Divagazioni intorno alla Chiesa del SS. Salvatore di Sestu (I parte)

Quando da bambino venivo a Sestu a trovare i parenti e soprattutto il nonno Antonio, la cui casa in Via Nuova era molto prossima alla Chiesa del SS. Salvatore, provavo grande attrazione per quel monumento. Dai miei ricordi d’infanzia legati a quella chiesa, affiorano soprattutto quelli legati all’altare ligneo, su cui troneggiava la statua del SS. Salvatore. La sua semplicità la rendeva bellissima agli occhi di un bambino e proprio per questo catturava la mia attenzione sopra ogni altro oggetto. (P. M.)

chiesa-ss-salvatore_sestuQualche tempo fa mi sono ritrovato a sostare nella Piazza del SS. Salvatore con un gruppo di persone che abitano o che hanno abitato nel rione conosciuto come “part’ e susu”, cioè la parte del paese situata a nord del Rio Matzeu dove è appunto ubicata la Chiesa del SS. Salvatore.  Ho così approfittato dell’occasione per manifestare il mio dispiacere per il fatto che nella chiesa non fosse più presente l’altare ligneo di cui conservavo un vivido ricordo d’infanzia, insieme al mio disappunto per la sua rimozione senza un plausibile motivo e per il fatto che non fosse noto il luogo della eventuale attuale conservazione.

Mentre mi intrattenevo a discorrere con queste persone, si è avvicinata, per salutarmi, una vecchia amica, anch’ella risiedente nel rione.  La metto a parte delle nostre discussioni e a lei chiedo esplicitamente se per caso fosse al corrente del destino dell’altare ligneo, un tempo conservato nella chiesa. Al che l’amica, seguendo il filo dei suoi personali ricordi, mi dice: “Mi sono sposata in questa chiesa e allora l’altare c’era ancora.  Ho anche un fotografia, scattata proprio davanti all’altare. Se me ne dai il tempo, vado a casa e te la porto”. Detto, fatto. L’ho già fatto personalmente, ma colgo l’occasione per ringraziare anche pubblicamente questa gentile amica, che non ha esitato a soddisfare la mia curiosità mettendomi a disposizione una preziosa testimonianza del passato della chiesa, anche se legata a un momento strettamente personale della sua vita. chiesa-del-ss-salvatore_altare-ligneoDi quell’altare rimane il pannello della parte inferiore che si può ammirare ancora appeso alla parete immediatamente dopo all’ingresso laterale dalla Piazza. Basta osservarlo per intuire quanto fosse bello nel suo complesso il vecchio altare.

Sulla vicenda della rimozione del vecchio altare e della sua eventuale successiva sistemazione, la conversazione con gli amici del rione non ha offerto significativi elementi di conoscenza. Diverse e contraddittorie le versioni al riguardo. Da par mio consideravo che la rimozione dell’altare fosse dipesa dai necessari adeguamenti seguiti alla riforma liturgica prescritta dal Concilio Vaticano II. Come è noto, le trasformazioni più rilevanti hanno riguardato proprio la costruzione di un nuovo altare al fine di permettere al sacerdote, nello spirito della riforma, di celebrare la messa mostrando la faccia ai fedeli.  Ciò ha comportato lo spostamento della sede dell’altare dalla parte destra del presbiterio al centro di esso.

In alcune chiese si è scelto di non demolire l’altare originario e per consentire la celebrazione con la faccia del presidente rivolta verso il popolo, accanto ad esso è stata sistemata una nuova mensa eucaristica, in posizione centrale. Non sempre però i presbitéri presentavano spazi sufficienti per eseguire i prescritti adeguamenti liturgici senza che ne soffrisse la dislocazione dei vari mobili e immobili che obbligatoriamente devono essere presenti in quell’ambiente. Questo fatto mi portava a concludere che proprio le ridotte dimensioni del presbiterio della Chiesa del SS. salvatore potessero aver portato alla rimozione del preesistente altare ligneo. Una grave perdita, a mio parere, ma come sentenzia un antico detto sardo: “cosa fatta est prus forti  de su ferru”.

