sua capacità di capire e rielaborare il mondo. Una missione che oggi, in un Italia dove meno della metà degli italiani legge almeno un libro all’anno e in una Sardegna che vanta il triste record dell’abbandono scolastico, risulta di fondamentale e prioritaria importanza.

«E’ una scrittrice che legge»

Carla CristoforiL’autrice del libro, Carla Cristofoli, come è stato rimarcato più volte nel corso dell’incontro, è nata e cresciuta a Sestu. Si è laureata in lettere e da qualche anno vive a Parigi dove insegna italiano. E dove, accanto al suo lavoro, ha iniziato a coltivare anche la sua passione per la scrittura. A Parigi ha anche cominciato a raccogliere i primi riconoscimenti. Di recente ha partecipato con alcuni suoi racconti al Festival delle arti della Sardegna. E Francesco Abate, in trasferta a Parigi per un tour di presentazioni, l’ha voluta al suo fianco per la presentazione di “Chiedo Scusa”.

Ciò che mi è piaciuto evidenziare di Carla Cristofoli è il fatto che la sua passione per la scrittura deriva da quella per la lettura. Dire che uno scrittore è anche un lettore non è scontato. Ci sono infatti scrittori che dichiarano che quando scrivono non leggono, perché non vogliono essere influenzati e plagiati da ciò che leggono. Un fatto che valuto come un implicito riconoscimento della potenza della lettura. Ma c’è anche chi tra gli scrittori non legge in generale.

Carla invece è una scrittrice che legge. E per me questo è ancora ciò che fa la differenza tra scrittori veri e presunti tali. Nella sua formazione di lettore – mi ha raccontato – proprio la Biblioteca comunale di Sestu ha giocato un ruolo fondamentale. La biblioteca era per lei un luogo accogliente, ricco di nutrimento, di quel cibo necessario a soddisfare la curiosità del mondo che è tipica di un bambino e di un adolescente. Un luogo dove una bibliotecaria, competente sui libri e sulla lettura, sapeva ascoltare e consigliare. Questo racconto mi fa ha fatto venire in mente quello che Andrea Camilleri dice sulla Biblioteca comunale di Enna frequentata negli anni dell’adolescenza. Un’esperienza che, insieme all’incontro con il bibliotecario (l’avvocato Fontanazza), Camilleri considera all’origine della sua vocazione di scrittore. L’augurio è naturalmente che anche Carla, come il grande Camilleri, possa trarre dalla sua passione e dal suo impegno per la scrittura tante soddisfazioni anche per il futuro.

«E’ un editore digitale»

Umberto Eco sostiene che il libro di carta è uno di quegli strumenti che una volta inventati non possono più essere migliorati. Uno di quegli strumenti come la forbice, il martello, il coltello, il cucchiaio e la bicicletta. Ciò in riferimento alla facilità di lettura, di trasporto, all’economicità, la resistenza all’uso, alla comodità della forma per l’immagazzinamento negli scaffali, alla funzionalità dell’impaginazione numerata nel consentire la costruzione di indici. Va detto che l’e-reader ha riprodotto molti degli elementi che hanno decretato il successo del libro cartaceo. Ma – almeno finora – non sembra che le potenzialità proprie del libro elettronico siano state esplorate sino in fondo. Giovanni Solimine² ha osservato – a questo proposito – che come è accaduto a metà del XV secolo con i primi libri a stampa rispetto al manoscritto, sembra quasi che l’ebook, forse per farsi accettare più facilmente, tenda a mimetizzarsi e a imitare il più possibile il libro su carta.

Le tecnologie di cui si dispone oggi potrebbero favorire l’elaborazione di nuove forme di organizzazione e presentazione dei contenuti. Un possibile esito è il libro a strati immaginato da Robert Darnton per i libri di storia. Cioè di un libro dove i contenuti sono strutturati per strati e livelli successivi. Il vantaggio, rispetto al libro di carta, si avrebbe nel fatto che, senza ingrossare troppo il libro, il lettore avrebbe a disposizione una pluralità di contenuti per fruire dei quali dovrebbe altrimenti passare da un supporto all’altro e collegarsi a internet. Un libro del genere inoltre offrirebbe al lettore percorsi di lettura alternativi: dalla narrazione di superficie a quella verticale e più approfondita (con la lettura di saggi e documentazione di supporto, commenti dei lettori, etc.), passando attraverso personali associazioni legate agli interessi di ciascuno.

