“Dora Bruder” di Patrick Modiano

LIBRO DEL GIORNOIl libro figurava tra le proposte del mese dedicate alla Giornata della Memoria della biblioteca comunale di Sestu, sempre molto attenta a selezionare letture di qualità per i suoi utenti. L’edizione è quella curata da Guanda nel 2014 dopo il nobel per la letteratura assegnato all’autore. In copertina il volto di una ragazza con gli occhi stranamente placidi che sembrano sfidare il lettore. Voltandolo sul lato opposto, nella quarta di copertina, un commento invitante: “Modiano è un grande scrittore del nostro tempo…Dora Bruder è il suo romanzo più bello”. L’ho preso in prestito e ho dedicato due interi pomeriggi a leggerlo.

Il racconto si focalizza su un frammento di vita di una ragazza ebrea scomparsa a Parigi nei giorni dell’occupazione nazista. Modiano ne ricostruisce la vicenda a partire da un laconico annuncio apparso su un vecchio numero di un giornale, sfogliato per caso cinquant’anni dopo.Dora Bruder

PARIGI – Si cerca una ragazza di 15 anni anni, Dora Bruder, m 1,55, volto ovale, occhi castano-grigi, cappotto sportivo grigio, pullover boreaux, gonna e cappello blu marina, scarpe sportive color marrone, Inviare eventuali informazioni a i coniugi Bruder, boulevard Ornano 41, Parigi.

La storia di Dora Bruder si rivela, alla fine, simile a quella di tanti bambini e ragazzi vittime del genocidio nazista divulgate negli ultimi decenni da un gran numero di libri e film. Nei modi propri della letteratura, attraverso il racconto di storie personali in cui il ricordo degli eventi storici è veicolato dalle emozioni e dai sentimenti, questo genere di narrazioni ha contribuito in maniera determinante a tenere viva la memoria della Shoah. Si tratta di una produzione massiccia e in continuo aumento tanto che alcuni cominciano a guardare con una certa preoccupazione al fenomeno. Consapevoli che la memoria emozionale non debba prevalere sulla ragione, sulla fredda e distaccata ricostruzione storica, pongono il problema di ricreare il giusto equilibrio tra Letteratura e Storia. Sulla memoria storica si basano infatti le sofisticate infrastrutture della memoria collettiva che è memoria vissuta come responsabilità.

Ciò che rende singolare il racconto di Modiano è appunto la mescolanza tra le diverse pratiche della memoria. La cronaca offre lo spunto, i documenti d’archivio costruiscono la struttura portante della narrazione. Ma ci vuole tempo per riportare alla luce ciò che è stato cancellato. Sussistono tracce in alcuni registri e si ignora dove siano nascosti, quali custodi veglino su di essi e se quei custodi accetteranno di mostrarli. Può anche darsi che ne abbiano semplicemente dimenticato l’esistenza.

I vuoti della Storia sono plasticamente impressi nella geografia dei luoghi:

Ho imboccato rue des Jardins-SaintPaul, verso la Senna. Tutti gli edifici della strada, sul lato dei numeri dispari, erano stati demoliti poco tempo prima… Al loro posto restava soltanto uno spiazzo deserto, a sua volta cinto da brani di case semidistrutte...
Un quartiere che si chiamava Plaine. Lo avevano completamente distrutto prima della guerra e adesso era un campo sportivo...
Sentivo un altro vuoto. E capivo perché. La maggior parte degli edifici del quartiere erano stati distrutti dopo la guerra in modo metodico, a seguito di una decisione amministrativa…

Nondimeno ciò che si ricostruisce è in cemento color amnesia e una spessa coltre di amnesia copre ciò che è rimasto. Nessuno ricorda più niente. Eppure non tutto è perduto, sembra essere il messaggio di Modiano. Le suggestioni dei luoghi stabiliscono connessioni e colmano lacune. Attraverso meccanismi di identificazione emotiva (“Non posso fare a meno di pensare a lei e di sentire un’eco della sua presenza in certi quartieri“) la storia personale dell’autore, la sua vita da fuggitivo, si intreccia con la vicenda di Dora Bruder e a poco a poco il passato riemerge. Tutto si tiene in questo libro in un esemplare equilibrio tra Storia e Letteratura.

Sandra Mereu

Anche un po’ di Sestu a “Les arts florissants de la Sardaigne”

pieghevoleparigiesternoDal 12 al 22 maggio a Parigi si svolge Les Arts Florissants de la Sardaigne, il festival delle arti in cui la Sardegna esprime la sua cultura con mostre, reading letterari, cinema d’essai, musica ed esplorazioni visive. Ospitato alla Cité Universitarie di Parigi, il festival, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, è diventato un atteso appuntamento di scambi e riflessioni di carattere culturale e non solo. Una vetrina di proposte e produzioni artistiche e al contempo un punto di osservazione sul mondo. Quest’anno (ma non è la prima volta che succede) a Les Arts Florissants de la Sardaigne c’è anche un po’ di Sestu. Abbiamo chiesto a Irma Toudjian, la musicista cagliaritana di origini armene, promotrice della manifestazione, di parlarci di questo interessante progetto culturale.