A questo proposito Franco Secci, nel suo libro “SESTU tra storia, cronaca e immagini”, riferisce che “l’intonaco della volta e l’altare ligneo settecentesco, di nessun  pregio, sono stati rimossi nel 1988, quando si è provveduto al restauro della chiesa”. Notizia interessante ma tutt’altro che convincente ed esaustiva delle mie curiosità. E’ ipotizzabile che il restauro sia stato eseguito sulla base di un progetto della competente Soprintendenza, o da tecnici e operai di provata capacità e di fiducia di quell’Ufficio. Come è stato possibile – mi domando allora – che un altare in legno del Settecento possa essere stato rimosso perché “privo di valore artistico” o meglio perché considerato “di nessun pregio”? Non sono un tecnico dei beni culturali ma  mi permetto di esprimere forti perplessità su simili valutazioni da parte di professionisti del settore della Tutela. E comunque, quand’anche quell’altare fosse stato privo di valori artistici, resta il fatto che si trattava di un manufatto del Settecento e che pertanto possedeva almeno un valore di testimonianza storica.

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Particolare del pannello inferiore che faceva parte dell’altare ligneo del SS. Salvatore

Né gli amici della piazza, né il libro di Franco Secci erano dunque riusciti a chiarire i miei dubbi. Continuavo a domandarmi: quando è stata realizzata la rimozione dell’altare in legno? Chi ha disposto i lavori per la sua esecuzione? E ancora: la rimozione degli ingombri e la ristrutturazione dello spazio ottenuto sono stati eseguiti sulla base di apposito progetto, presentato al giudizio delle competenti Autorità e regolarmente approvato dalle medesime? E soprattutto: dove è stato conservato l’altare rimosso?

Per cercare di trovare le risposte ai miei interrogativi ho allora deciso di portare avanti alcune ricerche iniziate diversi anni fa, quando ho scelto di tornare a vivere nel mio paese natale. Allora, sulla scorta dei ricordi infantili, il bisogno di approfondire la conoscenza della storia del mio paese era emerso con prepotenza. Ho così ripreso a frequentare archivi e biblioteche. La ricerca sulla Chiesa del SS. Salvatore di Sestu è stata lunga e impegnativa ma devo dire che alla fine ha dato i suoi frutti. I documenti raccolti  mi hanno permesso di allargare oltre ogni aspettativa le mie conoscenze sull’argomento. Non vorrei però annoiare troppo i lettori con le mie divagazioni. Per cui, per ora, mi fermo qui.

Pinotto Mura

In ricordo di Mario Orrù/6

Concludiamo l’omaggio alla memoria di Mario Orrù con l’intervento di Roberto Bullita, assessore alla cultura del comune di Sestu, che ha organizzato e coordinato la commemorazione pubblica ad un anno dalla sua scomparsa. Attingendo a dati storici e a suoi personali ricordi, Roberto Bullita ne ha ripercorso la storia politica al servizio della comunità:

“Mario Orrù si affaccia alla vita politica e amministrativa di Sestu nella prima metà degli anni Settanta, dopo il suo rientro in paese, in quanto fino a quel momento svolgeva il lavoro di insegnante in Ogliastra. In occasione delle elezioni comunale del 16 novembre 1975 viene nominato per la prima volta assessore effettivo nella giunta guidata da Enrico Bullita (a seguito della sua elezione a consigliere comunale nelle liste del P.C.I.), carica elettiva che manterrà anche nella successiva legislatura fino al 1985. Rieletto nuovamente assessore anziano (vicesindaco) a dicembre del 1986, nella giunta guidata da Francesco Serci, resterà in carica con quella delega fino alla primavera del 1990, quando, nelle elezioni comunali del 23 aprile 1990 Mario viene eletto ancora una volta consigliere comunale, sempre nelle liste del P.C.I. e poi dopo le dimissioni di Michele Cossa da Primo Cittadino, il 25 giugno 1992 assume la carica di Sindaco fino alla primavera del 1995. In occasione delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995 viene eletto infine consigliere nella Provincia di Cagliari, carica che ricoprirà fino al 2000.