Si capisce così che la saggistica e la manualistica sono le tipologie di pubblicazione che potrebbero maggiormente avvantaggiarsi del passaggio dal cartaceo al digitale. Ed è facile immaginare che anche altri settori dell’editoria (guide turistiche, scuola) potrebbero trarre vantaggio dalle potenzialità del libro elettronico.

Più difficile è invece immaginare in che modo l’editoria per bambini, che nel cartaceo ha raggiunto alti livelli di elaborazione teorica e concettuale insieme a soluzioni espressive di notevole qualità, potrebbe trarre vantaggio dall’evoluzione dell’ebook. E soprattutto in che modo i lettori bambini ne verrebbero influenzati.

La Logus Mondi Interattivi di Pier Luigi Lai, una casa editrice che pubblica solo in digitale, ha raccolto la sfida e accanto alla versione standard di Le Torri di Kar El, fatta di testo e immagini, ha creato anche una versione multimediale con l’inserimento di sonoro, video e strumenti interattivi. Il tempo ci dirà se siamo all’alba di una nuova rivoluzione anche in questo campo e se davvero il digitale potrà soppiantare i meravigliosi libri per bambini su cui, come dicono i dati istat, si regge gran parte dell’editoria italiana.

Sandra Mereu

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1. Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Editori Laterza 2010.

2. Giovanni Solimine, Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia, Editori Laterza 2014.

L’amore ai tempi di Semelia ovvero “Baci di Laguna”

Giovedì 24 aprile sarà presentato – alle ore 18 presso la Biblioteca comunale di Elmas – il libro di Roberto Brughitta, “Baci di laguna”. Interverranno Marcello Polastri e Noemi Melis. L’iniziativa è organizzata da Equilibri – Circolo dei lettori di Elmas.

Baci di lagunaIl libro. L’imminente partenza dei monaci Vittorini dal piccolo convento di santa Caterina, l’arrivo della peste e la comparsa di misteriosi marinai Egiziani, faranno da sfondo alle vicende di due adolescenti che vivranno un’incredibile ma pericolosa avventura. Sono ormai alcuni anni che le truppe aragonesi dopo aver sconfitto quelle pisane, si sono insediate nelle mura del castro di Kalari. Tutti i territori controllati dalla città del sole vengono sottoposti a continui cambiamenti. Nel piccolo villaggio di Simbilia, situato non lontano dalle sponde della laguna, la vita continua comunque a scorrere quasi nella normalità. I pescatori continuano a gettare le loro reti e i contadini a seminare gli ortaggi.

Di questo libro hanno detto:

“Una dolce storia d’amore in una situazione drammatica durante il medioevo. E’ la metà del 1300. La scena delle avventure è la realtà storica del territorio di Elmas. Il percorso storico del passaggio dei monasteri benedettini alla curia Kalaritana”.
Antonio Asunis, già Sindaco di Elmas e studioso di Storia locale

“Personaggi di fantasia, inseriti in luoghi reali e ben conosciuti che appartengono alla storia di questa nostra comunità di Elmas. La memoria storica di ciascuno di noi, tramandata di generazione in generazione, si alimenta con questo libro di nuovi elementi, varcando talvolta il confine tra realtà e immaginazione.”
Valter Piscedda, Sindaco di Elmas

“Le torri di Kar El”: ciò che lega Cagliari a Parigi.

