International Open Data Day: Cagliari e Sestu comuni apripista

International Open Data Day 2013International Open Data Day 2013. Ieri, sabato 23 febbraio, si è svolto a Cagliari presso la MEM (Mediateca del Mediterraneo), in contemporanea con altre città italiane e di altre parti del mondo, l’International Open Data Day. L’iniziativa si poneva come contributo per creare la cultura dell’open data e diffondere la consapevolezza dei vantaggi sociali ed economici del loro utilizzo. L’evento è stato organizzato da tre associazioni non profit, Sardegna Open Data, CGT (Gruppo Giuristi Telematici), GULCH (Gruppo Utenti Linux), con il patrocinio di Cagliari e Sestu, i primi comuni sardi ad aver avviato il processo di apertura dei propri dati. Seguo l’argomento con un certo interesse a partire dalle ricadute teoriche che gli open data avranno sui principi dell’archivistica classica ma, personali perversioni a parte, è indiscutibile che l’argomento riveste oggi e rivestirà ancora di più in futuro un interesse di portata generale. I qualificati relatori intervenuti al convegno ne hanno esaminato i diversi aspetti, da quelli legati alle ricadute economiche sul tessuto produttivo a quelli sociali legati alla trasparenza della pubblica amministrazione, passando attraverso le nuove frontiere del giornalismo (data journalism). Gli open data –come ha tenuto a precisare la professoressa Paola Piras, vicesindaco di Cagliari – hanno inoltre un importante valore aggiunto legato al fatto che la disponibilità dei dati incentiva i cittadini all’elaborazione degli stessi e quindi alla conoscenza. Il dato libero si può acquisire attraverso la rete e stimola il cittadino a rendersi parte attiva, studiare e lavorare su di esso.

Open data, “the new soil”. Gli open data sono considerati un’enorme risorsa dal punto di vista economico, definiti per questo “the new soil”. Le potenzialità economiche degli open data sono in primo luogo legate alla disponibilità stessa dei dati, in quanto qualsiasi processo di sviluppo economico di un territorio dipende dalla conoscenza e consapevolezza che si ha dello stesso. Ma i dati “aperti” cioè accessibili, manipolabili e riutilizzabili, offrono anche la possibilità di realizzare applicazioni utili ai cittadini o alle imprese che possono essere vendute sul mercato e quindi generare nell’immediato lavoro e ricchezza. E’ stato però notato che sono ancora poche le applicazioni generate dagli open data della pubblica amministrazione. All’origine di ciò la scarsa qualità dei dati legati alla mancanza di regole e standard comuni. Per questo servono però risorse e finanziamenti adeguati, capaci di mettere a disposizione dei territori dati omogenei e quindi comparabili.

MEM_Open Data Day_ 2Open data e trasparenza. Gli open data sono strettamente collegati anche al discorso della trasparenza della pubblica amministrazione. Sebbene siamo ancora lontani dal freedom of information act degli Stati Uniti (FOIA), la più recente normativa che obbliga la P.A. a pubblicare sul proprio sito, in formato open, tutti i dati concernenti i pagamenti superiori a 1000 euro e dei relativi beneficiari rappresenta obiettivamente un’ulteriore passo avanti verso la piena trasparenza. Tra i vantaggi messi in evidenza vi è l’aumento del grado di virtuosità e di efficienza dell’azione della pubblica amministrazione. La possibilità per i cittadini di verificare in tempo reale il modo in cui l’amministrazione spende il denaro pubblico, di valutare l’esistenza di sprechi o eventuali scorrettezze funge innanzitutto da deterrente a commetterli. Nel contempo, per l’amministrazione disporre di un quadro aggiornato e dettagliato delle spese è un utile strumento di autovalutazione e programmazione.

Le criticità degli open data. A queste conquiste si accompagnano alcune criticità. Si ripropone infatti anche per i dati puri il problema che già esisteva per i documenti archivistici, da cui i dati vengono estratti. Vale a dire la questione del difficile equilibrio tra diritto all’accesso e diritto alla privacy, reso ancora più problematico dal processo di decontestualizzazione cui i dati vengono sottoposti. Spesso l’uso disinvolto dei social network porta molti a pensare che pubblicare su internet informazioni private sia un gioco innocente tra amici, privo di conseguenze. Esistono in realtà rischi concreti che non si devono sottovalutare. I dati dei soggetti beneficiari dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni – hanno spiegato i relatori del gruppo giuristi telematici – sono dati personali e pertanto su di essi il garante della privacy ha posto il problema della riservatezza. La moltiplicazione di dati personali disponibili per mezzo dei sistemi di rilevazione satellitari, posta elettronica, tecniche di rilevazioni biometriche, uso dell’web in generale, unito al potenziamento della possibilità di incrociarli, rende concreto il pericolo che poche persone, per di più sbagliate, possano controllarli utilizzandoli indebitamente per finalità commerciali o peggio a danno dello stesso individuo a cui appartengono. Anche quando i dati sono anonimi, dalla loro aggregazione si può arrivare a ricostruire il profilo individuale della persona a cui si riferiscono.