Mario, nel periodo in cui è stato assessore sia ai Lavori Pubblici che alla Pubblica Istruzione e Cultura, si è adoperato con impegno, unitamente agli esecutivi di allora, per migliorare la situazione didattica delle scuole locali e colmare le insufficienze strutturali e logistiche degli edifici scolastici presenti a Sestu. Ha svolto anche un ruolo propulsivo per dotare il paese di una biblioteca pubblica in pianta stabile, che aveva visto la sua nascita in forma embrionale agli inizi degli anni Settanta. Poi piano piano la struttura si è concretizzata, prima con la disponibilità del qui presente Renzo Perra, che a sua volta è stato anche lui per un certo periodo di tempo consigliere comunale e infine, a partire dal 1982 con la direzione della Dottoressa Simonetta Mura, fino ai giorni nostri. Infatti, dopo una serie di allocazioni in locali di emergenza ubicati in via Gorizia e nella struttura comunale di Piazzetta Rinascita, finalmente nel mese di luglio del 1987 è nata, nella sede di via Roma, la nuova biblioteca comunale, poi intitolata a Ranieri Ugo. La biblioteca comunale attualmente è il fulcro di molti progetti e attività culturali che l’amministrazione realizza con le scuole e la cittadinanza, grazie all’efficiente servizio svolto dalla Responsabile e dal personale addetto.

Voglio anche ricordare che in quegli anni nelle Scuole Elementari sono stati aboliti i doppi turni di frequenza grazie alla realizzazione dei nuovi edifici scolastici di cui oggi il Comune dispone, i quali sono quasi tutti dotati di palestra per lo svolgimento delle attività motorie, e che le Scuole Medie nel 1979, dopo anni di disaggio trascorsi in locali di emergenza affittati dai privati, hanno finalmente usufruito del nuovo caseggiato di via Dante (anch’esso dotato di palestra) a cui si è aggiunta anche la struttura di via Torino, dopo la realizzazione del nuovo Edificio Comunale in via Scipione. Inoltre, nel 1989 è stato aperto per la prima volta il nuovo Asilo Nido Comunale, che poi sarà dedicato a Manuela Loi dopo la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992.

In conclusione, Mario Orrù ha dedicato venti anni di fattiva attività amministrativa al Comune di Sestu, mentre altri cinque li ha dedicati all’amministrazione della Provincia di Cagliari. Complessivamente però la sua militanza e il suo impegno politico all’interno del partito e al servizio della cittadinanza è durato molto più a lungo e nel frattempo, alternandoli con gli impegni familiari e i momenti difficili che la vita talvolta riserva alle persone, è riuscito a coltivare anche un’altra importante passione che lo ha caratterizzato per tanti anni: la composizione poetica e la scrittura in generale. Fatti, luoghi e persone che sono stati oggetto delle sue esperienze di vita e dei suoi incontri hanno dato spunto alla sua vena creativa, alla quale con il supporto degli amici Daniela Pia e Renzo Perra, qui presenti, vogliamo oggi rendere omaggio.”

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Aldo Pili, sindaco di Sestu: “Mario Orrù era una persona profondamente rispettosa degli altri. Difendeva le sue idee ma sempre nel rispetto degli altri. Questo aspetto non è disgiunto dal Mario che mette il suo sentimento nelle poesie. Nelle sue poesie traspare la sua capacità di immedesimarmi talmente a fondo nelle altre persone che poteva cavarne il senso profondo dell’essere umano.”

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Dionisio Pinna della Comunità di Sestu: “Mario Orrù rappresentava simbolicamente il concetto gramsciano della cultura che libera. Dove cultura è intesa non come fine a se stessa, autogratificante, ma come cultura che viene messa a servizio. Tutto quello che Mario Orrù ha fatto, lo ha fatto perché era all’interno di un processo storico-politico. Ha lavorato in modo estremo in rappresentanza di una categoria umana. Il suo riscatto attraverso la cultura era il riscatto di una classe che non ha mai abbandonato.”