le-torri-di-kar-elChe nesso c’è tra “Kar El”, luogo evocato dal titolo, e l’immagine della torre Eiffel che introduce il libro? Facile: Carla Cristofoli, nostra concittadina nonché assidua lettrice e collaboratrice di Sestu Reloaded. Carla da diversi anni vive e lavora nella capitale francese, insegna italiano e ha una grande passione: scrivere storie. Sono suoi i testi di Le Torri di Kar El, il primo racconto di una trilogia edita da Logus Mondi Interattivi. Saperlo in anticipo non mi rende però meno curiosa. Anche perché Carla è molto attenta a disseminare il percorso di indizi che spingono alla scoperta. “Io non sono un libro di favole!” suggerisce nell’incipit. Allora sfoglio, o meglio scorro una dopo l’altra le prime pagine di questo ebook, e scopro così che il nesso può essere anche un altro: l’eroe della rivoluzione sarda che nel 1796 riparò in Francia per sfuggire all’arresto e a morte sicura. Dunque è un libro di Storia! Continuo, e capisco che la rivoluzione sarda e Giò Maria Angioy sono solo uno dei diversi fili dell’intreccio. Ma in questo primo snodo del libro sta una delle tante trovate originali di cui Carla punteggia la sua storia. Il giovane protagonista del racconto è niente meno che un discendente di Madame Dupont, la vedova parigina che ospitò e diede amicizia all’Angioy durante alinal’esilio. Inventiva e trama intrigante sono dunque ingredienti fondamentali di questo racconto. Ma non i soli. Sulle tracce delle memorie familiari il piccolo Alban giunge a Cagliari. Ad accoglierlo affettuosamente c’è la sua amica di penna Alina, una simpatica bambina dalla vivida chioma corvina che ne interpreta e sottolinea i sentimenti. L’amicizia tra i due bambini, l’alone magico che sembra circondare Alina, mi richiamano alla mente le storie di Lavinia di Bianca Pitzorno che leggevo a mia figlia quando era piccola. Tanto che, senza neanche rendermene conto, prendo a leggere a voce alta, proprio come si fa quando si raccontano storie ai bambini, per coinvolgerli e catturarne l’attenzione. L’avventurosa scoperta del golfo di Kar El a bordo di un fenicottero rosa, accompagnata dalle bellissime illustrazioni dell’anima grafica di Pigi Rimica (l’autore collettivo della trilogia), è davvero un episodio che avvince. Questa non è una favola, ci aveva avvertito l’autrice all’inizio. Ed è vero. Le Torri di Kar El è molto di più. E’ una storia dalle molteplici sfaccettature, dove si intrecciano generi diversi. Carla li ha sapientemente dosati per creare una gustosa miscela. Chi ha ancora la possibilità di poterla somministrare ai propri piccoli, non si perda l’occasione di goderne con loro.

Sandra Mereu

“Le Torri di Kar El” di Pigi Rimica (ebook)

Le Torri di Kar El
In principio era il mare. Il Mediterraneo, il nostro mare, il mare di tutti. Al centro c’e un’isola. L’isola è un mare di terra, di sole, di gente radicata alla terra, di gente che guarda il sole dritto negli occhi. La Sardegna è un mare di storia ed è di questa terra che ti racconterò. Ti racconterò della sua regina più bella, bianca come la luna, nera come l’ossidiana. Ti parlerò di Kar El, la città di dio, delle sue torri austere e sévère, che svettano nel cielo che si confonde con il mare. Ti parlerò di eroi coraggiosi, pronti a combattere per la libertà. Ti parlerò delle loro fughe attraverso boschi oscuri, inseguiti da eserciti di arroganti. Ti parlerò di uccelli rossi di fuoco, che dall’Africa attraversano il mare per raggiungere l’isola e le sue vaste montagne di sale. Ti parlerò di rivoluzioni, di angeli guerrieri e di demoni malvagi. Ti parlerò di Alina, la giovane dai capelli stregati. Ti parlerò del suo amico straniero Alban, venuto dall’antica Francia, dalla bella Parigi, per conoscere l’incanto di Kar El.
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‘Le Torri di Kar El’ è il primo di tre episodi sulla storia di Cagliari, capoluogo della Sardegna. È un libro interattivo, con il quale il lettore può comunicare ed interagire. Questo primo episodio mostrerà i grandi spazi in cui Cagliari si trova: la spiaggia del Poetto e la ‘Sella del Diavolo’, il Golfo degli angeli, lo stagno del Molentargius ed i fantastici fenicotteri rosa che lo abitano. Leggende e storie fantastiche animeranno il centro della città, in cui si sono svolti gli avvenimenti che hanno determinato la storia di Cagliari e della Sardegna. Due guide di eccezione accompagnano il lettore in questo primo viaggio: Alina, una ragazza sarda dai capelli stregati ed il suo amico francese Alban, venuto da Parigi per conoscere l’antica Regina della Sardegna: Kar El. I testi di questo primo episodio sono di Carla Cristofoli. 