Cagliari e Sestu, comuni apripista. La Regione Sardegna da anni mette a disposizione sul sito ufficiale molti dati di natura cartografica, ma non essendosi ancora dotata di strumenti normativi e persistendo ancora molti vincoli che ne limitano l’utilizzo, non figura tra gli enti open data. Sestu e Cagliari sono pertanto considerati i primi comuni sardi ad aver messo a disposizione i propri dati in formato aperto. Entrambi i comuni hanno già pubblicato i dati del bilancio dell’ultimo triennio e nel corso della conferenza hanno dichiarato il proposito di continuare a implementare l’offerta con nuovi dataset. Nel corso della tavola rotonda che ha concluso i lavori della mattina, Paola Piras, vicesindaco di Cagliari, ha annunciato l’imminente pubblicazione dei dati relativi alle elezioni politiche in corso di svolgimento, mentre, per quanto riguarda il comune di Sestu, l’assessore Anna Crisponi ha fatto sapere che da qualche giorno, accanto ai dati del bilancio, alle fatture e ai mandati di pagamento e alla mappa dei lavori pubblici, è disponibile sul sito anche la mappa del patrimonio del comune.

Sandra Mereu

 

 

Il diritto di conoscere e il dovere di informarsi

Prosegue con una certa continuità la pubblicazione sul sito web del comune di Sestu dei dati che testimoniano l’attività dell’amministrazione comunale svolta per adempiere ai propri compiti istituzionali. Alla pubblicazione degli open data dei bilanci dell’ultimo triennio hanno fatto seguito quelli relativi ai mandati di pagamento con le allegate fatture, emessi a partire dal 2004, e le elaborazioni fatte dallo stesso comune. Inoltre, da qualche giorno è visibile sul sito anche la mappa dei lavori pubblici, dove vengono indicati i lavori in corso o programmati, e per ciascuno una scheda sintetica contenente la tipologia, lo stato di attuazione, i costi e la data di avvio. In qualche caso è anche allegata la relazione  tecnica, il progetto o le planimetrie.

Una scelta, questa, che è giusto evidenziare positivamente perché pone Sestu tra i comuni sardi più solerti nell’attuazione delle direttive in materia di open data, essendo ancora poche le amministrazioni pubbliche, e i comuni in particolare, che in Italia aprono i loro dati, e quindi favoriscono con ciò la crescita democratica della comunità, lo sviluppo e l’innovazione del contesto economico. Più in generale la pubblicazione degli open data è una scelta di segno positivo perché rivela una precisa volontà politica tesa a venire incontro alle sempre più forti richieste di apertura che giungono dalla società di cui il FOIA è una delle più significative espressioni. Il FOIA è un’iniziativa promossa da un gruppo di associazioni e di singoli cittadini per l’adozione anche in Italia di una legge sul modello del Freedom of Information Act adottato dagli Stati Uniti e in linea con la legislazione da tempo vigente nei paesi democratici. In sostanza si mira ad ottenere una normativa che rimuova i principali limiti della legislazione italiana in materia di trasparenza. Di recente, il 19 settembre scorso, l’attività del FOIA è culminata nella “Giornata per la trasparenza”, in occasione della quale è stato organizzato un convegno nazionale che ha visto una larga partecipazione di giornalisti, archivisti, storici, giuristi e amministratori pubblici.

La necessità di rendere totalmente accessibili i dati e gli atti prodotti dalle pubbliche amministrazioni,  superando il vigente limite che subordina la richiesta della documentazione della pubblica amministrazione a un interesse diretto del singolo cittadino, è tema che non ha bisogno di essere ulteriormente commentato. Ciò permetterebbe un diffuso controllo sugli enti pubblici e gli uffici statali da parte dei cittadini e non sfugge a nessuno, alla luce dei più recenti fatti della politica italiana, quale ne sia l’urgenza. Il libero e facile accesso ai mandati di pagamento e soprattutto alle allegate ricevute di spesa (almeno laddove vengono prodotte!) probabilmente avrebbe avuto l’effetto di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sull’uso improprio e sullo sperpero che in Italia si fa del denaro pubblico e di conseguenza contribuito ad accelerare i processi di riforma del sistema attuale.

Ad una accresciuta trasparenza al servizio della crescita civile e dei diritti dei cittadini, non può però non corrispondere un proporzionale incremento del dovere di informarsi correttamente alla fonte e di interpretare i dati “nel contesto” – come dicono gli archivisti – cioè in relazione con altri dati a cui sono necessariamente collegati. Quando si realizza la trasparenza, infatti, chi (giornalisti, politici o semplici cittadini che partecipano al dibattito pubblico) divulga notizie “per sentito dire” o non supportate dal riscontro sulle fonti autentiche, che riguardano appunto l’attività dell’amministrazione e degli amministratori, si squalifica automaticamente come poco attendibile e il suo operato appare inevitabilmente come una pratica di manipolazione informativa semplicemente finalizzata a danneggiare i detentori del potere.

Sandra Mereu