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Simonetta Mura, direttrice della biblioteca comunale di Sestu: “Mario Orrù credeva moltissimo nella Cultura come motore di ascesa sociale ma anche per la formazione dei singoli. Con Mario Orrù assessore alla Cultura nel 1989 abbiamo fatto il primo corso di aggiornamento per insegnanti della scuola materna sull’importanza del leggere ai bambini. Uno dei pochi esperimenti italiani, il primo in Sardegna”.

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Venerdì 9 maggio, in una Casa Ofelia affollata di amici, parenti e semplici cittadini che lo hanno conosciuto e apprezzato come uomo e come amministratore, è stata commemorata la figura di Mario Orrù ad un anno dalla sua scomparsa. Elisa Manunza ha ripreso alcuni degli interventi più significativi della serata e li ha gentilmente messi a disposizione del blog Sestu Reloaded.

Il ricordo di Renzo Perra: “Era un uomo di talento e notevole intelligenza, con una vasta cultura e spiccato senso civico”.

Pedalata della Liberazione 2015

Anche quest’anno in occasione del 25 aprile, l’amministrazione comunale ha dedicato la pedalata ecologica al ricordo della liberazione dall’occupazione nazifascista, di cui quest’anno ricorreva il settantesimo anniversario. Per rimarcare l’avvenimento, i ciclisti hanno sostato nella piazzetta Andrea Costa dove è apposta una lapide in memoria del partigiano Pietro Meloni, originario di Sestu, medaglia d’oro per la Resistenza. Qui l’assessora Stefania Manunza ha letto un estratto della testimonianza della partigiana Giovanna Hrovatin, “Stanka”, pubblicata in “Io sono l’ultimo. Lettere dei partigiani italiani” curato da S. Faure, A. Liparoto, G. Papi (Einaudi).

“Quel giorno, già vicina al capolinea, a un certo momento alzai gli occhi per attraversare la via Nazionale e vidi Rozalija penzolare da un albero lí appresso, un albero che oggi non c’è più. Ancora oggi ho davanti agli occhi i suoi calzettoni scuri, i piedi infilati in pantofole felpate, una sciarpa al collo, un cappotto o forse una giacca striminzita nascosta da un enorme cartellone appeso al collo, di cui ricordo solo tre parole: «Ich bin Bandit». Era una mattina come molte altre, quella del 7 marzo 1944, non troppo fredda, ma un po’ nebbiosa. Rozalija venne arrestata dai tedeschi sul tram di Opicina, non si saprà mai se per delazione o soltanto per essere caduta in un’imboscata. Il corpo di Rozalija rimase appeso a quell’albero per due giorni, perché tutti potessero vederlo. Anche i piú piccoli, per andare a scuola, dovevano passargli accanto. È stato il parroco, don Zink, a intercedere presso il comando tedesco affinché al povero corpo martoriato venisse data pietosa sepoltura. Fissai solo per un attimo il suo corpo immobile e pensai a mia madre ed ebbi una gran paura. Scappai con il pensiero, perché le mie gambe erano diventate pesanti, ingombranti, come se non appartenessero al mio corpo, non fossero mie. Non so come arrivai a scuola e che cosa feci quel giorno. Una sola domanda mi perseguitava: perché, perché… e una risposta ben chiara: continuare la lotta contro l’invasore, contro l’oppressore, contro il nemico dei diritti umani. Resistere. Giovanna Hrovatin, nome di battaglia “Stanka”

Alla fine, i numerosi partecipanti alla pedalata hanno intonato “Bella Ciao”, inno della Resistenza e simbolo sempre attuale dei più sinceri valori di libertà dei popoli, contro l’oppressione e la barbarie.

Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”

   Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Pedalata de mes'e argiolas - Foto di R. Bullita  Sant'Isidoro 2012 - Foto di R. Bullita
Il CIF, Centro Italiano Femminile di Sestu, col patrocinio del comune di Sestu, ha indetto il Concorso letterario “Sestu: noi e gli altri”. Si dovrà narrare la città come luogo degli affetti o come memoria, come desiderio, come luogo della realtà o dell’immaginazione. Il tema è volutamente generico – si legge nel bando – al fine di lasciare ai partecipanti ampi margini per dare sfogo alla creatività e alla fantasia. Ai partecipanti viene data anche la massima libertà di espressione linguistica. Possono scegliere tra poesia e prosa, tra lingua italiana e lingua sarda campidanese (possibilmente nella variante sestese).
volantino concorsoIl concorso è aperto a tutti, uomini e donne di tutte le età, con un occhio di riguardo agli under 30 a cui è riservato un premio specifico. Unico divieto sembra essere l’eccesso di provincialismo e la chiusura identitaria. Nel bando si specifica che “possono concorrere donne e uomini con un equilibrato senso di appartenenza alla realtà sestese, per nascita e /o per residenza, seppur limitata nel tempo”.
Il bando è pubblicato nel sito del comune di Sestu:
Gli elaborati devono pervenire entro e non oltre il 30 gennaio 2015.

Fai Marathon: riscoprire i luoghi della cultura e della memoria della nostra città.

Oggi 12 ottobre a partire dalle 10,00 si svolgerà anche in molte piazze di Cagliari la Fai Marathon, occasione importante per informare e sensibilizzare sui nostri luoghi della cultura. Ogni mezzora “ciceroni” d’eccezione si alterneranno per raccontare un pezzo della storia delle piazze. Ci piace segnalare, tra i tanti appuntamenti in programma, quello delle 10,30 in Piazza Martiri, dove lo storico Gianluca Scroccu parlerà dell’episodio dell’assalto fascista ad Emilio Lussu del 1926. Se avete voglia di passare una bella domenica pensando alla salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e culturale l’occasione è quella giusta!

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Pedalata della Resistenza 2014, in memoria di Pietro Meloni.

Pedalata ecologicaPer la festività civile del 25 aprile, l’Amministrazione comunale ha organizzato una pedalata ecologica. L’iniziativa, come è noto, si inserisce nel programma “Vivere Sestu”, finalizzato a promuovere stili di vita rispettosi dell’ambiente all’insegna della scoperta del territorio e dei luoghi della memoria. Per sottolineare il significato e l’importanza del giorno in cui si ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, è prevista una sosta presso la lapide apposta in piazzetta Andrea Costa dedicata a Pietro Meloni, medaglia d’oro al valore per la Resistenza.

L’Associazione “Sebastiano Satta” di Verona nel 2002, nell’ambito di una manifestazione per “Sa die de sa Sardigna“, ha ricordato Pietro Meloni, affidando la ricostruzione della sua vicenda umana e politica alla testimonianza di Olga Santoro Solinas, una partigiana che lo aveva conosciuto personalmente. Il suo racconto è riportato in un articolo apparso nel numero di giugno dello stesso anno della rivista Il Messaggero Sardo (vedi il pdf dell’articolo). Informazioni su Pietro Meloni si possono inoltre leggere nella pubblicazione curata da Tonino Mulas, Antifascisti e partigiani sardi (pg. 26). Da questi documenti emerge la figura di un uomo coraggioso e di grandi ideali.

Pietro Meloni nasce a Sestu nel 1899 da una povera famiglia di contadini. E’, per questo motivo, costretto a emigrare giovanissimo nel nord Italia per trovare un lavoro. Successivamente si trasferisce in Francia dove svolge anche una intensa attività politica da antifascista comunista. Qui conosce la veronese Rosa Tosoni che diventerà sua moglie. Rientrato in Italia, dopo l’8 settembre 1943 prende parte alla guerra partigiana come comandante delle formazioni che agivano nella pianura veronese, con nome di copertura “Misero”. Traditi da una spia nazista, loro conoscente, i coniugi Meloni furono arrestati, e a lungo interrogati e torturati, quindi separati per sempre quando Pietro fu trasferito nel campo di concentramento di Mathausen-Gusen. Qui, si legge nella scheda curata da Tonino Mulas, morì nel 1945 “dopo aver organizzato i reclusi in quella che è stata chiamata la resistenza del filo spinato“. Nel decennale della Resistenza il comune di Verona ne ha riconosciuto il valore di combattente al servizio degli ideali della Libertà contro l’oppressione nazifascista, conferendogli la medaglia d’oro.