Le torri di Kar El -Logus Mondi Interattivi

“Febbre Rosa”: Carla Cristofoli intervista l’autore

Febbre Rosa_Renato EspositoRenato Esposito è scrittore e regista. Autore dei romanzi “Il Levriero con la pistola” e “E-Detective”. Ha inoltre scritto e diretto i film “Diamante” e “A 6 giorni dalla fine”, quest’ultimo premiato con la Menzione Speciale al Torino Horror Fest 2008. Renato Esposito è scrittore e senz’altro è eclettico nell’esserlo, scrive sul web e con grande lungimiranza sin dai suoi esordi ha saputo vedere le grandi potenzialità dell’ebook. Per la Logus Mondi Interattivi oggi prepara un nuovo romanzo poliziesco‘Febbre rosa’, che sarà pubblicato in formato ebook (per ora) e a puntate. Esposito non è nuovo a questa esperienza, a puntate è stato già pubblicato il suo ‘Avventure di un debosciato’ e i primi capitoli di “E-Detective”, scritto sotto l’influenza dell’esperienza newyorkese. A New York infatti lo scrittore ha vissuto per qualche tempo. I personaggi di Esposito sono spesso al limite o assolutamente dentro un delirio, senza scrupoli e disposti a tutto pur di vivere esperienze eccitanti, siano esse reali o virtuali, pur di avere “soldi e figa”, come dice chiaramente Donato Zeno, il ‘Debosciato’ protagonista di uno dei romanzi più trasgressivi ed insolenti di Renato Esposito. Massimiliano Riperti, il detective che comincia a profilarsi in ‘Febbre rosa’ è invece un vedovo quarantenne sovrappeso, che vive con le sue due figlie e che non sembra essere minimamente interessato né ai soldi né alle donne, neanche la sua bellissima collaboratrice Isabella sembra distrarlo. Fino ad ora, fino all’omicidio di cui ora si occuperà, ha svolto un lavoro monotono e piuttosto burocratico, nel quale nasconde le sue frustrazioni.

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Come nasce e come si giustifica, sempre che debba giustificarsi, questa nuova personalità nella galleria di personaggi che finora hanno animato la tua produzione?

Dal mio punto di vista la storia viene prima di tutto e governa tutto. Se si scrive un horror, ad esempio, non sarebbe molto plausibile inserire tra i personaggi una personalità come Don Chisciotte o Fantozzi, per intenderci, certo nulla lo vieta, ma distoglierebbe il lettore dallo scopo fondamentale della sua lettura: provare paura.

Ogni storia ha il suo proprio personaggio?

Il discorso è naturalmente infinitamente più complesso di così, riprendendo l’esempio horror una figura comica potrebbe servire a smorzare i toni dopo una scena particolarmente tesa o a creare un qualche effetto grottesco, quello che mi preme dire è che una storia è un mondo a sé, regolato da leggi di coerenza sottili, ma importanti, contravvenendo le quali l’impalcatura non regge e diventa poi difficile, per non dire impossibile, che il lettore sospenda la propria incredulità per lasciarsi trasportare dal racconto. Per tornare alla domanda di cui sopra, Massimiliano Riperti è figlio del suo mondo, un giallo appunto, ammetto che è molto diverso dai personaggi da me creati prima di “Febbre Rosa”, ma questo è dovuto al fatto che ogni mia produzione è quasi radicalmente diversa dalla precedente, per stile e trama.

Allora Renato, se non ho capito male, questa storia la scrivi di volta in volta, un pezzo alla volta. Significa che non hai una struttura di base già programmata?

La struttura di base è già programmata, posso ad esempio anticipare che ci sarà un colpo di scena molto forte verso i due terzi della storia, ci sono quindi degli snodi narrativi fondamentali che ho tracciato prima ancora di accingermi alla stesura del primo capitolo, quello che ancora non so è nel dettaglio come ci si arriverà a questi snodi, dal momento che molto dipenderà dai personaggi, dall’evolversi delle situazioni, perché per essere credibili devono essere vivi, e chiunque di noi sa che la vita non si lascia imbrigliare facilmente: anche il più puro ed elaborato dei piani, quando deve essere messo in pratica, è soggetto ad imprevisti e forze perturbanti.

E’ questo il tuo modo abituale di scrivere? Struttura e creazione intuitiva?