***

Irma Toudjian, come è successo che un’affermata musicista cagliaritana da oltre dieci anni organizza un festival a Parigi per parlare di Sardegna?

Il Festival “Les Arts Florissants de la Sardaigne” è alla dodicesima edizione. Lo organizzo a Parigi perché ci ho studiato, lavorato e vissuto; e trovo molto interessante far conoscere e dialogare la cultura sarda con la cultura internazionale.

Les Arts Florissants de la Sardaigne è un festival in cui trovano spazio arti e linguaggi diversi e distanti tra loro. Qual è, se c’è, il filo conduttore?

Il filo conduttore è costituito dall’incontro delle diverse forme d’arte e dalla loro interazione. Come si può vedere dal programma il video, la musica e la letteratura sono sempre presenti durante tutte le serate. Possiamo intrecciare più forme d’arte. Il dialogo è arricchito dall’incontro tra artisti che operano in Sardegna e in Francia.

Chi saranno, in questa edizione del festival, i protagonisti del confronto/interazione tra le arti?

L’intreccio tra il video, la musica, la letteratura e la danza trovano la loro massima espressione in “Navigare i confini” (giovedì 15 maggio), un progetto realizzato grazie alla collaborazione delle associazioni Spaziomusica (Fabrizio Casti e Alessandra Seggi) e Carovana (Ornella d’Agostino). Il concerto di pianoforte di Samuel Tanca, attraverso un programma di musica colta dei compositori Oppo, Porrino e Silesu, traccerà invece un ritratto del mondo musicale sardo che sarà poi ripreso e ampliato dal film documentario Lia: music non stop, dedicato all’artista sarda Lia Origoni. Il film sarà proiettato al festival in prima assoluta, alla presenza del regista Tore Manca. In generale il cinema sardo è rappresentato attraverso le produzioni cinematografiche più attuali. Ogni anno propongo registi diversi e film di grande interesse per un pubblico internazionale. L’anno scorso avevamo proiettato il film di Giovanni Coda “Il Rosa Nudo”. Quest’anno, lo stesso Giovanni Coda è presente con “Il Rosa Nudo – Redux”, un video-concerto con le musiche di Arnaldo Pontis (musica elettronica) e le mie composizioni. Saranno inoltre presentati, grazie alla collaborazione con la Cineteca Sarda di Cagliari, i due corti vincitori del concorso Il cinema racconta il lavoro: “Tu ridi” di Chiara Sulis e “Culurzones” di Francesco Giusiani.

A proposito di Giovanni Coda, il suo film  “Il Rosa nudo” è stato pluripremiato all’estero e ora è candidato per i David di Donatello. Un successo internazionale che però non sembra avere riscontro in Sardegna. E’ un caso isolato o la conferma della scarsa attenzione che qui da noi si  riserva alla Cultura?

Giovanni Coda è un grande artista, ho collaborato con lui fin da quando ci siamo conosciuti. Il suo lavoro è molto interessante, dal punto di visto artistico ma anche sociale. Giovanni è una persona che s’impegna molto per il riconoscimento dei diritti umani. Non direi che è sottovalutato in Sardegna, visto che è molto seguito e apprezzato dal pubblico sardo e in generale dal mondo della cultura sarda. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda le istituzioni e la politica.

Quest’anno tra gli ospiti invitati a partecipare al festival figura anche una scrittrice di Sestu, Carla Cristofoli. Quale sarà il suo contributo?

Carla Cristofoli, insieme a Maria Luisa Massa (anche lei una sarda che vive a Parigi) e a Patricia Bourcillier (una scrittrice francese che invece vive in Sardegna), rappresenta al festival la letteratura. Partecipa con due racconti, “Risveglio Blu” e “Il viaggio del salmone”. Circa un anno fa le ho chiesto di farmi avere i suoi scritti. Li ho letti subito e mi sono piaciuti molto: propongono tematiche interessanti e sono scritti molto bene. Faccio però notare che non è la prima volta che un vostro concittadino, un Sestese, partecipa a Les Arts Florissants de la Sardaigne. Qualche anno fa vi prese parte anche Pierpaolo Meloni con il progetto musicale “Akroasis – Racconti del mare”.

Sandra Mereu

Programma_Les Arts Florissants de la Sardaigne