Per molto tempo la storia dei deportati nei campi di concentramento è rimasta in una zona d’ombra. Complice “il desiderio collettivo di voltare pagina, il rifiuto di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto”. Era intenzione dell’associazione “Sebastiano Satta” di Verona – si legge nel’articolo del Messaggero sardo – raccogliere ulteriori testimonianze, ricordi e cimeli per ricostruire la vera e coerente storia di questa “straordinaria coppia di eroi”. Sarebbe giusto che anche Sestu, che a Pietro Meloni ha dato i natali, si attivasse in questo senso e ne recuperasse la memoria.

Sandra Mereu

Per non dimenticare i fatti del G-8 di Genova

GENOVA - FIACCOLATA DECENNALE G8A 12 anni di distanza dagli eventi del G-8 (luglio 2001) la Consulta dei Giovani di Sestu assieme all’associazione culturale di Monastir “2000 Resistenze”, organizza per Sabato 20 Luglio alle h 17:30 la proiezione del film “Fare un golpe e farla franca”. Il film-documentario intende fare chiarezza su quei giorni in cui si consumarono a Genova vere e proprie mattanze, dalle pesanti cariche ai cortei, senza fare distinzioni, alle violenze della scuola “Diaz”. Il film pone l’accento sull’influenza esercitata dall’esecutivo nelle manovre di pubblica sicurezza, focalizzando in particolare sull’episodio in cui l’allora vice G8_2001presidente del consiglio, Gianfranco Fini, per diverse ore prese il posto del premier Berlusconi, impegnato nella zona rossa durante il vertice con gli altri “grandi 7”. In quelle ore Fini coordina dalla caserma dei carabinieri le mosse militari dell’apparato repressivo italiano. Come ben noto, quelle tristi giornate di Genova culmineranno con la morte di un manifestante di 23 anni, Carlo Giuliani, il 20 Luglio e il massacro della Diaz si compirà poco dopo, cioè la notte tra il 21 e il 22.

Per non dimenticare quei giorni: appuntamento al Centro Sociale di Sestu, Vico Pacinotti, Sabato 20 Luglio h 17:30

Consulta Giovanile di Sestu

Il Treno della Memoria 2013

Il treno della memoria 2013Scade domani, 10 febbraio, il bando per la partecipazione al progetto “Treno della Memoria Sardegna 2013”, rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Il Progetto, ideato e gestito dall’Associazione “Terra del  Fuoco” in cooperazione con l’ARCI Sardegna, è realizzato grazie al sostegno finanziario del Comune di Cagliari e della Provincia di Cagliari. 

Il Treno della Memoria è uno spazio di conoscenza, un viaggio nella Storia e nella Memoria attraverso un percorso educativo capace di coniugare attività ludiche, testimonianze dirette della storia, momenti frontali e laboratori, realizzato attraverso la scoperta dei luoghi e delle storie delle persone che hanno vissuto il periodo della seconda guerra mondiale. È uno spazio in cui i partecipanti hanno l’opportunità di incontrarsi e approfondire tematiche storiche e sociali relative a quegli anni, in un periodo in cui le testimonianze dirette di quei terribili accadimenti cominciano a scomparire.

La tappa più importante e intensa del progetto è il viaggio a Cracovia. I due momenti centrali sono rappresentati dalla visita guidata al ex ghetto ebraico di Cracovia e quella ai campi di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, a cui è dedicata un’intera giornata e che si concluderà con un cerimonia di commemorazione presso il “Piazzale dell’Appello”. Il Treno della memoria si configura come un’esperienza molto forte, che coinvolge i giovani partecipanti in riflessioni profonde che si pongono l’ambizioso obiettivo di stimolare nei ragazzi una partecipazione attiva e una conoscenza che, partendo dalle tragiche vicende storiche della Seconda guerra Mondiale, arrivi ad analizzare in modo critico e costruttivo il presente che li circonda.