Le prime volte che scrivevo non pianificavo assolutamente nulla, lasciandomi trasportare dagli umori e suggestioni del momento, con risultati decisamente discutibili. Poi sono passato all’opposto, ossia pianificavo tutto nel minimo dettaglio, ma anche questo modo di procedere aveva i suoi difetti, perché la storia usciva troppo macchinosa, rugginosa. Con l’esperienza ho capito che per me la soluzione migliore è una via di mezzo, ma la legge più importante, per parafrasare una considerazione di Jack Kerouac sullo scrivere è: “Se ti emoziona scriverlo, allora emozionerà leggerlo”

Ma tu lo sai già chi è l’assassino?

Sì, è stata una delle prime cose a cui ho pensato mentre pianificavo la trama di “Febbre rosa”, ma concedetemi di mantenere il riserbo assoluto sull’argomento.

Oltre a scrivere romanzi, ti occupi anche di cinema. Esiste un rapporto tra queste due forme di scrittura? E qual è la differenza più importante tra sceneggiatura e romanzo?

Trovo molto più semplice scrivere una sceneggiatura che un romanzo. Quando scrivi una sceneggiatura in pratica si tratta di declinare una storia in scene e dialoghi. In un romanzo invece devi orchestrare tutto: descrizioni, ritmo, flusso di pensieri, sensazioni e ovviamente anche dialoghi, in poche parole devi completare quel processo di suggestione di cui invece la sceneggiatura rappresenta solo uno stadio, e che si realizzerà a film montato, con l’inserimento quindi non solo del girato, ma delle musiche, effetti visivi, etc…

Perché scrivi?

Scrivo perché mi piace e perché sento di doverlo fare. Non ho nessun problema ad ammettere che non sono uno scrittore famoso e questo ferisce e ha ferito il mio orgoglio gravemente, io so di essere il migliore e avere le potenzialità per raccontare storie che resisteranno nel tempo.

Oltre che per piacere sembra che tu scriva anche per una tua necessità interiore…

Il fatto di non aver ancora raggiunto la popolarità mi ha spesso, e a volte per anni, allontanato dallo scrivere. Quando succedeva tutto smetteva improvvisamente di avere un senso, perdevo il baricentro, la ma vita si trasformava in paura, e così sono sempre tornato sui miei passi.

Scrivere ti ha aiutato a capire chi sei?

Oggi so perfettamente chi sono e qual è la mia natura, nasconderlo sortirebbe l’unico effetto di rendermi infelice e, di conseguenza, rendere infelici le persone che mi amano.

Qual è il genere in cui riesci meglio o ti senti meglio realizzato?

Per quanto riguarda i generi non ne ho uno specifico di preferenza, mi sento veramente realizzato quando riesco a trasmettere nel lettore le sensazioni che volevo, indipendentemente dal tipo di storia.

Cosa leggi?

Leggo e rileggo soprattutto i classici. Adoro i russi come Dostoevskij, Gogol, Sologub, la loro sublime organizzazione dell’intreccio, una vera e propria architettura cesellata al millimetro, così come l’attenzione maniacale che dedicavano nella scelta delle parole. Adoro anche gli scrittori francesi della seconda metà dell’Ottocento, tra tutti Emile Zola e Guy De Maupassant. Per quanto riguarda gli autori moderni da adolescente ho divorato i libri di Terry Brooks, Marion Zimmer Bradley (Tolkien lo scopersi più tardi) e naturalmente Stephen King.

Nessun autore moderno italiano?

Dal mio punto di vista, a parte alcune eccezioni come Umberto Eco, la letteratura moderna per adulti è rimasta indietro rispetto ad altre arti come il cinema ed il fumetto.

Leggere ti aiuta nello scrivere?

Leggere, come guardare un film, ascoltare musica, guardare un bel dipinto, è fonte di arricchimento e naturalmente aiuta nello scrivere.

Qual è il tuo rapporto con i lettori?

Ottimo, nel senso che spesso mi è capitato di ricevere manifestazioni di entusiasmo e questo ovviamente, oltre a darmi soddisfazione, mi trasmette una forte carica a migliorarmi. A gratificarmi inoltre il fatto che le poche critiche che ho ricevuto sono state del tipo “non è il mio genere”, e questo dal momento che affronto di volta in volta generi molto disparati tra loro è inevitabile, ma mai mi è stato contestata la qualità del testo.

Carla Cristofoli