Possono partecipare al progetto i giovani: residenti in uno dei comuni della provincia di Cagliari; di età compresa tra i 18 e 25 anni; non abbiano partecipato allo stesso progetto dello scorso anno; che si impegnino a partecipare a tutte le fasi del progetto; che si impegnino a contribuire con una quota di 45,00 € che dovrà essere versata nel corso delle riunioni preparatorie.

Gli interessati dovranno inviare l’allegato modulo di domanda, compilato in ogni sua parte, esclusivamente all’indirizzo e-mail cagliari@arci.it entro e non oltre le ore 24:00 del 10 febbraio 2013. Parteciperanno alla successiva selezione i giovani di cui alle prime 100 domande di partecipazione pervenute, secondo l’ordine di arrivo.

Selezione dei partecipanti. I 100 giovani di cui al punto precedente riceveranno – via e-mail – entro le ore 13:00 dell’11 febbraio 2013 la convocazione contenente tutte le indicazioni per la partecipazione al successivo colloquio motivazionale di selezione tenuto dagli educatori ARCI. Saranno esclusi da Progetto coloro che: non si presenteranno al colloquio di selezione; non si presenteranno ad uno degli incontri formativi, qualora selezionati. Potranno partecipare complessivamente al Progetto n. 14 giovani, di cui: n.7 selezionati esclusivamente tra i residenti nella Città di Cagliari; n.7 selezionati tra i residenti in tutti i Comuni della Provincia di Cagliari.

Modulo di domanda

Mostra fotografica: “Via Parrocchia: passato, presente…futuro”

Tra le manifestazioni culturali promosse dall’Amministrazione in collaborazione con la Pro Loco per le festività natalizie, si segnala la mostra fotografica dedicata alla via Parrocchia, una delle vie principali del centro storico di Sestu, su cui insiste la chiesa parrocchiale di San Giorgio risalente al XVI secolo. La mostra, curata dal pittore locale Francesco Pitzanti, è stata realizzata con il contributo degli abitanti della via che per l’occasione hanno messo a disposizione foto storiche di famiglia e rappresentazioni pittoriche. Le immagini documentano nel tempo le persistenze e i cambiamenti negli assetti urbanistici del quartiere che si affaccia sulla via Parrocchia. L’esposizione si articola in cinque temi principali: il paesaggio urbano, gli abitanti (passioni e interessi), il lavoro, case tradizionali (scorci, muri, interni), riti religiosi e processioni. La mostra, ospitata nei locali di Casa Ofelia, è visitabile sino a domenica 6 gennaio. (S. M.)

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Mostra fotografica

In passato strada a vocazione agricola per le numerose attività legate alla coltivazione che trovavano sede in questa via e che movimentavano non poco l’economia delle famiglie dei proprietari, ma anche dei lavoratori a giornata, specie nei periodi dei raccolti dei frutti della campagna.

In passato strada di passaggio e scorciatoia con la passerella, per chi dalla parte sud del paese si doveva recare negli uffici pubblici, municipio, scuole, e in chiesa, ma anche alle altre attività legate all’agricoltura come il mulino e i magazzeni dove si commerciava il vino.

Oggi con il ridimensionamento dei lavori agricoli, molte di queste attività sono scomparse lasciando il posto ad altri lavori. Con le attività agricole è scomparso dalla memoria anche il ritmo delle stagioni e dei raccolti della campagna. Il lento movimento dei carretti trainati dai cavalli, che movimentava la via di un tempo, ha lasciato il posto ad un intenso traffico, mentre un nuovo ponte ha sostituito l’antica passerella.

Oggi sulla via gli antichi portali e le loro case testimoniano ancora il ruolo avuto in passato. Qualcuna di esse ha lasciato il posto a moderne costruzioni mentre altre sono ancora parte del paesaggio urbano, abitate, restaurate o da restaurare. Tra queste Casa Ofelia, testimone ancora oggi dell’antica cultura contadina e insieme sfondo di numerosi eventi culturali.

Francesco Pitzanti